Chapter 2 of 4 · 3996 words · ~20 min read

Part 2

La scena rappresenta una sala molto elegante. Nel fondo un uscio con portiera mette al _buffet_. Porte laterali, illuminazione da serata.

SCENA I.

_CHIARA, IGNAZIO_

_Chiara, coi guanti ed il ventaglio nella sinistra, va osservando intorno se tutto è ben disposto. Entra Ignazio._

CHIARA

Dove vai?

IGNAZIO

Esco.

CHIARA

Sì, ma...

IGNAZIO

Esco un momento, per fumare un sigaro, prendere aria.

CHIARA

Fumalo a casa... Eh qui no, veh: in camera tua!

IGNAZIO

E l’aria?

CHIARA

Che aria?

IGNAZIO

L’aria libera.

CHIARA

Sul terrazzino.

IGNAZIO

Misericordia! Freddo, sai, freddo umido. Stavo dietro i cristalli poc’anzi, vedevo passar bronchiti, polmoniti, pleuriti, tutte le brutte malattie in _ite_.

CHIARA

E nella strada?...

IGNAZIO

Passano alte...

CHIARA

Meno parole...

IGNAZIO

Ma perchè non devo uscire?... Sicuro, perchè non devo?

CHIARA

Perchè stasera avrò probabilmente pochi uomini e molte signore. Ci sarà sproporzione e quindi freddezza.

IGNAZIO

Maaa... ma devo far da uomo?

CHIARA

Uno di più.

IGNAZIO (_brontolando_)

Ma non sono un uomo io, sono tuo marito. E poi, chi sa, non sei nemmeno sicura di quello che dici. Vedrai, verranno di quelli sui quali non avrai contato. Vi saranno presentazioni. Trota non mancherà di presentarti qualcheduno, è affar suo. L’ho incontrato stamane e mi ha salutato così..... col bastone come con una sciabola. Vuol dire che era di buon umore. Vuol anche dire che non v’è broncio fra di voi. Quand’è corrucciato con te non mi saluta più.

CHIARA (_seduta si abbottona i guanti_).

IGNAZIO

Dunque proprio...

CHIARA

Quante volte ti ho a dir le cose.

IGNAZIO

Santa pazienza! (_brontolando_) Dal quarantotto che si combatte per l’indipendenza; l’hanno ottenuta tutti, meno io.

CHIARA

Eh?... Animo, va e fa presto. Fra un momento avremo qui i Galliari.

IGNAZIO

Oh! Il barone e la baronessa?

CHIARA

Non ne conosco altri.

IGNAZIO

Nemmeno io. Ma dunque sono qui? Li credevo fissi in campagna.

CHIARA

Lo sono. Vengono espressamente per il mio primo mercoledì. Ida me lo ha scritto.

IGNAZIO

Bisogna dirlo: gentili, molto gentili.

CHIARA

Avremo anche Serra.

IGNAZIO

Claudio?... Ah bravo! Come lo rivedrò volentieri dopo un anno.

CHIARA (_impaziente_)

Vai?

IGNAZIO

Vado. Ecco qui Trota. (_a Trota che entra_) Buona sera. Adesso trotto via.....(_si ferma a ridere sulla soglia, gli altri non gli badano_).

SCENA II.

_CHIARA_ e _TROTA_

CHIARA

Così?

TROTA

Così...

CHIARA

Tardi, sa.

TROTA

Tardi, euh? (_guarda l’orologio_) Le nove, poco più.

CHIARA

L’avevo pregato di venir alle otto. Potevo aver bisogno di lei per tante cose, per questi preparativi; non posso pensare a tutto; al buffet, per esempio. Ignazio non è buono che a mangiare.

TROTA (_guarda intorno_)

Qui, tutto benone. Al buffet ci andrò subito. Ah! ma ho fatto tutto, sa. Sono stato dal veterinario a veder Bijou. Bene; fuor di pericolo; fra otto giorni lo riavrà qui, carino, vispo, più bello di prima. Oggi guaiva, abbaiava, mi leccava le mani, non voleva che io me ne andassi...

CHIARA

Poverino...

TROTA

Mi ha detto un mondo di cose per lei.

CHIARA

Povero canino mio!

TROTA

Ho preso le poltrone per lunedì, prima rappresentazione della _Carmen_, per lei e per me; quanto a Minchiotti...

CHIARA

Avanti.

TROTA

Che altro? — Ah! sono andato a veder l’appartamento vuoto, che vorrebbe prender sul Corso. No, no, no, non le conviene. Vi sono inconvenienti gravi.

CHIARA

Ne riparleremo.

TROTA

Notizie. Il matrimonio del commendatore Farina con la vedova Carbone è una favola, fondata sul contrasto dei nomi. Il ballo di casa Ponterio è rimandato, nessuno capisce il perchè.

CHIARA

Sì, sì, ma e Serra?

TROTA

Ah, veda che mi scordavo!... Dunque, sì; sono stato a trovarlo nel quartierino che si è preso appena tornato. Oh, bello! libero, allegro, sfogato. Mi ha fatto veder le rarità raccolte nel viaggio: tappeti, armi, ninnoli, e certe pelli curiose... Ho trovato là Piero Laneri. Fumava sul divano; sono più amici che mai...

CHIARA

Sta bene. Ma ha fatto sì o no il mio invito?

TROTA

Altro, non l’ho detto...?

CHIARA

Verrà?

TROTA

Che sì...

CHIARA

Basta.

TROTA

Però s’è fatto pregare. Diventato un orso; tornato da un mese, non ha ancor visto nessuno... molte disposizioni da prendere; proposito fermo di far vita ritirata, austera, laboriosa. Infatti deve lavorar molto, la scrivania era ingombra di libri, di carte. Poi s’è piegato, ha promesso di venir senza fallo stasera, e m’ha incaricato di portarle i suoi complimenti, ringraziamenti e saluti.

CHIARA

Avremo anche i Galliari.

TROTA

Ah! davvero?

CHIARA

Qual meraviglia? Stabilirsi in campagna, non vuol dire far voto di non rimettere i piedi in città. Infine non sono in Siberia. Chi li impedisce di venire ogni tanto a teatro, ad un ballo, ad una serata?

TROTA

Giusto. Ma è poco per chi vi andava ogni sera o quasi. Povera baronessa! Già, Galliari è stato... è stato un vero...

CHIARA

Un egoista, come tutti voi. A lei piace la città, a lui garba la campagna. Non si poteva andar avanti come avevano fatto finora, sei mesi qui, sei mesi là. Non basta più, bisogna stabilirsi laggiù addirittura.

TROTA

Pare che lo stato degli affari lo richiedesse; pare fosse venuto il momento di sorvegliare da vicino la tenuta.

CHIARA

Quante storie! Sono ricchi, non han figlioli. Sacrificarsi così, negli anni migliori, per qualche migliaio di lire di più all’anno. Oh, vi so dire che se fossi io Ida...

TROTA

Eeeh! sicuro... Ma la baronessa anche si sarà ribellata.

CHIARA

Già ha fatto quel che ha potuto. Ma Galliari quando vuole, vuole. È duro, cocciuto, lui. Non l’avrei sposato se avesse avuto due milioni. Ho sempre diffidato di quell’apparenza bonaria; m’ha sempre fatto l’effetto di un bel frutto d’alabastro colorito, piacevole all’occhio, ma freddo alla mano, impossibile al dente.

TROTA

Ma le vuol bene.

CHIARA

All’Ida?... Grazie, obbligata!

TROTA

Tant’è vero, che la tiene in campagna, tutta per sè.

CHIARA

Oh, sì! Se fossi Ida, quello che non ho qui, glielo vorrei portar là. So quel che mi dico.

(_Servo sulla porta. Entrano il barone e la baronessa Galliari_).

SCENA III.

_CARLO, IDA_. DETTI

_Chiara ed Ida si abbracciano_.

CHIARA

Cara e gentile! Come sei buona, come m’ha fatto piacere il tuo biglietto!

IDA

Oh, sai, a tante cose si rinunzia; ma ad una tua serata, no.

CHIARA

Come sei amabile! Avevo quasi rimorso nel mandarti l’invito; pensavo: Dio mio, moverla di là, per farla venir qui ad annoiarsi... (_guardando Carlo_) Pensavo anche al barone...

CARLO

Oh! ne chieda a mia moglie.

IDA

È vero, non ha fatto l’ombra d’una obbiezione.

CHIARA

Eh, ma allora c’è di che esser troppo orgogliosa!

(_Servo sulla porta, entrano una signora ed una signorina_).

CHIARA

Oh ecco! — Permettete? (_va a riceverle. Entrano signori e signore_).

SCENA IV.

_IGNAZIO_ e DETTI

_Durante la scena seguitano ad arrivar persone. Chiara riceve. Si formano crocchi, si parla, si ride. Poi Claudio e Piero._

IGNAZIO (_venendo ai signori Galliari_)

Ah! eccoli; ma bravi, ma bene. Me l’aveva detto Chiara... Freddino fuori, eh?

CARLO

Ah, sì, molto.

IGNAZIO

Il termometro... Eh non l’ho guardato! Che notizie dai cari luoghi?

CARLO

Buone, buone.

IGNAZIO

Sì, ma nebbia, brina, neve, gelo.

CARLO

Un po’ d’ogni cosa.

IGNAZIO

Ma loro avranno pensato a ripararsi: buone stufe, impannate doppie, imposte che combaciano a perfezione...

IDA

Carlo ha pensato a tutto.

IGNAZIO

Per noi l’inverno laggiù non sarebbe possibile: abbiamo le muraglie di carta, e poi cent’altri inconvenienti..... (_guarda nei crocchi_) Ma, e Serra?

CARLO

Serra?... Deve trovarsi qui?

TROTA

Sono stato ad invitarlo io, a nome della signora.

IGNAZIO

Oh, l’ha visto lei? Come l’ha trovato?... Nero, eh? Colla barba lunga...

TROTA

Niente affatto. Tal quale com’era partendo.

CARLO

L’ho visto anch’io alla sfuggita, un giorno ch’ero venuto in città; ci siamo abbracciati, abbiamo scambiate due parole appena. Lo rivedrò con molto piacere.

IDA

Io pure.

(_entrano Claudio e Piero_)

TROTA

Ecco Laneri; ah! ecco con lui Serra.

CHIARA

Ah! Serra, che piacere di rivederlo, dopo tanto tempo, dopo tante cose...

CLAUDIO

Lei è mille volte gentile che si è ricordata di me.

PIERO

Sono io che l’ho portato; andando a cercarlo, temevo di trovarlo a letto...

CLAUDIO

Oh! per quanto orso, quando prometto, mantengo. Qui poi mi sarei troppo punito mancando.

(_Chiara continua a ricevere. Piero salutando qua e là altre persone si viene accostando a donna Ida che sarà passata con Trota a sinistra. Claudio stringe la mano ad Ignazio ed a Carlo_).

CARLO

Meno male, per bacco! che ti ritrovo qui.

IGNAZIO

Sicuro, bravo, bravo!

CLAUDIO

Amici, cari amici...

IGNAZIO

Ebbene, avrà visto cose da non crederci? Cose dell’altro mondo. Mi dica dov’è stato, quello che proprio gli ha fatto maggior impressione nel viaggio.

CLAUDIO

Dirò tutto, non dubiti. Metterò tutto in un libro.

IGNAZIO

Ah! Perciò non vuol guastar la sorpresa? Ma con me poi... il libro lo leggerò egualmente, sa. Mi dirà dove si vende.

CLAUDIO

Gliene farò un omaggio.

IGNAZIO

Grazie, gentilissimo sempre. (_vedendo entrare un signore_) Ecco quel caro dottor Audisio! (_va a lui_).

CARLO

Come Dio vuole! A noi. Lasciati guardare. (_affettuoso_) Ti trovo bene, sai. Tutto un altro. (_finamente_) E poi sei qui... dunque l’aria di fuori t’ha fatto bene. (_ilare)_ Non mi hai più quella faccia da... da... Werther.

CLAUDIO

Oh, Werther!

CARLO (_con intenzione_)

Morto il Werther?

CLAUDIO

E sepolto.

CARLO

Ci vedremo, eh? (_dopo una pausa_) Ah! ma non hai ancor salutato mia moglie?

CLAUDIO

Ma vado subito.

IDA (_porgendo la mano a Claudio_)

Finalmente!

CLAUDIO (_inchinandosi_)

Grazie, baronessa, per la gentile espressione.

IDA

Carlo è stato più fortunato di me.

CARLO

Eh, sì. T’ho incontrato tre giorni dopo il tuo ritorno.

CLAUDIO

È vero.

PIERO

Io poi fui il primo a dargli il benvenuto. (_a donna Ida_) Eravamo amici prima che partisse: ora, dopochè è tornato nostro concittadino, siamo inseparabili.

IDA

Suo, dica suo concittadino.

PIERO

Ha ragione purtroppo...

CARLO

E via, col tempo ritorneremo alla città anche noi.

(_Si alza la tenda nel fondo e si vede la sala del_ buffet _con la tavola apparecchiata_).

IGNAZIO (_venendo a loro, subito_)

Ecco il thè, si serve il thè. Donna Ida, badi che ho sentito parlare d’una famosa torta, capolavoro del nostro cuoco di casa. (_a Claudio e Piero_) Troveranno dei sandwichs, li ho visti passar nell’anticamera. I vini, non è vero, Trota? sono a sinistra...

CHIARA (_passando_)

Ida, una tazza di thè?

IGNAZIO

Chi poi preferisse fumare?

CARLO

Vengo.

TROTA

Vengo anch’io.

IGNAZIO

Verremo poi al _buffet_ con comodo, dopo gli altri.

CLAUDIO (_a Chiara che ripassa_)

Signora Chiara?... (_le offre il braccio_).

CHIARA (_accettando_)

Oh, Serra, proprio non mi par vero di rivederla. Ho pensato tante volte a lei; dicevo: dov’è? che fa? si ricorda di noi? (_si avviano_).

PIERO (_avrà al braccio donna Ida; arrivano gli ultimi,_ _trovano calca all’entrata_)

Baronessa, vogliamo aspettare?

(_Tornano lentamente. Ida siede al posto che occupava_)

PIERO

Aspetteremo qui, se crede, finchè potremo entrare anche noi. (_dopo aver guardato intorno_) Come Dio vuole, ti posso parlare!

IDA

Piero!...

PIERO

Così non va, sai; è quasi un mese che non ci troviamo. A questa vita non mi ci posso piegare. Mi pareva già atroce perderti per alcuni mesi, pure mi ci adattavo. È vero che ti trovavo anche più ingegnosa. Ora che l’assenza è stabile, si direbbe che fai quanto puoi per rendermela più grave.

IDA

Piero, no, non parlar così. Soffro come te, più di te. Non sono viva che quando ti vedo. Non penso ad altro mai che a trovare il modo di venire...

PIERO

Non avresti bisogno di cercar tanto se tu m’amassi come t’amo io. S’incomincia male, presto non saprai più venir sola.

IDA

Amico mio, senti...

PIERO

O non verrai più affatto, forse. Ah! ma allora verrò io. Verrò a trovarti dove sarai, nasca quel che può nascere. — Mi conosci?

IDA

Piero, Piero, per amor mio...

PIERO

Darei la vita per te, e non posso far nulla. È la fatalità; tu sola puoi agire; tutta la nostra felicità è nelle tue mani. Pensaci, sai, pensaci... perchè, per Dio, avanti così, no!

(_Le offre il braccio, entrano al buffet_).

SCENA V.

_CHIARA e TROTA_

_Chiara dal buffet, Trota dalla camera d’Ignazio. Durante questa scena rientrano altre persone, si aggruppano nel fondo, discorrono, ridono: la scena si riempie poco a poco._

CHIARA

Non vedo Galliari?

TROTA

Di là con Minchiotti. Fumano, cianciano.

CHIARA

Bene, non occorr’altro.

TROTA (_per tornare indietro_)

Se v’è bisogno di lui?

CHIARA

No, no, per amor del cielo!

TROTA

Oh! (_stupefatto_).

CHIARA

Niente.

TROTA

Si dice: non stuzzichiamo il can che dorme; si può dire come variante: non cerchiamo un marito che fuma.

CHIARA

Zitto, zitto.

TROTA

Scommettiamo che la baronessa in questo momento è con Laneri?

CHIARA

Non scommetto.

TROTA

Si capisce, saremmo per il sì tutti due. E... (_vedendo entrar donna Ida al braccio di Claudio_) Eh, perdiana, avremmo perduto!

SCENA VI.

IDA e CLAUDIO. DETTI

IDA (_lasciando il braccio di Claudio e sedendo_)

Un anno... È stato via un anno?

CLAUDIO

Più d’un anno.

IDA

Avrei desiderato d’essere una delle prime persone rivedute da lei.

CLAUDIO (_fa un inchino con un breve sorriso_)

IDA

Direi che dubita?

CLAUDIO

Perchè sarei troppo felice di crederlo.

(_Un silenzio_).

IDA

È andato lontano, non è vero, lontano di molto?

CLAUDIO

Oh, mi parve di sì.

IDA (_ridendo_)

Ah... le parve?

CLAUDIO

La distanza è cosa tanto relativa...

IDA

Ah, giusto! Mi dica adesso... oh, vorrei domandarle tante cose. È tanto terribile la nostalgia?

CLAUDIO

Dicono che si muore.

IDA

Ah, dunque...

CLAUDIO

Dicono. Ma in fatto di dolori non si può credere che alla propria esperienza.

IDA

E la sua esperienza?

CLAUDIO

La mia esperienza l’ho pagata un prezzo che mi parve molto elevato. Dico: _mi parve_ anche per questo... perchè poi, si sa...

IDA

Ah dopo! certo...

CLAUDIO

Dopo, la nozione esatta dell’intensità d’un dolore sfuma e si perde. Oh sì, le assicuro che, lasciando il mio paese, ho provato uno strazio al quale non credevo di sopravvivere. Ero incalzato da una smania intollerabile di fuggire, eppure via via che mi allontanavo, pareva che il cuore mi si struggesse nel petto. Lo sentivo diminuire quasi materialmente. Pensavo: resterò senza e sarà la morte. Ecco, mi vedevo davanti come l’impossibilità di reggere ancora, d’andar oltre, di arrivare a sera, e superar la notte, ed affrontare il domani. Non sono morto; è incredibile quello che può sopportare il cuore d’un uomo...

IDA (_che ascolta con gli occhi a terra_)

E... così?

CLAUDIO (_cambiando tono_)

Oh, così, poco a poco lo spasimo si attutì, sottentrò un dolor sordo, che pareva poi dovesse durar sempre... Invece no, ogni giorno abolì un pensiero, ogni notte consumò un ricordo. (_con disinvoltura_) E finii col trovare naturalissimo di non essere più in patria, dal momento che n’ero partito...

IDA

Lasciamo la patria, ma gli amici?

CLAUDIO (_bruscamente_)

Ah, gli amici? Bisogna averne per rimpiangerli.

IDA (_con sentimento_)

Serra, è ingiusto, sa.

CLAUDIO (_guarda Carlo che rientra con Ignazio_)

È vero; ho dovuto rimpiangerne anch’io.

IDA (_dopo un momento, con gran dolcezza_)

Ebbene, m’immagino che la lontananza debba influire sull’animo in tanti modi... Mi par che debba trasformare l’aspetto delle cose. Rivelare al pensiero le ragioni occulte, intime, vere di certi fatti. Sopratutto addolcire le impressioni, dispor la mente a giudizi più miti. (_abbassando la voce_) Fors’anche al perdono.....

CLAUDIO (_con impeto_)

Oh meglio, donna Ida, meglio assai. Con l’assenza e col tempo tutto si cicatrizza. Forse è questione d’esercizio anche: il cuore, a forza di dilatarsi per soffrire, prende una capacità prodigiosa; si fa elastico, quel che prima lo colmava da farlo scoppiare, si adagia nel fondo. Si diviene freddi, padroni di sè; il miglior modo forse di essere padroni degli altri. Ve ne sono degli uomini fatti così, per esempio: Laneri...

IDA (_scuotendosi_)

Laneri?!

CLAUDIO

Laneri, Piero Laneri, l’amico a cui lei dava il braccio poc’anzi.

IDA

E, dice di lui?

CLAUDIO

Che in lui il cuore pare un di più; non rimbalza, non s’accende, non affretta mai i suoi palpiti... Così, dev’esser tanto felice.

IDA

Sono molto amici?

CLAUDIO

Quanto si può esserlo. Un’amicizia alimentata forse dalla varietà stessa dei nostri caratteri, da...

IDA (_continuando_)

Dalla stima reciproca, da chi sa quali e quante confidenze...

CLAUDIO

Questo no, si può essere amici senza...

CARLO (_che è venuto vicino_)

Così, Ida, ti sei fatto raccontare un mondo di cose?

IDA

Poco per ora. (_risolvendosi, dopo brevissima pausa_) Ma abbiam tempo; Serra viene alla campagna con noi.

CLAUDIO (_molto sorpreso_)

Io?!

IDA (_con grazioso sorriso_)

Lei.

CARLO

Bravo, quest’è un’idea.

CLAUDIO (_confuso_)

Ma, donna Ida, io la ringrazio di gran cuore, ma... in verità, non saprei...

IDA

Oh! rifiuta?

CLAUDIO

Che vuol mai, ho trovato tanto disordine nelle cose mie. Comincio appena a vederci un po’ addentro da due giorni. Sono qui da un gran mese...

CARLO

La nostra villa non scappa, sai. Se non puoi subito, verrai fra otto, fra dieci, fra venti giorni.

IDA (_piccata_)

Ah, io non insisto. Comprendo che il nostro romitaggio a tardo autunno non può tentar nessuno. Tanto meno chi ritorna da un gran giro in paesi pieni di sole, di luce, di caldo. Gli è che non avevo pensato a questo, perciò m’ero fatto animo...

CLAUDIO

Oh, signora!...

IDA

Che vuole! l’egoismo è sempre il più forte. Vagheggiavo la speranza d’aver laggiù, nell’esilio, un po’ di compagnia. Ma, si rassicuri, il pericolo per lei è scomparso; per conto mio non insisto di più.

CARLO

Cacceremo, sai? A memoria d’uomo, non si sono mai viste tante anitre sul fiume...

IDA (_con voce grave_)

L’avrei riveduta alla villa con sincera e profonda soddisfazione.

CARLO

Senti, come ti si parla!

IDA

Non insistere. Basta. Non abbiamo compenso per quel che gli faremmo perdere. — Teatri, serate, amici, amiche, svaghi d’ogni specie.

CARLO (_ridendo_)

Ah, quanto alle amiche, è affar serio!

IDA

Un amico, dal quale non si separa più...

CARLO

Quanto gli amici... se non sono esigenti...

IDA

Carlo, no, non si può estender l’invito.

CARLO (_a Claudio_)

È cacciatore il tuo amico?

CLAUDIO

Laneri?... Oh sì.

CARLO

Ma, cacciatore serio; come noi, modestia a parte?

CLAUDIO

Appassionato, quanto può esserlo lui.

CARLO

Allora...

IDA (_bruscamente_)

Via, Serra, cerchi il suo Pilade..... Concerteremo il gran fatto!

(_Claudio va a cercar Piero in un crocchio, cala la tela_).

ATTO III.

Scena come nell’atto primo. Sera, lumi accesi.

SCENA I.

_IDA, CARLO, CLAUDIO e PIERO_

_Ida alla tavola che serve il caffè._

CARLO (_deponendo la tazza_).

O Dio, ed ora come si starebbe bene, mezz’ora qui, posato e tranquillo (_si butta sul sofà_). Poi una partitina al biliardo, quindi a letto, in camera mia, a casa mia. Invece: un’ora e mezza di ferrovia, che, per imbarazzi ed incagli nelle stazioni, sono sempre due, per andar a finire nella cameretta fredda e soffocata d’un puzzolente albergo di provincia.

IDA

Prenderai la camera migliore, spero. Ti farai fare una bella fiammata...

CARLO

Sì, la camera migliore! Se la sarà tolta un collega. Telegrafare non serve, telegrafano tutti, e le camere possibili, all’albergo d’Italia, sono tre o quattro al più. Avrei potuto scrivere che mi tenessero quella del presidente, poichè è malato, e sono vice... Ma l’avviso è capitato come un fulmine; chi si sognava una seduta straordinaria del Consiglio provinciale, proprio ora, dopo le seccature ed i disturbi già avuti!... Oh se ci avessero pensato a tenermi una buona camera! Eh! ma no, ne son certo. A quest’ora saranno arrivati il marchese Besson, od il generale Pozzobonelli, che non hanno suggezione; quando vi sono, quel che v’è di meglio nell’albergo, tutto è per loro (_con un sospiro_). Quanto al fuoco, alla fiammata, la vedo e non la vedo. Sono camere sempre vuote d’inverno. Il camino sarà otturato, pieno di topi secchi, di pipistrelli in sopore, di ragnateli, fuliggine e maledizioni! Poi legna verdi, umide, recalcitranti... Auf! che seccatura...

IDA

E tu non andare.

CARLO

Non ci mancherebbe altro! Il presidente è malato...

IDA

Cosa vuoi ch’io ti dica?...

CARLO

Non dir nulla, lasciami imprecare.

CLAUDIO

Ti sbrigherai presto?

CARLO

Oh quanto a questo è affar mio! Vi prometto che sarò un presidente modello: solleciterò l’ordine del giorno, manterrò la discussione in carreggiata, rigorosamente; digressioni no, lungaggini no...

CLAUDIO

Senti, Carlo: Laneri ed io abbiamo pensato...

CARLO

Eccolo! So quello che mi vuoi dire: quello che m’ha cantato Laneri poco fa. Siete matti tutti e due.

PIERO

Non parlo più.

CLAUDIO

Parlo io. Siamo qui da dieci giorni...

CARLO

Lunghi, eh?

CLAUDIO

Ritorneremo...

CARLO

Senti. Starò fuori tutto venerdì senza dubbio; sabato in giornata, o la sera, alla peggio, sarò di ritorno. Domenica è Natale e lo dobbiamo passare insieme, come s’è detto. Ve ne volete andare per due giorni e tornare il terzo?... Vedete bene? Cacciate; anitre ve ne sono sempre. Se in casa non vi basta la compagnia di mia moglie, e per essere pari al biliardo, invitate Don Brina, trattenetelo a pranzo, a cena, non opporrà resistenza... (_guarda l’orologio e si alza_) Ohe, Nicola?

NICOLA (_sulla porta_)

Comandi.

CARLO

È attaccato?

NICOLA

A momenti.

CARLO

Ma diavolo! ci volete lasciar celebrare Natale, da soli? Capo d’anno dove vorrete, Natale qui, non si transige. Nicola,... sacco, coperta, soprabito, subito!

NICOLA (_accorre, lo aiuta ad indossare la pelliccia, porge i guanti, il cappello_)

CARLO (_scegliendo un sigaro nell’astuccio ed accendendolo al lume_)

Animo, chi di voi m’accompagna fino alla stazione?... Uno, uno basta, nel calessino, posto per tre non c’è. Poi non voglio portar via a mia moglie tutta la compagnia. Claudio?

CLAUDIO

Vengo.

IDA

Perdoni, Serra, ma le mie cifre quando me le vuol disegnare? Son più giorni che le aspetto!

CARLO

Laneri, presto?

PIERO

Vengo, vengo io.

CARLO

Già, se non perdo il treno sarà un bel fatto. Arrivederci moglie...(_abbraccia Ida_). Claudio, buona sera. (_via con Piero, seguìto da Nicola che porta il sacco e la coperta_)

SCENA II.

_IDA, CLAUDIO._

_Tornano dal fondo; Ida va alla tavola, Claudio la segue lentamente._

IDA

Dunque... si metta qui. Ecco carta, ecco lapis, tutto quel che occorre. Mi trovi le cifre. Voglio si possano leggere al primo colpo d’occhio; nè grandi, nè piccole; nuove poi, inventate per me; carine, insomma.

CLAUDIO (_seduto_)

E le par facile?

IDA

Non so se sia facile, è affar suo. (_siede anche lei dall’altra parte della tavola_).

CLAUDIO

Bè, lasci ch’io ci pensi un momento, mentre appunto il lapis. Intanto... la ringrazio d’avermi trattenuto con lei.

IDA

Ringrazierò io, quando m’avrà fatto il disegno.

CLAUDIO

Ma non le posso dir nulla?

IDA

Lavorando può dir quel che vuole.

CLAUDIO

Non posso dirle tutta quanta la mia riconoscenza?

IDA (_spiegando un lavoro_)

Gran fatto, avevo bisogno di lei!

CLAUDIO (_abbassa la testa_)

Mi parla così per celia, ma mi fa male, sa. Ed a che serve? Quand’anche io mi facessi l’illusione che la mia compagnia non le riesce sgradita, che male ci sarebbe a lasciarmela?

IDA

Nessuno.

CLAUDIO

Ma dunque?

IDA

Dunque lavori. Che bisogno c’è di sottilizzare su tutto quel che si fa? È contento lei d’esser qui?... Bene. Io sono contenta che ci sia. Benissimo. — E non basta?

CLAUDIO (_ora lavorando ora smettendo_)

Così, mi viene a dire che non le devo parlar più d’una cosa di cui le ho parlato in questi giorni? D’una cosa che mi sta tanto terribilmente a cuore?...

IDA (_tace_)

CLAUDIO

Eppure me l’ha lasciata dire, ed anche ripetere.

IDA

Perciò la so.

CLAUDIO (_punto_)

E perciò proprio non è necessario insistere? Non è vero? Dica così che l’annoio, che le dò fastidio, che potrei far questo disegno di là, in camera mia...

IDA

È facile interpretar tutto a modo nostro ed offendersi per cosa che non si è nè detta, nè pensata.

CLAUDIO (_si alza_)

Soffro!

IDA

Perchè?... Senta, Serra, non potrebbe non esagerar le cose?

CLAUDIO

Ma esagero, io? È lei che si ostina a non credermi. Vede pure come sono. — Non le par tempo di finir la musica? La tela è levata e la commedia, od il dramma incomincia.

IDA (_con brio_)

Oh! eccomi tutta attenta allo spettacolo.

CLAUDIO (_risentito_)

Ida!

IDA (_accigliata_)

Cioè?

CLAUDIO (_dopo un silenzio_)

Via, no, non mi guardi così...

IDA

Ma lei smetta quel tono.

CLAUDIO