Part 2
_Mario._ (_sorridendo le si appressa_) Ma non s’era intesi poco fa di andarci insieme.... il più tardi possibile... da quelle parti?... Via... smettiam le fanciullaggini!.... O finirò ad andare in collera! Vediamo il dito...
_Emma_. (_con grazia di bambina, soffiando sul dito_) Marcia-sparisci. Bell’è guarito!... Non andate nevvero, in collera?...
_Mario._ (_con musoneria_) Sempre bambina!... che cosa sono queste storie?!...
_Emma_. E voi che cosa m’avete promesso un mese e mezzo fa?
_Mario._ (_con malumore_) Un capriccio da collegiale...
_Emma_. Ebbene, foss’anche, che cosa vi costa? a voi?... Non ne siete dimagrato... E io per voi che cosa sono?... Bella, già no...... Mai una volta me l’abbiate detto. Sono una ragazza ignorante che fa i capriccietti, nient’altro...
_Mario_. E se io vi dicessi...
_Emma_. (_interrompendolo_) No, no, non dite bugie. Parliamo d’altro. (va a sedersi) A proposito, vi ho detto che oggi avremo visite?
_Mario_. Chi?...
_Emma_. La baronessa di Villalba. (_gesto vivissimo di Mario, di cui Emma finge di non accorgersi_)
_Mario_. (_esterrefatto_) La baronessa di Villalba... qui?...
_Emma_. (_con far naturalissimo_) Non è nostra vicina di campagna? E poi non era nello stesso collegio mio, tre classi avanti di me?... le ho scritto ricordandole la sua piccola compagna antica e chiedendole di andarla a trovare. Lei gentilmente mi ha risposto che sarebbe venuta la prima...
_Mario_. (_turbatissimo, a parte_) (Lei qui!...) Che sciocchezza vi è saltata in mente?...
_Emma_. Che male c’è?...
_Mario_. (_imbarazzato_) Nessuno.... Ma sapete che io non amo le visite... i complimenti... le noje... Poi le visite bisogna restituirle...
_Emma_. E che importa? Arsenia è tanto buona! Povera Arsenia!... e dir che tanti le voglion male!... hanno avuto perfino il coraggio di dire che ingannasse suo marito!... suo marito che l’adora!... Bisogna essere ben cattivi per pensare delle azioni così negre!... Quando è così bello, fa così bene il credere gli altri tutti sinceri, tutti buoni come noi... Perchè io, n’è vero, che sono buona?...
_Mario_. (_agitato e commosso insieme dalle ultime parole di Emma_) Voi siete un angelo! (_fa per abbracciarla; essa lo previene scostandosi d’un passo_)
_Emma._ (_tenendolo a distanza_) Gli angeli non si toccano. (_Mario fa un gesto vivo d’impazienza stizzita e torna a sedersi al suo tavolino, puntandovi i gomiti con musoneria, voltate ad Emma le spalle. Emma lo lascia fare pur restando a guardarlo, fra seria e commossa, come al principio della scena quando entrò; poi adagio adagio va al pianoforte. Lunga pausa di silenzio fra i due che si voltano le spalle. Emma suona un’aria melanconicissima, che va facendosi man mano più triste, più languida e fievole. Mario a poco a poco si volge, gettando dalla parte di Emma occhiate furtive e prestando attenzione alla musica_)
_Mario_. (_a parte, mentre Emma sta suonando_) (Che aria triste!...) (_il suono si fa più mesto e si affievolisce sempre più; Mario in ascolto osserva furtivamente Emma che volge le spalle a lui; gli par di vederla portar la mano agli occhi_) È commossa!.... (_a un certo punto, il suono vieppiù affievolendosi, cessa del tutto, ed Emma poggiando il gomito sul piano, vi china sopra il capo e resta immobile, la mano sugli occhi. Mario fra inquieto e intenerito si alza e la chiama affettuosa sotto voce_) Emma!... (_Emma resta immobile nel suo atteggiamento senza rispondere_) Piange?!.... (_in punta di piedi, adagio, Mario si avvicina a lei. Sul di lui volto appare l’ansia, la commozione, il desiderio trepido. Quand’egli appressatosi sta per chinarsi sul capo di lei, Emma senza mostrare di essersene accorta, si scuote e balza in piedi_)
_Emma_. (_con un piccolo grido allegro: Mario contrariato si ferma di botto_) Ah! una carrozza... È lei!.... Corro a vestirmi.... (_s’avvia correndo alle sue stanze senza badare a Mario_)
_Mario_. (_correndo dietro_) No, Emma.... no, senti prima, io t’a... (_mentre egli sta per raggiungerla, Emma dalla soglia volgendoglisi sorridente, graziosa, si mette il dito sulle labbra, per interdirgli di finir la parola; gli fa una riverenza piena di grazia, poi ratta fugge via_)
SCENA VI.
=Mario= _solo_.
_Mario._ Ma è matta!... o sono io che ammattisco?... Che cosa ho dentro qui?... (_dopo una pausa come cacciando un’idea_) Eh via!... (_passeggia concitato poi soffermasi_) E Arsenia... cosa viene a far qui?... Pure converrà tranquillarla... È qui... Maledizione!...
SCENA VII.
=Mario, Arsenia= _e_ =Servo.=
_Servo_. (_annunciando_) La baronessa di Villalba.
_Mario_. (_con voce soffocata andandole incontro, appena uscito il Servo_). Voi qui?
_Arsenia_. (_tranquilla, sorridente_) Vi sorprende?... Infatti... è un po’ che non vi si vede... e chi avrebbe detto che ci saremmo riveduti così! Pare un sogno.... Eh, tutto è sogno nel mondo... ossia, è la vita...
_Mario_. (_a voce vibrata, repressa_) Ma, in nome di Dio, perchè siete venuta?
_Arsenia._ (_pacatissima_) Non ve l’ha detto vostra moglie? Perchè vi han memorie che le anime ben fatte non trascurano.... Emma, mia amica di collegio, voi, mio amico.... fuor di collegio, — vi pare strano che Emma m’invitasse e che io accettassi l’invito?....
_Mario_. Ma se Emma sapesse...
_Arsenia_. Sareste voi che andreste a dirglielo? Tranquillatevi. Non venni a sturbare la felicità vostra. Al contrario, vengo ad ammirarla. E comincio dal congratularmi della scelta. Emma è una buona ragazza... un po’ scioccarella... un po’ volgaruccia... (_Mario vorrebbe protestare_) Oh sì!... questo sì!... fra parentesi, ditele che si vesta meglio... l’altro dì sul corso pareva infagottata.... Ma, del resto, una gran buona ragazza!... posto che una fine dovevate farla... tanto lei che un’altra...
_Mario_. (_risentito_) Arsenia!...
_Arsenia_. E il completare la sua educazione, (perchè, sì, poveretta, ne ha bisogno)... vi sarà una dolce occupazione del cuore... È quel che appunto dicevo al dottor Sarchi... L’ho incontrato che veniva qui.... mi verrà a riprendere... Che uomo allegro!...
_Mario_. Sentite, Arsenia! Io vi leggo nel pensiero. Voi venite a prendervi una rivincita, e con quella fanciulla non è generoso, non è nobile...
_Arsenia_. (_ridendo_) Rivincita?!... Ah! ah! vi pare? Una rivincita suppone una battaglia perduta.... ed io non ho perduto nulla, perdendo voi.
_Mario_. Lasciate l’ironia, ve ne prego. Voi lo sapete meglio di me. Queste nozze le subii, non le cercai. Ma Emma lo ignora, e deve ignorarlo. Voi la vedrete... Lei fanciulla debole, ingenua... voi donna, superba di fascini vi pare una lotta degna di voi?... La protezione della sua quiete è il meno che io le devo in ammenda di un inganno che mi pesa...
_Arsenia_. (_ironica_) La sua quiete?... E un po’ anche la vostra, volete dire. Infatti è giustissimo... Io non ho temuto di compromettere per voi un giorno il mio onore, e voi temete di compromettere la vostra quiete?... Chi di noi due il più egoista?
_Mario_. Siete ingiusta.
_Arsenia_ (_c. s._) Ebbene, che c’è di male che io venga a vederla più d’appresso in che modo è fatta questa quiete matrimoniale?... Siete pur entrato voi nella mia vita, non ho io il diritto di entrare un po’ nella vostra? Non mi avete scritto sposandovi che restavate in cuore ancor mio?... Ebbene, se siete mio, questa è anche un po’ casa mia. Mi ci si chiama... ed io vengo, (_cessando bruscamente l’ironia_) A meno che... a meno che tu non l’ami quella bambola... come la chiamavi....
_Mario_. Ma no...
_Arsenia_. E lo è ancora adesso una bambola.... n’è vero?... ne convieni...
_Mario_. Ma sì...
_Arsenia_. (_febbrile, incalzante_) Ma sì, ma no... Dillo che non l’ami... o ch’io...
_Mario_. Ssss! ella è qui....
SCENA VIII.
=Detti= _ed_ =Emma=.
(_Emma entra in toeletta ricchissima ed elegantissima, con aria e incesso da gran signora. Sembra trasfigurata. Mario al vederla non può trattenere un vivo movimento di sorpresa e ammirazione_)
_Emma._ (_movendo amabilissima incontro ad Arsenia_) Arsenia!
_Arsenia_. Emma!... (_si abbracciano_)
_Mario_. (_a parte, ammirando estatico l’eleganza di Emma_) Com’è elegante! (Altro che infagottata!)
_Emma_. (_a Mario che imbarazzatissimo s’accinge a far le presentazioni_) Tralascia le presentazioni. Siamo vecchie amiche.... (_ad Arsenia_) Come ti son grata di esserti ricordata di me!
_Arsenia_. Ho avuto il tuo biglietto jersera... tornata appena in città... Come vedi, non mi son fatta attendere. Ma lasciami finire i miei complimenti a tuo marito.... Dal collegio in qua ti sei fatta pur bella!...
_Emma_. Tu dici?... Cioè... questa sarebbe l’opinione di mio marito!... Ah sì, se dai retta a lui, in confronto mio la Venere dei Medici si può nascondere... A sentir lui, non c’è altro di bello sulla terra fuor di me...
_Arsenia_. (_trasalendo, si sforza sorridere e getta una furtiva occhiata di corruccio a Mario imbarazzatissimo_) Ah! ah!
_Mario_. (_stupito fra sè_) (E poco fa si lagnava?) Cioè... (_vorrebbe interloquire, ma Emma l’interrompe_)
_Emma_. Ah, sì, sì... a sentirti...
_Mario_. (_sempre più stupito_) (Ora mi da del tu?...)
_Arsenia_. (_discorre, qui, e più avanti, sforzandosi nascondere sotto accento affabilissimo e aspetto ilare il dispetto nervoso e gettando a Mario di soppiatto occhiate furiose_) E fortuna che con te dice il vero... Se no, sai, le troppo adulazioni dei mariti, alle volte...
_Emma_. Ah, ah, tu scherzi. Ti pare!... Un amore al quale bisognasse montar la sentinella, e vigilarlo tutte l’ore perchè non mi scappi via!... Ma non saprei che farne, io, d’un amore simile!... Se l’amore non fosse una fiducia intera, sublime, il cieco abbandonarsi l’una all’altra di due anime in un amplesso appassionato ardente..... ardente come i baci che trassero a perdizione gli angeli di Moore...
_Mario_. (_stupefatto, fra sè_) (Gli angeli di Moore!).
_Emma_. (_terminando la frase_)...... non lo vorrei!.... non lo vorrei! Neppur tu, n’è vero, Mario?
_Mario_. (_trasecolato a parte_) (È Emma che parla?).
_Arsenia_. (_sottovoce rapidissima, fremente, a denti stretti, guardando Mario che le è vicino_) Ah... è questa la bambina...
_Emma_. (_insistendo, perchè Mario esita a risponderle_) Neppur tu?...
_Mario_. (_impacciatissimo_) Ma già... gli è che...
_Emma_. (_con energia imperiosa_) Negalo un po’...
_Mario_. (_c. s._) Non nego. (Ma è proprio Emma che parla? Arsenia mi mangia).
_Arsenia_. (_a Mario con repressa ironia_) E allora, caro conte, le mie felicitazioni!... Proprio, a vedervi, chi direbbe che quella vostra aria gioviale, scapata, nasconda tanta fiamma di entusiasmi!... (_con sorriso forzato_) Qua la mano!.... Non si stringe ogni giorno, in tempi scettici, la mano (_nello stringere la mano che Mario costretto le dà, gliela storce per rabbia così forte, che Mario fa una smorfia di dolore e gli sfugge un_ Ahi! _soffocato_) di un uomo superiore che sa ispirare di queste fedi intense, ideali... (_sottovoce rabbiosa a Mario_) (È la poppattola?...)
_Mario_. (_come per ringraziar del complimento_) Baronessa...
_Emma_. (_non perdendo nulla del giuoco dei due, ma senza mostrare di accorgersene; ad Arsenia_) Non tentar la sua modestia!...
_Arsenia_. Ma io, Emma, sono un po’ in collera con lui. Oh sì! troppo egoista, conte! Se vostra moglie non si ricordava di me, ancora oggi non saprei nulla delle vostre gioje! Eppure i vecchi amici ci hanno un diritto alla lor parte... Non va bene dimenticarli!...
_Mario_. (_complimentoso cercando una risposta che non trova_) Oh, ma la mia memoria!...
_Emma_. (_pronta levandolo d’imbarazzo_) No, per questo non lo sgridare...
_Mario_. (Come se n’esce?)
_Emma_. La colpa è mia..... tutta mia. Sono io la egoista che ho reclamato per me il possesso intero di questi giorni... E lui poveretto...
_Arsenia_. Ti ho obbedito...
_Emma_. (_vivamente_) Ah sì!.... quanto a questo, fa tutto quel che voglio...
_Arsenia_ (_fulminando Mario d’un’occhiata_) Ah!
_Emma_. Vorrei ben vedere che non lo facesse...
_Mario_. (Io casco dalle nuvole!...)
_Arsenia._ (_sorridente ad Emma_) Veramente... sai, il codice...
_Emma._ (_vivacissima_) Ma che codice... Come se il codice fosse fatto pei matrimoni d’amore! Come se il codice dettasse legge al cuore, quand’esso dice all’uomo: Costei che hai scelto a tua compagna dei dolori e delle gioje... amala... ponila in alto... su in alto nella tua mente... e di lassù ove l’hai posta non la far scendere mai; perchè foss’anche un’illusione, anche un sogno, questo sogno è una luce a’ tuoi giorni, è una forza ispiratrice al tuo ingegno, ti darà visioni belle, buone, gentili.... il dì che tu rompessi l’incanto, tutta la prosa del codice non ti compenserà un solo fascino della poesia che hai perduto...
_Mario._ (_stupefatto affascinato guardandola_) (Ma è lei? proprio lei!...)
_Arsenia._ (_ad Emma_) Ah!... ti sei fatta romantica...
_Emma._ Oh no, — mi son fatta donna. Sono giovine, senza essere la Venere che lui pretende, brutta non sono... e se non li facessi, come donna, valere adesso, sul mio Mario, i diritti della gioventù e della bellezza, se non cercassi, magari anche di abusarne un tantino, non sarei una sciocca? Ti pare? N’è vero, Mario, che non me ne vuoi, se qualche volta un tantino ne abuso?
_Mario._ (_trasecolato, non sa più che pesci prendere, guardando a vicenda le due che lo fissano_) Tu abusarne... Oibò... (Arsenia mi fulmina! Ma Emma è un’altra!...)
_Arsenia._ Ah!.... ma brava!...
_Mario._ (Qui è meglio cavarsela....) Se non ti rincresce, Emma, se la baronessa permette, vado un momento là nel mio studio....
_Emma._ Studio?... adesso?... ohibò... adesso non si studia, si resta qui.
_Mario._ (Ma che diamine ha?...)
_Emma._ (_proseguendo_) Non tema disturbarci il signorino. Tanto si parla di lei... Se è per modestia, si metta là (_gli indica il tavolino al quale stava disegnando_) e mi finisca quel disegno pel mio ricamo. Doveva esser finito da jeri...
_Arsenia._ (_scandolezzandosi ironicamente_) Oh, sin da ieri?.... siamo in ritardo degli ordini...
_Emma_ (_ad Arsenia_) Vedessi come disegna! è un amore... Me lo finisci, Mario?
_Mario._ Sì, sì... (_va al tavolino_) (Con Arsenia sto fresco! Ormai, tant’è! Ma mia moglie che diavolo ha?...)
_Arsenia._ E così gli comandi? (_Emma sorride affermativamente_) Ah! Ah!.... Ercole ed Onfale!...
_Emma._ Ah sì! fa tanto piacere....
_Arsenia._ Però, vedi, i libri pretendono che Ercole ne abbia avuto biasimo...
_Emma_. Perchè Onfale non era sua moglie, ed Ercole per lei tradiva sua moglie, la più fida delle mogli....
_Mario._ (_mentre disegna, alzando il capo sempre più attonito_) (To! adesso anche la mitologia!)
_Emma._ ... il che certo non toglie che Onfale dovesse trovarci gusto...
_Arsenia._ Ah già! per una donna, comandare ad un eroe così famoso... vedersi docile ai piedi il vincitore di battaglie, l’uccisore dell’Idra e del leone nemèo.....
_Mario_, (_interrompendo il suo lavoro_) Oh questo poi! (_alzandosi, le mani puntate sul tavolo_) Prego di credere, baronessa, che io non ho ammazzato nessun leone..... e nel serraglio Bidel vado sempre per precauzione ai secondi posti... (_torna a sedere e ripiglia il suo disegno_)
_Emma._ (_vivamente apostrofandolo_) Ed io ti prego di credere che se non ti ritenessi capace di affrontare occorrendo, per un mio desiderio, anche i leoni, come il cavaliere della canzone di Schiller che scese nel circo a raccogliervi il guanto della sua dama.... non ti vorrei...
_Mario._ (_sbalordito_) Ma sì!...... anche Schiller!...
_Emma._ Ma io so che parli per modestia...
{Mario.} Se lo dici... (Tant’è... con Arsenia succeda che vuole, ma mia moglie, per Dio, è proprio affascinante!)
_Emma._ Io però non credo, Arsenia, che il maggior piacere per Onfale dovesse essere quello!... soggiogare un eroe!.... che gran cosa!... non c’è gente, colle donne, più debole degli eroi!....... Sai la voluttà proprio vera, squisita, quale io penso che fosse per lei? Il pensiero di averlo portato via a sua moglie, di averlo rubato a un’altra donna...
_Mario._ (Ahi! ahi!...)
_Arsenia._ Proprio?... tu dici?
_Emma._ Io dico che in noi donne non c’è nulla come il pensiero del furto per aumentarci la voluttà dell’amore.
_Mario._ (_alzando il capo dal lavoro_) Ma sentila!...
_Emma._ (_seguendo il filo del discorso_) Viviamo di saccheggio reciproco. E perchè mo’ un uomo fatto e che sia già passato per parecchi amori, ha per una donna più fascino di un giovinetto che sia ai primi passi?.... Perchè maggiore è il numero di altre donne su cui le sembra, conquistandolo, di trionfare. O perchè un uomo innamorato di una donna bella, invoglia un’altra a farlo suo, più di uno che ne ami una brutta? Perchè più difficile è il furto... e più ci adesca la vanità....
_Mario._ (È un trattato di psicologia!...)
_Emma._ (_proseguendo_) E vuoi un esempio? Tanto ora, con te posso dirlo... e col mio Mario non ci son segreti. E poi, acqua passata non macina. Quel signorino lì, come lo vedi...
_Mario._ Eh?
_Emma._ Stai lì... come lo vedi, con quell’aria contrita, non credere mica ch’io sia stata il suo primo amore...
_Arsenia._ Davvero?
_Emma._ Adesso... sì, mi ama.... e come! e come!.... (_gesto di Mario a cui Emma risponde_) Va là che lo so! lo so! (_si volge ad Arsenia_) Ma sai che cosa di più mi ha invogliato ad essere amata da lui? lo avere scoperto per caso, il dì delle nozze, che egli aveva una passione.... (_movimento di Mario ed Arsenia; Mario, quatto, quatto si alza dal lavoro e gira inquieto per la stanza, come cercando svignarsela_) non so per chi.... ma per una donna che gli comandava, come io adesso.... una passione che lo portava a finir male... Guarda che t’è caduto un guanto!... e il pensiero di toglierlo a colei, di farlo mio, tutto mio, che a quell’altra non ne restasse neppur una briciola....
_Arsenia_. (_sorridente, nervosa, febbrile_) Ah!... sei ben certa di esserci riuscita?
_Emma_. (_trionfante_) Se lo sono!.... Domandalo a lui! Senti, Mario, che cosa Arsenia mi chiede!!... Se è vero o no che io la ho supplantata colei, se è vero o no che l’hai strappata dal tuo core, per farmene dono, l’immagine di quella femmina.... (_con accento di spregio_).
_Arsenia_. Ah!...
_Emma_. (_non lasciandosi interrompere e rincalzando con forza crescente_).... perchè, sai, mia buona, mia cara Arsenia, mi dissero che era anche maritata.... e ch’ella abusava della catena che la complicità crea, per tradire i suoi doveri, suo marito... tradire, disonorare, a sangue freddo, — intendi? un uomo leale, che vi colma di benefici, che vi affida il suo nome, non è vero che tutto ciò è triste, è odioso, e basso.... e che colei meritava la umiliazione che io le ho inflitto... non è vero, Arsenia mia cara, che la meritava?.... E l’ha avuta!... (_Emma s’è venuta nel discorrere, accolorando e concitando — i suoi occhi dan lampi fissando Arsenia che all’ultime parole balza in piedi convulsa. Emma ripiglia con voce dolcissima_) Che hai?
_Arsenia._ Nulla.... è tardi....
_Emma._ Oh no, non te ne andare...
_Arsenia._ (_sforzandosi sorridere con tremito convulso nella voce_) Ma in verità, Emma, si direbbe che tu ti esageri la tua missione sociale! Ti erigi grande giustiziere del nostro sesso con una solennità, con una severità che spaventa..... E voi conte, non dite nulla?... (_Mario che si è rimesso al suo tavolino, incontrando, a questa apostrofe di Arsenia, lo sguardo imperioso e fascinatore di Emma, invece di rispondere, si china sul suo disegno, fingendo di lavorare in furia_)
_Emma._ Che vuoi che dica?
_Arsenia._ Non mi par da cavaliere lasciar offendere una donna che non può difendersi, e che vi avrebbe dato, dopo tutto, il suo amore...
_Emma._ Eh via, che ne sai tu s’era amore o vizio? E a te che ne importa?... A te? Ma non ti ho detto che egli me l’ha abbandonata?...
_Arsenia._ (_fulminandola dello sguardo e pur ostentando il sorriso a denti stretti_) Guardati allora dalla legge del taglione!...
_Emma._ (_affabilissima_) Oh! non temere!... non c’è pericolo!... Perchè io, vedi (_poggiando sulle parole, prende Arsenia amichevolmente a braccetto e si mette a passeggiare con lei_), da qualunque umiliazione il mio amor proprio l’ho messo in salvo per tempo... Ciò che umilia una donna, ciò che la oltraggia a sangue è il sapersi tradita dopo essersi data... è lo scoprirsi posseduta da un uomo il quale a sua volta sia in poter d’un’altra donna: perchè gli è come se ella stessa, — Dio che onta! — fosse in poter di colei! Ma un cuore intero, non i resti d’un cuore io volevo! Sorprendere un uomo nelle ore d’ozio dei sensi, e poi tenerlo colla forza dell’abitudine: bel merito!... Il bello è saperlo, vederlo in balìa d’altra, e senza l’ombra di un rimprovero, d’un lagno, senza smaniarsi per tirarlo a sè, aspettare che egli si volga a voi, per sola forza di confronto e di desiderio, come la calamita al suo polo, come l’eliotropio al sole. E sentire il risvegliarsi a poco a poco della parte migliore di lui sotto il vostro alito tiepido: giorno per giorno spiare ad una ad una le ultime faville della vampa antica che se ne vanno, e i nuovi desiderî che arrivano: vederla da lontano venire, come per gioco, a traverso un capriccio da bambina, l’ora che dal gioco divamperà la fiamma; e giunta, allora sì, dire all’uomo: Amami, adorami, fa ch’io creda al più bello dei sogni, a ciò per cui provasi la voluttà beata del vivere: perchè anch’io sono bella, anch’io sono superba, e trionfare sulle memorie lontano del tuo passato non mi basta....... voglio vive, in faccia, vederle...
_Arsenia._ (_liberando vivamente la sua mano da quella di Emma, e volgendosi a Mario_) Mi accompagnate?...
Emma (_rincalzando l’apostrofe_) .... sì, vive in faccia vederle.... e portar alto in faccia ad esse tutta la gioja della mia vittoria, tutto l’orgoglio del mio amore! (_con voce appassionata, imperiosa, gli occhi sfavillanti volgendosi e movendosi verso Mario completamente affascinato_) Mario, sono io la tua Emma! Sono io la tua dea!... Ma inginocchiati Mario, inginocchiati... (_lo costringe a cadere alle sue ginocchia e si volge fra ironica e sorridente ad Arsenia_) Vedi bene che accompagnarti non può...
_Arsenia._ (_a denti stretti all’indirizzo di Mario_) Vigliacco!...
SCENA IX.
=Detti= _e il_ =Sarchi=.
_Sarchi._ (_entrato da qualche istante, si è fermato di botto sulla soglia vedendo il quadro_) Oh! (_sorride, in punta di piedi va ad Arsenia additandole il gruppo di Emma e Mario e soggiungendole all’orecchio, quasi sottovoce_) Neh, baronessa, che dolce idillio!.
_Arsenia._ (_febbrile, convulsa_) Voi!... venite a tempo!...
_Sarchi_ (_pigliandola gentilmente sotto braccio, con sorriso fine malizioso_) Che idillio dolce!... Poveri ragazzi! Di noi han soggezione! Non disturbiamoli, non disturbiamoli! (_strascina via dolcemente sottobraccio Arsenia, che si lascia da lui condurre dopo aver gettato a Mario ed Emma uno sguardo fulminante che vorrebbe essere disprezzo e minaccia_)
_Arsenia._ Addio Emma, una volta per uno.
_Emma._ (_ad Arsenia_) Quando vuoi. (_a Mario imperiosa sottovoce_) Resta lì, resta lì. (_Arsenia e Sarchi via_)
SCENA ULTIMA.
=Emma= _e_ =Mario=.
_Mario._ (_appena usciti Arsenia e Sarchi_) Ma mi dirai...
_Emma._ Zitto! (_sta in ascolto del rumore della carrozza nel cortile_) Ssss!.... (_quando sente la carrozza muoversi, prende sorridendo Mario sotto braccio e gli parla con voce affettuosa, dolcissima_) A certe ore della vita, proviamo come un affanno; poi respiriam di sollievo senza sapere il perchè... alziam gli occhi... e ci accorgiamo che un nembo che ci stava sul capo è già lontano nel cielo!... Ssss!... (_corre alla finestra e guarda fuori_) Ecco... volta l’angolo... è sparita! (_torna correndo a Mario_) O mio Mario! (_fa per abbracciarlo: ma d’un tratto in faccia a lui s’arresta e cava sorridendo un libriccino in avorio; s’appoggia al braccio di Mario e legge con voce lenta, dolcissima, appressando la pagina sotto gli occhi di lui e seguendovi la lettura col dito_) «E Jefte disse a sua figlia: Va pure... e la lasciò andare colle compagne. E al termine di due mesi ad Jefte ritornò.... e peranco non aveva appartenuto ad uomo.» (_depone il libro e dal tavolo lì presso, ove sono i fiori recati sul principio da lei, prende un ramoscello di rose, lo piega improvvisandone lì per lì alla meglio una ghirlanda; se ne cinge lentamente il capo, poi volgesi sorridente a lui_) La ghirlanda del sacrificio! (_gli butta rapidamente le braccia al collo nascondendo sul suo petto la faccia: e rimangono abbracciati_)
FINE.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.