Chapter 4 of 4 · 3556 words · ~18 min read

Part 4

CLEL. (_Ad Eugenia_). Allora io torno in camera; vado a finire la mia lettera per Ester — chè ho tante cose da dirle!... (_correggendosi_) — che non so neppure se gliele dirò.... ma in caso, poco male.... finirò la lettera a Torino.... o non la finirò!... che sarà poco male! — Dunque, buon viaggio, papà! A rivederci a Torino! — Un bacio, mamma! (_Via_).

LEON. Compatitela, è un po’ leggera.

EUG. La compatisco.

LEON. (_Suona_).

CAM. Comandi.

LEON. Vorrei una carrozza per Biella.

CAM. C’è l’omnibus già pronto: sta per partire.

LEON. Va bene; vengo subito.

CAM. (_Esce_).

LEON. (_Ad Eugenia_). A rivederci a Torino. E.... grazie. (_Le stringe la mano_).

EUG. A rivederci.

LEON. (_Esce_).

SCENA SESTA.

=Eugenia= _poi il_ =Cameriere=.

EUG. (_Guardando mestamente verso il fondo_). Quella figliuola! Non le importa niente neanche di Ester!... Ed è rimasta meco — ha sacrificata la sua frivola curiosità di Torino, perchè suo padre le aveva raccomandato!...

CAM. (_Con un plico e vari giornali spiegati_). Per la signora Contessa.

EUG. (_Prende il plico e accenna al Cameriere di mettere i giornali sul tavolo_). Mettete là!

CAM. (_Eseguisce ed esce_).

EUG. (_Guarda il plico distrattamente e lo getta sul tavolo_). Ha avuto un minuto di espansione... un risveglio momentaneo della sua tenerezza per me.... ma è stato proprio un lampo! Cuore avvizzito!... Ambizione, egoismo, leggerezza!... educazione completa! (_Ancora distrattamente guarda, poi apre il plico_). Da Roma.... — Riavendola con me, chi sa? (_Trae dal plico varie lettere di differenti formati e sigillate; e trova un foglietto di lettera senza busta; essa è sempre col pensiero ad altro_)... Oh se fossi ancora in tempo a riscattare il suo cuore! (_Guarda il foglietto e legge la firma_). “ESTER.” Ester che mi scrive?! (_Legge e accompagna la lettura con sorrisi sardonici_). “Gentilissima signora contessa. — Non sapendo dove il di lei signor marito si trovi, mando a lei le lettere che ho raccolte qui all’indirizzo di lui. — Ne troverà una che porta il nome col quale egli firma certe politiche corrispondenze da Roma a un giornale “di Berlino....” Ah! le corrispondenze biasimate da Corvini!... “Debbo però avvertirla che il fatto di queste corrispondenze è cosa molto delicata e che il signor Conte non ama che si conosca chi è il Giorgio Lakmann che scrive a Berlino.” Giorgio Lakmann! (_Cerca e trova la lettera; l’osserva, la riconosce e grida_). Dio! Dio! ma questa è la lettera di Ernesta!... è la sua scrittura!... era per Leonardo!... Leonardo.... l’amante di Ernesta!... E il bambino!... il bambino morto!... Ah Dio! — reggetemi il cervello!... C’è da impazzire!... E io stupida!... stupida ingenua!... (_Guarda la lettera sempre fuori di sè_). Ah Dio! se l’aprissi!... No, no! — Basta la soprascritta!... È un bel documento!... (_La pone in tasca_).... un bel documento per giustificarmi d’essermi vendicata! E mi vendicherò! Ah Dio! Se mi vendicherò! (_Entra nelle sue camere_).

(_Cala la tela._)

ATTO QUARTO, _ed ultimo_.

Ricco salotto in casa di Eugenia, a Torino. — Porta in fondo, usci laterali, sofà, poltrone, sedie, tavolini, consolles; il tutto ricchissimo ed elegante.

SCENA PRIMA.

=Giovanni= _servo della contessa Eugenia, poi_ =Corvini=.

GIOV. (_Mettendo in ordine il salotto, va parlando con malumore_). Ah che miseria essere al servizio d’una signora separata dal marito! Ogni terzo giorno un nuovo fatto storico! Che cosa bolla in pentola adesso non lo so; ma è certo che un qualche pasticcio va cuocendo!

(_Entra Corvini dal fondo introdotto da altro domestico che parte subito_).

GIOV. (_Vedendolo_). Oh signor avvocato!

CORV. La contessa?

GIOV. È arrivata qui a Torino un’ora fa. Vado ad annunziarlo.

CORV. Sì, grazie!

GIOV. (_Esce da sinistra, poi torna_).

CORV. Sono nella più grande impazienza di sapere che cosa c’è di nuovo!... Ah, eccola.

SCENA SECONDA.

=Corvini, Eugenia= _da sinistra_.

(_Giovanni la segue ed esce dal fondo_).

CORV. (_Stringendo la mano ad Eugenia_). Cara Eugenia!

EUG. Caro Rodolfo! (_Essa è agitatissima, benchè cerchi di serbarsi calma_).

CORV. Toglietemi subito dalla penosa incertezza in cui mi avete messo col vostro telegramma!

EUG. Sedete! (_Siede_).

CORV. Ma che cosa c’è, che cosa avete? (_Siede_). Vostra figlia adesso è con voi....

EUG. Mia figlia?! Ma che?! — È stata qui or ora a pigliarla la cara Ester!

CORV. Ester?! Ma non partì da Andorno per Roma?

EUG. Certo! E da Roma mi scrisse cinque giorni fa mandandomi ad Andorno in un plico raccomandato le lettere trovate a Roma per Leonardo!

CORV. Essa non sapeva dove si trovava Leonardo?

EUG. (_Sardonica_). Lo sapeva tanto bene che, appena impostato il plico, partì per raggiungere il suo Leonardo qui a Torino!

CORV. Calmatevi, vi prego! Calmatevi! Ditemi piuttosto che scopo supponete nella Ester mandandovi le lettere per Leonardo?

EUG. Uno scopo di malvagità raffinata! Mettere nelle mie mani una certa lettera con falso indirizzo, spiegandomi però che quel falso indirizzo era il pseudonimo di mio marito.

CORV. Per le sue corrispondenze con Berlino?

EUG. (_Sempre sardonica_). Il male è che quella lettera era stata impostata ad Andorno!

CORV. (_Fra sè_). (Ah mio Dio!) E voi avete aperta quella lettera?

EUG. È ciò che l’Ester calcolava che io avrei fatto! — Ma invece eccovi qua la lettera.... (_La trae e la fa vedere a Corvini_). Vedete, è intatta. (_La ripone_). Non avevo bisogno di commettere una indiscrezione! Conoscevo la lettera!

CORV. (_Fra sè_). (Mio Dio! Mio Dio!) Ma.... posso chiedervi?...

EUG. Nulla! — Non chiedete nulla! — Quello che posso dirvi è che quella Ester ha raggiunto uno scopo che oltrepassa le sue basse intenzioni.

CORV. E queste intenzioni?...

EUG. Sventare un certo progetto di riconciliazione!

CORV. Tra voi e Leonardo?

EUG. Capirete che Leonardo, nelle sue intimità con colei, non le avrà potuto dissimulare che a questa riconciliazione è condizionato il matrimonio di mia figlia! E alla Ester non accomoda questa riconciliazione! Che stupida! Come se una moglie spregiudicata come oramai sono io, ve lo giuro! — non sapesse riconciliarsi col marito, e conservare intiera la propria libertà, di sentimenti, di passioni!... e senza fare scandali, senza autorizzare pettegolezzi, godersi la vita! Quante altre signore fanno così!

CORV. Eugenia!... È la prima volta, che vi sento esprimere pensieri così strani!... Voi, voi contentarvi di non autorizzare pettegolezzi?

EUG. E non è questa la grande, l’unica preoccupazione delle persone che si rispettano? — E che sono rispettate, onorate? — Guardate mio marito! Eccolo là, rispettato, onorato, onorevole perfino! — Voi stesso, io stessa, — se per l’addietro io avessi avuto le teorie immorali di cui adesso vi scandalizzate, noi due si sarebbero fatte le cose con prudenza, con precauzione — e saremmo rispettati e onorati — ma voi sareste il mio amante! (_Si alza_).

CORV. Eugenia!... (_Sottolineando le parole e alzandosi_). Non lo sono stato per merito della vostra virtù! — Non lo sarò mai quand’anche un delirio d’indignazione, una febbre di vendetta potessero per un momento pervertire la vostra nobile anima!... Vedete? Per noi uomini, l’onestà di una donna.... oh pur troppo! ci pare sempre qualcosa di meno della nostra passione.... qualche volta anche del nostro capriccio!... della nostra vanità! Non ci facciamo scrupolo d’insidiarla!... ci facciamo un vanto, una gloria di averne trionfato!... Ma capita il giorno che questa onestà, questa santa virtù femminea, ci si presenta sotto tutt’altro aspetto! — Non è più l’ostacolo frivolo e fastidioso dei nostri trasporti sensuali!... vediamo invece che è un tesoro prezioso da rispettare, da far rispettare dagli altri! Vediamo allora che l’onestà è la suprema gentilezza della donna; e i nostri impeti maschili ci appaiono villani e ne sentiamo vergogna e ribrezzo! — Ponete un figlio di fronte a una accusa di colpa di sua madre!... ponete un fratello!... (_Si commuove_) un fratello, o Eugenia, di fronte alla scoperta della colpa di sua sorella!... che una sorella ci è cara e sacra come la madre! — E Ernesta mi fu raccomandata dalla madre nostra! E questa, morendo, mi disse, amala, come hai amato me! — E alla mia tenerezza di figlio fu uguale la mia tenerezza per Ernesta!... E la credevo virtuosa, pura come mia madre.... come voi!... E invece! Oh mio Dio!

(_Una pausa._)

EUG. (_Commossa_). Povero Rodolfo! Voi sapete?

CORV. (_Angosciato_). Sì! — E come conosco adesso che celeste aureola è l’onestà alla fronte di una donna amata!

EUG. Questa aureola, ve le confesso, ho avuto la tentazione di strapparmela via con le mie mani!... Ma poi ho pensato alla mia figliuola; a cui debbo trasmetterla intatta! Quanta virtù insegna l’essere madre!

CORV. E che intendete di fare?

EUG. Rifiuterò di riconciliarmi, invece farò processo a Leonardo perchè il Tribunale lo dichiari indegno di tenere mia figlia e lo obblighi a darla a me.

CORV. (_Impensierito_). Pensateci bene! Sarà uno scandalo....

EUG. A carico mio, no! Sarà a carico di mio marito! Peggio per lui! Bene inteso che non vi ho chiamato perchè siate il mio patrocinatore contro vostro cugino. Ma voi potete suggerirmi persona competente, autorevole, raccomandarmi, appoggiarmi.

CORV. Eugenia, badate.... — E non è per voi che vi prego di pensarvi!... In un processo non si sa mai che cosa possa nascere!... Sarà chiamata la cara istitutrice!... Sappiamo noi che gravi rivelazioni possa fare colei? Quali altre persone possano da colei essere compromesse?

EUG. (_Resta colpita, pensosa_).... Vi capisco! — Ma è terribile la mia posizione!... perchè infine io voglio avere mia figlia! Non voglio, non posso lasciarla in quello sconcio ambiente! Spero di essere ancora in tempo a rifarne il cuore, il carattere, prima di avventurarla fra i pericoli che circondano una sposa giovinetta, inesperta!... E per ottenere ciò sono a questo bivio; o riconciliarmi con un uomo che mi è odioso oramai in un modo invincibile, o fare un processo che involgerebbe nel medesimo scandalo, col nome di una femmina spregevole, il nome....

CORV. (_Cogli occhi a terra, dolorosamente_). Il nome di mia sorella!...

EUG. (_Impedendogli subito di finire_). Il vostro nome, Rodolfo! sul quale cadrebbe un riverbero sinistro.... che voi non avete meritato voi!... (_Pensa, poi si decide_). Tenete; distruggerete voi questa lettera! (_Gliela dà_) o la restituirete.... a chi l’ha scritta! E io.... mi rassegnerò... mi riconcilierò! (_Con penosa rassegnazione_).

CORV. (_Commosso_). Grazie per me e per mia sorella!

EUG. (_Subito_). Per voi! Per voi solo!

SCENA TERZA.

_Detti_, =Clelia= _e_ =Leonardo=, _poi_ =Giovanni=.

CLEL. (_Di dentro, poi fuori_). Mamma!... Mamma!... (_Entra correndo_).

EUG. (_Abbracciandola e baciandola_). Sei già tornata?

LEON. Buon giorno, Eugenia! (_Stendendo la mano per stringere quella di Eugenia_).

EUG. (_Occupata a togliere il cappellino a Clelia accarezzandola evita di stringere la mano a Leonardo_). Vi saluto, Leonardo.

LEON. Oh! Rodolfo!?

EUG. L’ho pregato io di venire da me. Egli fu, con l’avvocato Gambardi, l’altro avvocato che ci assistette nella separazione; e ho desiderato che fosse qui anche per la riconciliazione.

CLEL. (_Ad Eug._). Oh, a proposito; guarda che il commendatore Carenzi sta per arrivare qui anche lui, — lo ha scritto or ora al babbo. — Noi non abbiamo fatto che accompagnare madamigella alla stazione, perchè essa era venuta a Torino per salutarci.... perchè va a Milano, anzi in Brianza.... per cui l’abbiamo imbarcata sul treno e siamo subito corsi da te.

EUG. E il signor Carenzi sta per venire?

LEON. Siccome mi aveva detto che era molto pressato dai suoi affari, gli ho scritto che se voleva favorire subito, subito si sarebbe parlato e combinato.

CLEL. Dunque eh? Riconciliazione! Che piacere! Sarò la prima fra le mie amiche che si fa sposa!...

EUG. Ma, bambina mia, non c’è nulla ancora di stabilito.

CLEL. Il papà mi ha detto che colla vostra riconciliazione, tutto è fatto!

LEON. Speriamo — ma ancora non è cosa sicura!

GIOV. (_Dal fondo annunciando_). Il signor commendatore Carenzi.

LEON. (_Andando ad incontrarlo_). Avanti, avanti il nostro signor commendatore.

(_Entra Carenzi — Giovanni si ritira_).

SCENA QUARTA.

_Detti_, =Carenzi=.

(_Clelia si pone presso Eugenia con aria gentilmente modesta e fa insieme ad Eugenia la sua riverenza al Carenzi_).

CAREN. (_Va dritto con gran compostezza ad Eugenia_). Signora contessa, il mio rispetto!

EUG. Signor commendatore! (_Gli stringe la mano_).

CAREN. (_A Leonardo_). Onorevole signor Conte. (_Gli stringe la mano, poi a Corvini_). Caro avvocato! (_Stringe la mano anche a lui_). Che notizie della signora marchesa sua sorella?

CORV. Discrete!... L’ho condotta a Genova.

CAREN. Ah meglio così. L’aria di mare le farà bene. (_Ad Eugenia_). Questa è la sua signorina?

EUG. Sì, mia figlia.

CAREN. Ebbi il piacere di vederla a un ballo del nostro prefetto. E quella sua signora istitutrice?

CLEL. (_Con aria modestissima_). Papà l’ha lasciata andare in Brianza.

CAREN. Ah! meglio così! Eccellente l’aria della Brianza. — E intanto lei resta qui, eh?

CLEL. (_C. s._) Sì signore. Resto a Torino con mammà.

EUG. (_Carezzando Clelia_). Meglio così!

CAREN. (_Con leggerissimo sorriso_). Stavo per dirlo anch’io. È un mio intercalare!

EUG. (_A Carenzi_). Ma, la prego di accomodarsi.

CAREN. Grazie. — Ma siccome non posso trattenermi che un momento solo....

EUG. (_Sorpresa_). Un momento solo?!

CAREN. Ma, sì. Mi basta di dire una parola all’onorevole Leonardo.... eppoi bisogna che vada.... debbo partire....

LEON. (_Sorpreso_). Una parola a me?!

CAREN. Non si tratta che di mostrarle certe carte.... Vogliamo passare nel suo studio?

EUG. (_Garbatissima_). Perdoni; per ora le abitazioni sono ancora separate! — Questa è la mia abitazione. (_A Clelia_). Vai di là, carina.

CORV. (_A Clelia_). Vengo con te, cuginetta.

CLEL. (_Va a Carenzi e fa una riverenza gentile e modesta, volendogli baciare la mano_). Permetta.

CAREN. (_Con lieve sorriso e cortese_). Ah no, non permetto! Non sono ancora.... monsignore!

CLEL. (_Ad Eugenia piano_). (Mamma, mi raccomando!) (_Piano a Corvini_). (Andiamo qua nel gabinetto!)

CORV. (_Saluta ed entra a destra con Clelia_).

SCENA QUINTA.

=Eugenia, Carenzi, Leonardo.=

CAREN. (_Ad Eugenia_). Io parto per Ivrea. Se la signora Contessa ha comandi....

EUG. Scusi, ma io, se permette, intenderei di rimanere.

LEON. (_Un po’ vivamente_). Ma, cara Eugenia, se il signor Commendatore....

EUG. (_Con garbata fermezza_). Il signor Commendatore ha voluto favorirmi d’una sua visita, in casa mia, per uno scopo che non è un mistero per nessuno di noi tre.... Così almeno mi piace di credere! oppure m’inganno?

CAREN. (_Cortese sempre_). No, signora Contessa, in massima, non s’inganna.

EUG. (_Sempre garbata ma dignitosa_). E allora?... Parliamo un po’ chiaro! Si tratta delle simpatie reciproche fra il di lei figlio e la figlia nostra! Il signor Commendatore ha posto per condizione al suo assenso la nostra riconciliazione; noi abbiamo accettato e il signor Commendatore mi favorisce d’una sua visita per udire confermare da mio marito e da me il nostro impegno di riconciliarci. Eccoci qui, Leonardo e io, pronti a confermare il nostro impegno; e io pregherò l’avvocato Corvini di formulare per iscritto, se occorre, la riconciliazione. Non capisco quindi quali cose il signor Commendatore abbia da dire a mio marito, senza di me.

CAREN. Cara signora, che vuole?... Sopraggiungono alle volte dei fatti nuovi....

LEON. Dei fatti nuovi?...

CAREN. (_Continuando_). Dei quali avrei preferito non parlare che al signor Conte solo.

EUG. Ma quali fatti nuovi?

CAREN. (_Pensa, poi si decide_). La signora Contessa mi dispensa assolutamente dal riserbo che volevo impormi?

EUG. (_Con fermezza_). La dispenso. (_Invitandolo a sedere_). Si accomodi. (_Siede_).

CAREN. Come comanda. (_Siede_).

LEON. (_Siede preoccupato e curioso_). (Che diamine sarà?)

CAREN. Ecco, vede, signora Contessa; io confesso che il mio modo di pensare non è all’altezza dei tempi, e non me ne scuso, perchè non me ne pento, anzi me ne vanto. Io sono all’altezza dei tempi dei miei vecchi e non ho mai sentito il bisogno di scendere all’altezza dei tempi moderni. Per cui, come dissi all’onorevole Leonardo, per accettare una nuora esigo di conoscerne i genitori; perchè i genitori hanno sempre i figli che si sono meritati.

EUG. (_Dopo un movimento di dolore_). Continui.

CAREN. Dunque, ecco qua. Il mio servitore, poco fa, portandomi il biglietto del signor Conte per questo abboccamento, m’ha portato anche altre carte, e tra queste un giornale di Roma, a cui non sono associato. L’ho aperto e vi ho trovato una colonna e mezza di corrispondenza, segnata in margine con lapis rosso! Ho letto. La corrispondenza era da Andorno.

EUG. e LEON. (_Fanno un movimento di penosa curiosità_).

CAREN. La corrispondenza aveva in testa un sommario. E il sommario. (_Trae un giornale e lo spiega_) ecco.... dice così: (_Legge_) “Scandali aristocratici subito dissimulati. Una dama che si perde su per un monte. Commenti della conversazione uditi dal marito. Sue confidenze ad una signora: non può battersi perchè non si trovano padrini! Tutti si fanno un dovere di non sapere quello che sanno!”

EUG. (_Sta fissando Leonardo con qualche orgasmo dissimulato_).

LEON. (_Scuote le spalle sprezzantemente_).

CAREN. Anch’io, qualche volta debbo rassegnarmi a questo dovere; mi rassegno a stringere la mano di un qualche gran banchiere un pochino ladro, a qualche gran dama passabilmente peccatrice!... Come si fa? Hanno sempre salvato le apparenze! Ma oggi si tratta di mio figlio, della compagna con cui continuerà il mio nome! il mio nome senza una macchia!

LEON. (_C. s._). Mi scusi, ma in quella corrispondenza io proprio non ci vedo altro che uno dei soliti pettegolezzi maligni e sciocchi! sciocchi, specialmente! Capirà! Quel duello che non ha luogo perchè non si trovano padrini!

CAREN. Non mi sarebbe sembrato serio, neppure se si fossero trovati! Dopo l’invenzione della sciabola con cui non si fa che tagliare una fetta d’avversario, eppoi stringergli la mano, il duello ha molto perduto della sua serietà tragica. Ciò che ha per me molta importanza è quello che si dice qui nella corrispondenza (_spiega il giornale_) nella quale si parla di un bambino d’ignota provenienza....

EUG. (_Fissa con maggiore intensità Leonardo_).

LEON. (_Si frena a stento_).

CAREN. (_Continuando dopo una rapida occhiata ai due_). Il quale bambino si vocifera che fosse lo scopo della passeggiata misteriosa della signora....

EUG. (_C. s._).

LEON. (_Alzandosi vivamente_). Basta così! Non posso permettere la continuazione di questo colloquio!

CAREN. (_Alzandosi, con gravità_). Avevo chiesto di parlare a lei solo! E aggiungo che senza le preghiere ardenti, insistenti di mio figlio, avrei risparmiato a loro — e a me! il disgusto della mia visita.

LEON. Accetto questa spiegazione, e considero come non avvenuto il discorso fatto da lei adesso. (_S’inchina con atto di congedo_).

CAREN. (_Si inchina e fa un passo per uscire_).

EUG. (_Seduta c. s. con ostentata freddezza_). C’è una difficoltà, Leonardo. — Non intendo io di considerarlo per non avvenuto! E v’invito a rilevarlo e a rispondere come v’impone la lealtà, come esige l’onore di vostra moglie!

CAREN. (_Presta viva attenzione_).

LEON. (_Sdegnoso_). Dal momento che io accondiscendo a riconciliarmi con voi, mi pare che io dia una prova sufficiente...

EUG. (_Sedata, interrompendo, a Carenzi_). È una prova sufficiente?

CAREN. ... Ma! Eh, eh...!

EUG. (_A Leonardo_). Lo vedete? — Ora io non permetterò che questo signore esca di casa mia senza avervi udito smentire formalmente le insinuazioni infami di quella corrispondenza!... della quale, badate, saprei forse denunciarvi la scrittrice! La scrittrice, intendete?

LEON. (_Sdegnoso, c. s._). Smentite voi tutto quello che volete! Io non voglio altre scene, altre pubblicità!

EUG. (_Levandosi_). Allora le voglio io! (_A Carenzi_). Senta, caro signore: Io mi rassegnai per non fare della mia casa un teatro di scene violente e sconce — con una sola spettatrice, mia figlia! mi rassegnai a tutti i dolori, a tutte le amarezze, a tutte le umiliazioni di una donna separata — d’una mal maritata, com’ella disse! Ma rassegnarmi a questo che mia figlia sia creduta figlia di una madre disonesta! Ah no! (_A Leonardo_). Voi non volete smentire? Vi potrei opprimere sotto prove e documenti schiaccianti!... Ma a questo signore sono sicura che basterà un’altra prova! Le perfidie di quel giornale invece di colpire me e Corvini, colpiscono.... Leonardo.... e una donna, che non nominerò mai! Questo lo giuro!... — Clelia! Clelia! (_Entra Clelia seguita da Corvini. — Eugenia continua abbracciando Clelia_). Quello che le ho detto lo giuro innanzi a Dio, baciando la fronte della mia creatura. (_A Leonardo_). Giurate voi, sul capo di vostra figlia, che non è vero!

LEON. (_Colpito, esitante fa un movimento_).

CORV. (_Avanzandosi mostra una lettera a Leonardo_). Non giurate, Leonardo!... Ho qui una lettera!...

CAREN. (_Commosso ad Eugenia_). Non voglio lettere!... Non voglio altre prove! (_A Clelia_). Lei, signorina, baci la mano della sua mammà! (_Clelia bacia la mano_).

EUG. (_Si lascia baciare la mano commossa_).

CAREN. (_Ad Eugenia_). E ora mi permetta che io faccia altrettanto! (_Le bacia la mano_). Una giovinetta che ha una tal madre non può che riuscire la gioja, l’orgoglio della casa ove entrerà; e se questa casa sarà la mia, ne sarò veramente felice! E non pongo che una condizione; la signorina rimanga sempre da oggi in poi con sua madre — sino al momento di venire con suo suocero.... che sarà fra un anno. Quanto alla riconciliazione, facciano loro.... non ci tengo più.... ci rinunzio.... che, forse.... sarà meglio così!...

EUG. Grazie!

CLEL. Grazie! E adesso permette? (_Fa per baciargli la mano_).

CAREN. Un momento!... Il signor Conte ha nulla in contrario?

LEON. Nulla!

CAREN. (_A Clelia sorridendole_). Eh!... allora.... là.... via! (_Le dà la mano che essa bacia_).

CORV. (_Si accosta a Leonardo e gli dice piano_). A voi, distruggete. (_Gli dà la lettera_).

LEON. (_Guarda le lettere rimontando la scena e mostrando di essere profondamente colpito. — Gruppo di Eugenia, Clelia, Carenzi, Corvini. In fondo Leonardo_).

FINE.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.