Chapter 1 of 5 · 3972 words · ~20 min read

Part 1

ENRICO IBSEN

Il piccolo Eyolf

DRAMMA IN TRE ATTI

_Traduzione di Ernesto Gagliardi._

MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1897.

_Gli editori si riservano i diritti sulla proprietà letteraria, per tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino e Canton Ticino._

_Chi intende valersi di questa traduzione per la recita, deve assolutamente ottenerne il permesso dalla_ SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI, _Corso Venezia, 16, Milano._

Tip. Fratelli Treves.

PERSONAGGI:

ALFREDO ALLMERS, possidente e scrittore, già insegnante privato. RITA, sua moglie. EYOLF, loro figlio, di 9 anni. Signorina ASTA ALLMERS, sorellastra di ALFREDO. BORGHEIM, ingegnere. LA VECCHIA DEI TOPI.

. . . . . . .

L’azione si svolge in una casa di campagna di Allmers, presso un fjord, a circa due miglia dalla città.

ATTO PRIMO.

Una stanza ammobigliata riccamente e con gusto; fiori e piante decorative. In fondo una porta a cristalli che dà su una veranda verso giardino. Ampia vista sul fjord. Pendii boscosi in lontananza. Ad ambo i lati una porta; quella di destra è a doppio battente e si trova più verso il fondo. Sul davanti, a destra, un sofà con cuscini e coperte. All’angolo del sofà un tavolinetto e sedie. A sinistra, sul davanti, una tavola e seggioloni tutt’attorno. Sulla tavola una valigia aperta. È una mattina soleggiata d’estate.

SCENA PRIMA.

=Rita= poi =Asta=.

(_La signora Rita Allmers in piedi presso il tavolino, con la schiena rivolta a destra, sta difacendo un baule. Rita è una signora di circa trent’anni, slanciata, bionda. Indossa una vestaglia chiara. — Dopo una pausa entra la signorina Asta Allmers dalla porta di destra. Indossa un vestito da estate grigio chiaro, cappello, paltoncino, ombrellino e ha sotto il braccio una cartella chiusa, piuttosto grande. È snella, con capelli scuri, occhi pensierosi; ha 25 anni._)

ASTA (_dalla porta_).

Buon giorno, cara Rita!

RITA

(_voltando la testa verso di lei e salutandola amichevolmente_).

Oh guarda! Sei tu, Asta? così per tempo dalla città.... Sin qua in campagna?

ASTA

(_posa il cappello e il paltoncino su una sedia presso la porta_).

Sì, non potevo più starmene. Sentivo che dovevo venire a visitare il piccolo Eyolf, oggi. E anche te. (Posa la cartella sul tavolinetto presso il sofà). E son venuta col battello a vapore.

RITA (_sorridendole_).

E a bordo hai trovato probabilmente qualche buon amico? Così, proprio per caso, non è vero?

ASTA.

No, non ho incontrato nessun conoscente. (Scorge la valigia) Ma Rita, cos’è questa?

RITA

(_continuando a disfare la valigia_).

È la valigia d’Alfredo. Non la riconosci?

ASTA

(_s’avvicina piacevolmente sorpresa_).

Come! Alfredo è tornato?

RITA.

Sì, immaginati un po’, è tornato improvvisamente col treno di stanotte.

ASTA.

Oh, ecco il mio presentimento! Era questo che mi spingeva qui! E non aveva scritto nulla? Nemmeno una cartolina postale?

RITA.

Nemmeno una parola.

ASTA.

E telegrafato neppure?

RITA.

Questo sì, un’ora prima del suo arrivo. Molto laconico e freddo (_ride_). Non lo si riconosce a codesto, Asta?

ASTA.

Certo.... Sempre di poche parole con tutti.

RITA.

Ma altrettanto più contenta son stata di riaverlo qui.

ASTA.

Me lo posso figurare.

RITA.

Proprio quindici giorni prima di quando l’aspettavo.

ASTA.

E sta bene? Non è di cattivo umore?

RITA.

(_chiudendo la valigia e sorridendole_).

No, anzi, mi è parso cambiato.

ASTA.

E nemmeno un po’ stanco?

RITA.

Certo, stanco. Anzi, stanchissimo. Ma il poverino ha viaggiato quasi sempre a piedi.

ASTA.

E poi l’aria di montagna sarà troppo rigida per lui.

RITA.

No, tutt’altro. Non l’ho sentito tossire nemmeno una volta.

ASTA.

Vedi, dunque! Fu proprio bene che il dottore lo persuadesse a questo viaggio.

RITA.

Già, adesso che finalmente tutto è passato. Perchè, credimelo Rita, per me è stato un tempo terribile. Non ho mai voluto parlarne. E tu venivi tanto di rado da me....

ASTA.

Ho avuto torto. Ma....

RITA.

Via.... non parliamone. Avevi da badare alla tua scuola in città. (_sorride_) E il nostro ingegnere, anche lui era in viaggio.

ASTA.

Ah, sta zitta, Rita!

RITA.

Lasciamo pure stare l’ingegnere. Ma tu non ti puoi ideare quanto sentivo la mancanza di Alfredo! Che vuoto per me, quale squallore! Era come se ci avessi avuto un morto in casa!

ASTA.

Dio buono, soltanto per sei o sette settimane!

RITA.

Già, ma devi pensare che prima Alfredo non mi aveva mai lasciata. Nemmeno per ventiquattro ore. Mai, in tutti i dieci anni.

ASTA.

Appunto, era tempo, mi pare, che si decidesse una buona volta. Avrebbe dovuto andare in montagna ogni estate. Magari lo avesse fatto.

RITA

(_con un leggero sorriso_).

Ah sì, tu hai un bel parlare. Se io fossi ragionevole come te, allora lo avrei lasciato forse andar prima. Ma sentivo di non poterlo, Asta! Mi pareva che non sarebbe più tornato da me. Lo capisci...? lo capisci questo?

ASTA.

No. Forse perchè non sono nel caso di perdere nessuno.

RITA

(_con un sorriso malizioso_).

Nessuno?... Nessuno?

ASTA.

No, che io sappia (_stornando il discorso._) Ma dov’è Alfredo? Dorme forse?

RITA.

Nemmeno per idea. Oggi si è alzato presto come al solito.

ASTA.

Allora non sarà poi stato tanto stanco.

RITA.

Altro che; ieri sera al suo arrivo lo era davvero. Ma stamane ha avuto Eyolf in camera sua per più d’un’ora.

ASTA.

Il povero piccino, così pallido! Ricomincerete a farlo tormentare colla grammatica e coll’abbaco.

RITA

(_scuotendo le spalle_).

Alfredo vuole così, lo sai bene.

ASTA.

Sì, ma mi pare che tu ti dovresti opporre, Rita.

RITA

(_un po’ impaziente_).

No, credimi; non posso immischiarmi in questa faccenda. Alfredo deve ben capire simili cose meglio di me. E d’altronde di che dovrebbe Eyolf, occuparsi? Egli non può già correre, saltare, fare il chiasso come gli altri ragazzi.

ASTA (_risoluta_).

Ne parlerò io ad Alfredo.

RITA.

Ma sì, fallo pure, cara Asta. Oh, eccoli appunto.

SCENA II.

_Detti_, =Allmers= e =Eyolf=.

(_Alfredo, tenendo Eyolf per la mano, entra dalla porta di sinistra. Allmers, che indossa un vestito da estate, è un uomo di trentasei o trentasette anni, snello, ben proporzionato, dallo sguardo dolce, con capelli e barba rada e scura. Il suo viso ha un’espressione seria e meditativa. Eyolf porta una specie di uniforme con cordoni e bottoni militari. Zoppica, e si sorregge con una gruccia sotto il braccio sinistro. La gamba è paralizzata. È piccolo di statura, ed ha begli occhi intelligenti._)

ALLMERS.

(_lascia la mano di Eyolf e avanzandosi, piacevolmente sorpreso, verso Asta, le porge ambo le mani_).

Asta! Cara Asta! Tu qui! Che piacere, rivederti subito!

ASTA.

Ne sentivo il bisogno. Benvenuto di tutto cuore!

ALLMERS.

(_scuotendo ambe le mani_).

Hai fatto proprio bene!

RITA.

Non ha magnifica cera?

ASTA.

(_guardandolo fissamente_).

Magnifica! Proprio magnifica! Gli occhi così chiari, così animati! Sei soddisfatto. Certo avrai scritto tanto in questo tempo? (_piacevolmente agitata_) Forse, hai finito il tuo libro, Alfredo?

ALLMERS

(_facendo spallucce_).

Ah il libro? ah, il....

ASTA.

Mi ero immaginata che appena messo in viaggio, la penna ti scorrerebbe così facilmente.

ALLMERS.

Questo me l’ero immaginato anch’io. Ma, vedi, è successo tutto l’opposto. Non ho scritto nemmeno una riga....

ASTA.

Non hai scritto!

RITA.

Ah.... così?... Non sapevo spiegarmi tutta quella carta bianca nel tuo baule.

ASTA.

Ma, caro Alfredo, cosa hai dunque fatto in tutto questo tempo?

ALLMERS (_sorridendo_).

Ho seguito soltanto i miei pensieri, ho pensato, pensato, sempre.

RITA

(_posandogli un braccio sulla spalla_).

Hai pensato anche a quelli che erano restati a casa?

ALLMERS.

Certo che l’ho fatto. Anzi, moltissimo. Giorno e notte.

RITA (_svincolandosi_).

Allora va bene.... va benissimo.

ASTA.

Ma al libro non hai proprio lavorato? E ciò non ostante hai l’aria così soddisfatta? Ordinariamente è tutto il contrario quando il lavoro stenta a escirti di mano.

ALLMERS.

Hai ragione. Prima, sì certo, ero così sciocco. Pensare, è il meglio che si possa fare. Ciò che si scrive non vale molto.

ASTA (_esclama_).

Non vale molto....

RITA (_ridendo_).

Ma impazzisci, Alfredo?!

EYOLF

(_contemplandolo con fiducia_).

Ma sì, babbo, quello che scrivi tu, quello vale.

ALLMERS

(_sorridendo e accarezzandogli la testa_).

Ebbene, se lo dici tu, allora. Ma credi a me, dopo viene un altro, e fa meglio.

EYOLF.

Ma chi è dunque quest’altro, ah, dillo, babbo!

ALLMERS.

Un po’ di pazienza. Verrà certo o si farà sentire.

EYOLF.

E cosa farai tu allora?

ALLMERS (_serio_).

Allora ritorno in montagna.

RITA.

Oibò! Vergognati, Alfredo!

ALLMERS.

Su, sulle cime sui vasti altipiani.

EYOLF.

Babbo, non credi che presto starò così bene, da poter venire con te?

ALLMERS

(_dolorosamente commosso_).

Oh, sì. Forse, piccino mio.

EYOLF.

Mi arrampicherei con tanto piacere su pei monti!

ALLMERS

(_stornando il discorso_).

Ma come sei ben vestito oggi, Eyolf!

EYOLF.

Non è vero, eh?

ASTA.

Sicuro. Ti sei messo il vestito nuovo pel babbo?

EYOLF.

Già; ho tanto pregato la mamma. Volevo che il babbo me lo vedesse addosso, l’ho voluto io.

ALLMERS (_piano a Rita_).

Non avresti dovuto fargli un simile vestito.

RITA (_piano_).

Mi tormentava sempre per averlo. Mi ha pregata con tanto fervore! Non mi dava più pace.

EYOLF.

E bisogna che ti racconti anche questo, babbo. Il signor Borgheim mi ha comprato un arco. E mi ha insegnato anche a tirare.

ALLMERS.

Così va bene, questo è proprio qualcosa per te, Eyolf.

EYOLF.

E quando viene quest’altra volta, gli domando per piacere che m’insegni a nuotare.

ALLMERS.

Nuotare! perchè?

EYOLF.

Alla spiaggia, tutti i ragazzi sanno nuotare. Io son l’unico che non lo sappia.

ALLMERS

(_abbracciandolo commosso_).

Imparerai tutto, tutto quel che ti pare! Tutto quello che ti fa piacere.

EYOLF.

Sai, babbo, cosa mi piacerebbe più di tutto?

ALLMERS.

Che cosa?

EYOLF.

Più volentieri di tutto vorrei imparare a fare il soldato.

ALLMERS.

Ah, piccino mio, ci son tante altre cose, che son molto migliori.

EYOLF.

Ma quando sarò grande, bisognerà che faccia il soldato. Lo sai bene.

ALLMERS

(_contorcendo le mani_).

Sicuro, sicuro: vedremo.

ASTA

(_sedendosi al tavolino di sinistra_).

Eyolf, vieni qui da me, ti racconto una bella cosa.

EYOLF

(_andando da lei_).

Cosa, zia?

ASTA.

Immaginati un po’, ho veduto la vecchia dei topi.

EYOLF.

Cosa! L’hai vista tu! Ah! non me la dai a bere!

ASTA.

Proprio, davvero, l’ho vista ieri.

EYOLF.

Ma dove?

ASTA.

Sulla strada maestra, vicino alla città.

ALLMERS.

Anch’io l’ho vista in qualche luogo, lassù in montagna.

RITA

(_che si è seduta sul sofà_).

Forse verrà anche qui, Eyolf.

EYOLF.

Zia, non è curioso, che una si chiami la vecchia dei topi?

ASTA.

La chiamano così appunto perchè il suo mestiere è d’andare intorno pel paese a scacciare i topi.

ALLMERS.

Il suo vero nome dev’essere Warg, così ho sentito dire.

EYOLF.

Warg? Ma vuol dir lupo.

ALLMERS

(_accarezzandogli i capelli_).

Sicuro, lo sai anche tu, Eyolf?

EYOLF (_sopra pensiero_).

Allora è forse vero che la notte la si cambia in lupo. Ci credi tu, babbo?

ALLMERS.

No, non lo credo. Ma ora, piccino mio, devi scendere un po’ in giardino a giuocare.

EYOLF.

Non è meglio che prenda qualche libro?

ALLMERS.

No, da ora in poi, nessun libro più. Va piuttosto alla spiaggia cogli altri ragazzi.

EYOLF

(_un po’ impacciato_).

No, no, babbo, oggi non ho voglia di andare laggiù.

ALLMERS.

E perchè no?

EYOLF.

Perchè ho questo vestito.

ALLMERS

(_corrugando la fronte_).

Si burlerebbero forse del tuo bel vestito?

EYOLF.

No, non l’osano; se mai.... li picchierei.

ALLMERS.

E allora, perchè?

EYOLF.

Ma i ragazzi son tanto cattivi. Mi dicono sempre che non potrò mai far il soldato.

ALLMERS

(_reprimendo il cordoglio_).

E perchè credi che dicano così?

EYOLF.

Saranno invidiosi di me. Vedi, babbo, son così poveri che devono correre tutto il giorno scalzi.

ALLMERS

(_piano con voce soffocata dal dolore_).

Oh, Rita, come tutto ciò mi strazia il cuore.

RITA

(_alzandosi, conciliante_).

Calma, soltanto calma!

ALLMERS (_minaccioso_).

Quei ragazzi! saprò bene insegnar loro a rispettarti.

ASTA (_ascoltando_).

Qualcuno picchia.

EYOLF.

È certo il signor Borgheim.

RITA.

Avanti!

SCENA III.

_Detti_ e =La Vecchia dei topi=.

(_La vecchia dei topi entra adagio e cautamente dalla porta di destra. È una donna piccola, gracile, incartapecorita, dai capelli grigi e gli occhi vivi e penetranti. Indossa un vestito antiquato a fiorellini, una mantellina di velluto, e porta un cappello in forma di cappuccio. Ha in mano un grande ombrello rosso, e al braccio, attaccato ad un cordone, una borsetta._)

EYOLF.

(_tirando Asta pel vestito piano_).

Zia. È certo lei!

LA VECCHIA.

(_fa un inchino dalla porta_).

Con buona licenza di lor signori, hanno in casa qualche rosicchiante?

ALLMERS.

Noi, no, non credo.

LA VECCHIA.

Se sì, io ne libererei la casa, padroni miei, col più gran piacere.

ALLMERS.

Va bene, abbiamo capito. Ma qui non c’è nulla di simile.

LA VECCHIA.

Che disgrazia! Adesso faccio appunto il mio giro. Chi sa quando ricapiterò da queste parti. Ah, come sono stanca!

ALLMERS

(_accennandole una sedia_).

Infatti, ha l’aria stanca.

LA VECCHIA.

Non si dovrebbe mai stancarsi di fare del bene a quei poveri piccini, che son odiati e perseguitati tanto duramente. Invece, ci si stanca.

RITA.

Non vuole accomodarsi e riposarsi un momento, dica?

LA VECCHIA.

Mille grazie (_si siede tra la porta e il sofà_). Sono stata fuori tutta la notte per affari, sa.

ALLMERS.

Tutta la notte?

LA VECCHIA.

Già. Nelle isole laggiù (_con riso schiacciante_). Parola, mi han fatta venire apposta. Dev’esser loro costato proprio uno sforzo. Ma non c’era altro rimedio. Bisognava bene che addentassero la mela acerba. (_Guarda Eyolf ammiccandogli_). Mela acerba, signorino mio, mela acerba.

EYOLF

(_un po’ sconcertato, involontariamente_).

Perchè dovevano?

LA VECCHIA.

Cosa, dunque?

EYOLF.

Addentarla?

LA VECCHIA.

Perchè non avevano più da mangiare, a causa dei topi, dei sorci, dei ratti, dei topini e toponi che divoravano tutto, capisce, signorino?

RITA.

Possibile un tale flagello?

LA VECCHIA.

Oh, era un formicolìo, un brulichìo (_ride di compiacenza tra sè_). Fin nei letti saltavano e rosicchiavano tutta la notte quanto è lunga. Sguazzavano nei mastelli del latte. Sguizzavano e sfrusciavano, in lungo e in largo, sui pavimenti. Ma sopraggiunsi io e un altro. E li prendemmo tutti, quanti erano. Le piccole, care creaturine! Noi due ce la potemmo con tutti quanti.

EYOLF (_con un grido_).

Babbo, ma guarda, guarda!

ALLMERS.

Cosa c’è?

EYOLF (_accennando_).

Nella borsa qualcosa si muove!

RITA.

Mandala via, Alfredo!

LA VECCHIA (_ridendo_).

Ah, carissima, padrona mia, non abbia nessuna paura di una bestiola come questa.

ALLMERS.

Che è mai?

LA VECCHIA.

Ma è il mio caro bassotto. (Scioglie il cordoncino della borsa). Vieni pur fuori dalla tua prigione, tu amicuccio del mio cuore! (il bassotto sporge il musetto nero e schiacciato all’apertura della borsa).

LA VECCHIA

(_ammiccando e accennando a Eyolf_).

S’avvicini pure, mio caro guerriero ferito. Non morde. Vieni, vieni, dunque!

EYOLF

(_abbrancandosi ad Asta_).

No, no.

LA VECCHIA.

Non trova che ha un visino dolce e grazioso, signorino mio?

EYOLF

(_accennando stupefatto al canino_).

Quello lì?

LA VECCHIA.

Certo, proprio lui.

EYOLF

(_a mezza voce, fissando incessantemente il canino_).

Mi pare che abbia il più orribile muso che abbia mai visto.

LA VECCHIA

(_richiudendo la borsa_).

Oh, no, signorino, vedrà.... vedrà.

EYOLF

(_le si avvicina involontariamente e carezza cautamente la borsa_).

Lei lo trova bello? proprio bello?

LA VECCHIA.

Adesso è così stanco e spossato il poverino. Ah, molto stanco (_guardando Allmers_). Perchè una ridda simile, stanca chiunque, lo può credere a me, padron mio.

ALLMERS.

Una ridda? Come sarebbe a dire?

LA VECCHIA.

La ridda per ammaliarli.

ALLMERS.

Ah, ah, è il cane che ammalia i topi?

LA VECCHIA (_ammicca di sì_).

Il mio bassotto d’oro ed io. Noi due insieme. Va tutto così liscio. Vede! Gli passo un cordone al collare. Poi lo conduco tre volte tutt’attorno la casa. E suono lo zufolo. E quando loro lo sentono devono salire dalle cantine e scendere dai tetti e sguisciare fuori dai fori, tutti, tutte quante, le piccole, graziose bestiole.

EYOLF.

E lui li ammazza co’ denti?

LA VECCHIA.

Oh, Dio mi guardi! No, io e il canino andiamo giù sino al battello. E loro ci seguono tanto i vecchi, quanto quelli sguizzati allora allora dal nido.

EYOLF (_ansiosamente_).

E poi? Via, racconti!

LA VECCHIA.

Poi colla barca ci scostiamo dalla spiaggia. E io dimeno il remo e suono lo zufolo. E il mio bassotto d’oro viene a nuoto (_con gli occhi rilucenti_). E tutti tutti quelli che sguizzano, scodinzolano, rosicchiano, ci seguono nell’acqua lontano, sempre più lontano. Non possono fare altrimenti.

EYOLF.

Perchè non possono fare altrimenti?

LA VECCHIA.

Appunto perchè non vogliono. Perchè hanno tanto raccapriccio per l’acqua perciò devono avanzare sempre nell’acqua.

EYOLF.

Affogano allora?

LA VECCHIA.

Tutti. E in fondo all’acqua si trovano così nel silenzio, così all’oscuro, come meglio non potrebbero desiderare, i cari piccini. Là al fondo dormono tanto a lungo e così placidamente. Tutti, tutti quelli che la gente odiava e perseguitava (_si alza_). Già, prima, non avevo bisogno di bassotto. Allora li ammaliavo io stessa. Io sola.

EYOLF.

Ma cosa ammaliava?

LA VECCHIA.

Gli uomini, specialmente uno.

EYOLF (_ansioso_).

Ah, sì, che uomo era?

LA VECCHIA (_ridendo_).

Era il mio damo.... Lei, piccolo seduttore. Lei!

EYOLF.

E dov’è adesso?

LA VECCHIA (_duramente_).

Laggiù insieme con tutti i topi (rabbonendosi). Ma adesso bisogna che me ne rivada pei miei affari. Son sempre in viaggio. (_a Rita_) Oggi non hanno proprio bisogno di me, padroni? Altrimenti potrei sbrigarli subito.

RITA.

Grazie; non mi pare di averne bisogno.

LA VECCHIA.

Bah, bah, cara signora mia, non si può mai sapere. Se s’accorgessero, padroni riveriti, che qui c’è qualcosa che rode, scricchiola, guizza e scodinzola, facciano chiamar me e il bassotto d’oro. Riverisco; umilissimi rispetti (_esce dalla porta di destra_).

EYOLF

(_piano, ad Asta_).

Ah, zia, l’ho vista anch’io la matrigna dei topi.

(_Rita esce sulla veranda e si sventola con la pezzuola. Poco dopo Eyolf esce cautamente ed inosservato dalla porta di destra_).

SCENA IV.

=Allmers=, =Asta= e =Rita=.

ALLMERS

(_prende in mano la cartella sul tavolinetto_).

È tua, Asta?

ASTA.

Sì, è mia. Ci ho messo una parte delle vecchie lettere.

ALLMERS.

Le lettere di famiglia?

ASTA.

Mi avevi pregata di ordinarle durante la tua assenza.

ALLMERS

(_le accarezza i capelli_).

E anche per questo hai trovato il tempo?

ASTA.

Oh, certo, l’ho fatto parte qui, parte a casa mia in città.

ALLMERS.

Ti ringrazio, cara Asta. Ebbene, ci hai trovato qualcosa di particolare?

ASTA.

Ah, una cosa o l’altra si trova sempre in queste vecchie carte; lo sai bene. (_seria e adagio_) Nella cartella ci son le lettere alla mamma.

ALLMERS.

Quelle le serbi certo per te.

ASTA

(_vincendo sè stessa_).

No. Devi leggerle tu pure, Alfredo. Con comodo, in avvenire.

ALLMERS.

Non è necessario, cara Asta. No, le lettere di tua madre, non le leggo.

ASTA

(_posando fermamente lo sguardo sopra di lui_).

Allora, una volta o l’altra, così in qualche ora intima ti racconterò io qualcosa di quanto contengono.

ALLMERS.

Sì, piuttosto così. Tu intanto serba le lettere di tua madre. Già, non hai mica tanti suoi ricordi.

(_Porge la cartella ad Asta. Ella la prende e la posa sulla sedia sotto il paltoncino. Rita rientra in scena_).

RITA.

Mi pare che quella vecchia di mal augurio ci abbia portato in casa un’aria di funerale.

ALLMERS.

Qualcosa di mal augurio l’aveva certo.

RITA.

Mi son sentita proprio male, sinchè è restata qui con noi.

ALLMERS.

Del resto, so benissimo farmi un concetto della forza maggiore di cui parla. La solitudine tra quelle cime e lassù, sugli altipiani, ha qualcosa d’analogo.

ASTA

(_osservandolo attentamente_).

Ma si può sapere cos’è successo in te, Alfredo?

ALLMERS (_sorridendo_).

In me?

ASTA.

Appunto, qualcosa ci deve essere. Si direbbe quasi una trasformazione. Anche Rita lo ha osservato.

RITA.

Certo, me ne sono accorta subito al tuo arrivo. Ma soltanto in bene, non è vero Alfredo?

ALLMERS.

Doveva essere in bene. E sarà, lo deve essere pel meglio.

RITA (_eccitata_).

Per viaggio ti è capitato qualcosa! Non lo negare! Ti si legge in viso!

ALLMERS

(_scuotendo la testa_).

Non mi è capitata la più piccola cosa, esternamente, intendiamoci, ma....

RITA (_ansiosamente_).

Ma?

ALLMERS.

Che nel mio interno si sia compita una piccola trasformazione, è innegabile.

RITA.

Oh, Dio!

ALLMERS

(_conciliante, accarezzandole la mano_).

Tutto pel meglio, cara Rita. Ne puoi essere certa.

RITA

(_sedendosi sul sofà_).

Bisogna che tu ce lo racconti subito. Tutto, tutto!

ALLMERS

(_rivolgendosi ad Asta_).

Sia pure, sediamoci anche noi due. Poi mi proverò a raccontare, meglio che mi sarà possibile.

(_Si siede sul sofà vicino a Rita. Asta avvicina una sedia e si siede proprio vicino a lui. Breve pausa_).

RITA

(_guardandolo con la massima aspettazione_).

E così?

ALLMERS

(_guardando davanti a sè_).

Quando ripenso alla mia vita passata, al mio destino, negli ultimi dieci, undici anni, mi par di esser vissuto in una novella o in un sogno. A te no, Asta?

ASTA.

Certo, in molte cose.

ALLMERS (_continuando_).

Quando penso cosa eravamo prima, noi due, Asta. Noi due orfani, privi di mezzi.

RITA (_impaziente_).

Ah, da allora è già passato tanto tempo.

ALLMERS

(_senza fare attenzione a lei_).

E ora vivo nell’agiatezza, nella dovizia. Ho potuto coltivare la mia inclinazione, la mia vocazione. Ho potuto lavorare e studiare a mio bene placito (_porgendo la mano_). E questa immensa, inconcepibile felicità la dobbiamo a te, cara Rita.

RITA

(_dandogli un colpetto sulla mano, metà in ischerzo, metà adirata_).

Ma la vuoi finire con questo sciocchezze?

ALLMERS.

Le ho menzionate, soltanto per cominciare.

RITA.

Ah, sopprimiamo l’introduzione!

ALLMERS.

Rita, non credere che io sia andato in montagna pel consiglio del medico.

ASTA.

Come no, Alfredo?

RITA.

No? e cosa ti ci ha spinto, allora?

ALLMERS.

La causa era che non trovavo più pace al mio tavolino da lavoro.

RITA.

Non trovavi più pace! Ma, Alfredo mio, chi mai ti disturbava?

ALLMERS

(_scuotendo il capo_).

Nulla del mondo esteriore. Ma avevo il sentimento di sciupare addirittura le mie migliori qualità, cioè, le trascuravo, dissipavo il mio tempo.

ASTA.

Anche quando lavoravi al tuo libro?

ALLMERS (_annuendo_).

Certo, non è quella la sola cosa di cui sia capace. Dovrei saper compiere ben altro.

RITA.

E ti lambiccavi il cervello sempre per codesto?

ALLMERS.

Principalmente per questo.

RITA.

E per codesto eri tanto mal contento di te negli ultimi tempi? E anche con noi. Poichè lo eri, non è vero?

ALLMERS

(_guardando innanzi a sè_).

Mi consumava la vita alla scrivania, tutti i santi giorni. Talvolta anche la metà della notte. Lavoravo sempre al grosso, voluminoso libro sulle: Responsabilità umane.

ASTA

(_posando la mano sul suo braccio_).

Ma Alfredo, quel libro è ben il compito della tua vita?

RITA.

Sicurissimo! questo l’hai pur ripetuto tante volte.

ALLMERS.

Credevo anch’io che così fosse. Fin da quando ero appena escito dall’adolescenza. (_con fervore_) Poi, cara Rita, tu mi desti la possibilità di mettermi al lavoro.

RITA.

Ah, sciocchezze!

ALLMERS (_sorridendole_).

Tu con i tuoi monti d’oro....

RITA.

(_metà scherzando, metà sul serio_).

Siamo sempre daccapo con queste fandonie!

ASTA

(_guardandolo angosciosamente_).

Ma il libro, Alfredo?

ALLMERS.

Esso cominciò in certo qual modo ad allontanarsi da me! E sempre più mi s’impose il pensiero dei maggiori doveri che m’incombevano.

RITA

(_afferrandogli la mano con esultanza_).

Alfredo?

ALLMERS.

Il pensiero di Eyolf, cara Rita.

RITA

(_lasciando cadere la mano di lui, disillusa_).

Ah, sì.... il pensiero di Eyolf!

ALLMERS.

Il piccolo Eyolf, poverino, mi si è abbarbicato sempre più profondamente nell’anima. Dopo la sua sciagurata caduta che l’ha ridotto... E specialmente, dacchè abbiamo la certezza che tutti i rimedi sono inefficaci.

RITA (_persuasiva_).

Ma se te ne occupi quanto più puoi, Alfredo!

ALLMERS.

Come un precettore, sì certo. Ma non come un padre. E da ora innanzi voglio essere un padre per Eyolf.

RITA

(_lo guarda scuotendo la testa_).

Non ti capisco bene.

ALLMERS.

Intendo dire che voglio adoperare tutte le mie forze per rendergli l’inevitabile più leggiero e facile che sia possibile.

RITA.

Ah, ma sai. Grazie a Dio non credo che egli se ne accori tanto profondamente.

ASTA (_commosso_).

Oh, sì, Rita, se ne accora!

ALLMERS.

Convinciti pure, che la sua disgrazia egli la sente.

RITA (_impaziente_).

Ma che cosa puoi fare di più per lui?

ALLMERS.