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PARTE II.

Applicazioni psico-sociologiche.

CAPITOLO UNICO. — Il simbolo nel diritto moderno » 119

Indice degli Autori e delle Riviste citati nell’Opera » 135

NOTE:

[1] GARLANDA, _La filosofia delle parole_. — Roma, 1890.

[2] LETOURNEAU, _La sociologie d’après l’ethnographie_. — Paris, 1884, lib. III, cap. X.

[3] Vedi riguardo a questi piaceri, SPENCER, _Les bases de la morale évolutionniste_. — Paris, 1889, cap. IX.

[4] SPENCER, op. cit.

[5] RIBOT, _La psychologie de l’attention_. — Paris, 1889.

[6] RICHET, _L’homme et l’intelligence_. — Paris, 1884.

[7] L’importanza di questo lato della questione fu vista dall’Hartmann, il celebre pessimista tedesco; il capitolo _L’inconscio nell’intelligenza_ della sua opera _Philosophie des Unbewusten_, Berlin, 1872, per quanto imbevuto ancora di metafisica, è importantissimo. Vedi anche il bel lavoro del DE SARLO, _L’inconscio in patologia mentale_, Reggio d’Emilia, 1892.

[8] ESPINAS, _Des sociétés animales_. — Paris, 1878.

[9] SPENCER, _Principes des psychologie_. — Paris, 1874, parte II, cap. VII; parte IV, cap. VII.

[10] KEMBLE, _The Saxons in England_, II, 105, in SPENCER, op. cit.

[11] SPENCER, _Principes de sociologie_. — Paris, 1882, vol. III, P. IV, cap. IV; P. V, cap. XVI.

[12] Il merito di avere introdotto il concetto dell’inerzia nella psicologia spetta, come è noto, al LOMBROSO, che se ne servì per spiegare l’innato conservatorismo dell’uomo. È una idea straordinariamente feconda e capace delle più svariate applicazioni: io ne tento, in questo lavoro, una nuova.

[13] BEAUNIS, _Physiologie_, 2ª ediz., pag. 1351.

[14] BEAUNIS, _L’expérimentation en psychologie par le somnambulisme provoqué_, nella _Revue philosophique_, agosto, 1885.

[15] Vedi, sull’influenza della musica, le originali osservazioni di STENDHAL, _Physiologie de l’amour_, che notò sopra di sè come essa rinforzi il tono di qualsiasi sentimento si trovi per il momento nella psiche. Così, quando egli era innamorato, la musica lo rendeva più innamorato ancora; una volta che pensava ad armare una spedizione per la Grecia, raddoppiò in lui l’alacrità e l’entusiasmo.

[16] FERÉ, _Sensation et mouvement_. — Paris, 1887.

[17] BINET, _Études de psychologie expérimentale_. — Paris, 1883.

[18] BOUCHE, _La Côte des Esclaves et le Dahomey_. — Paris, 1885.

[19] Vedi su questo feticismo normale dell’amore BINET, _Le féticisme dans l’amour_ (_Revue philosophique_, agosto, 1887) e KRAFFT-EBING, _Psycopathia sexualis_. — Stuttgart, 1887.

[20] OTTOLENGHI e LOMBROSO, _Nuovi studi sull’ipnotismo e sulla credulità_. — Torino, 1889.

[21] MAUDSLEY, _L’esprit et le corps_.

[22] Op. cit. — Vedi anche, su questo argomento, i numerosi fatti portati dal RICHET, _L’homme et l’intelligence_, Paris, 1884, nello studio: _Le somnambulisme provoqué_.

[23] MARZOLO, _Saggio sui segni_. — Pisa, 1866.

[24] Vedi su questa ipotesi che riduce la sensazione e gli altri processi psichici a un movimento molecolare, gli studi principali di psicofisica, specialmente i tedeschi. MÜNSTERBERG, _Beitrage zur experimentelle Psychologie_, I, 129; VUNDT, _Essays_, IV; GEHIRN UND SEELE, p. 118, _Physiol. Psychologie_, II, 204. — Ora questa ipotesi (ammessa e nello stato presente della scienza, non si può a meno di ammetterla) questa teoria, che riconduce il processo dell’associazione mentale ai fenomeni dell’inerzia, è più che giustificata. Quando infatti due stati di coscienza sono percepiti contemporaneamente, ciò significa, secondo il Münsterberg, che due gruppi gangliari del cervello sono nello stesso tempo eccitati, ed è secondo lo psicologo tedesco legittimo supporre che si stabilisca tra i due punti eccitati una specie di via di comunicazione, attraverso la quale le due eccitazioni, che non sono che movimenti molecolari, tenderebbero a equilibrarsi. Quando poi solo uno dei due gruppi è in seguito rieccitato, una debole corrente di movimento molecolare per la via di comunicazione già aperta andrebbe ad eccitare l’altro (MÜNSTERBERG, op. cit. — OFFNER, _Ueber die Grundformen der Vorstellungsverbindung_, Marburg, 1892).

[25] MARZOLO, _Saggio sui segni_. — Pisa, 1866.

[26] Così i Romani, come vedremo, quando sostituirono al governo a vita (monarchia) il governo a tempo (repubblica) credevano che tutti i poteri del re, spettassero ancora al pretore, anche quelli che contrastavano alla temporaneità ed elettività della carica.

[27] Lo stesso si dica della teoria che, quando questo lavoro in proporzioni più modeste fu discusso come tesi, mi fu opposta dal prof. Carle: che cioè i simboli sono dovuti sopratutto alla vivace fantasia dell’uomo primitivo. Si è ripetutamente accennato, da molti scrittori, a questa vivacità infantile della fantasia umana, ma senza darne documenti sicuri; anzi dopo gli studi dello Spencer e del Guyau è lecito supporre invece che il selvaggio sia poverissimo di immaginazione e che la fantasia vivace sia piuttosto il privilegio delle grandi intelligenze, di Dante, di Shakspeare, di Newton, di Darwin, che non delle intelligenze rudimentali.

[28] Vedi, per es., i singolari costami degli eroi di Omero (Ulisse in specie), che spesso sono i costumi di veri furfanti; i non rari poco ingenui contratti che si trovano nella Bibbia; le esperienze della doppiezza selvaggia fatte dai viaggiatori, da Cook in Australia, da Stanley e da Schweinfurth in Africa, nonchè dalla nostra politica coloniale in Abissinia. I libri poi di etnografia sono pieni di fatti e prove in proposito. Si dice che nei popoli tedeschi invece l’onore fosse quasi una religione e anche il Taine l’asserì (TAINE, _Histoire de la littérature anglaise_, Paris, 1886, vol. I, cap. 1); ma chi ha letto nel libro di GREGORIO DI TOURS, _Historia Francorum_, un contemporaneo dell’invasione dei Franchi nella Gallia, i caratteristici aneddoti sulla perfidia dei capi, può dubitare che anche gli antichi popoli germanici fossero davvero migliori, sotto questo rispetto, che la maggior parte dei loro confratelli in umanità.

[29] Riguardo all’imprevidenza dell’uomo primitivo, vedi SPENCER, _Princ. de sociol._, vol. I. — LETOURNEAU, _La sociologie d’après l’ethnographie_, Paris 1884, pag. 562: «Per prevedere bisogna esser capace di osservazioni, di attenzione, saper raggruppare e paragonare i fatti, dedurre l’avvenire dal presente e dal passato. Ma l’uomo inferiore non sa osservare che in un campo ristretto, è scosso solo da quanto ha rapporto con i suoi bisogni più urgenti, la sua memoria è corta e il passato vi si cancella presto». E che per l’uomo primitivo il passato e il futuro fossero idee vaghe e indeterminate, lo prova l’etimologia: il greco Ἠρι = domani è la stessa parola che l’_Heri_ latino, che significa ieri; quindi come osserva profondamente il Marzolo, doveva esprimere in origine vagamente un tempo fuori dell’attuale, senza determinazione di passato o di futuro. Ora, con così vaga nozione dell’avvenire, è impossibile contrattare per un tempo futuro. Nei bambini poi noi possiamo osservare quella incapacità di godere idealmente della proprietà, che dovè esser comune un tempo a tutti gli uomini primitivi. Quando regalate loro un giuocattolo lo portano con sè da per tutto, a tavola, a passeggio, al teatro. Chi non ha visto una bambina addormentarsi con la bambola nuova tra le braccia? Quando li lasciano è segno che se ne sono stancati, o che anche quella sorgente di piacere è inaridita. Di più, se promettete loro qualche cosa, la vogliono immediatamente, e si mettono a piangere se debbono aspettare.

[30] SALVIOLI, _Manuale del diritto italiano_. — Torino, 1890.

[31] MACPHERSON, _Report upon the Khonds of Ganjan and Cuttack_. — Calcutta, 1842.

[32] SPENCER, _Princ. de sociologie_. — Paris, 1883, vol. III.

[33] HOUARD, _Anciennes lois franc._, I, pag. 101.

[34] Vedi in DUCANGE, _Anaticla_, I, 415.

[35] _Digest of Hindu Law_, II, 488.

[36] Vedi POST, _Studien zur Entwickelungsgeschichte des Familienrechts_, Oldenburg und Leipzig, 1890, e il lucido riassunto del COLINI (Un libro del dottor POST sullo sviluppo del diritto di famiglia) nel _Bollettino della Società Geografica_, marzo, 1891.

[37] HOWITT, _Trans. R. Soc. Victoria_, pag. 118, in Colini.

[38] G. FERRERO, _L’atavisme de la prostitution_, in _Revue scientifique_, 30 luglio 1892.

[39] RECLUS, _Les primitifs_. — Paris, 1885.

[40] LETOURNEAU, _L’évolution du mariage et de la famille_. — Paris, 1888.

[41] RECLUS, _Les primitifs_. — Paris, 1885, pag. 240.

[42] Vedi intorno a questo fenomeno e le sue cause LETOURNEAU, _L’évolution de la famille et du mariage_, Paris, 1888. — SUMNER MAINE, _Études sur les institutions anciennes_, Paris, 1884. — A. H. POST, _Studien zur Entwizelung der Familienrechts_, Oldenburg und Leipzig, 1890.

[43] GRIMM, _Deuts. Rechtsalther_, pag. 155.

[44] BEAUMANOIR, _Cout. de Beauvoisis_, cap. XVIII.

[45] GRIMM, _Poesie in Rechte_, § 6.

[46] _Il libro di Ruth_, III, 9.

[47] L. H. Morgan, _Ancient Society_. — London, 1877, pag. 80-81.

[48] _Chron. Cassin._, II, 39.

[49] SPENCER, _Princ. de sociol._, vol. III. — Paris, 1883.

[50] Si ricordi il palazzo di Tirinto, scoperto dallo Schliemann, chiuso da robustissime porte, accanto a cui si vedono ancora i posti delle guardie, e da cui era impossibile uscire senza il permesso del signore. — Vedi SCHLIEMANN, _Tyrinthe_, Paris, 1886.

[51] LEG. WILLEM, _Noth. reg. Angl._, cap. LXV.

[52] ROTARI, cap. 224.

[53] _Cont. du Nivernais_, t. II, pag. 134.

[54] SUMNER MAINE, _Études sur l’histoire des institutions primitives_.

[55] L. 5, § 10, _D. de oper. novi nunt_. — L. 20, § 1, _D. quod vi aut clam_.

[56] MARZOLO, _Saggio sui segni_. — Pisa, 1866.

[57] BERTILLON, _Les races sauvages_. — Paris, 1883.

[58] BANCROFT, _The native races_, etc.

[59] LETOURNEAU, _La sociologie d’après l’ethnographie_. — Paris, 1884.

[60] _Numeri_, XV, 37, 38.

[61] MARZOLO, _Saggio_, ecc.

[62] A. DE REMUSAT, _Recherches sur les langues tartares_, pag. 65.

[63] BERTILLON, op. cit.

[64] _Journal Asiatique_, aprile-maggio 1868.

[65] _Giosuè_, IV, 6-7.

[66] DE LANOYE, _L’homme sauvage_. — Paris, 1873, pag. 41.

[67] BOUCHE, op. cit.

[68] I ladri sanno ancora sfruttare questo ferravecchio della storia della civiltà. Una loro forma di furto è quella di rubare in un club o in altro luogo, per es. il cappotto di una persona, di andare a casa sua e di inventare, che sono mandati dal padrone per prendere o una somma di denaro o qualche oggetto prezioso: la prova della loro missione sta appunto nel cappotto o altra cosa della persona, che essi hanno tra le mani.

[69] Sull’origine di questi simboli non parlo, perchè la questione è stata già risolta dallo SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. III, parte I. Io quindi mi sono ristretto a studiare l’uso fatto dei simboli, supponendone già nota al lettore la genesi.

[70] BOUCHE, op. cit.

[71] GREG. TURON, VII, 3.

[72] Si dirà che nel Medio-Evo si conosceva ben la scrittura. È vero: ma non basta possedere uno strumento, bisogna anche comprenderlo, conoscerlo bene e saperne usare; ora, nel Medio Evo la scrittura era uno strumento troppo complicato, perchè data la condizione generale della coltura, il suo uso potesse essere diffuso; era una tradizione della civiltà romana conservata, come tante altre, da un piccolo gruppo di persone, che quasi sempre furono i religiosi. «Durante molti secoli, scrive il BUKLE, fu raro il veder un laico che sapesse leggere o scrivere» (_Histoire de la civilisation en Angleterre_, vol. I, pag. 348, Paris, 1881); e il DOWLING (_Introduction to the Critical Study of ecclesiastical History_, 1838, pag. 56): «Gli scrittori erano quasi tutti ecclesiastici, e la letteratura null’altro che un esercizio religioso». Così i re merovingi non sapevano scrivere. Carta e inchiostro furono nel Medio Evo oggetti rarissimi; la carta, specialmente dopo che le invasioni saracene nella Sicilia resero difficili le comunicazioni con l’Egitto; i monaci dovettero inverniciare i loro codici per scrivervi su i loro salmi; e il Petrarca non trovò, più d’una volta, in città considerevoli della Francia, una goccia d’inchiostro per copiare codici latini. Di più, tanto è vero che la scrittura era poco capita in quei tempi, che noi troviamo certi manoscritti medioevali (es., parecchi del Sachsenspiegel), in cui sono intercalate figure che illustrano il testo e ne agevolano la comprensione, formando una vera mescolanza di scrittura e pictografia, quale noi la troviamo nei libri dei Batacchi (BASTIAN, _Der Mensch in der Geschichte_, Leipzig, 1861, vol. I. — MODIGLIANI, _Tra i Batacchi indipendenti_, Roma, 1893).

[73] MICHELET, _Les origines du droit français cherchées dans les symboles et d’après les formules du droit universel_. — Paris, 1892.

[74] Questa connessione è rivelata dalla parola gallese _maes_, che significa _ager_ e _curia_ (Vedi _Leges Wallica_e, II, 10, 11, 12).

[75] DUCANGE, _Investitura_, 1535. — GALLAND, _Franc-allen_, XX, 340.

[76] Per questo credo che le scritture mnemoniche abbiano precedute le scritture a disegno, sebbene popoli rozzissimi, e perfino le popolazioni preistoriche sapessero disegnare relativamente bene (Vedi MASSENAT, _Matériaux pour l’histoire de l’homme primitif_, 1869. — JOLY, _L’homme avant les métaux_, Paris, 1879). Io credo che il disegno preesistè alla scrittura pictografica, cioè che il disegno non fu impiegato come mezzo di comunicazione tra gli individui, se non molto tempo dopo che era praticato all’ornamento delle armi, delle case, ecc. Difatti, dover graffire una scena di caccia o di pesca è minor fatica, che dovere esprimere con figure una idea determinata; perchè nel primo caso il disegnatore può scegliere e variare a piacere le figure, purchè nel complesso diano l’idea dello spettacolo che si vuol rappresentare; nel secondo invece è schiavo della sua idea e bisogna che cerchi quali figure proprie importino di più a far comprendere più esattamente a un estraneo la propria idea.

[77] GARLANDA, _La filosofia delle parole_, Roma, 1890. — MARZOLO, _Brevissimo sunto sulla storia dell’origine dei caratteri alfabetici_, Venezia, 1857. — ASCOLI, _Del nesso ario-semitico_, Milano, 1864. — LENORMANT, _Essai sur la propagation de l’alphabet phoenicien dans l’ancien monde_, Paris, 1872.

[78] ROMANES, _L’évolution mentale chez l’homme_. — Paris, 1891.

[79] SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. I. — Paris, 1878, pag. 489.

[80] MARZOLO, _Monumenti storici rivelati dall’analisi delle parole_, vol. I, Padova, 1847. — F. STEINTHAL, _Die Mande-Neger Sprachen, psichologisch und phonetisch betrachtet_, Berlin, 1867.

[81] Il RIBOT, in alcuni suoi recenti e interessantissimi studi (_Une enquête sur les variétés des concepts_, in _Revue scientifique_, 3 settembre 1892), cercò di determinare che cosa si producesse nella coscienza, oltre il nome, quando si legge o si ascolta una parola astratta o generale. L’esperienza tentata su 900 individui diede questi risultati: nel 47% si produceva o una imagine concreta (per es., la parola _legge_ richiamava l’idea dei giudici togati), o l’imagine ottica della parola stampata, o l’imagine acustica della parola pronunciata; il 53% rispose che in essi non si risvegliava _nulla_. Il RIBOT osserva giustamente che questo _niente_ deve essere qualche cosa e che con un’indagine più minuta si scoprirebbe: in ogni modo, ciò dimostra che deve essere uno stato di coscienza molto vago, se non si riesce a determinarlo con parole. Quindi una scrittura a disegno sarebbe almeno per questo 53% assai faticosa; e lo sarebbe egualmente, in quell’altro 47%, a quelli che appartengono, come dice il RIBOT, al tipo visuale tipografico o al tipo uditivo.

[82] LENORMANT, _Essai sur la propagation de l’alphabet phoenicien dans le monde ancien_. — Paris, 1872, vol. I, cap. I.

[83] BOPP, _Glossarium sanscritum_, Berolini, 1847. — MARZOLO, _Monumenti storici rivelati dall’analisi della parola_, Padova, 1847, vol. I. — VIGNOLI, _Mito e Scienza_, Milano (_Bibl. scient. intern._).

[84] GRIMM, _Poesie im Recht, passim_. — EISENHART, _Grundsätze des Deutschen Rechts in Spruchwörtern_, Leipzig, 1822. — _Lex Wisig._, I, 8.

[85] GOETHE (_Maximen und reflexionen_) e CARLYLE (_Sartor Resartus_) notarono essi pure come l’imagine sia in origine un modo quasi naturale di esprimersi. G. TREZZA, poi (_Studi critici_, Verona 1878, pag. 224), ha benissimo descritto il carattere imaginoso delle concezioni primitive: «Nello stato arcaico del sentimento, si mescono le forme delle cose e vi destano una impressione confusa, appunto perchè la natura vi si rivela in un modo confuso. È veramente una vasta metafora il modo con che la natura si riproduce nel sentimento mitologico. Tuttavia la metafora non era in quei tempi un processo consapevole, nato da una intuizione precisa delle analogie ideali tra le cose diverse, ma un istinto divino, che prorompeva dal sentimento stesso. La metafora ei la portava dentro di sè, lingua vivente di una coscienza impregnata di sensazioni vivacissime estranee». Senonchè, come si vede, la spiegazione che io do del fenomeno, è diversa da quella dell’illustre e compianto professore di Firenze. Anche il MAX MÜLLER, che sostiene, a torto o a ragione, esser la religione una vasta metafora primitiva, di cui si è perduto il significato, una malattia del linguaggio (_diseased language_), intuì bene, senza però spiegarla, la grande importanza della metafora nella psicologia primitiva dell’uomo. — Vedi, oltre le opere di MAX MÜLLER, COX, _The mithology of arian nations_. — London, 1870.

[86] PAUSANIA, _Att._, I, 23.

[87] HEROD., VII, 225.

[88] BOUCHE, op. cit.

[89] LEFÈVRE, _La religion_. — Paris, 1892.

[90] TYLOR, _Civilisation primitive_. — Paris, 1884.

[91] BASTIAN, _Der Mensch in der Geschichte_, vol. I, p. 265. — Leipzig, 1860.

[92] MARZOLO, _Brevissimo sunto della storia dell’origine dei caratteri alfabetici_, pag. 15, Venezia, 1857. — Vedi in questo opuscolo, sunto d’una grande opera che rimase, pur troppo, come tante altre del sommo pensatore, inedita, le prove etimologiche di questa figliazione delle lettere alfabetiche dalle figure delle costellazioni.

[93] SUMNER MAINE, op. cit.

[94] Vedi in SPENCER, _Princ. de soc._, vol. III, pag. 139 e seg., le prove che l’idea dello scambio è sconosciuta a molti popoli primitivi. In latino _emere_ non significava originariamente, come notò il Muirhead, comprare per denaro, ma solo prendere, ricevere, acquistare (ved. in FESTO, voc. _redemptores_). Quanto alla proprietà fondiaria, essa, come è noto, non esiste presso i popoli primitivi e anche i popoli civili non la conobbero che tardi: secondo MAYER, _Die Rechte der Israeliten, Athoener und Römer_. (I, 361) l’ebraico non ha parola per esprimere _proprietà fondiaria_: e secondo Mommsen «l’idea della proprietà non era presso gli antichi Romani associata al possesso delle cose immobiliari, ma solo al possesso degli schiavi e del bestiame». E l’origine della proprietà fondiaria fu la violenza. «Solo la forza — scrive lo SPENCER — sotto una forma o sotto un’altra è la causa capace di obbligare i membri di una società a cedere il loro diritto al godimento comune del territorio che abitano. Ora è la forza di un aggressore esterno, ora quella di un aggressore interno...». (_Principes de sociologie_, vol. III, pag. 728, Paris, 1883). — Vedi anche in LORIA, _Analisi della proprietà capitalistica_, vol. II, la lunga documentazione delle origini violente della proprietà fondiaria. Ricorderemo qui che _praedium_ e _praedari_ hanno comune etimologia, che _hortus_ e _haeredium_ derivano da una radice _ghar_ che in sanscrito significava prendere, impadronirsi; che la lancia era presso i Romani il _signum justi dominii_.

[95] SPENCER, _Les bases de la morale évol._, Paris, 1887, pag. 99. «Quando, come nelle società più rozze, non esiste ancora nè regola politica, nè regola religiosa, la causa principale che impedisce di soddisfare un desiderio quando si manifesta, è la coscienza dei mali che risulteranno dalla collera degli altri selvaggi, se la soddisfazione del desiderio è ottenuta a loro spese».

[96] GIANTURCO, _Istituzioni di Diritto civile italiano_. — Firenze, 1887, pag. 107.

[97] HOUARD, _Anc. lois françaises_, I, 378.

[98] _Fraser’s Journey_, II, pag. 372.

[99] MOERENHOUT, _Voyage aux îles du Grand-Océan_, II, pag. 68.

[100] EARLE, _Residence in New Zealand_, pag. 244.

[101] LETOURNEAU, _L’évol. du mar._, etc. — Paris, 1888.

[102] In Australia gli sforzi dei missionari per togliere il matrimonio per ratto trovarono opposizione, specialmente nelle donne (LETOURNEAU, _La sociologie, etc._, Paris, 1884). Il sentimento dell’uomo riguardo al ratto dovè esser lungamente analogo a quello che noi troviamo tra gli Zulù rispetto alla compra della sposa. — RATZEL, _Le razze umane_, Torino, 1892, vol. I, pag. 387: «Soltanto la compra fa sentire la forza reciproca del vincolo matrimoniale; e marito e moglie non si riterrebbero uniti legalmente, se il marito non avesse dato o almeno promesso qualche cosa per averla. Un uomo poi si sentirebbe umiliato, se prendesse una moglie per niente».

[103] DUGMORE, _Kafir Laws and customs_, pag. 37.

[104] Secondo il Muirhead, questa formola, riportataci da Gaio, è troppo vaga, e probabilmente il convenuto rispondeva provando il suo titolo.

[105] BUONAMICI, _Delle «Legis actiones» nell’antico Diritto romano_, Pisa, 1868. — MUIRHEAD, _Storia del Diritto romano_, Milano, 1888.

[106] Vedi a questo proposito le belle osservazioni del SUMNER MAINE, _Etudes_, etc.

[107] «In loco iuxta fluvium pheterac» (MEICHELBECK, _Hist. frising._, n. 368). «Actum super fluvium Moin in loco nuncupante Franconofurd» (RIED, _Cod. dipl. Ratisb._, n. 10, an. 794).

[108] «Acta sunt haec apud Velbach in littore laci turicini» (NEUGART, _Cod. dipl. Alleman._, N. 1030, an. 1282).

[109] «Zu dem richtbrunnen an dem landtag bi stuhlingen» (VEGELIN, II, 221, an. 1391).

[110] «Beim Born zu Pfungstatt» (WENK, _Hess. Gesch._, I, 82).

[111] «Sein Gericht mag er (der Landrichter) setzen vor der Bruche» (WALCH, _Vermischte Beiträge zu den deutschen Recht_, III, 257).

[112] JOINVILLE, _Hist. de S.-Louis_, 1668, pag. 12 e 13.

[113] SPENCER, _Princ. de sociol._, III, p. 665.

[114] ELLIS, _Polynesian Researches_, tom. I, pag. 202, 203.

[115] ARDIGÒ, _Relatività della logica umana_, nel III volume delle _Opere filosofiche_. — Padova, 1885.

[116] REYMOND, _Le arti figurative e un vecchio pregiudizio fisiologico sulla visione_. — Torino, 1891.

[117] SPENCER, _I primi principii_. — Milano, 1888.

[118] BOURGET, _Nouveaux essais de psychologie contemporaine_.

[119] LOMBROSO, _L’uomo di genio_. — Torino, 1888.

[120] KRAFFT-EBING, _Psycopathia sexualis_. — Stuttgart, 1889.

[121] TYLOR, _Forschüngen über die Urgeschichte der Menschheit_, trad. ted., pag. 25.

[122] GARRICK MALLERY, _Sign-Language among the North-American Indians_ (_First annual Report of the Bureau of Ethnology._ — Whashington, 1881).

[123] _Reise der osterreichischen Fregatten Novara um die Erde-Linguisticher Theil_, von dr. FRIEDRICH MÜLLER, Vien, 1867. — MARZOLO, _Monum. stor._, ecc., vol. I.

[124] SPENCER, _Princ. de soc._, vol. III. — Paris, 1883.

[125] DUCANGE, _Investitura_, III, 1531.

[126] Vedi in SPENCER (_Princ. de sociol._, vol. III, chap. II, Paris, 1883) le prove sulla enorme diffusione del trofeo in tutte le razze.

[127] Op. cit.

[128] _Chroniques_ de MONSTRELET, vol. II, lib. I, chap. CVII, pag. 435.

[129] FLOQUET, _Histoire du Parlem. de Normandie_, vol. I, pag. 250-256.

[130] BUKLE, _Histoire de la civilisation en Angleterre_, vol. III, pag. 294. — Paris, 1887.

[131] Vedi riguardo a questa polemica lo SPENCER. _Principes de sociologie_, vol. I, Paris, 1878, ed il GUYAU, _L’irreligion de l’avenir_, specialmente a pagine 26-38. — Paris, 1887.

[132] SPENCER, _Principes de psychologie_, vol. I, pag. 302. — Paris, 1874.

[133] HARTMANN, _Die Philosophie_, etc., nel capitolo: _L’inconscio nell’intelligenza_.

[134] GUYAU, _L’irréligion de l’avenir_. — Paris, 1887.

[135] ID., _id._

[136] Stephenson, invece, un giorno vedendo una sua locomotiva correre via rapida, esclamò: _E dire che è il sole che la fa muovere_ (ARDIGÒ, _La formazione naturale nel fatto del sistema solare_, Padova, 1884). — Ecco la differenza tra il ragionamento dell’uomo medio e il ragionamento del pensatore di genio: in quello le associazioni si restringono a quelle sensazioni che si sono più volte seguite nell’esperienza e che hanno lasciata una traccia di sè nella psiche in immagini o idee; in questo invece si formano da idee lontanissime e apparentemente senza alcun nesso. Ma non dimentichiamo che gli Stephenson e i Newton sono una eccezione nell’umanità, che nella sua massa è composta di ben altra stoffa di individui.

[137] BERTILLON, _Les races sauvages_. — Paris, 1833.

[138] _Revue politique et littéraire._ — Paris, 1888.

[139] NIBLACK, _The coast indians of soutern Alaska and northern british Columbia_. — Washington, 1890.

[140] MARZOLO, _Saggio sui segni_, pag. 37. — Pisa, 1866.

[141] La tradizione della ninfa Egeria e di Numa Pompilio rappresenta una variante del fenomeno. Siccome usualmente la massima parte degli uomini, non produce da sè le idee che ha, ma le riceve da altri, dai vecchi, dai creduti sapienti, ecc.; così si crede che quando uno ha un gran numero di idee le debba aver ricevute da un altro, da un essere superiore.

[142] _Saggio sui segni._

[143] LEFÈVRE, _La religion_, pag. 538. — Paris, 1892.

[144] TANZI, _I germi del delirio. — Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale_, vol. XVI, fasc. I-II, Reggio Emilia, 1890.

[145] MARZOLO, _Saggio_, ecc.

[146] SALVIOLI, op. cit.

[147] BINET, _Etudes de psychologie expérimentale_. — Paris, 1888.

[148] _Genesi_, XXVII.

[149] Questa idea non ha nulla di comune con quella del Loria, che (_Analisi della proprietà capitalistica_, vol. II) sostiene sì, essere la logica variabile, ma che le sue variazioni dipendono dalle condizioni diverse della terra libera. E cita il fatto che nelle età in cui la schiavitù è necessaria per le condizioni economiche, tutti gli scrittori ne sostengono la legittimità, mentre nelle età in cui non è più necessaria, è da tutti maledetta e dimostrata una infamia. Ma forse perchè Aristotile concludeva che la schiavitù non si poteva abolire, mentre Spencer tratterebbe di pazzo chi volesse ricostituirla, si può dire che i processi logici con cui l’uno e l’altro arrivano alle diverse conclusioni siano differenti? Ma sono le premesse che differiscono, il punto di vista, i dati della questione e quindi anche le conclusioni, non la maniera di ragionare: il sillogismo funziona nel cervello dell’uno come in quello dell’altro. Invece non funziona nello stesso modo nel cervello di Aristotile e in quello di un ragazzo o di un selvaggio: così tra l’altro il Marzolo dimostrò che il _post hoc ergo propter hoc_, eresia immensa nella logica ideale, è una vera legge del ragionamento come si fa dai bambini, dai selvaggi, e ancor oggi dagli uomini più rozzi (Vedi quella bellissima memoria che è il saggio forse più stupendo scritto sin qui sulla psicologia dell’uomo inferiore: MARZOLO, _Delle disposizioni originarie soggettive dell’uomo e degli effetti loro_, Milano, 1862). La logica è una funzione del cervello; e può solo variare, come tutte le funzioni, secondo il variare dell’organo.

[150] SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. III.

[151] SPENCER, _Istituzioni ecclesiastiche_. — Città di Castello, 1886.

[152] DRAPER, _Histoire du développement intellectuel et moral de l’Europe_. — Paris, 1868-69, vol. II.

[153] MICHELET, _Les symboles_, etc.

[154] SPENCER, _Principes de sociologie_, vol. III.

[155] ID., _id._

[156] Di qui dipende l’intenso ma ristretto altruismo dei membri di molte tribù, uno rispetto all’altro; il che però non esclude la più assoluta ferocia riguardo agli stranieri. Vedi l’articolo del principe KRAPOTKINE: _L’appui mutuel chez les sauvages_, nella _Société nouvelle_, gennaio 1893.

[157] BOUCHE, op. cit.

[158] ALONGI, _La camorra_, Torino, 1890.

[159] _Arch. di psichiatria e scienze penali_, 1880, fasc. II. Vedi questo intaglio riprodotto nell’_Uomo di genio_, tav. VII.

[160] SPENCER, _La giustizia_. — Città di Castello, 1893, pag. 48-49.

[161] SUMNER MAINE, _Ancient Law_, pag. 76-7, 3ª ediz. (Citato da Spencer).

[162] Giornale _La Lombardia_, 15 marzo 1893.

[163] _Journal du Palais_, t. LXXVII, pag. 824.

[164] In un lavoro che avrà forse per titolo: _La formazione naturale della giustizia_; l’espressione dell’Ardigò _formazione naturale_ parendomi, almeno in questa materia, più esatta che l’altra _evoluzione_ dello Spencer.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.