Chapter 3 of 5 · 366 words · ~2 min read

parte li

involgeva; ma ogni suo tentativo, per audace o astuto che fosse, riuscì inutile. — Una notte, guardando dalla finestra, credè d’accorgersi che non gli facevano la solita guardia. Scese nel fossato della rocca, esplorò bene intorno: nessuno. Alzò gli occhi alla finestra della stanza ove dormiva la contessa e vide splendervi il lume. Allora si sentì tutto invadere dalla brama di salire in qualunque modo fino a quella finestra, chiamare la sua donna, parlarle delle sue pene e cogliere attraverso la inferriata un suo bacio; sì uno, cento baci per calmare un poco la sete d’amore che dentro lo tormentava! — Credette il giovane che la forza del volere e il desiderio ardentissimo gli avrebbero conferita la snellezza rampicante d’uno scoiattolo; ma invece il salire, non fu senza grandi ostacoli e dolori. Saliva adagio adagio adoprando ogni sasso sporgente ed ogni crepaccio del vecchio muraglione; talvolta era costretto a fermarsi a lungo, talvolta a ridiscendere e studiare altra combinazione di cavità e di sporgenze. Più d’una lucertola, sentendo le dita che il giovane ficcava fra le pietre, usciva spaventata strisciandogli tra la faccia e il muro; una nottola, turbata anch’essa nel suo nascondiglio, gli volava d’intorno silenziosa. Man mano che s’approssimava al termine desiderato, crescevano gli ostacoli, l’incertezza, la smania disperata. Aveva le mani e i piedi sanguinanti e grondava di sudore freddo.... Finalmente potè abbrancare una sbarra dell’inferriata e, fatto un ultimo sforzo, arrivò a tirarsi su di mezza persona contro la finestra; gittò innanzi lo sguardo e stava per sussurrare il nome della donna amata, quando s’accorse d’avere dinnanzi a sè, ritta, appoggiata al davanzale della finestra la vecchia contessa, che lo guardava immobile, con occhi severi...

Poco mancò che Oliverotto non cascasse all’indietro nel fossato della rocca.

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Unico conforto non conteso ai due innamorati era dunque vedersi e parlarsi in presenza d’altri; e in quello essi condensavano tutte le sollecitudini e cercavano d’acquetare o contenere alla meglio, tutti i desiderii. — Passavano le giornate lente, uniformi, uggiose. Oliverotto e la contessa ogni dì stavano lunghe ore seduti uno in faccia all’altra, essa istoriando coll’ago i pietosi fatti di Bradamante, egli fingendo di leggere qualche trattato dell’arte della guerra o qualche