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Part 1

LA FIGLIA DI JEFTE

COMMEDIA IN UN ATTO

DI FELICE CAVALLOTTI

MILANO LIBRERIA TEATRALE CARLO BARBINI _Via Chiaravalle Num. 9_ 1907

È assolutamente proibito a qualsiasi compagnia di rappresentare questa commedia senza il consenso della Società degli autori.

Tutti i diritti riservati.

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C. BARBINI.

Finalborgo — Tip. A. Rebbaglietti.

A

VIRGINIA REITER

L’AUTORE.

Gentil.ma Sig.na Virginia,

_Se ne ricorda? S’era ai bei giorni della società_ Cuore ed Arte _di Modena: e in una giovinetta dilettante che apparteneavi, un poeta distratto, funzionante da presidente onorario, presagiva una speranza dell’arte....._

_E la incoraggiava alle scene._

_Quella giovinetta era lei, quel presidente, mostro di perspicacia, ero io._

_Oggi la speranza e una splendida realtà: e a me che per primo ho_ indovinato lei, _Ella ha dato dei ricambii il più gentile,_ indovinando _per la prima questa_ Emma _mia_.

_La quale, appena alle scene affacciatasi, vi si è trovata, dalla prima sera, a vivere nella verità meravigliosa di una interpretazione tutta ingegno e tutta cuore, una vita intensa e felice, che oggi non si separa dal di lei nome._

_E il suo nome per questo l’ho messo qui._

Affezionatissimo FELICE CAVALLOTTI.

PERSONAGGI

EMMA. Conte MARIO ALBERI, suo marito. Baronessa ARSENIA DI VILLALBA. Dottor SARCHI. Un Servo.

Epoca presente.

ATTO UNICO

Ricco salottino di ricevimento. Porte ai lati e comune in fondo. Finestra a mano dritta. Dallo stesso lato, verso l’angolo della scena, un pianoforte, più avanti un canapè. Vicino al canapè un tavolino con ninnoli e oggetti da signora, album, eleganti vasi di porcellana per fiori, vuoti. Altri vasi simili sopra una caminiera a specchio, a sinistra. Pure a sinistra, in direzione opposta al pianoforte, un altro tavolino con sopravi cartoncini, disegni e libri riccamente rilegati.

SCENA PRIMA.

=Mario=, _poi_ =Sarchi=.

_Mario._ (_sta disegnando su un cartoncino al piccolo tavolo di lavoro a sinistra_) Qui un qualche ramoscello.... un pajo d’uccellini.... se le finisco il disegno oggi, chi sa come Emma è contenta.

_Sarchi._ (_entrando_) E visto e considerato che la montagna non voleva andar da lui, Maometto pensò bene di andar lui dalla montagna. Vedi che io e Maometto siam due persone di giudizio.

_Mario._ (_lasciando il disegno e andandogli incontro_) Oh Sarchi! caro Sarchi! che miracolo!

_Sarchi._ Che fortuna scovarti! dirò io. Arrivo da viaggio, trovo il tuo avviso di nozze d’un mese e mezzo fa; vado al club, non ti si vede; al caffè, non ti si trova; per via non ti si incontra..... Oh andiamo un po’ a vederlo nel suo nido questo uccello raro passato nel numero dei più..... Hai fatto testamento?

_Mario._ Oibò!

_Sarchi_. Bene, fallo. Dammi retta. Quando il diavolo si fa eremita, segno che ha voglia di morire. Meno male, (_guardandosi attorno_) il diavolo si è scelto un eremo passabile per venire a morirvi nella grazia del Signore.

_Mario._ Se tu sapessi....

_Sarchi._ So... so... cioè sappiamo. (_andando a sedersi sul canapè, e accendendo una sigaretta_) Noi ci chiamiamo il conte Mario Alberi; abbiam sulle spalle gli anni di Gesù Cristo senza i fastidii che aveva lui; a diciott’anni siam entrati nel mondo (una volta si entrava in prima retorica), abbiam studiato poco, vissuto assai; sciupato strada facendo una certa dose di migliaia di lire e una certa dose di virtù; trovate parecchie fortune, sedotto un congruo numero di mogli altrui, fatto insomma tutto quello che deve fare un uomo della buona società; poi, all’ora giusta, ci siam fatti positivi e abbiam considerato il gran problema della vita sotto l’aspetto più positivo immaginabile: una ragazza da marito, possibilmente belloccia, una dote annessa, possibilmente discreta, e tutti i vantaggi annessi, nella società rispettabile, al più rispettabile tra i finali di commedia.

_Mario._ Sì, sì... scherza! hai un bel dire. Avrei voluto veder te, se tuo zio t’avesse detto: o mangiar questa minestra o saltar questa finestra; o ammogliarsi per continuare la stirpe, o perdere l’eredità.

_Sarchi._ Io?... Che diamine! Avrei fatto come te precisamente. (_alzandosi_) E non avendo pasticci in giro, mi sarei trovato meno imbrogliato di te..... Mi dirai con tuo comodo, come te la sei cavata con.... (_reticenza_)

_Mario._ Chi?

_Sarchi._ Quell’altra... la baronessa.

_Mario._ (_vivamente_) Arsenia?! Non me ne parlare... (_con imbarazzo_) È dal matrimonio che non la vedo.

_Sarchi._ Me lo ha detto. Mi rincresce per il barone.... poveretto! si troverà perso senza di te. Ma.... avete rotto?

_Mario._ Arsenia è ragionevole. Le ho spiegato la necessità.....

_Sarchi._ (_insistendo_) Avete rotto?

_Mario._ (_imbarazzato_) Fa conto... Non ci vediamo... Non saprei dirti.... Non so.... Non cerco vederla... (_impazientito_) Oh, insomma, non me ne chiedere.

_Sarchi._ Ho capito... Però, senti... se sei un galantuomo...

_Mario._ Ssss! (_sentendo la voce di Emma che chiama dall’interno_: Mario!)

SCENA II.

=Detti= _ed_ =Emma=.

_Emma._ (_entra correndo dalle sue stanze, in abito casalingo e succinto: ad un tratto, vedendo Sarchi che si è tirato un po’ in disparte, si arresta timida, impacciata_) Ah! (_con un inchino impacciato, da ragazza di collegio_) Signore!

_Sarchi._ (_saluta inchinandosi_)

_Mario._ (_a Emma_) Che c’è?

_Sarchi._ (_a parte_) Bella ragazza!

_Emma._ Cercavo i miei libri...

_Mario._ (_Un pretesto..._)

_Sarchi._ (_a parte_) Non mi presenta?

_Emma._ Li avevo messi qui... (cercando sul tavolino di Mario) Quelli grandi con le figure... e l’altro piccolo di storia sacra.

_Sarchi._ (a parte, sorpreso) Di storia sacra?!

_Mario._ (_ajutandola nella ricerca_) E allora ci saranno.

_Emma._ (_vede il disegno incominciato_) Oh bello! Me lo finite oggi?

_Mario._ Sicuro.

_Emma._ Come siete bravo!... (_proseguendo la ricerca_) Ah, eccoli! eccoli! (_esaminandoli_) L’amore delle tre melarancie..... L’uccellino bel verde... La principessa Biondina...

_Sarchi._ (_che ha cercato dal suo canto sopra un altro tavolino vicino a lui_) E qui i racconti di storia sacra del canonico Schmid... È questo che cercava la signorina?

_Emma._ (_verso Sarchi_) Ah!... proprio!.... Grazie, signore!...

_Sarchi._ (_compitissimo, nel consegnarglielo, con inflessione di voce affabile e velatamente canzonatoria_) E... ci si diverte la signorina a questi libri?

_Emma._ Oh tanto!... Specie la storia del Principino azzurro! Quanti rischi deve correre per unirsi alla sua Biondina... E anche lei, poverina, come ha sofferto per quella brutta strega!... Non vedo l’ora di arrivare alla fine.... Quel brutto Orco ho paura me lo ammazzi... ho paura...

_Sarchi._ (_sorridendo_) Quand’è così, signorina, si tranquillizzi; posso darle una buona notizia. L’Orco e la strega di sua moglie li abbiamo fatti arrestare e bruciar vivi... come del resto si meritavano.

_Emma._ Davvero?... Oh grazie!

_Sarchi._ (_c. s._) Niente, niente... In quel poco che posso... Per lei e suo zio... (_accennando Mario che a questa parola fa un gesto vivo e sorride_).

_Emma._ Zio!... (_ridendo_) Ah, ah!... difatti!... (_salutando Sarchi d’un inchino, nell’avviarsi ad uscire_) Signore... (_guarda Mario nell’andarsene salutandolo e ride_) Zio!... ah, ah!... (_va via leggendo_) Povera Biondina!

SCENA III.

=Mario= _e_ =Sarchi=.

_Sarchi._ (_avanzandosi verso Mario_) È tua nipote? Carina!

_Mario._ Nipote? Mia moglie, vuoi dire.

_Sarchi._ (_strabiliando_) Eh?

_Mario._ Mia moglie. Che c’è di strano?

_Sarchi._ Niente, niente. E allora, di’ un po’, tua moglie è molto avanti negli studî.

_Mario._ È una ragazza tutto candore. Per questo non te l’ho presentata. Temevo uscissi in qualcuna delle tue.

_Sarchi._ Grazie!

_Mario._ È tanto innocente!...

_Sarchi._ E magari per questo te la sei presa! Eh già, Don Giovanni cogli anni diventa goloso e appetisce il fior dell’innocenza. Lasciami ridere... Che coppia assortita!... Sarà stato bello il vostro viaggio di nozze!... E...

_Mario._ Cosa?

_Sarchi._ Quella tal condizione voluta da tuo zio... (_sorridendo maliziosamente_)

_Mario._ (_seccato_) Non me ne parlare.

_Sarchi._ Ma credo bene non l’avrai sposata soltanto per istruirla nelle favole e nella storia sacra...

_Mario_. (_impazientito_) Se ti dico di non parlarmene!

_Sarchi_. Scusa!... se siete stati dal Sindaco...

_Mario_. È un mese e mezzo che ci siamo stati.

_Sarchi_. In un mese e mezzo se ne fan tante di cose...

_Mario_. (_lo guarda fisso, poi aggiunge asciutto_) Siamo ancora come fratello e sorella.

_Sarchi_. (_trasecolando_) Eh?!! Tu scherzi.

_Mario_. (_vivissimo_) Scherzo? (_vorrebbe rispondere, padroneggiasi e tace_)

_Sarchi_. Ma che vuoi dire?

_Mario_. Voglio dire che la ingenuità di una fanciulla è un libro arabo, dove nè io nè tu, all’età nostra, non riusciam più a leggere.

_Sarchi_. Questo può darsi. Tu in ispecie. Io un po’ ingenuo lo sono ancora.

_Mario_. Ah, sì!.... Bene, senti. Emma, è il suo nome, benchè io le fossi presentato dai suoi, aveva lasciato abbastanza scorgere nella ingenuità sua, che io... non le dispiacevo. Le dovevano aver detto di me, de’ miei viaggi, de’ miei duelli, de’ miei talenti... (_Sarchi tossisce. Mario lo guarda e prosegue_)... quel tanto da compensare, in una fantasia da fanciulla, ciò che poteva esservi di prosaico nella presentazione di un uomo il quale vi domanda in moglie senza aver mai passeggiato sotto le vostre finestre, mai offertovi di ammazzarsi per un vostro sguardo, mai tentato di rapirvi in groppa di nessun destriero. Quel po’ di tempo che frequentai la sua casa, e il dì del matrimonio, Emma fu allegra, affettuosissima meco; e le sue arie da bambina davano alla sua gioja un non so che di grazia che anche senza amarla, sì... ti piaceva, ti sforzava a sorridere...

_Sarchi._ (_ironico_) Sei magnanimo!... fino al sorriso arrivavi! Guarda, guarda!... E al rimorso... no, eh?

_Mario._ T’avrei voluto ne’ miei panni in quel giorno...

_Sarchi._ Già.... con quell’altra che avrà tempestato... Ma, tira via...

_Mario._ Dunque la sera, finiti i brindisi, gli abbracciamenti, quando parenti e convitati furono andati via e spenti i lumi, e la dimora nuziale tornata nel silenzio, infilai la mia veste da camera (_gesto vivo di Sarchi_) e andai a trovar Emma che s’era ritirata nelle sue stanze.

_Sarchi_. (_interrompendolo_) Scusa... in veste da camera?

_Mario_. Sta in _frac_ dodici ore e poi...

_Sarchi._ Tira avanti.

_Mario_. Emma era sola. Stava assorta nella lettura di non so cosa. Al mio entrare balzò come colomba spaventata. «_Vi ho fatto paura? — Oibò!_ dice squadrandomi da capo a piedi, _vi avevo preso per Maddalena_,» la sua cameriera.

_Sarchi_. (_flemmatico_) Vedi, se tu avessi avuto anche il berretto da notte, ti avrebbe preso al meno per il cuoco.

_Mario._ (_guarda Sarchi, dà una scrollatina di spalle e prosegue_) Sorrido..... faccio un passo verso lei.... lei fugge tremebonda e si rintana nel fondo della stanza. _Per carità, signore, lasciatemi!_ Che avresti fatto? _Andiamo, via! non vi tocco! tranquillatevi!..._ Colle belle e colle buone riesco a rassicurarla, e allora, piantandomi in faccia due occhioni lagrimosi, mi mostra... indovina...

_Sarchi._ Eh?

_Mario._ Un libricino regalatole dal suo parroco, e mi racconta di averci letto come un giorno Jefte promise di immolare la prima persona in cui si fosse a caso imbattuto per via... e che essendo la combinazione capitata proprio alla sua figliuola, questa chiese per grazia ed ottenne due mesi di tempo per piangere sui monti..... colle sue compagne.

_Sarchi_. E quindi?

_Mario._ Quindi mi supplicava d’essere anch’io come Jefte generoso, perchè anch’io m’ero imbattuto in lei per la prima a caso, e i suoi l’avevano data a me senza il tempo per conoscermi... e che insomma aveva paura... e che lasciassi anche a lei due mesi per dare l’addio alla sua vita di fanciulla... eh? che ne dici?

_Sarchi._ Dico che quella bimba ha dello spirito senza saperlo. E se tu l’hai accontentata...

_Mario._ ... tremava come foglia, piangeva, voleva uccidersi, tornar da suo papà...

_Sarchi_. (_ripigliando_) Se l’hai accontentata nel suo capriccio da bambina, non hai fatto che il tuo dovere. Tanto più che, in fondo al cuor tuo, non ti deve essere costato troppo. Perchè avendola sposata per obbligo, eran sempre due mesi di vita da scapolo guadagnati. Sei però ben sicuro non fosse proprio altro che un capriccio infantile?

_Mario._ E che altro?

_Sarchi_. Di quella tua relazione vecchia, la bambina non sa nulla?

_Mario_. (_resta a prima giunta colpito, poi subito ripigliando_) Oibò! impossibile! nulla!

_Sarchi._ Mai sospettato di nulla?

_Mario_. Mai... Ma se ti dico che è l’ingenuità in persona...

_Sarchi_. Meglio per lei, poverina!... Vedi, quasi, io, fossi in te, stando le cose in questi termini, alla fin dei due mesi farei la voltura per altri due...

_Mario_. Eh?

_Sarchi._ Almeno per iscrupolo di coscienza! Tuo zio può benissimo aspettare. A regalargli dei marmocchi, hai sempre tempo.... mentre non trovo niente affatto necessario che un galantuomo maritato tenga il piede in due staffe e inganni una sposina giovinetta, intanto che... (_Mario fa un gesto come di protesta_) Va là, va là... che colla baronessa non l’hai rotta... con quelle donne lì, tutte orgoglio e lussuria, non si rompe facilmente. Povera piccina! lasciala almeno ai suoi libri, alle sue figurine, ai suoi sogni!... Rinnova il termine! rinnova il termine!

_Mario_. E se io ti dicessi che l’appressarsi di esso mi dà un turbamento, un’impressione strana? Bene sì.... nei primi giorni, quel capriccio innocente m’aveva divertito per la novità... mi aveva quasi fatto comodo... m’era parso di sentirmi più tranquillo... più libero. Avevo altre febbri nel sangue...

_Sarchi_. Già... già... dopo il cognac, il bordeaux non lo si gusta.

_Mario_. Eppure in questo tempo, quella bambina ha messo a una prova bizzara il mio spirito! È un caratterino che ha dei lati curiosi: un piccolo indovinello che ti par facilissimo e ti sfugge, e ti stuzzica a studiarlo. Certe volte ti domandi se è una bambina o se è una donna: credi giocar colla prima e ti passa sul viso un soffio caldo femminile! ti abbandoni all’illusione... una risata infantile te la rompe. Ed è un bene, sai: perchè ti pare che, in quel momento, se si affacciasse d’improvviso la donna — la donna ardente, appassionata, imperiosa — la ti farebbe perdere la testa.

_Sarchi_. (_sentenzioso, ironico_) Perdita grave per l’umanità.

_Mario._ Intanto con me è carezzevole, affettuosa... gaja... e il patto di quella sera lo mantiene e non ne parla, come se il termine non dovesse venir mai...

_Sarchi_. (_leggermente ironico_) E quasi quasi, eh? non parlandone lei, ti verrebbe fin la voglia di parlarne tu...

_Mario_. Io?... Io dico che non ci capisco più nulla, che questa storiella prima mi divertiva, ora comincia a imbrogliarmi, a seccarmi, e ho quasi un’impazienza di vederne la fine.

_Sarchi._ Vuoi il mio parere? La tua bambina mi ha l’aria di esserlo meno di quel che pare... e siccome io amo le bambine che studiano, che sanno i racconti del vecchio testamento e li mettono a profitto coi mariti, mi farai il famoso piacere di riparare la tua mala creanza, e di presentarmi, come esige il galateo.

_Mario._ Vieni stasera da noi..... siamo soli....

_Sarchi_. Stai in casa anche la sera?.... Bravo! Accettato! Oh! (_guarda l’orologio_) è tardi: ho delle visite. Ora esci?

_Mario._ Non posso. Le ho promesso finirle una cosuccia pel suo ricamo....

_Sarchi_. Ah! ah! (_dà un’occhiata sul tavolo a esaminarvi il disegno, e guarda Mario con far canzonatorio_) Bello!.... Fai bene!.... addio... (_nell’andarsene continua ad osservare Mario e ride_) Ah! ah!

_Mario._ Cos’hai?

_Sarchi._ Ti guardo.... sei elegante. La veste da camera la metti ancora?

_Mario_. Hai buon tempo....

_Sarchi._ (_se ne va guardandolo e ridendo_) Ah! ah! Rinnova il termine!.... rinnova il termine!

SCENA IV.

=Mario= _solo_.

_Mario_. (_si stringe nelle spalle e va al tavolino a continuare il disegno_) È un gran burlone!.... Eh sì... al termine ci manca poco... e in un modo o nell’altro bisogna uscirne!.... Meno male che Arsenia non si fa viva.... Strana ragazza!.... Se Emma sapesse... Che cosa ci sia in quella testolina.... chi lo sa! e che mi importa di saperlo! D’altronde, poverina... non ha tutti i torti.... (_rompe il monologo con un gesto brusco d’impazienza_) Oh, insomma, questa storia m’annoja!...

SCENA V.

=Mario= _ed_ =Emma=.

(_Emma si affaccia venendo dalla porta di fondo; ha un cappellino di paglia da forosetta in capo e porta una gran bracciata di fiori. Sulla soglia si sofferma e contempla Mario con isguardo indefinibile, tra commossa e pensosa; poi si avvicina pian piano, inavvertita, dietro la sedia di lui chino sul suo lavoro, guarda per qualche istante sorridendo, il disegno, sopra le spalle di lui, poi gli lascia d’improvviso cadere in pioggia, sulla carta che ha davanti e sul tavolo, i fiori e dà in una risata_)

_Mario_. (_voltandosi brusco_) Cos’è?

_Emma_. (_con grazia_) Fiori!... Per lo zio!... (_ridendo_) (_Mario fa un gesto di spalle, di malumore_)

_Mario_. Con quel cappellaccio!... (_gettandole un’occhiata senza distogliersi dal lavoro_)

_Emma_. Sto male? (_va a guardarsi allo specchio con aria civettuola_) Meglio così?... (_si leva il cappello stando allo specchio, aggiustandosi la pettinatura e consultando Mario_)

_Mario._ (_dopo di averla guardata ancora di sottecchi e proseguendo a disegnare_) Siete scappata via!...

_Emma_. C’era qui quel signore... che v’ha preso per mio zio.... Parlavate d’affari.... sono andata in giardino a cogliere fiori.

_Mario_. (_sempre disegnando_) E non c’è il giardiniere?

_Emma_. (_con grazia ingenua_) Oh, sì che lui se ne intende!... Lui conosce le semenze, sa i nomi latini dei fiori, dell’erbe, e delle piante... ma quando i fiori discorrono, lui non capisce niente.

_Mario._ I fiori discorrono!

_Emma._ (_mentre parla con Mario che non si muove dal suo lavoro, ella va riponendo e aggiustando i fiori entro i vasi_) Sicuro... e i poveretti hanno un bell’affannarsi a sussurrargli dolci paroline, a mandargli sorrisi e profumi; lui passa via impassibile, butta dell’acqua addosso a tutti senza distinzione, e una rosa e un fior d’asparago per lui è la stessa cosa.... Guardate questi come son belli....

_Mario._ (_volgendosi appena_) Tutta una serra!

_Emma_. (_proseguendo a riporre i fiori_) Ma oggi forse avrem visite... e poi... è la festa della vecchia Maddalena... Le ho preparato un bell’abito e una bella cuffiona nuova in regalo... di quelle che piacciano a lei... dei tempi di Noè. (_va a prendere da una scatola di cartone che è sul pianoforte una cuffia da vecchia_) Povera vecchia!... come sarà contenta... A proposito... (_va al tavolino dove Mario lavora, e gli si siede dirimpetto; poi con preghiera carezzevole_) Mi date un bigliettino piccolo?

_Mario_. Per che farne? (_estraendo il portafoglio_)

_Emma._ Per completare il regalo. Glielo appunto qui dentro la cuffia... Quando lo trova, veder che smorfia di gioia! (_prende il biglietto che le dà Mario_) Così poco?.... Spilorcione!...

_Mario_. Grazie..... va bene questo?.... (_gliene dà un altro_)

_Emma_. Oh adesso sì!.... Povera Maddalena!... (_si alza e passeggiando si ferma sul davanti della scena, come parlando fra sè_) Mi ha portata in braccio piccina, mi ha visto nascere. Dal dì che le è morto il suo uomo, non sa darsi pace..... Un giorno anch’io sarò vecchia come lei.... metterò anch’io sui capelli bianchi una cuffia così.... (_si mette la cuffia_) ma io non sarò sola.... Voi sarete un bel vecchietto colla testa pelata, il mento in fuori.... così.... (_accompagna con mimica buffa le parole_) tanto di tabacchiera..... e occhiali d’oro... e un bel fazzolettone da naso di quelli a quadretti colorati così grandi... E la sera la passeremo accoccolati vicino al fuoco (_contraffà la voce e le smorfie dei vecchi_) — _Tesoro..... senti che freddo!_ Allora ci daremo del tu. Brrr!!! _Dammi una presa!... Che ora è? — Le otto! — Di già?... Sarà ora di scaldare il letto.... — Ma sì... angelo mio..._ (_imita colle labbra il baciucchiarsi dei vecchi e rompe in una risata_) Ah! ah!

_Mario._ (_ha smesso da un po’ di disegnare e ammaliato dalla graziosa festività di lei, sta a guardarla e sentirla sorridendo_) Che matta!.... Che matta!.... E... (_si alza e le s’avvicina_)

_Emma._ (_lo guarda ilare, civettuola, tenendosi alquanto discosta_) Cosa?

_Mario._ Se anticipassimo.... su quel giorno...

_Emma._ (_con grazia maliziosa_) Che saremo vecchi?... Eh?...

_Mario_. (_incoraggiato avvicinandosi_) Me lo date adesso... per allora... un bacio?...

_Emma_. (_scandalizzandosi, con fare ingenuo e civettuolo, ma senza allontanarsi_) Ohiboooo!....

_Mario_. (_sempre più incoraggiato fa per cingerle d’un braccio il fianco e baciarla_) Uno solo!... (_Emma rapidissima gli scivola di mano e gli scappa_)

_Emma_. (_mentre fugge, e con accento stavolta vibratissimo_) Ohibò!...

_Mario_. (_inseguendola_) Emma!... Emma!... Non far la cattiva...

_Emma_. (_con accento energico_) Zitto!.... Alto là... I nostri patti. Se fate un passo, torno da papà...

_Mario._ Sempre il papà!... Ma... ma...

_Emma_. (_con piglio risoluto di bambina impuntigliata_) Non c’è ma. Stia lì fermo, e parliamo di affari serii.... (_si è riparata dietro il pianoforte_)

_Mario_. Si potrebbe parlarne più vicino...

_Emma_. No, no... Anche lì si sente benissimo (_Mario stizzito, con un gesto di dispetto, ritorna al suo lavoro: Emma sempre da dietro il pianoforte lo guarda un po’, indi ripiglia con voce ridivenuta insinuante_) Mi son permessa di trattenere fino a nuovo ordine il domestico che avete licenziato...

_Mario_. Chi? Gaetano!... quell’impertinente!

_Emma_. (_ha lasciato il suo posto, e girando dietro il pianoforte, adagio, un po’ per volta, mentre parla, si viene avvicinando verso Mario seduto al lavoro_) Un vecchio servitore con famiglia... tre figli piccoli... poi fedele... affezionato alla casa... metterlo sulla strada!... ha mancato... non farà più, me l’ha promesso. Ma dove trovarne uno più onesto?...

_Mario_. (_tra brusco e commosso_) Emma!...

_Emma._ Se aveste visto il poveretto come piangeva!... e i suoi bambini che strillavano e gli si aggrappavano alle ginocchia. Come è triste essere poveri! stentare servendo la vita!

_Mario._ (_commosso dall’accento di lei, a parte_) (Che cuore d’angelo!)

_Emma_. (_continuando a poco a poco ad appressarglisi_) Ditemi che ho fatto bene!...

_Mario._ (_combattuto_) Emma!...

_Emma_. (_gli si è fatta ormai vicina, e gli parla con fare grazioso, con preghiera, carezzevole_) Non lo mandate più via.... nevvero?

_Mario_. E... se non lo mando via? (_voltandosi verso di lei con espressione di desiderio e di lusinga_)

_Emma_. (_con semplice naturalezza, leggermente scostandosi_) Grazie!...

_Mario._ (_con disappunto_) Null’altro?... in ricompensa?...

_Emma._ D’una buona azione? Non vi basta che v’ho levato un rimorso? (_con ingenuità graziosa_) Con un rimorso di quel genere sull’anima, un qualche dì il diavolo vi portava via! Andar laggiù ad abbrustolire... Ohibò... Tanto più la moglie dovendo seguire lo sposo.

_Mario_. (_disarmato dal far comico di lei, si alza scherzando a sua volta_) E in paradiso... insieme a braccetto... ci verreste?...

_Emma_. Ah, là sì!... Ma non adesso...

_Mario_. Però.... a braccetto? Che San Pietro, vedendoci venire, capisca subito che siamo marito e moglie...

_Emma._ S’intende.

_Mario_. Supponiamo, quella è la porta... Più in qua (_Emma, si avvicina sorridente e come stando allo scherzo, per dargli il braccio. Mario con gesto rapido ne approfitta per ritentare di cingerle il fianco e di baciarla_)

_Emma_. (_rapidissima, svincolandosi e fuggendogli di mano un’altra volta_) Alto là... ho detto! Vado da papà...

_Mario_. (_impazientito, stuzzicato dal desiderio, inseguendola_) Dalli col papà.... oh... ma insomma... (_la rincorre per la stanza_)

_Emma_. (_sfuggendogli per la stanza, quando sta per essere raggiunta da lui, dà in un grido, come si fosse punta allo spillo di una poltrona_) Ahi!... (_Mario al grido di lei s’arresta sgomentato, a distanza. Emma si ferma a sua volta, e, sempre a distanza, si guarda e tocca il dito, borbottando contra Mario_) Mancator di parola! cattivo... per causa vostra!

_Mario_. (_inquietissimo, senza osare d’avanzarsi_) Sangue?...

_Emma_. (_brontolando, con civetteria e musoneria_) Già.... Brutto sanguinario! Adesso lo voglio lasciar uscir tutto!... Così diventerò la dama bianca. Oppure mi verrà il tétano!... (_parla seguitando a esaminare e toccare il dito_)

_Mario_. (_impazientito e inquieto_) Ma che tétano!... lasciatemi vedere... (_fa atto d’appressarsele_)

_Emma_. (_scostandosi_) No, no..... In là..... Tanto che ve n’importa?!....

_Mario_. (_con rimprovero affettuoso_) Emma!...

_Emma_. Se anche morissi... un imbarazzo di meno per voi!... E così, in questo _carnet_ (_va a un piccolo stipo a prenderlo_) che giusto oggi volevo regalarvi, colle cifre ricamate di mia mano...

_Mario._ Oh... grazie...

_Emma._ Ci scriverete qui in prima pagina l’epigrafe per la mia tomba... (_parlando come a sè stessa senza guardar lui_)

_Mario._ Che brutti discorsi!...

_Emma._ (_c. s._) Ci metterete: _Alla povera Emma — moglie brava, virtuosa, ubbidiente_ — questo sì potrete dirlo senza scrupolo — _nell’aprile degli anni rapita — il suo Mario inconsolabile_ — bugiardo! — _O Emma, mio angelo — a rivederci nel Cielo._