Part 1
_EDOARDO CALANDRA_
AD OLTRANZA
_Commedia in 4 atti._
TORINO _F. CASANOVA, EDITORE_ 1890
_Questo volume fu depositato alla Prefettura di Torino a norma del testo unico delle Leggi sulla_ Proprietà Artistico-Letteraria _approvato con R. Decreto 19 Settembre 1882, Nº 1013_ (Serie 3ª).
_Le Autorità competenti non possono autorizzare alla rappresentazione di questa commedia, che i soli Capi-comici muniti di regolare permesso dell’Autore o de’ suoi Eredi._
Torino, Tipografia VINCENZO BONA.
PERSONAGGI
CLAUDIO SERRA PIERO LANERI Barone CARLO GALLIARI Baronessa IDA GALLIARI IGNAZIO MINCHIOTTI CHIARA MINCHIOTTI ARTURO TROTA NICOLA LUIGI SIGNORI E SIGNORE.
Nel I e III atto l’azione ha luogo nella Villa Galliari. Nel II in casa Minchiotti. Nel IV in casa di Serra.
ATTO I.
Sala a terreno. Una porta nel fondo comunica col giardino per mezzo d’una terrazza. Porte a destra e sinistra. Tavola, sedie, poltrone, sofà.
SCENA I.
_CHIARA, IGNAZIO, TROTA, poi NICOLA_
_La scena è vuota. Dopo un momento Chiara, Ignazio, Trota dal giardino. Chiara con uno scialletto. Ignazio con soprabito leggiero sulle spalle, un lampioncino giapponese acceso in mano. Entrano e guardano intorno. Poi Nicola._
IGNAZIO (_con enfasi_)
«_Deserto è il loco!_...»
CHIARA
Vedi! È ancor troppo presto.
IGNAZIO
Non ho detto che fosse tardi.
TROTA
Fatto stà che qui non c’è anima viva.
CHIARA
Saranno ancora a tavola.
IGNAZIO (_Andando ad una porta a sinistra_)
«_Ehi di casa!_»
TROTA (_secondandolo_)
«_Buona gente!_»
IGNAZIO
Sicuro... «_Ehi di casa?_»
TROTA
«_Niun ci sente!_»
CHIARA (_impazientita_)
Insomma!
IGNAZIO (_guardando l’orologio_)
Eppure mi dà l’ora delle altre sere...
(_Nicola entra_).
CHIARA (_a Nicola_)
Ancora a tavola, eh?... I signori?
NICOLA
Non sono in casa.
IGNAZIO
Oh!
CHIARA
Come mai?
NICOLA
Ecco. Il signor barone e il signor Serra non sono ancora tornati da caccia.
TROTA
A quest’ora?
NICOLA
Sono andati via molto per tempo stamattina. Hanno preso la via delle paludi di... di... (indica) da quella parte là insomma, io non son pratico. Hanno detto che non sarebbero tornati che a sera.
CHIARA
Va bene, ma e la baronessa?
NICOLA
La signora baronessa è andata in città.
CHIARA
Ah sì?
NICOLA
Andata in città. È partita col treno delle dieci e undici. La si aspettava di ritorno con quello delle tre e ventuno, maaa...
CHIARA
Tornerà coll’ultimo.
NICOLA
Oh senza fallo! Infatti la carrozza è andata a prenderla alla stazione.
IGNAZIO
E la cena?
NICOLA
È pronta. Quando vi saranno...
CHIARA
Dobbiamo attenderli?
TROTA
Come crede lei...
CHIARA
Sarà meglio. Già qualcuno non tarderà a comparire.
(_Nicola si ritira_).
IGNAZIO (_consulta l’orologio_)
Sfido, io!
(_Chiara siede sul canapè, Trota siede vicino, Ignazio esce sulla terrazza_).
TROTA
Il barone e Serra non vorranno dormire nei campi.
CHIARA
E l’Ida non vorrà passare la notte in città... Sola. Perchè non avrà condotto la cameriera.
TROTA
Naturale, per una gita di poche ore. — Sarà andata per sbrigar qualche affaruccio.
CHIARA (_dopo un momento_)
In questa stagione non vi son conoscenze. Lei, che vi è stata ieri, avrà visto...
TROTA
Pochissima gente.
CHIARA
Qualcheduno, così... di passaggio.
TROTA
Di passaggio, naturale.
CHIARA
Ha incontrato, per caso, Laneri?
TROTA
Piero Laneri?... Ah sì, sul Corso, proprio in faccia alla stazione.
CHIARA
Che faceva?
TROTA
Sul Corso? Passava...
CHIARA
Oh si capisce...
TROTA
Voglio dire che ci siamo appena scambiato un saluto: io correvo, avevo fatte tutte le commissioni avute da lei, e temevo di perdere il treno.
CHIARA
Già. (_si alza; fra sè_) Se vi era ieri vi sarà stato anche oggi... Ida, Ida!
TROTA
Cosa mormora? Ride?... no...
CHIARA (_subito, voltandosi_)
Ridere? Perchè?... di che cosa dovrei ridere?
TROTA
Gli è quel che dicevo, perchè dovrebbe ridere?
IGNAZIO (_rientrando_)
Eccoli! Sicuro, eccoli qui.
SCENA II.
_CARLO, CLAUDIO,_ (NICOLA che accorre) e DETTI
_Carlo e Claudio si sbarazzano degli schioppi e dei carnieri, consegnandoli a Nicola che li porta con sè._
CARLO
Buona sera, buona sera!
TROTA
Così, è andata bene?
CARLO
Malissimo, giornataccia! — Per conto mio sono stato sfortunato, non ebbi quasi occasione di sparare; e l’amico Serra che l’ebbe più volte... Lasciamo andare. (_guardando intorno_) Ma... e l’Ida?
IGNAZIO
È andata in città.
CARLO
Ah! — (_dopo un momento_) Bene, bene. — E... non è ancora tornata?... Avrà perduto il treno delle tre.
CLAUDIO
Non aveva detto d’andarvi?!
CARLO
No. Ma siamo partiti così per tempo! Può darsi che le sia venuta in mente una qualche commissione; si sarà trovato mancare qualche cosuccia per la toeletta, o per il suo lavoro. Sarà arrivata una lettera colla posta delle nove. In questa stagione vi sono sempre amiche che tornando dai bagni per andare in campagna fanno una sosta in città, e vi si dànno convegno.
CHIARA
Purchè non perda anche l’ultimo treno...
CARLO
Ah no, spero di no! — Sarebbe noioso per lei: sarei anche inquieto. — Nicola? (_chiamando_) Nicola?
NICOLA (_entrando_)
Comandi?
CARLO
S’è pensato a mandar la carrozza per ricondurre la signora?
NICOLA
Sissignore.
CARLO (_consultando l’orologio_)
E allora, allora non può tardare (_raggiunge Claudio che sarà andato alla terrazza_).
(_Un silenzio_).
IGNAZIO
Con questi benedetti treni... Sicuro...
CHIARA
Zitto!
IGNAZIO
E come le battezzano le locomotive! Argante, Fieramosca, Saetta, Veloce,... Ci metterei su: Tartaruga, Gambero, Lumaca...
CHIARA
Silenzio! Dobbiamo sentir la carrozza.
CLAUDIO
Eccola!... sento le ruote.
CARLO
E vedo le lanterne (_esce_).
CHIARA (_a mezza voce_)
Purchè ci sia.
IGNAZIO
Se si vede e si sente...
CHIARA
Eh! sì... la carrozza, ma lei...
TROTA
Donna Ida? — E se non ci fosse?
CHIARA
Eh via! (_fra sè_) Misericordia!
SCENA III.
DETTI, _IDA_
IDA (_entra con Carlo_)
Eccomi; amici, buona sera (_si toglie il cappello_). Che volete, ho perduto il treno delle tre, per cinque soli minuti...
CARLO
Si può perdere con meno (_osservandola, ma con naturalezza_). Sei stanca?
IDA
Stanca? — Niente.
CARLO
Pure...
IDA (_con brio_)
Ehee! Non vi sarebbe da far meraviglie se lo fossi un pochino. — Ho camminato a piedi, tanto (_sottraendosi allo sguardo di Carlo_). Ho fatto un mondo di cose... Sono stata a scegliere musica; poi, dal libraio. Non avevo più guanti. La sarta m’ha fatto aspettare... È per lei che ho perduto il treno. (_a Chiara_) Non si direbbe in questa stagione, eppure c’erano parecchie signore che aspettavano, che avevano la precedenza. (_a Carlo_) E... lor signori?
CARLO
Noi? — Pessima caccia. Non è vero, Claudio?... Mi rivolgo a lui, perchè è molta colpa sua. (_all’Ida_) Ma, non avevi detto nulla ieri sera?
IDA
Di che?
CARLO
Della tua gita, perbacco?
IDA
Se nol sapevo, se non ci pensavo.
CARLO
Hai avute lettere.
IDA
Te l’ha detto Nicola?
CARLO
Nicola non m’ha detto niente; lo immagino io.
IDA
Ho avuto una lettera... sì. Domanda di soccorso, al solito. — Ma mi sono decisa di andare in città, quando ho saputo che non sareste tornati per il pranzo.
CARLO
A proposito... muoio di fame. — Nicola!
IDA
Suppongo che sarete serviti.
CARLO
Sarete!... E tu?
IDA
Ho preso qualche cosa alla stazione, aspettando. Non ho più appetito.
CHIARA
Spero non rinunzierai alla cena per noi?
IDA
Immaginati! In ogni caso, si potrebbe passar tutti in sala.
NICOLA (_sulla porta_)
Servito in tavola.
CARLO
Aah!
IGNAZIO
Non auguro buon appetito! Eh? Non occorre.
CARLO
Se voleste passar al biliardo!
IGNAZIO
Dopo, dopo.
CARLO
Allora (_a Claudio_) a noi (_escono_).
SCENA IV.
DETTI meno _CARLO_ e _CLAUDIO_
_Ida e Chiara seggono dalle due parti della tavola. Ida s’intratterrà coi libri, coi giornali; avrà il sorriso distratto, l’occhio fisso di chi è assorto in un pensiero. Trota sfoglierà un giornale illustrato. Ignazio passeggia._
IGNAZIO
Ah! per esempio, faticar tutto il giorno, coi piedi nell’umido e il capo al sole, e tornar poi a casa col carniere leggiero, deve essere... sì, deve essere umiliante. Però, quando va bene e si torna curvi... sì curvi sotto il peso del pelo e della piuma, deve essere una gran bella soddisfazione. (_a Trota_) Che ne dite?
TROTA
Non sono cacciatore.
IGNAZIO
Sfido, io!
TROTA
Chi sfida, lei?
IGNAZIO
Ohoo! Sfido nessuno. Dico così, che per essere buon cacciatore bisogna... Sicuro, bisogna alzarsi presto il mattino. — E lei, dorme fino alle undici, per lo meno.
TROTA
Per lo meno!...
IGNAZIO
Eehe! Senta...
CHIARA (_voltandosi_)
In ogni caso, meglio così; meglio dormir tardi che far come un tale di mia conoscenza che alle sette è sempre in piedi. Cammina come se avesse le scarpe di piombo. Urta nei mobili, sternuta, sbadiglia, tossisce; non può dire una parola con voce un po’ moderata, da persona per bene. Esce in giardino, rientra in casa, ammorba le sale col sigaro, porta coi piedi la terra dei viali su tutti i tappeti. — Non ridere!
IGNAZIO (_con flemma_)
Non rido.
CHIARA
E come se non bastasse, tre volte per settimana attacca a sparar fucilate, fitte, che par d’essere in una finta battaglia. — Ah! non ridere sai.
IGNAZIO (_con compiacenza_)
Dalle sei alle sette — Un giorno sì, e l’altro no. — È l’ora che vi sono più passere in giardino. Quella è la mia caccia; piccola, ma comoda...
TROTA
Non per gli altri, già.
IGNAZIO
Non lo posso far tutti i giorni; per non disgustarle. Se si vedessero tirar tutti i giorni abbandonerebbero il giardino.
CHIARA
Bel divertimento. Questo si chiama non aver cuore. Che cosa ti fanno quelle povere bestioline?
IGNAZIO
Ah! Vediamo, cosa fanno a te, quando vengono poi in tavola al sugo? (_all’Ida_) S’io avessi una terrazza come quella, spargerei del panico, terrei l’uscio aperto, e di qui, senza muovermi... pan, pan... pan!...
CHIARA
Quando dico che non ha cuore! (_all’Ida_) Se tu vedessi come fa con Bijou, mai una parola, mai una carezza; come se non ci fosse. Se lo trova sulla poltrona, lo mette a terra e siede lui! — A tavola poi, non se n’occupa; di’ un po’ se si ricorda di dargli le creste od i fegatini dei polli... e sa quanto n’è ghiotto!... È un canino, e... si sa, poverino... Allora, bizze senza nome, chiama Stefano, urla: Matteo! chiede soccorso, come s’avesse l’inondazione in casa. — Dico io! Ma Bijou è intelligente, comprende e lo giudica.
IGNAZIO
Bontà sua... Lo tratto coi guanti: è il padrone di casa.
CHIARA
Lo giudica. E si regola in conseguenza.
IGNAZIO (_brontolando_)
Se si regolasse in conseguenza nel cortile, nel giardino... e non in camera mia.
CHIARA
Invece, con Trota, bisogna vedere...
TROTA
È un amore.
CHIARA
Ma Ida! — Sei ancora in città?
IDA (_scotendosi_)
Oh no! Son qui, tutta con voi. (_tira a sè una panierina da lavoro, con un ricamo arrotolato_).
CHIARA
Ci sei andata più volte in questo mese?
IDA
Due; forse tre, al più.
CHIARA
Non ci vado mai, durante la campagna. Tanto ci stò volentieri d’inverno, altrettanto ne rifuggo l’estate. Poca gente, eh?
IDA
Pochissima.
CHIARA
Non hai trovato persone di conoscenza?
IDA
Eh no.
CHIARA
Nemmeno... Laneri?
IDA (_trasalendo_)
Laneri?!... No. — Perchè avrei dovuto trovar Laneri? (_fruga nella panierina_).
CHIARA
Oh... perchè so che c’era.
IDA (_con indifferenza_)
Ah ecco.
CHIARA
So che c’era, da Trota che l’ha veduto ieri.
TROTA
Precisamente. Davanti alla stazione; io partiva, egli arrivava.
IDA
Proprio così. Ho veduto poca gente. Nessuno anzi. (_svolgendo il ricamo con gesti un po’ febbrili, ne scatta fuori una lettera che sdrucciola a terra. La raccoglie con un rapido aggrottar di ciglia e la ripone nella panierina_).
CHIARA
Oh! oh! (_scherzando_) un biglietto amoroso?
IDA
Pare.
IGNAZIO
Ecco l’amico Serra. — Quello è lesto a cenare!
SCENA V.
_CLAUDIO_ poi _CARLO_, DETTI
IGNAZIO
Lesto, lesto molto!
CLAUDIO
Non avevo grand’appetito.
IGNAZIO
Malgrado la camminata?
CLAUDIO
Malgrado.
IGNAZIO
Allora, a lei il moto non giova. Si vede anche. È pallido, sa. Annuvolato, direi. Quando si torna a casa così, vuol dire che la fatica fisica agisce sul morale. La stanchezza è già malattia... badi a me, che son mezzo medico: non si stanchi mai.
CLAUDIO
M’è andata male la caccia. (_venendo dietro la sedia di donna Ida_) — E a lei, baronessa, è andata bene la gita?
IDA (_dopo averlo guardato_)
Benissimo.
CLAUDIO
Non aveva detto nulla ieri sera...
IDA (_seccamente_)
A lei, no.
CLAUDIO (_dolcemente_)
Neppure al barone.
IDA
Un’altra volta mi farò debito di prevenirli tutti e due.
CLAUDIO
Oh mi perdoni, non volevo con questo...
IDA (_con un sorriso ironico_)
Oh! deve capire che non parlo sul serio.
(_Claudio si volge altrove mordendosi le labbra_).
CHIARA (_sottovoce_)
Ida, come sei nervosa stassera!
IDA (_forte_)
Non lo ero, pur ora... (_lasciando il lavoro ed alzandosi_) Ne accuso questo ricamo.
IGNAZIO
Ahaa! ecco anche il barone. (_a Carlo che entra_) — Ora sì, ora che ci siamo tutti, si potrebbe passare al biliardo?
CARLO
Come volete.
TROTA
Questo sì (_si alza_).
IGNAZIO
Dividiamoci in due campi...
TROTA
Sì, sì, ma di là, poi. (_a Chiara_) Giuoca lei?
CHIARA
Io? — ma certo.
TROTA
Baronessa?
IDA
Vengo. (_Trota, Ignazio, Chiara, Carlo si avviano. Serra volge un’occhiata alla baronessa, rimasta vicina alla tavola_).
IDA
Serra?
CLAUDIO (_tornando_)
Signora?
IDA
(_togliendo prestamente la lettera dalla panierina_)
Ecco.
CLAUDIO
La ricusa?
IDA
Oh questa sì!
CLAUDIO (_a mani giunte_)
La supplico... Le do parola che è l’ultima. (_esce_).
SCENA VI.
_IDA_ poi _CARLO_
_Ida segue Claudio con lo sguardo, con un’espressione di sprezzo e di collera; straccia in due la lettera. Carlo sulla porta del biliardo vede l’atto._
CARLO
Ida, non vieni?... Di là vi è una dama sola e quattro cavalieri... (_venuto a lei senza averle levato gli occhi dalle mani_). Come mai... stracci le lettere senza aprirle?
IDA (_non risponde_).
CARLO
Anche ier l’altro, passando sotto la tua finestra, mi sono veduto venire addosso una piccola nevicata... Uno sciame di farfalline bianche. Cosa vuol dire questo sciupio di carta? (_grave_) — Ida... Ida, cosa diavolo c’è? (_le prende i brani di mano_) Posso... posso vedere, anch’io, di che si tratta? (_dopo una pausa_) Eh via, perdonami.
IDA (_muta, accigliata, non muove la mano a riceverli_)
CARLO
Ah!... Ida, per carità!... Sono inquieto, sai. Te ne avvedi... Ho paura; non sei più come una volta, tu. Non capisco più. Se lo puoi... una parola?
IDA (_con impazienza_)
Ma se non ho niente a dire.
CARLO
Non è vero.
IDA (_si volta a lui, gli afferra le mani_)
Non puoi sapere quanto ti voglio bene!
CARLO
Adesso hai detto troppo.
IDA (_staccandosi_)
Nulla. Non ho voluto dir altro. Butta via quella carta; e non se ne parli più.
CARLO (_apre la busta e svolge i brani_)
IDA (_tornando prontamente a lui_)
Ebbene, ebbene leggi. — Oh infine bisogna finirla. Ero perplessa, esitavo ancora, ma poc’anzi, pur ora m’hai messo gli occhi addosso in un modo, m’hai parlato in un modo... Sono più giorni che ti vedo così. T’intendo, sai, ed è appunto per questo che non posso, non voglio regger oltre... Non comprendi più, m’hai detto? Anch’io, vedi sono a metà istupidita. Oh bisogna finirla... non posso fuggir sempre! Bisogna, bisogna finirla.
CARLO
Ida, Ida mia, senti... ti prometto, ti giuro anzi...
IDA (_senza ascoltare_)
Ho torto? Eeh, può darsi... Forse il mio dovere non esige tanto; potrei attendere, pazientare ancora, seguitare ad opporre il silenzio e la freddezza alla persecuzione. Perchè è così, sai, una vera persecuzione. Dovrei difendermi ancora, da sola? — Oh ma sono tanto stanca, nauseata, offesa. Atti, sguardi, lettere, parole... Da troppi giorni il mio cuore palpita di rabbia, tutto il mio orgoglio di donna si rivolta in me; e nulla vale il dimostrarlo, il dirlo schietto, con la più implacabile serenità. — Noi donne siamo spietate con chi ci annoia! E no, e non basta. Tu poi, tu stesso così franco e leale, tanto lontano da certe bassezze, tu colla tua fiducia illimitata, coll’assenza d’ogni gelosia, non comprendi che mi pungi, che mi offendi, che... senza volerlo... ti fai complice di chi m’insidia.
CARLO
Ma Ida!
IDA
Se ho il diritto di parlarti così! Proteggimi che lo devi. Sai bene che non posso avere altro rifugio, che non lo devo..... Oh adesso leggi, leggi, poichè siamo soli.
CARLO (_siede e squaderna i brani sulla tavola_)
IDA (_va alla porta del biliardo: torna_)
Vedrai che affetto, che amor di fratello, che amicizia leale, che sentimenti illibati...
CARLO (_colla fronte fra le mani_)
Dio santo! Se almeno non fosse lui!
IDA
E chi vuoi dunque che sia!
(_Carlo legge rapidamente; poco a poco gli si spiana la fronte, la contrazione dei lineamenti cede luogo ad una espressione di accoramento, di pietà. Si alza e si caccia in tasca la lettera. Un silenzio_).
SCENA VII.
_CLAUDIO_ e DETTI
CLAUDIO (_viene avanti lentamente_)
Abbiamo giuocato. La signora Chiara e Trota, contro Minchiotti e me. Abbiamo perduto... Minchiotti ne è desolato. Trota non gli dà pace. Ma con me non c’è caso che gli riesca la rivincita.
IDA
Vado io. Saremo due dame e due cavalieri. (_sottovoce a Carlo_) Tragedie, no.
SCENA VIII.
_CARLO_ e _CLAUDIO_
_Carlo rimonta la scena, a capo chino. Claudio siede sul canapè, spiega un giornale. Un silenzio._
CARLO (_dopo averlo osservato dal fondo, torna lentamente_)
Notizie?
CLAUDIO
Guardavo la cronaca: arresto, incendio, ferimenti... duello... Anche un duello, nella nostra città. A. C. pubblicista, R. B. avvocato. Ferito R. B. al braccio; i duellanti si comportarono colle regole della più perfetta cavalleria; eccetera... (_lascia il giornale_).
CARLO
Ti sei battuto mai?
CLAUDIO (_alzandosi_)
Mai.
CARLO
Nemmeno io. (_dopo una pausa_) Ne fui in procinto, una volta. Avevo avuto una questione con un compagno, all’Università; il duello era deciso, a condizioni gravi. — Mio padre lo seppe; perdette la testa, povero vecchio, e trovò modo di chiudermi in casa. Pensai di ammattire dalla rabbia, dalla vergogna.
Sul terreno, un amico mio, giovane uffiziale, prese il mio posto, senz’altro. Colpì l’avversario al capo, subito. Vedendolo barcollare con gli occhi pieni di sangue, buttò l’arma ed avanzò istintivamente la mano per sorreggerlo. L’altro cieco, fuori di sè, non comprese: avventò l’ultima sciabolata, un mal colpo che colse il mio amico nella mano e troncò più che mezza l’articolazione... Si parlò di amputare per evitare il tetano. — Vedo ancora la faccia di sua madre! — Lui, freddo e sereno, rispondeva che nella sua condizione di militare preferiva la morte alla perdita della destra. Fu irremovibile... Guarì... Ma ti ricordi com’era impedito nella destra tuo padre. (_dopo una pausa_) Quello era un uomo. (_stende la mano a Claudio_)
CLAUDIO (_si scuote ed esita a dar la sua_)
CARLO (_prontissimo_)
No? (_lo guarda fissamente con un sorriso amaro_)
CLAUDIO (_turbato_)
Che hai?
CARLO (_abbassando la voce_)
Penso... che la tua passione per mia moglie è la più gran disgrazia che ci potesse toccare.
CLAUDIO
Carlo!
CARLO
Non negare... è inutile.
CLAUDIO (_si lascia andare sul canapè e nasconde la faccia_)
CARLO (_in piedi, vicino_)
Soffri?... Soffri proprio tanto?... Deve essere così, perchè... perchè se così non fosse!... Ti ho conosciuto retto, sincero, incapace di simulare; già, dev’essere così. Oh! poi lo so che si soffre, terribilmente; tanto più quando si è caldi, appassionati, nervosi; quando per temperamento non si sa moderar niente. (_con accento di collera_) Già, vai nelle impressioni a testa bassa, coi pugni stretti; prendi la vita a passo di carica, tu. (_calmandosi_) Si soffre tanto, che dopo, — perchè c’è un dopo, sai — dopo pare impossibile di essere usciti vivi dalla burrasca, e, non si ritorna mai quelli di prima... Eh, ma non bisogna immaginarsi che la malattia non abbia rimedio. Tanto più in questo caso. Dal modo con cui sono andate le cose, niente di estremo, fiamma viva, e... quanto più una fiamma è viva tanto meno la dura. Temporale d’estate, cielo nero, tuoni, lampi; e poi di nuovo il sole. Ma diavolo! Lo rivedrai presto, più bello di prima. Presto (_con amarezza_) prima di me forse, che pure..... (_muove alcuni passi per la scena_).
CLAUDIO
(_scopre il viso e lo guarda con gli occhi smarriti_)
CARLO (_torna e siede vicino_)
Ragioniamo. Trova un disastro paragonabile a quello che avrebbe potuto accadere se... Ti sfido a trovarlo. (_rispondendo ad un atto di Claudio_) Sì, sì, so quello che vuoi dire: amor puro, niente speranze... Chi può comandarsi di non sperare? È naturale: se ami, speri... Ah! per carità, lasciamo andare. Ti parrà che io abbia cento cose per la testa?... Non ho che mia moglie. Ho sofferto anch’io in questi ultimi tempi. Timori vaghi, apprensioni: tutte assurdità, dicevo; ma sentivo il mistero. Ho per Ida la massima stima, la più illimitata fiducia, ma mi pareva cambiata... Quando penso (_si alza_) che avrebbe potuto corrisponderti! Alla mia età, quando par d’aver trovato la pace, la felicità, non ci si rinunzia più. Se perdessi mia moglie, in un modo od in un altro, — m’intendi? — penso che ne morrei, ecco. (_con forza_) Santo Dio, la vita ha doveri, lavori, ambizioni, rimedi! Anche l’amore ha le sue rivincite per voi giovani. Tu lo sei tanto; alla tua età si cade e si risorge, come niente, e poi... e poi si scorda. Ah Claudio! in questo caso il dovere deve passare innanzi all’amore..... Diavolo, no!... Non ti voglio parlare così. C’è rimedio, ma bisogna volerlo... Essere traditi da chi si ama, è un affar serio... è il maggior dolore umano... E poi, e poi, così no, così non si avrebbe più un’ora di pace!
CLAUDIO (_con energia, alzandosi_)
Partirò, Carlo, ti giuro che partirò!
CARLO
Aah! Ci salvi, sai. Va bene così, lo sapevo. Senti, la colpa non è tutta tua, dovevo badare, pensarci anch’io. Sei giovane, l’acqua va per il suo verso. Ma come è bene che ci siamo spiegati! — Ora viaggerai, tornerai contento, ci rivedremo. Sono convinto che non è necessario che tu vada in capo al mondo e per lungo tempo. Cambiar ambiente, veder paesi nuovi, cose nuove, facce nuove — ti raccomando le facce nuove — E al tuo ritorno: acqua passata non macina più!... Non ho ancor parlato a mia moglie, ma te lo dico in confidenza, è probabile che io mi stabilisca in campagna, non questo ma un altr’anno. La presenza del padrone è frutto del campo, come dice un agricoltore di cinquecent’anni fa; e con ragione. Dunque anche questo sarà per il meglio. Tu in città, noi due qui... No, vado tropp’oltre, tornerai guarito e di questo non ne parleremo mai più. Ecco, restiamo intesi, quando ti vedrò ricomparire, colla mano stesa, così... sarà come se tu lo giurassi. — Va bene così? M’hai inteso? (_venendo a lui_) E anche ora subito, me la darai la mano, senza esitazione, a fronte alta, così da uomo a uomo?
(_Claudio gliela stringe con slancio affettuoso_).
SCENA IX.
_CHIARA_, _IDA_, _TROTA_, _IGNAZIO_ dalla sala del biliardo. DETTI
CHIARA
Ah! confidenze, tenerezze, congratulazioni?
CARLO (_freddo_)
Un po’ d’ogni cosa.
TROTA
Abbiamo aspettato...
CARLO
Avevamo un mondo di cose da dirci, con Claudio.
CHIARA
Questa è amicizia! Dir che sono insieme dall’alba.
CLAUDIO
Non lo saremo più per un pezzo.
CHIARA
Oh! che novità?
IGNAZIO
Perchè mai?
CLAUDIO
Si parte...
TROTA
Ah! E dove vai?
CARLO (_pronto_)
È ancor un segreto.
CLAUDIO
È un progetto che maturavo da tempo, aspettavo occasione e mezzi, ora c’è tutto. Parto domani. Non mi fermerò che un giorno in città, per salutare un amico e veder di deciderlo a venir con me, e poi... via.
TROTA
E l’amico, sarebbe?
CHIARA
Anche questo è un segreto!
CLAUDIO
No. È Laneri.
CHIARA
Eh!... Piero Laneri?.... difficile.
CLAUDIO
Perchè? — È libero, ricco, solo...
CHIARA
Non mi par uomo da viaggi, ecco tutto,
TROTA (_avrà dato a Chiara lo scialle, riacceso il lampioncino d’Ignazio_)
E allora, buon viaggio!
IGNAZIO
Scriverà eh?... Le daremo un banchetto al ritorno!
TROTA
A quando?
CARLO
Oh presto, speriamo! (_Chiara, Trota, Ignazio stringono la mano a Claudio che li accompagna all’uscita_).
SCENA X.
_CARLO, IDA, CLAUDIO_
_Un breve silenzio. Carlo ed Ida da una parte, Claudio dall’altra._
CARLO (_va a lui_)
Ti rivedrò ancora, domani?
CLAUDIO
Partirò prestissimo, sai.
CARLO
Oh, ti saluterò ad ogni modo!
CLAUDIO (_fa un passo avanti e s’inchina_)
Baronessa, con tutta l’anima auguro che sia tanto felice! (_entra nella sua camera, cala la tela_).
ATTO II.