Chapter 3 of 4 · 524 words · ~3 min read

III.

Siamo nel magazzino del Distretto; una vecchia chiesa ridotta a quell’uso, dove è un potentissimo tanfo di rinchiuso, un forte odor di pepe, di olio rancido, di cuoiame.

I drappelli degli inscritti sono allineati contro al muro e hanno dinnanzi a loro il rispettivo ufficiale e i graduati, i piantoni vanno e vengono carichi di scarpe, di biancheria, di cappotti, di zaini, di kepy; i furieri scrivono, il maggiore passeggia, gli ufficiali contabili sorvegliano le distribuzioni. Ogni dieci minuti la voce del maggiore echeggia sotto la volta altissima.

— Silenzio per Dio! facciano far silenzio!

C’è una stanzetta apposta per la distribuzione delle scarpe; i drappelli entrano uno per volta, si mettono contro il muro; i coscritti si tolgono le scarpe e mettono i piedi nel pedometro di legno; certi piedi e certe calze!... Il sergente dice i numeri: due paia del 27 due del 28, quattro del 29, tre del 30 e uno del 31.

Il piantone porta le scarpe e le distribuisce, i coscritti le misurano; subito comincia la litania delle lamentazioni.

— Sor tenente mi vanno larghe....

— Sor tenente mi vanno strette....

— Cambiatele tra voi due, vediamo.

— Sor tenente mi fanno male.

— Dove? Cambiatele anche voi con queste qui.

— Sor tenente son troppo grandi....

— Sor tenente son troppo piccole....

— Eh! andate al diavolo! Un momento, un po’ di pazienza sacr...! Con quella zampa lì ci vuol altro che il 27! Caporale, dategliene un paio del 30.

Dopo un’altra mezz’ora di cambiamenti nessuno reclama più, le scarpe finiscono per andar bene e si ritorna nel gran magazzino dove distribuiscono il resto.

Ricominciano le misurazioni degli oggetti di panno; una scena comica; a certuni piccoli son capitati dei cappotti che toccano in terra, che li fanno parere impiegati delle pompe funebri; a quelli alti dei cappottini che fanno ridere, colle maniche che arrivano al gomito. Non parliamo dei pantaloni di panno e di tela, veri abissi di roba nei quali, a cascarci dentro, non c’è più da cavarci i piedi. Le litanie continuano. Il tenente, il sergente, i caporali, tutti intorno a questi poveri diavoli a spogliarli, a rivestirli cento volte in un minuto, abbottonando e sbottonando giubbe e cappotti, voltandoli e rivoltandoli e tirandoli in tutti i sensi.

— State dritto per Dio! Cosa guardate? lasciate guardare a me! Se non vi sapete vestire sfido!... tirate su quei pantaloni.... più su.... già sono un po’ lunghi.... levatevi quel cappotto....

Finalmente ci siamo: si passa alla distribuzione della roba minuta, il sacchetto degli oggetti fuori d’uso, il sottogola, la nappina, il ginocchiello. Ad ogni oggetto nuovo che si distribuisce, i coscritti cascano dalle nuvole, si guardano in faccia meravigliati, ci ficcano dentro le dita, lo voltano in tutti i sensi. I caporali, gli appuntati danno le spiegazioni sorridendo.

— Questi sono i sacchetti per il sale, questi sono i sacchetti per le gallette....

— Cosa sono le gallette?

— Lo vedrete al Reggimento che cosa sono!

La distribuzione è finita; i coscritti mettono tutto nel telo da tenda, fanno un gran fagotto, se lo buttano sulle spalle e via al Castello....

E così tutti i giorni....