Part 3
EUG. Amo un uomo che non ha mai avuto da me neppure una parola! un uomo, che forse mi ama, ma che è troppo onesto per non rispettarmi!
ERN. (_Con profonda amarezza_). Onesto! Onesto! Ma sei poi bene sicura che sia onesto?
EUG. Tuo fratello! (_Con forza_).
ERN. (_Con gran sorpresa_). Rodolfo?! Tu ami Rodolfo?!
EUG. Tu vedi che ti ho dato l’esempio della franchezza, della fiducia! — Voglio il ricambio! Su, considerami come una vera sorella! Confidenza per confidenza! Su, da brava!
ERN. (_Dopo una breve esitazione_).... Sia come vuoi! Cara Eugenia, se tu ami, io ho amato! Ho amato un uomo che avevo amato da giovinetta, prima che mi maritassero a quel vecchio!
EUG. E.... continuasti ad amarlo... anche dopo?!
ERN. Credevo d’averlo dimenticato, ma alcuni anni dopo lo rividi....
EUG. E l’ami ancora!?
ERN. Ah no! — L’odio, lo detesto in proporzione dei dolori, delle angoscie, dei rimorsi, — sì, Eugenia, — dei rimorsi che egli mi ha procurato!
EUG. (_Come sbigottita_). Rimorsi!?
ERN. Oh Eugenia! Quell’orgoglio che è la tua virtù per me fu perduto! Quella gioia immensa.... che io avevo sperata, aspettata ansiosamente dal nodo benedetto da Dio... per me non fu che il frutto della colpa!... fu la condanna alle ipocrisie impostemi dalla necessità di nascondere, a costo di queste mie sofferenze insanabili, la mia vergogna!... (_Una pausa_).
EUG. .... E.... adesso?...
ERN. (_Sommessamente con dolore_). Povero piccino.... È ammalato!
EUG. E dov’è?
ERN. È a due soli chilometri di qui; presso la nutrice a cui lo consegnai due anni fa!
EUG. Due anni fa? — Non andasti a passare l’estate in Germania?
ERN. Lo lasciai credere!
EUG. .... E adesso è ammalato?
ERN. (_Con dolore_). E io non mi posso muovere! E non posso averne notizie! — Scrissi a un vecchio cameriere di mio padre, l’unico confidente.... mi ha veduta nascere.... mi vuol bene come fossi sua figlia!... Sta a Biella.... Io gli scrissi che andasse a vedere.... che mi scrivesse.... e sono quattro giorni.... e non ho risposta!...
EUG. (_Risoluta_). Il luogo preciso?
ERN. Lo chiamano “_la Cascina bianca_”.
EUG. Ci vado io!
ERN. No, no! — Tu?! No, Eugenia!
EUG. Come no!? Due chilometri, son subito fatti. — Il nome della donna?
ERN. Ma, Eugenia!...
EUG. (_Risoluta_). Il nome, il nome!
ERN. Oh! mio Dio! La chiamano la _bionda_ perchè è biondissima di capelli.
EUG. Benissimo! (_S’avvia verso il fondo di fretta, poi torna e va all’uscio di destra_). Ah! ti chiamo la cameriera. (_Sull’uscio sempre in fretta_). Angela! Qui, dalla Signora. (_Uscendo sempre in fretta_). Vado e torno! (_Via dal fondo_).
SCENA SESTA.
=Ernesta=, _subito_ =Angela, Cameriere=, _poi_ =Clelia=.
ERN. (_Guarda dietro ad Eugenia_).
ANG. (_Entrando_). Mi comanda, signora?
ERN. Sì, dammi braccio; voglio entrare in camera.
ANG. Subito, signora (_Si accosta ad Ernesta_).
CAMER. (_Entra con una lettera_). Questa lettera per la signora Marchesa! (_Consegna ed esce_).
ERN. (Ah fosse mai?!). (_Guardando la soprascritta_). (Sì, è da Biella!) (_Apre con ansietà e legge convulsa — subito si turba, è come fulminata — non parla: rilegge la lettera: guarda fissa verso il cielo profondamente accuorata, ma non ha lagrime_).
ANG. (_Impensierita, premurosa_). Signora! Buona signora!
ERN. (_Dopo un momento, con uno sforzo febbrile; ostenta una calma che cela la terribile burrasca del suo animo_). Dammi da scrivere (_Ripone la lettera_).
ANG. Non sarebbe meglio che si ritirasse?
ERN. (_Seccamente_). No!... Dammi da scrivere!
ANG. Può scrivere in camera!
ERN. (_Con cupa impazienza_). Non capisci che non mi posso muovere!
ANG. Scusi!... Eccole da scrivere! (_Le dà l’occorrente_).
ERN. (_Si pone a scrivere; la sua mano trema; ma essa continua a reagire con penoso sforzo; i suoi occhi sono sbarrati; l’interno dolore l’ha impietrita_).
(_Entra Clelia, gaia, correndo_).
CLEL. Mamma!... mamma!... (_Verso Ernesta_). Dov’è la mamma!
ERN. (_Non può rispondere; fa un gesto_).
ANG. E uscita di là, or ora....
CLEL. (_Guardando fuori_). Eccola là! Dove diamine va per quel brutto sentiero?... Ah! meno male! Corvini la segue! (_Torna_).
ERN. (_S’interrompe di scrivere_).
CLEL. (_Osservando Ernesta_). Ernesta!... Che cos’hai, Ernesta?...
ERN. (_Smettendo di scrivere, con sforzo_). Nulla!... Nulla!... Stavo scrivendo....
CLEL. Ma no, tu hai male!... Che cos’hai? (_Ad Angela_). Che cos’ha?
ANG. Pare un po’ di deliquio.
CLEL. Oh mio Dio! Corro a chiamare il dottore!
(_Via dal fondo_).
SCENA SETTIMA.
=Ernesta, Angela= _poi_ =Eugenia=.
ANG. Signora!... vuole un po’ del suo Elisire?
ERN. (_ripigliandosi, tornando a sforzarsi_). Sì fa presto!
ANG. Subito! (_Esce da destra e subito torna_).
ERN. (_Si mette a scrivere_).
ANG. (_Torna con una boccettina_). Ecco qui!
ERN. (_Scrivendo_). Aspetta! (_Finisce di scrivere, piega la carta, prende una busta_).
EUG. (_Entra — essa è turbatissima; avvicinandosi ad Ernesta_). Che cosa fai?...
ERN. Oh! Così presto tornata?... (_Sempre con calma cupa_).
EUG. (_Piano ad Ernesta_). (Ma.... ho incontrato a poca distanza.... quella donna....).
ERN. (_Ad Angela_). Non occorre altro. Vai pure.
ANG. (_Esce da destra_).
ERN. (_C. s._). Hai incontrata la balia?
EUG. Essa voleva tentare di vederti.... senza comprometterti.
ERN. (_Trae la lettera ricevuta e la dà ad Eugenia_). So tutto! Leggi!
EUG. (_Legge fra sè_).
ERN. (_Scoppia in pianto_).
EUG. (_Rende la lettera e cerca consolarla_). Su, coraggio!... E vieni via di qua; vieni in camera tua.
ERN. Lasciami mettere questa lettera in una custodia.
EUG. Faccio io: qua la lettera. (_La prende, la mette nella busta, la chiude)_. Ecco fatto. — Scrivi l’indirizzo. (_Le dà la lettera_).
ERN. (_Si mette a scrivere_).
EUG. (_Chiama_). Angela.
ANG. (_Entra_). Comandi.
EUG. Prendi questa lettera e gettala nella cassetta dello stabilimento.
ANG. Subito. (_Prende la lettera, esce dal fondo e torna poi_). (_Entra Clelia dietro al Dottore e resta in fondo: Eugenia va a lei e le parla sommesso_).
SCENA OTTAVA.
_Dette_, =Dottore, Clelia= _poi_ =Leonardo=.
DOTT. (_Venendo con premura ad Ernesta_). Cosa c’è? Cosa abbiamo? La signorina Clelia m’ha detto di venire da lei....
ERN. (_Sforzandosi_). Oh!... un momento di debolezza.... di abbandono di forze.... Non è nulla.
DOTT. Sentiamo un po’ questo polso. (_Le prende il polso e intanto parla_).
CLEL. (Non sarà cosa grave?) (_Ad Eugenia_).
EUG. (No, no, torna di là!). (_Esce con Clelia_).
DOTT. Sa? È arrivato il signor conte Leonardo suo cugino.
ERN. (_Con soprassalto_). Leonardo?!
DOTT. (_Sempre toccando il polso_). Appunto! Anzi, guardi, eccolo qua! (_Entra Leonardo e si avvicina_).
ERN. (_All’annunzio, alla vista di Leonardo cade in deliquio_).
LEON. Ma che cosa avviene?
DOTT. Uno dei soliti deliqui — non è nulla — vado a preparargli un calmante e torno subito. (_Corre via dal fondo)_.
LEON. (_Vedendosi solo con Ernesta le dice sommessamente e con calore_). Ernesta!... Ernesta!... Sono io!... Sono Leonardo!... Ho ricevuto a Roma la tua lettera!... Sono corso.... Ernesta! Ernesta!
ERN. (_Non si muove_).
LEON. (_L’osserva, poi come fra sè standole sopra_). Ah!... Questa donna muore!
(_Entra Corvini. Leonardo gli fa cenno di accorrere. Corvini corre presso Ernesta. Leonardo accenna che va pel Dottore ed esce dal fondo. Corvini si pone presso Ernesta_).
SCENA NONA.
=Ernesta, Corvini=, _poi il_ =Dottore, Angela, Eugenia, Ester, Clelia, Leonardo=, _poi i_ =Forestieri= _d’ambo i sessi dal fondo._
ERN. (_Ripigliandosi_). No, Leonardo! io non muoio!... Invece leggete!... (_Gli dà la lettera del vecchio servo_). Oh Leonardo!
CORV. Ma no.... sono tuo fratello! (_Intanto dà un’occhiata alla lettera e resta fulminato_).
ERN. (_Riavendosi del tutto_). Ah mio Dio! Sei tu? Tu, Rodolfo?!...
CORV. (_Sempre più disperato di ciò che ha letto_). Sì!... Sono io!...
ERN. (Ah la mia lettera!)
CORV. (_Cupo_). (Zitta, vien gente!)
DOTT. (_Entra premuroso_).
ANG. (_Lo segue_).
(_Entrano dal fondo Eugenia; Leonardo da altra parte, Ester e Clelia_).
(_Intanto tutti hanno circondato Ernesta. Questa si ripiglia un poco, è sorretta, è fatta alzare, è condotta nelle sue camere da Corvini, Eugenia e il Dottore_).
LEON. (_Passeggia turbatissimo_).
CORV. (_Rientrando da destra, cupo, agitato, si pianta in faccia a Leonardo_).
LEON. (_Con accento brusco_). Che diamine vi salta?... Mi lusingo che non l’avrete con me perchè ho disturbato le vostre passeggiate misteriose su per i sentieri del monte!...
CORV. (_Con amatissima e provocante ironia_). Scegliete male il momento! Perchè sono io che avrei da dire a voi qualche cosa!
LEON. E che cosa avreste da dirmi?
CORV. Che siete uno spregevole malvagio! (_Esce dal fondo_).
LEON. (_Colpito, fra sè_). (Per Dio! ci riparleremo!) (_Esce_).
(_Si vedono in fondo i forestieri passeggiare come persone che si sono levate da tavola, ridendo, fumando, ecc._)
1ª SIGN. Che buon deiunè!
2ª SIGN. Che vini squisiti!
2º SIGN. Che sigari di contrabbando.
CORRISP. E che pettegolezzi di contrabbando da immagazzinare.
(_Cala il sipario_).
ATTO TERZO.
Salotto nell’appartamento di Eugenia ad Andorno — uscio in fondo — di qua e di là di questo, finestroni dai quali si vede il paesaggio — usci laterali — mobili signorili.
SCENA PRIMA.
=Leonardo= _è in scena. Entra da sinistra il_ =Cameriere= _poi_ =Clelia= _pure de sinistra_.
CAM. (_A Leonardo_). La signora contessa viene fra poco, intanto ecco la signora contessina. (_Esce dal fondo_)
CLEL. (_Andando incontro a Leonardo_). Oh papà! Già tornato?
LEON. Sono arrivato stamani alle 6.
CLEL. Da Torino?
LEON. Da Torino!
CLEL. E in questi quattro giorni soli hai combinato tutto?
LEON. Spero! vedremo! Dov’è mammà?
CLEL. È in camera. Scrive a Genova alla cugina Ernesta.
LEON. E che notizie di lei?
CLEL. Ieri l’altro Rodolfo scrisse a mammà che malgrado il viaggio stava passabilmente. Egli torna stamani; viene a prendere la roba che Ernesta, condotta via così improvvisamente da Rodolfo, non ebbe tempo di prendere con lei.
LEON. Va bene.
CLEL. Mi ha scritto da Roma Ester. A proposito. Di’ un po’. Perchè la mandasti a Roma!?
LEON. La mandai a Roma per raccogliere delle carte, delle lettere.... e, specialmente, perchè tu ti occupassi un po’ più di tua madre. Il matrimonio che ti si offre sarebbe una grande fortuna per te e per me! Ma ci sono certe difficoltà! E tua madre può contribuire moltissimo a superarle! E quindi bisogna che tu faccia il possibile per guadagnarne l’animo: e non sarà cosa punto difficile perchè tua madre ti adora, e il suo carattere, in fondo, è tanto buono!
CLEL. Io non ho mai capito perchè siete separati!
LEON. Ci sono delle cose che alla tua età non si possono capire.
CLEL. Sarà così proprio. Perchè madamigella mi ha detto che ti separasti pel carattere aspro, irascibile della mamma; e tu adesso mi decanti il suo carattere tanto buono!! Tu mi dici che la mamma mi adora, e mi separasti da lei per mettermi in collegio, poi per affidarmi a una istitutrice!
LEON. Posso avere commesso uno sbaglio in un momento di malumore....
CLEL. (_Scherzando con garbo e sorridendo_). Eh!... ma papà!... Un momento di malumore che dura da quattro anni!
LEON. Insomma, adesso si tratta di renderti favorevole la mamma!
CLEL. E che cosa dovrei fare?
LEON. (_Con qualche vivacità_). Occuparti di lei! Stare con lei! Farle compagnia! Invece non fai altro che leggere i tuoi libri tedeschi.
CLEL. Imparo il tedesco!
LEON. E quando scrivi, ogni giorno, delle lettere di sei o otto pagine a madamigella, impari il tedesco?
CLEL. Sicuro! Se scrivo in tedesco!
LEON. Ma tutti i giorni è troppo!
CLEL. Le scrivi tutti i giorni anche tu?
LEON. (_Impazientendosi_). Io le scrivo per affari di casa, e non le scrivo in tedesco!
CLEL. (_Sorridendo_). Perchè non lo sai!
LEON. (_C. s._). Insomma, finiamola! E cerca di meritare l’affetto di tua madre! Perchè, ti farò una confidenza! A facilitare il tuo matrimonio, potrebbe giovare moltissimo che io mi riconciliassi, che tornassi a convivere con lei.
CLEL. E madamigella?
LEON. Se sposi quel giovine, non avrai più bisogno di istitutrice.
CLEL. Sicuro! È tanto istruito! penserà lui a completare la mia educazione.
LEON. Ecco, ci penserà lui!
CLEL. (_Guardando al fondo_). Oh guarda, ecco Rodolfo.
SCENA SECONDA.
_Detti_, =Cameriere= _che introduce_ =Corvini=.
CAM. Il signor avvocato Corvini.
CORV. (_Entra_).
CLEL. Ben tornato, Rodolfo!
CORV. Ben trovata, cara Clelia; fammi il favore di chiedere a mammà la chiave delle camere di mia sorella; vengo a raccogliere le sue valigie e portarle a Genova.
CLEL. Come sta Ernesta?
CORV. Non c’è male!
LEON. (_Seccamente_). Voi ripartite subito?
CORV. Sì, ho molta fretta.
LEON. (_A Clelia_). Va a dire a mammà che Rodolfo è tornato.
CLEL. Ma che diamine avete tutti e due?
LEON. Nulla, nulla! Va.
CLEL. Dio! come siete misteriosi! (_Esce da sinistra_).
SCENA TERZA.
=Leonardo= _e_ =Corvini=.
LEON. (_Sdegnato e sommesso_). Stavo per venirvi a cercare a Genova. Bisogna pure che ci parliamo! Non vi immaginerete che la cosa possa finire così!
(_Tutta questa scena deve farsi con dialogo concitato, ma sempre a bassa voce_).
CORV. È inutile che parliamo! Non avete trovato padrini perchè nessuno vuole immischiarsi di uno scontro fra due cugini germani? E ciò che volete dirmi?
LEON. (_Vivamente_). Padrini se ne trovano sempre e io li ho trovati.
CORV. Ebbene, se voi li avete trovati, io non li ho neppure cercati! Uno scontro fra noi due è impossibile! Potete fare e dire quello che volete! Ma io non vi darò, ne accetterò nessuna soddisfazione!
LEON. Ma se la soddisfazione è impossibile, potrò almeno esigere una spiegazione!
CORV. Non vi darò nessuna spiegazione!
LEON. E perchè?
CORV. Perchè non posso — perchè mi ripugna!
LEON. (_Con forza_). Ma, viva Dio! Fra noi due c’è sicuramente un malinteso, un equivoco, qualche cosa che non riesco a spiegarmi! Se fossi stato io a provocare voi....
CORV. Avreste compromessa la riputazione di una donna onesta, della madre di vostra figlia, di vostra moglie!...
LEON. Ma insomma, si capirebbe il perchè!... Ma una provocazione da parte vostra?! Lì, così, senza una ragione, senza un pretesto immaginabile? Siamo in un luogo dove le persone non hanno di meglio che i pettegolezzi per passare il tempo. Il dottore mi ha detto or ora che da tre giorni non si parla d’altro che di noi due — e tutti cercano, spiano, almanaccano! Diamo almeno a questa gente una spiegazione plausibile, che soddisfaccia le curiosità maligne da cui siamo circondati! Facciamo almeno in modo di restare esposti a queste curiosità noi due soli, noi che siamo uomini e possiamo disprezzare le maldicenze — e occorrendo, rintuzzarle, costringerle al silenzio!
CORV. Ebbene.... se volete diremo che io cedetti a un impeto di dispetto per la vostra condotta!
LEON. (_Con forza_). Per la mia condotta?!
CORV. (_Con pari impeto_). E vi pare forse che la vostra condotta sia quella che conviene a un uomo, come voi, marito — separato sia pure — ma marito! ma padre!
LEON. (_Impazientito_). Ah siete sublimi voi altri uomini di professione virtuosi! Così un marito, perchè separato, deve anche essere un anacoreta! E a che pro poi? Le macerazioni non bastarono a liberare un anacoreta famoso, vecchio e santo dalle tentazioni dell’eterno femminino! E allora! Marito, padre, fin che volete! Ma non ho che 42 anni e non voglio macerarmi e non aspiro ad essere santificato! Oh dunque? Che cosa farà un povero diavolo di marito separato? Sedurrà? S’incanaglierà? Voi, di professione virtuoso, quale di queste due soluzioni avreste preferita?
CORV. (_Con forza_). Non avrei preferito quella terza di una scurrile ipocrisia!
LEON. (_Con fuoco_). Vale a dire?
CORV. (_Sdegnoso_). Andiamo! L’istitutrice alla figlia!
LEON. (_Scuote le spalle con disprezzo; e tra i denti_). O pedanterie!
CORV. (_Sdegnosissimo_). Oh avete il cinismo di dire pedanterie? Allora, poichè lo volete, vi dirò che non avrei preferito mai la soluzione del violare i vincoli dell’ospitalità e del sangue!
LEON. (_È colpito_).
CORV. (_Crescendo d’impetuosità sdegnosa, continua_) .... sino a compromettere la riputazione.... a distruggere la gioventù, la salute di una donna! sino a dover ringraziare la morte d’aver soppresso una tremenda testimonianza!
LEON. (_Sbigottito, incerto_) .... Che volete dire?
CORV. (_Con solenne mestizia e terribile rimprovero_) .... Il vostro bambino è morto!
LEON. Morto!?
CORV. E dopo ciò, chi volete che compromettiamo con un duello? Vostra moglie, o mia sorella?
SCENA QUARTA.
_Detti_, =Eugenia= _dal fondo_.
EUG. (_Entra, vede il contegno irritato dei due, si ferma_).
CORV. (_Continuando, a Leonardo rimasto colpito_). Scegliete!... La scelta è degna di voi!
EUG. (_Avanzandosi vivamente_). Quale scelta?
CORV. (_Cercando di dissimulare_). Nulla.... nulla!
EUG. (_A Leonardo con vivacità_). Parlate voi!... Cosa c’è? Siete lì che sembrate interdetto, allibito!?
LEON. (_Sforzandosi di ripigliarsi_) .... Ma no, non sono nè interdetto, nè allibito!...
EUG. E non vedete che non trovate modo di rispondermi, nè l’uno nè l’altro?... Ma parlate, in nome di Dio! Io esigo di sapere la verità!
CORV. Ebbene, ecco.... fu a proposito.... — Voi troverete frivola la causa di quel mio momento di sdegno — fu una quistione.... giornalistica... È corsa sui giornali la voce che certe corrispondenze politiche da Roma a un giornale di Berlino, fossero di un deputato che ha credito, che ha seguito alla Camera italiana.... e ciò era censurato.... e da qualcuno s’insinuava che il deputato corrispondente fosse Leonardo.... Io gliene avevo fatta parola, esortandolo a smentire quella diceria. — Leonardo s’era rifiutato.... — Di qui quel mio momento di sdegno.
EUG. (_Un po’ incredula, a Leonardo_). È veramente così?
LEON. È così.
EUG. E.... non vi batterete?!
LEON. No!... Non ci batteremo!
EUG. (_A Leonardo_). Sul vostro onore?
CORV. (_Subito_). Sul mio onore!
EUG. Non so.... vi veggo così turbati!... tutti e due!
CORV. Sapete.... il pensiero di mia sorella!.... che è sua cugina!... (_Fissando Leonardo con intenzione_) E io ho fretta di rivederla!
EUG. (_Fissandoli ancora — a Corvini_). Eccovi la chiave!
CORV. Grazie. E a rivederci.... Verrò a salutarvi prima di partire. (_Parte commosso_).
SCENA QUINTA.
=Eugenia= _e_ =Leonardo=.
EUG. Vi prego, Leonardo! Ditemi che cosa c’è? Il contegno di Rodolfo.... il contegno vostro....
LEON. Rodolfo vi ha spiegate le sue inquietudini....
EUG. Ma voi? voi?
LEON. Ebbene, vi spiegherò le mie inquietudini!
EUG. Sentiamo — dite!
LEON. (_Dopo breve pausa, come per raccogliere le idee_). Cara Eugenia.... La mia posizione è molto, molto compromessa — politicamente — e.... economicamente!
EUG. (_Fa un movimento di sorpresa e amarezza_).
LEON. Risparmiatemi, vi prego, i vostri rimproveri! Conosco i miei torti verso di voi....
EUG. Non vi accuso che di un torto solo!
LEON. Quale?
EUG. Ve lo dirò poi! — Adesso continuate!
LEON. (_Altra breve pausa, c. s._). Mi sono arrischialo in alcune speculazioni! — Ho avuto tutte le maledizioni contro di me!... E sono quasi alla vigilia di un disastro!... Se questo avvenisse, fra le altre umiliazioni, avrei quella di dovermi dimettere da deputato!
EUG. Mio Dio!
LEON. Voi potreste giovarmi!
EUG. Io!?
LEON. Mi si presenta l’occasione di uno splendido matrimonio per nostra figlia....
EUG. (_Con amarezza_). Finalmente me ne parlate! E io doveva sentirmene parlare da mia figlia prima di saperne nulla da voi!
LEON. Clelia avrà ricevuta qualche confidenza dalla istitutrice....
EUG. Benissimo! L’istitutrice era informata; la madre no!
LEON. Non ho voluto parlarvene prima, perchè la cosa incontrava delle difficoltà gravi — e che vi avrebbero amareggiata!
EUG. Quali difficoltà?
LEON. Principalissima, l’opposizione del padre. — Il giovine ha vent’otto anni ed è oramai padrone di sè; ma non avrebbe mai voluto accasarsi senza l’approvazione di suo padre.
EUG. Concepisco ottimo concetto di quel giovine.
LEON. È un giovine egregio, infatti. — È coltissimo, è già avvocato; ha fatto una pingue eredità....
EUG. Va bene; e il motivo dell’opposizione del padre?
LEON. Il padre è....
EUG. Lo so, è il commendatore Carenzi!
LEON. Sapete? È un uomo all’antica; con idee austere; fra le quali ha questa: Se una fanciulla — egli dice — deve diventar mia nuora voglio conoscere da che famiglia esce; voglio accertarmi che esca da una famiglia regolare....
EUG. (_Con dolore_). E fu lui che ci separò!
LEON. Questa circostanza non ci nuoce. Egli riconosce che fu una separazione consensuale, la quale non alterò i nostri buoni rapporti.... — Ma non gli basta! — L’avvocato Gambardi, vecchio amico del Carenzi e mio, si è intromesso ed ha ottenuto una adesione dal Carenzi; ma condizionata.
EUG. E quale sarebbe la condizione?
LEON. Ecco quello che mi ha fatto esitare a parlarvi di questo matrimonio!
EUG. Credo di capire! Egli vuole la nostra riconciliazione!?
LEON. .... Voi ricusate?
EUG. (_Dopo un momento, fra sè_). (Riavrei mia figlia!)
LEON. Debbo aggiungere che il Carenzi chiede di avere un colloquio con noi due per chiarire bene e personalmente le nostre disposizioni, assicurarsi della sincerità dei nostri sentimenti per una riconciliazione seria, e stabile.
EUG. (_Con amarezza_). Un interrogatorio!... Come quando ci separò!
LEON. Vi ho detto le gravissime circostanze che mi hanno fatto passar sopra ad ogni considerazione, e mi hanno indotto a parlarvi. — E.... ancora una cosa. Pare che il Carenzi sia male prevenuto contro di me!... ma forse.... un po’ d’indulgenza da parte vostra.... Vi ho detto che non nego i miei torti...,
EUG. E io vi ho detto che per me avete avuto un torto solo!
LEON. Quale?
EUG. Chiamate Clelia! (_Essa è agitata_).
LEON. (_Suona il campanello_).
(_Entra il cameriere_).
CAM. Comandi.
LEON. Pregate mia figlia di venir qui da sua madre.
CAM. Bene. (_Esce_).
LEON. Qual è dunque il torto di cui mi fate maggior accusa?
EUG. È quello di non avere custodita, alimentata sempre la tenerezza di Clelia per me! Di avere permesso che il suo amore mi fosse usurpato da quella donna! — Oh! Dio, Dio! (_Essa ha uno scoppio di ira e dolore_). Quando io penso che quella donna può appoggiare le sue labbra di mantenuta — sì, di mantenuta! — sul volto della mia creatura, io mi domando, baciando mia figlia, dove deporrò i miei baci senza insudiciarmi!
LEON. Eugenia!...
EUG. (_Continuando esasperata, poi commossa_). E quando ricevo gli abbracci freddi, cerimoniosi di Clelia — e penso al tempo che l’avevo con me — penso alle sue carezze allora così tenere, così espansive, così ardenti! — Ogni momento mi saltava al collo, mi abbracciava stretta stretta, mi tempestava di baci!... E mi diceva mille nomi uno più dolce più soave dell’altro!... povera cara!... (_Piange disperandosi_).
(_In questo entra Clelia_).
CLEL. Eccomi, mamma!
EUG. (_Vinta dalla tenerezza materna, la piglia per le mani, l’attira a sè, l’abbraccia, la bacia e intanto parla così:_) Ah! vieni, cara.... adorata creatura mia!... Perchè ti adoro sempre, sai!... Ah! abbracciami!... baciami, come facevi una volta! Ti ricordi? Quando mi stringevi fra le braccia.... a rischio di soffocarmi?...
CLEL. (_Commossa abbraccia e bacia Eugenia_). Sì, mamma!... Sì, cara mamma!
EUG. (_Al colmo della gioja_). Oh grazie!... grazie!... (_Carezzandola_). E non dubitare, sai! — Il babbo mi ha detto tutto! e io farò tutto quello che il tuo babbo mi ha detto!... — Purchè tu sia felice!... E lo sarai, non è vero?
CLEL. Oh tanto felice!... Era appunto quello che stavo scrivendo adesso a madamigella!
EUG. (_Con un atto di nervosità_).... Allora.... Vai.... vai a finire la tua lettera.
CLEL. Mamma, sei in collera?
EUG. No, no: non sono in collera.
LEON. Così, cara Eugenia, siamo intesi. — E siccome mi preme di definire la cosa entro domattina, io torno subito a Biella per partire col primo treno per Torino.
EUG. Va bene.
LEON. E se poteste domani o dopo domani essere a Torino anche voi....
EUG. Vi sarò dopo domani al più tardi.
CLEL. Papà, lasciami venir teco a Torino!
LEON. A che fare?
CLEL. È tanto tempo che non vedo Torino!
LEON. Ci verrai dopo domani colla mamma.
EUG. No, no; contentala. — Tanto, qui, non potrei molto occuparmi di lei, con tutte le brighe dei bagagli, delle valigie....
LEON. Clelia potrà aiutarvi. (_Fa cenno a Clelia_).
CLEL. (_Veduto il cenno del padre_). Sì, si, mamma!... Scusami, sono una sciocca alle volte! e me ne accorgo, sai! — Scusami! resto con te! resto con te!
EUG. Se ti fa piacere!...
CLEL. Sì, tanto! E fa piacere anche al babbo — anche or ora — mi raccomandava di.... (_Si ferma a un gesto di Leonardo_).
EUG. Grazie, carina. (_Con mesto sorriso un po’ sardonico_).