Chapter 2 of 4 · 3994 words · ~20 min read

Part 2

Adesso, intanto, non si vedevano più da cinque o sei anni! — Che cos’è? Applicato? Vice console?... Era al Cairo e ho saputo che è stato richiamato per un duello nel quale ha ferito il marito di una sua amante.

MATTEI ridendo.

Una graffiatura; e il marito non era nemmeno un marito.... autentico.

FEDERICO.

Chi te l’ha detto?

MATTEI.

Alvise.

FEDERICO riscaldandosi.

Se tu fossi un po’ meno con la testa al Cotonificio, alla Camera, al Ministero e un po’ più _qui_, ti sarebbe saltata all’occhio la sconvenienza di tenere nella stessa casa, con una donna giovane.... bella, un.... ragazzo che ha delle avventure galanti così sonore da sentirsene l’eco sino a.... Subiaco!

MATTEI.

È stato richiamato a Roma.... pareva per pochi giorni. Mandarlo all’albergo, il nipote della mia povera moglie?

FEDERICO.

Pochi giorni, da quest’inverno!

MATTEI.

Doveva andare a Tripoli, doveva andare ad Aden....

Cercando di rabbonirlo.

Adesso te lo manderemo a Zanzibar.

Risata.

Sei contento?

FEDERICO

con un’alzata di spalle.

A Zanzibar o a Roma, a me, è soltanto il mio nome che mi preme.

MATTEI riscaldandosi.

Non farai il torto a Remigia....

FEDERICO interrompendolo.

Di credere che il Coldoredo sia il suo amante? Ah, no! In tal caso non vorrei riprendere Remigia; te la lascierei per sempre!... E pianterei Subiaco, la cartiera, tutto ciò che ho avuto da te! — Ricòrdati.

Pausa: calmandosi.

Non è poi la prima volta; ti ho già fatto in proposito qualche rimostranza. Tu, sempre il sordo e adesso la gente mormora.

MATTEI lo guarda colpito.

Subito; oggi stesso; Alvise non resterà un’ora in casa mia! Si spende troppo; — hai ragione anche in questo. Tu dirai tutto quello che si deve fare e senza prendere Remigia troppo di fronte, gradatamente, sarà fatto. Sì; sono debole con Remigia. Non ha salute! — Anche in questo somiglia a sua madre! — Invece di voler lei a Subiaco, vieni tu, a Roma. Prima con un po’ di frequenza....

Insinuante.

Di quella piccola nube non c’è più traccia nel suo cuore; non ne rimanga l’ombra nemmeno nel tuo, — e così, a poco a poco, resti sempre a Roma, con noi. È il mio sogno la vostra riconciliazione! Sono le vostre liti, le tue parole dure, i colpi che mi ammazzano! Pensa al mio lavoro enorme! Fiaccherebbe dieci uomini! A tante ire, scatenate contro di me, a tanto odio, — e l’odio che più ti ferisce, l’odio degli amici di una volta.... — Eppure mi sento forte, perchè sento che si finirà per darmi ragione; ma ho tanto bisogno, in compenso, del riposo della mia casa, di vedere Remigia contenta, di non essere in urto con te!

Gli prende una mano, la preme sul cuore con la sua.

Non ti ho mai parlato così. Sii buono, tu che _sei_ buono! Avevi tanta affezione per me....

Con un singhiozzo.

Ero il papà di Remigia e anche il tuo!...

FEDERICO.

Affezione e gratitudine. Sempre eterne. Non avevo altro che la buona volontà di lavorare.... mi hai aiutato. Quando sembrò che Remigia....

Vincendo la commozione.

Hai acconsentito subito e non ero che un povero impiegato.

Con un tremito nella voce.

Ti rispetto come un superiore, ti venero come un padre. Ma gli uomini grandi, non vedono le cose piccole che li circondano! Tu che conosci tutte le scaltrezze della vita pubblica, nella vita privata sei un ingenuo. Sai creare i milioni, ma non sai contare le migliaia di lire e fai dei debiti!... Un uomo di governo sarà forte anche povero: se ha debiti, sarà sempre sospettato. Ti ho parlato duramente perchè.... dovevo parlare. — La tua casa?... E la mia? Ormai è il tavolino del ristorante! — Ho parlato per il bene tuo, perchè ti rispetto, ti venero. E perchè tu l’ami, ho parlato anche per il bene di.... Remigia.

MATTEI lo abbraccia.

FEDERICO sciogliendosi.

Lasciami andare!... Lasciami andare! Pensa a tutto quello che ti ho detto! Lasciami andare!

Via.

MATTEI.

Ha ragione!... Sì, ha ragione!... Ha ragione!

Chiamando forte.

Remigia!...

Verso l’uscio, — a destra.

Luigi!

LUIGI

si presenta sull’uscio.

MATTEI.

Chiama subito la.... la signora Remigia.

LUIGI

attraversa la scena; — va via a sinistra.

MATTEI

camminando di nuovo su e giù.

Ha perfettamente ragione!

SCENA SESTA.

REMIGIA e MATTEI, poi LUIGI.

REMIGIA

inquieta, studiando Mattei.

Se n’è andato?

Mattei sempre c. s.

REMIGIA.

Al solito, avrà tentato di metterti su contro di me?

MATTEI

sempre c. s. senza rispondere.

REMIGIA.

E c’è riuscito!

MATTEI violento.

Ha ragione!... Ha ragione!... Bisogna mettersi bene in mente che Federico ha ragione!

REMIGIA.

Oh! Oh! Che progresso nel tuo cuore! Il “tedesco di Milano„ è diventato Federico!

MATTEI.

Sono stato debole e ingiusto anche in questo, non obbligandoti a riconoscere che tu, che noi, dobbiamo molto a _Fe-de-ri-co_. Ma, adesso, bisogna persuadersi che ha ragione, e cambiar vita.

REMIGIA fissandolo.

Cioè?... Cambiar vita?

MATTEI.

Si spende troppo.

REMIGIA.

Che c’entra lui? Fa i conti in casa nostra?

MATTEI.

Casa anche sua, perchè è tuo marito.

REMIGIA.

Benissimo! Làsciati sempre scaldar la testa, così _lui_, otterrà sempre il suo scopo di spadroneggiare anche qui.

MATTEI.

Che scaldar la testa! Al caso, aperti gli occhi!

REMIGIA.

Di colpo? Con due sole parole? Ha un gran potere su di te.

MATTEI.

Potere, dell’evidenza. Del resto capisco anch’io quando una cosa non va, e _non va_, ma per non contrariarti, per non darti un dispiacere, io divento.... vile. — Ti darò la prova che Federico ha ragione, in due parole. Non ho finora trovato il coraggio di dirtelo, ma.... — Ho venduta la casa di Milano.

REMIGIA colpita.

Hai venduta la casa di Milano?

MATTEI.

Occorrevano i danari.

REMIGIA

pallidissima, si appoggia al tavolino.

MATTEI spaventato.

Che hai?

REMIGIA.

Niente!

MATTEI.

Sei diventata pallida!

REMIGIA.

Non è niente. Al primo momento, quando m’inquieto. Ma passa subito. È passato.

MATTEI.

Remigia! Remigia! Non mettermi in croce! Quando fai così, io non parlo più, non si ragiona più, mentre è più che mai necessario di ragionare, di....

LUIGI

bussa prima, poi entra.

MATTEI arrabbiandosi.

Che c’è?... Mai un momento di respiro!

LUIGI gli dà due dispacci.

D’urgenza, tutti e due.

MATTEI

li apre in fretta; — legge.

REMIGIA tra sè.

E adesso?... Adesso?... Come si farà?

MATTEI

letto i dispacci, dandoli a Luigi, in fretta.

In una busta, chiusa, al Cotonificio, al commendator Waiz! — Presto, vattene!

Quando Luigi sta per uscire.

E non ci sono per nessuno! Sta attento!

Torna vicino a Remigia e cerca di calmarla.

Lo devi capire: quando io non posso fare a modo tuo, mi arrabbio contro me stesso e sembra che mi arrabbi contro di te. Non è poi nemmeno il caso di esagerare; di rimedi.... radicali. Io credo che si può spendere la metà, facendo la stessa figura. Trova modo, tu che hai più tempo e sei più ordinata, di tenere come una specie di conto corrente, semplicissimo: — tanto di entrata e tanto di uscita. Perchè, si sa come entrano, — e ne entrano molti, — ma poi, come escono....

ridendo

mistero!

REMIGIA.

Ma _lui_, come ha saputo?

Con ansietà.

.... E ti ha detto? Dimmi tutto, tutto!

MATTEI.

Ha saputo che ho venduta la casa, perchè avevo bisogno di quattrini.

REMIGIA.

Sempre le sue spie! La sua persecuzione!

MATTEI.

È tuo marito; si trova responsabile, moralmente, di quello che succede. Anzi, non voleva più lasciarti a Roma.

REMIGIA.

Dove avrei dovuto andare?

MATTEI.

A Subiaco.

REMIGIA.

Ecco il suo scopo! Riavermi nelle mani per torturarmi!

MATTEI.

Che torturarti! Si capisce che è sempre innamorato di te!

REMIGIA.

Ti proibisco di dirlo e di pensarlo.

MATTEI.

Remigia!

REMIGIA.

Certe scene, certe parole, non si dimenticano, non si cancellano! In noi, resta la ribellione, la rivolta.

MATTEI.

Dunque, tanto più! Se non vuoi tornare a Subiaco, bisogna accontentare tuo marito in tutto il resto. E non c’è bisogno di scalmanarsi, d’inquietarsi!

REMIGIA.

M’inquieto perchè lo capisco, lo so, tu covi sempre dentro di te il progetto della riconciliazione!

MATTEI.

Io non _covo_ niente. Ti dico chiaro che questo sarebbe il mio più grande desiderio.

REMIGIA

borbottando tra denti.

Per vedermi morire!

MATTEI stizzito.

Basta!... Morire o non morire, dipende da te! Ti faccio soltanto osservare che se tuo marito.... è diventato tuo marito, non l’ho _covato_ io, ma lo hai voluto tu, — ad ogni costo! — Tu ne eri innamorata, io ho acconsentito.

REMIGIA.

Innamorata, come può esserlo una ragazza che non sa niente di niente. L’ho conosciuto a una festa da ballo.... Ballava bene.

Con un profondo sospiro.

Oh, se avessi avuto la mia mamma!

MATTEI risentito.

Se ci fosse stata tua madre, avrebbe fatto quello che ho fatto io, perchè tu ne eri innamorata e perchè Federico era un bravo uomo! — Se ci fosse ancora tua madre, sarebbe anche per lei il rodimento dell’anima la vostra disunione, tanto più che il torto è dalla tua parte.

Su e giù c. s.

La mamma! La mamma! Era più buona di....

Cambiando, con malinconia.

Era più buona di noi, la tua mamma! Questa è la verità!

Guarda Remigia che si asciuga gli occhi: si calma, si commuove.

.... Hai ragione di rimpiangerla! Oh se hai ragione!

Abbraccia Remigia.

Il mio risentimento è stato ingiusto! È un vuoto, una mancanza, che tutti i giorni, tutti i giorni si sente di più!

La stringe sul cuore: le bacia i capelli.

Quante cose avrebbe potuto vedere, prevedere, evitare....

Remigia piange più forte sul petto di Mattei.

La mamma sì.... — lei lo avrebbe potuto.... ti sarebbe stata sempre vicina....

Le accarezza ancora i capelli.

Io ho appena il tempo di volerti bene e di accontentarti, forse al di là del ragionevole.... appunto perchè ti è già toccata la grande disgrazia che si sente sempre.... di non avere la mamma!

Pausa.

Anche Alvise!... È meglio che gli parli tu stessa, non vorrei che se ne avesse a male. E poi, io, quando lo vedo?

REMIGIA

fissando Mattei maravigliata.

Alvise?

MATTEI.

Non deve più restare in casa nostra. Deve andare all’albergo; oggi stesso. — Qui, in casa con te, non è conveniente.

REMIGIA inquietissima.

È stato lui?... Te l’ha detto lui?

MATTEI.

Lui e io. È un’osservazione che abbiamo fatta insieme.

REMIGIA.

Che cosa ti ha detto? Dimmi tutto quello che ti ha detto.

MATTEI.

Che la gente mormora, che....

LUIGI

bussa, c. s., poi entra.

REMIGIA stizzita.

Finitela! Non venite sempre innanzi e indietro!

LUIGI

dando a Mattei un dispaccio e la ricevuta.

È riservatissimo, occorre la sua firma sulla ricevuta.

REMIGIA

batte i piedi per terra, nervosissima.

MATTEI

firma in fretta e dà la ricevuta a Luigi.

LUIGI via.

MATTEI

apre il dispaccio, distratto: poi, subito, vivamente, non pensando più ad altro.

In cifre! Il ministro del Tesoro! La risposta all’_ultimatum!_

Corre alla scrivania, cercando, buttando tutto sossopra.

Era qui!... Era qui! Adesso! Poco fa!... L’ho messo qui!

REMIGIA dopo un momento.

Cosa cerchi?

MATTEI.

Il cifrario!

REMIGIA

vedendo un libretto per terra, sotto la scrivania.

È questo?

MATTEI.

Sì.

Prende un foglietto di carta e traduce il dispaccio col cifrario, a mezza voce.

80-1-75 dia corso.... contratto.... officine ferroviarie.... _Paros_.... italo-americane....

Continua a decifrare il dispaccio col viso illuminato dalla contentezza.

Finalmente!... L’hanno capita!... Hanno ceduto!

c. s.

raccomandando.... 707....

Forte.

Luigi!

LUIGI si presenta.

MATTEI.

Una carrozza, subito!

LUIGI via.

MATTEI

rilegge tutto il dispaccio trascritto sottovoce, poi lo straccia, getta i pezzi del foglietto nel cestino e mette il dispaccio ricevuto in un grande portafoglio di pelle nera; — borbottando tutto contento.

Troppi milioni! Troppi milioni!

A Remigia.

Dammi il cappello! Il soprabito!

Remigia lo aiuta a indossare il paltò.

.... Non capiscono che è quando se ne spendono pochi, meno del necessario, che son buttati via!

REMIGIA.

E Alvise?...

MATTEI sorpreso.

Alvise?

REMIGIA.

Sì! Alvise? Cosa gli devo dire?

MATTEI.

All’albergo! All’albergo! Ci sono tanti alberghi a Roma! — Il compromesso?... La minuta del compromesso stipulato con l’ingegner Morgan?

Mentre va al forziere e lo apre.

Non potevano decidersi otto giorni prima? — No! —

Mentre fa passare carte e lettere.

Per poi rifare, quello che già era stato fatto e disfatto!

Trova il compromesso.

Eccolo!

Chiude il forziere.

E dire che ho lavorato tutta notte, per poter avere una mattina libera!

A Remigia mentre mette il compromesso col dispaccio nel portafoglio.

.... Capirai! Alvise è diventato un giovanotto! Si mette a fare anche lo spadaccino!... Sì! Sì! Oggi stesso mandiamolo all’albergo!

REMIGIA sempre nervosa.

Ma lui, lui?... Mio marito?

MATTEI.

Federico?

REMIGIA.

Sì. Che cosa ti ha detto? — Dimmi la verità.

MATTEI.

Niente che possa offenderti. Del resto, anche andando all’albergo, non bisogna esagerare nemmeno dall’altro verso! Alvise potrà sempre venire a pranzo da noi.... Cioè, sempre no! Ma se non tutti i giorni, almeno.... — E la corrispondenza col direttore delle officine?... — L’ho al Ministero!

A Remigia.

Adesso, capirai, tocca a me di riguadagnare tutto il tempo che loro mi hanno fatto perdere!

Vedendo comparire Luigi; arrabbiandosi.

E questa carrozza?

LUIGI

che non ha avuto tempo di parlare.

Pronta!

MATTEI.

Perchè non dirmelo, tartaruga?

Abbracciando Remigia.

Consolati, tu che ci tieni. Il tuo papà resta Eccellenza! Sempre così! Fare.... disfare.... per tornar a fare quello che voglio io!

LUIGI via dopo Mattei.

REMIGIA

si lascia cadere sopra una seggiola accanto alla scrivania, muta, atterrita. — Lunga pausa.

E adesso?... Adesso?... Alvise?

Si alza di colpo; si avvia risoluta, verso l’uscio a sinistra. — Entra Alvise.

SCENA SETTIMA.

REMIGIA — ALVISE.

ALVISE

sull’uscio a sinistra: chiamando piano Remigia.

Pst!

Guarda se Mattei è andato via.

REMIGIA.

Sì!... Vieni!

ALVISE.

Ti aspettavo! Sono sulle spine; sai che è urgente. Il Gardani, aspetta. È fatto?

REMIGIA accenna di no.

ALVISE sossopra.

No?

REMIGIA fuori di sè.

Non ne ha! Ha dovuto vendere la casa di Milano!

ALVISE.

Vendere?... Lo zio?... La casa di Milano?

REMIGIA.

Mi ha fatto una scena perchè spendo troppo! Mi ha strapazzata! — Ho tanto pianto!

ALVISE atterrito.

Proprio in questo momento.... È un disastro!

REMIGIA.

Non pigliartela col papà, adesso....

ALVISE.

Ma se anch’io gli voglio bene, quasi come te! Se mi avesse lasciato fare non mi sarei battuto già dieci volte per lui! — Ma, ha proprio dovuto venderla la casa, o l’ha venduta, così per....

REMIGIA interrompendolo.

Dovuto! Dovuto!

Con un nuovo spavento.

Oh Dio mio! E la Jourdain? La Jourdain?

ALVISE.

Chi è?

REMIGIA.

La mia sarta! Ha minacciato di mandare il conto a mio marito!

ALVISE.

Tuo marito non la pagherà e la sarta avrà quello che si merita.

REMIGIA.

Subito, invece! E con che gioia! Per il gusto di vendicarsi; per costringermi a tornare a Subiaco; per farmi morire d’inedia, per obbligarmi a fare la serva!

ALVISE.

Non esagerare!

REMIGIA.

E anche tu!

ALVISE.

Io?

REMIGIA.

Oggi stesso, fuori di casa! Devi andare all’albergo! Lo ha imposto lui, al papà, perchè....

ironica

la gente mormora!

ALVISE.

Andrò all’albergo! Che male c’è? Non ci vedremo lo stesso? La cambiale, cara mia! l’amico Gardani, altro che l’albergo!

REMIGIA con le lacrime.

Ma pure aveva promesso....

ALVISE.

Non può! Non può! Sai che è agente di cambio? Ha perduto alla Borsa; non può!

REMIGIA.

Per causa mia, povero Alvise! Per me! È proprio vero! Come sono stata spensierata, pazza!

ALVISE.

Non inquietarti! Non devi inquietarti, perchè non hai niente da temere. Sulla cambiale non c’è che la mia firma.

REMIGIA.

Ma i danari, ma il debito è mio!

ALVISE.

Questo, bada, nessuno lo deve sapere. Non lo sa nemmeno il Gardani! — Del resto, fra di noi, abbiamo sempre fatto un po’.... da buoni fratelli. Cercherò, m’ingegnerò, — lo ripeto, — non inquietarti! Se fosse possibile, dando un acconto, di rinnovarla almeno per quindici giorni, affretterei intanto la mia nomina e una volta a Zanzibar, tutti gli affari....

Respirando.

Ah, si trattano a lungo respiro!

REMIGIA.

No! Non andrai! Me lo hai promesso, giurato.

Fissandolo.

Ricordati: prima di te, non ho amato che un uomo, mio marito. Non ho da rimproverarmi, _con chi tu sai_, che le sue passeggiate a cavallo, e lo scambio di due bigliettini inconcludenti. Tu non hai più diritto di abbandonarmi!

ALVISE sincero.

Ma se mi sanguina l’anima al pensiero di partire, per te e, ti dico la verità, anche per Roma!... Ma come si fa!... — Per il punto d’onore — giuoca, giuoca, giuoca, per poter pagare: s’è formata.... la valanga!... Adesso, poi, figùrati, con l’acqua alla gola e lo zio, furente contro di me, furente contro di te....

REMIGIA.

Furente, il mio papà?... Povero papà! Fatta la sfuriata, se n’è andato abbracciandomi già sereno, dicendomi: resto Eccellenza!

ALVISE

fissa Remigia senza ben capire.

REMIGIA.

Sai come fa presto a cambiar d’umore! Ha ricevuto un dispaccio dal ministro del Tesoro, che gli ha fatto piacere e ha dimenticato tutto!

ALVISE colpito.

Dopo ricevuto un dispaccio del ministro del Tesoro che gli ha fatto piacere, ti ha detto “resto Eccellenza„?

REMIGIA accenna di sì.

ALVISE.

Resto ministro?

REMIGIA c. s.

ALVISE

ha uno scoppio di allegria; — l’abbraccia.

Che lampo! Che luce!... Che luce di milioni!

REMIGIA

tra l’inquietudine e la speranza.

Tu.... scherzi.... per consolarmi un po’?

ALVISE

sempre allegrissimo.

Non leggi i giornali, mai.... La figlia di un ministro? Se lo zio, se il papà ti ha detto che resta Eccellenza, vuol dire che hanno accettato le spese ferroviarie! — Non sai che le spese.... ferroviarie, sono la nostra salvezza?

REMIGIA.

Ti prego! Ti supplico! Non è il momento di scherzare.

ALVISE.

La nostra salvezza è Gardani? — Le spese ferroviarie sono la salvezza di Gardani, dunque anche la tua e la mia.

REMIGIA.

Mi rendi nervosa! Mi fai star male!

ALVISE ridendo.

Prendo una carrozza — non più a piedi! — Il tuo sogno, l’automobile, spunta sull’orizzonte! — Vado a dire in un orecchio al Gardani che le spese ferroviarie sono state accettate e la nostra cambiale... ma che cambiale....

Facendo cenno con le dita e con la bocca di riscuotere molto danaro.

Chh!... a _volonté!_

REMIGIA stizzita.

Ha ragione il papà! Sei sempre un ragazzo!

ALVISE.

Sai cos’è la _Borsa?_

REMIGIA.

Sì.

ALVISE.

Lo sai, o non lo sai?

REMIGIA.

Sì! Sì!

ALVISE.

La _Borsa_ è un luogo nel quale, quando io so, — prima che lo sappiano gli altri, — che mio zio, come te l’ha detto in questo momento, resta ministro, tu puoi pagare tutte le Jourdain nazionali e internazionali, presenti.... e anche future! — Più a Subiaco! Più a Zanzibar. — Si resta a Roma! — Evviva Roma! — Mio zio, vuol fare economia? — Benissimo! Farai senza dei denari di papà! Te li darò io!

c. s.

Chh! Chh! a _volonté!_

REMIGIA

rassicurata; sorridendo con ironia scherzosa.

Tu?

ALVISE.

Soltanto.... ci vorrebbe qualche particolare preciso. Cerca di ricordarti. Che cosa hai potuto capire?

REMIGIA.

Io avevo altro per il capo, in quel momento! Il dispaccio era in cifre.

ALVISE contrariato.

In cifre?...

REMIGIA.

Il papà ha preso il cifrario, lo ha tradotto sopra un foglietto, poi mi pare che lo abbia lacerato e buttato via.... nel cestino.

ALVISE.

Nel cestino?... Cerchiamo! Cerchiamo insieme!

Corre con Remigia a prendere il cestino; lo rovescia, si curvano a cercare fra i pezzetti di carta: Alvise ne sceglie due o tre.

Eccolo! Eccolo!

Leggendo a Remigia.

Ferrov.... — Ferroviarie!...

Si alza, impallidendo.

Luigi!

REMIGIA

spaventata si mette dinanzi ad Alvise e al cestino, per nasconderli a Luigi: poi si avvicina piano verso l’uscio ascoltando: sottovoce.

No!... Luigi.... Non c’è!...

Mettendo una mano sulla mano di Alvise che fa per ricominciare a leggere i pezzetti di carta.

E poi?... Il papà?

ALVISE

con un’alzata di spalle.

Non.... facciamo niente di male!

REMIGIA c. s.

Giura!

ALVISE.

Nè male.... nè bene! Cioè, un bene per noi che non fa male a nessuno!

Pallido e inquietissimo, continua a cercare i pezzetti del telegramma, leggendoli sottovoce.

.... Sue.... con....

A Remigia spingendola verso l’uscio a sinistra.

Là! Là!... Sta attenta!

La segue con gli occhi, inquieto, mentre continua a scegliere i pezzetti del telegramma e caccia l’altra carta nel cestino.

REMIGIA

ritornando verso Alvise: sottovoce.

Non c’è nessuno!

ALVISE

indicandole di restare vicino all’uscio.

Sta attenta!... Sta attenta!

Sempre c. s.

Proposte.... raccomando....

Cala la tela.

FINE DEL PRIMO ATTO.

ATTO SECONDO.

La stessa scena come nell’atto primo. Sulla scrivania non c’è più la macchinetta del caffè, nè la chicchera; invece una bottiglia d’acqua e un bicchiere.

SCENA PRIMA.

Mentre si alza la tela, la scena è buia. Entra LUIGI. Apre, prima a destra, poi a sinistra, i due bottoni della luce elettrica; — entra PONTEDERA.

LUIGI a Pontedera.

Sua Eccellenza sarà di ritorno alle dieci dal pranzo di Sua Maestà. Ho ricevuto l’ordine da Sua Eccellenza, — se il signor dottore veniva prima delle dieci, — di pregarla di voler avere la compiacenza di accomodarsi qui, e di voler aspettare Sua Eccellenza!

PONTEDERA sorridendo.

Ti faccio i miei complimenti, vecchio Luigi! Sei diventato un vero maestro di cerimonie! E i baffi? Non corrono più nessun pericolo?

LUIGI

sorridendo a sua volta.

Pare.... di no.

Via.

PONTEDERA

cantarellando sottovoce apre una scatola di sigarette; accende una sigaretta; dopo la prima boccata entra Remigia.

SCENA SECONDA.

PONTEDERA e REMIGIA.

REMIGIA

abbigliata elegantemente con una ricca collana di brillanti al collo.

Come? Venivo a cercare il mio papà e invece, chi trovo?... Il pedante brontolone!

PONTEDERA

indicando la sigaretta.

Che ha commesso un furto!

Fa per mettere la sigaretta sopra un piattellino.

REMIGIA.

Fuma pure! Anzi, fumerò anch’io una sigaretta, se il signor dottore non ha nulla in contrario!

PONTEDERA.

Tutt’altro! Ti offro io stesso l’astuccio dei veleni!

REMIGIA con intenzione.

Ti piacerebbe.... avvelenarmi?

PONTEDERA.

È una cosa che noi dottori non possiamo fare.... altro che senza saperlo!

REMIGIA.

Sei venuto soltanto per salutarlo il mio papà? — Adesso sta veramente bene!

PONTEDERA

marcando la differenza che Remigia non avverte.

Da qualche giorno, _si sente bene_. Tra il Ministero, gli affari, non mi riesce di agguantarlo altro che nel momento in cui sta per rintanarsi!... Sono venuto anche per te; per la mia visita di congedo.

REMIGIA.

Torni a Milano?

PONTEDERA.

Domani. Pur troppo le mie vacanze sono finite! Luigi mi ha detto che Pietro sarebbe ritornato verso le dieci, e di aspettarlo.

REMIGIA.

Anch’io, sai? Non lo vedo quasi più il mio papà. La mattina, quando gli dò il buongiorno, e la sera, quando gli vengo a dare la buona notte! Colazione.... la fa quasi sempre in fretta al Ministero. A pranzo, o ritorna a casa ad ore impossibili, o ha qualche invito ufficiale. Stasera è a pranzo a Corte.

PONTEDERA.

Me l’ha detto Luigi.

REMIGIA.

Per questo — per poterlo almeno salutare! — ho fatto sapere ai miei amici che stasera avrei ricevuto molto più tardi!

PONTEDERA.

Oh! Oh!... Serata di gala?

REMIGIA.

Non fare dell’ironia, anche a proposito dei miei ricevimenti. Una volta davo tre _soirées_ in settimana, adesso.... uno solo e pochissimi amici del mio papà: funzionari e funzionarie. È il peso della rappresentanza. Si fa un po’ di musica, quattro salti.... Una tazza di tè, un bicchiere di _champagne_.... Perchè mi guardi così?

PONTEDERA.

Ammiro la tua _toilette_.

REMIGIA.

Ti piace? È dell’anno scorso. Ha un anno!

PONTEDERA.

Si vede, che è giovane!

REMIGIA.

Dopo che abbiamo salutato il papà, vieni anche tu, di là?... No?

PONTEDERA

mostrando che è in giacca.

Guarda: l’abito non fa il monaco, ma fa il gentiluomo.

REMIGIA.

Prendi una carrozza e in un quarto d’ora sei di ritorno, in punto e virgola! La verità è che _tu_ non mi puoi soffrire! E dici di voler bene al mio papà!

PONTEDERA sorridendo.

Se fosse precisamente per questo?... Perchè tuo padre ti ama troppo?

REMIGIA.

Gelosia, allora?

PONTEDERA

scrollando il capo.

Timore.

REMIGIA scherzando.

Mauro, Mauro, mi fai insuperbire!

PONTEDERA.

No! No! Alla mia età, le belle signore, non mi fanno più paura altro che per i miei amici. Ti temo.... per tuo padre.

REMIGIA

corrugando le ciglia.

Perchè?

PONTEDERA.

Te l’ho già detto il perchè. Ti ama troppo. Non bisogna mai amare gli altri più di noi stessi. È un amore contro natura e perciò morboso e colpevole.

REMIGIA.