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parte di Roma. — Suoi monumenti nella Città » 473

§ 2. Belisario va errando senza disegno nell’Italia meridionale, indi parte per Costantinopoli. — Totila ritorna per la terza volta davanti le mura di Roma nell’anno 549. — Condizioni della Città. — Vi entrano i Goti. — I Greci si ritirano nel sepolcro di Adriano. — Roma ridiviene popolata. — Ultimi giuochi circensi. — Totila abbandona la Città. — I Goti sul mare » 482 § 3. Narsete prende il comando dell’esercito nella guerra d’Italia. — Presagio romano intorno a lui. — Notizie dei monumenti di Roma tratte da narrazioni di quel tempo. — Foro della Pace. — Vacca di Mirone. — Statua di Domiziano. — Nave di Enea. — Narsete s’avanza fino alle falde dell’Apennino. — Totila combatte la sua ultima battaglia, e muore presso Tagina nell’estate dell’anno 552 » 487 § 4. Teja ultimo re dei Goti. — Narsete prende Roma. — I Goti cedono la mole d’Adriano. — Ruina del Senato romano. — I Greci prendono le castella dei Goti. — Narsete invade la Campania. — Eroica morte di Teja nella primavera dell’anno 553. — I Goti dopo una battaglia data alle falde del Vesuvio scendono a patti. — Mille Goti partono guidati da Indulfo » 494 § 5. Uno sguardo all’indole della dominazione gota in Italia. — Fole spacciate dai Romani intorno ai Goti, e loro ignoranza della storia delle rovine della Città » 502

CAPITOLO SETTIMO. § 1. Scendono in Italia le orde di Bucelino e di Leutari e sono disfatte. — Ingresso trionfale di Narsete in Roma. — I Goti in Compsa scendono a patti. — Condizioni di Roma e d’Italia dopo la guerra » 510 § 2. Sanzione Prammatica di Giustiniano. — Il Vescovo romano sale ad alta onoranza. — Il Senato. — Provvedimenti dati per la protezione alle lettere e per la conservazione dei monumenti publici. — Relazioni di Bisanzio colla Chiesa di Roma. — Papa Vigilio muore tornando in patria. — Pelagio è eletto papa nell’anno 555. — Egli presta giuramento di purgazione » 516 § 3. Pelagio e Giovanni III edificano la chiesa dei santi Apostoli nella Regione _Via Lata_. — Decadimento della città di Roma. — Due iscrizioni, monumenti di ricordanza di Narsete » 522 § 4. Narsete cade in disgrazia. — Va a Napoli ed è indi ricondotto a Roma da papa Giovanni. — Muore nell’anno 567. — Uno sguardo alla opportunità di una calata dei Longobardi in Italia » 528 § 5. I Longobardi scendono in Italia nell’anno 568. — Erezione dell’Esarcato di Ravenna sotto Longino. — Province d’Italia. — Mutamenti amministrativi. — Governo di Roma » 534

VOLUME PRIMO[499]

Pag. ERRATO CORREGGI

26 testo, lin. 18 e 19, di Nerva, di _di Nerva e di Domiziano Domiziano_ 27 testo, » 14, turrito _torreggiante_ 28 testo, » 6, un piccolo borgo _un vero mondo di delizie_ destinato a ogni genere di piaceri 29 testo, » 9, simili a quei _quasi che colossi formassero una di marmo cornice di pietra_ 30 nota, » 5, furono murate _si trovano murate_ 35 testo, » 1, perchè esso _perchè vi era formava probabilmente un sobborgo che un sobborgo, metteva capo traversando il quale si giungeva_ 35 testo, » 17, piccola città _necropoli_ sotterranea 36 testo, » 8, fino al lato _dietro il posteriore Colosseo_ del Colosseo 37 testo, » 22 e 23, conservava... era _conserva... è_ 38 testo, » 24, figure coniche _figura conica_ 39 testo, » 10, consecrata al culto _inaugurata_ 40 testo, » 14, Palla _Pallante_ 43 nota, » 8, devono essere stati _stavano_ 44 testo, » 8 e 9, di rimpetto a... _nella direzione ed a della... e della_ 44 testo, » 13 e 14, lungo quei cumuli _prima vi avesse_ di rovine avesse 44 testo, » 26 e 27, eretto nello stile _di magnificenza sontuoso orientale_ d’Oriente 47 testo, » 20, sull’arco _presso l’arco_ 49 testo, » 2, san Martino _santa Martina_ 49 nota, » 7, palazzo del Senato _Senatus_ 50 testo, » 28, due _tre_ 51 testo, » 17, Costantino _Costanzo_ 51 testo, » 30, degli emblemi _delle statue_ 53 testo, » 18, Costantino _Costanzo_ 55 testo, » 11 e 12, di cui rimangono _la cui negra e oscuri e gigantesca giganteschi mole tuttora oggi massi di marmo lascia in parte a testimonianza riconoscere della l’antico magnificenza splendore_ antica 59 testo, » 25, Costantino _Costanzo_ 60 testo, » 1 e 2, sul _Clivus _la_ Porta Publicus_, Trigemina verso l’Aventino _conduceva su pel alzavasi la Clivo Publicio _Porta Trigemina_ all’Aventino_

60 testo, » 12, ed i bagni _od i bagni_ 62 testo, » 11-13, Il primo unisce _Il primo, oggi da alla città un’erma un’isola quadrifronte quadrangolare chiamato_ detta _de’ de’ quattro capi, quattro capi_ _conduce alla Città_ 63 testo, » 12, scambiare il circo _intendere sotto di Cajo il nome di circo di Cajo_ 81 nota, » 7 e 8, collocate ov’erano _come un tempo gli Dei Lari solevasi innanzi gli Dei Lari._ 83 testo, » 11, ancora perfetto _ancora ben conservato_ 84 nota, » 1, era considerata _potrebbe chiamarsi ente portentoso ente misterioso_ 84 nota, » 2, ebbe _avrebbe_ 88 testo, » 20 e 21, fu formato ecc. _fu creduto essersi formato dall’unione di queste ultime due a due, o fu messo in corrispondenza_ 91 nota, » 5, delle descrizioni _e dei_ Gesta dei _gesta pontificum pontificium_ 97 nota, » 6, deve avere _si dice avere_ 107 testo, » 3 e 4, uno posto sopra _il più alto, e il dell’altro più basso_ 127 testo, » 22, mise piede a terra _non permise_ non permettendo 130 testo, » 1, tigri che _tigri conservavansi nell’anfiteatro_ nell’anfiteatro 136 testo, » 2, rinvenuti _composti_ 165 nota, » 15 e 16, non avendosi saputo _non avendosi o non avendosi saputo quali osato di porre nomi di Consoli iscrizioni sulle porre nelle tombe dei iscrizioni Consoli sepolcrali_ 170 nota, » 7, caduti di potenza _morti_ 181 nota, » 4 e 5, da non prendersi _che non rende bene a modello la nostra lingua_ 181 nota, » 6, alcune citazioni _alcuni passi_ 251 nota, » 7, dandone la forma ad _sopra un’antica un’antica villa villa_ 298 nota, » 9, tra le due di S. _tra s. Balbina Balbina e di e s. Ciriaco_ S. Ciriaco 307 nota, » 8, di piazza s. Pietro _nel s. Pietro._ 325 testo, » 15 e 16, le quali, finite le _sulle quali, corse, servivano finita la corsa, al giuoco delle si mettevano le_ 335 nota, » 10, cortile della _il cimitero antico sinagoga antica degli Ebrei_ 336 testo, » 24, fiori sparsi di _fiori di granate preziose melagrano_ 353 nota, » 6, Nei tempi _Più tardi_ posteriori 356 nota, » 10, quantunque gli dia _dandogli_ 356 nota, » 10 e 11, _divus_ dirus 417 nota, » 7, lo scrittore del _lo stesso Mitografo Mitografo_ 498 testo, » 4, poneva in fiamme _faceva assediare_ 518 testo, » 3, dello accrescimento _del fondamento_ 518 testo, » 6, ma per lo meno può _per nessun modo può_ 518 testo, » 16-18, finché decadde _finchè, puranco nella condizione come curia ossia_ di curia o di ordo, _si estinse ceto senza facendo luogo_ potenza, sottomettendosi 523 testo, » 8, meravigliosa _grande_ 531 testo, » 16, cortile della _cimitero_ chiesa 531 nota, » 7, cortili delle _cimiteri_ chiese 538 testo, » 6 e 7, nelle borgate di _nelle province_ campagna

NOTE:

[1] L’estremo monumento romano nelle regioni meridionali fu scoperto dal dott. BARTH innanzi alla città di Murzuk. Vedi vol. I, pag. 164, _Viaggi e scoperte nell’Africa settentrionale e centrale_ (1849-1855).

[2] CLAUDIANO, _Panegir. in VI Cons. Honor._, v. 39-52. Sulla grandezza di Roma ha una pomposa apostrofe, _De cons. Stilich._ III, v. 130 e seg.

[3] Voglio qui accennare al libro degno di nota: _Historiæ de Varietate Fortunæ, libri II_ (Paris 1723), che POGGIO scrisse poco prima della morte di Martino. Con quest’opera, che è una triste descrizione delle rovine della città, incominciano gli studî archeologici su Roma.

[4] L’Autore publicò il primo volume della sua Storia nell’anno 1859 (_Nota dell’Editore_).

[5] Fu questi Ammone, che viveva nel tempo dell’assedio della città fatto dai Visigoti. Così OLIMPIODORO in FOZIO, p. 198, dice: εἴκοσι καὶ ἑνὸς μιλίου. Per la qual cosa è esagerata la notizia dataci da Vopisco, che il circuito della città fosse di cinquanta miglia, oppure, come afferma il Piale, fu errore degli amanuensi. Secondo il PIALE (_Dissertazione delle mura Aureliane di Roma_), la circonferenza della città sarebbe stata di tredici miglia al più. Si confronti il CANINA: _Indicazione topografica di Roma antica_, p. 19 ec., e la descrizione della città data dal PLATNER e dal BUNSEN, I, p. 646 ec. Della riedificazione delle mura ai tempi di Arcadio e di Onorio, conservano ricordanza le iscrizioni poste sulla porta di _s. Lorenzo_ e sopra la _P. Maggiore_. Una terza iscrizione, collocata sulla _P. Portuensis_, che ne parlava, andò perduta quando quell’antica porta fu fatta abbattere da Urbano VIII.

[6] Queste porte antiche erano: _P. Flaminia, Pinciana, Salara, Nomentana, Tiburtina, Praenestina, Labicana, Asinaria, Metronis_ o _Metronia, Latina, Appia, Ostiensis, Portuensis, Janiculensis (Aurelia), Septimiana, Aurelia_ situata al ponte di Adriano. Di esse oggi si trovano murate la porta _Metronia_ e la _Latina_, e cadde distrutta l’_Aurelia_ situata al ponte dell’Angelo. Il _Breviarium_ numera trentasette porte, per la qual cosa il numero che eccede le nominate dev’essere stato nelle mura serviane o aver formato altri fori di uscita.

[7] Ai tempi di Belisario, Roma possedeva quattordici acquedotti (così PROCOPIO, _De bello Goth._ I, 19). Ed erano i nove, di cui ci dà notizia Frontino, ossia: _Appia, Anio vetus, Marcia, Tepula, Julia, Alsietina, Virgo, Claudia, Anio novus_ e di più l’_Acqua Augusta_, colla quale Augusto aveva fortificato la _Marcia_, la _Trajana_ aggiunta da Trajano, l’_Antoniniana_ di Caracalla, l’_Alexandrina_ di Alessandro Severo, la _Iovia_ di Diocleziano. Il Sommario aggiunto al _Curiosum_ ed alla _Notitia_ numera diecinove acquedotti, cinque dei quali non possono essere stati che ramificazioni degli altri. Al dì d’oggi Roma ha tre soli acquedotti: l’_Acqua di Trevi_, meschina restaurazione dell’_A. Virgo_, l’_A. Felice_ che è in parte l’antica _Marcia_, e l’_A. Paola_ che Paolo V edificò giovandosi delle acque della _Trajana_.

[8] _Inclyta ac celebris Roma immensum est, atque omni oratione majus pelagus pulchritudinis._ THEMIST., _Orat._ 13, _amat. in Gratian._, p. 177. Si veda la _Dissertaz. sulle rovine di Roma_ di CARLO FEA, che può reputarsi il primo saggio formale di una storia delle rovine di Roma fino ai tempi di Sisto V (nel III Vol. della traduzione da lui fatta della _Storia dell’Arte_ del WINKELMANN, Roma, 1784). Di quanta utilità riesca per la storia lo studio locale dei monumenti di Roma, cel mostrò la _Histoire romaine à Rome_, che J. J. AMPÈRE, per una serie di anni andò inserendo nella _Revue des deux Mondes_, e fu splendido ornamento di quel giornale. Quella Storia si stenderà anche all’età di mezzo. Mi è grato dovere il riconoscere che l’interessamento onde l’erudito e spiritoso Francese confortò sempre l’opera da me impresa, mi è vivissimo eccitamento alla prosecuzione del mio lavoro.

[9] Intorno al _Curiosum Urbis_ ed alla _Notitia_, ci furono di grande giovamento i lavori del Sarti, del Bunsen e del Preller. Io ho seguito il testo di quest’ultimo (_Die Regionen der Stadt Rom_, Jena, 1846), che confrontai con quelli del Panciroli, del Labbe, del Bianchini e del Muratori.

[10] S. GREGOR., _Ep. III_, 30, p. 568: _ad secundum urbis milliarium, in loco qui dicitur ad Catacumbas_. Il De Rossi che alla gloria del Bosio associò gl’illustri meriti suoi, ha sparso luce novella su quelle catacombe di san Calisto, ed il suo grande lavoro intitolato _Corpus Inscriptionum_, di cui s’è ora incominciata la publicazione, deve salutarsi come un felice avvenimento per la storia della Città nei tempi di mezzo. Le cognizioni del De Rossi intorno alla topografia di Roma nel medio evo, sono le più fondate e le più vaste che erudito possa avere, ed è mio ardente desiderio che l’illustre Romano voglia presto diffondere quel suo tesoro in un’opera topografica.

[11] L’antica _Porta Capena_ vogliono i Topografi che fosse collocata al di sotto dell’odierna _Villa Mattei_. Si vegga il CANINA, _R. Antica_. Intorno ai limiti della prima Regione si agita controversia: l’indicazione però del ruscello Almo (oggi Acquataccio), dimostra che la Regione si stendesse al di là delle mura Aureliane. Intorno all’antico tempio di Marte, onde era illustre questa Regione che non comprendeva altri grandi monumenti, sappiamo di certo ch’era situato _extra portam Capenam_.

[12] L’Anonimo di Einsiedeln del secolo ottavo enumera: _Arcus Constantini, Meta Sudante, Caputo Africae, Quatuor Coronati_. Una qualche statua avrà dato probabilmente il nome a questa via. Nella _Notitia_ non è fatto cenno del _Clivus Scauri_ ch’era situato innanzi al _M. Coelius_ e che si conservò nel corso dei tempi.

[13] Il gruppo del Laocoonte fu trovato nell’anno 1506, e l’inventore Felice de Fredis n’ebbe argomento all’immortalità del nome. Ne parla l’iscrizione della sua tomba posta in S. Maria in Araceli a poca distanza dal coro. È monumento pregevole dell’epoca di Giulio II.

[14] Il _Templum Pacis_ era stato eretto da Vespasiano, dopo la guerra contro gli Ebrei. Procopio ne vide ancora i ruderi in vicinanza della basilica di Massenzio: la piazza vicina era chiamata _Forum Pacis_: ἣν φόρον Εἰρήνης καλοῦσι Ῥωμαῖοι. ἐν ταῦθα γάρ πη ὁ τῆς Εἰρήνης νεὸς κεραυνόβλητος γενόμενος ἐκ παλαιοῦ κεῖται. PROCOP., _De bello Goth._, IV, 21, p. 570 (Ediz. di Bonna). L’ordine in cui è disposta la descrizione della _Notitia_ è il seguente: _Aedem Jovis Statoris, Viam Sacram, Basilicam Constantinianam, Templum Faustinae, Basilicam Pauli, Forum Transitorium_.

[15] Dal _Nymphaeum Alexandri_, situato in vicinanza di santa Croce in Gerusalemme, è forza distinguere il monumento _dei Trofei di Mario_, che l’Anonimo di Einsiedeln chiama erroneamente _Nymphaeum_, ponendolo in questa serie: _Sanctus Vitus, Nymphaeum, Sancta Biviana_. Il PIALE (_Della subura antica_, verso la fine) dice, parlando dei Trofei di Mario: _Ninfeo da non confondersi però col Nymphaeum Alexandri etc._ Le rovine appartengono alla fontana dell’_Acqua Julia_.

[16] OLIMPIODORO (in FOZIO, p. 198) scrive che le terme di Antonino comprendevano milleduecento bacini di bel marmo, e che quelle erette da Diocleziano ne comprendevano un numero quasi doppio. Gli eruditi sono discordi nel determinare la posizione di queste terme che alcuni vogliono edificate sul Viminale ed altri sull’Esquilino o sul Quirinale. Il vero si è che la direzione di tutti e tre questi poggi si volge verso il punto ove stavano questi bagni. Fin dai primi tempi, nel luogo ove si elevavano le terme fu eretta una chiesa ad onore di san Ciriaco, che, unitamente a santo Sisinnio, si trovava fra i Cristiani condannati a lavorarvi. La leggenda li farebbe ascendere a quarantamila. (Vedasi POMPEO UGONIO, _Historia delle stationi di Roma_, Roma, 1588, c. 197, e FLORAV. MARTINELLI, _Roma ex ethnica sacra_. Quest’ultimo ai quarantamille Martiri aggiunge generosamente altri centomille). Al tempo di Pio IV fu eretto nelle terme il convento dei Certosini, e la chiesa magnifica di santa Maria degli Angeli è racchiusa sotto le alte arcate di un’antica sala del bagno.

[17] Il FEA (_Sulle rovine di Roma_, p. 302), dice che questo tempio era caduto in rovina già fin dal principio del secolo VI, imperocchè una vedova che possedeva otto delle colonne di porfido le quali aveano già ornato quel tempio, ne facesse dono all’imperatore Giustiniano per la nuova chiesa di s. Sofia in Costantinopoli. Egli cita CODINUS, _De orig. Const._, p. 65, e l’ANONYM., _De structura temp. magnæ Dei Eccles. s. Sophiæ_ presso il COMBEFIS, _Origin. rerumque Constantin._, p. 244, con cui io ebbi cura d’istituire confronti. Nel testo è detto erroneamente Valeriano edificatore del tempio del Sole invece di Aureliano.

[18] Scrive ZOSIMO, V, c. 38: allorquando Stilicone rubò le porte delle lamine d’oro massiccio che le ricoprivano, apparve quest’iscrizione: _misero regi servantur_, ed infatti quel profanatore miseramente perì. Quel ladroneccio non può essersi consumato che dopo il trionfo di Onorio, perchè in quel tempo ancora Claudiano parla dei bassi rilievi delle porte:

_Juvat infra tecta Tonantis_ _Cernere Tarpeja pendentes rupe gigantes_ _Caelatasque fores_ (_de VI Cons. Hon., v. 44 sg._).

Stilicone deve aver fatto abbruciare i libri sibillini soltanto dopo l’anno 403. Ciò appare chiaro da un passo di CLAUDIANO, _De bello Goth._, v. 230, in cui parla di quei libri come se ancora esistessero:

_Quid carmine poscat_ _Fatidico custos Romani carbasus aevi._

[19] Scrive il FEA, p. 410 e seg., che la statua equestre di Marco Aurelio era stata scambiata per quella di Costantino e che andava debitrice a quest’errore della sua conservazione durante il medio evo. Egli è possibile che quest’errore avvenisse ai tempi della barbarie; non posso credere però che al momento in cui fu compilata la _Notitia_ non si sapesse distinguere la figura di Costantino da quella di Marco Aurelio. La iscrizione posta sotto l’_Equus Constantini_, copiata e tramandata dall’Anon. di Einsiedeln era: _D. N. Constantino maximo pio felici ac triumphatori_, etc. etc. Io ammetto che la statua di Costantino rovinasse dopo il secolo VIII e che quella di Marco Aurelio passasse tosto sotto il nome di quella di Costantino, dando origine al famoso _Caballus Constantini_ delle cui meraviglie sono piene le cronache di Roma del secolo XII. Ne parlerò in uno dei volumi successivi.

[20] _Salvis dominis nostris Honorio et Theodosio victoriosissimis principibus Secretarium amplissimi senatus quod vir illustris Flavianus instituerat et fatalis ignis absumpsit Flavius Annius Eucharius Epifanius V. C. Praef. vice sacra. Jud. reparavit et ad pristinam faciem reducit._ GRUTER, 170. CANINA, _R. ant._, p. 167. NARDINI, II, p. 230. Sappiamo che la _Curia Hostilia_, che era l’antichissimo Senatus, fu distrutta da un incendio ai funerali di Clodio. Essa non venne più riedificata, ed il Senato congregavasi nella _Curia Julia_ compiuta sotto Augusto, dove anche doveva essere il celebre altare della Vittoria.

[21] AMMIAN. MARCELL., XVI, p. 14 e seg. _Id tantum sibi placuisse, aiebat, quod didicisset, ibi quoque homines mori._ Il Gibbon legge _displicuisse_, ma la dizione _placuisse_ asconde un senso assai più arguto, e riceve chiara spiegazione se si pensi all’animo con cui il Re straniero parlava.

[22] CLAUDIANO parla della statua eretta a suo onore nella _Praef. de bello Goth._:

_Sed prior effigiem tribuit successus ahenam,_ _Oraque patricius nostra dicavit honos._

VENANZIO FORTUNATO (morto nei primi anni del secolo VII) cantava, _Carm._ III, _c._ 23:

_Vix modo tam nitido pomposa poemata cultu_ _Audit Trajano Roma verenda foro._

E al lib. VIII, c. 8:

_Si sibi forte fuit bene notus Homerus Athenis:_ _Aut Maro Trajano lectus in urbe foro._

[23] Quest’antica Corografia latina vide la luce per la prima volta ad opera del cardinale ANGELO MAI, che la trasse da un Codice esistente nel Convento della Cava, e che sotto titolo di: _Liber Junioris Philosophi in quo continetur totius orbis descriptio_, la stampò nel Tom. III _classicor. auctor. e vatican. Codicib. editor._, p. 387. — _Super hoc maximum possidet bonum ROMAM splendoribus divinorum aedificiorum ornatam_ etc.

[24] Il _Curiosum_ trasporta nella Regione undecima l’_Arcum Constantini_: la _Notitia_ dice _Arcum Divi Constantini_. Il BUNSEN (III, 1, pag. 663), opina che quest’arco fosse il noto _Janus quadrifrons_ posto sul _Velabrum_, e che non potesse essere l’arco trionfale di Costantino che le due Descrizioni avrebbero pur dovuto porre entro la Regione decima. L’ordine della citazione seguito nel _Curiosum_, cioè: _Herculem olivarium, Velabrum, Arcum Constantini_, appoggia senza dubbio questa opinione.

[25] Il PIALE, _Degli antichi arsenali detti Navalia_ (_Pont. accad. di Arch._, I, Aprile 1830), sostiene che l’_Emporium_ fosse situato sotto il monte Aventino e che la posizione dei _Navalia_ fosse presso la Ripa Grande. Questa ultima supposizione fu combattuta dal BECKER, il più erudito tra gli Archeologi, che dice situati i _Navalia_ in un qualche punto del campo di Marte (_Manuale_, I, p. 158, ec.).

[26] Sembra che timore rattenga gli Archeologi dal camminare sui ponti di Roma, perchè le notizie che ne danno sono le più discordi. Vedasi il PIALE, _Degli antichi Ponti di Roma al tempo del sec. V_, Roma 1834; il PRELLER ed il BECKER I, p. 692, ec. Nelle due Descrizioni antiche delle Regioni troviamo: _Pontes VIII, Aelius, Aemilius, Aurelius, Mulvius, Sublicius, Fabricius, Cestius et Probi_. Il _Pons Milvius_, già appellato da Livio con questo nome ed oggi detto _P. Molle_, nella serie è collocato all’ottavo posto. Cadrà spesso occasione di far menzione dei molti nomi e talvolta oscuri che nel medio evo davansi a questo od a quel ponte: ci saranno allora a guida i _Mirabilia_, ai quali ci riferiremo.

[27] Sui nomi dell’isola si veda il VISCONTI: _Città e famiglie nobili e celebri dello Stato pontificio. Monumenti antichi, Sez. II_, p. 25. CLAUDIANO (_In Prob. et Olyb. Cons., v. 226 sq._) dice:

_Est in Romuleo procumbens insula Tibri,_ _Qua medius geminas interfluit alveus urbes_ _Discretus subeunte freto, pariterque minantes_ _Ardua turrigerae surgunt in culmina ripae._

Da questo squarcio può trarsi notizia che le mura di Aureliano procedessero lunghesso la sponda interna del fiume sino al ponte Fabricio, e che al di là, nella regione trasteverina, sorgesse loro di contro la muraglia di Settimio.

[28] Veggansi i Breviarî del _Curiosum urbis_ e della _Notitia_, e il Breviario di Zaccaria di Armenia del sec. VI. Qua e colà vi hanno discrepanze nelle notizie numeriche. Intorno agli obelischi di Roma mi occorse la seguente osservazione. Al tempo in cui Sisto V restituì in piedi gli obelischi, il MERCATI scrisse la sua opera erudita intitolata: _Degli obelischi di Roma_, in cui dice che, degli antichi obelischi, quarantotto fossero stati portati a Roma d’altri paesi. Le Descrizioni delle Regioni da noi seguite parlano invece di sei soli, che sono naturalmente i maggiori: _In Circo Max. duo, minor habet pedes LXXXVIII, major vero pedes CCXXII. In Vaticano unus altus pedes LXXV. In Campo Martio unus altus pedes LXXV. In Mausoleo Augusti duo, alti singuli pedes XLII._ Tutti questi obelischi durano ancora, ornamento di Roma odierna.

[29] S. AUGUSTIN., _Sermon. CV. de verb. evang. Luc. XI_, p. 13, T. V, 1, p. 546: _mementote fratres, mementote: non est longum, pauci anni sunt, recordamini. Eversis in urbe Roma omnibus simulacris, Rhadagaysus rex Gothorum cum ingenti exercitu etc._

[30] S. HIER., _Lib. II, adv. Jovinianum_ verso la fine: _Squalet Capitolium, templa Jovis et caeremoniae conciderunt_. Il NARDINI (_R. Ant., II_, p. 332) ne conclude con troppa precipitazione che il tempio di Giove ai tempi di san Girolamo già fosse caduto in rovina, e ne attribuisce la distruzione ai Goti. Il passo da lui citato non è che rettoricume poetico, come usa lo stesso HIERONIM., _Ep. CVII ad Laetam_ (dell’anno 403), (_Ed. Verona I_, p. 672): _auratum squalet Capitolium_. In senso simile trovo usata la frase _squalere_ in CLAUDIANO (_De VI cons. Honor._, v. 410), allorchè parla del _Palatium_ che gl’Imperatori avevano abbandonato:

_Cur mea quae cunctis tribuere Palatia nomen_ _Neglecto squalent senio?_

Anche nel Proemio del Libro II del _Commento alla lettera ai Galati_, dice S. GIROLAMO: _vacua idolorum templa quatiuntur_.

[31] S. HIERONIM., _Ep. CVII, ad Laetam de institutione filiae_, T. I, p. 642. In questa lettera rettorica sono dati precetti ad una pia dama di Roma sul modo di educare una figlia.

[32] CLAUDIAN., _De VI cons. Honor., v. 42 sq._ Sotto il nome di _Regia_, il Poeta significa il palazzo dei Cesari, e pei _Rostra_ intende il Foro, com’è voluto dal senso di tutta la descrizione presa in generale. È _pars pro toto_.

[33] PROCOP., _De bello Goth._, IV, 22.

[34] GRUTER, p. 100-6. BEUGNOT, _Histoire de la destruction du Paganisme en Occident_, I, p. 106.

[35] COD. THEODOS., _Lib. XV, tit. I, De operib. publicis. Tit. I, n. 11. — Impp. Valentinianus et Valens etc. etc. ad Symmachum P. U., n. 19. — Impp. Valens, Gratiannus et Valentinianus ad Senatum, n. 15. — Impp. Valentinianus, Theodosius et Arcadius Proculo P. U. Constant._ — Altri Editti promulgarono Onorio ed Arcadio. — Cod. JUSTIN., VIII, Tit. X, _De aedif. privatis_. Tit. XII, _De operib. publicis_. Tit. XVII, _De sepulchris violatis_.

[36] _De Paganis sacrificiis et templis_, Lib. XVI, Tit. X, n. 2. _Imp. Constantinus etc. ad Catullium P. U._ I piaceri furono l’ultima molla della potenza politica di Roma.

[37] MARANGONI, _Cose gentilesche ec._, p. 227 e seg.

[38] _Relatio Symmachi, L. X, ep. 54_. Il BEUGNOT ha un bel capitolo su questo triste episodio di storia, _Liv. 8, chap. 6_. Si veda anche il GIBBON, _Cap. 28_. In risposta alla relazione di Simmaco s. Ambrogio scrisse la sua epistola a Valentiniano (ann. 384). I due documenti veggonsi nel Tom. I di PRUDENZIO, (_Parma_ 1788). Ed anche Prudenzio si fè, nell’anno 403, a confutare Simmaco con due libri di poesie _adversus Symmachum_. Ben dice s. Ambrogio con sobrio discorso: _Quid mihi veterum exempla proferitis? odi ritus Neronum. — Non annorum canities est laudanda sed morum_.

[39] ZOSIMUS, V. c. 38.

[40] CLAUDIAN., _De Cons. Stilich._, III, _v. 201. sq._:

_O palma viridi gaudens et amicta tropaeis_ _Custos imperii virgo etc._

_De VI cons. Honor., v. 597, sq._:

_Adfuit ipsa suis ales victoria templis_ _Romanae tutela togae etc._

[41] PRUDENTIUS, _Advers. Symmach._, II, v. 443-446:

_Quamquam cur Genium Romae mihi fingitis unum?_ etc.

S. HIERON. _Comment., in Isaiam_, IV, p. 672. — BEUGNOT, II, p. 139: «_on a donc raison de dire, que pendant le jour comme pendant la nuit, l’aspect de Rome devait être celui d’une cité où l’ancien culte dominait._» Oggidì è la costumanza di accendere lampade dinanzi le imagini della Vergine come un tempo solevasi innanzi gli Dei Lari.

[42] Già nell’anno 399, Arcadio ed Onorio avevano promulgato per le province d’Africa l’Editto: _Aedes inlicitis rebus vacuas nostrarum beneficio sanctionum ne quis conetur evertere, decernimus enim, ut aedificiorum quidem sit integer status. De Pagan. sacrif. et templis_, Lib. XVII, Tit. X, n. 18. — Al n. 19, segue l’Editto degno di nota di Onorio e di Teodosio II, dato nell’anno 408, sotto il consolato di Basso e di Filippo: _Templorum detrahantur annonae_, etc.

[43] Si veda l’Editto: _Omnibus sceleratae mentis paganae exsecrandis_, e i commenti di Gotofredo alla parola _destrui_.

[44] PRUDENT., _Cathemerinon Hymn._, XII, v. 201.

[45] La ragna (che in Roma era considerata ente portentoso), avrebbe meritato l’onore di un tempio sotto Eliogabalo. Mi ricorda di aver veduto nelle terme di Caracalla una bellissima testa di Apollo intorno alla quale uno di quegli insetti aveva ordito la sua tela, in modo che sembrava che vi si fosse gettato sopra un velo d’argento.

[46] _Incerti Tempor. demonstrationes, seu originum Constant._ in COMBEFIS, _Orig._, p. 29. CODINUS, _De origin._, p. 51, narra che Costantino tolse dal _Palatium_ di Roma la statua della Fortuna.

[47] PRUDENT., _Contra Symmachum_, I, v. 502 _sq._ Il FEA (_Sulle rovine di Roma_, p. 279) cita S. AMBROS., _Epist._ 18, n. 31, T. III, p. 886 B, ove quel Padre dice a Valentiniano: _non illis satis sunt lavacra, non porticus, non plateae occupatae simulacris?_

[48] Zacharia scrisse in lingua siriaca un catalogo dei monumenti di Roma, di cui Angelo Mai publicò la traduzione latina: _Script. vet._, T. X, _praef._, p. XII-XIV. Zacharia attinse lumi da relazioni più antiche, e dal catalogo aggiunto alle Descrizioni delle Regioni. La notizia del numero delle statue merita fede se si paragoni con quanto scrive Cassiodoro. Zacharia enumera: _Fontes aquam eructantes MCCCLII, e signa aenea MMMDCCLXXXV imperatorum aliorumque ducum_. Di più parla di XXV statue di bronzo, che, dice il cronista, riferivansi ai tempi di Abramo e di Davide, e che erano state recate a Roma da Vespasiano. Questa fola mi persuade che lo scrittore vivesse ai tempi di Belisario.

[49] ANASTASIUS BIBL. _in vita s. Clementis: hic fecit septem regiones dividi notariis fidelibus ecclesiae, qui gesta martyrum sollicite, et curiose unusquisque per regionem suam diligenter perquirerent. — Vita s. Evaristi: hic titulos in urbe Roma divisit presbyteris, et septem diaconos constituit, qui custodirent episcopum praedicantem propter stylum veritatis_. Verso l’anno 238, Fabiano deve avere aggiunti sette Suddiaconi, e dopochè, nei tempi posteriori al vescovo Cajo, fu cresciuto il numero dei Diaconi, san Silvestro deve avervi preposti i sette Cardinali diaconi. MARTINELLI, _Roma ex ethnica sacra_, c. 4.

[50] Ciò è confermato da una iscrizione della _Roma Subterranea, II, lib. IV, c. 25_.

[51] Il NARDINI (_Roma Ant._, I, p. 125, _sq._) tentò di determinare i confini delle sette Regioni ecclesiastiche. Egli crede che ricevessero l’organamento da san Silvestro. Il BIANCHINI nel II Vol. della sua erudita edizione di ANASTAS. BIBL., _appendix de regionibus urbis Romae_ (p. 137-140), tenta di trarre la notizia delle sette Regioni principalmente da un passo importante della vita di san Simplicio (intorno l’anno 464), dal quale traggo questo cenno: _Regionem III ad s. Laurentium, Reg. I ad s. Paulum, Reg. VI et VII ad s. Petrum_.

[52] ANASTAS. BIBL., _vita s. Pii_. A torto le antiche _Vitae_ dei Papi sono attribuite ad Anastasio, bibliotecario del tempo di Nicolò I. Questo libro prezioso (_Liber Pontificalis_), composto delle notizie desunte dagli antichi Archivî ecclesiastici, e dei _Gesta pontificum_, si stendeva fino al secolo nono con differenti recensioni. Il _Liber Pontific._ comprende i tempi da s. Pietro a Nicolò I (morto nell’anno 867): i _gesta_ di Adriano II e di Stefano VI vi furono aggiunti dal Bibliotecario Guglielmo (vedi le osservazioni del PANVINIUS al PLATINA, sulla fine della vita di Nicolò I). I più eruditi editori del _Liber Pontific._ sono i veronesi FRANCESCO e GIUSEPPE BIANCHINI, che, dietro le orme dell’HOLSTENIUS e dello SCHELESTRATE, lo trassero alla luce compulsando parecchi cataloghi e recensioni. Le loro annotazioni sono di alto pregio anche per la topografia di Roma (II ediz., Roma, 1731). Non parlo dell’edizione di Magonza dell’anno 1602, nè di quella di Parigi fatta dal FABROTTO nel 1647. L’edizione più corretta fu quella curata da GIOVANNI VIGNOLI (Roma 1724, 3 Vol. in 4.º).

[53] Il DAVANZATI (_Notizie della basil. di s. Prassede_, Roma 1725), sostiene fermamente che san Pietro ponesse sua prima dimora nella casa di Pudente, che colà egli fondasse la chiesa del titolo _Pudentis_, e che questa sia l’odierna chiesa di _santa Prassede_. — _Santa Pudentiana_ sarebbe stata innalzata più tardi da Pio I, nelle terme di Novato. Afferma invece il MARTINELLI (_Primo trofeo della Croce_), che l’antichissima chiesa di Roma edificata da s. Pietro sia quella di _santa Maria in via Lata_. Devo osservare con rammarico che una delle difficoltà massime del mio lavoro consista nella fatica di leggere sì grande numero di monografie, le quali nulla contengono di sodo in mezzo a un viluppo di gonfie frasi e di vane ricerche che costringono lo Storico a gettarle con dispetto da sè.

[54] In questa descrizione io seguii il _Liber Pontificalis_ messo a paragone cogli scritti dell’UGONIO, del MARTINELLI, del MARANGONI, del SEVERANO, del PANCIROLI, del PANVINIO ec.

[55] Nel 1595 si trovarono in prossimità del Laterano, due tubi di piombo coll’iscrizione: _Sexti Laterani. — Sexti Laterani M. Torquati et Laterani_. Vedasi MARANGONI, _Istoria della cappella Sancta Sanctor. di Roma_, c. I, p. 2.

[56] Intorno alla storia della chiesa di s. Giovanni in Laterano si veda ANASTAS., _vita s. Silvestri_. San Silvestro si dice avere consecrato addì 9 di Novembre quella chiesa. Non è fatta descrizione della sua forma nel _Liber Pontif._ Nel MABILLON, _Museum Ital._ T. II, p. 560 sq., è data dal diacono Giovanni la descrizione della basilica, ma qual era nell’anno 1260. Per la storia di tutti gli edificî eretti da Costantino può consultarsi il CIAMPINI, _De sacris aedificiis_. Si veda anche A. VALENTINI, _Basilica Lateranense descritta ed illustrata_ (Roma 1839).

[57] Alcune iscrizioni riferentisi a taurobolii ed a criobolii, che usavansi pel culto di quella Divinità, furono trovate negli scavi praticati nel secolo decimosettimo nei lavori della basilica. La più recente di quelle iscrizioni è dell’anno 390. Vedi il BEUGNOT, I, p. 159 e seg. — Prudenzio (nato verso il 348), in un suo inno a san Romano, descrive gli orribili sacrificî di vittime umane, che celebravansi ancora a quel tempo.

[58] La descrizione più antica del san Pietro si trova nel codice vaticano 3627 del canonico PIETRO MALLIO (della seconda metà del secolo duodecimo), intitolato: _Historia Basilicae antiq. s. Petri_; scritto pregevolissimo per la storia di Roma nel medio evo, che l’autore dedicava ad Alessandro III e che fu edito dal DE ANGELIS in Roma nel 1646, e più correttamente nei Bollandisti, _Acta Sanctorum_, T. VII, _Junii_, p. 37-56. Dopo quello scritto, è degno di nota l’altro di MAFFEO VEGIO, che fu pur canonico in s. Pietro (morto nel 1457), intitolato: _De rebus antiquis memorabil. Basil. s. Petri_, in quattro libri, stampato nell’istesso volume dei Bollandisti, V. p. 61 e seg.

[59] Il piano e la misura dell’antica basilica sono dati dal BONANNI, p. 12 e seg., dietro le notizie dell’Alfarano, del Severano, dell’Oldini ec. La chiesa odierna è lunga ottocentoventinove palmi e mezzo, e la sua altezza massima fino alla estremità della croce è di cinquecentonovantatre palmi.

[60] _Antiquae vatican. Basil. a Constantino Max. fabrefactae facies exterior, apsis, et muri extremi, ac illi super columnis surgentes, qui tecta gravi pondere sustinebant e laterum, tophorumque fragmentis, circo, adjacentibusque aedificiis eversis, celeri opera, rudique arte aedificati fuerunt etc._ Compendio del GRIMALDI nel MARTINELLI, p. 345, e nel NARDINI, III, p. 355. Il SEVERANO riporta un’iscrizione dei tempi di Trajano che deve essere stata sopra una delle grandi colonne dell’arco trionfale, e il TORRIGIO (_Le sacre grotte Vat._, p. 111), narra, che sulla base di marmo della grande croce posta sulla fronte del tempio, fosse scritto in greco il nome di Agrippina. Nel secolo nono, Leone IV fece collocare a ornamento di una finestra della torre una piccola colonna sulla quale era iscritto in lingua greca il memorabile voto a Serapide, che il Torrigio trascrisse (pag. 110).

[61] Varianti dei testi: _regalem_ e _regalis_. La lezione _regalis_ è da preferirsi ad ogni modo all’altra _regali_. Si paragoni la bellissima spiegazione del BUNSEN, _a. a. O._, pag. 88. _Domus_ è l’arca oppure la cella mortuaria, e _aula_ è la basilica stessa.

[62] Egli è incerto se questo epigramma fosse sotto il musaico antico, oppure sotto quello più recente, del tempo di Adriano I. ANDREA FULVIO (III, p. 84, trad. ital. del ROSSI), lo trascrisse quando rovinava la tribuna antica.

[63] PRUDENTIUS, _Peristeph. XII, Passio Beator. Apostolor. Petri et Pauli_, v. 31-44.

[64] S. PAULIN., _Epist. XXXIII, ad Alethium_ (ediz. di Anversa, p. 289).

[65] AMMIAN. MARC., XXVII, c. 11, scrive di Probo: _Claritudine generis et potentia et opum amplitudine cognitus orbi Romano, per quem universum paene patrimonia sparsa possedit, juste an secus non judicio est nostri_ — E: _marcebat absque praefecturis_. Il sarcofago di G. Basso è nelle grotte vaticane; quello di Probo presso la cappella della Pietà nella chiesa odierna di san Pietro. MAFFEO VEGIO vide ancora il _Templum Probi_, prima che Nicolò V ordinasse che fosse distrutto, e potè conservare memoria delle iscrizioni di Probo e di Proba. Vedi la sua _Histor. Bas. Ant. S. P. IV_, 109, 110.

[66] PRUDENT., _Hymn._ XII:

_Ibimus ulterius, qua fert via fontis Hadriani,_ _Laevam deinde fluminis petemus._

[67] BARON., _Annal. Eccl., a._ 386, riporta il rescritto, tratto da un Codice vaticano.

[68] La iscrizione posta sul musaico dell’arco trionfale diceva:

_Theodosius cepit, perfecit Honorius aulam_ _Doctoris mundi sacratum, corpore Pauli._

[69] UGONIO, etc., p. 235.

[70] Sopra l’arco leggesi questo epigramma:

_Placidiae pia mens of eris decus Homn.... (omne paterni)_ _Gaudet Pontificis studio splendore Leonis._

[71] PRUDENT., _Peristephan., Hymn. XII, v._ 45-54. Per avere notizie generali intorno la basilica si veda: N. M. NICOLAI, _Della basilica di s. Paolo_, Roma 1815. La bella chiesa aveva conservato la sua forma antica fino al 17 di Luglio 1823, in cui per incendio rovinò. Dopo di Leone XII, si diè opera alla sua riparazione conservandosene il disegno nella parte essenziale, ma variando sempre negli accessorî. Mentre io scrivo, si attende ad ornare dei loro fregi i soffitti interni. Sono di forma più elegante, ma non così elevata e ricca com’era la forma di quelli celebrati da Prudenzio. Nel complesso tutto vi è freddo e scipito come il nostro tempo.

[72] PRUDENT., _Peristephan., Hymn. XI, v._ 195, _sq._

[73] ANAST. BIBL. _in Damaso: Hic fecit basilicas duas: unam juxta theatrum sancto Laurentio_. LORENZO FONSECA vescovo di Jesi, scrisse la storia di questa mirabile chiesa: _De basilica s. Laur. in Dam. libri tres_, Fani 1745. Durante il sacco di Roma (1527), le soldatesche del Borbone misero a ruba l’antico archivio della chiesa, per la qual cosa pochi libri ne rimasero. Non ne potei trarre che ben poco, all’infuori della iscrizione per la consecrazione di Damaso.

[74] ANAST. _in vita Sixti III: Fecit autem basilicam beato Laurentio, quam et Valentinianus Augustus concessit_.

[75] Questo fatto notabile scoperse il BOTTARI (Vedi BUNSEN _ec. III_, 2, _pag._ 452). — GIOVANNI CIAMPINI, _De sacris aedif. a Constant. costructis., c._ 10, accoglie l’opinione che la Rotonda fosse un tempio di Bacco che Costantino tramutò in cappella cristiana. Il LADERCHI se ne fece oppositore nella sua _Storia della Basilica dei santi Marcellino e Pietro_.

[76] Vedi l’annotazione del NIBBY al NARDINI, _R. A., II_, 12. — DON RAIMONDO BESOZZI (_Storia della Basil. di s. Croce in Gerus._) sostiene che il nome di Gerusalemme vi derivasse perchè s. Elena vi aveva fatto trasportare alcuni cumuli di terra dal monte Calvario (p. 26). Questa monografia è priva d’importanza.

[77] JACOBI LADERCHII, _De Sacris Basil. ss. Martyr. Marcellini Presb. et Petri Exorcista Diss. Hist._ Rom., 1705.

[78] _Juxta Pallacinas_, è la lezione da preferirsi nel _Lib. Pontif., in Vita s. Marci_. Il PLATINA legge ad _Palatinas_, e l’UGONIO (p. 156 _sq._), crede che si accenni al portico del _Palatium_. Afferma il VIGNOLI, che se n’abbia a trarre il nome dal circo Flaminio, che nei primi tempi barbarici era detto erroneamente _Palatium_. Dalla iscrizione 97 che trovasi nel DE ROSSI, ricavasi che in quella regione fosse un luogo appellato _Pallacina_.

[79] ANASTAS., _Vita s. Liberii: hic fecit basilicam nomini suo juxta macellum Liviae_. E nella _Vita s. Sixti III: hic fecit basilicam s. Mariae, quae ab antiquis Liberii cognominabatur, juxta macellum Liviae_.

[80] ANAST., _in vita s. Calixti: Hic fecit Basilicam trans Tiberim_. Il nome addiettivo _s. Mariae_, che trovasi nel VIGNOLI, manca nei codici migliori. Il MARTINELLI, _Roma ex ethn. sacr._, p. 247, nega che la basilica fosse edificata da Calisto. Lo afferma invece senza provarlo l’UGONIO, p. 136, e dice, che è la più antica delle chiese di Roma dedicate alla Vergine. Potrà essere. Nella _Vita s. Julii_ dice il _Liber. Pontif.: fecit basilicam Juliam, juxta forum divi Trajani, basilicam Transtiberina regione XIV, juxta Callistum_. Dal _Titulus Julii_ deve distinguersi la _Basilica Julia_, che troveremo più tardi nel Laterano.

[81] HIERON., _De viris Illustr._, c. 15: _obiit tertio Trajani anno, et nominis ejus memoriam usque hodie Roma extructa Ecclesia custodit_. La storia di questa celebre basilica scrisse RONDININUS: _De s. Clemente Papa et Martire, ejusque Basilica in urbe Roma, libri duo_. Romae, 1706.

[82] CLAUDIAN., _De VI, Cons. Honor._

[83] Cod. THEODOS., _Lib. XV, Tit. 12, n. 1_. _Cruentia spectacula in otio civili et domestica quiete non placent etc._ — La narrazione del BARONIO che Onorio restituisse i giuochi di gladiatori con tutta la pompa, fu contraddetta dal MURATORI e dal PAGI, _ad ann._ 404. Del sacrificio di Telemaco e della proibizione dei giuochi parla THEODORET., _Eccl. Hist., V_, c. 26.

[84] CASSIODOR., _Var., Lib. V_, 24.

[85] Il cippo della statua di Stilicone, fu rinvenuto negli scavi fatti non lungi dal tempio della Concordia. LUCIUS FAUNUS, _De antiq. urb. R._ cart. 40, ne riporta la iscrizione pomposa. La iscrizione posta sull’arco trionfale trovasi nel GRUTER, p. 287, tratta dal Cod. di Einsiedeln; e colle correzioni del DE ROSSI, leggesi nello scritto di quest’ultimo intitolato: _Le prime raccolte d’antiche iscrizioni compilate in Roma etc._ Roma, 1852, _p._ 121. È opinione del De Rossi, che l’arco di trionfo fosse eretto non lungi del ponte di Adriano. Nessuna notizia ci pervenne della sua posizione: è possibile però che esso fosse colà, imperocchè ivi si trovasse anche un arco eretto ad onore degli imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio. Era ormai abbastanza ridicola la superba frase: _ad perenne indicium triumphorum quib. Getarum nationem in omne aevum domuere extinctam._

[86] CLAUDIAN., _De laudib. Stilichonis, lib. III_, ne lo loda.

[87] _Non est ista pax, sed pactio servitutis._ ZOSIMUS, V, c. 29.

[88] THEOPHAN., _Chronogr._, p. 69: τούτῳ τῷ ἔτει ἐν Ῥώμῃ ἐμυκήθη ἡ γῆ ἐπὶ ἡμέρας ἐπτὰ. Il GIBBON racconta tutte le circostanze della caduta di Stilicone coll’ingegno d’un tragedo, ma che toglie imparzialità allo storico. All’eroe di guerra mancava il genio dell’uomo politico.

[89] Con acre livore dice RUTILIO poeta pagano (v. 41):

_Quo magis est facinus dire Stilichonis acerbum_ _Proditor arcani quod fuit imperii etc._

[90] CLAUDIAN., _De bello Getico, v. 549, sq._ SOZOMEN., _IX_, c. 6. BARONIUS, _ad ann._ 409. SOCRATES, _Hist. Eccl., VII, c. 10_: ἄπιθι τὴν ῥωμαίων πίρθησον πόλιν.

[91] LACTANTIUS, _Divinar. Institut._, VII, c. 25.

[92] CLAUDIAN., _De bello Get., v._ 265:

_Tunc reputant annos, interceptoque volatu_ _Vulturis, incidunt properatis saecula metis._

[93] ZOSIMUS, V. c. 41. SOZOMENUS (greco e novaziano), V. c. 7.

[94] ZOSIMUS, V, 50.

[95] Il VAILLANT, _Numismata_, III, p. 154, dà il disegno della grande moneta d’argento di Attalo, colla iscrizione: _Invicta Roma Aeterna_. Roma seduta sul leone tiene sulla destra mano la Vittoria, e colla sinistra impugna la lancia. Anche nelle monete di Graziano è incisa l’imagine di Roma senza il Labaro, colla Vittoria e colla lancia.

[96] AMMIAN. MARCELL., XIV, VI, 4, _sq. e_ XXVIII, IV, 6, _sq._

[97] Εἷς δόμος ἄστυ πέλει: πόλις ἄστεα μυρία τεύχει. Olimpiodoro scriveva dopo che Alarico ebbe saccheggiata Roma. FOZIO diede un compendio dei 22 libri delle sue _Storie_, che dal settimo consolato di Onorio si stendono fino ai tempi di Valentiniano (p. 198, _sq._).

[98] Vedi GIBBON, c. 31.

[99] _De Civitate Dei_, I, c. 32.

[100] BARON., _Annal._ a quell’anno.

[101] AMMIAN. MARCELL., XXVII, c. 3. — _Sordidae vestes candidae mentis indicia sunt_, dice SAN GEROLAMO animato da zelo monacale (_ad Rusticum, ep._ 123, c. 7).

[102] Si legavano i libri della Sacra Scrittura in pelle babilonese, ricca di bei fregi. Così HIERON., _Ad Laetam, ep._ 107, n. 17, dice: _Codices amet, in quibus non auri et pellis Babylonicae vermiculata pictura placeat_.

[103] _Veredarius urbis — et altili geranopepa, quae vulgo pippizo nominatur. Ep. 22, ad Eustochium_, c. 28. I diaconi avevano in Roma grande parte nelle faccende mondane perchè erano gli amministratori dei beni ecclesiastici. Si legga il BARONIO, ad ann. 402, dov’è costretto a mostrarne il lato cattivo.

[104] _Ep._ 123, c. 10, _ad Ageruchium_.

[105] Questi tratti ho ricavato da parecchie lettere di san Gerolamo, quali _Ep. 22, ad Eustochium; Ep. 123, ad Ageruchium_, che è la più importante; _Ep. 125, ad Rusticum; Ep. 147, ad Sabinianum_ (ch’era un Don Giovanni tonsurato) ecc.

[106] Il breviario del _Curiosum Urbis_, dice: _Insulae per totam urbem XLVIDCII, Domos MDCCXC_. Il breviario della _Notitia: Insulae XLVI milia sexcentae duae_ e _domos mille septingentae nonaginta VII_. Il breviario di Zacaria numera: _Dom. 46603, palat. 1797_.

[107] Il DUREAU DE LA MALLE da confronti con Atene, con Parigi e con Roma, ha stabilito che la capitale del mondo sotto gl’Imperatori, fino al tempo di Aureliano, comprendesse una popolazione di 576,738 anime al massimo. Per la qual cosa le narrazioni del Vossio, del LEPSIUS, del GIBBON, sono cacciate tra i racconti delle _Mille e una notti_. Vedi _Économie politique des Romains_ (_Paris_, 1840), I, liv. 2, c. X, _sq._

[108] PROCOP., _De bello Vandal._, I, 2. Da quel passo possiamo dedurre che a’ tempi di Procopio i Senatori fossero trecento.

[109] La _Historia Miscella_ dice: _captaque est Roma IX Kal. Septemb. anno MCLXIV conditionis suae_. — THEOPHAN., _Chronogr._, p. 70: Πρὸ θ’, καλανδῶν Σεπτεμβρίου. — Il PAGI, che il MURATORI segue ciecamente, tenta di dimostrare che la presa di Roma avvenisse nell’anno 409. Al 410 s’attengono il BARONIO, il GOTOFREDO, il SIGONIO, il TILLEMONT, il GIBBON ed i più recenti. Al signor DE ROSSI vo debitore di un argomento che mi fa accogliere come vero l’anno 410. Dai suoi materiali per una raccolta d’iscrizioni cristiane abbiamo ricavato: che dai tempi di Costantino fino al 409, si trovano ad ogni anno iscrizioni consolari, e, ad esempio, all’anno 405 si trovano 18 iscrizioni; al 406, 11; al 407, 9; al 408, 7; al 409, 6. All’anno 410, neppur una; e ciò dimostra che quello deve essere stato l’anno dei torbidi interni e della caduta della Città, non avendosi saputo quali nomi di Consoli porre nelle iscrizioni sepolcrali. La progressiva restaurazione dell’ordine conosciamo mirabilmente dalle iscrizioni consolari che di nuovo si rinvengono. Infatti all’anno 411, se ne trova 1; al 412, 1; al 413 ed al 414, nessuna; al 415, 1; al 416, nessuna; al 417, forse una; al 418, 1; al 419, 3; al 420, 2; al 421, nessuna; al 422, 3; al 423, 4; al 424, 5; al 425, 4; al 426, 6; al 427, 4; al 428, 4.

[110] HIERONIM., _Ep. 127, ad Princip._, p. 953: _Nocte Moab capta est, nocte cecidit murus ejus_.

[111] TACITUS, _Hist._, c. 82, dove descrive la pugna dei soldati di Vespasiano coi Vitelliani: _qui in partem sinistram Urbis ad Sallustianos hortos per angusta et lubrica viarum flexerant_.

[112] Una prima traccia di tali leggende troviamo già nel _Curiosum Urbis, Regio XIV_, dove è detto: _Herculem cubantem sub quem plurimum aurum positum est_.

[113] In FOZIO, pag. 180.

[114] OROSIUS, V, c. 39.

[115] HIERON., _Ad Principiam, Ep._ 127, n. 12: _caesam fustibus flagellisque ajunt non sensisse tormenta: sed hoc lacrymis, hoc pedibus eorum prostratam egisse, ne te a suo consortio separarent_. Marcella morì pochi giorni dopo l’assedio. San Gerolamo esclama con Virgilio:

_Quis cladem illius noctis, quis funera fando_ _Explicet, aut posset lacrymis aequare dolorem?_ _Urbs antiqua ruit, multos dominata per annos;_ _Plurima perque vias sparguntur inertia passim_ _Corpora, perque domos; et plurima mortis imago._

[116] NICEPHORUS, _Eccl., Hist._ XIII, c. 35.

[117] OROSIUS, V, c. 39. S. Agostino (_De Civitate Dei_, nel primo Capitolo) tributa lodi ai Goti, e con gran fervore parla del trionfo di Cristo di cui tiene discorso anche CASSIODOR., _Variar., Lib. XII, ep. 20_. Il BARONIO difende il pio Onorio dell’accusa che per sua colpa Roma cadesse, e si scaglia in quest’occasione contro gl’idolatri che già da lungo tempo erano morti.

[118] PROCOP., I, 2, _De bello Vandal._: Ῥωμαίων τοὺς πλείστους διαφθεῖραντες, locchè è troppo esagerato. ISIDORUS, _Chronic. Gothor.: sicque Roma irruptione atque impetu magnae cladis eversa est_. — PHILOSTORG., _Hist. Eccles._, XII, c. 3, dice che la Città fu messa a ferro e a fuoco, e che i cittadini furono tratti in ischiavitù. Similmente HIERONIM., _Ad Principiam_; AUGUST., _De Civit. Dei_, I, c. 3, 12, 13.

[119] AUGUST., _De Civit. Dei_, III, c. 29. OROSIUS, II, c. 19. Questo scrittore fa allusione alla _Civitas Dei_, nello scritto in cui si propone lo scopo istesso del libro di santo Agostino. Solo SOCRATE, _Hist. Eccles._, VII, c. 10, parla di «molti» Senatori martoriati ed uccisi, e la _Historia Miscella_ lo ripete sulla fede di lui.

[120] ISIDOR., _Chron. Gothor.: post tertium diem quo Romam ingressi sunt, nullo hoste cogente, sponte discedunt_. OROSIUS, II, c. 19 e VII, c. 39. _Histor. Misc._ Il solo MARCELLINUS, _Chronic. apud Sirmond._, II, p. 356, parla di sei giorni, e questa versione segue BENEDETTO DA SORATTE: _Alaricus trepidam urbem Romam invasit — sextoque die quam ingressus fuerat depraedata urbe egressus est_. Che Alarico traesse con sè prigioni romani, è dimostrato dall’iscrizione esistente sulla tomba di Dionisio diacono e medico, che leggesi nel GRUTER, 1173, n. 3:

_Hic Levita jacet Dionysius artis honestae_ _Functus et officio quod medicina dedit_ ec. ec. _Postquam romana captus discessit ab urbe_ _Mox sibi jam D[=n]s subdidit arte getas_ ec. ec.

[121] PROCOP., _De bello Vandal._, I, 2: ἔν αἶς ἧν καὶ ἡ Σαλουστίου — ᾗς δὴ τὰ πλεῖστα ἠμίκαυτα καὶ ἔς ἑμὲ ἕστηκε.

[122] SOCRATES, _Hist. Eccles._, XII, c. 10: Τὰ μὲν πολλὰ τῶν θαυμαστῶν ἐκεινῶν θεαμάτων κατέκαυσαν. Ciò è ripetuto anche nella _Histor. Miscella_, e in CASSIODOR., _Hist. Eccles. tripart._, II, c. 9. (T. I, p. 368, Opera). PHILOSTORG., _Hist. Eccl._, XII, C. 3: ἐν ἐρειπίοις δὲ τῆς πόλεως κειμένης. S. HIERON., _Ep. XVIII, ad Gaudent._, p. 959 (ediz. di Verona): _Urbs inclyta, et Romani imperii caput, uno hausta est incendio_. Questa lettera fu scritta nell’anno 413.

[123] JORNAND., _De reb. Get._, c. 30. _Alarico jubente spoliant tantum: non autem, ut solent gentes, ignem supponunt_. Un passo che trovasi in MARCELL., _Com. Sirmond._, T. II, p. 356, dice con espressione più moderata e più giusta: _Alaricus trepidam urbem Romam invasit, partemque ejus cremavit incendio_. Ancor più mite è l’opinione di BATTISTA IGNAZIO, sulla fine della storia di ZOSIMO: _Intromissus Gothus majori ignominia quam damno urbem omnem depopulatur_.

[124] OROSIUS, _Hist._, II, c. 19, p. 143.

[125] _Facto quidem aliquantarum aedium incendio, sed ne tantum quidem_ etc. OROSIUS, _ultimo lib._, c. 39. Si veda anche il SIGONIO, _De occid. Imper._, X, verso la fine.

[126] PIETRO BARGA, nel 1656, publicava uno scritto intitolato: _De Privatorum publicorumque aedificiorum urbis Romae evasoribus_, in cui egli cercava di distruggere le accuse lanciate contro i Barbari. Egli tributa grandi lodi ad Alarico (p. 15). In quello però che risguarda l’arte, il Barga è più barbaro dei Vandali. Il TIRABOSCHI, _Storia della Letteratura_, Tom. III, non è meno caldo difensore dei Barbari, ed il FEA è più profondo dei due. _Può ben provarsi_, egli dice, _che non s’abbiano portata quella devastazione che crede il volgo_ (p. 268).

[127] RUTILII CLAUDII NUMATIANI, _Itinerarium ad Venerium Rufium_. Il Poeta abbandonava il carico di prefetto della Città nell’anno 417, e se ne tornava nelle Gallie sua patria. Quell’inno sgorgando dal suo animo commosso, è simile alla voce d’un cigno che lamentoso abbandona le sponde del Tevere e batte le ali al suo viaggio di migrazione:

_Exaudi regina tui pulcherrima mundi_ _Inter sidereos Roma recepta polos._ _Exaudi genitrix hominum, genitrixque deorum,_ _Non procul a coelo per tua templa sumus._

[128] HIERON., T. V, _Op. ad Eustochiam_, che serve d’introduzione ai suoi Commenti su Ezechiello.

[129] _Haeret vox et singultus intercipiunt verba dictantis. Capitur Urbs quae totum cepit orbem_ — è rettoricume che non rende bene la nostra lingua. _Ep. 127, ad Princip._, I, p. 953. — Nel concitamento del suo discorso egli congiunge alcuni passi d’Isaia colla descrizione di Virgilio della caduta di Troja. Vedi anche _Ep. 130, ad Demetriadem_, p. 973, _sq._: _Urbs tua, quondam orbis caput, Romani populi sepulchrum est_, ed a pag. 974 egli parla con amplificazione da retore di _Romanae urbis cineres_. PROSPERO TIRO, contemporaneo, dice nel _Chron._ che leggesi nel CANISIO, T. I: _Roma, orbis quondam victrix, a Gothis, Halarico duce, capta_.

[130] PROCOPIO narra questo aneddoto caratteristico nella sua storia _De bello Vand._, I, 2.

[131] AUGUSTIN., _De urbis excidio. Opera_, T. V, p. 622-628. Ediz. di Venezia, 1731.

[132] S. AUGUST., _De Civitate Dei_, I, c. 7: _quidquid ergo vastationis, trucidationis, depraedationis, concremationis, afflictionis in ista recentissima Romana clade commissum est, fecit hoc consuetudo bellorum_. E il _Serm. 107, de verb. Ev. Luc._, 10, n. 13; 11, n. 12.

[133]

_Unum, mira fides, vario discrimine portum_ _Tam prope Romanis, tam procul esse Getis_, v. 335.

[134] JORNAND., _De reb. Get._, c. 81. _Qui suscepto regno revertens iterum ad Romam, si quid primum remanserat, more locustarum, erasit._

[135] Narrano con qualche esagerazione dello sbarco e della sconfitta di Eracliano OROSIUS, VII, c. 42 e IDACIUS, _Chron. apud_ SIRMOND, ed anche MARCELLINUS COMES.

[136] PROSPER AQUIT. _Chron.: Honorius triumphans Romam ingreditur, praeeunte currum ejus Attalo, quem Lyparae vivere exulem jussit_. Degna di lode è questa mitezza d’animo.

[137] Vi si riferisce la _Descriptio urbis Romae, quae aliquando desolata nunc gloriosior piissimo Imperatore restaurata_, che trovasi nel LABBE e nel PANCIROLI. — PHILOSTORG., XII, n. 5: Μετὰ ταῦτα δὲ καὶ ἡ Ῥώμη τῶν πολλῶν κακῶν ἀνασχοῦσα συνοικίζεται καὶ. ὅ βασιλεὺς αὐτῇ παραγεγονὼς, χειρὶ καὶ γλώττῃ τὸν συνοικισμὸν ἐπικρότει. — NICEPHORUS, _Eccl. Hist._, XIII, c. 35. — OROSIUS, VII, c. 40, dice che la Città in breve fu restituita in isplendore: _irruptio urbis per Alaricum facta est: cujus rei quamvis recens memoria sit, tum si quis ipsius populi Romani et multitudinem videat et vocem audiat, nihil factum, sicut etiam ipsi fatentur, arbitrabitur, nisi aliquantis adhuc existentibus ex incendio ruinis forte docentur_. È passo degno di nota.

[138] OLIMPIODORO in FOZIO, pag. 187.

[139] RUTILIUS, V, 115-165. Egli chiude quella calda apostrofe con questi versi pieni d’affetto.

_His dictis iter arripimus, comitantur amici:_ _Non possum sicca dicere luce: vale!_

[140]

_Sedes Roma Petri: quae pastoralis honoris_ _Fucat caput mundo, quicquid non possidet armis,_ _Relligione tenet._

Versi di PROSPERO D’AQUIT., _Bibl. Max._, VIII, 106. _a_, nel BEUGNOT, II, pag. 115 in nota.

[141] Secondo EUSEBIO, san Pietro sarebbe venuto in Roma nel secondo anno di regno dell’imperator Claudio, ma gli Atti degli Apostoli contraddicono a questa asserzione, e il _Liber Pontificalis_ e LATTANZIO narrano ch’egli venisse nella Città ai tempi di Nerone. Si crede che l’Apostolo abbia tenuto il seggio vescovile da lui fondato, per un periodo di 25 anni, ma la sana critica rigetta questo fatto, imperocchè essa attribuisca al primo pontefice di Roma 10 anni al più, cioè il periodo dall’anno 55 al 65, nel quale, morto l’Apostolo, succedette Lino. Vedasi FRANCESCO PAGI, _Breviar. Gestor. Pontif. Roman._, dove parla di san Pietro.

[142] BARONIUS, _Annal._, MURATORI, _Annal._, e PAGI, _Critica_ a quell’anno.

[143] MURATORI, _Annal._, ad ann. 425.

[144] Il GRUTER, 1170, n. 7, riporta l’antica iscrizione che leggevasi sulla porta maggiore della Chiesa:

_Virgo Maria tibi Sixtus nova tecta dicavit_ _Digna salutifero munera ventre tuo._ _Tu genitrix ignara viri; te denique foeta_ _Visceribus salvis edita nostra salus._ _Ecce tui testes uteri sibi praevia portant_ _Sub pedibusque jacet passio cuique sua._ _Ferrum, flamma, ferae, fluvius, saevumque venenum_ _Tot tamen has mortes una corona manet._

La chiesa era, nel secolo sesto, chiamata _Basilica s. Dei Genitricis ad Praesepe_, come apprendo da una narrazione degna di nota (di cui il De Angelis non si giovò), che, scritta verso la metà del secolo sesto, leggesi nel MARINI, _Papiri diplomatici_, n. XCI, p. 142. Il VALENTINI (_La Patriarcale Bas. Liberiana descritta ed ill._, Roma, 1839) ne trasse la notizia che essa ricevesse questo titolo soltanto allora che vi venne deposta la mangiatoja del presepe dove nacque Cristo, che fu trasportata di Gerusalemme dopo l’anno 642. La critica sdegna occuparsene.

[145] Nella cronologia dei musaici delle chiese io seguo GIOVANNI CIAMPINI: _Vetera Monumenta in quibus praecipue Musiva opera etc., Romae_, 1690. Che i musaici in _santa Maria M._ appartengano all’epoca di Sisto III, dimostra l’iscrizione posta sull’arco trionfale: _Xystus Episcopus Plebis Dei_. Non vi furono condotti restauri troppo rozzi.

[146] Si trovano le descrizioni di quei musaici nella _Dissertazione II_ di FRANCESCO BIANCHINI, pag. 123 e seg., vol. I, della sua ediz. di ANASTAS., e nella _Basilica Liberiana descr. ed illustr._, Roma, 1839. Nove quadri che andarono distrutti furono sostituiti nel secolo decimosesto da pitture che imitano lo stile dei musaici.

[147] Alcune di queste figure subirono più tardi alcuni mutamenti, e spetta alla storia dell’arte farne osservazione e spiegarne il fatto. Nel _Manuale della Storia dell’Arte_ del KUGLER si osserva erroneamente che i musaici dell’arco trionfale rappresentano «di preferenza argomenti tratti dall’Apocalisse», pag. 380, della bella versione italiana che ne ha publicato il valoroso Ab. PIETRO dott. MUGNA. Venezia, 1852.

[148] Questo bel concepimento vidi espresso in un affresco della chiesa del Convento di s. Benedetto in Subiaco con felice imitazione del musaico. Sembra che appartenga al secolo duodecimo od al decimoterzo, in quell’epoca in cui vi dipingevano Consolo ed altri artisti.

[149] ANASTAS., _in s. Sixto III. Fastigium argenteum in basilica Constantiniana, quod a barbaris sublatum fuerat_.

[150] HIERON., _Epist. 52 ad Nepotianum_, c. 10. L’AGINCOURT nella sua _Storia dell’arte_ si prese la cura di raccogliere un catalogo delle opere artistiche donate alle chiese dai Papi e dagli Imperatori dal quarto al nono secolo. Alla fine del Vol. I.

[151] PROSPER., _Chron._ ad ann. 443.

[152] GIBBON, c. 35. MURATORI, _Annal._ ad ann. 450.

[153] JORNAND., _De Regnor. success._, nel MURATORI, T. I, P. I, p. 239, e _De Reb. Get._, 42. PRISCO, scrittore contemporaneo (_Excerpta de Legat._, p. 39, 40) e MARCELL. COM. narrano la storia di Onoria e delle relazioni di lei con Attila.

[154] Negli Italiani moderni spira talvolta quell’odio puerile, ed anche uomini illustri quali il RANIERI (_Storia d’Italia dal V al IX secolo_, Brusselles, 1841), ed il NICOLINI non ne sono del tutto scevri. Eglino avrebbero dovuto informarsi piuttosto all’imparziale discernimento del MURATORI (V. _Annal._ ad ann. 482 verso la fine, ed in altri luoghi).

[155] _Hist. Misc._, XV. In CASSIODOR., _Variar., Lib. I, ep. 4_, è detto che fra i legati furono anche il padre di Cassiodoro e Carpilione figlio di Ezio. JORNAND., _De reb. Get._, c. 42. PROSPER., _Chronic._ ed il _Liber Pontif._ parlano dell’ambasceria.

[156] JORNAND., _De reb. Getic._, c. 42.

[157] I Padri della Chiesa venerano gli Apostoli quali patroni di Roma: ad esempio s. PAOLINUS, _Natal._ XIII, _Fragm. de Gothorum exercitus cum suo Rege interitu_. Numi tutelari di Roma li chiama anche CASSIODOR., _Varior._, XI, 13. — Quella leggenda è di origine assai più recente. Gli editori delle opere di Leone (_Lugdun._, 1700) asseriscono che la leggenda sia stata inserita nel Codice della _Hist. Misc._ edito da GIANO GRUTER, perocchè i Codici più antichi non la contengano. Si veda _Dissert. I, de vita et reb. gestis s. Leonis M._, p. 165 _sq._ nell’Appendice.

[158] MARANGONI, _Cose Gentilesche_, c. XX, p. 68. TORRIGIUS, _De Cryptis Vat. etc._, p. 126, e _Sacri Trofei Romani_, p. 149. BONANNI, _Templi Vaticani Historia_, p. 107. Della statua del san Pietro avrò occasione di parlare nel Vol. II.

[159] S. LEO. M., _Sermon. in octava Apost. Petri et Pauli_ LXXXI. Il MURATORI (ad ann. 455) afferma che s’incominciò a celebrare la festività dopo la ritirata dei Vandali. Quantunque gli Editori delle opere di san Leone asseriscano la stessa cosa, mi sembra più esatta la opinione del Baronio, che quel sermone si riferisca ad Attila. Io non credo che Leone dipingesse il terribile saccheggio dato dai Vandali colle semplici parole: _qui corda furentium Barbarorum mitigare dignatus est_, nè in quel caso egli avrebbe parlato di Roma salva dalla servitù. Il PAPENCORDT (_Geschichte der Vandal. Herrsch. in Afrika_, Berlin, 1837) opina persino che quella predica fosse stata tenuta subito dopo la ritirata dei Vandali. Or come avrebbe potuto una città caduta in tanto squallore pensare ai giuochi del circo?

[160] Questo Vescovo è SALVIANO di Marsiglia: _De vero Judicio et provid. Dei_, VII, p. 78. Gli oratori sacri di quel tempo ricavavano alti argomenti dalla storia politica. Ammiro l’ingegno del Gallo dove parla del riso sardonico dei Romani in mezzo a quel decadimento terribile: _Sardonicis quodammodo herbis omnem Romanum populum putes saturatum. Moritur et ridet_. — PROCOP., _De bello Goth._, IV, 24, fa alcune osservazioni sulle erbe sardoniche e sul riso. Salviano era di cuore più romano che l’africano Agostino, e la sua eloquenza scorre rapida e talvolta è anche elevata.

[161] Della uccisione di Ezio parlano VICTOR TUNUN. in CANISIUS, T. I; PROSPER. TIRO; PROSPER., _Chron. Pithoean. ibid._; PROCOP., _De bello Vand._, I, c. 4; IDATIUS, _Chron._, in SIRMOND., T. II.

[162] IDATIUS, _Chron._; CASSIODOR., _Chron._

[163] PROCOP., _De bello Vand._ I, 4; MARCELL. COM., _Chron._; NICEPHOR. CALLIST., _Hist. Eccl._, XV, c. 11; EVAGRIUS, _Hist. Eccl._, II, c. 7.

[164] CASSIODORO narra che l’assassinio fu commesso nel campo di Marte, ma invece PROSPERO TIRONE afferma essere avvenuto nel luogo appellato _ad duas Lauros_, ch’era situato innanzi a porta Nomentana. Oltre a quei cronisti sta scritto nella _Hist. Misc._, XV, e in MARCELL. COM. IDATIUS, _Chronic._: _occiditur in campo, circumstanti exercitu_ — e similmente VITTORE TUNUN.: _in campo Martio_.

[165] Fonti dalle quali si trae la narrazione di questi fatti sono: PROCOP., _De bello Vand._, I, c. 4; EVAGRIUS, II, c. 7. — NICEPHOR., XV, c. 11, segue EVAGRIO ch’egli trascrive. — MARCELL. COMES, _Chronic._; JORNAND., _De Regni success._, p. 127.

[166] PROSPER., _Chron._, ad ann. 455.

[167] _Hist. Misc._, XV; PROSPER., _Chron._

[168] Secondo la cronaca di MARIANO SCOTO, fu nel _IV Idus Julii Feria III_, ossia addì 12 di Luglio; e, seguendo questa opinione, il MURATORI corregge il PAGI. Il PAPENCORDT raccolse con somma diligenza tutte le varie opinioni degli Storici sul giorno in cui i Vandali presero Roma, ed accoglie come epoca presso a poco esatta quella dei 2 di Giugno. Vedi il supplemento IV della sua _Storia dei Vandali_.

[169] PROCOP., _De bello Vand._, I, 5.

[170] Che quei disegni esistenti sull’arco di Tito e principalmente la figura del candelabro non sieno stati tratti esattamente dagli originali, si pare da ciò che la prima e la settima asta del candelabro sono disuguali e le braccia sono troppo grosse, e finalmente dal fatto che sulla base sono disegni rappresentanti animali, mostri marini ed aquile, simboli che il giudaismo non aveva accolti. Ciò è dimostrato in una memoria di ADRIANO RELAND, _De spoliis Templi Hierosolim. in arcu Titiano Romae conspicuis_. Nel cap. 13 narrasi la storia di quelle spoglie.

[171] JOSEPHUS, _Lib._ VII, c. 24.

[172] PROCOP., _De bello Goth._, I, c. 12: ἔν τοῖς ἦν καὶ τὰ Σολόμωνος τοῦ Ἑβραίων βασιλέως κειμήλια, ἀξιοθέατα ἔς ἄγαν ὄντα. πρασία γὰρ λίθος αὐτῶν τὰ πολλὰ ἐκαλλώπιζεν, ἅπερ ἔξ Ἱεροσολύμων Ῥωμαῖοι τὸ παλαιὸν εἷλον.

[173] THEOPHAN., _Chronogr._, p. 93, e GIORGIO CEDRENO, _Histor. Comp._, T. I, p. 346: ἔν οἷς ἦσαν κειμήλια ὁλόχρυσα καὶ διάλιθα ἐκκλησιαστικὰ καὶ σκἐυη Ἑβραϊκὰ, ἅπερ ὄ Οὐεσπασιανοῦ Τῖτος ἔξ Ἱεροσολύμων ἀφείλετο.

[174] PROCOP., _De bello Vandal._, II, c. 4.

[175] _Breviar._ ZACHAR.: _Similiter alia aenea XXV, referentia Abrahamum, Saram regesque de stirpe Davidis, quae Vespasianus imperator Romam detulit post deletam Hierosolymam cum ejusdem Urbis portis aliisque monumentis_. Si vede che tali leggende furono create di buon’ora. La compilazione dei _Mirabil. urbis Romae_, che si conosce sotto il titolo: _Graphia aureae urbis Romae_ conservata nella _Bibl. Laurent., Plut._ 89, cod. 41, e publicata da OZANAM, _Docum. inédits_ etc., p. 160, aggiunge: _In templo Pacis juxta Lateranum_ (sic!) _a Vespasiano imperatore et Tito filio ejus recondita est archa testamenti, virga anû_ (forse _Aaronis_), _urna aurea habens manna, vestes et ornamenta Aaron, candelabrum aureum cum VII lucernis tabernaculi, septem cath. argentee_, etc. Segue un catalogo di altre reliquie conservate nella Basilica lateranense, tra le quali si celebra l’_arca foederis_ e la _virga Aaronis_.

[176] THEOPHAN., _Chronogr._, p. 102. Delle avventure della bella Atenaide, ossia Eudocia, imperatrice di Bisanzio, narra NICEFORO, XIV, c. 23.

[177] Questa leggenda è narrata dall’UGONIO, p. 58 e seg. Oggidì ancora si celebrano in quel giorno le _Feriae Augusti_, e in linguaggio popolare dicesi: _ferrare Agosto_.

[178] ANAST., _in Vita s. Leonis: Hic renovavit post cladem Vandalicam omnia ministeria sacrata argentea per omnes titulos de confiatis hydriis sex argenteis; basilicae Constantinianae duabus, basil. B. Petri duabus, basil. B. Pauli duabus quas Constantinus Aug. obtulit, quae pensabant singulae libras centum. Quae omnia vasa renovavit sacrata_.

[179] EVAGRIUS, _Eccl. Hist._, II, C. 7: ἀλλὰ τὴν πόλιν πυρπολήσας, πάντα τὲ μὲν ληϊσάμενος. NICEPHOR., _Eccl. Hist._, XV, C. 11: ἀλλὰ τὰ μὲν πολιορκήσας (ciò manca affatto di senso), τὰ δὲ τῶν τῆς πόλεως πυρπολήσας. Parlano però il vero: PROSPER, _Chronic.: per quatuordecim igitur dies secura et libera scrutatione omnibus opibus suis Roma vacuata est_. ISIDORUS, _Chronic.: direptisque opibus Romanorum per quatuordecim dies_. JORNAND., _De rebus Get._, c. 45: _Romamque ingressus cuncta devastat_, e _de Regni succ._, p. 127: _urbe rebus omnibus exspoliata_.

[180] FEA, _Sulle rovine di Roma_, p. 270. E lo scritto del BARGEO.

[181]

_Sistimus portu, geminae potiti_ _Fronde coronae:_ _Quam mihi indulsit populus Quirini_ _Blattifer, vel quam tribuit Senatus:_ _Quam peritorum dedit ordo consors_ _Judiciorum:_ _Cum meis poni statuam perennem_ _Nerva Trajanus titulis videret_ _Inter auctores utriusque fixam_ _Bibliothecae._

APOLLIN. SIDON., _Ep._ XVI, _ad Firmianum, Lib._ IX, p. 284.

[182] _Nam patre Suevus, a genetrice Gethes_, dice SIDONIUS, _Panegir. Anthemii_ (_carm._ II, v. 361). Con espressioni ancor più ampollose di quelle usate da Claudiano, Sidonio tributa lodi a Ricimero che paragona a Stilicone. Con panegirici succedentisi l’uno all’altro, Sidonio lodò gl’imperatori Avito, Majoriano ed Antemio. Tutti quegli scritti pervennero sino a noi.

[183] GREGOR. DI TOURS, _Hist. Franc._, II, c. 11.

[184] SIDON. APOLL., nel _Panegyr. Maioriani, Carmen_ V, 385 e seg.

_Postquam ordine vobis_ _Ordo omnis regnum dederat, plebs, curia, miles_ _Et collega simul._

Che il Senato concorresse a quest’elezione si ricava da quel passo del Rescritto di Majoriano stesso ove dice: _favete nunc Principi, quem fecistis. Novell. Maior._ nel _Cod. Theodos._ Ved. CURTIUS, _Commentarii de Senatu Rom. post tempora Reipublicae_ etc., V, c. 1, p. 130.

[185] _Legum Novell. Liber_ alla fine del _Cod. Teodos., Tit._ VI, 1. _De aedif. publ._ L’Editto è dato: _VI Idus Jul. Ravennae_, sotto il consolato degl’imperatori Leone e Majoriano, ed è indiritto al _Praef. Praet. Aemilianus_.

[186] PROCOP., _De bello Vand._, I, 7.

[187] La iscrizione di stile barbarico, che ha per oggetto la costruzione del campanile e che dev’essere stata scritta tra l’anno 844 e l’847, fu da me trascritta da un avanzo delle balaustrate del coro: _Canpaa Expensis mei feci temp. D[n=] Sergii ter beass[=i]m et coangelico Junioris Pape Amen_. Dall’altro lato: _Stephani Primis Martiri ego Lupo Gricarius_. La basilica fu edificata sopra un’antica villa che sembra essere nei tempi antichi appartenuta a Domiziano, e dopo di lui alla famiglia Sulpicia oppure alla famiglia Servilia. Questa scoperta importante ci fa conoscere che allora nella Campania si edificavano basiliche, trasformando alcuni palazzi di campagna. Ora l’attenzione degli studiosi dell’antichità è risvegliata dalla scoperta preziosa di due celle mortuarie pagane adorne di belle scritture e di sarcofaghi. — Sembra che Demetria fosse quell’amica di santo Agostino a cui Pelagio indirizzò la _Epistola ad Demetriadem_, che sta fra le lettere di san Gerolamo.

[188] APOLL. SIDON., I, _Ep._ 9, p. 22: _seposita praerogativa partis armatae, facile post purpuratum Principem, principes erant_.

[189] CASSIOD., _Chronic._ Sulla entrata di Antemio in Roma vedasi IDATIUS, _Chron.: cum ingenti multitudine exercitus copiosi_.

[190] APOLL. SIDON., _Ep._ I, 5, p. 12: _vix per omnia theatra, macella, praetoria, fora, templa, gymnasia, talassio fescennius explicaretur. — Jam quidem virgo tradita est, jam corona sponsus, jam palmata consularis, jam cyclade pronuba, jam toga senator honoratur, jam penulam deponit inglorius_, etc. Nel _Carm._ II, _Panegyr. Anth._, verso la fine finge che Roma, sotto aspetto di Dea, si volga alla città di Costantinopoli, da lui dipinta sotto la figura dell’Aurora, offerendo la corona imperiale ad Antemio. Quest’allegoria è la parte più originale di quella apologia ampollosa.

[191] APOLL. SIDON., _Epist._ I, 6.

[192] _Qui adhuc in eo semifumantem praefecturae nuper extortae dignitatem venerabatur._ SIDON., I, _Ep._ 7.

[193] _Reus noster aream Capitolinam percurrere albatus: — modo serica et gemmas et pretiosa quaeque trapezitarum involucra rimari, et quasi mercaturus inspicere._

[194] SIDONIO chiama quell’isola ancora: _Insula serpentis Epidaurii_.

[195] Una energica descrizione dei delitti di lui è data da SIDONIUS, _Ep._ II, 1, V, 13. Della sua morte racconta nell’_Ep._ VII, 7.

[196] ENNODIUS, _Vita s. Epiphan. Ticin. Episcopi_, nel SIRMOND., II.

[197] _Hist. Misc._, XV. SIGONIUS, _De Occid. Imp._, XIV, p. 385.

[198] THEOPHAN., _Chronogr._, p. 102.

[199] Anche di questo saccheggio dice il FEA: _Si contentò di darle il sacco_ (p. 274). Ed il BARGEO. _Sic tamen, ut praeda contentus aedificiis pepercerit._

[200] _Hist. Misc._, XV: _praeter famis denique, morbique penuriam, quibus eo tempore Roma affligebatur, insuper etiam gravissime depraedata est, et excepto duabus regionibus, in quibus Ricimirus cum suis manebat, caetera omnia praedatorum sunt aviditate vastata_.

[201] BARON., _Annal._, ad ann. 472. MURATORI, _Annal._, ad ann. 472. Il CIAMPINI, _Vet. Mon._, I, c. 38, dà un cattivo disegno del musaico che nell’anno 1592 cadde intieramente. Vi era l’iscrizione: _Fl. Ricimer V. J. Magister Utriusq. Militiae Patricius Et Exconsul Ord. Pro Voto Adornavit_. Un’iscrizione sopra una lamina di bronzo con lettere d’argento diceva: _Salvis DD. NN. Et Patricio Ricimere Eustatius VC Urb. P. Fecit_: leggasi nel MURATORI, _Thesaur. Nov. Inscr._, p. 266, e _Annal._, ad ann. 472. La memoria di Ricimero, di Giovanni Lascari, che ivi ha sepoltura, e di O’ Connel, di cui fu colà deposto il cuore, rende illustre quella chiesa la quale adesso è unita al Collegio degli Irlandesi.

[202] CASSIODOR., _Chron._

[203] JORNAND., _De reb. Get._, c. 45. _Chronologus_ CUSPINIANI. ANONYM. VALESII o _Excerpta_ alla fine di AMMIAN. MARC.

[204] ANON. VALES.: _Augustulus, qui ante regnum Romulus a parentibus vocabatur, a patre Oreste patricio factus est imperator_.

[205] PROCOP., _De bello Goth._, I, 1, nell’incominciamento.

[206] L’ANON. VALES. lo narra nella vita di san Severino.

[207] CASSIODOR., _Chron.: nomenque regis Odoacer adsumpsit, cum tamen nec purpura, nec regalibus uteretur insignibus_. THEOPHAN., _Chronogr._, p. 102, 103.

[208] La fine dell’_Imperium Romanum_ pone anche il PAGI all’anno 476 e non al 479, come farebbe credere la notizia datane da JORNAND., _De bello Goth._, c. 46.

[209] Dell’ambasceria del Senato è data narrazione negli _Excerp._ della smarrita Storia di _Malchus_ in FOZIO (_Corp. Scriptor. Hist. Byz._, ed. BONN. P. I, p. 235, 236). Con poche parole n’è fatto cenno negli _Excerp._ di CANDIDUS, _ibid._, p. 476. E queste sono le meschine bricciole che possiamo raccogliere dalla tavola di FOZIO in argomento sì importante. L’ANON. VALES. ne tace.

[210] SALVIAN., _De vero judicio et providentia Dei_, V, 32, p. 53: _Itaque nomen civium Romanorum aliquando non solum magno aestimatum, sed magno emptum, nunc ultro repudiatur ac fugitur; nec vile tantum, sed etiam abominabile pene habetur_. E ne alza lamento alla fine dei