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parte di Roma » 411

§ 3. Giovanni XII torna a Roma. — Leone VIII fugge. — È deposto in un Concilio. — Giovanni toglie vendetta dei suoi nemici. — Muore nel Maggio dell’anno 964. — I Romani eleggono Benedetto V. — Ottone riconduce Leone VIII a Roma. — Benedetto V è deposto e cacciato in esilio. — Il Papato è tenuto sotto la soggezione degli Imperatori tedeschi. — _Privilegium_ di Leone VIII » 426

§ 4. Ottone torna in patria. — Leone VIII muore nella primavera dell’anno 965. — Giovanni XIII è fatto papa. — Famiglia di lui. — Egli si rende avversi i Romani. — E cacciato della Città. — Ottone muove contro a Roma. — Si accoglie nuovamente il Papa. — I ribelli sono puniti barbaramente. — Il _Caballus Constantini_. — Rimpianto a Roma caduta sotto ai Sassoni » 434

CAPITOLO QUARTO. — § 1. Ottone II è coronato imperatore. — Liudprando va ambasciatore a Bisanzio. — Preneste, ossia Palestrina. — Questa celebre città è data a Stefania senatrice, nell’anno 970 » 447

§ 2. Teofania sposa Ottone II in Roma. — Benedetto VI, papa nel 973. — Muore Ottone il grande. — Commovimenti in Roma. — La famiglia dei Crescenzî. — I _Caballi marmorei_. — Soprannomi romani a questo tempo. — Crescenzio _de_ _Theodora_. — Cade Benedetto VI. — Esaltamento di Ferruccio, con nome di Bonifacio VII. — Repente fuga di lui. — Oscura fine di Crescenzio » 455

§ 3. Benedetto VII, papa nel 974. — Promuove la riforma di Cluny. — Restaura chiese e conventi. — Monastero dei santi Bonifacio e Alessio sull’Aventino. — Leggenda di sant’Alessio. — Spedizione di Ottone II in Italia. — Viene a Roma nella Pasqua dell’anno 981. — Sua sfortunata impresa nelle Calabrie. — Giovanni XIV è fatto papa. — Ottone II muore in Roma ai 7 Dicembre 983. — Sepolcro di lui in san Pietro » 468

§ 4. Ferruccio torna a Roma. — Fine orribile di Giovanni XIV. — Bonifacio VII regge col terrore. — Caduta di lui. — Giovanni XV, papa nell’anno 985. — Crescenzio s’impadronisce della podestà di patrizio. — Teofania viene a Roma come reggente dell’Impero. — Suo atteggiamento imperatorio. — Rimette la Città a quiete. — Santo Adalberto in Roma » 479

CAPITOLO QUINTO. — § 1. Decadimento massimo del Papato. — Invettiva dei Vescovi di Gallia contro a Roma. — Atteggiamento ostile dei Sinodi provinciali. — Oscurità delle condizioni di Roma. — Crescenzio si prende la podestà temporale. — Giovanni XV fugge. — I Romani lo accolgono nuovamente. — Muore nell’anno 996. — Ottone III eleva Gregorio V al pontificato. — Il primo Pontefice tedesco. — Il Papato è soggetto all’Impero germanico. — Ottone III è coronato imperatore, addì 21 di Maggio del 996 » 491

§ 2. Condanna dei ribelli Romani. — Crescenzio riceve grazia. — Adalberto è costretto ad abbandonar Roma. — Incontra, volonteroso, morte di martire. — Ottone III parte di Roma. — Sollevazione dei Romani. — Mirabile lotta della Città contro al Papato e all’Impero. — Crescenzio discaccia Gregorio V. — È scomunicato. — Mutazione di cose in Roma. — Crescenzio innalza alla sedia pontificia Filagato, con nome di Giovanni XVI » 502

§ 3. Dominazione di Crescenzio in Roma. — Ottone muove contro la Città. — Sorte orrenda dell’Antipapa. — Crescenzio si difende in castel Sant’Angelo. — Narrazioni varie della sua fine. — _Mons Malus_, ossia Monte Mario. — Inscrizione funeraria di Crescenzio » 514

CAPITOLO SESTO. — § 1. Conseguenze della caduta di Crescenzio. — Suoi parenti nella Sabina. — Ugo, abate di Farfa. — Condizioni di questo monastero imperiale. — Lite notevole sostenuta dall’Abate contro ai preti di santo Eustachio in Roma » 529

§ 2. Ordini giudiziarî in Roma. — I _Judices palatini_ od _ordinarii_. — I _Judices dativi_. — Formula usata per la costituzione del giudice romano. — Formula usata nella concessione del diritto civile romano. — Giudici criminali. — Consoli e _Comites_, forniti di autorità giudiziaria nelle città di provincia » 538

§ 3. Il Palatinato imperiale in Roma. — Guardia imperiale. — Conte Palatino. — Fisco imperiale. — Palatinato e Camera pontificî. — Imposte. — I redditi del Laterano si sono diminuiti. — Dispersione dei beni ecclesiastici. — Esenzioni dei Vescovi. — La Chiesa romana riconosce, intorno al 1000, i contratti di feudo » 548

§ 4. Ottone III va in pellegrinaggio al monte Gargano. — Gregorio V muore nel Febbraio del 999. — Gerberto. — Santo Romualdo in Ravenna. — Gerberto è fatto papa, con nome di Silvestro II. — Idee fantastiche di Ottone III, in riferimento alla restaurazione dell’Impero romano. — Egli veste a foggia di Bisanzio. — Libro ceremoniale per la sua corte. — Il _Patricius_ » 559

§ 5. Cominciamento del pontificato di Silvestro II. — Una donazione di Ottone III. — Primo accenno delle crociate. — L’Ungheria diventa provincia della Chiesa romana. — Ottone III, nella sua dimora di monte Aventino. — Misticismo di lui. — Egli ritorna in Alemagna. — Viene nuovamente in Italia, nell’anno 1000. — Condizioni difficili di Silvestro II. — Basilica di santo Adalberto nell’isola Tiberina » 573

§ 6. _Tibur_, ossia Tivoli. — Sollevazione di questa città. — Ottone III e il Papa la assediano, e le concedono perdono. — Rivoluzione in Roma. — Condizioni disperate di Ottone. — Discorso ch’ei rivolge ai Romani. — Fugge di Roma. — Ultimo anno di sua vita. — Muore, addì 23 di Gennaio 1002 » 586

CAPITOLO SETTIMO. § 1. Barbarie del secolo decimo. — Superstizione. — Il clero romano manca di cultura. — Invettiva dei Vescovi di Gallia. — Risposta meravigliosa che ne ricevono da Roma. — Decadimento dei conventi e delle scuole di Roma. — La grammatica. — Vestigia di rappresentazioni teatrali. — La lingua volgare. — In Roma difetta qualsiasi ingegno letterario » 601

§ 2. Ritorno lento delle scienze. — Gregorio V. — Genio di Silvestro II, straniero in Roma. — Boezio. — Storiografia italiana nel secolo decimo. — Benedetto di Soratte. — Il _Libellus de Imperatoria potestate in urbe Roma_. — I Cataloghi dei Papi. — La _Vita_ di santo Adalberto » 615

§ 3. Descrizioni della Città. — L’Anonimo di Einsiedeln. — Fecondità della tradizione e della leggenda in Roma. — Le statue sonanti del Campidoglio. — Tradizione dell’edificazione del Panteon. — La _Graphia aureae urbis Romae_. — La _Memoria Julii Caesaris_ » 625

§ 4. Le Regioni della Città nel secolo decimo. — Le vie. — Architettura di quel tempo. — Descrizione di un palazzo. — Numero grande di grandi ruine. — Roma saccheggiata dai Romani » 640

§ 5. Una scorsa per la Roma del tempo di Ottone III. — Il Palatino. — Il _Septizonium_. — Il Foro. — Santi Sergio e Bacco. — L’_Infernus_. — Marforio. — Il Campidoglio. — Santa Maria _in Capitolio_. — Il _Campus Caloleonis_. — La colonna di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Il campo Marzo. — Il _Mons Augustus_. — La Navona. — Chiese farfensi. — Santo Eustachio _in Platana_. — Leggenda di santo Eustachio. — Santa Maria _in Minervio_. — Camigliano. — _Arcus manus carneae_. — Parione. — Ponti del Tevere. — I templi della Fortuna Virile e di Vesta. — Conchiusione » 651

VOLUME TERZO

ERRATO CORREGGI

Pag. 10 testo, lin. 12 e 13, (chè tanta ne (_chè tanta abbraccia ne abbraccia il legame questo volume fondato da terzo_) quell’ordinamento) 38 nota, » 11, _Angli_ Angeli 40 testo, » 4, _Angone_ Agone 48 nota, » 8, _apocrifo_ _apografo_ 61 testo, » 14, di una _della_ 85 nota, » 3, _meridionali_ orientali 114 testo, » 7, chiamavano _credevano i_ 115 testo, » 5 e 6, nella pianura _nei prati_ 124 testo, » 21, _Palati_ Palatii 180 nota, » 17, il Patronace _a Patronace_ 238 testo, » 23, eterno nobile _Vostra Nobiltà_ 329 testo, » 28, (romanamente Tuscia) , _della Tuscia romana_ 414 nota, » 7, _Annatin_ Amiatin. 422 testo, » 12, la eterna _la_ 424 testo, » 2, ripa _salita_ 440 testo, » 25, sull’ _presso l’_ 454 testo, » 7, del Tevere _di Tiberio_ 464 testo, » 1, a’ tempi del gran _fra i grandi del Lodovico tempo di Lodovico_ 472 nota, » 1, Nerni Nerini 483 testo, » 5, deve _si dice_ 503 testo, » 1, al morto _a questo_ 514 nota, » 12, _secavit_ necavit 527 nota, » 12, _recoles_ recolens 530 testo, » 28, Cere, e Agylla _Cere o Agylla_. 548 nota, » 2, soggetti ai _fra i_ 562 testo, » 17, discorsi protocolli 575 nota, » 8, dato da dato per 583 nota, » 3 e 4, dice che la lettera _frantende al tutto è al tutto falsa la lettera_ 586 testo, » 14, marmo _peperino_ 614 testo, » 4, Vienna _Verona_ 628 testo, » 17, dal Campidoglio _presso il Campidoglio_ 642 testo, » 1, in un sol _in un_ 646 testo, » 2, «Pigna e Parione» _«Pigna» e in quello detto «Parione»_ 646 testo, » 9, Proalium Proaulium 654 testo, » 21, uomo selvaggio _uomo barbaro_ 656 nota, » 4, deve aver _si dice aver_ 665 testo, » 16, deve _si dice_ 671 testo, » 5, anche da quello di _anche di_ 673 testo, » 19, popolosi _abitati_ 673 testo, » 19, che le mura della _che vasti Città erano messe territorî lungo le mura della Città erano messi_

NOTE:

[1] Roma appellavasi capo e rocca munita dell’Impero: così il DIACONO FLORO, nella sua _Querela de divisione Imperii post mortem Ludovici Pii_ (DOM. BONQUET VII, 302), esclama:

_O fortunatum, nosset sua si bona, regnum_, _Cujus Roma arx est._

Ma nel fatto, Roma non era altro che il capo ideale dell’Impero: Carlo magno, per buona sorte dei Vescovi romani, lo ebbe costituito acefalo.

[2] Il MURATORI, ad a. 801, parla di «un magnifico palazzo,» che Carlo s’ebbe edificato in Roma; però nessun Cronista ne discorre. Del palazzo che era in vicinanza al san Pietro fanno menzione i _Regesta Farf._ n. 537: _ad basil. b. Petri Ap. in palatio domni Karoli_. Un diploma di Lodovico II, dell’anno 872 (_Chron. Farf._), dice: _Acta in civitate Roma, Palatio Imperatoris_, che corrisponde coll’altra dizione: _Actum apud S. Petrum_. Il _Libell. de Imp. Potest._ dice chiaramente del _Missus_ imperiale: _morabatur quippe in palatio S. Petri_.

[3] _Ordinatis deinde Romanis urbis et apostolici totiusque Italiae non tantum publicis, sed etiam ecclesiasticis et privatis rebus: nam tota hieme non aliud fecit imperator:_ EINHARDI, _Annal._, ad a. 801.

[4] Leggasi il _Libellus de Imperatoria Potestate in Urbe Roma: Inventum est, ut omnes majores Romae essent imperiales homines, et ut suus missus omni tempore moraretur Romae_. I documenti taciono dell’officio di Prefetto fino all’anno 995: se durante l’età dei Carolingi avesse cessato di esistere, è incerto.

[5] ANASTAS., in _Leone III_, c. 31; EINHARD. _Ann._, 801; _Annal. Fuld.; Poeta Saxo_ etc. — Il GALLETTI, _Inscr._, I, 21, ha riferito erroneamente a Leone III la iscrizione che trovasi nel chiostro del san Paolo, nella quale Leone I parla della caduta e della restaurazione della basilica.

[6] _Anno consulatus autem nostri primo._ I Carolingi indi in poi tennero nota anche dell’anno del postconsolato; ad esempio: _Imp. Dnn. pp. Aug. Hludowico a Deo coronato magno pacifico Imp. anno sexto et PC. ejus anno sexto sed et Hlotario novo Imp. ejus filio anno tertio Ind. XII_.

[7] Ne darebbero conferma le lettere di Leone, se fossero giunte fino a noi le epistole di quell’anno. Delle sue dieci lettere (CENNI, _Monum._, tom. II) la prima appartiene all’anno 806; nelle successive si rivelano le lagnanze onde abbiamo detto. Del resto, il _Poeta Saxo_ ne sa i motivi: _Ecclesiae quoque pro caussis_. Del viaggio del Papa parlano gli _Annales_ EINH., _Fuld., Amandi, Juvav., Lauriss._

[8] EINH. _Annal._, ad a. 806. La _divisio Imperii_ è compresa nei _Capitular., Mon. Germ._, III, 140. Il MURATORI ne ha chiarito che Modena, Reggio, Parma e Piacenza appartenevano al reame d’Italia, e non già all’Esarcato di Ravenna.

[9] _Annal._ EINH. e _Fuld._, ad a. 808. Le lettere quinta, sesta e settima di Leone, nel CENNI.

[10] L’anno 812 si desume dagli _Annal._ EINH., da quelli _Lauriss. min._, e _Xant._: l’anno 813 si ricava da quegli Annali stessi e dal THEGANO, _Vita Ludov._

[11] _Tunc jussit eum pater, ut propriis manibus elevasset coronam, quae erat super altare, et capiti suo imponeret. At ille jussionem implevit:_ THEGANI, _Vita_, c. 6.

[12] Ne lo dimostra il passo della lettera di Lodovico II, indiritta a Basilio imperatore, dove è detto: _Qui nisi Romanorum Imperator essemus, utique nec Francorum. A Romanis enim hoc nomen et dignitatem assumsimus, apud quos profecto nimirum primo tantae culmen sublimitatis et appellationis effulsit, quocumque gentem et Urbem divinitus gubernandam, et matrem omnium Ecclesiarum Dei defendendam — suscepimus:_ ANON. SALERN., c. 102.

[13] AGNELLUS, _Vita Martini_, c. 2: _Mensam argenteam unam absque ligno, habentem infra se anagliphte totam Romam, una eum tetragonis argenteis pedibus_. — EGINH., _Vita_, in sulla fine: _decrevit, ut una ex his, quae forma quadrangula, descriptionem urbis Constantinopolitanae continet Romam ad basilicam b. Petri ap. deferatur, et altera quae forma rotunda, Romanae urbis effigie decorata est, episcopio Ravennatis etc. conferatur_. — Una terza mensa d’argento, ancor più bella, rappresentava l’universo mondo con figure di piccole dimensioni (_minuta figuratione_); era composta di tre dischi aderenti insieme, che probabilmente corrispondevano alle tre parti del mondo: me la imagino della forma di una foglia di trifoglio. _Ex tribus orbibus connexa_, dice EGINARDO.

[14] Pasquale III, antipapa a’ tempi di Alessandro III, cedette al desiderio dell’imperatore Barbarossa, e beatificò Carlo: quella canonizzazione ebbe conferma da Gregorio IX. Nella biblioteca municipale di Zurigo si conserva tuttavia il decreto di Eberardo vescovo di Costanza, dato a’ 22 del Febbraio 1272, in cui è ordinata la celebrazione della festività di Carlo.

[15] _Monum. Germ._, V, p. 710 sgg., c. 30.

[16] _Annal. Fuld._ a. 815: _Romae quidam primores in necem Leonis Papae conspirantes interficiuntur_. Con ciò si modifica quel _tardus ad irascendum_, che la Biografia di Leone III gli attribuisce; però si comprende la ragione del rigore. — ASTRON., _Vita Ludov._, c. 25: _perlatum est Imperatori, quod Romanorum aliqui potentes contra Leonem apostolicum pravas inierint conjurationes, quos detractos atque convictos isdem apost. supplitio addixerit capitali, lege Romanorum in id conspirante_. — EINH. _Annal._, a. 815.

[17] ASTRONOM. c. 26, sa di _Domus cultae_ fondate da Leone III, delle quali ANASTASIO non fa menzione: _Praedia omnia, quae illic domocultas appellant, et novi ab eodem apostolico instituta erant_. Secondo gli _Annal._ EINH., queste ville erano situate _in singularum civitatum territoriis_. E vi è detto: _Tunc Romam ire statuunt, et quae sibi erepta querebantur violenter auferre_.

[18] La Chiesa ne proclamò la santità, e riunì le ceneri di lui con quelle del primo, del secondo e del quarto Leone, i quali, eccezion fatta dal secondo, furono uomini cui ben s’addiceva nome di leone, e, per grandezza dei tempi, degni di ammirazione. Le loro ceneri, sepolte in un sarcofago degli antichi tempi cristiani, sono deposte nella cappella della Madonna detta «della colonna», sotto l’altare di Leone I. Vi sormonta il rilievo che è opera dell’Algardi; i loro nomi leggonsi scritti nel pavimento.

[19] Siffatto mi sembra essere il carattere di tutte le chiese romane dell’età dei Carolingi, quali sono quelle di santa Maria _in Cosmedin_, di santa Francesca Romana, dei santi Nereo e Achilleo, la torre di santa Cecilia, la chiesa di santa Maria _in Domnica_, ecc.

[20] AGNELLUS, _Vita Martini_, c. 1: _Leo Romanae Ecclesiae et Urbis Antistes misit cubicularium suum nomine Chrysaphum et reliquos caementarios, restauravit tecta B. Apollinaris_. — Nella Vita di Leone III si menziona per la prima volta che il Papa togliesse cura di basiliche di remoti paesi, ed è prova dell’ampliazione che assumevano i rapporti di Roma. Il Pontefice provvide a restaurare parecchie chiese a Velletri, a Preneste, ad Albano, a Porto, ad Ostia, a Tivoli, nella Sabina.

[21] ANASTAS., _Vita Leonis III_, c. 65. — Il RUMOHR, _Studî sull’Italia_ I, 204, scambia la cappella battesimale del san Pietro col battisterio del Laterano.

[22] _Vita Leonis III_, c. 27: _Et in pavimento marmoreis exemplis stratis_: in tal senso, durante questo periodo, deve spiegarsi la parola _exempla_ che di frequente è adoperata. Vi erano presso il san Pietro edificî parecchi: _Cum caeteris amplis aedificiis, tam in ascensu scalae, quamque post ipsum triclinium compte fecit_. Penso che questo grande triclinio fosse nel palazzo di Carlo.

[23] _Fecit et ubi supra juxta columnam majorem balneum_ (c. 89). Il popolo diceva allora in suo linguaggio _columna_ o _columpna majore_, e la parola _agulia_, venuta più tardi, o l’espressione _sepulchrum Julii Caesaris_, non si attribuivano ancora all’obelisco di Caligola.

[24] _Vita Leonis_, c. 90: _Hospitalem in loco qui Naumachia dicitur_, e al c. 81: _In hospitali Dominico ad Naumachiam_. Secondo i _Mirabilia_ e la _Graphia_, il _sepulchrum Romuli_ si comprendeva nella Naumachia, laonde così dev’essere stato appellato l’intiero tratto di territorio che si stendeva fra il Vaticano e il Castel sant’Angelo. — _Cod. Laurent._ XXXV: _In Naumachia est sepulcrum romuli et vocatur sci. petri_. L’ANON. MAGLIAB. (XXVIII, Cod. 53) così appella perfino la città Leonina: _civitas quae dicitur in Almachia_. La menzione più antica fatta della Naumachia è quella nella Biografia di Leone, per cui puossi ritenere che ivi fosse situato quel luogo.

[25] Questa chiesa va debitrice della sua conservazione al BARONIO, che da essa ebbe suo titolo cardinalizio. In una inscrizione ivi apposta, egli ammonì i posteri di non rimodernarla: un siffatto anatema sarebbe da scagliarsi contro ogni mala restaurazione. Dopo che il periodo del barocchismo ebbe cancellato i caratteri del medio evo, le chiese subirono un novello periodo di restaurazione, che potrebbe appellarsi dello stile da salotto. — Al c. 75 della _Vita Leonis_, quell’antico titolo presbiteriale è annoverato quale diaconia: errore che il VIGNOLI non corresse.

[26] _In ecclesia S. Agathe — imagine lignea, in qua depicta erat vultum ipsius martyra_, dice BENEDETTO DI SORATTE, c. 31, parlando dell’anno 921; qui per certo devesi a preferenza reputare che fosse una pittura in tavola.

[27] Occorre appena far avvertito il leggitore che a ciascuno di questi nomi va preposto l’addiettivo «Santo», o «Santa». Il Sinodo dell’anno 499 numera ventotto chiese titolari; all’età di Gregorio I, parimenti come a quella di Leone III, io ne contai ventiquattro; soltanto, invece della Emiliana, vi si sostituisce quella dei santi Apostoli. Giusta un codice del secolo decimoterzo, che io vidi nella Laurenziana (_Plut._ 89, _Inter. Cod._ 48), nel secolo duodecimo o nel decimoterzo vi avevano Titoli ventotto, che concordano col codice dell’archivio Lateranense riportato dal CRESCIMBENI nella _Istoria di S. Giov. av. P. Latina_, p. 369.

[28] Reputa il VIGNOLI che sia la chiesa di santo Abbaciro _in Septimo_, ignota. Però essa non può esser altro che la diaconia di sant’Angelo _in Piscaria_, che esisteva di già ai tempi di Leone III.

[29] Il codice fiorentino usa la dizione: _Ynter Ymagines_, e allude al gruppo di Orfeo.

[30] Nel codice fiorentino trovansi di bel nuovo numerate tutte queste diaconie, ad eccezione di quelle dei santi Silvestro e Martino, della santa Maria a porta san Pietro e dell’altra _in Adrianio_: invece dell’Arcangelo vi si usa la denominazione _Angeli_, e si annovera anche la chiesa di san Nicolò _in carcere Tulliano_, la quale diaconia difetta nel codice del CRESCIMBENI. Contiene pertanto le diciotto diaconie sorte più tardi.

[31] Con denotazione di _monasteria quinque constituta juxta magnam Ecclesiam S. Petri_, sono tutti enumerati nella bolla di Giovanni XIX, a. 1024, nel _Bullar. Vatican._, I, 17.

[32] Il convento dei santi Andrea e Bartolomeo è oggidì il noto ospitale di questo nome. Del monastero dei santi Sergio e Bacco fa cenno la _Vita Paschalis I_ (n. 442): _Post formam aquaeductus Patriarchi Lateran. positum_. Non trovo più menzione dell’antico convento dei Benedettini vicino al Laterano, che era restaurato ancora da Gregorio III.

[33] Questo soprannome rinviensi in un diploma di Subiaco, n. 967, nel _Codex Sublac._, manoscritto che è nella biblioteca Sessoriana, CCXVII, p. 142.

[34] Da quei due conventi si pare che in Roma esistevano a quell’età dei luoghi di romitaggio pei Côrsi e pei Sardi. Dalla _Vita Leon. IV_, n. 507, si rileva che il convento dei Côrsi era in prossimità di santo Sisto: _Mon. Corsarum quod juxta basil. b. Sixti Martyris_; e il VIGNOLI opina che fosse identico di quello di _S. Caesarius in Palatio_ (n. 513, _Vita Leon. IV_): — n. 406, _Vita Leon. III: In Oratorio S. Viti quod ponitur in Monast. quod appellatur de Sardas_: — n. 499, _Vita Leon. IV: vicus qui nuncupatur Sardorum_. Questo stesso vico, al n. 541, vien detto situato al _milliario ab urbe Roma trigesimo_. Significa dunque che esisteva nella Campagna una colonia di Sardi.

[35] Il MARTINELLI e il VIGNOLI lo pongono situato alle Carine; il secondo dei due Scrittori reputa che fosse la santa Maria _Purificationis_, in vicinanza del san Pietro _ad vincula_.

[36] Incerto; lo si cita nel MURATORI, _Antiq._ V, 772, e nel _Bullar. Casin._, II, const. 112 e 150.

[37] Anche nell’_Ordo Rom._, XII (MABILLON, _Mus. Ital._, II, 206) è detto: _Monasterio Tempoli_. Il TORRIGIO, _Historia della Imagine di Maria Vergine di S. Sisto e Domenico_, Roma 1641, p. 31, crede che fosse situato nel Transtevere e altresì appellato: _in Torre_, ma questa opinione è contestata dal MAMMACHIO, _Annal. Ord. Praedicator._, I, 557; secondo lui la santa Maria _in Tempulo_ era in vicinanza della santa Balbina, nella via Appia.

[38] ARNOLDUS DE S. EMMERAMMO, lib. II, c. 54 (_Mon. Germ._ VI). Sulle venti abazie di Roma a’ tempi posteriori, vedasi l’_Ordo Rom._, XI, nel MABILLON II, 160.

[39] _Qui statim — jussit omnem populum Romanum fidelitatem cum juramento promittere Hludowico_: THEGAN. _Vita Lud._ c. 16, — prova della sovranità che l’Imperatore esercitava sopra di Roma. — _Praemisit tamen legationem, quae super ordinatione ejus imperatori satisfaceret_: ASTRON., _Vita_ c. 26, — prova che di già Carlo pretendeva al diritto di approvare la elezione pontificia: peraltro non se n’era ancor costituita legge.

[40] ASTRONOM., c. 26; THEGAN., c. 16, 17. Stefano avea portato con sè una corona preziosa, ed ERMOLDO NIGELLO (II, v. 425) da poeta afferma che fosse quella di Costantino. Egli fa che Stefano acclami all’Imperatore ed ai suoi eredi: _quique regat Francos necnon Romamque potentem_, e dà notizia che Elisacario cancelliere ebbe rogato un documento in cui davasi confermazione imperiale ai privilegî della Chiesa. Secondo gli _Annal._ EINH., il Papa intraprese il suo viaggio sulla fine di Agosto.

[41] _Omnes exsules, qui illic captivitate tenebantur propter scelera et iniquitates suas, quas in S. Ecclesiam Rom., et erga Domnum Leonem Papam gesserunt, secum reduxit._

[42] Ancor di recente, il FLOSS nello scritto: _La elezione pontificia sotto gli Ottoni_, 1858, ha attribuito a Stefano IV (V) il decreto di Stefano VII, locchè a mia persuasione è un errore.

[43] _Excusatoriam Imperatori misit epistolam_: EINH. _Annal._ 817. — _Legatos cum epistola apologetica et maximis imperatori misit muneribus, insinuans non se ambitione nec voluntate, sed cleri electione et populi adclamatione huic succubuisse potius quam insiluisse dignitati_: ASTRON., _Vita_, c. 27.

[44] Lo dice ASTRONOMO con semplice linguaggio: _Theodorus nomenculator — negotio peracto, et petitis impetratis super confirmatione scilicet pacti et amicitiae more praedecessorum suorum, reversus est_. — EINH. _Annal._, a. 817: _pactum, quod cum praecessoribus suis factum erat etiam secum fieri et firmari rogavit_.

[45] _Patrimonium Beneventanum, et Salernitanum, et patrimon. Calabriae inferioris, et superioris, et patrimon. Neapolitanum_: così il diploma. Durante la controversia delle imagini, Bisanzio s’aveva preso i dominî di Roma nell’Italia meridionale, dove i Franchi nulla possedevano. Il testamento di Carlo non fa neanche parola di Benevento. — _Insulas Corsicam, Sardiniam, et Siciliam sub integritate_. L’_Ep._ 4 di Leone III parla di una donazione di Corsica fatta da Carlo, ma ne è oscuro il concetto. Da quella lettera e dal diploma di Lodovico, i Pontefici derivarono le loro pretese sull’isola. In Sicilia ed in Sardegna, la Chiesa avea avuto anticamente degli estesi possedimenti, e di essi ripetute volte faceva reclamo appresso gli Imperatori greci. Nicolò I scrive a Michele: _Calabritanum patrimon. et Siculum, quaeque nostrae ecclesiae concessa fuerunt — vestris concessionibus reddantur_ (LABBÉ, IX, 1296). Laonde quel Papa nulla sapeva della donazione di Lodovico, e si riferiva soltanto a chiedere i patrimonî che Roma aveva colà posseduto dai tempi di Gregorio I. Parimente i diplomi di Ottone I e di Enrico I, non sanno altro che del _patrimonium Siciliae_.

[46] Del diploma di Lodovico fanno menzione per la prima volta il _Chronic. Vulturnense_, che appartiene alla fine del secolo undecimo (MUR. I, 2, 369), e LEO OSTIENS. I, c. 16, che rimonta al principio del secolo duodecimo: concordano fra loro quasi parola per parola. Dicono che Lodovico avesse concesso a Pasquale il _pactum constitutionis et confirmationis_, ma non parlano nè di una donazione, nè del tenore del diploma. L’autografo non può essere fornito; apografo dev’essere quello conservato nell’archivio pontificio. GRAZIANO inserì il diploma, abbreviandolo, nel _Decret., Dist._ 63, _can._ 30; CENCIO lo introdusse nel _Liber Censuum_ traendolo dal _Cod. Vatic._ 1984, che è del secolo undecimo, o da ALBINO (_Cod. Vatic._ 3057). La impostura dimostrarono il PAGI, ad a. 817, e il MURATORI negli _Annali_, nella _Dissert._ 34, nella _Piena esposiz._ c. 4: il BERETTA, _Tab. Chor._ VI, se ne giova soltanto nei riguardi della geografia, e determina che la finzione avvenisse nell’età di Gregorio VII, alla quale appartengono le falsificazioni dei _Pacta_ dell’817, del 962 e del 1020, conservati soltanto in copie. Modernamente la questione fu discussa profondamente dal FICKER, nel secondo volume dei suoi _Studî sulla storia dello Stato e della Chiesa d’Italia_ (Innsb. 1869), § 347 e segg. Egli accoglie opinione che di questi celebri diplomi si falsassero alcuni passi, non l’intiero. Vedasi anche il SICKEL, _Acta Karolinor._, II, 381.

[47] THEGAN., c. 23. — Il _Chron. Reginen._ dice il vero: _Bernhardus dolo capitur_. Della sua tragica fine discorrono ASTRON., _Vita_, c. 30; THEGAN., c. 22; EGINH., _Annal._, a. 817, 818. — ANDREAS PRESBYTER dice concisamente: _Hermengarda — oculos Bernardo avulsit_.

[48] ASTRON., _Vita_, c. 36; _diadema imperiale cum nomine suscepit Augusti. — Annal._ EINH.: _et regni coronam et Imperatoris atque Augusti nomen accepit. — Annal. Fuld.: Hlotarius juvenis, rogante Paschale papa Romam veniens, ab eodem coronatur, et a populo Romano imperator Augustus appellatur_. — V’hanno pertanto nei diplomi due epoche imperiali per Lotario, quella dell’anno 820 e questa dell’823. Dalla prima conta Pasquale stesso, in una bolla indiritta all’Arcivescovo di Ravenna: _datum V Idus Julias per man. Sergii Biblioth. S. Sed. Ap., Imp. Dnn. pp. Hludovico a D. coronato magno pacifico Imp. anno sexto et po. ejus anno sexto sed et Hlotario novo Imp. ejus filio anno tertio Ind. XII_ (MARINI, _Pap._ n. XI).

[49] _Fragment. Langob. Hist._ (MURAT. I, p. 2, 184): _Paschalis, — potestatem, quam prisci Imperatores habuerant, ei super populum Romanum concessit_.

[50] _Sub nostro privilegio, atque Mundiburdio consistat_ (_Chron. Farf._, MURAT. II, 2, 364).

[51] La bolla di Stefano IV, in data _X kal. Febr._, trovasi nel _Chronic. Farf._ e nel GALLETTI, _del Primic._, appendice n. I; la bolla di Pasquale è nel _Chron. Farf._, p. 372.

[52] Diploma di Lotario dato da Cavillon (a. 840), nel _Chron. Farf._, p. 387. Il litigio si rinnovò nell’anno 829, ed anche stavolta ne andò a capo rotto il Papa: vedasi il placito nel _Vatican. Regest. Farf._, n. 285. I _Missi_ di Lodovico furono Giuseppe vescovo e Leone conte: _Missi ipsius Augusti singulorum hominum causas audiendas et deliberandas, et conjunxissemus Rome, residentibus nobis ibidem in judicio in palatio Lateranensi in praesentia domni Gregorii Papa_. I _Missi_ erano uomini _a finibus Spoletanis, seu Romania_; vedasi a che antichità risalga il nome di «Romagna.» La provincia dell’Emilia e Ravenna erano territorio pertinente a Roma, che i Longobardi non avevano conquistato: colà vigeva il diritto romano. In un diploma (a. 881) trovasi scritto: _Possessiones tam in Longobardia, quam in Romania, sive in Tuscia, et in Ducatu Spoletano_ (_Monumentor. Magni Farf. Chartarii Epitome_ del FATTESCHI, _Cod. Sessor._ CCXVIII, n. 331).

[53] _Et hoc eis ob hoc contigisse, quod se in omnibus fideliter erga partes Hlotarii juvenis imperatoris agerent; erat et qui dicerent, vel jussu vel consilio Paschalis pont. rem fuisse perpetratam: Annal._ EINH., a. 823. — Parimenti ASTRONOMO, c. 37. — Che i Romani stessi fossero gli accusatori, lo dice THEGAN., c. 30: _Quandam insolentiam quam Romanus populus super Roman. pont. Paschalem dixit, imputantes ei, quod nonnullorum homicida fuisset_. Vedasi di che stampa fossero ridotte omai a quel tempo le condizioni de’ Papi in mezzo a’ Romani.

[54] La dizione degli _Annal._ EINH.: _interfectores praedictorum hominum, quia de familia S. Petri erant_, significa veramente che non si trattò di esecuzione d’una sentenza, chè altrimenti i Romani non avrebbero potuto dare al Papa dell’_homicida_.

[55] _Accusationi opponentes excusationem, et super vita imperatori offerentes examinationem_: ASTRON., c. 37, _Annal._ EINH., a. 823.

[56] _Annal._ EINH.: _Legati — res gestae certitudinem adsequi non potuerunt, quia Paschalis pont. et se ab hujus facti communione cum magno episcoporum numero jurejurando purificavit, et interfectores praedictor. hominum, quia de familia S. Petri erant, summopere defendens, mortuos velut majestatis reo condemnavit, jure caesos pronuntiavit_. — Più mitemente, ossia con miglior garbo diplomatico, si esprime ASTRONOMO.

[57] _Imperator ergo natura misericordissimus, occisorum vindictam ultra persequi non valens, quamquam multum volens, ab inquisitione hujuscemodi cessandum existimavit, et eum responsis congruis missos Romanos absolvit_: ASTRONOM.

[58] THEGAN., c. 30. — Stando agli _Annal._ EINH., morì Pasquale nell’anno 824, pochi giorni dopo il ritorno dei suoi legati: il senso molesto dei loro messaggi affrettò la sua morte. Incerto è il mese: il PAGI accoglie per data il giorno 10 di Febbraio.

[59] Il primo organo, da’ Greci venne tra i Franchi intorno all’anno 757. Gli _Annali_ di EINHARDO registrano all’anno 826, che un Giorgio, prete veneziano, il quale aveva appreso il secreto di costruire organi, ottenne impiego in Aquisgrana da Lodovico il Pio. La _Diss._ XXIV del MURATORI illustra questo argomento.

[60] Così in posa giacente la rappresenta nel marmo la vaghissima opera del Maderno, che è collocata nella chiesa della Santa.

[61] Il sarcofago e il luogo della sepoltura si mostrano in quelle catacombe che devono tanta luce di illustrazioni agli studî del DE ROSSI: i condotti di piombo d’un bagno antico, vedonsi in una cappella della chiesa che la Santa ha nel Transtevere.

[62] ANAST., _Vita Paschal._, n. 437.

[63] In vicinanza della chiesa, Pasquale ebbe edificato anche un convento _in honorem martyrum Agathae et Ceciliae juxta ipsius ecclesiam, in loco qui dicitur colles_ (?) _jacentes_ (ANASTAS., n. 438): pertanto può essere che quella figura di Santa incerta rappresenti santa Agata.

[64]

_Haec domus ampla micat variis fabricata metallis,_ _Olim quae fuerat confracta sub tempore prisco._ _Condidit in melius Paschalis praesul opimus_ _Hanc aulam Domini firmans fundamine claro._ _Aura gemmatis resonant haec Dyndima templis_ _Laetus amore Dei hic conjunxit corpora sancta_ _Caeciliae, et Sociis, rutilat hic flore juventus;_ _Quae prius in cryptis pausabant membra beata._ _Roma resultat ovans semper ornata per aevum._

_Dyndima_ significano massimamente istrumenti di musica, difficilmente organi. — Dei musaici parla il CIAMPINI, _Vet. Mon._, c. 27. — La storia della Santa scrissero ANTONIO BOSSI: _Laderchi Acta S. Caeciliae et Transtyb. Basilica_ (Roma 1722), e GIUSEPPE BONDINI: _Memorie storiche di S. Cecilia_ (Roma, 1855).

[65]

_Emicat aula pie variis decorata metallis_ _Praxedis Domino super aethra placentis honore,_ _Pontificis summi studio Paschalis, alumni_ _Sedis apostolicae, passim qui corpora condens,_ _Plurima Sanctorum subter haec maenia ponit,_ _Fretus ut his limen mereatur adire polorum._

[66] Il RUMOHR pone troppo soverchiamente in basso le opere del tempo di Pasquale. La loro fattura assai rozza, è pur sempre migliore di quella del tempo di Giovanni VII.

[67] Si costumava con gran predilezione di porre, fuor delle chiese, di quelle anticaglie. Nell’atrio del san Pietro era collocata la pina di bronzo del mausoleo di Adriano; fuor del Panteon era la bella urna di porfido in cui è adesso sepolta nel Laterano la salma di Clemente XII; nell’atrio della santa Cecilia v’ha ancora un grande vase antico di marmo; uno di somigliante è nel cortile della chiesa dei santi Apostoli. Poichè nelle vicinanze di santa Maria _in Domnica_ stava anticamente il campo degli stranieri, può darsi che da quello avesse origine l’antica nave votiva. La _V Cohors vigilum_ stava presso alla villa Mattei. Vedi il DE ROSSI, _Le Stazioni delle VII Coorti dei Vigili_, Roma 1859, p. 27 ecc. — L’appellazione _in Domnica_ deve, con massima semplicità d’interpretazione, spiegarsi dal giorno di «Domenica,» in cui è facile che ivi ai celebrasse officiatura festiva.

[68] ANAST., n. 432: _Gentis Anglorum — omnis — habitatio, quae in eorum lingua burgus dicitur_. Può darsi che questo incendio avvenisse a’ tempi di Leone IV.

[69] _Ut vice sua functus, ea quae rerum necessitas flagitare videbatur, cum novo pontifice populoque Romano statueret atque firmaret_: EINH. _Annal._, a. 824.

[70] Eugenio confortò questi giudici allorchè più tardi poterono tornare in patria: _Romani judices, qui in Francia tenebantur captivi, reversi sunt, quos in parentum propria ingredi permisit, et eis non modicas res de Patriarchio Lateranensi praebuit: Vita Eugenii_. — ASTRONOM., c. 38: _Reddendo quae injuste sublata erant, Hlotarius magnam populo Romano creavit laetitiam_. — EINH. _Annal._, a. 824: _Statum populi Romani jamdudum quorundam praesulum perversitatem depravatum — correxit_. A petto di questi fatti è in verità cosa ridicola di voler negare che l’Imperatore esercitasse suprema signoria sopra di Roma.

[71] La _Constitutio Lotharii I_ trovasi nei _Monum. Germ._, III, 249, ed altrove in luoghi parecchi. _Volumus etiam, ut Missi constituantur a Domno Apostolico et a nobis, qui annuatim nobis renunciant etc._ Questi erano _Missi ex latere imperatoris_, come dice ASTRONOM., c. 38, e già in uso ancor da tempo prima: di regola erano due, uno laico, l’altro prete; un Conte e un Abate, un Duce ed un Vescovo per i negozî dell’una e dell’altra specie. Sopravvegliavano i giudici dello Stato della Chiesa; in caso di bisogno li punivano, e massimamente facevano giustizia al popolo. Vedasi anche la _Constitutio de Missis ablegandis in Hludovici et Hlotharii Capitul._, a. 828, _Mon. Germ._, III, 328.

[72] _Volumus etiam et numerum et nomina scire, et singulis de ministerio sibi credito admonitionem facere_: n. VIII dello Statuto.

[73] Il paragrafo incomincia così: _Volumus etiam, ut omnis Senatus et populus Romanus interrogetur, quali vult lege vivere, ut sub ea vivat_. Il clero per la massima parte seguì il diritto romano (_Capitul. Hludov. I: Ut omnis ordo ecclesiarum secundum Romanam legem vivant: Mon. Germ._, III, 228). L’uso più antico di quella Costituzione trovo essersi fatto in un istromento del monastero di Farfa, a. 829, che leggesi nel GALLETTI, p. 184, là dove è detto: _uterque secundum suam legem_. Un diploma dell’anno 869 è sottoscritto così: _Ego Gregorius filius Leonis de Civitate Roma, Legem vivens Romanam_ (_Chron. Casaur._ nel MURATORI, _Diss._ XXII), e così devesi anche intendere la dizione: _salva lege mea_, usata nelle formule giuratorie dei Romani. Il più antico esempio di una sentenza a legge longobardica, pronunciata in Roma nel maggio dell’anno 813, trovasi in CARLO TROYA, _Della condizione dei Romani vinti da’ Longobardi_, Napoli, 1841, tratta dal GALLETTI, _del Vestar._, p. 31-34.

[74] Ancor nell’anno 939, Teoderanda, figlia di Graziano console, come moglie del franco Ingebaldo rettore della Sabina, passa sotto la legge dei Franchi: _Quae modo professa est vivere in lege Salicha_: FATTESCHI, _Serie_ ecc., n. LXI.

[75] _Qualiter Romanus fieri debeat._ Tornerò più tardi su questa celebre formula.

[76] Questo giuramento, aggiunto allo Statuto di Lotario, leggesi nei _Mon. Germ._, III, nel MURATORI, nel PAGI, ecc. Il CENNI esclude il fatto, che si appoggia soltanto sopra il passo dell’incerto _Fragment. Langob. Hist._ (MURATORI, II, p. 1, a. 825), dove, più sopra, è detto che Lotario nell’anno 825 venne per la seconda volta a Roma. Il PAGI afferma la cosa, il MURATORI propende ad accoglierla, appoggiandosi alla espressa conferma della elezione di Gregorio IV: ma di ciò diremo in seguito.

[77] GIACINTO GIGLI, che fu, intorno all’anno 1644, caporione di Campitello, scrive (_Mtto. Sessorian._ 334): «per autorità di Lothario Imperatore il Popolo Romano tornò alla creatione de’ Magistrati che furono Consoli, Prefetto et 12 Decarchoni nell’anno di Christo 825.» In questa ipotesi per fermo havvi qualche cosa di vero.

[78] ANASTAS., _Vita Eugen.: Hujus Pontificis tempore ubertas non modica totam non solum Romam, sed etiam pene totum invaserat orbem_ (affè che è un bel latino come se lo parlasse un Saraceno!) _Maxima autem pax — nam ipse — pacis amicus._ La Biografia di Eugenio si comprende in un sol paio di righe.

[79] _Sed non prius ordinatus est, quam legatus imp. Romam venit, et electionem populi, qualis esset, examinavit_: EINH., _Annal._, a. 827. È il passo da cui si trae la probabilità che Lotario ordinasse quei rapporti con un suo decreto.

[80] Leone III, _ep._ 4, scrive a Carlo: _Littoraria nostra et vestra ab infestatione paganorum — tuta reddantur atque defensa_. Il solo EINH., _Annal._ a. 813, parla della devastazione di Centumcelle. — Nell’anno 812 scriveva Leone III (ep. 8): _ingressi sunt in insulam quandam, quae dicitur Isola majore, non longe a Neapolit. urbe miliaria XXX_. Con questo nome si appellava fin d’allora in lingua volgare l’antica _Aenaria_. — La difesa di Corsica era stata affidata al conte Bonifacio di Lucca. — Di già Leone III adopera i nomi di Mauri, di Agareni (figli di Agar) e di Saraceni, quest’ultimo interpretato in varie guise e adottato dagli Italiani (Vedi il D’HERBELOT a questo vocabolo).

[81] Vedi la _Storia dei Musulmani di Sicilia_ di MICHELE AMARI (Firenze 1854), opera ricchissima di pregî, che al lume delle fonti arabiche corregge i perdonabili errori di LEONE AFRICANO, del FACELLO e del MARTORANA.

[82] Così per lo meno in tempo più tardo, e ben anche allora. _Ep. Hostientis qui debet consecrare et benedire Apostolicum prae omnibus aliis_, dice GIOVANNI DIACONO (MABILLON, _Mus. It._, II, 566), e dipoi enumera nella loro serie i Vescovi di santa Rufina, di Porto, di Albano, di Tusculum, di Sabina e di Preneste.

[83] _Vita Gregor. IV_, n. 476: _fecit — in praedicta civitate Ostiensi civitatem aliam a solo_. — Tuttavolta, Nuova Ostia non fu edificata sul suolo dell’antica, ma in vicinanza. Similmente, intorno all’anno 841, furono abbandonate le ruine della vecchia Capua, e poco dopo sorse Capua la nuova. — Negli escavi di questi anni furono dissotterrati molti avanzi di Ostia antica, massimamente la via dei sepolcri: sembra che di quella terra classica sia per sorgere un’altra Pompei.

[84] Eccone le precise parole: _portis simul, ac seris, et catharactis — et desuper petrarias nobili arte composuit, et a foris — altiori fossato praecinxit, ne facilius muros contingere isti valerent_.

[85] La più profonda esposizione di questo rivolgimento dell’Impero franco è data da ERNESTO DÜMMLER, _Storia dello Impero dei Franchi orientali_, Berlino, 1862.

[86] THEGAN., c. 42; ASTRON. c. 48; _Si excommunicans adveniret, excommunicatus abiret_. La _Vita Walae_, II, c. 16, narra che il Papa crucciavasi in grandi angustie, perocchè i Vescovi volevano deporlo (_quod eundem apostolicum, quia non vocatus venerat, deponere deberent_): perciò la fazione opposta lo confortava con proteste di devozione. Il MANSI, XIV, 521, ha una lettera di Gregorio ai Vescovi di Francia, in cui il Papa protesta che è memore del giuramento prestato all’Imperatore, ma che reputa dover suo di rimproverarlo di ciò che egli avea fatto contro l’unità e la pace della Chiesa. — Vedi il GIESELER, _St. eccl._ II, 1, 47. — Il NITHARD, _Hist._, I, c. 4 dice espressamente che i figli ribellati guadagnarono alla loro causa il Pontefice: _magnis precibus in supplementum suae voluntatis assumunt_, e soggiunge: _itineris poenitudine correptus tardius quam vellet Romam revertitur_. Gli _Annal. Bertin._ narrano che Lotario lo aveva condotto con sè.

[87] Il giuramento è riferito dal NITHARD, III, 5. Il tedesco incomincia così: _In Godes minna ind in thes christianes folches ind unser bedhero gehaltnissi, fon dhesemo dage frammordes_, — voci belle della lingua bambina e ricche di vocali che nel suono si avvicinano al linguaggio romanesco. Il giuramento in francese principia: _Pro Deo amur et pro christian poblo et nostro commun salvament, dist di in avant_. — Neppur gli Italiani hanno un documento di loro «lingua volgare» di quel secolo, e nemmeno del secolo successivo.

[88] _Omnia regna Italiae cum ipsa Romana urbe, quae et modo ab omni sancta ecclesia propter praesentiam apostolorum Petri et Pauli speciali quodam veneratur privilegio, et quondam propter Romani nominis invictam potentiam orbis terrarum domina dicta fuerat_: così REGINO, abate di Prüm, nella sua _Cronica_ (a. 842) esprime il concetto di Roma.

[89] Ancor in tempi più tardi la satira dei Tedeschi ne sbeffeggiava Roma:

_Truncasti vivos crudeli vulnere sanctos:_ _Vendere nunc horum mortua membra soles._

(Epigramma su Roma, nel _Cod. Udalrici_ XXI.)

[90] Per lo più erano i Franchi che facevano di tali ruberie; se fosse vissuto nel secolo nono o nel decimo, Napoleone avrebbe imposto a Roma un tributo di cadaveri. — I Cronisti raccontano dell’arrivo dei santi Marcellino e Pietro in Aquisgrana (_Annal. Xant._ e ASTRON., c. 41). SIGBERTO afferma che il corpo di santa Elena era deposto nella chiesa di questi Martiri, ma il BARONIO, ad a. 849, dice che v’era un’antica controversia fra i Latini e i Greci sul suo possedimento: anche i Veneziani vi pretendevano. I Francesi sostenevano perfino di possedere la salma di Gregorio I e quella di san Benedetto.

[91] Però non da molto tempo. Nell’anno 1635, il BONFANTE publicò il suo _Triumpho de los Sanctos del Reyno de Cerdena_, che è una raccolta delle antichissime iscrizioni cristiane di Sardegna. In ogni luogo in cui egli trovò le sigle _B. M._ (_Bene Merens_), le spiegò per _Beatus Martyr_, e creò di tal guisa più di trecento Santi. Si sparse il grido di questo tesoro; la città di Piacenza volle averne una parte, e i Sardi magnanimamente le regalarono venti Martiri che essa andò a torsi con grandissima allegrezza. Perfino il CAMPI, storico della Chiesa di Piacenza, giubilò di un così prezioso favore della grazia divina, finchè quei morti subirono la sezione anatomica dalla ragione critica. Vedasi la _Diss._ 58 del MURATORI.

[92] Per averne un esempio, si legga la _Translatio S. Alexandri_ nel _Monum. Germ._, II, e la EINHARDI _Hist. Translatt. SS. Marcell. et Petri, Act. SS. Juni_, 2, p. 201. Nell’anno 836 si rubava a Ravenna il cadavere del vescovo Severo, e si trasportava dall’arcivescovo Otgero a Magonza.

[93] Santi diventarono patroni di città. Roma levò san Pietro e san Paolo sulle sue colonne; Venezia inalberò il leone di san Marco, Genova san Giorgio. Marco compiè da morto il suo più splendido miracolo coll’edificazione della magnifica chiesa di Venezia che ebbe incominciamento nell’anno 976.

[94] LEO OSTIENS., I, c. 24. — Esaminai a Monte Cassino due codici di leggende (n. 139 e 149), che sono della fine del secolo undecimo: narrano della traslazione di san Bartolomeo a Lipari e a Benevento; ma rilevai che nulla dicono del fatto che il Santo, ai tempi del secondo e del terzo Ottone, fosse trasportato a Roma nell’isola Tiberina.

[95] ANON. SALERN., c. 49.

[96] Già nell’anno 744, Bonifacio arcivescovo di Milano scrive a Cutberto di Canterbury affinchè il Sinodo voglia divietare a donne e a monache (_velatis feminis_) _illud iter et frequentiam, quam ad Romam civitatem veniendo et redeundo faciunt quia magna ex parte pereunt, paucis remanentibus integris. Perpaucae enim sunt civitates in Longobardia, vel in Francia, aut in Gallia, in qua non sit adultera vel meretrix generis Anglorum: quod scandalum est, et turpitudo ejus Ecclesiae_. — Il Sinodo di Friuli dell’anno 791 (_Canon._ XII) proibì alle monache di peregrinare a Roma. Vedasi la Diss. 58 del MURATORI.

[97] Fra le _Formulae veteres_, che sono aggiunte al formulario MARCULFI MONACHI (Parigi 1613), leggesi al Lib. V, 214, la _Tractoria pro itinere peragendo_, il passaporto del peccatore dato dal Vescovo ad un penitente: _de hoc vid. facto quod instigante adversario — proprium filium suum, sive nepotem — interfecerit_. Poichè l’assassino era costretto a peregrinare tanti e tanti anni (si numeravano), non gli si neghi _mansionem et focum, panem et aquam_: il pellegrinaggio pertanto era adesso subentrato al guidrigildo degli antichi Germani per i rei d’omicidio. — Gli ambasciatori in viaggio ricevevano un trattamento qualche poco migliore di quello dei penitenti. Vedi la _Tractoria legatorum_, p. 33, n. XI, e il lungo elenco delle vivande di loro mensa.

[98] Già Carlo aveva bandito una legge per reprimere queste trufferie: _Capitulare_ n. 45, da Aquisgrana, dell’anno 802: _ut mangones et cociones et nudi homines qui cum ferro vadunt non sinantur vagari et deceptiones hominibus agere. Mon. Germ._ III, 100. MURATORI, XXIII _Dissert._, su questo argomento.

[99] Nella tribuna erano scritti questi distici:

_Vasta tholi firmo sistunt fundamine fulcra,_ _Quae Salamoniaco fulgent sub sidere ritu._ _Haec tibi proque tuo perfecit praesul honore_ _Gregorius Marce eximio cui nomine Quartus._ _Tu quoque posce Deum vivendi tempora longa_ _Donet, et ad coeli post funus sydera ducat._

[100] _Formam, quae Sabbatina nuncupatur, quae jam perplurimos annos contracta — videbatur — sicut a priscis fuerat aedificata temporibus, ita quoque eam — noviter aedificare — nisus fuit_: ANASTAS. n. 467.

[101] ANAST. n. 478. Che fosse situata lungo la via Portuense, lo deduco dalle cure operose che il Papa rivolse al territorio del basso Tevere.

[102] ANAST. ibid: _in curte, quae cognominatur Draconis, domum satis dignam etc. In qua tam ipse, quamque etiam futuri Pontifices cum omnibus, qui eis obsequuntur, quamdiu eis placuerit ibidem statiose immorari valeant_. Le _Domus cultae_ qui hanno appellazione di _curtes_ — Il NIBBY, _Annal. de’ dintorni di Roma_, I, 553, la cui narrazione deesi completare con questo passo, registra il _fundus Draconis_ e le odierne tenute dette «Dragone» e «Dragoncello», in quelle terre circostanti.

[103] MARTINO POLONO favoleggia che egli si appellasse _Os Porci_ e che perciò, primo dei Papi, cambiasse di nome. Fu soltanto Giovanni XII, che principiò a mutar nome.

[104] ANAST. _in Sergio II_, n. 484. Gli _Annal. Bertin._, ad a. 844, danno espressamente come motivo della venuta di Lodovico: _ne deinceps decedente apostolico quisquam illic praeter sui (imperatoris) jussionem missorumque suorum praesentiam ordinetur antistes_.

[105] _Pontifex a quibusdam audierat, quod in hanc famosissimam Urbem hospitalitatis causa introire voluissent, sed munitis clausisque portis, ut fieret minime concessit_: ANAST., n. 485. Non v’ha dubbio che esisteva un patto mercè cui non era permesso all’esercito imperiale di pigliar quartiere in Roma. Anche i Romani antichi non vollero tollerare che soldati ponessero alloggiamento nella Città.

[106] Dacchè Lodovico era di già re dei Longobardi, la sua incoronazione non poteva essere dappiù che benedizione. «Non aveva il Papa alcun diritto per coronare un re d’Italia», osserva a questo punto assai giustamente il DE MEO, _Apparato cronolog._, p. 90.

[107] _Quia si vultis, Domino Lothario magno Imperatori hoc sacramentum, ut faciant solummodo consentio, atque permitto. Non Hludovico ejus filio, ut hoc peragatur nec ego, nec omnis Romanorum nobilitas consensit_: n. 487.

[108] _Tunc vero laeti omnes cum conjugibus, ac liberis. Senatus Populusq. Romanus_ (questi concetti come l’altro di _Quiritum Principes_ diventano adesso frequenti) _ingenti peste liberati, et jugo tyrannicae immanitatis redempti, sanct. Sergium Praesulem velut salutis auctorem ac restitutorem pacis venerabantur_: n. 489. Qui il _Lib. Pontific._ interrompe le sue preziose notizie, e di nuovo non fa che registrare doni votivi.

[109] Della resistenza opposta dalle Scuole di stranieri dice la _Histor. Ignoti Cassin._ (CAM. PEREGRIN. IX, e completamente nei _Mon. Germ._ V): _Saraceni ingressi Romam, Oratorium totum devastaverunt b. Princ. Ap. Petri, beatique et Eccl. Pauli, multosq. ibidem peremerunt Saxones, aliosque quam plurimos utriusque sexus et aetatis_. Mi riporto inoltre all’iscrizione del san Michiele in Sassia che può servire come tradizione, e di cui feci nota nel Vol. II, a pag. 486.

[110] ANAST., _Vita Benedicti_, n. 576, fa menzione di un _pharum cantharum argenteum sedentem in pedibus quatuor a Saracenis ablatum_. Anche dai Romani si perpetravano ladronecci. Al tempo di Pasquale I s’era rubata dal Laterano la croce d’oro di Carlo (_Vita Leonis_, n. 502). Può darsi che anche una parte dei tesori del san Pietro fosse custodita nello scrigno Lateranense, e che perciò sfuggisse ai predoni.

[111] Un emiro cacciò la lancia nel volto del Salvatore che era dipinto nell’abside, e dalla ferita sgorgò sangue: così narra BENEDETTO DA SORATTE, c. 25, più di mille anni dopo. Egli fa che i Saraceni ballino loro ridde all’intorno dell’altar maggiore: _veniente juxta altare barbari giro ballantes manibus_.

[112] _Portas quas destruxerat Saracena progenies, argentoque nudarat_: ANAST., _in Leone IV_, n. 540. _Ablatis cum ipso altari, quod tumbae memorati apost. principis superpositum fuerat, omnibus ornamentis atque thesauris: Annal. Bertin._, a. 846.

[113] ANAST., _in Bened. III_, n. 568: _Pauli ap. sepulcrum, quod a Saracenis destructum fuerat_. — Si fa menzione chiaramente del saccheggio delle due basiliche in questi passi: _Vita Leon. IV_, n. 495: _Ecclesiae b. Petri et Pauli a Saracenis funditus depredatae_. — JOH. DIACON., _Chron. Neap._ (MURATORI, I, p. 2, 315): _Africani — Ecclesias apostolor. — deripuerunt. — Historiola Ignoti Cassin.: Annal. Farf._ (_Mon. Germ._ XIII, 588); LEO OSTIENSIS, I, c. 27. — Gli _Annal. Xant._, a. 846, e gli _Annal. Weissenb._, a. 846, tacciono del san Paolo. Cosa meravigliosa è che il _Lib. Pontif._ se la cavi con un paio di parole su questi avvenimenti.

[114] BENED., _Chronic._, c. 26: Guido batte i Saraceni _a portas Sassie civitas Leoniana_, e _a pontes S. Petri_: di certo a quel tempo non esisteva ancora la città Leonina. Della sconfitta di Lodovico dice: _propter hoc populi Romani in derisione abuerunt Franci, usque in odiernum diem_. Della disfatta dei Franchi (al 4 _Id. Nov._) racconta anche il _Chron. Casin._, c. 9, ma dice che avveniva in vicinanza di Gaeta. MARTINO POLONO trascrive la narrazione di BENEDETTO quasi in compendio, un onore che pare non debba più toccare alla Cronica di Soratte. Vedi altri passi nel DÜMMLER, _Storia dello Stato dei Franchi meridionali_, I, 289 e segg.

[115] _Annal. Bertin._, a. 847. La scarsa _Vita Leon. IV_, n. 497, narra parimenti del naufragio, e lo paragona alla punizione che toccò a Faraone.

[116] Il suo epitaffio leggesi nel BARONIO, ad a. 847. Monumento di lui in Roma è la basilica dei santi Silvestro e Martino, di cui era stato cardinale: egli la edificò a nuovo e la ampliò con un chiostro, ma questa antichissima chiesa è oggi assai mutata, e i musaici di Sergio non esistono più.

[117] ANAST., _Vita Leonis IV_, n. 497. Incerto è il giorno della ordinazione. I decreti riportati da GRAZIANO, non dimostrano, come il BARONIO opina, che Leone IV abbia contestato il diritto dell’approvazione imperiale.

[118] Reputo che le abitazioni dei pellegrini fossero coperte di embrici di legno. Già negli editti di Rotari compare la voce _scandulum_. In diplomi dell’abazia di Farfa del secolo decimo trovasi spesso menzione di _casa scandalicia_ o _scindolica_, ad esempio: _una domo solorata scandalicia_, e precisamente nel campo di Marte. I Romani, nel loro tempo barbarico, imitarono dai Germani le costruzioni in legno.

[119] ANAST., n. 505.

[120] _Apostolicus — cum magno armatorum procinctu — Ostiam properavit_: ANAST., n. 522. Questi armati erano genti romane, perocchè i Napoletani non si lasciassero entrare nella Città. Più addietro dice: _excitavit Deus corda Neapolitanorum, Amalphitan., Cajetanorumque, ut una cum Romanis contra Saracenos insurgere ac dimicare fortiter diluissent_. Perciò dice SIGBERTO, _Chron._, a. 849: _Romani instantia Leonis papae, auxiliantibus sibi etiam Neapolitanis, eos (sc. Saracenos) bello excipiunt_.

[121] _Ut de recepto triumpho nomen sanctum tuum in cunctis gentibus appareat gloriosum._ Vedasi quanto luogo s’avessero sgombrato nella vita della gente umana, le figure simboliche di san Pietro e di san Paolo. ANASTASIO racconta questi fatti colla convinzione di un testimonio oculare.

[122] _Aliquantos etiam nos ferro constrictos vivere jussimus — et post haec ne otiose, aut sine angustia apud nos viverent aliquando ad murum, quem circa ecclesiam b. ap. Petri habebamus inceptum, aliquando per diversa artificum opera quicquid necessarium videbatur, per eos omnia jubebamus deferri_: ANAST. n. 524.

[123] _Super his novis, mysticisque miraculis_: quest’è il linguaggio dei Romani cristiani. — IVO, _Decr._, X, c. 83, e GRAZIANO, _Decr._ II, 23, VIII, c. 8, riportano un frammento di lettera indiritta da Leone all’Imperatore, che il GUGLIELMOTTI, _Storia della Marina Pontificia_, I, Roma, 1836, riferisce alla battaglia di Ostia. È pur cosa mirabile che un pacifico frate domenicano abbia scritto la storia della marineria pontificia, delle navi da guerra di san Pietro.

[124] ANAST., n. 516. Il MURATORI, ad a. 849, erroneamente dice che questa torre si elevasse a Porto. Ancor ne la vide FLAVIO BLONDO (_Roma Instaur._, I, 37), ed anche il TORRIGIO (_Le sacre grotte_, pag. 524).

[125] _Civitatem, quam Leo P. III — aedificare coeperat, et cujus multis jam in locis fundamenta posuerat, licet post suum transitum a quibusdam ablata fuissent hominibus, ita ut nec aditus appareret ubi prius inchoationem praefatus habuerat murus_: ANAST., n. 532.

[126] _Ut de singulis civitatibus, massisque universis publicis, ac Monasteriis per vices suas generaliter advenire fecisset, sicut et factum est._ Nel vol. II, a pag. 447, parlando di _Capracorum_, ho fatto menzione dell’inscrizione che a questa edificazione si riferisce. Allorquando Gregorio IV costruì le mura di Ostia, egli si accollò _partem quandam murorum non modicam cum suis hominibus quasi in sortem_: ANAST., n. 476. Devesi intendere che le _singulae civitates_ fossero del Ducato.

[127] ANAST., n. 534: _Super posterulam, ubi mirum in modum castellum praeeminet, quae vocatur S. Angeli_: così dunque omai nel secolo nono si appellava la tomba di Adriano. Da questa _posterula_, ancora ai tempi di FULVIO, s’entrava nei prati del Vaticano. Le costruzioni di Alessandro VI la fecero scomparire, ma si serbò il nome di «Porta di Castello», ed oggidì è attribuito ad una porta ossia arcata che ivi è nel muro. — Il nome _Viridaria_ si spiega dalla vicinanza degli orti pontificî. Il BUNSEN (_Descrizione della città di Roma_, II, 1, p. 34) vuole riconoscere la porta antica in quella di Alessandro VI, che oggidì è murata.

[128] _Super posterulam aliam, quae respicit ad Scholam Saxonum._ I _Mirabilia_ non parlano di questa porta, ma delle due altre. La _Graphia_ non ne nomina alcuna; l’ANON. MAGLIABECH. cita la _Viridaria_ e la _Melonaria_ (per _Porta Castelli_). Anche il _Cod. Vatican._ 3851 (è una descrizione regionale compilata nel secolo duodecimo o nel decimoterzo) parla di due sole porte: _Civitas Leoniana habet turres XLIIII, propugnacula MCCCCXLIIII, portas duas_. Un altro _Cod. Magliab._ (n. 24, XXII, del principio del secolo decimosesto) ha conoscenza della porta di Santo Spirito, ma denota la Porta Cavalleggieri per _posterula Saxon._ Si rammenti che anche il muro dell’Adrianeo aveva una porta (_S. Petri_ o _Aenea_). Più tardi si aprirono nella città Leonina tre nuove porte: porta Pertusa sulla cima del Vaticano (oggi murata), Cavalleggieri (che all’età di FULVIO era detta «del Torrione» dalla torre di Leone che ancor dura), e la porta Fabrica oggi murata, per guisa che la città Leonina contava sei porte; sette con quella dell’Adrianeo.

[129] Il Papa orò in prima dinanzi alla porta maggiore: ... _Deus — hanc civitatem, quam novi ter te adjuvante fundavimus, fac ab ira tua in perpetuum manere securam, et de hostibus, quorum causa constructa est, novos ac multiplices habere triumphos._ Indi pregava a porta _S. Angeli_ e per ultimo alla _posterula_ (ANASTASIO). Il PLATINA scambia queste preci _super portam_ per vere inscrizioni.

[130]

_Qui venis ac vadis decus hoc adtende, viator,_ _Quod Quartus struxit nunc Leo Papa libens._ _Memoria praeciso radiant haec culmina pulchra_ _Quae manibus hominum facta decore placent._ _Caesaris invicti quod cemis iste Hlothari,_ _Tantum Praesul ovans tempore gessit opus._ _Credo malignorum tibi nunquam bella nocebunt,_ _Neque triumphus erit hostibus ultra tuis._ _Roma caput orbis, splendor, spes, aurea Roma,_ _Praesulis ut monstrat en labor alma tui._

_Civitas haec a Conditoris sui nomine Leonina vocatur._

[131]

_Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis_ _Hoc qui intendit opus cantica digna cantet;_ _Quod bonus Antistes quartus Leo rite novavit_ _Pro patriae ac plebis ecce salute suae._ _Principe cum summo gaudens et ovans per annos_ _Quos veneranda fides nimio devinxit amore_ _Hos Deus omnipotens perferat arce poli._

_Civitas Leonina vocatur._

Le due inscrizioni sono riferite nel MURATORI, _Dissert._ XXVI, colle varianti del _Cod. Passionei_ da me adottate; trovansi anche nella _Roma subterr._, II, c. 8. La seconda inscrizione nel quinto verso direbbe: _Haec cuncta Joannes_, con che Giovanni VIII avrebbe dato compimento alla città Leonina, come osserva il MURATORI: ma ANASTASIO dice che essa fu da Leone _undique consumata_. A vece di _cuncta Joannes_ propongo la dizione: _junctus in annos_. Il DE ROSSI (_Le prime raccolte_, p. 98) propone: _cuncta Hlotharo_.

[132] Afferma il BUNSEN che Leone avesse dato sede a’ Côrsi nella città Leonina: forse lo trae dal BLONDO, I, 13, il quale dice: «e la empì di Côrsi.» Però non si fa menzione mai di una Scuola o di una chiesa di Côrsi nella città Leonina. Trovo per la prima volta fatto cenno della nuova città nel _Dipl._ XIII raccolto dal MARINI, a. 854: _Infra hanc nostram nova civit. Leonina_.

[133] Il _praeceptum pontificale_ conteneva la statuizione così dei diritti dei Côrsi che dei loro oblighi _in servitium b. Petri_. I terreni erano stati per la più parte beni della Camera pontificia, alcuni in possesso di conventi e di uomini privati. Si noti la piega di questo discorso: _pontificale eis, quod secundo promiserat ob serenissimorum Lotharii et Ludovici majorum Imperatorum, suamque simul mercedem, perpetuamque memoriam, praeceptum emisit_.

[134] ANASTAS., n. 548: _cui ex nomine proprio Leopolim nomen imposuit_.

[135] MURATORI, _Annal._, ad a. 854, e l’HOLSTEIN, annot. al CLUVER. Il FRANGIPANI, _Istoria di Civitavecchia_, riporta l’opinione di Scrittori posteriori, secondo la quale la novella città avrebbe avuto nome di Circella, e Leopoli sarebbe stata Corneto: egli crede che gli abitatori di Leopoli sieno ritornati a Centumcelle intorno all’anno 940. Il GUGLIELMOTTI, I, 42, assume per data l’anno 889, e opina che Centumcelle fosse distrutta nell’anno 829, ma, computati i quarant’anni di esilio e la fondazione di Leopoli avvenuta nell’anno ottavo del pontificato di Leone IV, ne risulta l’anno 813. _Annal._ EINHARDI, ad a. 813: _Mauri Cemtumcellas vastaverunt_. ANASTASIO tace che i Mauri ponessero sede nella ruinata città.

[136] ANAST., n. 541, la appella: _S. Dei Genitricis Mariae super Scholam Saxonum_.

[137] Vedi il vol. II, a pag. 486 di questa Storia.

[138] _Portas — multisque argenteis tabulis lucifluis salutiferisque historiis sculptis decoravit_: ANAST., n. 540. I predicati officiali: _mirae magnitudinis et pulchritudinis, inclyta operatione celatum_, ch’egli d’ordinario attribuisce ai sacri arredi, non sono fuor di luogo.

[139] Al ricamo delle stoffe, talvolta appellato _opus plumarium_, attendevano certamente degli artefici in vicinanza al san Pietro, sì come i musaicisti fanno oggidì nella fabbrica dei musaici. La _Cronica di Farfa_, pag. 469, fa cenno al secolo decimo di una siffatta fabbrica, nella quale erano impiegate delle giovani donne: _Curtem S. Benedicti in Silva Plana, ubi fuit antiquitus congregatio ancillarum, quae opere plumario ornamenta ecclesiæ laborabant_. Di mantelli a cappa di foggia romana (_cappae romanae_) e di cinture d’oro (_cingula romano opere_) fa parola il _Chron. Fontanell._ (nel DACHERY, II, c. 17, 280) come di cose preziose che s’usavano per donativo.

[140] Di Leone IV è il corridoio dietro alla tribuna; una inscrizione in marmo nomina i Santi che egli vi seppellì.

[141] Tre volte ANASTASIO ripete il cenno di questa chiesa come di edificio di Leone IV; n. 568, 569, 592. Il PLATNER, _Descrizione della città_ (III, I, 368) dubita della identità della _Maria Antiqua_ e della _Nova_, perocchè dall’ANONIMO DI EINSIEDELN sembri emergere che la _M. antiqua_ era posta in vicinanza all’arco di Severo. Certo è che Leone IV tramutò la _Maria antiqua_ nella _Nova_, e precisamente fra le ruine del duplice tempio di Adriano. — Il CIAMPINI, ecc., c. 28, reputa che i musaici odierni sieno quelli dell’anno 848. Ma molti divarî dal carattere di questa età, ad esempio la posa del bambino ritto in piedi, e l’epigramma in versi leonini, dimostrano un secolo posteriore, anche senza dire della miglior fattura artistica.

[142] _Basilica S. Sebastiani, quae in Frascatis consistit_: ANAST., n. 515, n. 529: _S. Maria, quae ponitur in Frascata_; n. 546: _S. Vincentii, quae ponitur in Frascata_.

[143] Sola notizia se ne ha negli _Annal. Bertin._: _Lotharius filium suum Hludovicum Romam mittit, qui a Leone papa honorifice susceptus, et in imperatorem unctus est_. Il MURATORI contesta la data del PAGI, che pone l’avvenimento ai 2 Dicembre.

[144] _Romani quoque urtati Saracenorum Maurorumque incursionibus, ob sui defensionem omnino neglectam apud imperatorem Lotharium conqueruntur: Annal. Bertin._, a. 853.

[145] Gli Atti sono nel BARON., a 853, n. XXXV; nel LABBÉ, _Concil._, IX, p. 1134; e le iscrizioni di Leone IV nel san Pietro trovansi negli _Annal. Bertin._, a. 868.

[146] ANASTAS., n. 554 gli dà nome di _Romani palatii egregius superista, ac consiliarius_, e di _Romanae urbi superista_.

[147] In tale nesso possono porsi i due frammenti di lettere che si attribuiscono a Leone IV; trovansi in GRAZIANO, c. IX, dist. 10: _De capitulis vel praeceptis imperialibus — irrefragabiliter custodiendis_, e nella Pars. 2, caus. 2, qu. 7: _Nos si incompetenter aliquid egimus, et subditis justae legis tramitem non conservavimus, vestro, ac Missorum vestrorum cuncta volumus emendare judicio etc._

[148] ANAST., verso la fine della _Vita Leonis_.

[149] _Papa Pater Patrum Peperit Papissa Papellum_, dice un Autore favoleggiando; infatti di tal forma si spiegava un’inscrizione antica che apparteneva ad un sacerdote di Mitra (_Pater Patrum_), ma che il popolo ebbe riferito alla Papessa. Una statua antica che rappresentava una donna con un bambino s’ergeva lungo la via Lateranense, e per il corso dei secoli fu reputata simulacro della papessa Giovanna. Soltanto Sisto V ne la fece rimuovere.

[150] PLATINA in Giovanni VIII, com’ei chiama la Papessa. — _Sella stercoraria_ (seggetta) dicevasi veramente lo scanno su cui sedeva il Papa quando prendeva possesso. CENCIO (MABILLON, _Mus. ital._, II, 211) così spiega quest’uso: _ducitur a cardinalib. ad sedem lapideam, quae sedes dicitur Stercoraria, quae est ante porticum basil. Salvatoris patriarchatus Lateranensis: et in ea eumdem electum — ponunt, ut vere dicatur:_ «_Suscitat de pulvere egenum, et de stercore erigit pauperem, ut sedeat cum principibus, et solium gloriae teneat._» Il Papa sedeva altresì sopra due altri fessi sedili di porfido nella cappella di san Silvestro in Laterano; dall’uno riceveva le chiavi della basilica, dall’altro le restituiva al Priore (MABILL. _Iter. Ital._, I, 57). Il bizzarro costume durò fino alla fine del secolo decimoquinto. Una tal _sella_ di marmo rosso trovasi oggidì nel museo Vaticano. Nelle inscrizioni cristiane del Vaticano lessi: _Stercoriae filiae_: è un nome abbastanza strano per una donzella.

[151] Intorno a questa favola v’hanno parecchie scritture: dopo della Riforma vi fu una mischia di dissertazioni fra Cattolici e Protestanti su questo subbietto, per guisa che una donna di cantafavola ebbe biografie in maggior copia delle più celebri regine che siano state nel tempo antico e nel moderno. Perfino FEDERICO SPANHEIM sostenne il fatto in una sua dissertazione; ne la scalzò del fondamento la _Histoire de la Papesse Jeanne_ del LENFANT (La Haye, 1720). Prima, LEONE ALLAZIO aveva scritto la sua _Confutatio fabulae de Joanna Papissa_, Colon. 1653, e DAVID BLONDEL, in un’opera scritta in francese e nell’altra _De Johanna Papissa_, Amstel., 1657, aveva messo in sepoltura la Papessa. Il LEIBNITZ, l’ECKHART, il LABBÉ, il BARONIO, il PAGI, il BAYLE, il LAUNOY, il NOVAES ne trattarono lungamente a confutazione, e ancora ai dì nostri il BIANCHI GIOVINI scrisse in Torino un _Esame critico degli atti e documenti relativi alla favola della papessa Giovanna_, Milano, 1845. L’ultima scrittura è lo studio conchiudente del DÖLLINGER intitolato: _La Papessa Giovanna_, nelle _Fole pontificie del Medio evo_, Monaco, 1863; ivi il lettore troverà la più ampia notizia su questa favola meravigliosa. Per quel che concerne la parte numismatica, noto come importante il GARAMPIUS, _De Nummo Argenteo Benedict. III_ (Roma, 1749). La moneta tiene scritto sul suo rovescio: _Hlotharius Imp._, e poichè essa fu battuta ancora al tempo di questo Imperatore, ne consegue che Benedetto III fu immediato successore di Leone IV, e non Giovanna, cui si attribuì un reggimento di due anni, un mese e quattro giorni.

[152] Per la prima volta si menziona questa pratica, come era di già in consuetudine all’epoca bizantina. _Decretum componentes propriis manibus roborarunt et consuetudo prisca ut poscit, invictissimis Lothario ac Ludovico destinaverunt Augustis_: ANAST. in _Bened. III_, n. 558.

[153] _Imagines enim confregit, ignique concremavit, et Synodum, quam supra sanctuarii januas b. memor. Leo pingi Papa jusserat, destruxit_: n. 561. Del quadro che rappresentava il Sinodo parlano gli _Annal. Bert._, a. 868. Fra i Vescovi franchi v’avevano allora molti avversarî delle imagini; tali erano Claudio di Torino (m. 839), uomo di spiriti liberali, contro cui scrisse Dungallo, e il colto Agobardo di Lione (m. 840). V. il GIESELER, II, 1, p. 93 ecc.

[154] _Benedictum beatum Papam volumus_, gridava il popolo.

[155] _Imperialibus missis cernentibus, in Apostolica sede, ut mos est, et antiqua traditio dictat consecratus ordinatusque est Pontifex_: ANAST. n. 566. Falso è dunque il diploma di Lodovico, sclama a questo punto il PAGI. Ad onta di questi fatti precedenti, il cardinale Anastasio fu assolto da Nicolò I, indi nuovamente scomunicato da Adriano II.

[156] Il BARONIO, _Annal._, a. 855, riferisce un lungo epitaffio di lui. Quantunque ei dica che l’iscrizione è erroneamente attribuita a Enrico III, tuttavolta io reputo che essa sia di Enrico. Vi parla troppo manifestamente l’indole dell’età degli Ottoni. I versi donde incomincia:

_Caesar tantus eras quantus et orbis,_ _At nunc exigua clauderis urna_

trovansi parola per parola nei _Mirabilia_, riportati come iscrizione della favoleggiata tomba di Cesare, allo obelisco del Vaticano. Il BARONIO ha notizia di un’altra iscrizione funeraria in cui è detto di Lotario: _qui Francis, Italis, Romanis praefuit ipsis_.

[157] _Michael — Imp. — misit ad b. Petrum Apost. donum per manum Lazari Monachi et Pictoriae artis nimie eruditi, genere vero, Chazai, i. e. Evangelium de auro purissimo, cum diversis lapidibus pretiosis._ Il nome di Lazzaro può pertanto campeggiare come uno degli antichissimi nella storia dell’arte. Osservo di passaggio che allora si coltivava in Roma anche l’arte di dipingere i vetri di finestre: _fenestras vero vitreis ornavit_, dice ANASTASIO, n. 572, all’occasione dei restauri operati da Benedetto nella santa Maria in Transtevere.

[158] _Praesente Caesare consecratus est_, dice la _Vita Nicol. I_; e gli _Ann. Bertin.: praesentia magis ac favore Hludovici regis et procerum ejus quam cleri electione substituitur_ (a. 858).

[159] _Et ecce Aemilienses, ac Senatores urbis Ravennae cum innumero populo_: ANAST., n. 588. Il concetto _Senatus_ nel significato di nobiltà, compare assai spesso, da dopo di Carlo magno, in tutte le biografie dei Papi; ed anche qui vedesi che esso denotava massimamente soltanto gli ottimati.

[160] _Nisi post Electionem Ducis, Cleri et populi_ (n. 591). Si noti che i Duci pontificî nelle città maggiori, sedi in pari tempo di Vescovi, prendevano parte alla elezione di questi: scomparso era l’_Ordo_.

[161] _Donec in praesentia Apostolica, vel missi ejus, aut Vestararii Ravennae legali ordine illas in judicio convincas_: n. 591.

[162] Vedi il PICHLER, _Storia della separazione ecclesiastica fra Oriente e Occidente_, Monaco 1864, Vol. I.

[163] _Responsa_ di papa Nicolò ai Bulgari: _asseritis quod rex vester cum ad manducandum in sedili, sicut mos est, ad mensam sederit, nemo ad convescendum etiam neque uxor ejus cum eo discumbat, vobis procul in sellis residentibus, et in terra manducantibus_.

[164] _Annal. Bertin_., a. 865. Il palazzo del Re era circondato da un esercito innumerevole; quando egli si scagliò fuori, seguito da soli quarantotto fedeli, comparvero di repente sette santi preti con cerei in mano, simili ai sette di Amschasbano; i ribelli videro precipitare sulle loro teste una città in fuoco, e i cavalli del Re gli assalsero cacciandoseli sotto le zampe. Caddero a terra tutti; il Re si contentò di cinquantadue teste mozze.

[165] Sulla venuta dei legati vedasi ANAST., n. 608. ANDREAS PRESBITER, contemporaneo, dice che il Re stesso venisse a Roma e ricevesse il battesimo dal Papa, _et fide sancta confirmata recepit doctores ab eodem apostolico et in suam reversas est patriam_ (DOM. BOUQUET, VII, 105). È difficile che ANASTASIO avesse taciuto della venuta del Re. D’altronde questi già aveva assunto nome di Michele da quello dell’Imperatore greco.

[166] Al confine trovavano Teodoro generale bizantino, il quale staffilando le teste dei loro cavalli, diceva loro in isplendido latino: _Imperator noster vos necessarios sane non habet_.

[167] La _Vita Nicol. I_, n. 609, dice: _omnes a suo Regno pellens alienigenas_ (ossiano i Greci), _praefatorum Apostolicorum solummodo praedicatione usus missorum_.

[168] _Quia Constantinopolis nova Roma dicta est favore principum potius, quam ratione, patriarcha ejus pontifex appellatus est_: n. 92 dei _Responsa ad Consulta Bulgar_., LABBÉ, _Concil._, IX, 1534. Il Papa vieta espressamente l’uso della tortura contro i ladri, e massimamente contro gli accusati; proibisce espressamente il battesimo violento. Egli non avrebbe consentito mai ad un battesimo come fu quello famoso del fanciullo ebreo Mortara.

[169] Di questo si lagnarono i due Arcivescovi nel loro libello: _sine synodo et canonico examine, nullo accusante, nullo testificante — tuo solius arbitrio et tyrannico furore damnare nosmet voluisti_: HINCMARO, _Annal._, a. 864, _Mon. Germ._, I. Tutti questi avvenimenti e gli atti del Sinodo romano sono descritti in quegli Annali e negli altri di Fulda, di Metz e in ANASTASIO. Vedine inoltre il DÜMMLER, I, 506, ecc.

[170] Ricavo questa data da un diploma di Farfa: _dat. VII Kal. Martii anno Christo propitio Imperii Domni Hludovici Piiss. Aug. XI_ (dee porsi X dall’era di Lodovico, che fu l’anno 855 in cui diventò solo Imperatore) _Ind. XII actum Leonina Civitate_ (nel FATTESCHI ecc. n. LV).

[171] HINCMARO, _Annal._, a. 864; ERCHEMPERTO, c. 37. ANASTASIO tace. Anche il _Libell. de Imp. Potest._ narra assai chiaramente di questi fatti; dice che il Papa si tenne chiuso nella chiesa dei santi Apostoli pregando Dio contro il Principe malvagio. Quell’avvenimento però lo avrebbe reso più pieghevole: _pro qua causa Apostolica mitior effectus est_ (p. 721). Secondo lo stesso _Libellus_, l’Imperatore, ancor prima, avrebbe incamerato alcuni beni della Chiesa nella Campagna.

[172] _Annal._ HINCMAR., a. 864.

[173] Riguardo alla validità del matrimonio di Gualdrada, eglino contrapponevano arditamente il diritto di natura al giure canonico: _et quia suo viro parentum consensu, fide, affectu, ac dilectione conjugali sodata est, uxor profecto, non concubina habenda sit_.

[174] Tutte queste notizie sono dovute a HINCMARO.

[175] Lotario cacciò nuovamente la sventurata Regina, e si riprese Gualdrada, per lo che questa nell’anno 866 fu scomunicata da Nicolò.

[176] ANAST., _Vita Nicol._, n. 600. Si contava allora per ferie. La domenica era _feria prima_. Noci vuotate ed infilate a funicelle significavano i giorni pei quali valevano quei marchi.

[177] _Formam aquae, quae vocatur Tocia_ (ANAST., n. 584). Quest’acqua sarebbe, come alcuni Archeologi credono, la _Jopia_ o _Jovia_, ovvero la _Trajana Tuscia_; ma un insigne conoscitore della topografia di Roma nei bassi tempi, ci dimostra con buoni argomenti che la _Tocia_ era la _Appia_. Vedi COSTANTINO CORVISIERI, _dell’Acqua Tocia in Roma nel medio evo_, articolo di sommo pregio inserito nel «_Buonarroti_» (Roma 1870, Febbraio, Marzo e Luglio). La _Tocia_ forniva di acqua la regione Lateranense. Il nome _Tucia_ ossia _Tuscia_ è antico, perchè così si chiamava un fiumicello nelle vicinanza di Roma, e già fin dal tempo di papa Silvestro era conosciuto il _Fundus Aquae Tuscae_ nell’Agro Verano. Peraltro ho già osservato che vi sia corrispondenza fra l’_Aqua Tocia_ e l’Acquatoccio, che è il nome medioevale di un piccolo fiume che si mesce colle acque del rivo chiamato Almo (a).

(a) Questa nota, che si sostituisce all’altra apposta nell’originale tedesco (seconda ediz., 1870), ci fu, con una lieve modificazione nel testo, fornita dall’illustre Autore, il quale viene, con sua grande cortesia, offerendoci delle aggiunte o delle varianti anche ad altri luoghi dell’Opera. Ne faremo, a loro sito, avvertenza, come di cosa che reca gran pregio alla nostra edizione italiana. (N. del T.)

[178] Secondo la _Vita Gregor. IV_, n. 467, la _Sabbatina_ continuava a scorrere _ad Ecclesiam b. Petri Ap., atque ad Janiculum sicut prius_. La Vita _Nicol. I_, n. 607, contraddicendo: _formam aquaeductus qui multis a temporibus ruerat, et ad b. Petrum Ap. ob hoc aqua non ducebatur, in meliorem, quam fuerat, certamine quam plurima revocari statum_. Quel _multis a temporibus_ è pertanto inesatto ed erroneo.

[179] _Vita Nicol. I_, n. 607: _Ostiensem urbem — in ruinis jacentem — fortiori, firmiorique fabrica raedificari — jussit — promptos ad bella in ea homines collocavit_.

[180] _Pater vero ejus liberalium cum fuisset amator artium, et nobilissimum polleret fomitem cunctis eum elementis, almificisque ritibus imbuens, literarum studiis, et optimis artibus perornabat, ita ut nulla sacrarum species remaneret disciplinarum_: incominciamento della _Vita Nicol. I_.

[181] La _Constitutio Lotharii_ è data nel Maggio 825 da Olona, e non nell’823, come opinano il MURATORI e il TIRABOSCHI, _Mon. Germ. III_, 248. Incomincia: _de doctrina vero, quae ob nimiam incuriam atque ignaviam quorundam praepositorum, cunctis in locis est funditus extincta, placuit, ut sicut a nobis constitutum est, ita ab omnibus observetur, videlicet ut ab his qui nostra dispositione ad docendos alios per loca denominata sunt constituti, maximum detur studium, qualiter sibi commissi scholastici proficiant_. Si noti l’espressione _Scholasticus_ in significato di scolare.

[182] Decreto di Eugenio nel _Concil. Roman. 826, Canon. 34: magistri et doctores constituantur, qui studia literarum, liberaliumque artium, ac sancta habentes dogmata assidue doceant_; e l’aggiunta di Leone IV: _etsi liberalium artium praeceptores in plebibus_ (oggidì «pievi») _ut assolet, raro inveniuntur, tamen divinae scripturae magistri, et institutores ecclesiastici officii nullatenus desint_.

[183] Se possedessimo questi Regesti, sì come dal tesoro del secolo sesto conservammo per felice ventura le lettere di Gregorio I, se ne avessimo soltanto quel che contengono i Regesti di Giovanni VIII, vivrebbe per noi a nuova vita anche l’oscura storia della città di Roma dal settimo secolo al decimo. L’odierno archivio secreto del Vaticano conserva soltanto i Regesti continuati da Innocenzo III in poi: formano più di duemila volumi, e questa parte della storia universale è, ancora ai dì nostri, pari a una fonte celata nelle viscere della terra!

[184] Vedi il _Chronic. Centulense_ nel D’ACHÉRY, _Spicileg._, II, c. 3. Il GINGUENÉ, (_Histoire littér._, c. 72) ne avrebbe potuto apprendere che erronea è l’opinione dell’ANDRES: _il n’y avait pas dans toute la France un Térence, un Cicéron, un Quintilien_.

[185] In quel tempo che la scarsezza di libri era tanto grande, v’aveva in Roma maggior liberalità che oggidì. Si davano codici a prestito perfino ai paesi stranieri. _Quae auctorum opera si vestra liberalitas nobis largita fuerit, deo annuente, una cum memorato S. Hieronymi Codice fideliter omnino, restituenda curabimus_: LUPI FERR., Ep., 103. Le lettere di Lupo trovansi nel Tom. II del DUCHESNE, e l’accennata è a pag. 778.

[186] I codici sono a tenersi in conto di opere d’arte. Chi non vide senza sentirne ammirazione il celebre _Codex Amiatinus_ della Vulgata, ornamento della Laurenziana di Firenze? Il BANDINI (_Dissert._, Vol. I, _Suppl. ad Catal._, p. 701) opina che esso venisse in dono al convento di Amiata fin dai tempi di Lodovico I, ma non può darsi dimostrazione della sua ipotesi che abbia appartenuto a Gregorio magno. I Papi donavano codici alle chiese, e i cataloghi gli enumerano insieme coi candelabri e coi ciborî. L’epitaffio di Pacifico arcidiacono di Verona (m. 846) celebra, con espresso discorso, di lui: _Bis centenos terque senos codices fecerat_ (MURAT., _Diss._ XLIII). La iscrizione del prete Giorgio di san Clemente in Roma, dice che egli donò questa chiesa (a. 743) di codici, vero obolo della vedova:

_Veteris novique Testamentum denique libros_ _Octateuchum, Regum, Psalterium, ac Prophetarium,_ _Salomonem, Esdram, Storiarum Ilico Plenos._ (_ibid._)

[187] Un frontespizio così fatto, è posto innanzi al celebre Codice di Farfa nella Vaticana; il più meraviglioso di questo genere vid’io a Monte Cassino: è il Codice longobardo n. 353, del secolo decimo, che contiene la Regola di Benedetto, l’originale dei due _Chronica Ignotor. Casinens._, un prezioso catalogo di Papi e la _Epistola Pauli Diaconi ad Carol. Regem_. Nel frontespizio è dipinto l’abate Giovanni il quale offre il codice in dono a san Benedetto che tiensi seduto. L’imagine è giovevole a far conoscere il ricco vestimento a foggia antica dei Benedettini.

[188] I caratteri longobardi dei secoli nono, decimo e undecimo, che erano usati in molti conventi, sono resi difficili a causa delle lettere _a_ e _t_ che facilmente si scambiano, così a cagione della _r_ e della _s_, e per la connessione delle lettere _n_ e _m_; del resto i caratteri sono costanti di forma, e questo è loro privilegio. Naturalmente i diplomi possono dirsi veri geroglifici. Il lettore se ne può persuadere esaminando il MABILLON, _De Re Diplom._, osservando ad esempio il diploma di Nicolò I (p. 441), o la bolla di Pasquale I, a Patronace di Ravenna, le bolle di Benedetto III e di altri Papi del secolo nono.

[189] Quest’opera fu trafugata a Parigi al tempo della Republica francese-romana, ma poi tornò felicemente a Roma. Era stato certamente un donativo dei Carolingi; ma è incerto se la prima imagine miniata rappresenti Carlo magno oppure Carlo il Calvo. Il disegno delle miniature è cattivo e grossolano; le lettere iniziali sono fatte con molto garbo di arte.

[190] Monete di Leone III tengono scritto dalla faccia diritta s. PETRVS, nel mezzo LEO PA.; dal rovescio CARLVS; nel mezzo Ipa (_Imperator_). Le monete attribuite a Stefano IV sono di origine dubbia. Denari di Pasquale hanno la scritta LUDOVVICVS IMP.; nel mezzo ROMA; dall’altra parte SCS PETRUS; nel mezzo il monogramma PSCAL. E nelle simiglianti monete di Papi che vennero dopo, non manca mai il nome dell’Imperatore: quelle di Leone IV hanno dalla diritta LEO PAPA in monogramma, nell’orlo SCS PETRVS; dal rovescio HLOTHARIVS, nel mezzo IMP. Vedi l’opera di DOMENICO PROMIS intitolata: _Monete dei Romani Pontefici avanti il mille_, Torino, 1858. Essa completa e corregge il VIGNOLI e la compilazione del CINAGLI.

[191] _XXXII Philosophos illo tempore Beneventum habuisse perhibetur, ex quibus illorum unus insignis Ildericus nomine_: ANON. SALERN., c. 133. Che cosa poi fossero i così detti filosofi, si rileva da ciò che Ilderico, in un’opera a lui attribuita, si ricovera sotto alla protezione della Madonna: lo si scorge anche nel suo inno dedicato a Cristo.

[192] _Ut linguae Latinae injuriam irrogaretis, hanc in epistola vestra barbaram et Scythicam appellantes: Ep. Nicol. I_ nel LABBÉ, IX, 1320. Per far l’apologia della lingua ei non ricorre a Cicerone, a Virgilio o a Giustiniano, ma afferma che Dio l’ha creata _ut cum Hebraea atque Graeca in titulo domini a reliquis discreta insignem principatum tenens omnibus nationibus praedicat Jesum Nazarenum regem Judaeorum_: parlava pur sempre la coscienza che il latino era divenuto lingua universale cristiana.

[193] Il manoscritto antichissimo del _Liber Pontificalis_ dell’incominciamento del secolo ottavo, fu dal PERTZ rinvenuto a Napoli. Vedasi ciò ch’egli racconta delle fonti della Storia antichissima dei Papi nell’_Archivio della società di storia antica tedesca_, V, 68. Il GIESEBRECHT ha trattato ad evidenza così dell’origine del _Liber Pontificalis_ come della sua continuazione: vedine nel _Giornale universale mensile di scienza e letteratura_, Aprile 1852.

[194] Il TIRABOSCHI tratta di questo periodo assai superficialmente, e ciò per verità non gli si può apporre a colpa: del GINGUENÉ e del SISMONDI non torna il conto parlare. Merita gran lode la _Dissert. XLIII_ del MURATORI.

[195] Lo affermano il NOVAES, il PAGI ed altri, appoggiandosi al detto di ANASTASIO: _coronatur denique_. Le monete di Nicolò I non rappresentano la sua effigie. Sergio III (904) è raffigurato in una moneta colla mitra in capo. La tiara, cinta di serto, di forma affatto orientale, aveva altresì nome di _Regnum_ o _Phrygium_; per lo che Innocenzo III diceva: _In signum spiritualium contulit Mitram, in signum temporalium dedit mihi Coronam, Mitram quoque pro sacerdotio, Coronam pro Regno_. Di rado, scriveva questo Pontefice, i Papi portavano la tiara; quasi sempre la mitra. Vedi il VIGNOLI, _Antiq. Pontif. Rom. Denarii_ p. 63, e il NOVAES, _Introduzione_ II, Diss. V. — Non si conservò alcuna delle antiche corone pontificie; la più vecchia data soltanto da Giulio II.

[196] Le Decretali erano sconosciute ai Papi prima dell’anno 864. Furono compilate da un chierico nelle Gallie intorno all’anno 851 od all’852. Vedi gli studî dell’HINSCHIUS, _Decretales pseudo-Isidorianae et capitula Angilramni_, Lipsia, 1863, nella introduzione.

[197] ANASTASIO ne significò la morte a Adone arcivescovo di Vienne (LABBÉ, _Concil._, IX, p. 1587), dicendo: _Eheu! quam sero talem virum ecclesia meruit, quam cito reliquit_. E REGINO, ad ann. 868, dice: _post b. Gregorium usque in praesens nullus praesul in Romana urbe — illi videtur aequiparandus. Regibus ac tyrannis imperavit, eisque ac si dominus orbis terrarum auctoritate praefuit_. Il BARONIO, _Annal._, a. 867, riferisce l’epitaffio di Nicolò.

[198] _Vita Hadr. II_, n. 614. Il PAPENCORDT, ecc. p. 164, dipinge con grande verità il malcontento partito franco che era in Roma.

[199] _Vita Hadr. II_, n. 616. Però santo Gregorio non gli concesse diritti ospitali; parecchie volte gli comparve con aspetto irato nel sogno, e gli comandò di uscire del suo chiostro. Teutgaudo fuggì nella Sabina, dove morì: GIO. DIACONO., _Vita s. Gregor._ IV, c. 94. Anche Guntero, colpito gravemente dai fulmini di Nicolò I, non si rialzò più, quantunque Adriano nell’anno 869 lo ammettesse alla comunione (_Annali_ di INCMARO a quest’anno).

[200] _Benedictionem summi Pontif. ad consolationem videlicet multorum qui factiosorum tyrannide liberius solito saeviente inter unius decessionem et alterius substitutionem Pontificis diversis agitantur exiliis_ etc. _Vita Hadr. II_, n. 615. Dei Vescovi esigliati, al n. 617.

[201] _Divisis quippe Italiae finibus, Spoletanorum dux Romae constitutus est vice Regis, tali pacto ut quando Apostolicus obiret, interesset Dux praefatus electione futuri Pontificis, accipiens plurima dona in partem regiam_; EUTROPII _Presbyteris Langobardi Tractatus de jurib. et privilegiis Imperatorum in Imperio Romano_ (compilato intorno al 900), _apud_ GOLDAST, _Monarchia_ I, 9.

[202] _Vita Hadr. II_, n. 622: _Igitur Lambertus — tempore consecrationis — Romanam urbem, praeter consuetudinem, sicut tyrannus intravit, non rebellantem, sicut victor satellitibus suis ad praedandum distribuit_. La _Vita_ nomina altri Lambertini che erano in Roma, Aistaldo, Walterio, Ilpiano, Odone e Teoperto, tedeschi tutti, e certo proavi delle posteriori famiglie romane degli Astalli, dei Gualterii, degli Ilperini e degli Oddoni.

[203] La notevole _Constitutio promotionis exercitus observationis partibus Beneventi_, trovasi nella _Historiola Ignoti Casin._, in CAMILLO PEREGRINO, a. 866. Quelli di Tuscia, insieme _cum populo qui de ultra veniunt_, dovevano muovere per Roma a Ponte Corvo (_Pons Corvus_). Questo castello longobardo era sorto intorno a questo tempo, in vicinanza di Aquino. A Monte Cassino mi giovai del _Codex Diplom. Pontis Curvi_, che giunge dall’anno 953 al 1612.

[204] _Ut ab hostibus s. Nicolai, quia omnia ejus acta penitus infringere nitebantur, Nicolaitanus et scriberetur, et publice diceretur: Vita_, n. 618.

[205] INCMARO, _Annal._, 868. Lodevole è la mitezza della sentenza. Tuttavia la scomunicazione era una punizione terribile; essa separava l’uomo dalla società umana: _et qui cum eo in locutione, cibo vel potu communicaverit, pari excommunicatione cum eo tenebatur annexus_. Della notizia di tutte queste cose andiamo debitori a quegli _Annali_.

[206] ANASTASIO bibliotecario tradusse in latino gli atti dell’ottavo Concilio, e li provvide di un’introduzione. Lodovico in quel tempo lo aveva mandato a Bisanzio, perchè combinasse un matrimonio fra la figlia di lui e Costantino figliuolo di Basilio. _Vita Hadr. II_, n. 629.

[207] _Quam ob rem cavendum est, ne cum ea pari mucrone percellaris sententiae, ac pro unius mulierculae passione et brevissimi temporis desiderio, vinctus et obligatus ad sulphureos foetores et ad perhenne traharis initium._ Questa lettera ed altri atti relativi alla cosa trovansi in REGINO, _Chronic._, a. 866, 868.

[208] Vedremo esser esatta soltanto per metà la notizia data dagli _Annal. Fuld._, che nell’anno 868 ei venisse a Roma, vi trovasse morto Nicolò, e movesse a Benevento.

[209] INCMARO, a. 869. Egli dà al Re del miserabile Giuda. _Ipse autem infelix, more Judae, simulata bona conscientia, et impudenti fronte eamdem sacram communionem sub hac conventione accipere non pertimuit._ A quest’occasione anche Guntero fu ammesso alla comunione. Erra REGINO trasportando a Roma questi avvenimenti.

[210] _Indeque solarium secus eccl. b. Petri mansionem habiturus, intravit, quem nec etiam scopa mundatum invenit_: così INCMARO. Del resto, i Romani non furono mai vaghi della mondezza, e oggidì ancora la granata è un beneficio raro a trovarsi nelle loro case. REGINO dice che Lotario ricevesse onorifico accoglimento, ma è da credersi a INCMARO.

[211] _Laena_ ha anche significato di ruffiana.

[212] _Unum est enim Imperium Patris, et Filii, et Spiritus Sancti, cujus pars est Ecclesia constituta in terris_ (si noti che _Ecclesia_ ha qui il significato di Cristianità). La lettera, dell’anno 871, è nell’_Anon. Salernit._, c. 102 seg. Io la compendio.

[213] _Quocumque gentem et Urbem gubernandam_ (chiara espressione della signoria suprema), _et Matrem omnium Ecclesiarum Dei defendendam, atque sublimandam accepimus_.

[214] _Romanorum Imperatores existere cessaverunt, deserentes non solum Urbem et sedem Imperii, sed et gentem Romanam, et ipsam quoque linguam amittentes, atque ad alia transmigrantes._

[215] INCMARO e REGINO, a. 871. Sopra tutti il contemporaneo ERCHEMPERTO, c. 34: il _Chronic. Vulturn._ (MURATORI, I. 2, p. 403) non fa che copiare da lui. L’_Anon. Salernit._, c. 117, dice che Lodovico aveva per tre anni continui afflitto e concusso Benevento. Anche il contemporaneo ANDREAS PRESB. bergamasco (_Mon. Germ._, V, 232) ne dà notizia. L’avvenimento fu tema di una canzone di giullare (MURATORI, _Dissert._ XL, e SISMONDI, _De la Litérature du Midi_, I, 15). Da essa si apprende che nell’anno 871 la «lingua volgare» non era ancora diventata lingua poetica. Ha il tono usato dai nostri cantafavole che incominciano: udite, o uomini, la tremenda istoria:

_Audite omnes fines terrae horrore cum tristitia,_ _Quale scelus fuit factum Benevento Civitas,_ _Ludhuicum comprenderunt sancto, pio Augusto,_ _Beneventani se adunarunt ad unum consilium._ _Adalferio loquebantur, et dicebant Principi:_ _Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus._ _Celus magnum praeparavit in istam provinciam:_ _Regnum nostrum nobis tollit: nos habet pro nihilum._ _Plures mala nobis fecit. Rectum est, ut moriat_ etc.

[216] Così spiegano il BOUQUET ed il MURATORI. INCMARO, ad a. 872: _Hludowicus autem imp. vigilia pentecostes Romam venit, et in crastinum coronatus ab Adriano papa_. Per quel che concerne l’anno e la data della venuta di Lodovico, il _Chron. Farf._ trova conferma in un diploma già da me notato: _V Kal. Junii, Ind. V. Actum in Civ. Roma, Palatio Imperatoris_.

[217] _Tunc a senatu Romanorum idem Adalgisus tyrannus atque hostis reipublicae declaratur, bellum etiam adversus eum decernitur_: REGINO, a. 872. Lo stesso Cronista (morì nel 915) narra altresì che Adalgiso fuggì in Corsica, ma dice che l’Imperatore, per reverenza del suo giuramento, non mosse in persona contro a Benevento, e diè l’incarico della guerra alla sua donna.

[218] Il _Liber Pontificalis_ ci ha abbandonati; e gli _Annal. Bertin._ o INCMARO danno soltanto il giorno dell’ordinazione: _Adrianus papa moritur, et Johannes archidiacon. Roman. eccl._, 19 _Kal. Jan. in locum ejus substituitur. — Johannes, nat. Romanus, ex patre Gundo_: così la _Vita_, tratta dal Catalogo, in WATTERICH, I, 27.

[219] Ivi leggesi il suo epitaffio; fra altre cose dice:

_Huic ubi firma virum produxerat aetas,_ _Imperii nomen subdita Roma dedit_... _Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,_ _Omne simul Latium, gallia tota dehinc._ (DOM. BOUQUET, VII, 380)

Oltre ai Cronisti che parlano della morte di Lodovico, è meritevole di nota la notizia che ne dà ANDR. PRESB. nella sua barbarica Cronica. Egli ebbe parte a portare la bara dell’Imperatore: _Ibi fui et partem aliquam portavi, et cum portantibus ambulavi a flumine qui dicitur Oleo_ (Oglio) _usque ad flumen Adua_: c. 17.

[220] Il severo giudizio può trovare giustificazione, se si pensi che questa pagina fu scritta in tempo, nel quale le questioni dell’independenza e dell’unità d’Italia fervevano più gravemente che mai. (N. del T.)

[221] _Ep._ 34 _Hadr. II_, LABBÉ, VII, 443. _Igitur ergo integra fide, et sincera mente, devotaque voluntate, ut sermo sit secretior, et literae clandestinae, nullique nisi fidelissimis publicandae, vobis confitemur — salva fidelitate imperatoris nostri, qui si superstes ei fuerit vestra nobilitas, vita nobis comite, si dederit nobis quislibet multorum modiorum auri cumulum, numquam — suscipiemus alium in regnum et imperium Romanum, nisi te ipsum_. E ricolma di predicati adulatorî il Re, che aveva irritato per suoi attacchi contro la Chiesa gallicana.

[222] Il LEO (_St. d’Italia_, p. 274) dice, che egli bramava un Principe il quale lasciasse correre per la loro china le soperchierie dei maggiorenti, le devastazioni dei Saraceni e il frastagliamento dell’Impero. L’ultima cosa io ammetto, il resto no. I più acerbi nemici di Roma erano i Margravî di Toscana e di Spoleto, gli ottimati romani ed i Saraceni, e contro a tutti loro Giovanni VIII sperava anzi di aver ajuto da Francia, come dimostrano le molte lettere in cui espone sue lagnanze.

[223] L’AIMOIN, _De Gest. Francor._ V, c. 32, fissa l’anno 876, e INCMARO lo computa dal dì della coronazione. La data del giorno di Natale dell’anno 875 è stabilita dal Sinodo di Pavia (Febbraio 876), che confermò l’elezione imperiale. Durante la presenza in Roma di Carlo, giusto allora coronato, è dato il suo diploma di Farfa: _VII. kal. Jan. — Imp. ejus I. Actum in S. Petro, Ind. IX_.

[224] L’Annalista di Fulda: _Omnemq. Senatum populi Romani pecunia more Jugurthino corrupit_; e REGINO, _Chron._, a. 877: _iampridem imperatoris nomen a praesule sedis ap. Johanne ingenti pretio emerat_.

[225] Vedi gli _Acta Conventus Ticinensis_ (_Mon. Germ._ III, 528; BARON., a. 876), dove Giovanni VIII ripicchia soprattutto sul suo _eligimus merito et approbavimus — ad Imperii Romani sceptra proveximus_. Tuttavolta, egli non osa ancora di preterire l’adesione del clero e dell’_ampli Senatus, totiusque Romani Populi gentisque togatae_. Si notino queste reminiscenze antiche, che diventano ognor più manifeste. Vedansi anche il Concilio romano dell’anno 877 e il Concilio di Pontigon del Luglio 876 (LABBÉ, t. XI, 289). Un Cronista tedesco dice ancor pianamente e con semplicità: _A papa accepit benedictionem imperialem: Annal. Vedastini_.

[226] Secondo la _Ep._ IX, da Giovanni VIII indiritta a Landolfo di Capua, è indubitato che Carlo il Calvo diede Capua alla Chiesa: _de terrae vestrae pacta — nostro juri potestatique commisit_; e il _Libell. de Imper. Potest._, p. 722, v’aggiunge perfino le Calabrie, il Samnio, il ducato di Benevento, Spoleto, Arezzo e Chiusi. Se si badi a quest’ultimo, Carlo rinunciava ai diritti imperiali in Roma (_perdonans illis jura Regni_), ed alla presenza del _Missus_ nella elezione pontificia. _Quid plura? cuncta illis contulit, quae voluerunt, quemadmodum dantur illa, quae nec recte adquiruntur nec possessura sperantur._ Queste cose devonsi accettare con grande cautela. Carlo riconobbe espressamente il primato di Roma (nel _Convent. Ticinens._).

[227] I Vescovi ed i Conti protestano: _nos Italici Regni Regem elegimus_, — è una formale elezione regia. _Acta Conv. Ticin._

[228] _Georgius, cui cognomen fuit de Aventino_: così lo denota il _Libellus Auxilii in defens. Formosi_, c. 4.

[229] _Ep._ 319 di Giov. VIII _ad univ. Gallos et Germanos de damnatione Formosi ep., Gregorii nomenclatoris, et alior. qui Romae in synodo fuerant excommunicati_ (MANSI, _Con._ XVII, 236 e segg.). Questi Atti sinodali furono letti nella dieta dell’Impero a Pontigon. — Il GALLETTI, _Del Prim._, p. 71, cercò di chiarire la parentela di quegli ottimati. — L. Richter, nel Programma dell’Università di Marburgo, 1843, publicò le deliberazioni del secondo Sinodo di Giovanni VIII, dei 30 di Giugno, dove perfino fu rimproverato a Formoso _venerabilia monasteria hujus ecclesiae quibus praefuit sacrilege depredasse_.

[230] SIGONIUS, _de Regno Ital._, V, a. 876, tratteggia assai bene la connessione dei partiti in Roma, ma trae troppo presto in iscena i Conti di Tusculum, loro attribuendo, ancor prima della elezione di Carlo il Calvo, il disegno di costituire un impero nazionale romano.

[231] _Ep._ 21, 30, 31, 32, 34. Nella lettera 32 egli dice che i Saraceni spesso venivano fin sotto alle mura, e ne rileviamo che l’Anio era omai chiamato _Tiberinus_, onde derivò il nome volgare di Teverone. _Ita ut et illi saepe usque ad muros urbis quamvis clandestinis oris pervenerint, et Tiberinum fluvium, qui olim Albula dicebantur, juxta Sabinorum confinia pertransierint_. L’AMARI, _Storia dei Musulm. di Sicil._, I, c. XI, attenua il pericolo di Roma, e aggrandisce l’influenza e gli intendimenti di Giovanni VIII sull’Italia inferiore.

[232] _Ita ut facta videatur Neapolis Panormorum vel Africa. Quumque nostri quique Saracenos insequuntur, ipsi ut possint evadere Neapolim fugiunt, quibus non est necessarium, Panormum repetere._ Nella lettera di Lodovico a Basilio.

[233] _Tunc Salernum, Neapolim, Gaietam, et Amalfim pacem habentes cum Saracenis, navalibus Romam graviter angustiabant depopulationibus._ ERCHEMBERT., ad ann. 875, 876 (_Mon. Germ._, V, 253).

[234] _Decem bona et expedita chelandia ad portum nostrum transmittas, ad litora nostra de illis furibus et piratis Arabibus expurganda_: _Ep._ XLVI di Giov. VIII, e similmente la _Ep._ CCXL. Ciò dopo che l’Imperatore greco aveva mandato una flotta.

[235] GUGLIELMOTTI, I, 81. I Greci avevano altresì delle navi minori, dette _Chelandia_.

[236] _Quae nostra sunt defendimus — Dromones videlicet cum caeteris navibus construentes, et caetera vasa bellica et apparatus._ Frammento di lettera in Ivo, _Decret._, _Pars X_, c. 69: anche al c. 68 parla di _nostri dromones_, in una lettera indiritta a Marino ed a Pulcharo.

[237] _Neapolites milites apprehensos decollari fecit (sc. Guaiferius) sic enim monuerat papa_: ERCHEMPERT. Giovanni VIII più tardi consigliò il vescovo Anastasio di pigliare a tradimento tanti capi di Saraceni quanti gli prefiggeva, e di tagliar loro la gola. _Si majores Saracenorum quantos melius potes, quos nominatim quaerimus, cum aliis omnibus coeperis, et jugulatis aliis, eos nobis direxeris: Ep. CCXCIV._

[238] Notizia di questa vittoria di mare è conservata da IVO, _Decret._ X, c. 71: lettera di Giovanni indiritta _Imperatori et Imperatrici_, senza data. _Cum reversi fuissemus_ (da Napoli, a. 877, e non da Francia, a. 878) — _non plus quam quinque diebus in urbe manentes, quamvis corporis non modica detineremur molestia, exivimus cum fidelibus nostris — coepimus naves 18. Saraceni — multi occisi — captivos fere 600 liberavimus_. L’AMARI non parla di questa vittoria marittima, ma il GUGLIELMOTTI, p. 82, ha raccolto la notizia di questi avvenimenti con gran diligenza: però egli s’astiene da considerazioni sull’arte politica usata da Giovanni nell’Italia meridionale.

[239] _A proprio germano captus est, et Romam mittitur effossis oculis, ibique miserabiliter vitam finivit_. Leggasi la _Ep._ LXVI, in cui Giovanni si congratula con Atanasio di questo fratricidio.

[240] Lo dice nella sua lettera scritta a re Carlomanno in data da Genova, mentre era in viaggio per Francia. _Ep._ 89: _fesso mihi paganorum persecutione ac gladio, atque exactionis census viginti quique millium in argento mancusorum annualiter_.

[241] L’AMARI dice che questo trattato avvenisse nell’anno 877 e nel congresso di Traetto; il GUGLIELMOTTI lo pone all’879, dopo che Giovanni era tornato di Francia. Però io credo che, a conchiuderlo, non vi fosse tempo più acconcio di quello in cui Giovanni volgeva in animo di partire per Francia, chè il suo tributo non obligava tutti i Maomettani, nè egli se ne poteva fidare. Vedi la _Ep._ 69 a Landolfo di Capua, data in _Nov. Ind. XI_; dunque nell’877, poichè l’_Ind. XI_ cominciava in Settembre: e vedi l’_Ep._ 74. Lettere posteriori che trattano di quest’argomento sono quelle 209, 225, 242.

[242] _Ep._ 69, 74, 209, 225, 242, 265, 260 ed ERCHEMPERTO, c. 44.

[243] In quel tempo l’anfiteatro di Capua serviva da fortezza; come quello romano, chiamavasi _Colossus_: ERCHEMP., c. 55, 56. Egli narra di Pandolfo: _sequenti vero anno_ (881) _generaliter motionem faciens cum suis, Neapolitibus et Saracenis super colossum, quo filii Landonis degebant insedit_. E Guaifaro se ne appellava _Colossense_, c. 56.

[244] Monte Cassino fu distrutto nell’anno 884, e l’abate Bertario venne ucciso innanzi all’altare. Una parte de’ monaci fuggì a Teano, dove nell’anno 889 si abbruciò l’autografo della Regola di Benedetto. I Cassinesi allora trasmigrarono a Capua, e soltanto Aligerno (m. 986) restaurò Monte Cassino. Al Convento siamo debitori della conservazione dei Regesti di Giovanni VIII, che ivi andarono di Roma; esso possiede molti documenti, che non furono ancora usufruiti per la storia dell’Italia meridionale. Sopra tutti, il _Cod. Diplom. Cajetanus_ (dall’anno 772 al 1638), copia di don Giovanni Battista Federici, offre tesori preziosissimi. Reco ad onore di questa pagina l’iscrivervi i nomi di don Luigi Tosti e di don Sebastiano Calefati, attuale archivista di Monte Cassino; con grato animo celebro la cortesia con cui questi uomini eruditi mi apersero il loro archivio.

[245]

_Hic Murus salvator adest invictaque Porta,_ _Quae reprobos arcet, suscipiatque Pios,_ _Hanc Proceres intrate, Senes, Juvenesque togati,_ _Plebsque sacrata Dei, limina sancta petens._ _Quam Praesul Domini patravit rite Johannes,_ _Qui nitidis fulsit moribus ac meritis._ _Praesulis Octavi de nomine facta Johannis_ _Ecco Johannipolis urbs veneranda cluit._ _Angelus hanc Domini Paulo cum Principe Sanctus_ _Custodiat Portam semper ab hoste nequam,_ _Insignem nimium muro quam construit amplo_ _Sedis apostolicae Papa Johannes ovans._ _Ut sibi post obitum celestis janua regni_ _Pandatur, Christo sat miserante Deo._

Dal _Cod. Passioneus_ o _Signorili_, nel MURATORI, _Diss. XXVI_, e nel TORRIGIO ecc. p. 360. Nel chiostro del san Paolo vidi un piccolissimo frammento di questa iscrizione, in bei caratteri. L’ANON. MAGLIAB., XXVIII, Cod. 51, n. 2, fa menzione di questa _Joannipolis, quae in odiernis non videtur, et antiquitus pulcherrima aedificata fuit_, e dice che essa aveva più di due miglia di circuito. Un documento di Gregorio VII dell’anno 1074, relativo al san Paolo, conferma a questa chiesa _totum Castellum S. Pauli quod vocatur Joannipolim, cum Mola juxta se (Bullar. Casin., II, const. CXII)_.

[246] _Romanorum filios sub isto coelo non legitur fuisse obsides datos, quanto minus istorum qui fidelitatem Augustalem et mente custodiunt, et opere Deo juvante perficiunt: Ep._ 61. Erronea è la data _Ind. XI, 12 Kal. Nov._ La richiesta di ostaggi fu anteriore al Concilio del Febbraio 877, e fu precisamente questo che rese cheto l’Imperatore.

[247] _Ecce nobis Carolum Christianissimum principem superna providentia, praescitum a se et praelectum ante mundi constitutionem, et praedestinatum_ — più in là non si può andare ad adulare i Principi. Per lo contrario, vi contrasta acerbamente la lode data a Carlo magno, onde è detto bene e con verità: _atque intra brevissimum tempus ita industria pietatis studio egit, ut novus quodammodo videretur mundus, magnis luminaribus venustatus, et variis vernantibus floribus adornatus: Concil. Roman. mense Febr. Ind. X_, 877 (LABBÉ, T. XI, 296).

[248] _Elegimus hunc merito, et approbavimus una cum annisu et voto omnium fratrum et coepiscoporum nostrorum, amplique Senatus, totiusque Romani populi, gentisque togatae_; e i Vescovi confermano: _quem elegistis eligimus_. — Di questo Sinodo fanno menzione AIMOINUS V, c. 35 e INCMARO _Annal._, a. 877.

[249] Il concetto dei _praecaria_ e dei _praestaria_ si rileva dalle formule di MARCULFO, II, n. V, p. 109; XXVII, p. 241. Al II, n. 40, p. 174; XXVIII, p. 243, _praestaria_ si definisce così: _ad praestitum beneficium tibi praestare_, cioè dopo che fu prodotta l’instanza, _precaria_.

[250] _Canon. XVII: exceptis illis — quibus pro utilitatibus et speciali servitio S. Rom. Eccl. vel Ducatus vel uniuscujusque loci habitatoribus praebetur, vel ad nostra dispensanda constituti sunt vel constituentur._ Durava quindi il concetto del Ducato, territorio dello Stato della Chiesa, sì com’era ai tempi di Pipino e di Carlo. Nulla s’ode che si dica di Capua, di Gaeta, di Benevento, di Corsica, di Sicilia, di Sardegna. A questo passo, ch’io mi sappia, non fu mai prestata attenzione. Il _Can. XVIII_ stabilisce il diritto di decima soltanto a favore dei parrochi nelle parrocchie.

[251] _Art. XV: Interdicimus ut amodo et deinceps nullus quilibet homo petat patrimonia S. nostrae eccl. — Utrumque Sabinense_: dunque la Sabina spettava adesso alla Camera apostolica. Anche nel secolo duodecimo il Senato teneva il _Porticus S. Petri_ in conto di bene pontificio. — _Moneta romana:_ il diritto pontificio di batter moneta qui per la prima volta si menziona. — _Ordinaria et actionaria publica_, entrate publiche, tributi, censi ecc. — _Ripam_: è il _Ripaticum_ ossia _Teloneum_ dei fiumi. — _Portus_ e _Ostia_ appartenevano alla Camera papale. La conchiusione suona così: _sed haec omnia in usum salarii S. palatii Lateran. perpetualiter maneant_. — L’art. XVI statuiva che nessun uomo potesse _monasteria, cortes, massas, et salas Eccl. beneficiali more aut scripto, aut aliquolibet modo petere, recipere, vel conferre_. — Il _beneficium_ durava a vita.

[252] _Annal. Fuld._, a. 877; AIMOIN., V, c. 85; INCMARO, _Annal._, a. 877.

[253] Funerali degni di un Diogene: _Quem pro foetore non valentes portarti miserunt eum in tonna (!) interius exteriusque picata quam coriis involverunt, quod nihil ad tollendum foetorem perfecit. Unde ad cellam quamdam monachorum Lugdunensis episcopii, quae Nautoadis dicitur, vix pervenientes, illud corpus cum ipsa tonna terrae mandaverunt_: INCMARO, _Annal._, a. 877.

[254] _Ep._ 72 _ad Lambert. Comitem, Novemb. Ind. XI_.

[255] _Ep._ 73: _cum dicis nobis, Tuae nobilitatis, vel — monemus nobilitatem vestram_.

[256] _Ep._ 68. Inesatta è la successione di serie delle lettere. Io traspongo la _Ep._ 68 dopo della _Ep._ 73. Vi è detto: _sed etiam in innumeris et supra modum gravibus oppressionibus quae nobis una cum dominico grege — ab adversariis illatae sunt, et quotidie inferuntur, in gremio sedis apost. quae caput est orbis et omnium mater fidelium, quiete ac securiter manere nobis minime licet_. E appella Roma: _civitas sacerdotalis et regia_, imperiale, nel significato stesso di Bisanzio, dappoichè essa non dipendeva dal Re d’Italia.

[257] Questo solo può intendersi per giuramento di fedeltà. _Lantbertus, Witonis filius, et Adalbertus Bonifacii filius Romam cum manu valida ingressi sunt, et Johanne Romano pontifice sub custodia retento, Optimates Romanorum fidelitatem Karlomanno sacramento firmare coegerunt: Annal. Fuld._, a. 878.

[258] Nell’_Ep. 84 ad Joh. Archiep. Ravenn._ egli dichiara il fatto così: _cum immensa populi moltitudine Romam venit: nos autem illum quasi dilectum amicum apud. b. Petrum — honorifice recepimus; sed ipse — munereque corruptus ingenti, contra nos insurgere non dubitavit. Nam portas civitatis Romanae violenter imoque fraudolenter cepit._ Nell’_Ep._ 85 a Berengario conte: _ut nobis apud b. Petrum consistentibus, nullam urbis Romae potestatem a piis imperatoribus b. Petro principi ap. ejusque vicariis traditam haberemus. Ep._ 86 a Engelberga, _Ep._ 87 a Lodovico (il Balbo), _Ep._ 88 a Lodovico di Baviera, _Ep._ 90 a Carlo re: _ipsius b. Petri — Eccl. — armis 30 diebus circumdatam teneri non formidaverint._

[259] _Annal. Fuld._ a. 878.

[260] INCMARO, _Annal._: _Eis horribiliter excommunicatis Roma exiit_, e gli Atti di Trecas, colla loro _Explanatio_, in L. RICHTER, nel sopraddetto Programma. Il Papa stesso, nella _Ep._ 84 a Giovanni di Ravenna, scrive di avere in san Paolo minacciato d’anatema Lamberto. L’anatema in questa età era la conseguenza ultima della scomunica: Lamberto era stato scomunicato. L’AIMOIN, V, 37, od altrimenti il suo Continuatore, narra che Giovanni partiva da mare, _ferens secum preciosissimas reliquias, et cum Formoso episcopo Portuensi_. Il MURATORI ed altri credono che conducesse prigioniero Formoso, ma non è esatto.

[261] _Assumpto Bosone comite — cum magna ambitione in Italiam rediit, et cum eo machinari studuit, quomodo regnum Italicum de potestate Carlmanni auferret, et ei tuendum committere potuisset: Annal. Fuld._, a. 878. Nell’_Ep._ 125, scrive a re Lodovico, che Bosone lo aveva scortato con sicurezza fino a Pavia. Al Re dà nome di _dilectissime fili, ac porphyretice rex_. La narrazione del SIGONIO e del BARONIO, che Lodovico il Balbo fosse divenuto imperatore, contraddice alla verità storica.

[262] Questi versi andarono perduti, ne è conosciuto soltanto il titolo: _Spicileg. Roman._ IV, p. XXXIX. Possediamo ancora la mirabile lettera di Teodosio monaco sulla caduta di Siracusa, cui egli sopravvisse: _Epistola de Expugnatione Syracusarum_, nel GAETANI, _Vitae Sanctor. Siculor._, t. II.

[263] _Ad Ludovicum Regem, Ep._ 197; _quoniam — Deo favente, Romanum sumpseritis imperium_.

[264] _Et ideo nullum absque nostro consensu regem debetis recipere. Nam ipse, qui a nobis est ordinandus in imperium, a nobis primum, atque potissimum debet esse vocatus atque electus: Ep._ 155.

[265] _Ep._ 216 e 249 _ad Carol. Regem_. Lodovico il Balbo di Francia era morto nell’anno 879, Carlomanno di Germania nell’880.

[266] Questa data soltanto sembra essere esatta. INCMARO assume il Natale dell’anno 880. Il BARONIO e il SIGONIO accolgono l’881. Il PAGI vuol dimostrare che fosse il Natale dell’anno 880, appoggiandosi all’_Ep._ 269 di Giovanni a Carlo imperatore, _dat. IV Kal. April. Ind. XIV_ (881); ma chi guarentisce l’esattezza della data? Il MURATORI osserva che l’incoronazione doveva essere avvenuta nel Gennaio o nel Febbraio dell’anno 881. Nel CAMPI, _Hist. Piac._, I, n. XX, si trova: _data 5 Kal. Jan. a. 881, Ind. 14, A. vero regni D. Karoli Regis — in Italia 2_; dunque nel Natale dell’anno 880 ei non era ancora imperatore. Per lo contrario, il Dipl. XIX, da Pavia è segnato: _dat. 5 Id. April. A. 881, Ind. 14, anno vero imperii D. Karoli primo_; dunque nell’incominciamento dell’Aprile 881 egli era omai imperatore. Spesso le date dei Diplomi sono erronee; vedasi, ad esempio, quello di Carlo III nel MARGARINI, _Bullar. Cassin._, II, n. XLIII, dove si computa il Febbraio 886 per l’anno settimo dell’impero. Anche il DÜMMLER s’accorda nel dire che la coronazione avvenisse nel Febbraio 881 (II, 180).

[267] Oggidì ancora leggonsi con emozione le ferventi preghiere con cui il Papa chiede soccorso: _Ep._ 269, nella quale egli manda all’Imperatore _cum apostolica benedictione palmam per quam signum datur victoriae_ (sulla fine del Marzo 881). Cessata era la consuetudine di mandare le _claves confessionis_.

[268] _Ep._ 293, 299.

[269] _Annal. Fuld., Pars V_, a. 883 (_Mon. Germ._ I): _prius de propinquo suo veneno potatus, deinde — malleolo, dum usque in cerebro constabat, percussus exspiravit_. Il suo epitaffio insignificante trovasi nel BARONIO, a. 882.

[270] Gli _Annal. Fuld., pars V_, a. 882, dicono: _antea episcopus, contra statuta canonum subrogatus est_. Era stato vescovo di Caere. Il PLATINA: _natione Gallus — malis artibus Pontificatum adeptus est_. Affermano altri che fosse oriundo di Montefiascone. Erroneamente passa qua e là con nome di Martino II

[271] Vedi le Continuazioni degli _Annal. Fuld., pars. IV_ e _V_, a. 883.

[272] _Iste Adrianus cecavit Gregorium de Abentinum et Mariam superistanam nudam per totam Romam fusticavit_: BENEDETTO DI SORATTE, _M. Germ. V_, 199; e gli _Annal. Fuld._, subito dopo della elezione di Marino, narrano che il ricco «superista» Gregorio fu assassinato dal suo collega, nel Paradiso del san Pietro.

[273] Tace il BARONIO di questo _decretum de ordinando Pontifice sine praesentia Legator. Imperial._ Il SIGONIO, _de Regno_, ad a. 883, afferma che i due decreti furono falsati per senso di amor patrio italiano. Nessun Cronista ne parla prima di MARTINUS POLONUS, cui non si può prestar fede alcuna.

[274] _Annal. Fuld._, e _Vita Stephani V_, n. 642: _defuncto — Hadriano Papa — super fluvium Scultinna, in Villa, quae Viulczachara nuncupatur_.

[275] _Unde imperator iratus, quod eo inconsulto ullum ordinare praesumpserunt, misit Liutwartum et quosdam Romanae sedis episcopos, qui eum deponerent etc.: Annal. Fuld._, l. c.

[276] Il Concilio Romano dell’a. 904 divietò questi saccheggiamenti: _quia scelestissima etiam consuetudo inolevit, ut obeunte — pontifice, ipsum patriarchium depraedari soleat, et non solum in ipso, — sed etiam per totam civitatem, et suburbana ejus talis bacchatur praesumptio: nec non quia et id inultum hactenus neglectum est, adeo ut omnia episcopi eadem patiantur uniuscujusque ecclesiae obeunte pontifice; quod ne ulterius praesumatur omnimodis interdicimus_: LABBÉ, XI, p. 700.

[277] Così RATHERIUS, nel secolo decimo, descrive il costume dei Vescovi italiani: _Praeloquior._, V, 6, p. 143, edit. Ballerini. Vedi: _Raterio di Verona e il secolo decimo_, di ALBRECHT VOGEL, Jena, 1854.

[278] _Vestiariorum gazas ablatas reperii, qui sacraria perquirens de pluribus donariis, et Ecclesiarum ornamentis paene nihil invenit. Crux tamen aurea illa famosissima, quam Belisarius Patricius ad honorem b. Principis Petri Ap. instituit, et plurimae sacratissimorum altarium aureae vestes, eum reliquis pretiosis ornamentis non defuerunt: Vita Steph. V_, n. 643; ultima _Vita_ del _Lib. Pontif._

[279] ERCHEMPERT., c. 58; e da lui copia l’ANON. SALERN., c. 135.

[280] La famiglia di Guido discendeva da antichi signori di Austrasia, ed aveva per antenato Ludwin, prima conte, indi vescovo di Treviri: DÜMMLER, II, 18.

[281] _Widonis Regis Electio_ (_Mon. Hist. Patriae_, Torino, I, 76; _Mon. Germ._, III, 554). Nel _Decretum electionis_ vien detto espressamente che Guido vinse in due battaglie. Delle sue guerre contro a Berengario informano il men pregiato _Panegyricus Berengarii Imp._ (_Mon. Germ._, V, 190), REGINO, e in parte ERCHEMPERTO. Stando ai _Catalogi Regum et Imper._ (_M. Germ._, V, 218), la lotta scoppiò fra loro _dum regnasset (sc. Bereng.) anno I_. Giusta FLODOARD., _Hist. Eccl. Remens._, IV, c. 1, p. 576, Stefano adottò Guido per figlio, prima ancora ch’ei fosse diventato re.

[282] I Diplomi che trovansi nell’UGHELLI, nel SIGONIO, nel MURATORI rendono indiscutibile questa data. Vedi il MURATORI, _Diss. XXX e XXXIV_. Il primo Diploma di Guido è dei _9 Kal. Martii, Ind. IX A. Incarn. Dom. 891, Regnante Domno Widone in Italia Ann. Regni ejus III, Imperii illius die prima. Actum in Roma_. — La Bolla di piombo ha da una parte l’imagine di lui armato di scudo e di lancia; dall’altra tiene scritto: RENOVATIO REGNI FRANC. (MURATORI, _Ant._, II, 871), laonde si pare che Guido non intese per guisa alcuna ad un Impero nazionale italico.

[283] _Vita Steph. V_, n. 648, 650: _Ecclesiam, quae ad Apostolos dicitur — fundamentis renovavit_: essa portava ancora il titolo _Jacobi et Philippi_. Con ciò devesi completare quanto ne dicono il PLATNER e il BUNSEN, III, Sez. 3, p. 157 e segg. La _Vita_ di Stefano enumera altresì alcuni doni votivi; per l’ultima volta ancora possiamo leggere di lampade, di _Canthara_, di _Regna_, di _Vela_, di prasine, e di giacinti, e di bianche gemme.

[284] Il _Catalog. Rom. Pontif._, nell’ECCARD, _Corp. Hist. Med. Aevi_, II, n. 11, compilato tosto dopo dell’anno 1048, dice: _Formosus natione Portuensis_. Per lo contrario nel WATTERICH, I, 30: _Formosus, episcopus Portuensis, ex patre Leone_. Gli _Annal. S. Columbae Senonensis_ (_Mon. Germ._ I, 103) lo appellano _civis urbis Romae_, e così dichiara anche la _Invectiva in Romam pro Formoso Papa_, p. LXX. Non può darsi che, prima dell’anno 883, fosse restituito in Porto; infatti un Diploma di Marino dell’anno 882 è ancor segnato _per manum Valentini eccl. Portuens. Episcopi_ (LABBÉ, XI, _in Marino_).

[285] La _Invectiva in Romam pro Formoso Papa_ (BIANCHINI ANAST. IV, LXX) dice espressamente, che Formoso fosse elevato per violenza alla cattedra pontificia, e che egli la tenesse contro sua volontà: ciò peraltro non fu che una scena da commedia.

[286] Il _Chron. Farf._, p. 415: _huic quidam Sergius Rom. Eccl. Diaconus erat contrarius_; e LIUDPRANDO (_Antapodosis_, I, c. 30), che confonde i tempi, afferma che Sergio, dopo la ordinazione di Formoso, contro cui era stato antipapa, fuggì in Toscana: _Quatenus Adelberti, potentissimi marchionis, auxilio juvaretur; quod et factum est_. Sembra che Formoso cercasse di conciliarsi questo avversario con ciò che lo eleggesse vescovo di Cere; siffatta notizia, non sorretta da altre autorità, si trova in AUXILIUS, _in defens. Formosi_, nel DÜMMLER, _Auxil._ e _Vulgarius_, p. 95: però il fatto è incerto.

[287] L’anno dell’impero di Lamberto è certo, non il giorno. Il MURATORI, ad ann. 892, e nella _Dissert._ 34, accoglie per data i giorni primi del Marzo dell’anno 892, il BÖHMER il dì primo di Febbraio, il DÜMMLER la fine di Aprile. Ai Diplomi cogniti un altro ne aggiungo io, tratto dal _Cod. Dipl. Amiatinus_ (Sessoriana di Roma CCXIII, 163), dell’anno 893, Ind. XI: _Wido et Lantbertus filio ejus magni Imp. Aug. anni Imp. eorum secundo et tertio m. Junio intrante die 3._ Il MURATORI e il FUMAGALLI credono che Lamberto fosse già coronato in Roma nell’anno 892; ma, giusta REGINO, ciò avvenne soltanto dopo la morte del padre suo: _Romam veniens, dyadema imperii — sibi imponi fecit_: così avvisa anche MARIAN. SCOTUS, laddove FLODOARDO e i _Chron. Casaur._ si esprimono indeterminatamente. — Le due monete di Formoso nel VIGNOLI e nel PROMIS tengono scritto: WIDO IMP., e il monogramma ROMA. Non si conoscono denari di Formoso che siano fregiati col titolo di Arnolfo.

[288] _Missi autem Formosi — cum epistolis et primoribus Italici Regni ad regem in Bajoariam advenerunt, enixe deprecantes, ut Ital. Reg. et res S. Petri ad suas manus a malis Christianis eruendum adventaret; quod tunc maxime a Widone tyranno affectatum est: Contin. Annal. Fuld._, a. 893; ad ann. 894 segue la narrazione della prima spedizione.

[289] LIUDPR., _Antapod._, c. 37, chiama Lamberto: _elegantem juvenem adhuc ephoebum, nimisque bellicosum_. Il comportamento di Formoso è chiarito da FLODOARDO, _Hist. Eccl. Remens._, IV, c. 3: _de ipso Lantberto patris se curam habere, filiique carissimi loco eum diligere_: parimenti al c. 5, p. 610 (ediz. del 1617). Sull’ambasceria mandata ad Arnolfo vedasi il _Cont. Annal. Fuld._, 895.

[290] _Annal. Fuld._, a. 896, e il mal ordinato LIUDPRANDO. Arnolfo arringò l’esercito, ma è difficile che questo ne comprendesse il linguaggio di pompose reminiscenze: diceva che la Città non aveva più un Pompeo, nè un Giulio; che gli antichi spiriti romani avevano trasmigrato con Costantino in Grecia, e che i Romani di quel tempo non s’intendevano d’altro che di pigliare nel Tevere i pesciolini d’argento.

_His tota studium pingues captare siluros_ _Cannabe, non clipeos manibus gestare micantes._

Con simiglianti discorsi parlava Alarico innanzi a Roma.

[291] _Sicque Dei providentia firmissima et nobilissima urbs, nullo ex parte regis de tanto exercitu succumbente, jam vesperascente die nobiliter cum triumpho expugnata est, apostolico pariter, et urbe de inimicis liberato: Cont. Annal. Fuld._; e la leggenda del lepre trovasi in LIUDPRANDO. Gli _Annal. Einsidl._ dicono brevemente: _Arnulfus cum consensu papae Romam vi cepit_, e REGINO, con parola boriosa e ignorante, dice che fu avvenimento non più udito, da Brenno in giù.

[292] _Omnis ergo Senatus Romanor., vel Graecor. Scola — ad pontem Molvium venientes, regem honorifice — ad urbem perduxerunt: Annal. Fuld._ — LIUDPR., c. 28: _in cujus ingressu, ulsciscendo papae injuriam, multos Romanor. principes obviam sibi properantes decollare praecepit_: per il giorno dell’ingresso è certo una fola.

[293] Due documenti di Arnolfo (CAMPI, _Hist. di Piacenza_ n. 34, 35) sono promulgati da Roma: _7 Kal. Maji_, ed al primo di Maggio. Giusta un Diploma per Montamiata (UGHELLI, III, 30), il PAGI trova di affermare che la coronazione avvenne innanzi al primo di Marzo; ma ivi devesi leggere _Maii_ e non _Martii_, come già n’ebbe sospetto il MURATORI. Di questa guisa lessi io il Diploma nella copia romana del _Cod. Dipl. Amiatin._, CCXIII, p. 164: _Arnulfus div. fav. clem. Imp. Aug. — data IV Kal. Maii ann. Incar. Dni. DCCCXCVI, Ind. XIV, ann. Regni Arnulfi Regis in Francia VIIII, in Italia III, Actum Romae in Dei nomine feliciter Amen_. Nei _Mon. Germ._ III, 561, la coronazione è stabilita ai 18 di Aprile, e nel BÖHMER, _Reg. Carol._, al dì 25 di Aprile. Dacchè gli _Annal. Fuld._ e HERM. CONTRACT. fissano il dì della morte di Formoso a Pasqua, 4 di Aprile, v’ha errore o nei Diplomi del CAMPI o in questa ultima notizia. — Il DÜMMLER (_Imp. dei Franchi orient._, II, suppl. I) trascrive dall’originale di Firenze il Diploma per Montamiata; ed ivi il mese è del Marzo e non del Maggio. Ei propende perciò all’opinione che la coronazione avvenisse nel Febbraio, ma crede che soltanto l’ispezione degli originali piacentini possa torre il dubbio.

[294] _Annal. Fuldenses._

[295] _Mater Lantberti, quae ad praesidium a filio relicta fuerat, cum suis latenter aufugit_: REGINO, a. 896.

[296] Il dì della morte è dato dal _Contin. Annal. Fuld._, e, seguendo la notizia di lui, da HERM. CONTRACT.: _defunctus est die sancto Paschae_, al che il JAFFÉ propone invece: _die pentecostes_. Il Catalogo di Farfa gli attribuisce cinque anni e sei mesi di reggimento; quello più antico di M. Cassino (Cod. 353 del principio del secolo X) soltanto quattro anni, sei mesi e due giorni: vi si conforma il _Cod. Vat._ 1340.

[297] Il Monaco di M. Soratte celebra di lui: _renovavit aeclesia principis ap. Petri, pictura tota_; e parimenti AMALRICUS AUGERIUS (MURAT., _Script._, III, p. II, 313): _Formosus totam Eccl. b. Petri Ap., quam cito fuit factus Papa renovari fecit_; e la _Invectiva in Romam: Ecclesias reaedificavit, exstruxit, aedificavit, compsit et ornavit_.

[298] _Qui podagrico morbo correptus, vix XV dies supervixisse reperitur: Cont. Annal. Fuld._, a. 696. Il suo nome non è cancellato dal catalogo dei Papi, quantunque il Concilio di Giovanni IX, dell’anno 898, dichiarasse nulla la sua elezione. Giovanni VIII lo aveva condannato e ricacciato fra’ laici.

[299] _Annal. Fuld.: Stephanus Formosum inaudito more de tumulo ejectum et per advocatum suae responsionis depositum, foras extra solitum sepulturae apostolicis locum sepeliri praecepit_. Secondo AUXILIUS, _infen. et defen._, c. 30, il Papa fe’ in prima seppellire il cadavere nel cimitero dei pellegrini, ma indi lo fe’ gettare nel Tevere: vedi il DÜMMLER, _Auxilius_ e _Vulgarius_, p. 11. — LIUDPR., I, 30, narra con maggiore estensione di particolarità, quantunque scambii Stefano con Sergio; il _Chron. Farf._, p. 415, copia da lui. Il _Chron. S. Benedicti_ (_Mon. Germ._, V, 204), dice che il cadavere giacque nella tomba undici mesi. La _Invectiva: cadaver jamque per 9 menses sepultum, per pedes de sepultura extraxisti — si interrogabatur, quid respondet? si responderet omnis illa horrenda congregatio, timore perterrita ab invicem separata — discederet_. — AUXILII _Libellus: busta diruta, ossa fracta, uti quoddam memphiticum ejectus est extra publicum_. Anche il Concilio di Giovanni IX nuovamente ne dipinge lo spettacolo.

[300] Il BARONIO, a. 897, fa che alla _Synodus horrenda_ succeda la caduta del Laterano, e sclama: _quomodo possent stare parietes tanti facinoris terraemotu primaria concussa cardinis petra?_ La basilica crollò nell’anno 897. Gli _Annal. Alamannici_ (_Mon. Germ._ I, 53) menzionano questi due avvenimenti ad un tempo, ma primamente la caduta: _Basilica in Lateranis majori parte cecidit; et postea Stephanus — Formosum de sepulchro ejecit etc._

[301] LIUDPR., c. 31. — Nessun Pontefice portò più nome di Formoso: nell’anno 1464 il cardinale Barbo (Paolo II) voleva così appellarsi, ma ne lo impedirono i Cardinali, perocchè lo facessero sovvenire delle sorti di quel Papa antico.

[302] _Canon. III: Quia necessitatis causa de Portuensi ecclesia Formosus pro vitae merito ad ap. sedem provectus est, statuimus, et omnino decernimus ut id in exemplum nullos assumat._

[303] Ho già detto della _Invectiva_; anch’essa, al pari del Concilio dell’anno 898, chiama quel Sinodo «_horribilis_.» Il _Libellus_ AUXILII trovasi nel T. IV _Veter. Analect._ del MABILLON, e, insieme agli altri scritti polemici, nel Vol. CXXIX _Patrologiae curs. completus_ del MIGNE. Su di ciò vedasi la _Histoire Littéraire de la France_, VI, 122 etc. Il DÜMMLER, _Auxilius_ e _Vulgarius_, Lipsia 1866, ha commentato questi scritti notevoli dei Formosiani, e gli ha accresciuti con altri tratti da un manoscritto di Bamberga.

[304] BARONIUS, ad ann. 900. Per quel che riguarda la storia dei Papi, noi siamo adesso ristretti ai Cataloghi ed alle compilazioni di tempi posteriori. Il frammento περὶ τῶν πάπων, che va da Formoso a Giovanni X, trovasi nel MAI, _Spicileg. Roman._, V, 599 (che io vidi nel _Cod. Ottob._ 77, e nel _Cod. Vat._ 7143); è nella massima parte soltanto una traduzione da BERNARDO GUIDONIS, i cui _Flores cronicor._ furono ivi parimenti editi dal MAI, fino a Gregorio VII. Alla stessa età appartengono i cattivi versi di FLODOARDO di Reims, della metà del secolo decimo, editi dal MABILLON e poi dal MURATORI, _Script._, III, II. La notizia ch’ei dà della fine di Stefano è tolta dall’inscrizione del suo sepolcro:

_Visus ab hinc meritis dignam incutesse ruinam,_ _Captus et ipse, sacraque abjectus sede, tenebris_ _Carceris injicitur, vinclisque innectitur atris,_ _Et suffocatum crudo premit ultio leto_ (p. 348).

La inscrizione sepolcrale:

_Hoc Stephani Papae clauduntur membra locello:_ _Sextus dictus erat ordine quippe Patrum._ _Hic primum repulit Formosi spurca superbi_ _Culmina, qui invasit sedis Apostolicae._ _Concilium instituit, praesidii Pastor et ipsi,_ _Leges satis fessis jure dedit famulis._ _Cumque pater multum certaret dogmate sancto_ _Captus, et a sede pulsus, ad ima fuit._ _Carceris interea vinclis constrictus et uno (imo?)_ _Strangulatus nerbo, exuit et hominem._ _Post decimumque regens sedem eum transtulit annum_ _Sergius hinc Papa, funera sacra colens._

[305] FLODOARDO: a Teodoro egli attribuisce soli dodici giorni. Il _Cod._ 353 di M. Cassino attribuisce a Romano _m. III_ (il _Cod. Vat._ 1340 ne dà esattamente _IV_; il _Cod._ 257 di M. Cassino, cioè il _Catal. Petri Diaconi_, pone _m. III d. XXII_, e così pure il _Cod. Casin._ 185, compilazione del secolo decimoquarto); a Teodoro, _m. I, d. XV_ (il _Cod. Vat._ 1340 pone _d. XX_, e così il _Cod. Casin._ 275, il _Cod._ 185 e il Catalogo che precede la Cronica di Farfa).

[306] AUXILIUS, II, c. 22.

[307] A questo luogo deesi assestare la confusa narrazione di LIUDPRANDO, I, c. 30: _nam Formoso defuncto atque Arnufo in propria extincto, is qui post Formosi necem constitutus est expellitur, Sergiusque papa per Adelbertum constituitur_: il _Chron. Farf._, p. 415, segue LIUDPRANDO. Ma della cacciata dell’antipapa Sergio narra FLODOARDO:

_Joannes subit hinc, qui fulsit in ordine nonus._ _Pellitur electus patria quo Sergius urbe._ _Romulidumque gregum quidam traduntur abacti._

E la dimostrazione più certa è data dall’epitaffio di quel Sergio III che venne più tardi:

_Culmen apostolicae Sedis in jure paterno_ _Electus tenuit, ut Theodorus obit._ _Pellitur Urbe pater, pervadit sacra Joannes,_ _Romuleosque greges ipse dissipat lupus._

Trovasi nel BARONIO, che lo trasse da P. MALLIUS; è posto erroneamente ad a. 701, ed a torto attribuito a Sergio I, come ha dimostrato il PAGI. — FLODOARDO, a comporre i suoi versi, si giovò delle inscrizioni funerarie del Papi.

[308] _Quia ad judicium vocari mortuus non potest — omnibus patet, quod mortui cadaver pro se non respondere nec satisfacere potest. Canon._ I. Gli Atti si leggono nella _Collezione dei Concilî_ del LABBÉ e del MANSI.

[309] _Quia S. Rom. Eccl. — plurimas patitur violentias, pontifice obeunte, quae ob hoc inferuntur, quia absque imperatoris notitia, et suorum legatorum praesentia, pontificis fit consecratio — volumus — ut — constituendus pontif. convenientib. episcopis et universo clero eligatur, expetente senatu et populo, qui ordinandus est, et sic in conspectu omnium celeberrime electus ab omnibus praesentibus legatis imperatoris consecretur_: GRATIAN., _Dist._ 63, f. 103; e, secondo lui, di già Adriano aveva riconosciuto in Carlo _patricius_, il _jus electionis rom. pontif._ Così dice la «Notizia sulla trasfusione di ogni podestà del Papa e del popolo romano in Carlo patrizio e augusto» (nel _Cod. Vat._ 1984, fol. 191): _Adrianus papa cum omni clero et poplo et universa sca synodo tradidit Karolo augusto omnem suum jus et potestatem eligendi pontificem et ordinandi apostolicam sedem_. A Stefano VI viene ascritto un simile Editto, e con esso sarebbesi abrogato quello questionabile di Adriano III, di cui del resto non si fa cenno di sorte nel canone di Giovanni IX.

[310] _Canon. VI: Illam vero barbaricam Berengarii, quae per surreptionem extorta est, omnimodo abdicamus_. Dappoichè Berengario non era peranco imperatore, devesi leggere assolutamente _Arnulfi_, secondo quel che propongono il SIGONIO ed il PAGI. Le ragioni esposte da FRANCESCO PAGI nel _Breviar._, non sorreggono la erronea lezione. Il PROMIS dà soltanto due denari di Giovanni IX colla leggenda LANTUERT IMP.

[311] _Petitio Synodi, Mon. Germ._, III, 563: _Si quis Romanus, cuiuscumque sit ordinis, sive de clero, sive de senatu, seu de quocumque ordine, gratis ad vestram imperialem majestatem venire voluerit, aut necessitate compulsus ad vos voluerit proclamare, nullus eis contradicere praesumat etc._

[312] _Canon._ IX.

[313] Il _Panegyr. Bereng._ dice soltanto:

_Dum sternacis equi foderet calcaribus armos,_ _Implicitus cecidit sibimet sub pectore collum,_ _Abrumpens teneram colliso gutture vitam._

LIUDPR., II, c. 12, crede alla mano assassina di Ugo. Gli _Annal. Alemann. e Laubacenses_, all’anno 898, ne registrano semplicemente la morte. Nel Settembre 899, Berengario contava già il suo secondo anno di regno; così nel _Cod. Amiat._ CCXIII, p. 167: _Regnante Domno Berinchari Rex post obitum Lanberto Imperatore in Italia A. 2 m. Sept. intrante die 12, Ind. II_.

[314] Io mi attengo a questa data: nell’Agosto gli Ungheri calarono in Italia, nel Novembre morì Arnolfo. Gli _Annal. Alamann. et Laubacen.,_ 899: _Ungri Italiam ingressi. Arnolfus obiit_. Così anche gli _Annal. Augiens._ e _Weingart., Sangall. Minor., Einsidlens._, perfino gli _Annal. Beneventani_ e il _Chron. Venetum_. Ne parla a favore anche la lettera dei Vescovi di Baviera a Giovanni IX, dell’anno 899: ed invero, se fu scritta prima del Settembre dell’anno 900, la battaglia sul Brenta fu combattuta nell’anno 899, poichè vi è omai ricordata la ritirata degli Ungheri.

[315] Sebbene LIUDPRANDO parli d’una seconda venuta di Lodovico, le sue notizie destano dubbi non lievi. Stando a Regino, le guerre fra Berengario e Lodovico cadono già nell’anno 898, e, nello stesso istante, il Cronista narra della coronazione di Lodovico a imperatore.

[316] Che egli restaurasse o consecrasse la chiesa di san Valentino, lo dice la inscrizione, tratta da quelle ruine, dell’_opifex Teubaldus_, il quale donò al san Valentino case, vigneti, alcuni codici e vasi preziosi. Essa conchiude così:

_Tempore pontificis noni summique Johannis_ _Est sacrata die suppremo hec aula novembris_ _Dum quinta elabentem indictio curreret annum._

In ANGELO MAI, _Scriptor. Veter. Vatican. Collect._, T. V, 218. Per verità, la Indizione non s’accorda coll’età di Giovanni IX.

[317] Questa data è stabilita da un Diploma di Lodovico III, _in Laubia majore ipsius Palacii ann. Imp. Domni Ludovici primo, m. Febr. Ind. IV_, nel FIORENTINI, _Memorie di Matilda ecc._, III, 114. Nel dì primo di Giugno dello stesso anno è dato il Diploma di Lodovico per Montamiata: _Dat. Kal. Junii A. 901, Ind. IV, Anno vero Domni Hludovici gloriosi Imp. primo, actum Papie: Cod. Dipl. Amiat. CCXIII_, p. 167.

[318] La sentenza è nel MANSI, XVIII, 239. Pietro, vescovo di Lucca, reclama contro a Lamberto di Lucca, a cagione che questi aveva usurpato dei beni della Chiesa.

[319] AMALR. AUGER. attribuisce a Benedetto anni tre e mesi due: il Catalogo di M. Cassino, anni tre e mesi dieci: il _Cod. Vat._ 1340, cinque anni e cinque mesi. Il FANTUZZI (I, 102) dimostra che egli morì prima dei 26 di Luglio. Assai incerta è la cronologia dei Papi al principio del secolo decimo: per quanto sia accurata l’opera del JAFFÉ, è pur sempre a dubitare se una sola delle date di questa età sia esatta. GIUSEPPE DURET (_G. stor. della Svizzera_, II, 1856) ne fece nuovamente tema di critica, ma a nulla si concluse.

[320] Di quei due Papi dice FLODOARDO:

_Post quem celsa subit Leo jura, notamine quintus:_ _Emigrat ante suum quam Luna bis impleat orbem._ _Christophorus mox sortitus moderamina sedis,_ _Dimidio, ulteriusque parum, dispensat in anno._

Il Catalogo di M. Cassino 353 (compilato intorno all’anno 920) attribuisce a Leone _m. I_ di reggimento, a Cristoforo _m. VI_, locchè s’accorda a sufficienza con quello che dice FLODOARDO. I Cataloghi _Vat._ ed _Eccardi_ determinano sette e sei mesi. Le date della elevazione di Sergio al trono, per verità, darebbero tutt’al più quattro mesi, come vien contato nel Catalogo del _Chron. Bernoldi_ e in HERM. CONTR.

[321] FLODOARDO:

_Sergius inde redit, dudum qui lectus ad arcem_ _Culminis, exilio tulerat rapiente repulsum:_ _Quo profugus latuit septem volventibus annis._ _Hinc populi remeans precibus, sacratur honore._

E l’epitaffio:

_Exul erat patria septem volventibus annis._ _Post populi multis Urbe redit precibus._

[322] Fu consecrato fra il dì 25 di Gennaio e il primo di Febbraio dell’anno 904, come dimostra il JAFFÉ, giovandosi del MURATORI, _Ant._, V, 773.

[323] _Duro domans ergastulo vita eorum cruda maceratione decoxit et tandem miseratus diro martyrio finiri compulit ab imis medullis dolentes animas extorqueri fecit:_ EUGENII VULGARII, _de causa Formosiana libellus_, nel DÜMMLER, p. 135.

[324] La prima Bolla è nel MARINI, n. 24. La seconda, n. 23, deriva dall’archivio delle monache di santo Sisto (via Appia), le quali, a’ tempi di Pio V, trasmigrarono ai santi Sisto e Domenico (Regione Monti). La riferisce anche il TORRIGIO, _Hist. della venerat. Imag. di M. Vergine nella chiesa de’ santi Sisto e Dom._, Roma, 1641, p. 36.

[325] GIOV. DIACON. (_De Ecclesia Lateranensi_, nel MABILLON, _Mus. Ital._, II, 575) lamenta: _In illis vero temporibus, quibus invasores apostol. tenebant sedem, tulerant de hac basilica omnes thesauros, et cuncta ornamenta aurea, et argentea, ac universa utensilia_. Lo stesso Scrittore dice dell’edificazione di Sergio: _tempore autem illius (Stephani VI) ruit, et fuit in ruinis dissipata et comminuta usque ad tempus, quo revocatus est dominus Sergius_ (p. 561, segg.). Vedine anche la _Vita Sergii_, Catalogo nel WATTERICH, I, 32, e il _Chron._ di BENEDETTO, c. 27.

[326] _Haec omnia devotus tibi praeparavit: et non cessabit, dum spiritus ejus rexerit artus, praeparare et offerre tibi dominus Sergius Papa tertius_: così il Registro antico in GIOV. DIACONO.

[327] _Incipiens ab antiquis laborare fundamentis, finetenus opus hoc consummavit_, dice GIOV. DIACONO.

[328] L’inscrizione della tribuna leggesi nel RASPONI, _De Basil. et Patriarchio Lateran._, p. 28; eccone gli ultimi versi:

_Spes dum nulla foret vestigia prisca recondi_ _Sergius ad culmen perduxit Tertius ima,_ _Cespite ornavit ingens haec moenia Papa._

Migliore è la lezione _pingens_ del BUNSEN. La inscrizione della porta è in GIOV. DIACONO:

_Sergius ipse pius Papa hanc qui coepit ab imis_ _Tertius, exemplans istam quam conspicis aulam._

[329] Nè i denari di Sergio III, nè quelli di Anastasio III sono segnati del nome di Lodovico, laddove monete di Benedetto IV portano la leggenda: LVVDOICVS IMP. Quei Papi dunque, lui non riconobbero per imperatore.

[330] Secondo il JAFFÉ, nel Settembre; secondo il DURET, addì 23 Aprile, oppure ai 24 di Maggio. BENEDETTO DI SORATTE fissa il 23 di Maggio: _Obiit Sergius Papa nonas Kal. Majas_: c. 29.

[331] _Il Catal. Casinens._ 353, pone termine con Giovanni X, la cui epoca esso non registra più. Ad Anastasio attribuisce: _a. II, m._... (_Cod. Casin._, 257: _a. II, m. II_, parimenti come il _Cod. Vat._ 1340): a Lando: _a. I_ (Cod. 257: _an. III, d. XXXIII_; _Cod. Vat._ 1340: _m. V, et cessavit ep. d. 36_). BENEDETTO DI SORATTE gli conta: _menses 6_, e FLODOARDO: _m. 6, dies 10_. Il _Catal. Eccardi_ dice Trano, in cambio di Raino (Rayner), come invece tiene esattamente scritto il _Catal. Vat._ Per lo contrario, il celebre Catal. Vat. 3764 della Cava (che contiene il _Lib. Pontif._ e Cataloghi assai antichi) dice: _Lando nat. Sabinense ex patre taino sedit m. VII, dies XXXVI._

[332] _Theodorae autem glycerii mens perversa, ne amasii sui ducentorum milliarium interpositione quibus Ravenna separatur Roma_ (locchè è errore) _rarissimo concubitu potiretur, etc._: LIUDPR., _Antapod._, II, c. 48. È errore altresì che Pietro fosse arcivescovo di Ravenna; piuttosto eralo Cailo. Il MURATORI ha combattuto aspramente la veridicità delle narrazioni di LIUDPRANDO; la difende il KÖPKE (_De Vita et scriptis Liudprandi_, Berlino, 1842). Di dubbia fede lo dichiarano lo SCHLOSSER e il WATTENBACH. Il BARONIO, il MANSI e il MITTARELLI hanno accolto senza esitare le sue apostrofi contro Giovanni X, contro Teodora e Marozia. Di recente, il DURET (_G. stor. della Svizzera_, Vol. I) ha dimostrato gli errori di LIUDPRANDO, e lo segue F. LIVERANI in una monografia, per più riguardi eccellente, intitolata: _Giovanni da Tossignano_, Macerata, 1859.

[333] Narra la _Invectiva in Romam_ che Giovanni, dopo la morte di Pietro, usurpò il vescovato di Bologna: lo ingiuria come se fosse un lucifero. Poichè la _Invectiva_ appartiene a quell’età, la sua voce, ad onta dell’odio di parte, non è senza gravezza.

[334] La _Invectiva_, LIUDPRANDO, LEONE DI OSTIA, il _Chron. S. Bened._, danno a Giovanni X il nome di _invasor et intrusus_: MARTINO POLONO, ANDREA DANDOLO, BERNARD. GUIDONIS lo dichiarano financo figliuolo di Sergio III, scambiandolo con Giovanni XI. Anche AMAL. AUGERIUS, al paro di BERNARDO, afferma che il popolo lo cacciasse di Ravenna. Per lo contrario, FLODOARDO e l’ANON. BERENGARII tengono dalla