Part 5
ELLIDA. Non ho tempo da perdere: mi occorre oggi stesso, la mia libertà.
WAN. Perchè?
ELLIDA. Perchè egli arriva questa notte.
WAN. (_retrocedendo_) Egli arriva?! Lui! Dunque è per lui che vuoi questo?
ELLIDA. Voglio che mi trovi libera.
WAN. Ellida, io non posso restituirti oggi la tua libertà. Non ne ho neppure il diritto, perchè a me corre l’obbligo di proteggerti: questo è il mio dovere e lo compirò.
ELLIDA. Proteggermi? Proteggermi contro chi? Contro che cosa? Nessuno vuol farmi violenza, nessuno mi minaccia; questa forza suprema che tu chiami «orribile» non è nel mondo esterno, ma in me stessa. Come puoi tu combatterla?
WAN. Posso aiutarti, darti coraggio per lottare.
ELLIDA. Sì, se volessi lottare!
WAN. Allora tu non lo vuoi!
ELLIDA. È appunto questo che ignoro io stessa.
WAN. Ellida, questa notte, tutto sarà deciso.
ELLIDA. (_con slancio_) Sì, finalmente siamo vicini all’ora decisiva.
WAN. E domani?
ELLIDA. Domani forse, il mio avvenire, il mio vero avvenire l’avrò perduto per sempre.
WAN. Il tuo vero avvenire?
ELLIDA. Sì, tutta una vita di libertà. Perduta.... perduta e forse anche per lui!
WAN. (_a voce bassa e prendendole una mano_) Ellida, lo ami quello straniero?
ELLIDA. Se io?... lo so forse? Io so solamente che per me è il mistero.... l’orribile è che....
WAN. (_interrompendola_) È che...?
ELLIDA. (_svincolandosi dalla stretta_) È che mi pare appartenergli.
WAN. (_abbassando il capo_) Domani egli sarà partito, tu non sarai più in pericolo. Domani, Ellida, sarò pronto a restituirti la libertà; a scindere il mercato.
ELLIDA. Wangel! Ma domani sarà troppo tardi!
WAN. (_guarda verso il giardino_) Le ragazze, ecco le ragazze! Facciamo che fino all’ultimo esse non si accorgano di nulla.
SCENA VII.
DETTI, _e_ ARNHOLM, VIOLETTA, HILDA, LYNGSTRAND.
(_che vengono dal giardino e salgono la terrazza. Lyngstrand saluta ed esce da destra; gli altri entrano nel salone_).
ARN. Abbiamo fatto dei grandi progetti.
HILDA. Questa sera vogliamo andare sul fiordo, e....
VIOL. (_interromp._) Sta zitta!
WAN. Anche noi abbiamo fatto dei progetti. Ellida, questa sera, parte per Skjoldvik, ove si tratterrà qualche tempo.
VIOL. Parti?
ARN. Fa bene, signora Wangel.
WAN. Ellida vuol tornare a casa sua! Ritornare alla riva del mare.
HILDA. (_correndo verso Ellida_) Tu parti? tu ci lasci?
ELLIDA. (_spaventata_) Hilda, che cos’hai?
HILDA. (_dominandosi_) Nulla, nulla. (_allontanandosi dice a bassa voce_) Tu puoi partire, tu!
VIOL. (_con spavento_) Babbo, ti leggo in viso che tu pure partirai per Skjoldvik.
WAN. No, non v’andrò, forse, che di quando in quando.
VIOL. E noi? e questa casa?
WAN. Starò anche qui.
VIOL. Di quando, in quando?
WAN. Fanciulla mia, è necessario! (_va al fondo_).
ARN. (_a bassa voce_) Ci parleremo più tardi, Violetta. (_s’avvicina a Wangel_).
ELLIDA. (_a Violetta piano_) Che cosa aveva Hilda? Mi parve commossa.
VIOL. Non hai capito ciò che Hilda di giorno in giorno, aspetta?
ELLIDA. No. Che cosa?
VIOL. Una parola amorevole da te, una sola!
ELLIDA. Ah!... Avevo dunque un compito da adempiere qui?
VIOL. (_guarda la porta di destra, poi ne apre l’uscio_) Babbo, la colazione è pronta.
WAN. (_dominandosi per mostrarsi calmo_) Grazie. Prego, professore, passi prima lei. Andiamo a tavola e, vuotando i nostri bicchieri daremo il saluto alla donna del mare!
(_Tutti si incamminano a destra_).
FINE DELL’ATTO QUARTO.
ATTO QUINTO.
_La scena rappresenta il fondo del giardino, molto vicino allo stagno. È una sera d’estate. Crescente crepuscolo._
SCENA I.
ARNHOLM _e_ VIOLETTA, LYNGSTRAND _e_ HILDA. _indi_ BALLESTED.
(_Arnholm e Violetta, Lyngstrand e Hilda in un canotto vengono da sinistra_).
HILDA. Da qui si può benissimo saltare a terra.
ARN. No, signorina, no.
LYNG. Io non so saltare.
VIOL. E lei, professore, anche lei non sa saltare?
ARN. Preferisco non fare questa prova.
VIOL. Dirigiamoci allora, verso la scaletta della cabina del bagno.
(_Il canotto torna a muoversi e scompare a destra. Nello stesso tempo entra Ballested portando dei libri e un corno da caccia, egli viene dal sentiero di destra e si volge verso la barca parlando con chi vi sta dentro. Si odono le risposte che per la distanza, vanno sempre più affievolendosi_).
BALL. Che cosa dice? Sicuro, fu in causa della nave inglese. È l’ultima volta, per quest’anno, che approda qui. Se vogliono godere la musica non hanno tempo da perdere. (_gridando_) Che cosa? (_scuotendo la testa_) Non capisco quello che dicono.
SCENA II.
ELLIDA, WANGEL _e detto_.
(_Ellida con la testa coperta da un velo, entra da sinistra seguita da Wangel_).
WAN. Ti assicuro, Ellida, che manca ancora molto tempo.
ELLIDA. No, no, può arrivare da un momento all’altro.
BALL. (_che è dall’altro lato della siepe del giardino_) Buona sera, signor dottore; buona sera, signora.
WAN. (_scorgendolo_) Ah! è qui lei? Questa sera vi sarà ancora della musica?
BALL. Sì, la società dei suonatori di corno deve dare un concerto: questa è la stagione delle feste. Il concerto di questa sera è in onore della nave inglese.
ELLIDA. La nave inglese? Dunque è già in vista?
BALL. Non ancora; ma siccome essa viene dalle isole, laggiù, non la si può vedere che allorquando è quasi in porto.
ELLIDA. Sì! arriverà d’improvviso.
WAN. (_voltandosi un poco verso Ellida_) Questo di stanotte sarà il suo ultimo viaggio; poi non tornerà più.
BALL. È triste il pensiero. Noi, che, per parecchi mesi, siamo stati i figli spensierati dell’estate, ora dobbiamo nuovamente avvezzarci al cupo inverno... Ci riesce duro... almeno in principio perchè poi si finisce con l’adattarsi a tutto.... con l’accla.... accli.... acclimatarsi: non è vero, signora? (_saluta ed esce a sinistra_).
SCENA III.
WANGEL _ed_ ELLIDA.
ELLIDA. (_guardando il fiordo_) Oh! quanto si soffre nell’attesa, come fa male quest’impazienza del minuto decisivo!
WAN. Sei decisa a parlargli?
ELLIDA. È necessario: debbo fare liberamente la mia scelta.
WAN. Tu non hai da far scelta, Ellida: io non te lo permetto.
ELLIDA. Tu non puoi impedirmi di scegliere, nè tu, nè alcun altro. Puoi proibirmi di parlare con lui, di seguirlo, puoi tenermi qui a forza, ma non puoi proibirmi di decidere nell’animo mio, se questo è il mio dovere.
WAN. Hai ragione: non posso impedirtelo.
ELLIDA. Ed io non ho alcun mezzo per resistere! Nulla mi attrae qui, nulla mi trattiene: non ho posto radici in casa tua. Le tue figlie non mi amano, sono estranea al loro cuore, quelle giovani non le ho mai possedute. Se io parto, con lui, questa notte, o domani, per Skjoldvik, non ho neppure una chiave da consegnare loro, neppure un’ordine da dare: nulla mi lega alla tua casa dove non ebbi mai alcuna autorità.
WAN. Sei tu che hai voluto....
ELLIDA. No; io non ho desiderato nè chiesto nulla: lasciai che le cose procedessero nell’ordine in cui le avevo trovate il giorno del mio arrivo. Sei stato tu, tu solo a volerlo.
WAN. Credevo di farlo per il tuo bene.
ELLIDA. Lo so, Wangel, ma intanto questa casa non ha per me nè attrattive, nè legami: nulla mi chiama verso quanto avrebbe dovuto costituire la felicità comune; la nostra vita intima e sacra.
WAN. Comprendo anch’io tutto ciò. Ed ecco perchè domani ti renderò la libertà e per l’avvenire farai ciò che ti aggrada. Da sola guiderai la tua vita.... sì, la tua vera vita....
ELLIDA. E chiami questa la mia vita, la mia vera vita?... No, no; sbagliai il giorno in cui mi sono unita a te! (_si torce le mani_) E intanto, tra poco, sarà qui, colui al quale avrei dovuto rimanere fedele, come egli rimase a me. Egli sta per venire, fra mezz’ora sarà qui per offrirmi per l’ultima volta, di ricominciare la mia vita, la mia vera vita. Quella vita che mi spaventa e mi attrae allo stesso tempo ed alla quale non posso, non voglio rinunciare.
WAN. Appunto per questo, occorre che tuo marito, il quale è anche il tuo medico, sopprima la tua volontà ed agisca per te.
ELLIDA. Sì, Wangel, capisco che tu hai ragione, e ci sono dei momenti in cui mi sembra che dovrei trovare la pace e la salute avvicinandomi a te, che potrei provarmi a sfidare tutte codeste spaventevoli ed attraenti potenze.... ma non lo posso.... mi è impossibile!
WAN. Vieni, Ellida, rientriamo in casa....
ELLIDA. Lo vorrei ma non l’oso, mi disse di aspettarlo qui.
WAN. Vieni, vieni; c’è ancora tempo.
ELLIDA. Ma sei sicuro?
WAN. Sicurissimo.
ELLIDA. Allora andiamo a passeggiare un poco.
(_escono dalla prima quinta di destra. Arnholm e Violetta compaiono contemporaneamente sulla riva dello stagno_).
SCENA IV.
ARNHOLM _e_ VIOLETTA.
VIOL. (_guardandoli mentre si allontanano_) Eccoli là.
ARN. (_a voce bassa_) Li lasci allontanare.
VIOL. Ma sa dirmi lei, che cosa avviene qui in questi giorni?
ARN. Si è accorta di qualche cosa?
VIOL. Sì.
ARN. Qualche cosa di straordinario?
VIOL. Di molte cose straordinarie!... E lei?
ARN. Ma io.... non saprei davvero....
VIOL. Lei sa tutto ma non vuol parlare.
ARN. Credo che questo viaggio farà bene alla sua matrigna, e credo anche sarebbe un bene per tutti se, di quando in quando, facesse sempre qualche viaggio.
VIOL. Se lei domani ritorna a Skjoldvik è certo che non tornerà più.
ARN. Perchè parla in tal modo? Suppone forse qualche cosa?
VIOL. Non suppongo, ho la certezza che non tornerà mai più, almeno fino a che io ed Hilda rimarremo in casa.
ARN. Anche Hilda?
VIOL. Forse, con Hilda sola potrebbe andare d’accordo: anche essa è poco più di una bambina e credo poi che Ellida le voglia bene. Ma con me è tutt’altra cosa: come è possibile? Una matrigna che ha quasi la mia stessa età!...
ARN. E chi sa che lei, Violetta, non abbia a uscire presto di casa.
VIOL. (_vivamente_) Dunque lei ha parlato col babbo?
ARN. Sì.
VIOL. E che cosa ha risposto?
ARN. Hem.... Suo padre, ha altre idee per il capo in questi giorni, e mi è parso di comprendere che non bisogna contare su lui.
VIOL. (_con grande sorpresa_) Si spieghi meglio.
ARN. Mi ha chiaramente lasciato intendere la sua condizione, pretendendo che gli sarebbe impossibile....
VIOL. (_con rimprovero_) Lei sapeva.... ed ha potuto ingannarmi?
ARN. Io non l’ho ingannata: dipende da lei l’andare via di qui o il rimanervi.
VIOL. Da me?
ARN. Sicuro, da lei, dipende l’imparare tutto quanto più le piacerà, il vedere tutto ciò che vorrà vedere, il poter condurre insomma una vita più interessante di questa. Che ne dice?
VIOL. (_unendo le mani_) Dio mio! E sarebbe ciò possibile! Babbo non vuole, ed io non ho altri al mondo.
ARN. Accetti l’aiuto del suo vecchio.... del suo antico professore.
VIOL. Il suo aiuto? Lei, signor Arnholm, sarebbe disposto a....
ARN. Ad aiutarla? Sì, ne sarei felicissimo. È deciso? accetta lei?
VIOL. Sì, accetto. Poter partire, vedere il mondo, imparare, conoscere! Ma è il mio sogno, il sogno che credevo irrealizzabile.
ARN. Ora potrà realizzare qualsiasi sogno.
VIOL. E lei mi aiuterà a raggiungere questa immensa felicità? Posso io accettare un tale sacrificio da uno estraneo?
ARN. Lei può accettarlo da me Violetta; può accettare tutto da me.
VIOL. (_prendendogli le mani_) Sì, non so perchè, ma sento che lo posso. (_con slancio_) Vorrei ridere ed anche piangere dalla gioia. Io comincerò a vivere veramente, a conquistare questa vita che credevo dovesse sfuggirmi per sempre.
ARN. Non abbia più alcuna inquietudine per l’avvenire, però lei, Violetta, mi deve dire francamente se v’è qualche cosa che la trattenga qui.
VIOL. No, nulla.
ARN. Nulla?
VIOL. Che mi trattengano qui non ci sono che mio padre ed anche Hilda, ma....
ARN. Un giorno o l’altro sarà pure costretta a lasciare suo padre ed anche Hilda; lei prenderà altro cammino: è questione solo di tempo. Dunque all’infuori della sua famiglia, nessun’altra persona....
VIOL. Nessuna: io posso andare anche in capo al mondo.
ARN. Allora Violetta lei partirà con me.
VIOL. (_battendo le mani per la contentezza_) Dio mio, quale felicità.
ARN. Spero che avrà in me intera confidenza.
VIOL. Oh sì, glielo prometto.
ARN. E non mi terrà mai nulla nascosto, non è vero, Violetta?
VIOL. Sicuro, lei è il mio antico maestro, il mio professore d’altri tempi.
ARN. La prego.... non annetta grande importanza a questa.... dignità. Le aprirò sinceramente l’animo mio: lei è libera, completamente libera; le chiedo se vuole legarsi a me per tutta la vita.
VIOL. (_retrocedendo spaventata_) Oh! che cosa dice?
ARN. Per tutta la vita, Violetta. Vuole divenire mia moglie?
VIOL. (_a voce bassa come parlando a sè stessa_) No, no; è impossibile.
ARN. Sarebbe impossibile che....
VIOL. Mio Dio, signor Arnholm, quanto mi ha detto è cosa molto seria.... (_fissandolo_) Lei dunque pensava a ciò quando mi offriva poco fa di fare tanto per me?
ARN. Mi ascolti tranquillamente Violetta; la mia proposta la sorprende tanto?
VIOL. E come non vuole che mi sorprenda, fattami da lei?
ARN. È naturale. Lei non sapeva, non poteva sapere che io ero venuto qui per lei.
VIOL. Per me? Lei è venuto per me?
ARN. Sì, Violetta! mesi fa ho ricevuto una lettera da suo padre ed in quella una frase mi aveva fatto credere.... che lei avesse conservato per il suo antico professore.... eh.... qualche cosa di più di un ricordo amichevole.
VIOL. Ma come, babbo ha potuto scriverle?....
ARN. L’errore era mio, egli alludeva a tutt’altro: ma io mi cullavo nell’illusione che una giovinetta mi attendesse e desiderasse rivedermi.... Non m’interrompa. Violetta. A uomini, non più troppo giovani, quale appunto io sono, tali illusioni cagionano profonda impressione. Io nutrivo, a suo riguardo, signorina, un sentimento forte, un’affezione riconoscente che ingigantiva in me: ho creduto fosse mio dovere partire, per rivederla e per dirle che io pure dividevo i sentimenti che credevo trovare in lei.
VIOL. Ma poichè ha saputo che non è vero.... che si era sbagliato?...
ARN. Ciò non muta nulla. La sua immagine, Violetta, la sua immagine che da parecchi mesi ho scolpita in cuore vi rimarrà sempre nonostante il mio errore, malgrado tutto. Forse lei non comprende nemmeno questo sentimento che provo.
VIOL. Non mi sarei immaginata mai nulla di simile.
ARN. Ma perchè ciò è successo non potrebbe ora lei.... decidersi a diventare mia moglie?
VIOL. Come potrei.... lei che fu mio professore.... non posso capacitarmi.... che lei diventi per me.... qualche cosa d’altro.
ARN. Lo crede impossibile? Ebbene, sia, mia cara Violetta, noi rimarremo sempre come prima.
VIOL. Che cosa intende dire?
ARN. Intendo dire che io, naturalmente, manterrò ugualmente la mia promessa, e che ho sempre intenzione di condurla nel mondo per farglielo conoscere; che io le creerò una vita libera. Il suo avvenire sarà assicurato, lei troverà sempre in me l’amico buono, sincero, fedele; ne sia sicura.
VIOL. Signor Arnholm, oramai anche tutto ciò è impossibile.
ARN. Anche questo è impossibile?
VIOL. Dopo quanto mi ha detto; dopo la risposta che io le ho dato, lei deve capire che mi è impossibile accettare alcuna cosa da lei.
ARN. Preferisce rimaner qui e rinunciare alla vita a cui aspirava?
VIOL. Con dolore bisogna che rinunci a questo sogno.
ARN. Vuole rinunciare a vedere il mondo? Ci pensi bene, Violetta. Quando suo padre non sarà più, lei si troverà qui senza appoggio, sola nel mondo e si vedrà costretta a darsi ad un altro uomo che non amerà di più di quello che non ami me.
VIOL. Ha ragione: tutto quanto dice è vero. E nonpertanto.... chi sa!...
ARN. (_ansioso_) Ebbene?
VIOL. (_guardandolo indecisa_) Forse non sarebbe del tutto impossibile....
ARN. Che cosa, Violetta?
VIOL. Di.... accettare.... la sua.... proposta.
ARN. Sarebbe, malgrado tutto, disposta?... Violetta, mi conceda in ogni caso il bene di esserle amico fedele.
VIOL. No, no! questo mai! No, signor Arnholm, preferisco essere moglie.
ARN. Davvero, Violetta?
VIOL. Sì. Credo.... voglio.... Sì, se lei.... pensa ancora di.... volermi.
ARN. Se io lo penso! (_prende la mano di Violetta_) Oh! grazie, grazie Violetta! Tutto quanto mi ha detto, la sua indecisione di poco fa non mi spaventa: se anche oggi non possiedo tutto il suo cuore, saprò guadagnarmelo. Violetta, io le sarò di aiuto, di sostegno.
VIOL. Lei però mi farà viaggiare, mi farà conoscere il mondo: me l’ha promesso.
ARN. Manterrò la parola.
VIOL. Potrò imparare ciò che voglio?
ARN. Io stesso sarò il suo professore come in altri tempi. Si ricorda del suo ultimo anno di studi?
VIOL. (_con dolcezza e come sognando_). Dunque sarò libera! libera di visitare altri paesi senza tema per l’avvenire! Senza alcuna preoccupazione.
ARN. Senza pensieri affatto, affatto! (_cingendola col braccio_) Noi ci creeremo un’esistenza tutta pace, tutta felicità.
VIOL. Comincio a credere che tutto sia possibile. (_guardando a destra e liberandosi dall’abbraccio_) La supplico, per ora, di non lasciar scorgere nulla a nessuno.
ARN. Chi viene, mia cara?
VIOL. È quel povero disgraziato (_accenna col dito_) Eccolo laggiù.
ARN. Chi? il dottore?
VIOL. No, il giovane scultore che passeggia con Hilda.
ARN. Ah! Lyngstrand. Ebbene!
VIOL. Lei sa quanto egli sia debole e sofferente.
ARN. Forse non è che un’illusione.
VIOL. Purtroppo è triste realtà: non vivrà a lungo, e ciò, forse, è un bene per lui.
ARN. Perchè?
VIOL. Perchè dubito che non riuscirà mai nella sua arte. Andiamocene prima che essi vengano.
ARN. Con piacere, cara Violetta.
SCENA V
HILDA _e_ LYNGSTRAND.
(_Hilda e Lyngstrand appaiono sulla riva dello stagno_).
HILDA. Ohè! Ohè! I signori illustrissimi non vogliono dunque attenderci?
ARN. Violetta ed io preferiamo passeggiare un poco.... (_via con Violetta_)
LYNG. (_ridendo bonariamente_) È curioso! In questo momento, in questa casa, tutti passeggiano a due a due!
HILDA (_seguendo con gli occhi Arnholm_) Scommetterei che sta per chiederla in moglie!
LYNG. Veramente? Lei dunque si è accorta di qualche cosa?
HILDA. Sicuro! E non era poi difficile, avendo due occhi che vedono bene.
LYNG. Ma io sono persuaso che la signorina Violetta non vorrà mai.
HILDA. Anch’io l’ho trovato molto invecchiato, e poi temo che presto rimanga calvo.
LYNG. E questa non è la sola ragione. Sono sicuro che non accetterà!
HILDA. Che cosa ne sa lei?
LYNG. So che vi è un’altra persona a cui ha promesso di pensare.
HILDA. Di pensare solamente?
LYNG. Sì, durante la sua assenza.
HILDA. Ah! dunque, senza dubbio, questa persona, è lei?
LYNG. Può essere.
HILDA. Violetta le ha promesso?...
LYNG. Sì, me l’ha promesso; ma la prego, smetta quel tono di dubbio.
HILDA. Si figuri: sono muta come una tomba.
LYNG. È stata cosa assai gentile l’avermi fatta quella promessa.
HILDA. E lei calcola di sposarla, quando ritornerà?
LYNG. No; non oso fare ora simili progetti. Se dovesse passare molto tempo, mi potrebbe parere un po’ troppo vecchia per me.
HILDA. Tuttavia, vuole che Violetta l’aspetti!
LYNG. Sì, perchè ciò mi sarà utile, molto utile per la mia arte; per lei, poi, che non ha uno scopo preciso nella sua vita, sarà facil cosa l’aiutarmi. Però io non le sono meno riconoscente.
HILDA. Crede dunque che potrà lavorare meglio alla sua opera, sapendo che Violetta, da lontano, pensa a lei?
LYNG. Senza dubbio; sapere che nel mondo vi è una giovane donna, delicata, silenziosa, che sogna di me.... ma questo deve essere la.... la... che parola posso dire?
HILDA. .... Ispirazione. Servirebbe ad ispirarla...
LYNG. Appunto questo. (_la fissa per qualche secondo_) Lei è intelligentissima, signorina Hilda; quando tornerò lei avrà gli anni che ora ha sua sorella, forse avrà anche la stessa apparenza, gli stessi pensieri. Lei e sua sorella forse, saranno fuse in una persona sola.
HILDA. E ciò le farà piacere?
LYNG. Ancora non lo so; ma credo di sì. Però per quest’estate preferisco che rimanga lei, niente altro che lei.
HILDA. Le piaccio dippiù così?
LYNG. Oh sì! mi piace tanto così com’è.
HILDA. Senta.... Mi dica, lei che è artista, le piace che porti sempre abiti di colore chiaro?
LYNG. Sì, molto.
HILDA. Trova che mi stanno bene questi abiti d’estate?
LYNG. Secondo il mio gusto, le stanno a meraviglia.
HILDA. Ma lei che è artista, come crede che io debba stare, vestita di nero?
LYNG. Di nero? signorina Hilda!
HILDA. Sì, crede che mi stia bene il nero?
LYNG. Il nero non è un colore da estate, ma dovrebbe, anche quel colore, starle a meraviglia.
HILDA. (_fissando un punto innanzi a sè_) Un abito nero, molto lungo, con piegoni neri tutto attorno alla sottana, dei guanti neri, e un gran velo fitto che ricadesse all’indietro....
LYNG. Se la vedessi così vestita desidererei d’essere pittore e le farei un delizioso ritratto, raffigurandola una giovane vedova, in lutto.
HILDA. Oppure, una fidanzata in lutto.
LYNG. Sì, piuttosto una fidanzata.... Ma perchè pensa a un simile abbigliamento?
HILDA. Non lo so, quest’idea mi seduce, mi attrae....
LYNG. L’attrae?
HILDA. Sì. (_accennando a sinistra_) Oh! guardi!
LYNG. (_guardando_) La nave inglese: tra poco si fermerà.
SCENA VI
DETTI, WANGEL _ed_ ELLIDA.
(_Wangel ed Ellida appariscono sulla riva dello stagno_).
WAN. Te l’assicuro, Ellida, t’inganni (_scorgendo gli altri_) Ah! siete qui, voialtri due. Dica un po’ signor Lyngstrand, non è ancora in vista non è vero?
LYNG. Il grande legno inglese?
WAN. Sì.
LYNG. (_indicando_) Eccolo là, signor dottore.
ELLIDA. Ah! lo sapevo bene.
WAN. Arrivato!
LYNG. Sì, arrivato, ed è il caso di dire, come un ladro notturno: silenziosamente, senza fare il minimo rumore.
WAN. Voialtri, senza dubbio, vorrete godere della musica.
LYNG. Sì, dottore; vi andiamo subito!
WAN. Vi raggiungerò tosto.
HILDA. (_piano a Lyngstrand con malizia_) Anche loro due vanno accoppiati.
(_Lyngstrand e Hilda escono da sinistra. Da questo momento sino alla fine dell’atto si ode in lontananza, sui fiordi, suonare la musica, tutta composta di trombe e corni_).
SCENA VII.
ELLIDA _e_ WANGEL.
ELLIDA. Egli è qui... sì... lo sento!
WAN. Ellida, dà retta a me rientra in casa: lascia a me la cura di discorrere con lui.
ELLIDA. È impossibile! Ti ho detto che è impossibile! (_getta un grido rauco_) Ah! Wangel! eccolo! Lo vedi?
SCENA VII
DETTI _e lo_ STRANIERO.
(_Lo Straniero viene da sinistra e si ferma sul sentiero al di là della siepe_).
STR. (_salutando_) Buona sera. Eccomi qui, Ellida.
ELLIDA. Sì, l’ora è suonata.
STR. Sei, o no, pronta a partire?
WAN. Vede bene che non lo è!
STR. Non guardo al suo costume da viaggio, nè mi curo di sapere se i suoi bauli sono pronti. A bordo, ho tutto quanto le può occorrere per il viaggio. Ho tenuto anche una cabina per lei. (_a Ellida_) Ti chiedo dunque, se sei pronta a seguirmi... volontariamente.
ELLIDA. (_supplichevole_) Non me lo chiedete. Non mi tentate in questo modo. (_odesi in lontananza la campana della nave_).
STR. È il primo segnale della campana. Bisogna che tu dica sì o no.
ELLIDA. (_torcendosi le mani_) La decisione! La decisione inesorabile per tutta la vita!
STR. Sì, inesorabile! Tra una mezz’ora sarebbe troppo tardi.
ELLIDA. (_guardandolo timidamente e con attenzione intensa_) Perchè mi desiderate così tenacemente?
STR. Non senti tu, come me, che noi ci apparteniamo l’un l’altro?
ELLIDA. Per la promessa?
STR. Le promesse non impegnano nessuno, nè gli uomini, nè le donne. Se io ti desidero così tenacemente si è perchè non posso fare altrimenti.
ELLIDA. (_con voce dolce e tremante_) Perchè non siete venuto prima?
WAN. Ellida!
ELLIDA. (_con slancio_) Ah! ciò che tenta, ciò che attrae, ciò che trascina verso l’ignoto! Eccola, la potenza del mare!
(_Lo straniero scavalca la porta del giardino_).
ELLIDA. (_retrocedendo dietro Wangel_) Che cosa è? Che volete?
STR. Ellida, lo vedo, lo sento come se tu stessa lo dicessi: malgrado tutto tu finirai per sceglier me.
WAN. (_andando verso lo straniero_) Mia moglie non ha nessuna scelta da fare. Io qui sono, non solo l’uomo che lei volle liberamente, ma anche il suo difensore: sì, il suo difensore! Sa lei a che cosa si espone se non se ne va subito di qui, e per sempre!
ELLIDA. Wangel! Wangel! No, non lo fare!
STR. Che vuol fare?
WAN. Lo farò arrestare come un assassino, prima che possa tornare a bordo. Come l’autore dell’assassinio di Skjoldvik.
ELLIDA. Wangel!
STR. Me l’aspettavo, e per questo (_estrae una rivoltella_) mi sono premunito.
ELLIDA. (_gettandosi innanzi a Wangel_) No! non l’ucciderete! Uccidete me piuttosto.