Part 2
CAREN. (_Suonando il campanello_). Mi lasci provare.
PORT. (_Con intonazione di buon umore, ma senza buffoneria_). Comandi.
CAREN. Fate entrare il signor Conte.
PORT. (_Va all’uscio di fondo_). Si accomodi l’onorevole Conte Portanzio.
(_Leonardo entra, Portiere esce_).
SCENA SESTA.
=Carenzi, Eugenia= _e_ =Leonardo=.
CAREN. Si accomodi, onorevole.
LEON. Grazie.
CAREN. (_Siede sul suo seggiolone al tavolo — i due seggono avanti a lui — solenne e come ripetendo una frase d’uso_). Signori, non ho bisogno di raccomandare loro in questo incontro.... (_Intanto esamina e ordina delle carte, ma senza interrompersi_).... in questo incontro tutta quella compostezza, temperanza e serietà di modi, frasi, parole e intonazioni di voce che si addicono a persone educate e gentili.
LEON. (_Un po’ piccato_). È una raccomandazione di cui, mi scusi, non sentivo proprio il bisogno.
EUG. (_Leggermente sardonica, appoggiata indietro alla sua poltrona e tornando ai suoi modi di ostentata calma e freddezza, e così sempre sino a nuova indicazione_). E neppur io, signor Presidente!
CAREN. Meglio così! — Io sto per chiamare il Cancelliere e fargli stendere il processo verbale della loro ultima risoluzione; io mi lusingo ancora che questa loro risoluzione non sarà quella di separarsi, ma di riconciliarsi.
LEON. Da parte mia, l’ho detto or ora al signor Presidente, non desidererei di meglio.
EUG. (_senza muoversi e colla maggiore calma e freddezza_). Questa è un’ipocrisia!
LEON. (_Cominciando a esacerbarsi_). Eugenia! vi prego!
CAREN. Signora Contessa!
EUG. (_C. s._). Sì, un’ipocrisia! Perchè egli dice così unicamente perchè sa che non accetterei io!
CAREN. E perchè non accetterebbe? — In sostanza tra loro non ci sono poi rancori implacabili, stizze invelenite! Qualche fatto di poco rilievo — in un momento di malumore, una parola vivace, acerba forse....
LEON. Non fui io che la dissi!
EUG. (_C. s._). La dissi forse io?
LEON. (_Un po’ vivamente_). Voi, sì!
EUG. (_C. s._). Sentirò volentieri che cosa vi dissi!
Leon, (_ripete le parole ch’egli attribuisce ad Eugenia con l’intonazione sgarbata che essa, secondo lui, adoprò_). Voi mi diceste: “D’ora in poi v’invito a dormire sempre nel vostro appartamento!”
EUG. (_C. s. sempre senza muoversi_). Non è mica vero sa, signor Presidente!
LEON. (_Piccato_). Come! non è vero?
EUG. (_C. s._). Io vi dissi, così, sorridendo....
LEON. (_Con fuoco_). No, sorridendo!
EUG. (_Sempre placida ma con maggiore insistenza_). Sorridendo!
LEON. Sì, sorridendo con sorriso beffardo e provocante!
EUG. (_C. s._). Ma sorridendo!... E vi dissi: Se i vostri affari....
LEON. (_Vivamente_). Voi diceste i vostri pretesi affari!
EUG. (_C. s._). Buon Dio! Volete che pigliassi sul serio degli affari che vi obbligavano a partire per Novara alle 5, salvo a non partire e a restarvene a Torino?
LEON. Partii alle undici!
EUG. (_Sempre pacifica_). Non è vero!
LEON. (_Piccato di questa mentita_). Eugenia!
CAREN. (_Ad Eugenia_). Signora Contessa, freni le sue mentite!
EUG. (_Correggendosi, ma per canzonatura_). Vi domando perdono.... ma non è vero!
LEON. (_Sempre più scaldandosi_). Partii alle undici! Ma il vostro.... patrocinatore! il caro cugino Corvini, avendomi incontrato alle dieci, corse subito a rivelarvi il gran segreto!
EUG. Vi torno a dimandare perdono, ma anche questo è falso! Fui io che vi vidi! e non alle undici! ma alle tre! — all’Europa! — mentre fumavate con quella signora! Vostro cugino è troppo gentiluomo per commettere certe indiscrezioni!
LEON. (_Alzando le spalle_). Gentiluomo!... Gentiluomo!...
EUG. Più gentiluomo di.... di qualche altro!
LEON. Dite addirittura di me!
EUG. (_Sempre pacifica_). E perchè no?
CAREN. Signora Contessa!... La prego!...
LEON. (_Irritatissimo_). Viva Dio! Almeno per rispetto al magistrato che ci ascolta, abbiate la prudenza di non tradire i vostri entusiasmi per il vostro.... avvocato.
EUG. (_C. s._). Volevate dire il mio amante?
LEON. E perchè no?
CAREN. Signori, li invito.... Invito il signor Conte!...
EUG. (_Animandosi e dirizzandosi un po’ sulla poltrona_). Vostro cugino è almeno abbastanza gentiluomo per non alzare la mano sopra una donna!
LEON. (_Stizzito al sommo_). Eugenia!
CAREN. Invito la signora Contessa....
EUG. (_Senza interrompersi e crescendo e all’ultimo scoppiando_)... È abbastanza gentiluomo per non farsi prestare una somma col pretesto di affari importanti, che si riducono o ai vostri debiti di giuoco.... o ai debiti di quella Signora che visitavate all’Europa.
LEON. (_Fuori di sè_). Voi dite cose così enormi.... (_Si alza_).
CAREN. Ma, signori, insomma!...
EUG. Non lo negate, ve’! Delle vostre minacce, della vostra presenza all’Europa con quella Signora vi addurrò una testimonianza da farvi abbruciare la faccia per il rossore! — la testimonianza di vostra figlia! (_Si alza battendo la mano sulla tavola_).
LEON. Ah! viva il cielo!
CAREN. (_Perduta la pazienza, dà una scampanellata_).
PORT. (_Entra_).
CAREN. (_Subito con impeto_). Il Cancelliere! Subito!
PORT. Eccolo pronto!
EUG. (_Si getta a sedere ansante di ira_).
LEON. (_Passeggia inferocito_).
(_Entra subito il Cancelliere_).
CAREN. Segga e scriva.
CANCELL. (_Siede e si accinge a scrivere_).
CAREN. Addì, eccetera — Comparsi davanti di me...
(_Intanto cala la tela_).
ATTO SECONDO.
Grande e ricca sala dello stabilimento balneario di Andorno, a piano terreno. In fondo gran terrazza a fiori, statue, ecc., con veduta di paesaggio montuoso. Usci laterali a destra e a sinistra. In fondo, pianoforte. Sofà, poltrone, sedie, variamente disposte. Tavole con sopra giornali, libri, ecc. Tavolini con l’occorrente per scrivere.
SCENA PRIMA.
=Forestieri= _d’ambi i sessi formano vari gruppi. Altri sono seduti, altri in piedi; chi legge, chi fa allegra conversazione. Qualcuno potrebbe suonare il pianoforte. Il_ =Corrispondente= _del_ Fanfulla _sta ad un tavolino scrivendo, e non fa che scrivere durante il dialogo seguente, sino a nuova indicazione. — Dopo levato il sipario e un breve intervallo, entra il_ =Dottore= _uscendo dal 1º uscio laterale di destra_.
1.ª SIG. (_Vedendo il dottore gli va incontro_). Dottore, dottore....
DOTT. Eccomi, principessa.
1.ª SIG. Ci dia notizie della marchesa Ernesta. (_Altri signori e signore si avvicinano per udire le notizie_).
DOTT. C’è qualche miglioramento. Io ho grande fiducia nella cura idropatica del nostro stabilimento. Fra le stazioni balnearie questa nostra di Andorno è fra le più benefiche.
2.ª SIG. Continua ad avere quei suoi deliqui?
DOTT. Oh rarissime volte; se non è colta da qualche improvvisa commozione, non ha più deliqui.
1.º SIG. Oh tanto meglio!
1.ª SIG. Ah sì! Perchè è affliggente vedere una signora bella, amabile, venire in società sostenuta dalla cameriera.
CORRISP. (_S’è alzato ed è venuto a prender parte alla conversazione_).
DOTT. Cosa vogliono? Di regola i miei ammalati godono buona salute; e io ne ho piacere perchè quelli lì è più facile guarirli. — Ma di quando in quando capita anche un ammalato vero; e come si fa? Bisogna rassegnarsi.
CORRISP. Dottore, e la ragione della malattia della marchesa? Come corrispondente di un giornale indipendente debbo essere ben informato! Dunque?...
DOTT. Isterismo, nervi.
CORRISP. (_Scrivendo_). Un amore infelice....
1.º SIG. Fece un così bel matrimonio!
2.º SIG. Per fare un bel matrimonio, non basta un marito ricco e nobile!
2.ª SIG. Ci vuole un marito giovine!
1.º SIG. Anzi, si parlava di una separazione!
DOTT. (_Sorridendo_) Oh! Ci fu ben più che separazione!
SIG.i e SIG.e (_Con curiosità_). E che cosa ci fu? — Ci dica!...
DOTT. (_C. s._). Sciolto il matrimonio!
1.ª SIG. Eh! impossibile! La nostra legge non permette di divorziarsi!
DOTT. Ma la nostra legge permette di morire!
CORRISP. (_Scrivendo_) ..... il dottore ha detto un motto arguto. Mi fa senso.
2.ª SIG. La marchesa Ernesta non è dunque una moglie separata!
1.ª SIG. Non ci mancherebbe altro! Basta bene che ne abbiamo una delle mogli separate!
SIG.i e SIG.e Chi? Chi è?...
CORRISP. (_Viene avanti_). Chi è? Come corrispondente debbo sapere....
1.ª SIG. La contessa Eugenia Portanzio.
SIG. e SIG. La contessa è qui? Da quando?
DOTT. Da ieri.
1.º SIG. È malata anche lei?
DOTT. No: è venuta a trovare la signora marchesa Ernesta — che è cugina del conte Leonardo — e grande, intima amica della contessa Eugenia.
1.ª SIG. Il conte Leonardo a Roma ha un appartamento nel palazzo della marchesa di lui cugina.
1.º SIG. Cioè, lo aveva, ma non lo ha più.
1.ª SIG. (_Un po’ impazientita_). Lo aveva, lo ha.... è poi tutt’uno.
DOTT. E sta per arrivare qui anche la figlia della contessa Eugenia, la contessina Clelia.
1.ª SIG. (_Sottolineando_). Viene con la bella ed elegante sua istitutrice!
2.ª SIG. Ma la figlia della contessa Eugenia non era stata messa in educandato?
1.ª SIG. Ci fu messa al momento della separazione dei coniugi Portanzio; ma dopo due anni il conte la prese con sè e le diede una istitutrice! — La contessa voleva invocare i patti della separazione, ma il medico del conte disse che la giovine soffriva in educandato — e la contessa si arrese; e allora il conte sentì il bisogno di una istitutrice, bella, giovine!...
DOTT. Per gli studi della figlia, ben inteso!
1.ª SIG. Per gli studi della figlia; è ben quello che dico!... E per gli studi anche del padre!
VOCI. Oh! Come!
1.ª SIG. Si vocifera che il misterioso corrispondente da Roma al giornale di Bismarck a Berlino sia lui! E siccome lui non sa il tedesco, si pretende che le corrispondenze gliele scriva la istitutrice!
1.º SIG. Oh! un deputato, corrispondente del giornale del Gran Cancelliere!
(_Disapprovazione_).
1.ª SIG. Ma!... dicono che è rovinato — e che s’ingegni con quelle corrispondenze a tentare dei giuochi di borsa!
(_Altra disapprovazione_).
DOTT. (_Per deviare le malignità_). Sicuro! — La contessa ha telegrafato alla figlia, che era a Viareggio, di venire a passare qui qualche giorno con lei.
2.ª SIG. Per cui la figlia sta col padre, eh?
1.ª SIG. Ci sta già da due anni.
2.ª SIG. E non era meglio darla alla madre?
1.ª SIG. Brava! E l’istitutrice?
CORRISP. Lasciarla al padre!
(_Si ride_).
1.ª SIG. Il padre ha voluto la figlia per darle l’istitutrice. — Così la cosa è corretta e nessuno può trovarci da malignare! (_Sogghignando e guardando gli altri_).
(_Gli altri sogghignano_).
DOTT. (_Sogghignando_). Difatti nessuno ci trova da malignare.
(_Il Corrisp. si volge ridendo a guardare il dottore_).
DOTT. (_Osservandolo_). Tranne forse questo capo ameno, del quale leggeremo presto la corrispondenza arguta nel suo giornale!
1.ª SIG. (_Al Corrispondente_). Oh! A proposito! Lei nell’ultima sua corrispondenza al Fanfulla ha descritta la mia toletta al ballo della settimana scorsa senza imbroccarne una! Ha sbagliato il colore, il taglio dell’abito, la pettinatura.... sino il colore delle scarpe!... Mi ha vestita proprio in un modo detestabile!
CORRISP. (_Con scherzo garbato_). Sono pronto a spogliarla!
1.ª SIG. (_Seguendo lo scherzo con garbo_). Ma per rivestirmi meglio, eh!
CORRISP. Sì, principessa! Subito dopo!
SCENA SECONDA.
_Detti_, =Corvini= _dal fondo, da viaggio, seguito da un Cameriere dello Stabilimento che resta in fondo._
DOTT. (_Incontrandolo_). Oh signor avvocato! Bene arrivato!
CORV. Caro dottore!... Che camera mi assegna?
DOTT. Il 20, accanto alla sua signora sorella la marchesa Ernesta.
CORV. E come va mia sorella? (_Con premura_).
DOTT. Un po’ meglio.
CORV. I deliqui? La debolezza?
DOTT. Meglio, meglio! Massime dopo l’arrivo della signora contessa Eugenia!
CORV. (_Sorpreso_). La contessa è qui?
DOTT. Arrivò ieri. La di lei sorella le aveva scritto una lettera un po’ malinconica!...
CORV. Come a me!... Ma c’è qualcosa di serio?
DOTT. No affatto. — Sua sorella esagera i suoi disturbi! È un temperamento così impressionabile!...
CORV. E dove è ora?
DOTT. Ora sta facendo la cura. — La contessa Eugenia è con lei.
CORV. Allora io vado a fare un po’ di toletta. Addio, dottore. (_S’avvia_).
DOTT. A rivederlo.
1.ª SIG. Ma, Corvini! È proprio vero che non mi riconosce più?
CORV. Oh, Principessa! Non la credevo qui ad Andorno.
1.ª SIG. Speriamo che lei ci porti una nuova mercanzia da immagazzinare.
CORV. Quale mercanzia?
1.ª SIG. (_Ridendo_). Mercanzia di conversazione!
CORRISP. Ossia di maldicenza!
CORV. La mercanzia vecchia è già smaltita?
CORRISP. Oh tutta, ce ne fosse! Fortuna che non c’è pericolo che i magazzini di una stazione balnearia restino mai vuoti di quella mercanzia lì. Ogni treno che arriva ne porta dei vagoni pieni! e noi corrispondenti ce la riportiamo, e la mandiamo a Roma, a Milano, a Napoli, da per tutto! — E le chiamano stazioni balnearie! Io le chiamerei stazioni di smistamento!
CORV. Scommetto che lei manda al suo giornale questa prosa!
1.ª SIG. E i lettori la troveranno spiritosa?
CORRISP. Per cinque centesimi non possono poi avere troppe pretese.
(_Suona una campana_).
DOTT. Signori, la colazione!
(_Tutti lentamente si avviano_).
CORRISP. (_Scrivendo_). “Sarà continuato.” (_Via cogli altri)_.
DOTT. (_A Corvini che resta_). E lei, avvocato?
CORV. Mia sorella fa colazione a tavola rotonda?
DOTT. No: in camera sua con la contessa.
CORV. Allora, starò con mia sorella.
DOTT. (_Guardando verso destra_). Oh guardi! Ecco la contessa!
(_Eugenia entra da destra_).
CORV. (_Incontrandola con affettuosa premura_). Oh Eugenia! Cara Eugenia!
EUG. (_Con gioia spontanea_). Voi, Rodolfo! Voi qui?!
(_Si stringono affettuosamente le mani_).
DOTT. Signori, vado a colazione! (_Esce dal fondo_).
SCENA TERZA.
=Eugenia= _e_ =Corvini=.
EUG. Ma come mai siete qui?
CORV. Leggendo nella vostra lettera che voi venivate a Andorno da mia sorella — invece di andare a Viareggio da vostra figlia — mi sono un po’ allarmato sulla salute di Ernesta! Senza un grave motivo non avreste rinunziato a trovarvi colla vostra Clelia.
EUG. Oh! Non ci ho rinunziato! Le ho scritto di venire qui; arriverà oggi: tre mesi che non la vedo! Ne ho un gran bisogno, ve’, di vederla! E lei pure ha bisogno di vedermi, di stare un po’ con sua madre! — Si fa di tutto per alienarne l’animo! L’ultima volta che la vidi, mi fece male! Fredda, frivola!...
CORV. Ma quella istitutrice?
EUG. (_Con impeto_). Non parlatemi di quella donna! Parliamo di vostra sorella. — Sta terminando la sua cura e viene qui in sala.
CORV. Il dottore mi ha detto che va meglio; che i deliqui sono diradati; diminuite le debolezze!
EUG. Eh, se non ci fosse altro!
CORV. Ma che c’è?
EUG. Non è facile a spiegarsi! Io stessa, che sono la sua più intima amica....
CORV. Dite pure l’unica sua amica!
EUG. Ebbene io stessa non riesco a rendermi conto di ciò che passa dentro all’anima di quella creatura!
CORV. E sì che per altro con voi si confida!
EUG. Si confida, sì, ma non interamente! Mi parla d’inquietudini morali; nell’ultima sua lettera c’era una parola cancellata; cancellata con cura; ma io riescii a leggere rimorsi! V’immaginate voi di rimorsi in quella creatura lì?
CORV. Io credo che alle sue tristezze contribuisca molto l’isolamento in cui vive! In quella sua solitudine essa si fissa su certe preoccupazioni, se le esagera, se le inacerbisce!
EUG. C’è qualcosa infatti che essa mi cela. Dacchè son qui non fo che adoperare tutte le arti che l’affetto m’ispira per farla parlare, e non dispero; a forza di parole amorevoli, a forza d’insistenze, ho fiducia di riescire! Mi renderò magari noiosa!... ma la mia tenerezza la vincerà!
CORV. (_Con espansione_). Angelo! Angelo! Grazie! Grazie per mia sorella! (_Le bacia la mano_). E per me! (_Vorrebbe ribaciarle la mano_).
EUG. (_La ritira_). Per vostra sorella passi! Ma basta! Vi ho detto altre volte che non vi permetto questi entusiasmi troppo famigliari!
CORV. Non intendo di offendervi! Infine tra cugini....
EUG. Se non avessi sposato Leonardo, noi due non ci si conoscerebbe neppure!
CORV. Bell’affare fu quello di sposare Leonardo! (_Con certo scoppio di stizza_). Un imbecille....
EUG. (_Per interromperlo)_. Rodolfo!
CORV. (_Senza interrompersi_). Che invece di apprezzare il tesoro che gli era toccato....
EUG. (_C. s., con più forza_). Rodolfo!
CORV. (_C. s._) .... contro ogni suo merito, va invece a cercare....
EUG. (_Con più forza ancora_). Ma Rodolfo!
CORV. (_Con viva impazienza si corregge_). Ah, sentite, Eugenia! Quando quattro anni fa io dovetti occuparmi della vostra separazione e dovetti approfondire le brutte, le sconce mostruosità di quella separazione, e potei vedere, valutare la virtuosa abnegazione della vostra anima. (_Con discorso disordinato per passione)_. Avevate veduta una mano villana levata su voi.... e avevate perdonato! — e avevate conceduto una nuova somma di denaro.... a dei bisogni di giuoco e di vizio! — Vi giuro che, allora, quello che provai per voi, fu un tale sentimento di ammirazione, di venerazione.... che a chiamarlo amore, parola d’onore, sarebbe profanarlo!
EUG. (_Commossa, ma dominandosi, vincendosi_). Basta, Rodolfo! Non voglio queste parole!... Non vi dico, rispettatemi! — Vi dico.... come vi dirò? Vi dico, abbiate pietà!... Guardate! Io ho della forza, del coraggio; ho una certa fibra resistente, elastica.... alle volte mi piego sotto il peso delle amarezze, delle difficoltà della mia esistenza: poi mi rialzo, trovo della calma, anche della serenità.... quasi del buon umore!... Ma non rendetemi più difficili da vincere le battaglie.... a cui è condannata la mia povera anima!... (_Starebbe per soggiacere alla sua emozione, ma con uno sforzo si domina e ripiglia con una specie di serenità_). Là, là!... Voi ed io siamo qui per vostra sorella; non occupiamoci che di lei! (_Guardando verso il fondo_). Ah! eccola! (_Le va incontro_).
CORV. (_Del pari_).
SCENA QUARTA.
_Detti_, =Ernesta=, _la_ =Cameriera=, poi =Clelia, Ester= _e il_ =Dottore=.
EUG. (_Ad Ernesta_). Guarda, Ernesta, che bella visita!
ERN. (_Si appoggia al braccio della Cameriera, e coll’altra mano si regge ad un bastoncino elegante. — Non sia esagerato il di lei zoppicare_). Oh! Rodolfo! Caro Rodolfo!
CORV. Sono io! (_Abbraccia e bacia Ernesta_).
ERN. Bravo Rodolfo! Sei venuto a trovarmi! (_Aiutata dalla Cameriera siede a destra sopra una poltrona, avanti_).
DOTT. (_Entrando con premura in atto di annunziare persone che arrivano_). Signora contessa, le annunzio la sua figliuola!
(_Entrano Clelia ed Ester dal fondo. — Abbigliamenti eleganti tutt’e due. Ester dev’essere giovine e avvenente molto_).
EUG. (_Correndo ad abbracciare Clelia con grande trasporto_). Oh Clelia! Clelia mia! Ah che ti baci finalmente!
CLEL. Sì, mamma, che ti baci anch’io, cara mammetta! (_Scherzosa_). Ma ohi! dico! tu mi schiacci il mio cappello!
EUG. (_Tra scherzosa e nervosa_). Poco male, carina! Te ne ho portati due nuovi!
CLEL. Ah! Che brava mammina! — Oh la cugina Ernesta! (_Si scioglie da Eugenia e va da Ernesta_). Cara cugina! Come stai! (_Abbracci e baci_).
ERN. Così.... non c’è male!
CLEL. Cammini già da te? (_Senz’aspettare risposta, vedendo Corvini_). Oh caro cugino! Anche tu qui?
CORV. Sicuro!... Ma.... (_A bassa voce_). (.... stai colla mamma! È un secolo che non la vedi!)
CLEL. (_Sorridendo_). (Oh un secolo! Sono appena due mesi!)
CORV. (_Fa un movimento nervoso_).
ESTER. (_Venuta avanti ad Eugenia_). Ben trovata, signora Contessa! Come sta?
EUG. (_Freddamente_). Benissimo!
ESTER. (_Va ad Ernesta_). E la signora marchesa, come sta?
ERN. (_Secca_). Bene!
ESTER. (_Con affettata gentilezza_). Anch’io sto benissimo: le ringrazio tanto tutt’e due della loro premura. — Cara Clelia, ti aspetto in camera per la toletta. (_Esce_).
EUG. E il babbo?
CLEL. È a Roma: ha molto da lavorare; ma scrive a madamigella quasi tutti i giorni.
EUG. (_Carezzando Clelia_). Va bene!... Ma vieni qua, che ti osservi! Ma sai che ti trovo sempre più bella?
CLEL. (_Piano ad Eugenia_). (Ohi, mamma! Sono fidanzata!)
EUG. (_Stupita con amarezza_). (Fidanzata? Come fidanzata?!)
CLEL. (Io non so se si dice così. — Ma c’è un giovine che mi ha fatta chiedere.)
EUG. (E chi è?)
CLEL. (È il figlio di quel presidente del Tribunale che celebrò la tua separazione!)
EUG. (_Con amaro sorriso_). (Non si dice celebrò!)
CLEL. (Come si dice?)
EUG. (Si dice....)
CLEL. (_Senza aspettare la risposta_). (È un bel giovine, sai!)
EUG. (E ti vuol bene?)
CLEL. (Naturale!)
EUG. (E tu lo ami?)
CLEL. (Naturale! Sai, ha fatto una eredità di un milione! Non ti pare una bella fortuna?)
EUG. (È certo che....)
CLEL. (_Senza aspettare risposta_). (Nota che adesso sono tutta in disordine per il viaggio! Mi vedrai quando avrò fatto toletta!)
EUG. Senti, cara, prega la tua madamigella Ester che ti abitui, quando hai fatto una dimanda, ad aspettare la risposta.
CLEL. Voi altri ce l’avete con madamigella Ester! E invece essa mi vuol tanto bene, e vuol tanto bene anche a papà!
(_Azione di Eugenia, Ernesta e Corvini_).
EUG. (_Frenandosi_). Va bene! ma abituati....
CLEL. Sì, mammetta cara!
EUG. Perchè, vedi....
CLEL. Sì, mammina mia! E allora vado a farmi bella! (_Corre ad Ernesta_). A rivederci fra poco, cugina! (_A Corvini_). A rivederci, cugino! — A rivederci, mamma!
EUG. Vengo con te, ad aiutarti!
CLEL. Grazie, non incomodarti. — Madamigella Ester è tanto buona, tanto brava! Dunque vado! Che poi ho anche fame! — A rivederci tutti! (_Ad Eugenia_). Un altro bacio; e vengo poi a vedere i due cappellini! (_Corre via dal fondo_).
CORV. (_Nervosissimo del contegno di Clelia_).... Vado anch’io a farmi bello! (_Prende a braccio il Dottore_). Venga, dottore.... venga a prepararmi un calmante! (_Esce col Dottore_).
SCENA QUINTA.
=Ernesta= _e_ =Eugenia=.
EUG. (_Amareggiata, irritata, passeggiando_). Hai veduto, Ernesta mia? Hai sentita la mia signora figliuola? (_Osserva Ernesta che sembra sofferente_), Ernesta!... Ernesta!... Ti senti male?
ERN. (_Ripigliandosi_). No, cara! Una cosa da nulla! Mi passa!
EUG. Ma che cosa è stato?
ERN. Nulla, ti dico! — Un’impressione, una fantasticheria! — Non ci badare! — Nervi, dice il Dottore!
EUG. (_Sedendole accanto_). Insomma io voglio che tu mi apra tutto l’animo tuo! — Mi credi forse indegna delle tue confidenze? Mi credi forse incapace di comprendere i misteri del cuore di una donna? — Ah Ernesta! Non ho che da guardare dentro al mio cuore per comprenderli!
ERN. (_Con grande e penosa sorpresa_). Tu?! Tu, Eugenia!?
EUG. Ah ah! Ti stupisci?! Vuoi che ti parli di me? Che ti sveli il mio animo, per incoraggiarti a svelarmi il tuo?
ERN. E che cosa puoi tu avere da svelarmi?!
EUG. Ma di’! Mi pigli forse per una qualche monachella impastata coll’acqua santa?
ERN. Ti credo onesta!
EUG. E lo sono!... Ma non per virtù, sai! Lo sono per orgoglio!
ERN. Ah Eugenia!... Sii e rimani sempre onesta!
EUG. Sì, sì! — Ma questo non vuol dire che io non abbia sentito dentro di me svanire, dileguarsi ad una ad una tutte le attrattive, tutte le gioie, tutte le speranze di cui una volta mi era tanto caro abbellire, idealizzare la virtù! La virtù, che trova la sua forza e il suo premio negli affetti puri e dolci di sposa, di madre, di famiglia; ah Dio! che paradiso! e come è facile allora e piacevole essere virtuosi!
ERN. (_Con strano accento, guardando fissa in terra_). Ah Eugenia! Come hai ragione!
EUG. Ma io!? (_Con amaro sorriso_). Mio marito!... Scrive quasi tutti i giorni alla sua.... istitutrice!! Mia figlia?... Hai veduto come quella donna le abbia soffocato ogni sentimento figliale! Clelia, che una volta aveva per me una vera adorazione, adesso non sa mica più che cosa voglia dire avere una madre! Essa si crede quasi figlia di colei! E colei mi usurpa, mi ruba la tenerezza dovuta a me! Io sono ormai un’estranea per mia figlia! E dev’essere così! Diamine! Sì, io le ho portato due cappellini — essa mi ha dato due baci — il conto è saldato! — Ma non sono più io che l’aiuto a farsi bella! — È quell’altra! Non sono più io che divido con suo padre la cura del suo collocamento! È quell’altra! Tutto, sempre quell’altra!... Io? Io sono una separata! Che vuol dire una moglie senza marito, una madre senza la sua creatura; una donna giovine senza diritto alla sua gioventù! — Parlate di virtù a questa separata?! Quale virtù? Quella che le brave persone, le signore per bene sanno calpestare senza farsi scorgere e godendosela infinitamente? — No, no! Dio voglia che io conservi il mio orgoglio! Ecco la mia virtù! l’orgoglio di resistere da me, nell’abbandono, nel silenzio, nella solitudine di una casa vuota, al mio vertiginoso tumulto di ricordi, di sentimenti, di desideri, di privazioni, di disperazioni! — Perchè l’anima, cara mia, dicono che è pensiero, ma l’anima di una donna è amore! E quando non si può amare di amore legittimo, si ama.... di un altro amore! (_Si alza vivamente_).
ERN. (_Affettuosamente spaventata_). Ah mio Dio! Eugenia! Tu fai delle confessioni così arrischiate!....
EUG. (_Ripigliandosi_). Ti faccio queste confessioni per darti l’esempio della piena confidenza!
ERN. .... Ma ho io inteso bene?! Tu ami?!