parte di lui.
[335] MANSI, XVIII, p. 239. Nell’anno 906 un TEOFILATTO compare da _Cancellarius_ o _Saccellarius_ (MARINI, n. 24). Similmente nell’anno 915, in un Diploma di Giovanni X (Placito di Monte Argenteo, di cui diremo più sotto). Nel 927, si trova _Theophyl. Cons. et Dux_, ed è certamente il figliuolo dello sposo di Teodora (_Reg. Subl._ fol. 97, _Cod. Sessor._ del FATTESCHI, p. 45). Nell’a. 939, _Theophyl. nobili viro_ (ibid., p. 65). Nella sentenza di Alberico II, del 942, un Teofilatto _vestararius_ è specificato fra gli ottimati di Roma. Di lui e della moglie sua _Theodora vestararissa_ fa parola un’inscrizione sepolcrale che è nel GALLETTI, _del Vestar._, p. 46. Per lo contrario, nel 949, troviamo _Maroza nob. fem. conjux vero Theophylacti eminent. Vestarario_ (_Cod. Subl. Sessor._, 217): potrebbe darsi che fosse stata seconda moglie di lui, oppure che avesse avuto due nomi. Avrei di che citare ancora molti altri Teofilatti, che non appartenevamo alla stessa famiglia.
[336] Può darsi che Giovanni X, dapprima arcivescovo di Ravenna, fosse unito in parentela con Teodora o con Teofilatto. All’esistenza di una nobile Marozia di Ravenna (FANTUZZI, V, 160), io certo non attribuisco alcun peso, avvegnachè questo diminutivo di Maria fosse frequente. Teofilatto per via di Marozia fu antenato dei Tusculani, e il suo nome durò nella famiglia. La tavola genealogica del LIVERANI stabilisce che Teodora I fosse figlia di Adalberto I di Tuscia; ma non è che un’opinione arbitraria. Che Teofilatto fosse sposo di lei lo sappiamo chiaramente da BENEDETTO DI SORATTE, c. 29.
[337] Nel suo _Auxilius_ e _Vulgarius_, pag. 146, il DÜMMLER ha stampato una lettera di Vulgario indiritta a questa Teodora, e tratta da un manoscritto di Bamberga: in essa, l’aderente di Formoso prega la potente donna di accordarle la sua protezione presso a Sergio III. La soprascritta è compilata così: _Ad Theodoram_ (sventuratamente mancano qui due parole, ossiano predicati) _Sanctissimae et deo amatae venerabili matronae Theodorae Vulgarius peccator vitam in Christo_. Egli magnifica la pietà di lei, e dice: _Habes igitur virum_ (misticamente Cristo) _multo plus fortiorem et potentiorem isto senatore_ (Teofilatto): _iste, etsi est dominus unius urbis_ (Roma), _sed ille_ (Cristo) _totius orbis_.
[338] _Alter Apostolici nam frater, consulis alter Natus erat_. così il _Panegyr._ di Berengario, e la glossa antica dello stesso Autore dice: _Consul Romanorum tum erat Theophylactus_.
[339] Il _Placitum_ di Montargenteo, a. 1014, ne dà chiarimento. Esso riporta una Bolla di Giovanni X (a. 915), e fra i maggiorenti romani nomina primamente _Theophylactus Senatores Romanorum_, indi _Gratianus dux, Sergius primicerius_ etc. Lessi la pergamena originale, che dice veramente _Senatores_, ma, poichè ogni ottimato ha il suo predicato, così deesi leggere _Senator_. _Senatores_ non è altro che una sgrammaticatura barbarica; così anche BENEDETTO DI SORATTE dice: _Petrus marchiones_, a vece che _marchio_. Ivi pure Teofilatto è posto a capo dell’aristocrazia. È l’ultima volta che si faccia menzione di lui; dopo del 915 scompare. Il suo palazzo in Roma è nominato ancora in tempo più tardo.
[340] _Theodora, scortum impudens — Romanae civitatis non inviriliter monarchiam obtinebat. Quae duas habuit natas, Marotiam atque Theodoram, sibi non solum coaequales, verum etiam veneris exercitio promptiores_: LIUDPR., _Antapodosis_, II, c. 48.
[341] Lo scambio di _Albericus marchio_ con _Albertus marchio_, ha prodotto la peggior confusione, poichè si pose a mazzo la casa di Tuscia con quella di _Tusculum_. Gli Italiani, i quali dicono che Alberico fosse romano, dovrebbero mostrare un solo Romano di questo nome. Presso ai Longobardi era frequente sì, come quelli di Adelberto, di Ilderico, di Albuino, di Alifredo, di Boniperto (reputo i Bonaparte essere gente longobarda di questo nome). Un sol pajo di esempli: _Albericus fil. cujusd. Adelfusi_ (_Cod. Farf. Sessor._ 218, n. 319); _Albericus, missus_ di un _Judex_ longobardo (n. 324); _Albericus_ scabino, a. 897, (n. 342). Nell’anno 997, un _Albericus_ era abate di Farfa.
[342] Che Alberico fosse uomo di fortune nuove, e intendesse al principato di Camerino, lo dice il _Panegyr. Bereng._, lib. II:
_Pauper adhuc Albricus abit, jam jamque resultat_ _Spe Camerina. Utinam dives sine morte sodalis._
Questi versi rivelano una storia intiera. Il documento farfense n. 57 (nel FATTESCHI) lo appella, intorno al 900, _Comes: temporibus Alberici Comitis anno ejus IV, m. Martii, Ind. III_. — Ai num. 58, 59, l’anno 914 è contato come suo vigesimo quinto. Lo SCHEID, _Origin. Guelf._, lib. 2, crede che egli avesse sua sede in Orta, di che io dubito appena. Al tempo di Ottone III v’erano perfino dei _Marchiones de Orta_ (ib. p. 138); tuttavolta non m’è noto che un margraviato di Orta esistesse all’incominciamento del secolo decimo. Però ben poteva Alberico esser veramente _Comes_ di Orta.
[343] _Accepit una de nobilibus Romanis, cujus nomine superest, Theophilacti filia, non quasi uxor, sed in consuetudinem malignam_: così BENEDETTO DI SORATTE. Ma l’orgoglio di Teofilatto poteva mai consentire ad un concubinato?
[344] Io non credo, come fa il DURET, che la famiglia di Teofilatto fosse nemica di Sergio. Invero come avrebbe altrimenti potuto spargersi fama degli amori di Sergio e di Marozia? Io reputo anzi che Sergio fosse di quella famiglia, nella quale il suo nome si tramandò.
[345] LIUDPRANDO toglie per ciò a prestito i predicati di _scortum_ e di _meretrices_, e non ne è avaro: da dopo del BARONIO, si è formata per quel periodo l’opinione esagerata che il governo fosse in mano di baldracche. Presso ai Tedeschi quel concetto data forse dal LÖSCHER, _Storia del reggimento romano delle bagasce_, Lipsia, 1707. Per certo, il governo di Giovanni X non fu cosiffatto.
[346] Leggasi negli Atti del Concilio di Trosle la descrizione che Eriveo arcivescovo di Reims dà delle sfrenatezze immorali dei preti: LABBÉ, _Concil_., _XI_, 731.
[347] Nell’anno 945, le illustri donne Marozza e Stefania, figlie della giovine Teodora, sottoscrissero un Diploma, come si conveniva a donne illetterate: _Signum_ † _manu suprascripta Marcata nobilissima femina donatrice qui supra lra_ † _n_. (cioè _literae nescia_); parimente _Stephania_: MARINI, n. C, p. 157.
[348] La data dei 15 di Maggio, accolta dal JAFFÉ, non è esatta; infatti, addì 10 di Maggio dell’anno 916, ci troviamo nel terzo anno del pontificato di Giovanni X: _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 33, Bolla di confermazione data a Subiaco: _Dat. VI Id. Maii anno_ — _Joh. X_ — _tertio_. Meglio il DURET, che assume per data la seconda metà del Marzo.
[349] Leggasi il _Liber Destructionis Farfensis_ dell’abate Ugo (p. 533), edito dal benemerito BETHMANN: _Mon. Germ._, t. XIII.
[350] Equipaggiava un bastimento che navigava ai porti dell’Impero, immune da gabella. Vedi il _Privilegium_ di Lotario del 18 Dicembre 822, _Reg Farf._, n. 281: _Unam navim concessimus_ etc. I molti titoli di tributi, ai quali le navi erano allora soggette, hanno un’impronta caratteristica della barbarie di quell’età: _nullum telonaticum, aut ripaticum, paraticum, pontaticum, salutaticum, cespitaticum, cenaticum, pastionem, laudaticum, travaticum, pulveraticum — accipere audeat_.
[351] Le Bolle di Nicolò I, a. 858, e di Leone VII, a. 936, si riferiscono a quella distruzione: _Mon. Selecta ex magno Chartario Sublac. Cod. Sessor_. CCXVII, p. 5 e 55. Il convento di Subiaco non ha ancora avuto una propria Storia, chè le _Memorie di Subiaco_ dell’JANNUCCELLI, Genova, 1856, non possedono valore scientifico.
[352] Il NIBBY, _Anal_. III, 61 e il LIVERANI, p. 276: entrambi dicono che, oggidì ancora, si odono colà nomi di origine arabica, quali sono Mastorre, Argante, Morgante, Marocco, Merante, Manasse, Margutte. Osservo che un altro Saracinesco, castello un tempo di Mauri, trovasi ancora adesso nella diocesi di Monte Cassino.
[353] BENED. DI SORATTE, c. 29: _Audientes Sarracenis, qui erat in Narniensi comitato, Ortense, et qui erant in Ciculi_ etc. Malamente si scrive Siciliano, e a torto la terra si fa derivare dai Siculi antichi. Giusta sembra essere l’opinione del FATTESCHI (_Serie_ ecc., p. 246), che la fa discendere da Equicoli: in alcune carte di Farfa dell’anno 762, trovasi scritto: _in Eciculis_. Vi abitavano un tempo gli Equi, e il distretto era appellato _castaldatus Equanus_.
[354] _Regnaverunt Aggarenis in Romano regno anni 30, redacta est terra in solitudine_: BENED. DI SORATTE, c. 27.
[355] Tosto dopo la morte dell’Imperatore, un Grammatico longobardo scrisse il _Panegyricus Bereng. Imp._: lo diede alla luce ADRIANO VALESIO (Parigi, 1663): vedi la Introduzione al poema, nei _Mon. Germ._ VI, e vedasi il WATTENBACH, _Fonti storiche della Germania_, Berlino, 1858, pag. 159. — Il Poeta accenna alla pressura dei Saraceni, v. 89:
_Summus erat pastor tunc temporis Urbe Johannes_ _Officio affatim clarus sophiaque repletus,_ _Atque diu talem merito servatus ad usum._ _Quotenus huic prohibebat opes vicina Charybdis,_ _Purpura quas dederat majorum sponte beato,_ _Limina qui reserat castis rutilantia, Petro._
[356] _Praefigens sudibus rictus sine carne ferarum._ Le Regioni avevano loro segni di distinzione. Enrico V fu accolto da _aquiliferi, leoniferi, lupiferi, draconarii: Chron. Casin._ IV, c. 37. Nell’_Ordo Rom. XI e XIII_, gli alfieri hanno già nome di _milites draconarii, portantes XII vexilla quae bandora vocantur_ (MABILLON, _Mus. It._, II, 128); e addirittura: _12 bandonarii cum 12 vexillis rubeis_ (p. 228). Così era nel secolo duodecimo e nel decimoterzo.
[357] Di contra al PAGI, il MURATORI pone la coronazione al giorno di Natale dell’anno 915. Le oscure parole del Panegirico: _Luce Deus qua factus homo processit ab antro — Tumbali_, spiegano quasi tutti i moderni (BÖHMER e JAFFÉ) per Pasqua. Il DURET, pag. 301, ha bene dichiarato essere esse una circonlocuzione significante il giorno di Domenica. Io mi dispenso d’entrare in disamina dei noti Diplomi che trovansi nel MURATORI, poichè ne ho trovato uno inedito di Berengario nel _Cod. Amiat. Sessor._ CCXIV, p. 435, e CCXVI, n. 181, il quale dimostra che la coronazione avvenne sul principio del Dicembre 915, forse nel primo Avvento. È un privilegio dato a quella Abazia, che egli confida al governo del figliuol suo _Widoni glorioso Marchioni Cenobium Dni. Salvatoris in Monte Amiate constitutum ad regendum commisissemus_; e comincia: _In Nom. Dni. Dei Eterni Berengarius Imp. Aug. Dignum est ut qui prudenter Dei obsequia_ etc; e conchiude così: _Signum domni † Berengarii seren. Imp. Joannes cancellarius ad vicem Ardingi ep. et archicancell. recognovi etc. Data VI Idus Decembr. A. Dom. Incarn. DCCCCXV domni vero Bereng. seren. Regis XXVIII, Imperii sui primo Ind. IV Actum Rome in Xpi nomine feliciter. Amen_. Data dunque dagli 8 di Dicembre dell’anno 915, ed allora Berengario era già coronato. Addì 10 di Novembre egli era stato in Lucca.
[358] Il _Chronicon Duc. Neapol._, nel PRATILLI (T. III, _Hist. Princ. Langob._, XVIII, p. 428), che narra di particolarità su questi avvenimenti, è un goffo trovato dell’editore.
[359] _Papa Joh._ (lo scambia con Giovanni XI) _undique hostium gentes congregari jussit in unum, et non tantum Romanum exercitum, sed et Tuscos, Spoletinosque in suum suffragium conduxit: Anon. Salern._, c. 143. Il silenzio in cui il Panegirico si tiene a riguardo di Alberico, durante la coronazione dell’Imperatore, dimostra che allora quegli non teneva luogo cospicuo nella Città.
[360] La battaglia nella Sabina è descritta da BENEDETTO DI SORATTE, c. 29. Per le _moenie civitatis vetustate consumpta nomine Tribulana_, deesi intendere l’antica Trevi. Cronisti di tempi posteriori, come MARTINO POLONO, a. 917, il DANDOLO e AMALR. AUGER. dicono di una vittoria riportata da Giovanni _prope Romanam Urbem_. È cosa possibile, che vi si riferisca la tradizione del convento di san Cosimato presso a Vicovaro.
[361] I documenti del _Cod. Dipl. Cajetanus_ di Monte Cassino citano fra altri, a. 841, un _Enee Grosso Consul et Rector Patrimonii Cajetani_, a. 851, un _Mercurius Consul et Dux Patrimonii Trajectani_. Dopo la cessione di Traetto, trovasi ivi per lungo tempo la stirpe dei conti longobardi Dauferio, Lando, Ederado e Marino. Lo stesso Codice dimostra che in Fundi non si trovavano Conti, ma _Duces_.
[362] Questo Diploma barbarico dà l’elenco dei capitani che erano nell’esercito del Garigliano. Lo contiene il Placito di _Castrum Argenteum_ presso a Traetto, del Luglio 1014: Archiv. di M. Cassino, _Caps._ LXVI, _B._, nel GATTULA, _Hist. Acc._, p. 109, nel FEDERICI, _Storia dei Duchi di Gaeta_, p. 150. Ivi, le Bolle di Giovanni VIII e di Giovanni X sono gettate alla rinfusa. _Ille pridie idus junii Theofilactus secdiclerius S. Sed. Ap. scripserat, imperante Domino suo piiss. p. p. August. Lo... ico magno imp. i. e. suprascripta quinta, script, per manum Melchiset_ — — L’Ind. V è l’anno 872; l’Imperatore è Lodovico II. L’anno 916 cadeva nell’Ind. IV, e qui il Diploma confonde fra loro le due Bolle. _Idest — quomodo repromiserat Theofilactus Senatores Romanorum, Gratianus Dux, Gregorius Dux, Austoaldus Dux, Sergius — — et per jussionem — Johann. X — jurare fecerat alios decem et septem nobiliores homines, qualiter illi querere Nicolao stratico Langobardie, Gregorius Neapolitano consuli, et Landolfum imperiali patritiu, et Atenolfo, et Guamario principibus, Johanni, et Docibilis gloriosi Ducibus, et Ipati Gajetanorum — — pro eo quod decertaverat, et percertaverunt, pro amore Christianae fidei delere Saracenos de cuncto territorio Apostolorum._ È cosa sorprendente che di Alberico non si faccia menzione.
[363] LEONE DI OSTIA, che nomina Alberico, I, c. 52, assume erroneamente la data dell’Agosto 915, Ind. III, invece del 916, Ind. IV. Ma prima ei dice: _Joh. X tricennio ante Romam invaserat_. LUPO PROTOSP., intorno all’anno 1088 (_Mon. Germ._ VII): _Anno 916 exierunt Saraceni de Gariliano_. Di questa battaglia parlano, senza soffermarvisi, LIUDPR., _Antapod._, II, c. 52 segg., il _Chron. Farf._, p. 455, il _Chron. S. Vincent._; BENEDETTO DI SORATTE, e Cronisti posteriori. Lo stesso Giovanni X dava annunzio della sua vittoria a Erminio arcivescovo di Colonia, FLOSS, _Leonis P. VIII privileg._, p. 105, nel DÜMMLER _St. degli Imp. Franchi orientali_, II, 601. Due volte, dice, ebbe egli in persona dato combattimento ai Saraceni.
[364] BEN. DI SORATTE, c. 29: _Et preliaverunt prelium magnum; et victores Johannes X papa, et Albericus marchiones, honorifice susceptum Albericus marchio a Romano populo_. Egli ne loda la persona _elangiforme (elegantis formae)_, ed aggiunge parimenti che la figlia di Teofilatto ne divenne amante. Io però traspongo questa attenenza ad alcuni anni più addietro. Nell’anno 932 Alberico II diventò signore di Roma: se fosse nato soltanto nel 917, lo sarebbe divenuto quando aveva soli quindici o sedici anni. È opinione mia che Giovanni X si avesse fatto mediatore di una vera unione fra la figlia di Teodora e Alberico, fin d’allora che diventò papa, e perciò nel 914. Fa meraviglia che BENEDETTO DI SORATTE non appelli mai Marozia per nome. LEONE DI OSTIA, I, c. 61, chiama Alberico, con buon fondamento, console dei Romani, e ciò ben merita di esser considerato.
[365] SED POSTEA DISCORDIA INTERVENIENTE MARCHIO EX URBE EXPULSUS IN ORTA CASTRUM EXTRUENS IBI SE RECEPIT: ciò narrano per verità soltanto MARTINO POLONO, PTOL. LUCENSIS, RICOBALDO, BERNARDUS GUIDONIS, LEONE DA COMO, GALVANEUS, il PLATINA, il SIGONIO. Vedasi il MURATORI, _Antich. Estensi_, I, c. 23. Anche il PROVANA crede alla caduta di Alberico.
[366] In un documento dell’anno 1044 vien detto: _Foris ponte Salario ubi dicitur due sorore et portu ungariscu_: GALLETTI, _Mscr. Vat._ 8048, p. 127. BENEDETTO DI SORATTE, c. 29, 30, narra che gli Ungheri fossero chiamati da _Petrus_ ch’egli appella _marchio_. _Erat denique Petrus marchiones germanus — papae. Talis odium et rixa inter Romanos et marchio, ut non in urbem Romam ingredi debere: ingressus P. marchio in civitas Ortuense — edificavit castrum firmissimus, et plus magis seviebant romani et amplius P. marchio urbem Romam non est ausus ingredi. Statimque nuntius transmisit ad ungarorum gens — omnium ungarorum gens in Italia ingressi sunt, simul cum P. marchio in urbem Romam ingressus est._ Ai tempi di Giovanni XI, egli descrive una battaglia che i Romani combatterono contro agli Ungheri fuor di porta san Giovanni, e dice che indi, in vicinanza di Rieti, Giuseppe longobardo (probabilmente era duce nella Sabina) gli ebbe sconfitti. Pensa il LIVERANI, che Alberico, fedele al Papa, venisse a dissidio con Marozia, e che egli con Pietro fuggisse a Orta; che poi il popolo uccidesse Pietro in Laterano quando era tornato in patria, e che, allora soltanto, Alberico fosse trucidato in Orta. Però LIUDPRANDO contraddice a questa successione di tempo, e il racconto di BENEDETTO è tutto una confusione. Solo dopo la morte di Alberico Marozia sposò Guido, e solo allora caddero Pietro (928) e il Papa. Ma se Alberico fu discacciato da Marozia e dai così detti Tusculani, poteva egli essere allora, come pensa il LIVERANI, capo di questa famiglia, conte di _Tusculum_?
[367] Fuori del Placito avvenuto a Corneto presso Fermo, dove Waldiperto, a. 910, compare da _Vicecomes Alberici Marchionis_ (_Chron. Casaur._, MURAT. II, 2, 591), e fuori di un cenno delle donazioni di Alberico (_Chron. Farf._, p. 461), non conosco altre carte che parlino di lui. Alberi genealogici ben noti, e innumerevoli da dopo dello Zazzera e del Kircher, lo pongono a stipite dei Tusculani; ma non mi so di alcun documento che appelli Alberico per _Tusculanus_. Il _Regest Farf._ non parla di Conti di _Tusculum_. BENEDETTO DI SORATTE dice soltanto: _Marchio Albericus_. Gli è dunque assurdo di chiamare senza peritanza Alberico I, conte di _Tusculum_, come ancor fa il DURET. Per la prima volta nell’anno 999 Gregorio è chiamato _Tusculanus_; e, soltanto a’ tempi di Ottone III, può parlarsi di Conti di _Tusculum_. Io ho esaminato attentamente i manoscritti del GALLETTI, _Storia geneal. de’ Conti Tuscul._, _de Stefaneschi_, _Papareschi_, _Normanni_ (_Cod. Vat._ 8042 segg.), e mi compiaccio della penetrazione di quell’uomo, il quale a quest’età non sa di Conti tusculani. L’eguale idea merita lode al MURATORI, e altresì al COPPI.
[368] _Foedus cum eo percussit_: LIUDPR., III, c. 16.
[369] _Wido interea, Tusciae provinciae marchio, cum Marocia uxore sua de Johannis papae dejectione cepit vehementer tractare, atque hoc propter invidiam, quam Petro fratri papae habebant, quoniam illum papa sicut fratrem proprium honorabat_: LIUDPR., III, c. 43. Nulla ei sa pertanto di ciò che Pietro fosse confinato ad Orta; e tutto questo accadde dopo la morte di Alberico.
[370] La notizia ne è data da LIUDPRANDO. Anche BENED. DI SORATTE, c. 29, sa dell’assalimento dato al Laterano: _Romani in ira commoti unanimiter ad palatium Lateranensis properantes, interfecto Petro marchio, ad apostolicos nullus adtigit_. Primamente dice, che _Petrus marchio_, dopo di aver chiamato gli Ungheri, era venuto di Orta a Roma. Che il Papa finisse per opera di Marozia, lo dice, oltre a LIUDPRANDO, anche FLODOARDO ad. ann. 929: _Dum a quadam potenti femina — Marocia principatu privatus sub custodia detineretur, ut quidam vi, ut plures astruunt, actus angore defungitur_; così nei suoi versi: _Patricia deceptus iniqua_. Il _Chron. S. Benedicti_: _Ab illis occulto Dei judiccio tamen justo vivus depositus est_; un’altra lezione: _Vivus laqueo confectus est_. Una tradizione di Veroli narra che il Papa fosse prima tratto a San Leucio in Veroli, indi in Roma ucciso. Vedi la prefazione dello _Statuto di Veroli_, nel LIVERANI, p. 535. — LIUDPR.: _Ajunt enim, quod cervical super os ejus imponerent, sicque eum pessime suffocarent_. Gli _Annal. Benevent. (M. Germ. V) in castro jugulatus_.
[371] La notizia di BENEDETTO DI SORATTE è confermata da BONIZO: _hic aedificavit basilicam in Palatio Lateran_. Forse Giovanni X restaurò anche il san Clemente: a lui si riferisce il monogramma che è nella cancellata del coro di questa chiesa. Probabilmente fu sepolto in Laterano. Di lui si conoscono tre monete: JOH. S. PETRUS BERENGARIU IMP.; nel mezzo è scritto: ROMA. Le altre due hanno eguale leggenda.
[372] Il _Cat. Vat._ 1340 attribuisce a Leone mesi sette di reggimento; il _Catal. Vat._ 2953 (del secolo duodecimo): _m. 6, d. 13_; il _Catal. Vat._ 1361: _m. 7, d. 15_; il _Catal. Mont. Cas._ 257, soltanto: _m. 5, d. 12_. La _Cronica di san Bened._ registra perfino mesi dieci. Parimenti si discorda sul tempo di Stefano. GEORGIUS (in nota al BARONIO, a. 929) riporta un Diploma dal _Reg. Subl._ 77: _Anno Deo prop. Pont. Dom. Stephani Papae I_, _Ind. III_, _mens. Dec., d. 22_ (dunque nell’anno 929), e il PAGI crede che sia morto addì 15 Marzo del 931.
[373] La legge mosaica imponeva al fratello di sposare la cognata che restasse senza figliuoli: nè questo, pensa Liudprando, era il caso, perocchè Marozia ne avesse. _Nostra tuo peperisse viro te, secula norunt_. E si solleva ad enfatici versi:
_Quid veneris facibus compulsa Marozia saevis? — Advenit optatus ceu bos tibi ductus ad aram Rex Hugo, Romanam potius commotus ob urbem. Quid juvat, o scelerata, virum sic perdere sanctum, Crimine dum tanto satagis regina videri, Amittis magnam Domino tu judice Romam._
[374] Di questo vitupero si risentiva ancora BENEDETTO DI SORATTE: _Subjugatus est Romanam potestative in manu femine, sicut in propheta legimus: Feminini dominabunt Hierusalem_: c. 30.
[375] _Munitio vero ipsa — tantae altitudinis est, ut ecclesia quae in ejus vertice videtur, in honore summi et celestis miliciae principis archangeli Michaelis fabricata, dicatur S. Angeli Ecclesia usque ad coelos_: LIUDPRAND., III, 44.
[376] _In ingressu Romanae urbis quaedam est miri operis_ (così anche PROCOPIO) _mireque fortitudinis constituta munitio; ante cujus januam, pons est praeciosissimus super Tiberim fabricatus_ etc. Da lungo tempo era caduto in distruzione il ponte Vaticano o Neroniano, e sui suoi ruderi erano collocati allora dei mulini mossi dalle acque del fiume.
[377] LIUDPRANDO mette in bocca ad Alberico un arguto discorso: _Romanorum aliquando servi, Burgundiones scil., Romanis imperent?_ e fa che Alberico così ne spieghi facetamente il nome: _Burgundiones a burgo_, ed _expulsi_: nei _Mon. Germ._, l’editore stranamente lo interpreta: _sine_ (ohne _germanice_) _burgo_. Alberico propone di chiamarli _gurguliones_. Tutto ciò mal si acconcia a quelle condizioni di cose.
[378] _Expulsus igitur rex Hugo cum praefata Marozia (errore) Romanae urbis Albericus monarchiam tenuit, fratre suo Johanne summae atque universali sedi praesidente_: LIUDPRANDO, III, 45. BEN. DI SORATTE dice che Ugo avesse voluto acciecare Alberico, e che questi allora congiurasse coi Romani. FLODOARDO narra nel _Chron._, ad a. 933, che genti reduci a Reims, vi portavano la novella che Alberico sosteneva prigionieri il Papa e Marozia.
[379] _Nos Albericus Domini gratia humilis Princeps atque omnium Romanorum Senator_: questo prezioso Diploma dell’anno 945 appartenne al convento dei santi Andrea e Gregorio, le cui carte perirono al tempo della Republica francese-romana; lo publicò primamente il MITTARELLI, _Annal. Camald._, I, App. n. XVI, indi l’UGHELLI, I, 1026, e il MARINI, _Pap._ C. — In una Bolla di Agapito II, a. 955 (MARINI, n. 28, p. 88), Alberico è chiamato soltanto _omnium Rom. Senator_, ma io mi ho il sospetto che, nell’autografo, il _Princeps_ non mancasse. Nelle Croniche Alberico talvolta ha nome di _gloriosus Rom. Princeps_; così nella _Destruct. Farf._, p. 536; così lo dice sempre BENEDETTO DI SORATTE: _Albericus princeps Romanus_, oppure _princeps omnium Romanor._ Per verità, in FLODOARDO e nelle _Vitae Pontif._, il titolo _Romanor. Patricius_ sta da solo, ma che i Romani così pure lo appellassero, massime in tempo posteriore, mel dichiara un Diploma dell’anno 983, _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 192, nel cui testo è detto: _Tempore Alberici olim Romani Patricii_. Il PROVANA, _Studî critici_ etc. p. 141, chiama non malamente «podestà dittatoria» quella onde i Romani investirono Alberico.
[380] Gli Atti del Sinodo di Giovanni IX, a. 898: _Constituendus pontifex convenientibus episcopis et universo clero eligatur, expetente senatu et populo_; e la Petitio del Sinodo di Ravenna di quello stesso anno: _Si quis Romanus cujuscumque sit ordinis, sive de clero, sive de Senatu_.
[381] C. HEGEL, I, 288, toglie il titolo di Alberico semplicemente in senso di _Senior_ o Signore. Il concetto di _Senior_, nel secolo decimo, era già universalmente in uso anche fuori d’Italia. Ad esempio, in Roma, in un documento dell’anno 1006, dove Rogata dice: _Pro anima Johannis Patricii Romanor. germani mei, et Senioris nostri_; non dunque Senatoris nostri: Cod. Sessor. CCXVIII, n. 472 (_Farfens. Diplom_). L’opinione dell’HEGEL è difficile a sostenersi. L’antico frammento _Hist. Aquitan._ (PITHOEUS, _Annal. et Histor. Francor._, Paris, 1688, p. 415) dice indeterminatamente: _Et Romani de Senatoribus suis elevaverunt in regno Albericum_.
[382] Nel documento dell’anno 945, le due sorelle, già defunte, Marozia e Teodora sono appellate _quondam Romanor. Senatricis filie._ Nell’a. 970: _Stefania Senatrix_ (PETRINI, p. 394); nel 987 Stefania, moglie a Benedetto conte: _Illustrissima Femina, Comitissa, Senatrix_ (NERINI, p. 382). BEN. DI SORATTE chiama _Senatrices_ le sorelle di Alberico. Nel _Cod. Sessor._ CCXVIII, p. 99, la più giovine, Marozia, è detta _Senatrix omn. Romanor._ In Diplomi dati da Gaeta trovai più spesso il costume, tolto da Roma, di chiamare donne di casa principesca col nome di _Senatrix_; ad esempio, nel Maggio del 1002: _Nos Ymilia gr. Dei Senatrix atque Ducissa una per consensum Domni Joh. glor. Consuli et Duci et nostri Senioris Deo servante hujus suprad. civitatis rectores._ Il figlio di lei Leone (e questo è caso meritevole di nota) si chiama _illustris Senator_. Altre donne della stessa famiglia, Maria, Teodora _Senatrix_ (a. 1055), Ageldruda _Comtissa et Senatrix_ (a. 1064). È possibile cosa che Emilia fosse romana, e forse della casa di Alberico.
[383] _Albericus princeps omnium Romanor. vultum nitentem sicut pater ejus, grandevus virtus ejus. Erat enim terribilis nimis, et aggrabatum est jugum super Romanos, et in s. sedis apostolice_: BEN. DI SORATTE, c. 82. Che le corporazioni durassero, lo rilevo da Diplomi; nell’anno 978 trovasi sottoscritto un _Stephano priore candicatore testis_ (GALLETTI, _del Prim._, p. 214, n. 18).
[384] Le monete di Alberico datano dal tempo di Marino II e di Agapito II. La prima tiene scritto: S. PETRUS; nel mezzo il monogramma MARIN; dalla parte rovescia ALBERI PRI †; nel mezzo ROMA. Delle due monete di Agapito, la prima: AGAPUS in monogramma; all’intorno ALBERICVS †; dall’altra parte SCS PETRVS colla sua imagine. L’altra: AGAPITVS PA.; nel mezzo l’imagine di San Pietro; dalla faccia opposta scs PETRVS e il monogramma ALBR. — Il PROVANA, _Studî_, p. 143, col CARLI, collo SCHEIDIUS e coll’ARGELATI lesse nel monogramma AGAPVS la parola _Patricius_, ed è cosa che desta meraviglia. Io ho esaminato questa moneta nel gabinetto Vaticano in presenza del direttore signor Tessieri, e lessi _Agapus_, come lesse il PROMIS. Pertanto cadono le erronee conseguenze trattene dal PROVANA, che Alberico avesse ceduto ad Agapito una parte del potere.
[385] _A. IV Pont. Dom. Stephani VIII P. P. Ind. XV m. Aug. die_ 17. Io trascrissi questo documento dal _Cod. Subl. Sessor._ CCXVII, pag. 65. Il GIESEBRECHT, I, 818, lo pone all’anno 939, locchè tuttavia darebbe la _Ind. XII_ e non la _XV_, l’_A. I_ e non già il _IV_ di Stefano. Benedetto è il primo Conte della Campagna ossia del _Latium_ che sia noto: questo officio di Conte ebbero introdotto i Papi allorchè furono signori di quel paese; corrispondeva al _Praesidium_ della provincia, quale era all’epoca dell’Impero romano.
[386] Vi si sottoscrivevano nove assessori; uno si segnava così: _Balduinum nobilem virum interf._ Il _nobilis vir_ che spesso si trova è pari al _bonus homo, Rachimburgius_ dei Franchi, _ossia prud’homme_; chè a siffatti uomini ingenui germanici corrispondono in Roma i _nobiles viri_.
[387] Perciò LIUDPRANDO, _Legatio_, c. 62: _Verum cum impiissimus Albericus, quem nos stillatim cupiditas, sed velut torrens, impleverat, Romanam civitatem sibi usurparet, dominumque apostolicum quasi servum proprium in conclavi teneret_.
[388] _Collecta multitudine proficiscitur Romam; cujus quamquam loca et provincias circum circa misere devastaret, eamque ipsam quotidiano impetu impugnaret, ingrediendi eam tamen effectum obtinere non potuit_: LIUDPR., IV, c. 2. FLODOARD., _Chron. a._ 933: _Hugo R. Italiae Romam obsidet_.
[389] FLODOARDO, a. 936; LIUDPR., IV, c. 3; _Vita S. Odonis_; Surius, VI, 18, _Nov._ II, c. 5; II, c. 7: _Cum Romuleam urbem propter inimicitias, quae ei erant cum Alberico principe, Hugo rex — obsideret vir sanctus et intra et extra urbem discurrens hortabatur eos ad mutuam pacem etc._
[390] _Consilio iniit Albericus princeps, ut de sanguine Graecor. imperator. sibi uxore socianda. Transmissus Benedictus Campaniam_ (è questi Benedetto Campanino; il Cronista era bene informato) _ad Constantinopolim, ut perficeret omnia, qualiter sibi sociandos esset etc. Verumtamen ad thalamum nuptiis non pervenit_, c. 34.
[391] Della concessione del _Pallium_ parla LIUDPRANDO, _Legatio_, c. 62. Ugo, nell’anno 943, sposò Berta, sua bella figliuola bastarda, con Romano II. Di già nel 927, egli aveva spedito a Bisanzio il padre di Liudprando.
[392]
_Vi vacuus, splendore carens, modo sacra ministrans,_ _Fratre a Patricio juris moderamine rapto,_ _Qui matrem incestam rerum fastigia moecho_ _Tradere conantem decimum sub claustra Joannem,_ _Quae dederat, claustri vigile et custode subegit._ FLODOARDO.
[393] Il Pagi dimostra che la consecrazione di Leone VII avvenne prima del giorno 9 Gennaio 936, e lo fa dalla Bolla di lui, che è data: _V. Id. Jan. Ind. XI, A. Pont. III_ (MABILL., _Annal._, III, 708).
[394] _Misericors Albericus — noster spiritualis filius e gloriosus Princeps Romanor._: _Reg. Sublac._ 45, col. 2, a. 937, di che diremo più sotto.
[395]
_Septimus exsurgit Leo, nec tamen ista volutans_ _Nec curans apices mundi, nec celsa requirens,_ _Sola Dei quae sunt alacri sub pectore volvens,_ _Culminaque evitans, oblata subire renutans,_ _Raptus at erigitur, dignusque nitore probatur_ _Regminis eximii, Petrisque in sede locatur etc._
FLODOARDO, che nelle sue _Vitae Pont._ si giovò delle iscrizioni funerarie di Roma, vi pon fine con Leone VII.
[396] Di ciò v’hanno esempî innumerevoli in tutti i paesi. M’accontento di un solo. Chi a Monte Cassino si fa dire i nomi delle terre poste tutt’all’intorno sui monti che lo recingono, è sorpreso di trovarne tanti appellati dal nome di Santi. Sono tutte fondazioni del convento: San Germano, San Pietro in Fine, Sant’Elia, Sant’Angelo, San Pietro in Curris, San Giorgio, Sant’Apollinare, Sant’Ambrogio, Santo Andrea, San Vettore.
[397] MABILLON, _Annal. Ben._, III, 432.
[398] _Constructio Farf._, p. 536: _suamque domum propriam ubi ipse natus est Romae positam in Aventino monte concessit ad monast. construendum quod usque hodie_ (principio del secolo undecimo) _stare videtur in honore S. Mariae_. Di questo chiostro venne Aligerno, che, dopo di Balduino, fu abate di M. Cassino. Nell’a. 1013, si menziona Aimo come _Abbate monast. S. Marie qui ponitur in Aventino_ (MITTARELLI, _Annal. Camald._, App. 206).
[399] _Constr. Farf._; BEN. DI SORATTE, c. 33.
[400] Bolla di Giovanni X: _VI Id. Maji Ann. Pont. III, Ind. IV — per man. Marini Ep. S. Polimartiensis Eccl. et Biblioth.: Cod. Sessor. CCXVII_, 33. Il Diploma di Leone VII _per interventum Alberici gloriosi Principis atque omn. Romanor. Senatoris_, conferma, a favore di Leone abate, il convento di sant’Erasmo già donatogli da Giovanni X; ed è dato: _V Id. Febr. Ind. XI, a. 936: Cod. Sessor._, p. 60. Il MABILLON non ne ebbe notizia. La confermazione della donazione del _Castrum Subl._ è data: _IV Non. Aug. Ann. Pont. Il Ind. X, 937: Cod. Sessor._, p. 59.
[401] Mi vi ho riferito in passato. † _Albericus Princeps, atq. om. Rom. Senator hinc a die presentis donationis cartula de suprascriptis immobilibus locis et familiis cum eorum pertinentiis facta a me cum meis consortibus in suprascripto Monasterio in perpetuum, sicut superius legitur, manu propria subscripsi, et testes qui subscriberent rogavi_.
_Signum † manu suprascripta Marozza nobilissima femina donatrice qui supra Lra † n._ _Signum † manu suprascripta Stephania etc._ _Berta nobilissima puella etc._ _Sergius Dei gr. Episcop. S. Nepesine Eccl. etc._ _Constantinus in Dei nom. nobilis vir etc._
[402] Questa leggenda è nel Martinelli, _primo Trofeo_ ecc., p. 57 e segg.
[403] Morendo, l’abate sclamava facetamente: _Campigenas Campo, male quam me campigenasti!_ UGO DI FARFA, p. 535.
[404] _Destructio Farf._, p. 535, e il _Chron. Farf._, che spesso vi concorda parola per parola.
[405] Il monaco che avvelenava Dagoberto moveva pellegrino al Gargano; un anno intiero ei tentò con inutili sforzi di salire il monte, indi sparve: _Destruct. Farf._, p. 537.
[406] FATTESCHI, _Serie_ 248 e _Dipl._ 61. Di regola quel paese ha nome di _Territorium_ o di _Comitatus_. Le date di questi documenti sono contrassegnate col tempo del Papa, del Vescovo della Sabina e del Rettore: a. 948 (n. 63): _Temporib. dom. Agapiti — PP. et VV. Johannis Episcopi et Teugonis Comitis Rectorisq. Territor. Sabin. mense Sept._ Da Alberico non si segnano mai le date, ma, a cominciare dalla coronazione di Ottone I, si usa di apporvi la indicazione dell’anno dell’Impero. Il _Catalog. Imp._ del _Chr. Farf._ menziona Leone come primo _Dux Sabinensis_, indi Azone, Giuseppe, Teuzone. Ne continua la serie fino all’anno 1084, ed io mostrerò in seguito che i Crescenzî ivi diventavano Conti ereditarî.
[407] Il tempo del pontificato di Stefano (_a. 3. m. 3. d. 15_) è dato dal _Cod. Vat._ 1340, donde GEORGIUS, al BARONIO a. 939, conchiude che fosse consecrato innanzi ai 19 di Luglio.
[408] MARTINUS POLONUS e il BARONIO. Non ne dicono cosa alcuna le notizie contemporanee.
[409] BEN. DI SORATTE, c. 34. Della venalità di Roma dice l’_Annal. Saxo_, ad a. 981: _corruptis cunctis optimatibus, maximeque Romanis Judicibus, quibus omnia venalia sunt_.
[410] Tre anni, sei mesi, tredici giorni sono attribuiti al pontificato di Marino II. Seguendo l’UGHELLI, VIII, 50 (_3 Id. Nov. ann. Pont. Marini II, Ind. II_, cioè a. 943; e su ciò il MANSI si riporta al BARONIO ad a. 943), il JAFFÉ pone che la sua consecrazione avvenisse prima degli 11 di Novembre. Nel _Reg. Subl._, fol. 12, _Cod. Sessor. CCXVII_, p. 69, ne è determinato il primo anno di pontificato: _anno Do. p. Marini — II PP, in sede I, Ind. I, m. April., die 15_: dunque l’anno istesso 943.
[411] _Electus Marinus papa non audebat adtingere aliquis extro jussio Alberici principi_: BEN. DI SORATTE, c. 32.
[412] Ai _7 Kal. Julii, a. 941, Ind. XIV_, nel decimoquinto anno di re Ugo, decimo di Lotario, è segnata una donazione di Ugo, fatta a favore di Subiaco: _actum juxta Romam in Monasterio S. Virginis Agnes_: MURATORI, _Annal._, 941. Io vi aggiungo altresì un documento dato per il convento di san Benedetto in Telle, nel territorio dei Marsi, segnato _6 Kal. Julias — Actum Romae_: Archiv. M. Cassino, Cap. 12, n. 8. Al Diploma manca il suggello. Il GATTULA non l’ebbe edito.
[413] _Italienses autem semper geminis uti volunt dominis, ut alterum alterius terrore coerceant._ Questo famoso motto di LIUDPRANDO (_Antapod._, I, c. 37), che la _Cronica di Farfa_ (p. 416) trascrive, vale anche per le condizioni più moderne.
[414] FLOD., _Chron._, a. 946: _Marinus Papa decessit, cui successit Agapitus et pax inter Albericum Patricium et Hugonem Regem Italiae depaciscitur_. Ugo morì in Provenza nel 947.
[415] GEORGIUS, nella sua annotazione al BARONIO, a. 946, dichiara che Agapito cominciasse il suo pontificato nell’Aprile, e il Mansi (ibid.) vuol dimostrare financo che ciò avvenisse nel dì 8 di Marzo (dal MURATORI, _Ant. It._, III, 146). Nel Febbraio del 947, per lo meno, non ne era ancora trascorso il primo anno. _Anno primo Agapiti junior. PP. Ind. V, m. Febr., die III: Cod. Sessor. CCXVII_, p. 71. Però, ai 26 di Marzo del 949 egli contava il suo terzo anno: ibid., p. 75: _anno III Agap. II, Ind. VII_, Mar. die 26. Laonde è erronea l’opinione del MANSI.
[416] Che la ragione dei beni ecclesiastici vi fosse per sua parte implicata, ce lo apprende la _Translatio S. Epiphanii_ (_Mon. Germ._ VI, c. 1): _ut (Berengarius) — jus fasque quaque confundens, aliquantum etiam de terminis S. Petri praedatoria vi sibi arripere praetumpsisset_: perciò avere il Papa invitato Ottone a venirne a lui.
[417] Si rammenti ciò che fu avvertito più addietro nella nota (_a_) a pag. 211. Questo Volume terzo, nella sua prima edizione originale, vedeva la luce poco dopo l’anno 1869. (N. del T.)
[418] _Otho Rex Legationem pro susceptione sua Romam dirigit. Qua non obtenta, cum uxore in sua regreditur_: FLODOARD., _Chron._, a. 952.
[419] _Contin. Regin._ ad a. 952.
[420] _Albericus princeps Romam obiit: Annal. Farf._, a. 954. FLOD., _Chron: Alberico Patricio Romanor. defuncto, filius ejus Octavianus, cum esset Clericus, Principatus adeptus est_.
[421] L’inscrizione funeraria di un bambino, nipote di Alberico, dell’anno 1030, dice:
_Aurea progenies jacet hic vocitata Iohs_ _Fletu digna gravi flore tenella rudi_ _Gregorio patri fuit et dilectio matri_ _Atque nepos magni principis Alberici._
COPPI, _Memor. Colonnesi_, p. 18: oggidì è nel chiostro del san Paolo infissa nel muro.
[422] BENEDETTO DI SORATTE dice nel suo barbarico linguaggio: _Genuit autem ex his principem ex concubinam filium, imposuit eis nomen Octavianum_ (c. 34): parla prima di _regibus Longobardorum_, però di essi non si può intendere altri che Ugo. Si noti che anche Alda avrebbe dovuto essere una concubina: questi Cronisti non trattano le donne che da cortigiane.
[423] BENED., c. 35: _Agapitus p. decessit. Octavianus in sede — susceptus est, et vocatus est Johannis duodecimi pape_. Il _Chron. Farf._, p. 472, dice erroneamente: _qui patre vivente P. ordinatus est_. Il PAGI afferma che fu fatto papa addì 12 Maggio 956, locchè di già il MANSI (annot. al BARONIO, a. 955) ha narrato, desumendolo dalle lettere di Giovanni, nell’UGHELLI, VIII, 57. GEORGIUS vuol dimostrare, per via del _Reg. Subl._ p. 74, 75, che lo fosse nel Febbraio 956. Il JAFFÉ assume il Novembre dell’anno 955. Resta dubbio il mese.
[424] _Vitae Papar._, nel MUR., III, 2, 327; LIUDPRANDO e gli _Annali di Reims_. Perfino l’ingenuo BENEDETTO dice che fosse peggiore di un pagano: _Habebat consuetudinem sepius venandi, non quasi apostolicus, sed quasi homo ferus — diligebat collectio feminarum_ (magnifico dettato) _odibilis ecclesiarum, amabilis juvenis ferocitatis_.
[425] Il solo che ne dia notizia è l’_Anon. Salernit._, c. 166.
[426] BENEDETTO DI SORATTE (c. 36) descrive l’aspetto di quei suoi popoli, che gli parevano simili agli Unni: _Erat enim aspectus eorum orribilis, et curbis properantes, carpentes iter, et ad prelium ut ferro stantes_.
[427] _Rex Hattonem, Fuldensem abbatem, ad construenda sibi habitacula Romam praemisit: Cont. Regin._, a. 961.
[428] Le tre recensioni di questo giuramento sono raccolte nei _Mon. Germ._, IV, 29. In Liudpr. e nel _Cont. Regin._ non lo si trova; per la prima volta, in Bonizo, _ad Amicum_ (OEFELE, _Rer. Boicar._, II, 800), in DEUSDEDIT, _Cod. Vat._ 3833, donde passò in CENCIUS. Lo lessi anche nel _Cod. Vat._ 1437, fol. 135, nella _Vita Joh. XII_, con cui incominciano le così dette _Vitae di_ NICOLAUS ARAGONIAE. Spesse volte fu messa in dubbio l’autenticità di questa formula giuratoria: il DÖNNIGES, _Ann. dell’Imp. ted._, I, 3, seg., 201, la ripudia, specialmente a cagione di quel passo che si riferisce ai _Placita_. La forma non è superiore al sospetto, ma del tenore non si può accoglier dubbiezza alcuna. Il FLOSS reputa che tutte e tre le formule sieno autentiche.
[429] THIETMAR, _Chron._, IV, 22: _Deinde redeundo ad montem Gaudii, quantum volueris, orato_.
[430] LIUDPR., _Hist. Otton._, 3. La _Vita Mathildis Reginae, M. Germ._, VI, c. 21, dice perfino: _Totus populus Romanus se sponte subjugavit ipsius dominatui, et sibi solvebant tributa, et post illum ceteris suis posteris_. Tuttavia, il pagamento del tributo non è che una fola.
[431] _Privileg. Ottonis_, nel CENNI, _Mon._ II, 157; nei _Mon. Germ., Leg._ II, App. 164; nel Watterich, _Pont. Rom. Vitae_, I, 18. Il BARONIO, che pel primo ne fece subbietto di ricerca (ad a. 962), e il CENNI attestano, che l’autografo, scritto in lettere d’oro su fondo porporino, si conserva nell’archivio del sant’Angelo, adesso in Vaticano: insieme coll’intiera serie delle donazioni, trovasi nel _Cod. Vat._ 1984, 3833; inoltre nei _Gesta Albini_ e in CENCIO. — Il MURATORI, _Piena Esposiz._ etc., il BERRETTA, il GOLDAST (_Const. Imp._, II, 44) impugnano la sua autenticità. Vedasi anche il GIESEBRECHT, I, 458. La letteratura che vi è relativa, è riferita dal WAITZ, _Annal. dell’Imp. germ._, I, 3, 207. Anche in questo Diploma si conferma alla Chiesa il possesso di Venezia, Istria, Spoleto, Benevento, financo di Napoli con tutti i suoi territorî e colle isole, _necnon patrimonium Sicilie, si Deus illud nostris tradiderit manibus_: inoltre v’erano aggiunte donazioni di città. Gli articoli sopra i _Missi_, e sull’elezione e la consecrazione del Papa da farsi in presenza di quelli, sono messi secondo l’ordine dell’antica Costituzione dell’Impero, e dimostrano che Ottone voleva darne conferma.
[432] ADAMI, _Gesta Hammab. Eccl., M. Germ._, IX, 308, II, c. 9: _Romamque pristinae reddidit libertati_. Leggasi quello che LIUDPRANDO, _Legatio_, c. 5, contrappone ai rimbrotti di Bisanzio.
[433] Secondo il _Cod. Vat._ 1340, Ottone venne a Roma _m. Jan. die XXXI, feria VI, et stetit ibi dieb. XV, et exiit inde m. Febr. die XIIII, in festo S. Valentini, Ind. V._ Addì 21 Febbraio trovavasi a Rignano; dunque era ancora assai vicino a Roma, e vi dava un Privilegio a favore del monastero di Monte Amiata: _Actum Rignano IX Kal. Mar. Ind. V, a._ 962: _Cod. Dipl. Amiatin._ del FATTESCHI, CCXIII, p. 193. Vedi anche lo STUMPF, _I Cancellieri dell’Impero_, Vol. II, 28.
[434] _Puer, inquit, est, facile bonorum immutabitur exemplo virorum_: LIUDPR., _Hist. Ottonis_, c. 5.
[435] LIUDPR., _Hist. Ott._, c. 7.
[436] _Campaniam fugiens, ibi in silvis et montibus more bestiae latuit: Vita Joh. XII, Cod. Vat. 1437, Chron. Farf._ p. 476, e il manoscritto conservato a Treviri, del _Privilegium_ di Leone VIII (nel FLOSS). _Cont. Regin._ e LIUDPR., _Hist. Otton._
[437] Quello di _Tusculum_ non è, a questo luogo citato, come non lo è nel Sinodo di Giovanni XII del 964, dove si dovrebbe credere di rinvenirlo. Meravigliosa cosa è, che _Forum Claudii_ e _Falerii_ perdurassero coi nomi antichi. Sparita era _Tres Tabernae, Centumcellae_ non è nominata, neppur _Polimartium_; però continuavano entrambi ad esistere. LIUD., _Hist. Otton._, c. 9. Vedi su questo Sinodo l’HEFELE, _Storia dei Concilii_, IV, 582, dove si chiarisce assai giustamente che esso era conseguenza di quel Privilegio dato all’Imperatore.
[438] _E plebe Petrus, qui et Imperiola est dictus adstitit cum omni Romanorum milizia._ Spesse volte, nei documenti, quest’uomo romano ha nome di _Petrus de Imperio. Cod. Sessor._ CCXVII, p. 131, a. 966: _Libellum Petri de Imperio vocati_. Ben era figliuol suo quegli appellato, nell’anno 1066, _Crescentius de Imperio_: ibid. pag. 247. Oggidì ancora esiste il nome di Impéroli. — Taluno di questi ottimati torniamo a trovare in alcuni documenti. Vedi quello del 28 di Luglio 966, nel GIESEBRECHT I, App. D. — Demetrio, figlio di Melioso console e duce, possedeva, da dopo il 946, un castello vicino a Velletri (BORGIA, _Stor. di Velletri_, p. 158); forse è quegli stesso che nel 979 compare come zio di Marozza (MURAT., _Ant._, V, 773). — Imiza, madre di Stefano, era la più culta dama che fosse in Roma a quell’età; era amica di Giovanni XIII e di Teofania, e con lei Gerberto teneva corrispondenza epistolare. GERBERTI _Ep. 22: Dominae Imizae_.
[439] _Viduam Rainerii et Stephaniam patris concubinam et Annam viduam cum nepte sua abusum esse, et S. palatium Lateranense lupanar et postribulum fecisse_: LIUDPR., c. 10.
[440] _Johannes Ep. Servus Servor. Dei, omnibus Epsps. Nos audivimus dicere, quia vos vultis alium papam facere; si hoc facitis excommunio vos da Deum omnipotentem, ut non habeatis licentiam nullum ordinare, et missam celebrare_: LIUDPR., c. 13; e le celie de’ Vescovi, a c. 14.
[441] Con buon dritto Giovanni XII picchiò contro questo abuso; _Actio_ 2 del suo Concilio dei 26 di Febbraio (BARON., a. 964). Cotale procedimento fa ricordare i decreti di nomina ad officî, che Napoleone promulgava dopo una battaglia fortunata.
[442] MARINI, n. 101, a. 961, dove si parla di Leone protoscriniario, possessore di un casale sulla via Appia.
[443] Un Diploma di Anacleto II, nel CASIMIRO, _Stor. Araceli_, p. 434, appella quel _Clivus: descensus Leonis Prothi_. Il GALLETTI, _del Primic._, p. 143, riporta una inscrizione col nome _de Ascensa Proti_. L’antichissima Continuazione di ANASTASIO, _Cod. Vat._ 3764, dice: _Leo nat. rom. protoscrinio ex patre Johe. protoscrinio de regione clivus arg. sed. a. 1 m. IV_: ad essa si informa il _Cod. Vat._ 1437, nel MURATORI, III, 2, p. 327.
[444] _Cont. Regin._, a. 964; LIUDPR., c. 16: i cavalieri tedeschi dispersero i Romani _quasi accipitres avium multitudinem_.
[445] Se ne trovano gli Atti nel BARONIO, ad a. 964, e nel MANSI, _Conc._ XVIII, 472.
[446] _Octavianus Romam redit, Leonem fugat, Johannem Diaconum naso, dextrisque digitis ac lingua mutilat, multaq. caede primorum in urbe debacchatus: Acta Concil. Remens._, c. 28 (_M. Germ._ T. V).
[447] _In temporibus adeo a diabolo est percussus, ut infra dierum octo spacium eodem sit vulnere mortuus_: LIUDPR., c. 19, e similmente la _Vita_ nel MURAT., III, 2, p. 326. Il _Cod. Vat._ 3764 non ne ha contezza. — _Nam 2 Id. Maii — excessit_, dice il _Cont. Regin._
[448] _Erat enim vir prudentiss. grammatice artis imbutus, unde ad Romanum populo Benedictus grammaticus est appellatus_: BENED. DI SORATTE, c. 37, e GERBERTO, _Conc. Remens._, c. 28.
[449] _Per diversas Civitates, oppida atque castella coepit depraedari, incendere atque devastare, et funditus dissipare._ La _Vita_ è nel MURATORI.
[450] _Vitae Pontif., Chron. Farf._, BEN. DI SOR., REGINO e LIUDPR.
[451] _Dimisit autem eis quanta et qualia mala perpessus est ab illis_: _Chron. Farf._, p. 476.
[452] Colla descrizione e cogli atti di questo Sinodo, LIUDPRANDO pon fine alla _Historia Ottonis_.
[453] Io ho comparato il _Privilegium_ di Leone VIII (IVO PANORM., VIII, 135; GRATIAN. _Decret._, 63, c. 23; _Mon. Germ., Leg._, II, 167) col _Cod. Vat._ 1984, fol. 192, dove trovasi, a fol. 191, anche quello consimile di Adriano. Esso dà all’Imperatore la podestà di eleggere il Papa, il Re, il Patrizio, i Vescovi _ut ipsi tamen ab eo investituram suscipiant, et consecrationem recipiant undecumque pertinuerit — — soli regi romani imperii hanc reverentiae tribuimus potestatem_. — Il FLOSS ha publicato un mscr. di Treviri del secolo undecimo o di quello duodecimo, in cui vuol ravvisare il _Privilegium_ originario di Leone VIII; questo documento mal redatto sembra essere piuttosto una scrittura rettorica. I motivi per cui si rileva mancare l’autenticità al Diploma sono raccolti dal BARONIO, dal PAGI, dal MURATORI, dal CURTIUS, dal PERTZ, dal DÖNNIGES, dal GIESEBRECHT. L’HEFELE, IV, 592 e segg., non si pronuncia nè pro nè contro, rispetto all’autenticità. Un secondo Privilegio, falsato, di Leone VIII (è nel BARONIO e nei _Mon. Germ._, _Leg._, II, 168, e concorda colla _Vita Leonis VIII_, che trovasi in BERN. GUIDONIS e in AMALRICUS AUG.), importa che il Papa facesse cessione dello Stato ecclesiastico: è cosa ridicola nelle sottoscrizioni appostevi, ma è meritevole di nota per quel che concerne la delimitazione delle Regioni della Città. Una siffatta cessione dello Stato della Chiesa sarebbe oggidì (1860) la benvenuta per l’autore dell’opuscolo _Le Pape et le Congrès_.
[454] Il _Cont. Regin._ nulla dice delle preghiere dei Romani, bensì ne parla ADAMO DI BREMA (_Mon. Germ._, IX, 309). La salma di Benedetto V fu, più tardi, recata a Roma: vedi THIETMARO, che lo celebra molto, _Chron._ IV, c. 40.
[455] _Catalog. Eccardi_ e le _Vitae_, _Cod. Vat._ 1437, 3764. L’UGHELLI, I, 1013, appella esattamente con nome di Giovanni il Vescovo di Narni, inesattamente con nome di Sergio il suo figliuolo. Il _Catalog. I_, nel Cod. Vat. 3764, registra giustamente: _sed. ann. VI. m. XI, d. V_; quello II, ossia _Continuazione di Anastasio_, erroneamente dice: _ann. VII (m. XI, d. V)._
[456] UGO DI FARFA (_Mon. Germ._, XIII, 540): _Joh. igitur papa qui appellatus est major, ingressus papaticum satis exaltavit quemdam nepotem suum nomine Benedictum, deditque ei Theodorandam uxorem satis nobilem, filiam Crescentii qui vocatur a Caballo marmoreo, et comitatum Sabinensem dedit ei et plures alios_. Un’altra Teodoranda era figlia di Graziano console, che io reputo essere stato marito di Teodora II; ed era sposata con Ingebaldo, rettore della Sabina. Il WILMANS ritiene che quella prima femmina fosse figliuola di Crescenzio giustiziato nell’anno 998, locchè non è dimostrato, e contrasta cogli anni di quelle persone. Benedetto era rettore della Sabina ancora nel 988. I suoi figli, Giovanni e Crescenzio, trovansi, dopo il 1010, da signori di Palestrina, concessa nell’anno 970 a Stefania. Come marito di Stefania compare, nell’anno 987, Benedetto conte (_Dipl. III_ nel Nerini, p. 381), il cui figliuolo ben era il detto nepote di Giovanni XIII. Pertanto Stefania dev’essere stata sorella del Papa (_Petrin._, _Mem. Prenest._, p. 104). Poichè si chiamava senatrice, era ella figliuola di Teodora II? Apparteneva Giovanni alla famiglia di Alberico?
[457] _Qui statim majores Romanorum elatiore animo quam oporteret insequitur, quo in brevi inimicissimos et infestos patitur: Contin. Reginensis_, a. 965.
[458] _Vita Joh. XIII e Cod. Vat. (1437): comprehensus est a Roffredo Campanino Comite cum Petro Praefecto, et adjutorio Vulgi Populi qui vocantur Decarcones, recluserunt eum in Castello S. Angeli — Cont. Regin._ — BENED. DI SORATTE, c. 30, dopo di aver narrato con tono abbastanza comico dei fattigli maltrattamenti (_alii percutiebant, alii alapos in facies ejus percutiebant, alii nautes nutis cruciebantur_), dice: _Sic — in Campanie finibus inclusus, et dicebant Romanis inter se: ut non veniant reges Saxones et destinat regnum nostrum_.
[459] BEN. DI SORATTE, c. 39. Il Papa s’era guadagnato il favore dei Capuani, erigendo Capua in arcivescovato.
[460] _Vita Joh. XIII: de vulgi Populo, qui vocantur Decarcones duodecim suspendit in patibulis._ REGINO conta _ex majoribus Romanor._, senza il Prefetto. Il _Cod. Estens._ ne dà soltanto undici, e il MURATORI ha le varianti _Decartores_, _decartiones_, _decuriones_. Nel _Cod. Vat._ 1437 io lessi chiaramente _decarcones_. Il GIESEBRECHT li reputa membri del _Vulgus Populi_, ossiano viri _humiles_, locchè contrasta col predicato _majores_ di REGINO. Però eglino erano capitani dei popolani. Se la parola s’avesse a pronunciare _Decarchontes_ sarebbe traduzione di _Decemprimi_. _Decarcones_ ebbe forse origine da _duo decim capi (tanei) regionum_, ed il popolo contrasse in _de-cariones_, come più tardi si disse «i caporioni.» Della i ch’era in _riones_ potè qualche scrivano farne facilmente una c. Nell’anno 1148 v’erano in Viterbo dei decemviri, ossiano _Capudece_ (ORIOLI, nel _Giorn. Arcadico_, t. 137, p. 257). Poichè REGINO conta 13 ex _majoribus Romanor._, il tredicesimo appartiene al Trastevere. Dodici vessilliferi v’avevano anche nel secolo duodecimo e nel decimoterzo. Ma, tuttavia al tempo di Enrico V, i _draconarii_ si distinguono dagli _aquiliferi_, _leoniferi_, _lupiferi_, così che non è sostenibile l’opinione dell’HEGEL (I, 315) che _Draconarii_ debbansi tenere per vessilliferi.
[461] _Et equum aereum pro memoria deauratum et sine sella, ipso desuper residente, extensa manu dextera quae ceperat Regem_ etc.: _Mirabilia_ e _Graphia_. Il cavallo di Marc’Aurelio ha un ciuffo di crini in fronte e la fantasia popolare ne ravvisò una civetta: è pur possibile che, in origine, fosse rappresentato uno schiavo di guerra legato e calpestato sotto le zampe del cavallo. Io non dubito che questa leggenda appartenga di già al secolo decimo. Nell’anno 966 si appiccò a quella statua equestre un Prefetto della Città, e nel 1847 si pose in mano a quello stesso Marco Aurelio il vessillo tricolore.
[462] _Libell. de Imp. Pot._, p. 720: _in judiciali loco ad Lateranis ubi dicitur ad Lupam, quae mater vocabatur Romanor._ Lo trascrive BEN. DI SORATTE, c. 24. — La _Vita Joh. XIII_ non determina il luogo della statua equestre: _per capillos capitis eum suspendit in caballum Constantini_. Ma la stessa _Vita_ e il _Catal._ ECCARDI hanno, nella Biografia di Giovanni XIV: _in Campum ante caballum Constantini_. L’espressione di _Campus_, spesso adoperata per la piazza Lateranense, indusse in errore il FEA ed altri, che andarono pensando al Campo Vaccino. Il PAPENCORDT si figura assai adeguatamente il _Campus Lateranensis_.
[463] _Vita Joh. XIII_.
[464] MANSI, _Concil._ XVIII, 509, nella Bolla ravennate di erezione dell’Arcivescovato di Magdeburgo: _Roma caput totius mundi, et ecclesia universalis ab iniquis pene pessum data est, a Domno Ottone aug. Imp., a Deo coronato Caesare, et magno, et ter benedicto — erecta est, et in pristinum honorem omni reverentia redacta_. Anche i Greci riconoscevano che Roma fosse città pontificia: νῦν δε ἐγίνετο ἡ, καινοτομία αὖτη διὰ τὸ τὴν Ῥώμην ἀποθίσθαι τὸ βασίλεων κράτος, καὶ ἰδιοκρατορίαν ἔχειν καὶ δεσπόζεσθαι κυρίως παρά τινος κατὰ καιρὸν πάπα: _Constit. Porphyr. de Thematib._ II, 27 (ed. Bonn.).
[465] _Ve Roma! quia tantis gentis oppressa et conculcata. Qui etiam a Saxone rege appreensa fuisti, et gladiati populi tui, et robur tua ad nichilum redacta est. Aurum et argentum tuum in illorum marsupiis deportant_. — Questa notevole enumerazione delle torri ecc. vien seconda dopo dell’ANONIMO DI EINSIEDELN, che non vide, al suo tempo, la città Leonina, e contò _turres 387, propugnacula 7070_.
[466] _Cont. Reginonis_, a. 967.
[467] _Annal. Saxo_, a. 967, e la lettera di Ottone indiritta ai Duchi di Sassonia, _dat. XV Kal. Febr. in Campania juxta Capuam_, che conchiude così: _Filius noster in nativitate Domini coronam a beato apostolico in imperii dignitatem suscepit_. Di già ai 2 Dicembre Ottone I trovavasi a Roma, ai 7 Dicembre ad Ostia, ai 23 Dicembre nuovamente a Roma: vedi i documenti relativi a quelle date nello STUMPF, II, 38, 39.
[468] _Relatio de Legatione Constantinopolit._, stampato da ultimo nei _Mon. Germ._, V, 347. Questo bellissimo _pamphlet_ somiglia ad un’oasi, che s’incontra dopo aver percorso un deserto letterario. Dacchè Procopio ne ha abbandonati, non ci avvenimmo mai più in alcuna simigliante scrittura.
[469] _Cap._ 4. Berengario, prigioniero, era morto nell’anno 966 a Bamberga, ma Adalberto viveva ancora; pertanto il discorso è inesatto.
[470] _Hoc solo i. e. Romanorum nomine quidquid ignobilitatis, quidquid timiditatis, quidquid avaritiae, q. luxuriae, q. mendacii, immo q. vitiorum est, comprehendentes_... c. 12. Di rincontro a questo passo, dove si dipinge con tanto gravi colori la preponderanza morale che la razza germanica teneva a quella età sopra la romanesca, si ricordi la sentenza di SALVIANO, il quale, cinquecento anni prima di Liudprando, era costretto a dire: _nomen civium Romanorum aliquando — magno aestimatum — nunc — nec vile tantum, sed etiam abominabile pene habetur_.
[471] _Faceret cum ad nutum suum Roma, et R. Ecclesia ordinabitur._ A Bisanzio scottava forte che Ottone comandasse da signore assoluto a Ravenna ed a Roma. In Ravenna Ottone si edificava financo un palazzo, a. 970; _Placito_ di Ottone II, a. 971, _Chron. Farf._ 475.
[472] Il popolo diceva ormai _Penestrina, in territorio Penestrino_, documento del 998, nel MARINI, n. 106; oppure Pelestrina, documento nel GALLETTI, _Gabio_, p. 67, a. 873. UGO DI FARFA usava altresì dire: _mons Penestrinus_; nell’anno 1074 dicevasi: _in Territorio Pelestrino_ (_Bullar. Casin._ II, _const._ CXII).
[473] Il celebre quadro a musaico di Palestrina, che fa riscontro alla cosiddetta battaglia di Alessandro trovata a Pompei, fu dissotterrato nel 1640, ed oggidì ancora è tesoro del castello baronale. Gli escavi di Palestrina producono gran copia di oggetti da teletta; anche il gioiello prezioso del museo Kircher di Roma, la _Cista mystica_, ha origine di colà. Ho forse bisogno di ricordare al lettore, che dalle rovine di Preneste, da quel vago monte, si levò a volo il genio della moderna musica italiana?
[474] Il Diploma trovasi nel PETRINI, App. 394; nel MARINI, n. 32; nel MURATORI, _Ant. It._, III, 235: _Joannes Ep. Serv. Servor. Dei dilectissime in Dom. Filie Stephanie carissime Senatricis tuisque filiis ac nepotibus_. Le date cronologiche non sono affatto esatte. — La concessione pertanto era di quelle _tertii generis_. Prima e poi la Chiesa dava paesi in affitto; così Bonifacio VII locava il castello di Pietrapertusa parimente per dieci solidi d’oro: _Collect. Deusdedit_, nel BORGIA App. VI. — Di Stefania, _senatrix_ e _comitissa_, e dello sposo suo, Benedetto conte, parla un documento, che è nel NERINI, p. 381; in quello eglino donano al convento di santo Alessio un campo situato _juxta portum Asture_.
[475] _In parvo corpore maxima virtus_: _Vita s. Adalberti_, c. 8.
[476] _Annal. Lobiens._; _Annal. Saxo; Annal. Hildesh._, a. 972; BENEDICTI _Chron._, V, 718.
[477] Fu sepolto in san Paolo. Il suo epitaffio dice sulla fine: _hic vero summus Pont. Joannes in ap. Sede sedit annos septem. Depositionis ejus dies 8. Id. Sept. ab Incarn. D. A. 972_ (BARON., ad a. 972).
[478] _Cod. Estensis_ (MURAT. III, 2, 332): _Benedict. VI, diacon. de reg. VIII sub Capitolio ex patre Ildebrando monacho ingressus est m. Jan. d. 19. Hic fuit electus V anno regis Ottonis Ind. I. Domnus sedit a. 1, m. 6_. Quest’è il passo da cui derivò l’infinto papa _Donus_, che in Cataloghi di tempi posteriori fu inserito fra Benedetto VI e Bonifacio. JAFFÈ, p. 331; GIESEBRECHT, _Annal. dell’Impero ted._, II, 2, Excurs. VIII.
[479] Vedi i _Mirabilia, de Caballis Marmoreis in Roma_. I Romani usavano il numero singolare, dicendo a _Caballo marmoreo_: così, oggidì ancora, il Quirinale viene appellato _Monte Cavallo_. Anche il SIGNORILI, nel secolo decimoquinto, scriveva: _In clivio Caballi_ (De Rossi, _le prime raccolte_, p. 45). L’ANONIMO DI EINSIEDELN denota i cavalli così: _Thermae Sallustianae_. _Sca Susanna et Caballi Marmorei._ La _Topografia della Città_ del BUFFALINI (intorno al 1551) li registra presso alle terme di Costantino, prima che Sisto V, nell’anno 1389, li facesse collocare sulla piazza del Quirinale.
[480] Sembra che a questa famiglia appartenessero un Landolfo _de caballo marmoreo_ (a. 1005, _Reg. Sublac._, fol. 156), e un _Beraldus et filius primus defensor de Cavallo marmoreo_ (a. 1014, GALLETTI, _del Prim._, n. 30). Ancora nel 1148, trovo io un senatore _Georgius ab equo marmoreo_ (_Mscr. Vatican._ del GALLETTI, n. 8043). — All’anno 1259, sono nominati ancora gli _heredes Crescentii de caballo_ (_Mscr._ n. 8044, p. 31); e in un docum. di Aless. IV, del primo di Agosto 1287, un _Lionardus cavalerio de cavallo_: ibid.
[481] _Andreas de Petro qui dicebatur de Viola de Colosseo testis_: MITTARELLI, p. 235, dipl. 104, a. 1019. — La Cannapara era una via che, nel secolo decimo e in tempo posteriore, stava di facciata a san Teodoro, fra il Palatino e il Campidoglio: CASIMIRO, _Storia di Araceli_, p. 438.
[482] _Crescentius qui vocatur Quinque Dentes_ (GALLETTI, _del Prim._, n. 28, a. 1011): _Adrianus qui caput in collo vocor_ (ibid. n. 29, a. 1012): _Benedictus qui supernomen Buccapecu vocatur_ (ibid. n. 30, a. 1014): _Johannes Centum Porci_ (ibid. p. 259, a. 1026): _Leo Curtabraca_ ed uno _Curtafemora_ (ibid. n. 26, 27; a. 1010). La famiglia Curtabraca si conservò in Roma fino al secolo decimoquarto; nel decimoterzo v’era una torre dei Curtabrachi nella Regione detta Parione (GALLETTI, _Gabio_, p. 140).
[483] Il DURET, _Avvenimento al pontificato di Giovanni X_, p. 302, non conosce che le due sole Marozie romane, ed una ravennate nel secolo decimo; io invece lessi il nome Marozza in carte innumerevoli (del secolo decimo) di Subiaco e di Farfa; altrettanto spesso m’avvenni nel nome di Crescenzio.
[484] La copia autenticata (dell’a. 1002) della finta donazione di Eufemiano (Nerini, p. 33) contiene queste sottoscrizioni: _Crescentius sub Janiculo, Cresc. de Polla._ — _Crescent. nob. vir, qui vocor a puteo de Proba_ (VENDETTINI, p. 60; GALLETTI, _Gabio_, p. 117). Gli altri nomi sono sparsi in documenti farfensi.
[485] FATTESCHI, serie, p. 252: _Crescentius Comes et Rector territor. Sab._ L’HÜFLER, p. 300, e il WILMANS, Annal. II, 2, 226, hanno raccolto tavole genealogiche di tutti i Crescenzî. Però a quegli alberi sono appiccicate molte frutta estranee. Se la inscrizione funeraria in santo Alessio dice: _Ex magnis magna proles generatur et alta — Joanne patre, Theodora matre nitescens_, perchè mai questi genitori devono essere stati Giovanni X e Teodora senatrice, se v’avevano tanti patrizî di questo nome? Si tenga conto soltanto del tempo; se Crescenzio fosse stato loro figlio, sarebbe stato coevo al secolo. Il WILMANS si sforza vivamente di far discendere i Crescenzî da Giovanni X e da Teodora; non vide che di già nell’anno 901 v’ebbe un duce Crescenzio: cosa v’ha di più naturale che scorgere in quest’uomo il capo della casa dei Crescenzî? Quali errori si sieno introdotti in quelle tavole genealogiche può dimostrarlo quest’esempio. Il WILMANS vuole che una Stefania, figlia di una Marozia, sia pronipote del Crescenzio giustiziato nell’anno 998, e vuole che nell’anno medesimo 998 essa divenga sposa di Orso de Baro. Mi è noto il Diploma cui il WILMANS si riferisce, ma esso nulla dice di questo parentado.
[486] _Cod. Vat. 3764: Comprehensus a quod. Crescentio Theodorae filius et in castellum S. Angli retrusus ibiq. strangulatus est propter bonifatium diaconi, quem miserunt vivente eo papam._ AMAL. AUG.: _De mandato Cencii Theodorae filii, ibi interfectus atque strangulatus_. HERM. CONTR., a. 974: _A Romanis criminatus, et Crescentio Theodorae filio — et eo vivente Bonifacius Ferruci filius Pp. ordinatus_. L’erudito bibliotecario della Laurenziana, LUIGI FERRUCCI, scrisse le _Investigazioni sulla persona e il pontificato di Bonif. VII, figliuolo di Ferruccio_, 1856, in cui si sforza di render candido come giglio quel suo omonimo, che per bruttura fu un vero etiope. A vece di _eo vivente_, ei si costringe a leggere _ea juvante_ (_sc. Theodora_). Può darsi che la intrusione di Bonifacio e l’uccisione del Papa avvenissero quasi in pari tempo. AMAL. AUG.: _Romani ipsum Bonifacium sublimaverunt statim cum dicto Benedicto per eos strangulato_.
[487] _Franco de Britto, Franco a S. Eustachio._ Di già l’epitaffio di Benedetto VII chiama Bonifacio con nome di Franco. A Monte Cassino lessi dei Diplomi dati in quest’epoca da Gaeta, dove pure vivevano dei Ferrucci; nel NERINI, p. 392, all’anno 1072, comparisce _Ferrucius de Johannis de Crescentio testis_. Se taluno voglia affermare che Bonifacio VII sia stato congiunto di Crescenzio, non sarò certamente io che mi opponga; soltanto non verrò compilando tavole genealogiche. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa!
[488] _Horrendum monstrum Bonifacius (Malifacius) cunctos mortales nequitia superans, etiam prioris Pont. sanguine cruentus._ Questo scriveva GERBERTO al Concilio di Reims: sotto Ottone II era stato abate di Bobbio, cioè in Italia.
[489] _Cod. Vatican._, _Catal._ ECCARDI: — _sed. m. 1, d. 12._ — HERM. CONTR., a. 974: _post unum mensem expulsus_, _Constantinopolim postea petiit_.
[490] Questo prezioso documento Lateranense trovai io nel _Mscr. Vatican._ del GALLETTI, n. 8042, p. 7: l’abate Giovanni vi affitta, in vicinanza a Velletri, un castello a _Crescenzo illustrissimo viro qui appellatur de Theodora_, dat. 9 Aprile 977.
[491] _Vatican. Mscr._ n. 8043, senza numerazione di pagine; documento Lateranense dei 15 Ottobre 989: _nos Johannes et Crescentius illustrissimi viri atque germani filii Domni Crescentii olim Consulis et Ducis qui dicebatur de Theodora, seu Sergiae illustrissime femine olim jugalium bone memorie_. Fra le parti stipulanti v’è una _Constantia_, ma non v’ha alcuna _Theodoranda_. È assai dubbio se Crescenzio _de Caballo Marm._ e Crescenzio _de Theodora_ formassero una sola persona. Da questo Diploma, finora ignoto, il signor R. WILMANS (Excurs. X) si persuaderà, che Crescenzio l’antico ebbe veramente due figli, quali sono denotati di sopra.
[492]
_Corpore hic recubat Crescentias inclitus ecce_, _Eximius civis Romanus Dux quoque Magnus_ — — _Se D[=n]o tradidit habitum monachorum adeptus_ — _Hic omnis quicunque lepis rogitare memento_, _Ut tandem scelerum veniam mereatur habere_. _Et obiit d. VII Mens Jul. Ann. Dom. Incarn. DCCCCLXXXIV_ _C. R. M. jam ante annos duodecim_.
Anche il PAPEBROCH reputa che questo defunto fosse l’assassino di Benedetto, però il NERINI (p. 84) vuole purgare l’urna sepolcrale da questo delitto. Le lettere _C. R. M._ spiega egli: _Cum Regula Monachorum_, e vuole che il morto si facesse frate fin dall’anno 972. Ma il documento dell’anno 977 ci ha fatto conoscere che non ancora, a quell’epoca, egli era monaco: lo diventò soltanto allora, che Ottone venne a Roma nell’anno 981. Io spiego le lettere per _Cujus Requies Mors_, e credo che l’inscrizione fosse posta dodici anni dopo la sua morte, nell’anno 996, quando quegli che può supporsi essere stato figliuol suo era Patrizio in Roma. È a biasimarsi il PROVANA, perocchè fece una sola persona di questo Crescenzio e del suo più celebre succeditore.
[493] LEONE DI OSTIA, II, c. 4, lo appella _propinquus suprad. Alberici Romanor. consulis_. Il Cod. Vat. 3764 scrive: _ex patre [=dd]_, che significa _Deus dedit_, o meglio David, come legge il _Catal. Eccardi_. Secondo il JAFFÉ, la sua ordinazione cadde fra il 2 e il 28 di Dicembre dell’anno 974. GIESEBRECHT, _Ann. dell’Imp. ted._, II, 1, 143. Il DANDOLO, c. XVI, dice breve e semplice: _Hic bonus fuit_.
[494] FRANCESCO PAGI e il Sigonio credono che Ottone II abbia creato i Conti di Tusculo, dai quali avrebbe indi avuto origine Benedetto VII. I documenti dell’epoca nulla ne sanno dire. Il Leo, _Stor. d’Italia_, I, 346, fa che un tale Alberico ne sia capo in Roma; probabilmente fu indotto in errore dal passo riferito di LEONE DI OSTIA.
[495] _Edificatio uius E[=cle]. S[=ce]. Scolastice Tempore Domni Benedicti VII [=PP]. Ab Ipso [=PPA]. Dedicata Q. D. [=S]. An. Ab. Inc. [=D]m. CCCCCCCCCLXXXI M. [=Decb]. D. IIII. Ind. VIII_ (deesi leggere _IX_).
[496] È dubbio se Alessio fosse romano; perfino la sua leggenda viene riferita a Bisanzio: vedi la introduzione alla sua _Vita_, _Acta SS._, ai 17 di Luglio, T. IV. Questa _Vita_ latina è scritta con colore drammatico e bello; oltre ad essa ve n’ha ivi un’altra in versi leonini. Del Santo tacciono i più antichi Martirologî latini e il _Martyrol. Roman._ compilato nel secolo ottavo. Nel tempo più tardo del medio evo la leggenda ottenne gran favore. CORRADO DI WÜRZBURG ne cantò, nel suo noto poema, e nel 1859 il cardinal WISEMANN trasse pure santo Alessio fuori della sua scala di legno, e lo pose sul palco scenico. La scala si fa vedere nella chiesa di santo Alessio di Roma, dove ai 17 di Luglio si celebra la sua festa.
[497] Spesse volte ho citato l’opera importante del NERINI su questo convento. L’inscrizione funeraria di Sergio vi si trova a pag. 68.
[498] Gli _Annal. Coloniens._ (_Mon. Germ._ I, 98) ad ann. 981, dicono: _apostolicus in sedem receptus est_, come se Ottone ve lo avesse ricondotto. Il RICHER, _Hist._ III, c. 81, non ne dà conferma; dice soltanto che l’Imperatore venne a Roma: _repressurus etiam si qui forte essent tumultus_.
[499] _Annal. Saxo_, a. 981. Il _Chron. Casaur._, a. 981, e il _Chron. Farf._, p. 478, riportano i noti Diplomi di Ottone II: _dat. 14 Kal. Maji. Actum Romae in Palatio juxta Eccl. b. Petri Ap., e Actum Romae 3 Non. Maji_.
[500] Deriva essa dal _Pantheon_ del GOTFRIED, cui seguì RICOBALDO, _Hist. Imp._ (ECCARDO I, 1160) colla sua narrazione. Il MURATORI biasima il SIGONIO poichè accolse questa fola nella sua Storia: maggior censura meritano i modernissimi italiani FERRUCCI e AMARI, il quale ultimo, prendendo motivo da quelle favole, si compiace di chiamare Ottone col nome di _Sanguinarius_. Intorno a questa leggenda vedasi il GIESEBRECHT (Excurs. XIII).
[501] L’AMARI, _Storia dei Musulmani_, II, 324, dimostra che THIETMARO concorda col cronista IBN-EL-ATHÎR in riguardo a questa battaglia. Quattromila Tedeschi restarono sul campo; dei Saraceni cadde morto Abul-Kâssem (Bulicassimus). L’AMARI guiderdona l’impresa di Ottone, rivolta a liberare Italia dai Saraceni, con rallegrarsi che Ottone morisse «di rabbia»: i Saraceni gli paiono Guelfi, la battaglia di Stilo una prima Legnano. Mi spiace di leggere cotale giudizio presso un così illustre uomo, cui professo venerazione. Di quanto invece s’eleva il Muratori sopra tutti i partiti e tutte le simpatie!
[502] Il suo epitaffio, che ancor si conserva in santa Croce, registra. _D. X M. Jul. in Apost. sede residens IX ann. abiit ad Christum Ind. XII_. La _Ind. XII_ cominciò nel Settembre 983, e forse è da cambiare soltanto il Luglio nell’Ottobre. Il Baronio dà anche la inscrizione che è in santi Cosma e Damiano, colla data: _Joann. XIV Papa m. Febr. d. 22. Ind. XII_ A. 984, la quale cronologia esatta egli muta poi nell’anno 985 e nell’Ind. XIII. Il JAFFÉ e il GIESEBRECHT si sono sforzati di dimostrare che Benedetto morì nell’Ottobre dell’anno 983. Nella sua inscrizione funeraria, che si modellò a imitazione di quella di Stefano VI, è detto:
_Hic primus repulit Franconi spurca superbi_ _Culmina, qui invasit sedis apostolicae,_ _Qui dominum suum captum in castro habebat._
[503] _Chronogr. Saxo_, a. 983; egli è solo ad osservare che Giovanni XIV fu messo in seggio da Ottone. Il RICHER, III, c. 96, narra che Ottone morì di dissenteria, dopo di avere inghiottito quattro dramme di aloe. SIGBERTO, _Chron._, dice: _Taedio et angore animi deficient Romae moritur_. L’indole sua è descritta bene nella _Vita Adalberti_, c. 8; meglio ancora da THIETMAR, III, 1.
[504] Un disegno del musaico e della tomba odierna è dato dal DIONYSIUS, _Sacrar. Basil. Vat. Cryptar. Mon. Tab. X e XLV_. Vedasi inoltre il TORRIGIUS, _Le Sacre Grotte_, p. 364. BONIZO celebra Ottone II come beato, perciocchè riposi in san Pietro: _Vere beatus, terque quaterque beatus qui ex tanto numero Imperatorum et Regum solus meruit inter Pontifices cum apostolor. Principe consortium habere sepulturae_ (OEFELE, _Rer. Boicar._, II, lib. 4, 93, 800). Il suo epitaffio scritto da Gerberto, leggesi nel DUCHESNE, _Hist. Franc._, II, 807: CVJVS. AD. IMPERIVM. TREMVERE. DVCES. TVLIT. HOSTIS. QVEM. DOMINVM. POPVLIQVE. SVVM. NOVERE PARENTEM. OTTO. DECVS. DIVVM. CAESAR. CHARISSIME. NOBIS. IMMERITIS. RAPVIT. TE. LVX. SEPTENA. DECEMBRIS.
[505] _Catal._ ECCARDI: _Quem Bonif. reversus a Constant. — comprehensum in Castello s. Ang. — per 4 m. inedia attritum jussit occidi. Cod. Vat._ 3764, e, concorde con lui, il 1437: _Quem iste supranomin. Bonif. Ferrucii filius reversus a Const. — comprehendit ac deposuit et in castello s. Angeli in custodia misit — ibiq. infirmitate et famis inopia per IV m. sustinuit ac mortuus est et ut fertur occisus est. Cod. Vat._ 1304: _Qui bonefacius revers. a const. dans pecuniam interfecit predictum petrum_. HERM. AUG., _Chron._, aggiunge a queste fonti: _Et, ut perhibent, toxicavit_. Questo Catalogo e il _Chron._ BERNOLDI attribuiscono a Giovanni XIV otto mesi; soltanto il _Chron. Voltur._ conta nove mesi (erroneamente _annos_), e registra che morisse di fame nell’_Ind. XII_, a. 984. Il BARONIO trovò in talun luogo l’epitaffio, che dà per data il 20 di Agosto. Vedi anche GERBERTO, _acta concil. Rem._
[506] Il FERRUCCI riporta alcuni documenti, che alla Indizione XIII contano l’anno decimo, undecimo e financo duodecimo di Bonifacio VII: di qui si vede quanto poco accertate sieno queste date.
[507] _Cod. Vat._ 1340: _Et ipse paulo post veneno interiit. Cod._ 3764 e 1437: _sed. m. XI qui repentina morte interiit_, e danno la narrazione diffusa, come quella detta di sopra; da essa trasse la sua HERM. AUGIEN., ad ann. 985. Con quelli s’accorda anche il Catal. Eccardi. — BERNARD. GUIDONIS e AMALRIC. AUGER. sembrano associare la caduta di Bonifacio all’acciecamento del Cardinale; ma il FERRUCCI, invece di _oculos eruit_, rilegge _loculos eruit_. Appoggiandosi all’erroneo dettato del _Catal. Farfens. a. 987, Ind. XV, Bonefat. [=pp]_, afferma, contrariamente a tutti i Cronisti, che Bonifacio sia vissuto fino al 987; tuttavia neppur egli sa di alcun Diploma che si spinga di là della _Ind. XIII_, la quale corrisponde all’anno 985. Nel Maggio di quest’anno Bonifacio VII viveva ancora: _Anno Deo prop. Pont. Domni Bonifacii. Summi Pont. et univers. VII Pape in Sacratissima Sede B. P. Ap. XI Ind. XIII mense Madio die III_: (GALLETTI, _Mscr. Vatican._ 8048, p. 25). Bonifacio VII, dopo il 984, fece battere una moneta, che da una parte teneva scritto OTTO IMPE. ROM., dall’altra scs PEV (_Petrus_) BONIF., nel mezzo PAPAE. Vedasi nel PROMIS.
[508] _Le Vitae Papar._ dicono: _De Regione Gallinae Albae_, oppure _Albas Gallinas_. Il JAFFÉ indica che egli sia stato consecrato fra il 6 di Agosto e il 16 di Ottobre 985 (UGHELLI, I, 1306; MARINI, n. 35, 36). In documenti della chiesa di _S. Cyriacus et Nicol. in via Lata_ (GALLETTI, MSCR. VATIC. 8048) io trovo ancora le seguenti date: _A. 988 Joh. XV P. A. III mense madio Ind. I. — A. 988 Joh. XV P. A. III Ind. I m. Octobrio d. V. — A. 989 Joh. XV P. A. IV Ind. II m. Febr. d. VI._ Quell’altro Giovanni che fu, dai quattro ai sei mesi, inserito fra Bonifacio VII e Giovanni XV (_Cod. Vat._ 1340; TOLOMEO DI LUCA E AMALR. AUGER.), ne venne cancellato in seguito a recenti studî: _Annali_ del WILLMANS, p. 208, 212; JAFFÉ p. 337. I Cataloghi attribuiscono a Giovanni XV, _a. X, m. 7, d. 10._
[509] _Iste exosos habuit clericos, propter quod et Clerici eum odio habuerunt; et merito quia quae habere poterat, parentibus distribuebat: Chron. Farf._, p. 644; ne è fonte il _Cod. Vat._ 1437 e quello 3765. Il nipote di questo Papa con nome germanico di _Wido_, compare qual duce di Aricia nel 990: _Guido vir nobilis, neptus Pontificis et Dux Ariciensis_: MURAT., _Antich., Dissert._ V. Può darsi che Guido appartenesse alla casa dei Tusculani, la quale era avversa ai Crescenzî.
[510] La _Vita Joh. XVI_ (XV) nel MURATORI lo appella _Patricius urbis Romae_, e ROMUALD. SALERNIT., MURATORI VII, 165: _Romani Capitanei Patriciatus sibi tyrannidem vendicavere_, locchè, parola per parola, è dettato del BONIZO, il quale parimente dice: _A Crescentio Numentano, qui Patricius dicebatur_. Un documento nel GATTULA, _Accession._ I, 115, si esprime così: _Anno Deo propicio pontificat. Dom. Joannis summo pont. et univer. pape — Ind. XIV, m. Januar., d. 3, Imperante anno primo Dom. Johanne Crescentias filio Romanor. Patricio_. Quella notevole frase Imperante — Patritio significa dunque il vicariato in luogo dell’Imperatore: il Diploma contiene la donazione di una peschiera in Terracina, fatta al convento di santo Stefano. Che il titolo di _Patricius_ compaia in Roma già prima del 1010, lo dimostra il documento che è nel MITTARELLI, I, App. 41, p. 97, dove, nell’anno 975, si sottoscrive _Benedictus patritius a Stefanus rogatus_.
[511] _Annal. Hildesh._, a. 989 (_Mon. Germ._ V, 68): _Theophanu Imperatrix mater Regis Romam perrexit, ibiq. Natale domini celebravit et omnem regionem Regi subdidit_. Nel _Reg. Farf._, n. 436, viene financo detto, abbastanza ridicolmente: _Theophanius gratia divina Imperator Augustus; e Imperii domni Theophanii Imperatorii XVIII_. Il documento ravennate del primo di Aprile 990 tien detto: _Imperii Domnae Theophanu Imperatricis XVIII, Ind. III actum Ravennae feliciter_; ivi pertanto l’êra dell’_Imperium_ si conta dal matrimonio di lei con Ottone II. Altri documenti (_Chron. Vulturn._, MURAT. I, p. 2, 484) dei _4 Non. Jan., a. 990. Actum Romae; Theophanu divina gr. Imperatrix Augusta_ (MABILLON, _Annal. Bened._ IV, 69).
[512] _Erat autem ipsis diebus Romae imperatrix Augusta Theophanu_ etc. _Vita S. Adalb., Mon. Germ._ VI, c. 13, 14, e BRUNO, _Vita S. Adalb._, c. 12, ibid.
[513] _Quid hunc — in sublimi solio residentem, veste purpurea et aurea radiantem, quid hunc, inquam, esse censetis? Nimirum si caritate destituitur, solaque scientia inflatur et extollitur, Antichristus est, in templo Dei sedens, et se ostendens tamquam sit Deus. Si autem nec caritate fundatur, nec scientia erigitur, in Templo Dei tamquam statua, tamquam idolum est, a quo responsa petere, marmora consulere est._ Era voce universale fra i contemporanei, che a Roma tutto si vendesse. Abbone, abate di Fleury, trovò che Giovanni XV era _turpis lucri cupidum, atque in omnibus suis actibus venalem_: AIMON. _Vitae S. Abbonis_, MURATORI, _Annal._, a. 996.
[514] GABLER RADULFUS, _Hist._ II, c. 7 (_Mon. Germ._ IX, 61) e il _Chron. Virdunense_ di FLAVINIACO (LABBÉ, _Bibl. nova_, I, 158), zeppo di errori. Noto che ai 30 di Gennaio 993 Udalrico, arcivescovo di Augusta, fu proclamato santo per decisione di un Sinodo lateranense: primo esempio di una canonizzazione operata dal Papa. V. il BARONIO, a. 993, e la Prefazione del MABILLON al _saec._ V dei Benedettini.
[515] _Mon. Germ._, V, 691, 693: _sileant amodo leges, jura regum conticescant, si neminem in judiciis attingere fas est, nisi quem Crescentius tirannus mercede conductus voluerit absolvere, vel punire_.
[516] Il BARONIO pone la fuga di Giovanni all’anno 985, senza dimostrare l’esattezza della data; il Muratori ne dà notizia, dubitando, all’anno 987. A me par giusto l’anno 995. Adesso tacciono i Cataloghi pontificî. AMALR. AUGER. racconta: _Propter persecutionem Patricii Urbis Romae et Senatus, ipsum oportuit ab ipsa Urbe recedere. Sed postmodum prae timore Ottonis Imp. ipsum miserunt quaesitum_. — Similmente il JORDANI, _Chron._, nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 957.
[517] L’epitaffio di Giovanni XV, nel BARONIO, a. 996, registra la morte ai 7 di Maggio. Ma se ne dee dubitare: il JAFFÉ assume per data il principio dell’Aprile, poichè della morte di Giovanni Ottone III riseppe alla Pasqua (12 Aprile) in Pavia (_Joann. Chron. Venetum, Mon. Germ._, VII, 30). Il MARINI (_Papiri_, n. 36) raccoglie un Diploma di Giovanni XV dell’anno 992, in cui viene concesso al Vescovo di Porto un tratto di terreno perchè vi pianti un vivaio di pesce. Ivi si fa menzione del _Lacus Trajanus_; il porto di Trajano s’era tramutato in lago paludoso.
[518] _Vita S. Adalberti_, c. 21: _Ibi in ejus occursum veniunt epistolae cum nunciis, quas mittunt Romani proceres et senatorius ordo_. Non si discorre più come una volta di _clerus, ordo e populus_; la nobiltà ha tratto a sè ogni podestà.
[519] Da dopo delle monete di Benedetto VII (colla scritta OTTO IMPE ROM) non possediamo più denari pontificî per un corso di cencinquant’anni, ad eccezione di un pajo di monete di Leone IX (1049-1055) e di Pasquale II (1099-1118). Va cancellata la moneta del calabrese Giovanni (XVI) che è registrata dal CINAGLI: l’altra (che trovasi nel MAFFEI, _Verona Illustr._, III, 271) in cui Crescenzio, denotato quale IMP. AUG. P. P., arringa da cavallo l’esercito, è un trovato assurdo del secolo decimosettimo: lo dimostra il disegno, che ha lo stile del Domenichino.
[520] _Vita S. Adalberti: magnae scilicet indolis, sed, quod minus bonum, fervidae juventutis._
[521] Il PAGI avvisò che Gregorio V dovette essere consecrato sul principio del Maggio; e il MANSI, in nota al BARONIO, a. 996, pag. 349, accoglie con molta verosimiglianza la data dei 3 Maggio.
[522] Il primo Pontefice, di nazione forestiera dopo di Zaccaria fu alemanno; così fullo anche l’ultimo straniero che salì alla cattedra di san Pietro, e precisamente Adriano VI (1522-1523). D’allora in poi papi furono soltanto uomini italiani.
[523] Perciò il compilatore della _Vita S. Adalb._ sclama giubilando: _Laetantur cum primatibus minores civitates; cum afflicto paupere exultant agmina viduarum, quia novus imperator dat jura populo, dat jura novus papa_: c. 21.
[524] Tratta da un mscr. di Bamberga, trovasi nel DÜMMLER, _Auxil._ e _Vulgar._, p. 57, una poesia meritevole di nota, sul reggimento del mondo tenuto in comunanza da Gregorio V e da Ottone III: vi è detto:
_Surgat Roma imperio, sub Ottone tertio!_ _Salve, papa noster, salve, Gregori dignissime_ _Cum Ottone te augusto tuus Petrus excipit._ — _Vos duo luminaria per terrarum spacia_ _Illustrate ecclesias, effugate tenebras_ _Ut unus ferro vigeat, alter verbo tinniat._
[525] _Habitoque cum Romanis placito, quemdam Crescentium, quia priorem Papam injuriis saepe laceraverat, exilio statuit deportari, sed ad preces novi Apostolici omnia illi remisit_: _Annal. Saxo_, a. 996. Affatto assurda è l’affermazione dell’Hock, nel suo Gerberto, c. 9, che Gregorio avesse graziato Crescenzio per usarne di contrappeso alle esorbitanze dei Tedeschi in Roma. — Ai 25 di Maggio dà Ottone da Roma un _Privilegium_ a favore di san Salvatore in Monte Amiate (_Dat. VIII Kal. Jun. A. D. J. 996, Ind. IX, Imperii I Actum Rome_: _Cod. Amiatin. ut supra_, p. 590). — Ai 27 di Maggio dà Gregorio V la sua Bolla per lo stesso convento, la quale lo fa esente da ogni altra giurisdizione che non sia la romana: ibid., p. 592. Vedi lo Stumpf a questo tempo.
[526] _Prussorum_ — _quorum deus venter est et avaritia juncta cum morte_, dice la _Vita S. Adalb._, c. 27; finezza non molto lusinghiera per la mia patria a quell’età: nel secolo decimo era dessa ancora abitata da genti mezzo selvagge, ma nel decimottavo dava al mondo il filosofo Kant. Conosco il luogo in cui vuolsi che Adalberto sia stato ucciso: s’alza colà «la croce del Baltico», collina mesta che guarda su un mesto mare; ivi presso si vedono molte tombe di giganti.
[527] Lo dice il frammento _quot sunt genera judicum_, edito dal BLUME nel _Mus. Ren._, V, 129, e dal GIESEBRECHT, I, 825. Io lo vidi nel _Cod. Vatican._ 2037, che è del secolo decimoterzo: _Ceterum postquam peccatis nostris exigentibus Romanorum imperium barbarorum patuit gladiis feriendum, Romanas leges penitus ignorantes inliterati ac barbari judices legis peritos in legem cogentes jurare, judices creavere quorum judicio lis ventilata terminaretur. Hi accepta abusiva potestate, dum stipendia a republica non accipiunt, avaritiae face succensi jus omne confundunt. Comes enim illiteratus ac barbarus nescit vera a falsis discernere, et ideo fallitur._
[528] La scrittura è indiritta a Villigi di Magonza, vicario pontificio in Alemagna: _Notum vobis etiam facimus, qualiter per communem consensum fratrum, Crescentium S. Rom. Eccl. invasorem et depraedatorem a gremio s. aecclesiae et omnium fidelium communione segregavimus, et ut unusquisque vestrum in suo episcopatu huic facto adsensum praebeat, caritative rogavimus: Mon. Germ._, V, 694.
[529] I Cronisti tedeschi dicono: _Hic. Joh. natione Grecus, conditione servus, astu callidissimus, ad Imper. II Ottonem sub paupere adiens habitu, interventu Theophanu Imperatricis regia primum alitus est stipe; deinde procurrente tempore, vel satis clementi ab eo gratia habitus, pene inter primos habebatur: Annal. Quedlinb., Chronogr. Saxo_, THIETMAR., _Chron._, IV, 21. Gli _Excerpta e Catalogo Tabularii Nonantul._ (MURATORI, _Ant._, V, 676), con animo partigiano, chiamano Filagato: _Probis moribus, et scientia ornatum_; e dicono: _Hunc Joh. abbatem_ (cioè di Nonantula, cui Ottone II lo aveva eletto nel 982) _Romani Crescentii Consulis Pontificem, in schismate contra Gregorium V declararunt, A. Ch. 996_.
[530] Allorchè i Tedeschi dicono: _Crescentius per Joh. Apostaticum Imperium sibi usurpavit_, la parola _Imperium_ significa i diritti imperiali. — Della lega con Bisanzio parlano parecchi Cronisti. _Chronic. Venetum, Mon. Germ._, IX, 31: _Johannes (sc. Crescentius) Johannem suum filium Constantinopolim destinavit, quem imperator non solum diversis numeravit donis, verum etiam aegregiis honoribus sublimavit_. — ARNOLFO, _Hist. Mediol._, I, 11, dice dell’Antipapa: _De quo dictum est, quod Romani decus imperii astute in Graecos transferre tentasset_. BENZONIS, _Panegyr. in Heinr. III_ (MENKEN, I, 968): _Tercius denique Otto decollavit Crescentium et necavit papam Sergium (!) ex quod cum Graecis frequentabant inlicitum commercium_. Il frammento di BONIZO (_Mscr. Vatic._ 7143) nulla contiene a questo riguardo, e dell’Antipapa dice financo: _Cum Romam orationis causa veniret, a praefato Crescentio et a Romanis coepitur et tenetur et licet invitus tamen Papa infelix ordinatus_. Per verità induce al riso ciò ch’ei narra, che Crescenzio facesse papa il cortigiano di Ottone, affine di guadagnarsi l’Imperatore: _Ad amicum_, lib. IV, 800, nell’OEFELE, II.
[531] Ugo succedette ad Alberico abate sulla fine del 997: egli accusa sè stesso nella _Destructio Farf._, c. 17: _illo mortuo, veni ego peccator Hugo, non ut legitimus, sed ut abhortivus_. L’HÖFLER, _Pontefici tedeschi_, I, 130, crede che egli avesse comperato l’Abazia da Giovanni XVI; però è cosa difficile che, essendo così la cosa, Ottone III nel Placito del 998 (_Chron. Farf._, 492) avesse detto: _Qui sibi Imperialis Abbatiae — absque nostro assensu regimen usurpaverat — et quod deterius est, pretio emerat a Romano Pontifice_: ciò infatti avrebbe corrisposto a riconoscere Filagato. Gregorio V era accessibile all’oro; vedasi il Placito di Ottone III dell’anno 999 (_Chron. Farf._ 499), donde si pare che i monaci di santo Cosma se lo avevano guadagnato con denaro.
[532] _Chron. Venet._, p. 31; RODULFI GLABER. Hist. I, _Mon. Germ._ IX, 56: _Conscendens cum suis turrim, quae sita est extra civitatem trans Tiberim, ob altitudinem sui Intercelos vocatam, vallavit eam, defensurus pro vita. Annal. Quedlinb., Chronogr. Saxo_. Ottone trovavasi a Roma, senza dubbio, nel dì 22 Febbraio, chè il suo Placito per Farfa è dato: _8 Kal. Martii A. 998 Ind. XI Anno Ottonis III Regn. XV Imp. II Actum Romae feliciter_.
[533] _Chron. Venet.: Procul a Roma inexpugnabilem turrim intravit, in qua non diu, vento imperatore, illum manere licuit. Sed ab ejus militibus captus, projectis oculis — Romam in quodam monasterio delatus est. Vita_ nell’EKKARD: _ab Ottonis Vassore Birthilone correptus, amputatis naribus_ etc. Anche il GLABERO, BONIZO, AMALR. AUGER. ascrivono i mali trattamenti ad ordine dell’Imperatore. Quelli che lo presero sono chiamati dai Cronisti tedeschi: _non tantum Imperatoris, sed Christi amici_ (_Annal. Saxo, Annal. Quedlinb._ 998).
[534] _Catal. Eccardi: in asino caudam ejus tenens, satis irrisorie per totam Romam ductus est. Chron. Venet.: a Romanis impositus deformis aselli terga, versa facie ad caudam sub praeconi voce per Romanas regiones ducebatur._
[535] _Vita Nili_, nel Tom. VI, c. 80, dei MARTENE e DURAND, e negli _Acta Sanctorum,_ ai 26 Settembre, VII, c. 90. I _Mon. Germ._ danno dei compendî del testo greco, t. VI, 615-618.
[536] THIETMAR, IV, c. 21, e l’_Annal. Saxo_, a. 998, chiamano ancora il castel Sant’Angelo: _domus Theoderici hactenus omnibus inexpugnabilem_; ma, in CENCIO, ha omai nome di _Castellum Crescentii_. PIER DAMIANI l’appella perfino _Mons S. Angeli_, a cagione di sua grandezza, oppure perchè il sepolcro di Augusto, simile a un monte, era detto allora _Mons Augustus_. ROD. GLABERO e ADEMARO, _Hist._ III, c. 31, la chiamano _turris Intercelos_, dalla chiesa postavi in cima.
[537] Così novella il GLABERO, monaco di Cluny della metà del secolo decimoprimo. _Cur, inquiens, Romanorum principem, imperatorum decretorem_ (alludesi ai legami con Bisanzio) _datoremque legum atque ordinatorem pontificum, intrare sinistis magalia Saxonum? Nunc quoque reducite eum ad thronum suae sublimitatis, donec ejus honori condignam videlicet praeparamus susceptionem_.
[538] SIGBERT. GEMEL., a. 1001.
[539] PIER DAMIANI, che scrisse quasi novant’anni più tardi (_Vita Romualdi_, Paris, 1664, I, 196): _Cui Tammus ex praecepto Regis jusjurandum securitatis praestitit, et ita ille deceptus_. — Per lo contrario, il GLABERO narra che Ottone cavallerescamente lo lasciò andare al castello per prenderlo d’assalto, e contraddice così al DAMIANI, suo più giovane contemporaneo. LANDULFUS SENIOR, II, c. 19: _Crescentium ingenio, non armis cepit_. Prima di lui (intorno al 1085) ARNULFUS, _Hist. Mediol._, c. 12, scriveva: _Pacto utrimque composito, illius se tradidit potestati_. LEO OSTIENS., c. 18: _sacramento deceptum cepit, et mox quasi reum majestatis capite obtruncavit_, locchè attinse egli dal DAMIANI. BONIZO dice soltanto: _diu obsessum cepit et capite truncavit_. ADEMARO, _Hist._, III, c. 31, ha invece questa notizia: _captus est insidiis suae conjugis_. Vedasi quante v’abbiano versioni della sorte toccata allo sventurato eroe della libertà di Roma.
[540] THIETMARO DI MERSEBURG, come contemporaneo più prossimo (aveva ventun anno quando cadde Crescenzio), narra (_Chron._ IV, c. 21 e _Annal. Saxo_ che copia da lui): _Tandem per machinamenta alte constructa ascendit_ (Eccardo), _et eundem decollatum voce Imperatoria per pedes laqueo suspendit cum aliis duodecim_. Il _Catal._ ECCARDI: _captus et truncatus per pedes in Monte Malo suspensus est_. — La _Vita Meinwerci_, c. X, p. 520, nel LEIBNITZ, _Script. Brunsw._, I, dice: _cum duodecim suis_; gli _Annal. Quedl._ soltanto: _illumque captum decollari, et e summo arcis praecipitatum in patibulo pedibus suspendi jussit_. — La _Cronica di Lüneburg: Crescentius quam do to stride mit deme Kaisere an dat Velt, unde Wart gevangen, und schendlike erhangen_ (ECCARD., I, XIX, 1338). — ARNOLFO di Milano vuole che fosse decapitato nel campo di Nerone; LANDOLFO racconta che prima gli fossero mutilate tutte le membra e strappati gli occhi. — La _Cronica Veneziana_ (del tempo di Ottone III): _Crescentius veniam miserabili voce adclamantem in summitate ut ab omnibus videretur decollaverunt, et projecto tellure alii — simili poena in monte Gaudio imperiali decreto suspensi sunt_. Il GLABERO narra che fosse trascinato entro la pelle di vacca, ecc.
[541] _Chronica Regia S. Pantaleonis_, del secolo decimosecondo: _Crescentius ductus vero in montis illius planitiem, qua totam videre posset urbem capite truncatur, idemque mons usque hodie ob triumphalem tyrannidis praesumptorem a Teutonicis Mons Gaudii, a Romanis autem M. Malus vocatur._ Io oso spiegare il nome di _Mons Gaudii_ dal giubilo che provavano i pellegrini, vedendo per la prima volta Roma. Primo che io sappia a chiamare _Malus_ il monte è BEN. DI SORATTE, c. 26; egli ha notizia di una chiesa di san Clemente che ivi era. Da M. Malo venne M. Mario. I Romani antichi davano al monte il nome di _clivus Cinnae_: leggansi poi, nel quarto Epigramma di Marziale, i versi che descrivono la veduta che di lassù si gode:
_Hinc septem dominos videre montes_ _Et totam licet aestimare Romam._
Di là prosegue la via Trionfale; e credo che ad essa si riferisca un _Arcus Militorum_, col qual nome BEN. DI SORATTE appella un arco trionfale, che probabilmente si elevava nel campo di Nerone: _a Prato S. Petri, hubi dicitur arcus Militorum_ (c. 33).
[542] _Stephania autem uxor ejus traditur adulteranda Teutonibus_: ARNULFUS, _Hist. Mediol._, c. 12. Giusta documenti Farfensi, la moglie di Crescenzio si appellava _Theodora_ (_Reg. Farf._, n. DIIII, nel FATTESCHI, ecc., p. 313). Però può darsi che si fosse sposato due volte, oppure che la donna sua avesse due nomi. Ne era allora costume, perlochè in documenti si trova: _Maroza quae et Atria vocatur; Maria quae et Rogata; Panfila que Constantia vocatur_; Triberga che si sottoscrive Stefania: similmente di uomini; _Johannes qui et Milo_; _Johannes qui et Rustico_; ed esempî altri innumerevoli di questa maniera.
[543] _Pro eo planctus magnus factus est_, dice ADEMARO, _Hist._, III, c. 31.
[544]
_Vermis, homo, putredo, cinis, laquearia quaeris,_ _His aptandus eris sed brevibus gyaris._ _Qui tenuit totam feliciter ordine Romam_ _His latebris tegitur pauper et exiguus._ _Pulcher in aspectu dominus Crescentius et dux_ _Inclyta progenies quem peperit sobolem._ _Tempore sub cujus valuit Tyberinaque tellus_ _Jus ad Apostolici valde quieta stetit._ _Nam fortuna suos convertit lusibus annos_ _Et dedit extremum finis habere tetrum._ _Sorte sub hac quisquis vitae spiramina carpis_ _Da vel gemitum, te recolens socium._
Ancora a’ suoi dì il BARONIO lesse questo epitaffio in san Pancrazio, e, per la prima volta, lo publicò, _Annal. Eccl._, a. 996. Il penultimo distico dimostra che l’inscrizione appartenne all’eroe di tragica sorte. Il quarto distico è difficile a intendere; sembra che il Poeta, immascherando la frase, parli della signoria di Crescenzio, e di Roma che torna in balìa di Gregorio V. La verità non osava egli spiattellare, ma il _nam_ del quinto distico discende come una conchiusione del suo celato pensiero. Ei vuol dire che Roma, governata già da Crescenzio colla forza, ridivenne però città pontificia, «avvegnaddio» la mutevole fortuna lo abbia precipitato. Il lettore avrà notato il primo getto di rime leonine.
[545] Scrittura di Ottone, nel MABILL., _Annal. Ben._ IV, p. 117, a. 998, dato ai _III. Kal Maji a. 998, quando Crescentius decollatus suspensus fuit_.
[546] _Et ego rogavi illi tertium genus de alia medietate cum castello Trabuco_, dice Ugo, _Destruct. Farf._, p. 541. Su questa notevole controversia fra Farfa e il Conte vedasi il GALLETTI, _Dissertazione sul sabinate Gabio_.
[547] Giovanni fu nel 988, e Crescenzio nel 994, _Comes_ e _Rector_ della Sabina (FATTESCHI, _Serie_, append.). È cosa notevole che tra il 994 e il 999 non vi sia fatto più cenno di alcun _Comes_. Del 999 fullo Gerardo, uomo probabilmente parteggiante per l’Imperatore e per il Papa, ma, nel 1002, Giovanni ricompare da _Comes_. Nell’anno 1003 eranlo Rainerio e Crescenzio.
[548] _Privilegium_ nel _Chron. Farf._, p. 479. _Act. Sabinis in Curte S. Gethulii VIII Kal. Junii a. 996, eius Imp. Regni XIII Imperii quoque I_.
[549] Il bibliotecario BETHMANN, tanto benemerito per l’edizione dei _Mon. Germ._, ne li publicò con titolo di _Hugonis Opuscula_; e, sotto nome di _Historiae Farfenses_, raccolse nel Tom. VIII parecchie scritture concernenti Farfa. Ugo scrisse il suo _Liber Destructionis Farf._, dopo l’anno 1000.
[550] _Electus quisque ab eadem Congregatione prius ejusdem Imperiali patrocinio praesentatus gratis roboretur, et tunc a S. Pontefice canonice consecretur. Dat. 8 Kal. Martii a. 998. Ind. XI ann. Ottonis III Regnantis XV Imper. II Actum Romae feliciter in Dei nomine Amen_. Questo _Praeceptum_ è nel _Chron. Farf._, p. 492.
[551] _Manibus suis eum comprehendit per cucullam et juxta se sedere fecit, cui et dixit: Hodie non exies de isto placito nisi legem feceris. Placitum_ significa l’atto del giudizio, e insieme la decisione giudiziaria; processo parimente che sentenza: qui la frase, assai frequente a quest’età, _legem facere_, vuol dire essere citato in giudizio, o rispondere innanzi alla legge. Questo memorabile _Placitum_ trovasi nel _Chron. Farf._, p. 505, nel _Reg. Farf._, n. 459 e nel GALLETTI, _del Prim._, XXI.
[552] La consueta frase giuridica è questa: _refutare ipsas ecclesias domno abati_.
[553] _Arcarius Leo — tulit cultrum et signum s. crucis in ea_ (ossia la _carta per quam litigabant_) _abscindendo per medium fecit, et reliquit in manu Domni abbatis_. Il MURATORI si riporta, nella _Diss._ 34, a questo notevole _Placitum_, per dimostrare quanti fossero i documenti falsi che a quel tempo andavano in giro. Io rimetto il lettore eziandio al _Dipl._ XXIV, nel GALLETTI, _Del Prim._, a. 999, in cui l’Abate dei santi Cosma e Damiano in Transtevere cercava, col mezzo di un falso diploma, di beccarsi dei possessi.
[554] La stessa controversia di Farfa si ripetè nell’a. 1010, e parecchie volte ancora nel secolo undecimo. Farfa litigò anche nel 1068, per ragione delle castella di Arci e Tribuco. Una lite colla chiesa dei santi Cosma e Damiano _in Mica aurea_ (nel Transtevere), per ragione di santa Maria _in Minione_ presso Civitavecchia, durava ancora nell’anno 1083, ossia da cento anni circa.
[555] _In Romano vero Imperio et in Romana usque hodie ecclesia septem judices sunt palatini, qui Ordinarii vocantur, qui ordinant Imperatorem, et cum Romanis clericis eligunt Papam — — Hi dextra laevaque vallantes imperatorem, quodammodo cum illo videntur regnare, sine quibus aliquid magnum non potest constituere imperator._ Noto frammento, nel _Cod. Vat._ 2037. Io credo che questi _Palatini_ dessero forma giuridica e ordinamento all’elezione pontificia.
[556] Traducemmo per «assessore» la parola tedesca «_Schöffe_» usata nel testo originale: a rigore significherebbe «scabino», ma preferimmo il primo vocabolo per non indurre confusione coll’istituto speciale dei Franchi, cui l’Autore nel suo discorso si riferisce. D’altronde, la dizione «assessore» rende abbastanza giustamente il senso, perocchè il Vocabolario la spieghi significare: «propriamente giudice dato a’ magistrati per risolvere in giure.» (N. del T.)
[557] SAVIGNY, I, § 68 segg.; LEO, _Svolg. della costit. delle città lomb._, p. 57; MURATORI, _Diss._ X. Secondo una legge di Carlo magno, ad ogni Placito dovevano assistere sette scabini quali assessori; però rade volte il numero era completo.
[558] Vedine i passi, tratti dal FANTUZZI, in CARLO HEGEL, I, 329, e nel SAVIGNY, I, 372. Il BETHMANN-HOLLWEG (_Orig._ ecc., 193-200) dice che fossero una specie intermedia fra gli assessori sentenzianti e i magistrati giudicanti. A vece di _dativus_, dicevasi talvolta _datus_; ad es.: _Adrianus datus judex. Laetus Dei gratia datus judex. Placit._ di Ottone III, a. 999. _Chron. Farf._, p. 501.
[559] Per lo meno, io trovo: _Benedictus Domini nutu dativus Judex S. Palatii_, nel MARINI, n. 102, a. 961.
[560] Basta questo a dimostrare, di contra al SAVIGNY, I, 373, che l’ufficio giudiziario del _Dativus_ poteva essere anche transitorio e commesso. È altresì errore, che s’usasse il nome _praefectus_ con pari significazione di _dativus_ (I, 374). _Dativus_ esprime l’ufficio di giudice; gli addiettivi simili a questi: _consul et dativus, tribunus et dativus, comes palatii et dativus_, nulla hanno a che fare col _dativus_, ma sì unicamente colla dignità della persona. Il SAVIGNY, I, § 113, non conosce, fuor dell’Esarcato e di Roma, altri _dativi_ che a Pavia e a Milla. Tuttavolta, da documenti si trovano: _dativi de civitate Narniensi_, e _de civitate Hortana_ (_Cod. Farf. Sessor._, CC, XVIII, n. 466, a. 1003), e _dativi_ di Tivoli (ibid., n. 453, a. 1003).
[561] Questo triplice elemento, che costituisce il tribunale romano, è reso manifesto da un documento dei 28 di Luglio 966, dove è detto: _Cum ordinariis judicibus et Johannes atque Guido dativi judices, nec non et nobili viris, videlicet Gumpizo, Joh. de mitzina_ ed altri nobiluomini, _qui adstant_. Qui i _dativi_ e i _nobiles viri_ corrispondono manifestamente fra loro sì, come nell’ordinamento franco stanno in rapporto gli _Scabini_ e i _boni homines_, segnatamente uomini liberi che fanno da assessori. Il documento trovasi nel GIESEBRECHT, I, 822.
[562] _Et det ei in manum librum codicum et dicat: secundum hunc librum judica Romam et Leonianam Orbemque universum; et det ei osculum et dimittat eum._ Formula _qualiter judex constituendus sit_, nel _Cod. Vat._ 4917 del secolo undecimo, di cui trovasi una copia nel _Cod. Vat._ 1983, alla fine della _Storia_ di PAOLO DIACONO, e alla fine della _Graphia_. L’OZANAM ha erroneamente trasportato questa formula al periodo bizantino. Senza dubbio, qui abbiamo davanti a noi la nomina di un _Judex_ al tempo di Ottone III. Si confronti con essa la formula pontificia di tempo più tardo, _qualiter judex et scriniarius a Romano Pontif. instituantur_, da CENCIO CAMERARIO, nel MURATORI, _Ant. II._, I, 687.
[563] _Qualiter romanus fieri debet_, ultima e interrotta delle tre formule: _Cod. Vat._ 4917, 1983, _Graphia_.
[564] _Judicum alii sunt palatini quos ordinarios vocamus; alii consules distributi per judicatus: alii Pedanei a Consulibus creati_ (_i. e. nostri judices_, secondo la glossa del Cod. Vat. 2037), e più oltre: _qui dicuntur consules judicatus regunt et reos legibus puniunt et pro qualitate criminum in noxios dictant sententiam_. Questo frammento, tratto dal Cod. Vat. 2037, fu edito dal MABILLON; modernamente, completo, dal GIESEBRECHT, I, 825.
[565] Più sotto citerò ancora il Diploma.
[566] SAVIGNY, BLUME, TROYA, HEGEL, BETHMANN-HOLLWEG: l’HEGEL, I, 332, cui segue il GIESEBRECHT, I, 825, riferisce, in modo deciso, i _Judicatus_ al territorio pontificio fuor di Roma, ma ciò in nessuna maniera mi pare che riesca evidente. Il BUNSEN, I, 223, al pari del SAVIGNY, dice che il passo si riferisce alla città di Roma. Perchè mai questi istituti non dovevano affarsi per Roma, parimente come per il territorio pontificio? — Noto altresì di volo che il titolo di _Consul_ è assai frequente in documenti del secolo decimo.
[567] Vedasi il notevole Diploma pontificio dell’anno 1018, nel MARINI, n. 42, dato al Vescovo di Porto: _quicumque vero presumptor sive Dux, sive Comes, vel Vicecomes, aut cubicularius, vel a [=nra] [=Aplica] sede Missus, aut qualiscumque interveniens Potestas_ (il «podestà» dei tempi futuri) _qua de ipsa civitate Portuense dominatum tenuerit_ etc. Porto era retto da un _Comes_, ma un Gastaldo, in qualità di prevosto pontificio, curava la percezione delle imposte; perciò lo stesso Diploma dà a Porto nome di _Castaldatus_: così, in tanta vicinanza di Roma, compaiono titoli di magistrature longobarde. Nel frammento _quot sunt genera judicum_ l’officio del _Comes_ è denotato manifestamente come qualche cosa di non romano: _comes enim illiteratus ac barbarus_. Tivoli, Segni stavano sotto a Conti (MURAT., _Ant._, V, 379; V, 773), od anche a Gastaldi (MARINI, _Annot._, n. 31, p. 232); Tusculum, Alife, Orta, Terracina, Traetto sotto a Conti; e Conti sono conosciuti nella Campagna. Per lo contrario, Albano era retta da un _Dux_ (MUR., _Ant._, V, 774).
[568] Il SAVIGNY, I, § 115, afferma erroneamente che, dopo il secolo decimo, Tribuni non compaiano più nei documenti. Trovansene a Orta, a Sutri, a Camerino. _Ego Adalgisus tribunus tabellio civitatis Sutrine_, a. 948: GALLETTI, _Msr. Vatican._ 8048, p. 8; _Cod. Farf. Sessor._ CCXVIII, n. 461, a. 1004; n. 446, a. 1005; _Cod._ CCXII, p. 154, ancor perfino nell’a. 1068. _Leo Tribunus et dativ. jud. et Tabellarius civ. Hortanae. Petrus tribun. et dativ. testis. Leo trib. testis. Beringerius tribun. et Dei gr. jud. et tabellar. civ. Hortanae._ Corrisponde al _consul et dativus judex_ di Roma, laonde quei Tribuni non erano più i militari. È cosa abbastanza degna di nota che questo antico titolo romano si trovi ancora nel secolo undecimo nel territorio Tusco e in quello Spoletino, fra i Longobardi. In Roma, a quest’età, non lo trovo che nella guardia Imperiale.
[569] Oscure ne sono le notizie; neppure una di esse dice che egli dimorasse nel palazzo dei Cesari. _Gesta Ep. Camerac._, I, c. 114: _in antiquo Palatio, quod est in monte Aventino, versabatur_, e l’Aventino è apertamente descritto come splendido quartiere. TANGMARO, _Vita Bernwardi_, c. 19: _Otto festinans a palatio fere duo miliaria ad S. Petrum_; distanza che combina con quella dall’Aventino.
[570] Nel _Regest. Farf._, n. 470, è così nominato (a. 999) Alberico, figlio di Gregorio (_qui de Tusculana_), e questi compare in officio di _praefectus navalis_, Gregorio Miccino in quello di _vestararius S. Palatii_. In un Diploma di Classe, a. 1001 (MITTARELLI, _App._ 66, p. 161), si parla di un _Logotheta S. Palatii_.
[571] Vedi la _Graphia_, che in pari tempo lo fa _Dictator Tusculanensis_: devesi però procedere cautamente nell’usare di essa. _Regest. Farf._, n. 470: _Gerardo gratia Dei inclito comite, atque Imperialis Militiae Magistro_.
[572] _Ann._ 983, _Sergius com. Palat._ (MUR., _Ant._, I, 379); quegli stesso nell’a. 998 (MARINI, n. 106, p. 166); a. 1001, _Petrus S. Pal. Lateran. comes_ (MITTARELLI, _App._, n. 66, p. 161). Il PAPENCORDT, p. 147, paragona opportunamente il Conte palatino al _Superista_. Soltanto scarsamente dice del suo officio la _Diss._ VII del MURATORI.
[573] _Libell. de Imp. Potest._ (p. 770): _Erant denique monasteria in Sabinis — seu cetera fiscalia patrimonia intra Romanos fines ad usum imperialem_. Nel Dipl. di Corrado II, a. 1027, dato per Farfa (_Reg. Farf._, 707) è detto: _Quidquid de praedicti monast. possessionibus fiscus noster sperare potuerit_. Sotto ai Longobardi il fisco era appellato _curtis regia_; presso ai Carolingi, _palatium_, quindi, fin da dopo di Lodovico II, fu talvolta chiamata _camera_. Già sul principio del secolo undecimo trovasi detto _camera nostra_, per denotare il fisco pontificio; fin dal tempo di Ottone I lo si dice a significare quello imperiale: _Privileg._ per Subiaco, a. 967; _medietatem in praedicto monasterio, et mediet. Kamere nostrae_.
[574] _Omnes res nostras, quas justo ac legali tenore acquisivimus, tam infra urbem Romam, quam extra — Chron. Casaur._, p. 811; MURAT., II, 2. Il PAPENCORDT, ecc., p. 143, 144, ne conchiude che poveri erano i dominî imperiali, i quali andavano perduti per causa di tali donazioni.
[575] Lo ricavo dal _Libellus de Imp. Pot._
[576] Intorno al _fotrum_ o _foderum_ (_fourrage_, foraggio) vedi il MURATORI, _Ant._, II, I, _Dissert._ XIX, 64. La _Vita Mathildis Reginae_, c. 21, dice di Ottone I: _Et totus populus Roman. se sponte subjugavit ipsius dominatui, et sibi solvebant tributa, et post illum ceteris suis posteris_. ECCARDO, _Chron._, dice all’anno 1073: _Anno Colonien. Episc. et Hermannus Bambergensis Romam missi sunt pecuniam quae regi debebatur congregandi gratiam_.
[577] _Pontaticum, pedagium, portaticum, escaticum, terraticum, glandaticum, herbaticum, casaticum, plateaticum, ripaticum, palifictura, navalia telonia, testaticum_, ecc.: _Diss._ XIX del MURATORI. La _pensio_ di fondi affittati importava complessivamente dieci sole libbre in contanti ad ogni anno: si noti in pari tempo la frase _ut persolvat pensionem in nostro palatio_, che è usata nel Diploma dato da Giovanni XIII per Preneste.
[578] _Lib. diurn._, c. 6, tit. 20, parla di _actionaria de diversis portis hujus Romanae urbis_. L’editore, con buon fondamento, dice che questa formula (_securitas_) data dal secolo nono, oppure dal decimo. A ponte Molle si pagava tributo; MARINI, n. 28: _pontem Molvium in integrum cum omni ejus ingressu et egressu et datione et tributu_, che Agapito II, a. 955, donava al convento di san Silvestro _in capite_.
[579] Vedi nel MARINI, n. 42, il Diploma di Benedetto VIII per Porto, a. 1018. Il Papa conferma al Vescovo _omnes res et facultates, mobiles et immobiles de illis hominibus qui sine herede et intestati ac subito praeoccupati juditio mortui fuerint_, e precisamente nella periferia di tutto Porto, del Transtevere, e dell’isola Tiberina (p. 67). Il Gastaldato di Porto dipendeva precisamente _ex jure Palatii Lateranensis_, ed era adesso ceduto integralmente al Vescovo, con tutti i redditi del porto e coi tributi delle navi.
[580] UGHELLI, II, 353 e LABBÉ XI, 1011, _dat. 4 Kal. Maji_ nell’anno secondo di Gregorio. _Donamus tibi, tuaeque ecclesiae districtum Ravennatis urbis, ripam in integrum, monetam, teloneum, mercatum, muros et omnes portas civitatis_.
[581] Questo documento Lateranense trovai io nel Tom. II dei _Collectan. Vatican._ del GALLETTI, n. 8043 (senza numerazione di pagina). Esso completa la _Storia di Velletri_ del BORGIA, il quale dell’intiero secolo decimo non riferisce che il solo Diploma di Demetrius Meliosi. È dato agli 8 Aprile, _a. III Benedicti VII Ind. VI. Locatio et conductio — unum castrum sine aliquo tenimento quod dicitur vetus positum subtus strata — tali quidam condicione ut guerram et pacem faciat ad mandatum s. pontif. et praed. Abbatis et successoribus ipsius et ut ipsum castrum ad majorem cultum perducere debeat. — — Porta que est a parte monasterii semper erit in potestate ecclesie et ut predictum jus eccl. non pereat ipse abbas vel successor ejus habebunt suo tempore consules vel vicecomes qui mittent bandum supra predictis rebus — — bandum sanguinis et forfacture et offensionis strate et proibitiones litium et exercitus conducere et omnia alia ipse pred. Crescentius filii et nepotes ejus — possidere — debent_. Sottoscrivono l’Abate, cinque preti e monaci, e cinque _nobiles viri: Pandolfus Corvinus nobil. vir. Adtinolfus nob. vir. Birardus Corvinus nob. vir. Bonus Coranus_ (di Cori) _nob. vir. Amatus comes Signie_. — Nel BORGIA, p. 158, trovasi il Diploma degno di nota, in cui, a. 946, il Vescovo di Velletri concede a Demetrio figlio di Melioso, _consul et dux_, una montagna e la pianura circostante, per fondarvi un castello. Il canone consisteva, fra altro, nella prestazione di un quarto del prodotto del vino, e di un capo di bestiame su ogni dieci.
[582] Silvestro II, nella sua lettera di feudo (_praeceptionis pagina_), lamenta: _R. Eccl. pontifices, nomine pensionis per certas indictiones haec et alia nonnulla attribuisse nonnullis indefferenter constat, cum lucris operam darent et sub parvissimo censu maximas res ecclesiae perderent_ (JAFFÉ, _Reg._ p. 346). Poichè egli dice: _concedimus sub nomine beneficii, et stipendia militaria sunt_, ne viene che costituivasi un feudo formale. Dauferio discendeva dai Duchi di Gaeta; nel 941 un Dauferio e suo figlio Lando ottenevano, con data da Gaeta, investitura di Traetto (FEDERICI, p. 44).
[583] Di ciò sono fonti di dubbia fede, la _Vita S. Nili_, c. 91, e la _Vita S. Romualdi_, c. 25, scritte da PETRUS DAMIANI.
[584] Eἶτα τὸν στέφανον κλίνας ἔν ταῖς χερσὶ τοῦ ἁγίου, καὶ εὐλογηθεὶς, παρ’ αὐτοῦ σὺν πᾶσι τοῖς μετ’ αὐτὸν ἐπορεύετο τὴν διόν: _Vita S. Nili_, c. 93. Tuttavolta, dice il Biografo, non iscampò egli al giudizio di Dio, ma fu cacciato di Roma, e morì mentre volgeva in fuga. Santo Nilo venne effettivamente, nel 1002, a Roma, e fondò il convento basiliano di Grotta Ferrata, presso Frascati. Ivi il Domenichino dipinse l’incontro dell’Imperatore e del frate a Gaeta.
[585] La _Vita Meinwerci, Ep._ c. 7 (scritta intorno al 1155) dice: _Gregorius — post discessum ejus a Romanis expulsus, ac deinde veneno peremtus — 4 Id. Martii moritur_. La _Vita S. Nili_, c. 91, sembra accennare ad una seconda cacciata, pur sempre possibile: anch’essa parla di morte violenta (ῷσπερ τις τύραννος βιαίως τῶν ἔνθεν ἀπήγετο), ed annuncia che il cadavere di Gregorio era sfigurato di sembianza. L’epitaffio pone a data della sua morte il giorno 18 di Febbraio; THIETMAR., IV, c. 27, il dì 4 di quel mese. Vedi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_, e il disegno del sarcofago in DIONYSIUS, XLVI.
[586] Mi giovo di DAMIANUS, _Vita S. Romualdi_ e degli _Annal. Camald._, Tom. I. L’ordine romito di Camaldoli venera in Romualdo il proprio fondatore, e questo frate strano dev’essere morto nel 1027, a’ suoi centoventi anni di età. La persona di lui e quella di santo Nilo, sono caratteristiche del secolo decimo, età in cui i martiri ebbero il loro periodo di rinascimento.
[587] Il BARON., a. 999, lo chiama _hominem alioquin astutum, et in gratiam se Principum insinuandi maximum artificem, tanta sede (ut libere fatear) indignissimum_. Le sue astuzie, la sua indole hanno macchiato «il negromante» di onta immeritata; e già l’_Annal. Saxo_ dice, doversi egli a buon dritto cancellare dal novero dei Papi. Financo HERM. CONTRAC. (a. 1000) lo appella: _seculari litteraturae nimium deditus_. È noto il verso in cui questo Scrittore dice di Reims, di Ravenna e di Roma: _Scandit ab R. Gerbertus ad R., post papa viget R._
[588] _Decretum de rescindendis injustis rerum ecclesiar. alienation._ (_Reg. Farf._, n. 244, 20 Sett. 998): _Otto Dei gratia Romanor._ IMP. AUG. COS. S. P. Q. R. _Archiepiscopis, Abbatibus, Marchionibus, Comitibus et cunctis Judicibus in Hitaliam constitutis_. Così trovo scritto nel Codice originale di Farfa, ma non ne spiego _Consulibus_, come vorrebbe il GIESEBRECHT, il quale crede che Ottone avesse posto dei Consoli a capo di un Senato nuovamente costituito; reputo invece leggervi _Consul Senatus Populique Romani_. Il COS. è scritto a grandi caratteri, come IMP. AUG.; a caratteri assai più minuti sono scritte le lettere S. P. Q. R.
[589] THIETMAR., _Chron._, IV, 29. _Annal. Saxo_, a. 1000.
[590] _Ep._ 153: _volumus vos Saxonicam rusticitatem abhorrere, sed Graeciscam nostram subtilitatem — provocare_; e la risposta, _Ep._ 154: _ubi nescio quid divinum exprimitur, cum homo genere Graecus, Imperio Romanus, quasi hereditario jure thesauros sibi Grecae ac Romanae repetit sapientiae_. E la _Praefat. ad Otton. Imp. in locum Porphyrii a se illustratum_ (MABILLON, _Vet. Annal._, I, 122): _Ne sacrum palatium torpuisse putet Italia, et ne se solam jactet Graecia_.
[591] Così, sotto al Placito di Pavia dei 14 Ottobre 1001: _Sigefredus Judex Palatii_ ΣΥΓΗΦΡΗΔΟΥΣ, e _Waltari_ ΟΥΑΑΘΑΡΥ (MURAT., _Ant. Estens._, I, 126). Nel 1002, il Prefetto della Città sottoscrive un documento giudiziario: ΣΤΕΦΑΝΟ ΗΡΕΦΕΝΤΥΟΣ ΟΥΡΒΗ ΡΟ: ΜΕ; più sotto, con semplicità e con miglior criterio: _Benedictus nobili viro. Balduinus nobili viro: Msr. Vatican._ 8043 del GALLETTI. Meno sorprende trovare a Napoli in questa età di cotali sottoscrizioni greche; vedansi i molti documenti del secolo decimo nei _Monum. Regii Neapolitani Archivii_.
[592] _Graphia aureae Urb. Rom._ La leggenda _Roma caput mundi_, frase abituale di quel tempo, è iscritta più tardi sulle monete del Senato romano. Sopra un suggello di piombo di Ottone III vedesi Roma figurata in forma di donna velata che porta scudo e lancia; attorno è scritto: _Renovatio Imper. Romani_ (MURAT., _Ant._, V, 556). La corona di ferro è la lombarda; manca quella d’argento di Aquisgrana; la terza d’oro è la imperiale. Su queste tre corone vedasi il SIGONIO, _de Regno_, VII, 288.
[593] L’OZANAM compendia inoltre CONST. PORPHYROG., I, app.: _Ingressus Justiniani in urbem Constantin._: ὐπήντησαν δομεστικοί, πρωτίκτορες, αἱ ἐπτὰ σχολαὶ, καὶ μετ’ αὐτοῦς τριβοῦνοι, καὶ κόμητες, πάντες μετὰ λευκῶν χλανιδίων. Dal passo: _hebraice, graece, et latine fausta acclamantibus_, rilevo che gli Ebrei di Roma continuavano a formare una loro Scuola.
[594] _Reg. Farf._, n. 470. Documento relativo alla _Cella Minionis_, del 16 Dicembre 999: _Gerardo [=gra] dei inclito comite atque imperiali militiae magistro; Gregorio excellent. viro qui de tusculana atque praefecto navali; Gregorio viro clar. qui miccinus atque vestarario sacri palatii; Alberico filio gregorii atque imperialis Palatii magistro_.
[595] Al FANTUZZI, II, 27 (dove nell’anno 967 si nomina un _dux Joh. consul et patritius_) si aggiunga ancora la notevole carta romana di donazione dell’anno 975 (MITTARELLI, I, ap. 41, p. 97), in cui si sottoscrive: _Benedictus patritius a Stephanus rogatus scripsi_.
[596] Nota formula: _Qualiter patricius sit faciendus_.
[597] Ziazo non è nome romano; sembra piuttosto essere volgarizzamento italiano di un nome germanico: infatti, Azzo non è che il nome tedesco Alberto.
[598] _Reg. Farf._, 619. GALLETTI, _del Prim._, XXVI. Placito dell’anno 1003. Primo si sottoscrive _Joh. Domini gratia Romanor. patricius_, e, soltanto dopo di lui: _Cresc. Dom. gr. Urbis prefectus_.
[599] _Sermo Gerberti de informatione Episcoporum_, nel MABILLON, _Vet. Analecta_, II, 217. Si preconizza omai il tempo di Gregorio VII.
[600] _Romam caput mundi profitemur_: nel DUCHESNE, II, 73, dove il Diploma erroneamente ha nome di _Decretum Electionis Silvestri II_. Il PAGI e parecchi eruditi moderni ne contendono la autenticità; il MURATORI, il PERTZ, il GIESEBRECHT (I, 692, 800), il GFRÖRER (_St. eccl._, III, III, 1570) la ammettono. Le teorie del Diploma concordano col _Libell. de Imp. Potest._; dello sperpero delle regalie fatto dai Papi, parla anche Silvestro nel Diploma feudale dato per Terracina; per tono e per colorito il documento appartiene perfettamente a quel tempo. Della donazione degli otto comitati, _vestrum ob amorem_, Ottone fa menzione anche nella _Epist. Gerber._, 158. Fino allora, quelle città erano state rette da Ugo di Tuscia, insieme a Spoleto e a Camerino. Del paro che queste, la Romagna apparteneva all’Impero. A cagione del tempo, desta meraviglia udire dalla bocca di Ottone pronunciarsi la grave accusa di falso contro alla donazione di Costantino; però la cosa non è impossibile.
[601] GERBERTI _Ep._ 28: _Ex persona Hierusalem devastatae, universali ecclesiae. Enitere ergo miles Christi, esto signifer et compugnator, et quod armis nequis, consilii et opum auxilio subveni_.
[602] La corona, di cui si cinse Stefano I nell’anno 1001, è quella stessa rapita e nascosta dai Republicani ungheresi dell’anno 1848, poi discoperta col pregio di un tesoro. Il Diploma di Silvestro a Stefano trovasi nel CALLES, _Annal. Austriae_, V, 299.
[603] Il Diploma dato da Ottone III a favore di questo chiostro è raccolto dal NERINI nell’appendice; manca di data, ma non si può dubitare della sua autenticità. Sul manto della coronazione, ibid., p. 147. Alle sue frange erano appese trecento cinquantacinque campanelli d’oro, in forma di melogranati, come nel manto del sommo sacerdote israelita; vi si vedeva figurato uno zodiaco d’oro, scintillante di gemme e di perle. Vedi la _Graphia_.
[604] Sono del primo di Novembre dell’anno 1000, per Vercelli: _actum Romae in Palatio Monasterio_ (_Mon. Hist. Patriae_, I, 338, 339). Deesi rigettare la nota lezione _in Palatio Montis_. Come dianzi usavasi dire: _in Palatio s. Petri_, oppure _apud S. P._, qui intendevasi: _in Pal. Monasterii_, ma barbaricamente si scriveva: _Palatio Monasterio_.
[605] _In Aventino monte, qui prae ceteris illius urbis montibus aedes decoras habet, et suae positionis culmen tollens aestivos fervores aurarum algore tolerabiles reddit, et habilem in se habitationem facit: Vita S. Odilonis_ (_Acta S. Bened._, VIII, I, 698).
[606] Vedi il celebre Diploma dei 7 Maggio 999, in cui dona a Leone, vescovo di Vercelli, questa città e il suo comitato _cum omni publica potestate in perpetuum, ut libere et secure permanente Dei ecclesia, prosperetur nostrum imp., triumphet corona nostrae militiae, propagetur potentia populi Romani et restituatur respublica: Hist. Patr. Mon._, I, CXCIII, 325. Un Diploma di Ottone III, per santa Maria in Pomposa, a. 1001, _Ravenna V Kal. Dec., Ind. XV_, incomincia: _in nom. s. et individuae Trinitatis Otto III servus Apostolorum_ (FEDERICI, I, 148), parimente che la sopraddetta scrittura di donazione data a Silvestro. — _Otto III servus Jesu Christi_, nel WILMANS, p. 138.
[607] _Quandam speluncam juxta s. Clem. eccl. clam cunctis intraverunt — quatuordecim dies latuerunt: Vita Burcardi_, c. 3. Un Diploma di Ottone è dato ai _3 Id. Aug. 999 actum Sublaci in S. Benedicto_: MURAT., _Ant._, V, 625.
[608] _Privileg._ per Farfa, dato ai _5 Non. Octobr._ (999). _Qualiter nos quadam die Romam exeuntes pro restituenda Republica_ (MABILL., _Annal. Ben._, IV, 694, App.). Nell’_Ep. Gerb._ 158, Ottone chiama Ugo espressamente: _nostrum legatum_.
[609] _Ep. Gerb._ 158.
[610] Dell’apertura della tomba di Carlo narra il _Chron. Novalicense_, III, c. 33. Ottone vestì il morto di un bianco manto, gli fe’ rimettere in oro la punta del naso, e si prese come amuleto un dente ed una croce. Ma il morto comparve a Ottone in sogno, e gli vaticinò, irato, che presto morrebbe.
[611] Lettera di Gerberto nell’HÖFLER, I, Suppl. XV: _sed que nobis apud ortam inter sacra missarum solempnia pervenerunt, non leviter accipienda censet_. L’HOCK, c. 11, frantende al tutto la lettera. Si tratta di una ribellione in Orta, ed il Papa esorta l’Imperatore di volere per amor suo ripristinargli la soggezione della Sabina: _que nostri juris in sabino_ etc.
[612] LEONE DI OSTIA, II, c. 24. MARTINO POL. ed alcuni Cataloghi di Papi narrano, che Ottone II avesse portato a Roma il cadavere di san Bartolomeo. RICOBALDO, _Hist. Imp._, dice che questo era destinato ad andare in Germania, ma che rimase in Roma, perocchè morisse l’Imperatore. Tuttavolta OTTONE DI FRISINGA racconta che Ottone III avesse conquistato Benevento, e in realtà avesse portato a Roma la salma di san Bartolomeo. Benedetto XIII mise termine alla controversia fra le due città, riconoscendo a favore di Benevento il possedimento effettivo dell’incerto cadavere. Per la prima volta nell’anno 1027 viene fatta menzione dell’_Eccl. s. Adelberti et Paulini in Insula Licaonia_: MARINI, n. 40, p. 77; indi nell’anno 1049, ibid., p. 85.
[613]
_Tertius istorum Rex transtulit Otto Piorum_ _Corpora queis domus haec sic redimita viget._ _Quae domus ista gerit si pignora noscere quaerit,_ _Corpora Paulini sint, credas, Bartholomaei._
[614] La _Graphia_: _In insula templum Jovis et Aesculapii, et corpus s. Bartholomei apostoli._
[615] Prima traccia ne trovo nel _Cod. Sublac. Sessor._ CCXVII, p. 29. _Judicatum de Turre una in Tiboris_ (a. 911): si noti in qual modo nomi italiani derivarono da’ genitivi latini. Un _Comes Adrianus_ sedeva colà da giudice.
[616] Ne fece investigazione ANTONIO DEL RÈ, giureconsulto di Tivoli (_Thesaur. Graevii_, VIII, dove evvi anche l’_Historia Tiburtina_ di F. MARTIUS).
[617] I primi escavi nella villa di Adriano datano da Alessandro VI e da Leone X: perciò un oblio di undici secoli, per lo meno, ricoperse quelle belle opere d’arte.
[618] Questo Diploma, del quarto anno di Benedetto VII (978), uno dei più completi del secolo decimo (MARINI, _Papiri_, p. 226), descrive l’estensione del Vescovato di Tivoli. Vedasi anche a pag. 316 un istromento del 945, in cui sono registrati i _Fundi_ della Chiesa di Tivoli e i suoi fittavoli: questi sono _Duces_ oppure _Comites_, uomini romani ed eziandio longobardi e franchi, quali Annualdo, Gundiperto, Wassari conti, Grimo duce, Teudemaro gastaldo. — In una donazione dei 14 Giugno 1003 (_Cod. Sessor._ CCXVIII, n. 453), si parla del castello antico di Tivoli, _civitas vetus, quae vocatur Albula non longe a civitate Tyburtina_, e del _Vicus Patritius_, dell’_Amphiteatrum_ ecc.
[619] _Et nulli comiti, aut Castaldio, aut alicui homini, qui ibidem publicas functiones fecerint liceat tuae Eccl. servos aut ancillas, sive liberos homines — ad placitum vel guadiam sive aliqua districtione provocare: Dipl._, a. 978.
[620] TANGMAR (_Vita Bernwardi_, c. 23) ne fu testimone di veduta. DAMIAN., _Vita S. Romualdi_, c. 23, attribuisce la intromissione a Romualdo.
[621] In questa maniera devonsi concepire questi avvenimenti, seguendo la narrazione di TANGMARO, dell’_Annal. Saxo_, e dei _Gesta Episcop. Camerac._, I, c. 114.
[622] Spettatore fu TANGMARO, e udì il discorso (c. 25). I _Gesta Ep. Camer._ confermano la condanna che Ottone pronunciava contro di sè colla sua propria bocca, ed, oltre al sogno dell’Impero universale romano, biasimano la dimestichezza troppo grande onde usava coi Romani: similmente SIGBERTO, ann. 1002. L’_Annal. Saxo_ addita Gregorio (di _Tusculum_) come capo della sollevazione. La _Vita S. Nili_, c. 82, ne dipinge l’indole: _Gregorius — qui in tyrannide et iniquitate notissimus erat, nimium autem prudens et ingenii acrimonia excellens_.
[623] _De porta cum paucis evasit_: THIETMAR, IV, 30. _Annal. Saxo_, 1001. _Gesta Ep. Camer._ E TANGMARO dice: _immensis civium lacrimis_, locchè naturalmente è esagerato. _Otto imperator Roma expulsus est_, dicono con semplicità gli _Annal. Coloniens._, a. 1001. E così la _Vita S. Nili_, c. 92: στάσεως αὐτῷ γενομένης ὰνεχώρησε φεύγων. SIGBERTO, A. 1002: _per industriam Heinrici — et Hugonis — simulato pacto vix extractus, Roma decedit cum Sylvestro papa_.
[624] GIESEBRECHT, I, 801. Un Diploma di Ottone, al _Marchio Oldericus Manfredi_, è dato ai 31 Luglio 1001, _actum paterne_ (_Mon. Histor. Patr._, I, 346). I documenti dati di Paterno sono raccolti nello STUMPF, II, 105.
[625] Ivi ei si trovava nel Novembre e nel Dicembre. L’animo di lui, che era circondato di frati borbottoni, è bene dipinto nella frase: _Otto tercius servus Apostolorum_, che è inserita in uno dei suoi Diplomi, _dat. X Kal. 1001 Ravenna_ (MUR., _Ant._, V, 523).
[626] Del planctus ossia _Rhythmus de obitu Ottonis III_ (tratto da un codice esistente a Monaco, che fu stampato dall’HÖFLER, _Papi ted._, I, Suppl. XVI) riporto questi soli versi
_Plangat mundus, plangat Roma,_ _Lugeat ecclesia,_ _Sit nullum Romae canticum,_ _Ululet palatium._ _Sub Caesaris absentia_ _Sunt turbata saecula._
[627] Leggasi ciò che RATHERIUS di Verona dice del clero italiano nella sua _Sinodica_, indiritta ai Vescovi della sua Diocesi: e vedasi il Concilio di Trosle dell’anno 909 (LABBÉ, XI, 731).
[628] _Mon. Germ._, V, c. 28, p. 673. _Epistola Leonis Abbatis et Legati ad Hugonem et Robertum reges, ibid._, p. 686: _Et quia vicarii Petri et ejus discipuli nolunt habere magistrum Platonem, neque Virgilium, neque Terentium, neque ceteros pecudes philosophorum, qui volando superbe, ut avis aerem, et emergentes in profundum, ut pisces mare, et ut pecora gradientes terram descripserunt, — — et ab initio mundi non elegit deus oratores et pilosophos, sed illiteratos et rusticos_: indi segue un acconcio richiamo degli «Scribi e dei Farisei.» Per lo contrario, RATHERIUS: _Quo aptius possum, quam Romae doceri? Quid enim de ecclesiasticis dogmatibus alicubi scitur, quod Romae ignoretur_; ma lo dice, perchè allora egli aveva interesse di adulare Roma: _Itiner. Ratherii Romam euntis_ (edit. Ballerini, p. 440).
[629] Gli scrittori di codici notavano qua e colà quello che aveva loro costato il materiale da scrivere. Così, nei celebri Regesti farfensi, sotto alla prima miniatura che rappresenta lo scrivano in atto di offrire a Maria il suo codice, leggesi:
_Presbyteri Petri sunt haec primordia libri._ _Soldos namque deces pro cartis optulit ipse._
[630] _Ep._ GERBERTI 44. Gli è con grande attrattiva che si seguono le tracce di Classici antichi, a procurarsi i quali, Cesare, Svetonio, Omero, Boezio, Plinio, Cicerone _de republica_ (Ep. 87) usava Gerberto gran sollecitudine. E quest’ultimo libro, che più tardi andò perduto, ed il MAI discoperse in un palinsesto di Bobbio, forse aveva appartenuto a Gerberto quando questi era stato colà abate. Con sentenza bella e degna di uomo antico Gerberto dice: _causa tanti laboris contemtus maleficae fortunae, quem contemtum nobis non parit sola natura, sed elaborata doctrina: Ep._ 44.
[631] Nei documenti di quella età ho notato alcuni «grammatici». Leone VIII era appellato _prudentissimus grammaticae artis imbutus_. Nel MARINI (n. XXIV) compare, nell’anno 906, un _Johannes grammaticus_. Nel _Chron. Farf._, (p. 462), intorno al 930, si parla di _Demetrius grammaticus_; e il titolo era così prezioso, che un Imperatore bizantino se lo ascriveva ad onore.
[632] ATTONIS _Ep. Capitulare_, nel D’ACHERY, _Spicilegium_, I, 400: _Non oportet ministros altaris, vel quoslibet clericos spectaculis aliquibus, quae aut in nuptiis, aut in scenis exhibentur, interesse, sed antequam thymelici ingrediantur, surgere eos de convivio et abire debere_; e (a c. 78, ibid., p. 410) parla di _spectacula theatrorum: maxime quia S. Paschi octavarium die populi ad circum magis quam ad ecclesias conveniunt_. Anche RATHERIUS conosce la parola _thymelici: qui histriones quam sacerdotes, temelicos quam clericos — mimos, carius amplectuntur quam monachos: Praeloquior._, V, 6, p. 143 (Edit. Ballerini).
[633] Ai paragrafi _de Scena et orcistra; de offitiis scene_. La _Graphia_ mescola il tempo presente e il preterito. _Histriones, muliebri indumento amicti, gestus impudicarum et pudicarum feminarum exprimebant, et saltando res gestas et historias demonstrabant._ Quando parla di combattimenti di gladiatori, essa dà certo narrazione di cose antiquate, ma deve credersi a qualche cosa di veramente attuale allorchè dice: _Comedi vanorum acta dictis aut gestis cantant, et virginum mores et meretricum in suis fabulis exprimunt. Thomelici in organis et liris exprimunt ad citharas. Thomelici stantes vero in orcistra, cantant super pulpitum quod temela vocatur._
[634] _Usus Francisca, Vulgari, et voce Latina. Francisca_ significa franca, ossia tedesca: _à cette époque Francia ne veut plus dire France — Quand l’Empire est transporté en Allemagne, la dénomination de France recule avec lui et repasse le Rhin_: AMPÈRE, _Hist. littéraire de la France_, III, 301. — Da Diplomi del secolo decimo puossi ricavare un glossario dell’idioma volgare: sono già stabiliti articoli e desinenze italiane. Nei Diplomi romani non v’hanno frasi così decisamente volgari come nei Diplomi corsi (MITTARELLI, I, app.) o in quelli sardi ch’io lessi a Monte Cassino. Colà vidi anche il celebre documento del secolo decimo, che contiene frasi perfettamente italiane: alcuni testimonî nella loro favella dichiarano: «Sao che chelle terre per chelle fini ki che contene trenta anni le possete parte Sancti Benedicti (nel TOSTI, _Storia di M. Cass._, I, 221)». Alcune desinenze allora abituali, tali come in bandora, arcora, fundora, censora, casora, ramore, domora, non si sono conservate nel linguaggio dell’Italia superiore; tuttavia DANTE e il VILLANI hanno ancora di quelle forme.
[635] Per una sgrammaticatura, cui era incorso nell’uso del caso Gunzone grammatico di Novara, fu sbeffeggiato dai monaci di San Gallo, ed egli così si scusò: _falso putavit S. Galli monachus me remotum a scientia grammaticae artis, licet aliquando retarder usu nostrae vulgaris linguae, quae latinitati vicina est_: WATTENBACH, _Fonti stor. di Germ._ p. 162.
[636] Al principio del secolo decimo appartengono gli scritti polemici dei Formosiani, del così appellato Ausilio e di Vulgario, più importanti come documenti della storia pontificia di quella età, anzichè della letteratura. Il DÜMMLER, l. c., ha stampato alcuni poemi ammanierati di Vulgario. Anche in queste scritture si rivela l’influenza continua della letteratura classica.
[637]
_Desine: nunc etiam nullus tua carmina curat;_ _Haec faciunt urbi, haec quoque rure viri._
Se di ciò si lagnava un poeta al principio del secolo decimo, che non dovranno dire i poeti dell’anno di grazia 1860?
[638] GERBERTI _Ep._ 148: _Difficillimi operis incepimus Sphaeram, quae et torno jam expositam et artificiose equino corio obvoluta cum orizonte ac diversa coelorum pulchritudine insignitam...._: così scrive egli a frate Remigio di Treviri. Come si faccia a comporre una sfera, lo dice a frate Costantino (MABILLON, _Vet. Annal._ II, 212); e la descrizione delle sfere di Gerberto trovasi nel RICHER, _Hist._, III, c. 50, segg. — Sull’operosità letteraria di Gerberto vedasi la _Histoire Littéraire de la France_, VI sulla fine, e l’OLLERIS, _Oeuvres de Gerbert pape sous le nom de Sylvestre II_, Paris, 1867.
[639]
_Roma potens, dum jura sua dederat in orbe,_ _Tu pater et patriae lumen Severine Boethi_ _Consulis officio rerum disponis habenas,_ _Infundis lumen studiis, et cedere nescis_ _Graecorum ingeniis; sed mens divina coercet_ _Imperium mundi. Gladio bacchante Gothorum_ _Libertas Romana perit. Tu Consul et exsul_ _Insignes titulos praeclara morte relinquis._ _Nunc decus Imperii, summas qui praegravat artes,_ _Tertius Otho sua dignum te judicat aula._ _Aeternumque tui statuit monumenta laboris,_ _Et bene promeritum, meritis exornat honestis._ _Praefat. de Cons. Phil. Amsterd. 1668._
[640] Con poco fondamento reputa il Pertz, che Benedetto sia l’autore del _Libellus de Imp. Potest. in urbe Roma_ (_Mon. Germ._, V, 719-722). Eccellenti sono gli argomenti che vi oppone il WILLMANS, _Ann._, II, 2, pag. 238.
[641] Io mi sono riferito a questi Cataloghi dei Papi, che l’ECCARDO, il MURATORI e il VIGNOLI hanno edito in parte, e che si trovano in molti manoscritti. Con Giovanni XII e fino a Gregorio VII ricominciano notizie alquanto più copiose. V. il GIESEBRECHT, _Giorn. mens. univers._, Aprile, 1852.
[642] _Vita S. Adalberti Ep._, e BRUNONIS _Vita S. Adalberti_, nel tom. VI dei _Mon. Germ._
[643] Nel Tom. IV degli _Analecti_. Ottimamente fu edito dall’HAENEL nell’_Archiv. di Filosof. e Pedag._ dei SEEBODE e JAHN, V, 125; quindi dall’HÖFLER, _Papi ted._, I, 320. Ho già citato una piccola scrittura del tempo di Alcuino, che tratta delle chiese di Roma.
[644] All’ANONIMO DI EINSIEDELN succedette per primo, al tempo di Martino V, la _Collezione delle Iscrizioni_ di NICOLA SIGNORILI, segretario del Senato romano; il suo codice fu scoperto dal DE ROSSI. Vedi la scrittura di quest’ultimo intitolata: _Le prime raccolte d’antiche Iscrizioni compilate in Roma tra il fine del secolo XIV e il cominciare del XV_ (Roma, 1852). All’ANONIMO noi siamo debitori di molte illustrazioni, ad esempio, sugli avanzi dei tre templi del Campidoglio, sulla inscrizione della base del _Caballus Constantini_, su quella dell’arco trionfale di Graziano, di Valentiniano e di Teodosio, ecc.
[645] _Palatium Pilati. Sca. Maria major_; forse gli avanzi del Macello di Livia presso a santa Maria Maggiore, le cui rovine hanno fatto colà alzare di tanto il suolo. Consideri il lettore quanto di buon’ora il popolo desse figura a Pilato; oggidì è nota la Casa Pilati presso a ponte Rotto. — _Palatius neronis, aecclesia s. Petri ad vincula._ Sono questi i resti dell’aurea casa di Nerone, ovvero le terme di Tito.
[646] _Sunt simul turres 383, propugnacula 7020, posternae 6_ (ossiano _posterulae_, porte), _necessariae 106_ (piccole porte di sortita), _fenestrae majores forinsecus 2066_.
[647] Più tardi, nel medio evo, v’ebbero piani topografici di Roma, come quello che publicò l’HÖFLER, traendolo dal _Cod. Vat._ 1960, dove si contengono anche topografie di Antiochia e di Gerusalemme. Il DE ROSSI afferma risolutamente, che l’ANONIMO DI EINSIEDELN appartenne alla scuola di Alcuino, e sostiene addirittura che le sue notizie copiò da un piano topografico. Se la sia così, quest’opera almeno dovrebbe avere avuto origine romana.
[648] Alessandro morì nell’anno 915. ANON. SALERN., c. 133: _Nam septuaginta statuae, quae olim Romani in Capitolio consecrarunt in honorem omnium gentium, quae scripta nomina in pectore gentis, cujus imaginem tenebant, gestabant, et tintinnabulum uniuscujusque statuerant_ etc. Il PRELLER (_Philologus_, I, 1, 103) dimostra che questa tradizione è omai nota al Cosmas, del secolo ottavo (MAI, _Spicileg. Rom._, II, 221): il lettore deve conoscerla sotto il titolo di _Salvatio Romae_. Più tardi fu messa in relazione con Virgilio. — V’erano dei libri che trattavano delle meraviglie del mondo: prima di tutte era reputato il Campidoglio. Oltre al _Cod. Vat._ 1984 (saec. XI): _Miraculum primum capitolium Mundi_, mi riporto al Cod. Vat. 2037, fol. 170 (saec. XIII): _Primum miraculum rome fuit sic. Erant ymagines rome tot numero quot sunt gentes_ etc. Qui la detta tradizione riceve racconto pari a quello che è registrato nei _Mirabilia_; soltanto che Agrippa non c’entra. I due Codici, BEDA, MARTINO POLONO, la _Graphia_, i _Mirabilia_ si riferiscono ad un libro intitolato _Miracula Mundi_, noto all’ANONIMO DI SALERNO. Questi però ha di proprio il riferimento in cui è messa la favola con Bisanzio, ed in ciò può cercarsi origine greca. Giusta il _Cod._ 2037, queste erano le sette meraviglie del mondo: il Campidoglio, il faro di Alessandria, il colosso di Rodi, il Bellerofonte fluttuante di Smirne, il labirinto di Creta, i bagni di Apollo, il tempio di Diana.
[649] La _Graphia_ e i _Mirabilia_. La menzione dei Sassoni manifesta la età degli Ottoni, quella dei Suevi (Succini nella _Graphia_), l’età degli Hohenstaufen. Poichè l’ANONIMO DI SALERNO vi concorda in qualche frase, ne consegue che il Cronista ebbe letto cotale _Graphia_. Io mi credo che la tradizione abbia avuto origine, dopochè il Panteon fu dedicato a Maria. Di Agrippa vien detto: _et dedicari eum fecit ad honorem Cybeles matris deorum, et Neptuni, et omnium demoniorum, et imposuit templo nomen Pantheon_. L’epitaffio di Bonifacio IV: _Delubra cunctorum fuerunt quae daemoniorum_.
[650] _Omnes tua moenia cum turris et pugnaculi sicuti modo repperitur._ Egli enumera 381 torri, 46 castella, 6800 _propugnacula_, 15 porte. Forse era già stato Adriano I o qualche altro Papa a far comporre questa statistica, e può darsi che l’Anonimo di Einsiedeln l’abbia trascritta. Questi conta 383 torri, 7020 _propugnacula_, _posternae_ 6 (ossiano porte), _necessariae_ 106 (piccole postierle), _fenestrae majores forinsecus_ 2066. La Graphia: 372 _turres_, castella 48, _propugnacula_ 6900, 35 _portae_ (il dato è preso da breviarî antichi, che ne pongono 37). Di poco queste cifre differiscono in tutte le redazioni dei _Mirabilia_, dei quali, nella Laurenziana e nella Magliabecchiana di Firenze io ho esaminato sei codici diversi (a).
(a) Per suggerimento dell’Autore abbiamo ommesso, nella traduzione di questa nota, un periodo che trovasi nell’originale. (N. del T.)
[651] _Chronica, quae dicitur Graphia aureae urbis Romae, quae est liber valde authenticus, continens historias Romanor. antiquas_: GALVAN. FIAMMA, _Manipulus florum_, c. 4 (MURAT., XI, 540); nell’OZANAM (_Docum. ined._, p. 84), editore della _Graphia_. Da dopo di Ottone III il titolo _Aurea Roma_ è frequente sui suggelli imperiali di piombo. Vedasi la Bolla dell’a. 1001, nel MURAT., _Ant._, I, 385: all’intorno dell’imagine di Ottone è scritto: AUREA ROMA; dal rovescio: ODDO IMPERATOR ROMANOR.
[652] _Ubi nunc ecclesia S. Johannis ad Janiculum._ Secondo il PANCIROLI, era chiamata chiesa «di san Giovanni di Malva in Transtevere», altra volta «di san Giovanni in Mica Aurea»: per tale m’avvengo in essa nel secolo decimoquarto, ma nel secolo decimo non ne ho notizia.
[653] Come è noto, alcuni eruditi moderni spiegano, dall’antichissima tradizione di Saturno il nome e la fondazione di Roma, città Saturnia. _Remus_, oppure _Romus_, è nome semitico di Saturno (l’altissimo), e compare nelle forme siriache Ab-Ram, Abu-Rom, Baal-Ram. Vedi, alle voci relative, GIULIO BRAUN, _Storia naturale della tradizione_, e consulta la sua scrittura «Roma», nei _Paesi istorici_, Stuttgard, 1867.
[654] I _Mirabilia_ non contengono il racconto di questa tradizione, che in parte è nota a GALVANO FIAMMA. Mi è appena duopo di notare che la _Historia Miscella_ incomincia: _primus in Italia ut quibusdam placet regnavit Janus, deinde Saturnus_ etc. Nel secolo duodecimo erano venuti assai in voga i Cataloghi dei Re, de’ Consoli, degli Imperatori, principianti da Saturno e da altri nomi mitici. Una delle più notevoli fra queste genealogie è raccolta nel Cod. 257 di Monte Cassino, e principia: _Saturnus Uranius imperator gentis troianae. Saturnus X Abraham nascitur... Ytaliam ubique peragravit... yserniam condidit._ — Ma qui, a Priamo soltanto, succede Giano. _Hic junyculam condidit._ Quella tradizione passò in altre Descrizioni della Città; io la lessi sformata in un Cod. Magliab. (Schede 10-31, cart. 134-137) che fu compilato sulle tracce della _Graphia_ e dei _Mirabil._, senza che contenga la favola di Noè. Perfino un monumento che trovavasi nel foro di Nerva aveva, nel medio evo, nome di arca di Noè.
[655] Il _Lib. Imperial._ di GIOVANNI BONSIGNORI (a. 1478, Magliab., XXIII, Cod. IX), trasporta la favola delle statue sonanti, dal Campidoglio al Panteon. — È noto che i Franchi facevano discendere sè stessi da Troja. Lo dice di già FREDEGARO, cui PAOLO DIACONO (_Gesta Ep. Mett., Mon. Germ._, II, 264) si riferisce.
[656]
_Caesar tantus eras, quantus et orbis;_ _Sed nunc in modico clauderis antro._
L’epitaffio di Enrico III (m. 1056) contiene, meravigliosa cosa, questo medesimo verso, colla sola variante: _at nunc exigua clauderis urna_. Il pensiero ne è eguale nell’inscrizione funeraria di Crescenzio, od in quella di un altro Crescenzio (a. 1028): _hoc jacet in parvo magnus Crescentius antro_. — La Bolla di Leone IX è nel _Bullar. Vat._ I, 25, col. 2: _via quae vocatur Sepulcrum Julii Caesaris_. Il NIBBY (Roma nel 1838, p. 285) non sa di questa Bolla, e perciò riferisce a tempo troppo tardivo la favola. Il _Lib. Imperialis_ la tesse assai ingenuamente, e dice: «la (l’urna) puosono in sur un’alta pietra che oggi si chiama la ghuglia di s. Pietro». I Toscani, osserva egli, dicono _aghuglia_, quindi ne derivò _Julia_. Il SIGNORILI dice: _la Guglia — in cujus summitate est vas aereum ubi sunt cineres corporis Octaviani_: nel DE ROSSI, _Le prime raccolte_, p. 78. — Quando Sisto V fece trasportare in altro luogo l’obelisco, si trovò che la palla era di gesso e tutta ripiena: FEA, _Sulle Rov._, p. 345, in nota.
[657] La _Graphia_ e i _Mirabilia_, che ebbero termine dopo la prima metà del secolo duodecimo, sono recensioni, concordanti quasi parola per parola, di una medesima Descrizione della Città, in quanto si tratta di monumenti. Le addizioni della _Graphia_ sono forse attinte a qualche altra fonte, e riunite nel Codice fiorentino. L’OZANAM ha già dimostrato che la _Graphia_ è più antica dei _Mirabilia_, quantunque, a causa dei frammenti aggiuntivi, egli ne abbia erroneamente riferito l’origine al tempo bizantino. Anche il GIESEBRECHT (Vol. I, sulla fine) ne ebbe trattato diffusamente.
[658] L’illustre Autore ci esibì a questo periodo una variante dal testo originale. (N. del T.)
[659] MITTARELLI, n. 121, p. 273 (a. 1025) e n. 122: _Regione prima, quae appellatur Orrea_. Nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco, addì 18 Gennaio 920 (nel LIVERANI, l. c., app.) è fatta menzione di un _Oratorium S. Gemiliani cum suis pertinentiis positis in prima regione super Tiberim_: e, più oltre: _in prima regione in ripa graeca juxta marmoratam_.
[660] Privileg. di Giovanni X succitato: _in secunda reg. urbis juxta etc. IV coronator._, e _juxta formam claudiam_, e _portam majorem_. Il GALLETTI, _del Prim._, n. 18 (a. 978) vi comprende santo Erasmo; il MARINI, n. 102, p. 160 (a. 961), il convento _S. Petri et Martini in regione secunda sub Aventino in loco qui dicitur Orrea_: e questo non può essere che uno sproposito del notaio. _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 83: _terrae positae Regione 2 juxta decennias_, e _campus qui vocantur Decennias_; ibid., p. 287: _prata Decii — foris porta Metrobi_.
[661] GALLETTI, _Del prim._, n. 8, p. 195 (a. 924): _regio 3, juxta porta Majore_; anche la _regio 2_ vi confinava. Ivi era situato san Teodoro; _et inter affines ab uno latere forma claudia, et a sec. lat. ortu de Mercurio. Regione tertia non longe da Hierusalem_ (ibid., n. 9, p. 197, a. 929). Al tempo di Benedetto VI si parla di una _Massa Juliana in regio 3_ (MURAT., _Ant._, V, 774 D). — MITTARELLI, a. 84, p. 197, App. (a. 1011): _Romae regione tertia, in locum qui vocatur S. Pastore, sive arcum Pietatis_.
[662] _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 165, n. 976: _Rome regione quarta in locum qui appellatur Campum S. Agathe_: unica notizia che io ne trovassi. Questa Regione era appellata _Caballi Marmorei: Ortum cum Casalino in Regione Caballi Marmorei fere ante eccles. S. Agathae in Diaconia positum_. Bolla di Celestino III, a. 1192, _Bull. Vatican._, I, 74.
[663] Questi luoghi sono specificati nel MARINI, n. 28, p. 45 (a. 962): _sita namque Roma regio quinta_ (a. 1008): _Regione quinta juxta arco Marmoreo_, presso alla via Lata. GALLETTI, _Mscr. Vatican._, 8048, p. 53.
[664] _Regione Sexta ad S. Maria in Sinikeo_, dove (a. 1019) si parla di una casa: documento dei _S. Cyriacus et Nicolaus in Via Lata_, nel GALLETTI, _Mscr. Vatican._ n. 8048. E, parimente, la stessa nominazione della VI Regione trovasi in atti di quella età. La chiesa di santa Maria _in Sinikeo_ si nominava anche _in Synodo_ o _in Xenodochio_, ed è la odierna di santa Maria _in Trivio_ ossia dei Crociferi. — Il JORDAN, _Topografia della città di Roma nei tempi antichi_, Berlino, 1871, Vol. II, 320, riporta un passo degli _Acta S. Susannae_, 2 Agosto, p. 632: _Regione sexta juxta vicum Mamertini (al. Mamuri) ante forum Sallustii_ (a).
(a) L’Autore ci fornì una modificazione ed un’aggiunta a questa nota, insieme con una notevole variante nel luogo corrispondente del testo. (N. del T.)
[665] GALLETTI, _del Primic._, p. 232. (a. 1003): _Reg. septima juxta campo de quondam Kaloleoni_. Se poi in esso si registra (a pag. 375): _S. Nicol. sub. col. Trajana in reg. nona in campo Kaloleon._, dev’essere errore dello scrivano. MARINI, n. 43 (a. 1025): _Regione septim. in loco, qui vocatur Proba juxta Mon. S. Agathe sup. Sobora_. Qui esisteva un pozzo antico chiamato _Puteus de Proba_. Anche nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco si nomina ancor la _Suburra_; dunque la Regione VII dev’essersi estesa fino a quella III.
[666] _Scorticare_, da _scortum_, pelle svelta dal corpo. Ancora ai tempi di Cola era detta _Regio V Pontis et Scortichiariorum_. Qui oggi si riuniscono insieme la V, Ponte; la VI, Parione; la VIII, santo Eustachio. Il GALLETTI, _Del prim._, n. 26 (a. 1010), nota _in reg. IX ad scorticlarios thermae Alex._ ed eziandio: _Ubi dicitur Agones_ (n. 27, a. 1011; n. 31, a. 1017). _Chron. Farf._, p. 421, 474, 649: _infra therm. Alex. posit. Reg. VIII ad Scorticlarios_, e GALL., n. 27, n. 28. Nel 1076, nella _Reg. 9_, si registra: _S. Laurentii qui vocatur illicina (in Lucina)_: GALLETTI, n. 50.
[667] _Rome regione duodecima in piscina publica, ubi dicitur Sco. Gregorio. Cod. Mscr. Vatican._ 7931, p. 36: Diploma di Giovanni XVII per _S. Cosma, in mica aurea_ (a. 1005). Da questo documento io argomento che nel medio evo le Regioni di Roma fossero dodici.
[668] _Per viam communem, que est pergens ad viam pontificalem euntium ad b. Petrum Ap._: GALLETTI, _Del prim._, n. 31. _Chron. Farf._, p. 539 (a. 1017).
[669] _Descrizione d’un Palazzo, che leggesi in un Codice del X o XI secolo nell’archivio della Basil. Vatican._, nel FATTESCHI, _Serie de’ duchi di Spoleto_, p. 349. Se ne discosta alquanto il frammento farfense, edito dal MABILLON, _Annal. Ben._, ad a. 814, e, dopo di lui, dal MURATORI, _Annal._, ad a. 814. Io scopersi ancora un terzo frammento nel _Cod. Vat._ 3851. Nell’essenziale v’è concordia; si è all’oscuro per quanto al tempo.
[670] Il nome delle strada odierna, detta «le botteghe oscure», derivò dalle botteghe che s’erano cacciate nei portici bui del circo Flaminio: oggidì ancora offre un esempio di questa specie il teatro di Marcello adoperato da artefici.
[671] Nell’anno 1023, si sottoscrive _Rodulpho, qui resedit ad Calcaria_ (GALL., _Del prim._, n. 34). — _Reg. Farf._ n. DCCCI, a. 1043: _Crescentius vir magnificus calcararius_. L’odierna chiesa di san Nicolò de’ Cesarini era appellata allora _de Calcario in regione vineae Thedemarii_. L’_Ordo Rom._ XII, 193 (MABILL., II), nel secolo duodecimo parla anche di una chiesa intitolata _S. Laurentius_ in Calcario.
[672] Negli escavi eseguiti al Palatino, sotto la direzione di Pietro Rosa, trovaronsi (nell’anno 1869) alcune monete dell’imperatore Lotario; però è errore il volerne trarre la conchiusione che Carlo magno od i suoi successori abitassero ancora l’antica rocca dei Cesari allorquando venivano a Roma. Può darsi che tali monete ivi fossero state disperse da qualche Romano.
[673] Il luogo Septem viis aveva questo nome probabilmente dalle sette strade che anche oggi conducono all’arco di Costantino, al san Giovanni e Paolo, a Porta Capena, alla santa Balbina, alla porta di san Paolo, al Circo Massimo, al santo Bonaventura. La descrizione del _Septizonium_ è nel NARDINI, III, 207. DONATUS, _R. A._, III, c. 13, p. 339, spiega il suo nome da sette serie di colonne, locchè è errore; e FLAV. BLON. III, 56 pensa all’imagine del sole, la quale vi stava collocata in alto e guardava verso il Colosseo, come dichiarano anche la _Graphia_ e i _Mirabilia: Septisolium fuit templum Solis et Lunae_ (a).
(a) Qui fu introdotta un’aggiunta additataci dall’Autore. (N. del T.)
[674] Diploma dal san Gregorio, MITTARELLI, I, App. 41, p. 97: _Id est illud meum templum, quod Septem solia minor dicitur ub ab hac die vester sit potestati et voluntati pro tuitione turris vestre, que Septem solia major dicitur, ad destruendum et suptus deprimendum quantum vobis placuerit. Nec non et omnes cryptas quas habeo in porticu qui vocatur mωδρῶmρωγγ (... Hippodrom?) supra dicta septem solia — numero trigintas et octo — posita Rome reg. secunda prope septem viis, a quarto latere via publica juxta circum, qui ducit ad arcum triumphali vestri juris — dat. Ann. 1. Bened. VII, Ann. 8 Otton. Ind. 3 m. Julio d. 22._
[675] _Sci Sergii ibi umbilicum Romae_, dice l’ANON. Sotto di Pio IV la chiesa fu atterrata. Però, oggidì ancora v’ha una chiesa di questo titolo nella Regione de’ Monti, appartenente a’ frati ruteni. MARTINELLI, p. 399.
[676] _Palatium Catiline, ubi est ecclesia s. Antonini; juxta quam est locus qui dicitur Infernus — ubi Marcus Curtius, ut liberaretur civitas, responso suorum armatus proiecit se, et clausa est terra: Graphia._ San Silvestro si dice aver edificato la chiesa odierna, detta _S. Maria libera nos a poenis inferni_, che ebbe anche nome di _S. Sylvestri in Lacu (sc. Curtii)_. PANCIROLI, _Tesor. nascosti_, p. 702, e MARTINELLI, p. 222.
[677] _Ante privatam Mamertini templum Martis ubi nunc jacet simulacrum ejus: Graphia._ Il celebre Marforio, chiamato _simulacrum Martis_ ed anche _Mamertini_, vi stette colà fino al tempo di Sisto V; sembra che l’ANON. DI EINSIEDELN chiami quello stesso dio fluviale con nome di Tiberis. Il nome di _Marforio_, derivato dagli Archeologi da _Forum Martis_, che è sconosciuto in Roma, non ha trovato finora spiegazione sufficiente. Laddove io tentai di spiegarlo alla meglio, come si vede nel testo originale di questo Volume, ora invece ho abbandonato quella versione. Poichè ho trovato non solamente il nome _Marifolle_ di uso presso agli Italiani, ma precisamente un _Nardus Marfoli de contrata s. Adriani sepultus in s. Maria de Araceli_, a. 1452 (JACOVACCI, _Familie Romane, Mscr. nella Vaticana_), m’inclino piuttosto a credere, che quella celebre statua abbia preso la sua denominazione dal nome proprio di qualche Romano, abitatore di questa contrada, alla stessa guisa che (come si vedrà in seguito) il celebre _Pasquino_ fu battezzato col nome proprio di un Romano (a).
(a) Nota modificata così dall’Autore. (N. del T.)
[678] L’opinione del PRELLER (_Philolog._, I, 1, p. 83), che nell’anno 850 Lodovico fosse coronato da Adriano I in Campidoglio, è fondata sopra una favola. Il NIBBY (_Roma nel 1838_) la trasse dalla _Cronica Casaurense_ (MURAT., II, 778), che ebbe origine soltanto dopo la restaurazione del Senato in Campidoglio. D’altronde, esso non parla d’altro che di un trionfo: _Romamque reversus Imperiali laurea pro triumpho a Dom. P. Adriano, et omni populo, et Senatu Rom. in Capitolio est coronatus_. Nell’850 Lodovico II fu coronato da Leone IV, e soltanto nell’872 lo fu, una seconda volta, da Adriano II. Perciò il PRELLER cerca a torto in una favola «il primo simbolo di fede nel Campidoglio, come centro della potenza romana». Questa idea allora non esisteva; ruina era il Campidoglio; e Lodovico e il Papa avrebbero considerato come una bestemmia il pensiero che una coronazione avesse potuto avvenire colà, anzi che nella santa chiesa di Pietro.
[679] _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 19: _Teuzo abb. ven. Monas. S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio_... a. 882. Così completo io il PLATNER (_Descriz. della Città_, III, I, 349), che afferma riscontrarsene prima menzione nell’anno 985. _Monast. S. Mariae in Capitolio_: MARINI, n. 28, a. 955; n. 29, a. 962.
[680] _Adriano quoddam de banneo neapolini: Cod. Sessor._ CCXVII. p. 60, a. 938. Io vi riconosco il nome «magnanapoli», o propriamente «bagnanapoli», che pertanto deesi derivare da _balneum_, e non, come arbitrariamente accoglie il BECKER (I, 382) da _magnanimi Pauli_, nè dal _vado ad Neapolim_ del mago Virgilio. Mi resta ignoto come si abbia a spiegare la parola _neapolini_, che in alcuni istromenti trovo anche scritta _Neapolis_. Nel testamento di Giovanni Conti dei 3 Maggio 1226, è detto: _mons balnei Neapolis_. Il dottissimo signor Corvisieri mi fece un dì l’osservazione che uno dei Conti abitatori di quella contrada, appellato _Neapoleo_, ben avrebbe potuto imporre il suo nome al _balneum_, e quindi alla contrada. Però l’età remota, cui appartiene la denominazione _balneum neapolini_, la quale, già prima dell’anno 938 e probabilmente nel secolo anteriore, doveva essere in uso, mi fa dubitare dell’esattezza di quella osservazione. Nè il nome _Napoleo_, nè i Conti ho incontrato nelle carte di quel tempo(a).
(a) Per questa nota l’Autore ci fornì una notevole aggiunta. (N. del T.)
[681] I composti _Kalo-Leo, Kalo-Petro, Kalo-Johannes_ sono assai frequenti in carte di questo tempo.
[682] GALLETTI, _Del prim._, p. 375 (a. 1026). Nell’anno 1162 la chiesa di san Nicolò fu espropriata della colonna di Trajano, la quale venne attribuita in ragione dell’Abbadessa di san Ciriaco, più tardi santa Maria _in via Lata_: ibid., p. 323.
[683] MARINI, n. 28, 29: documenti tutti e due del secolo decimo, importanti per la topografia. _Columpna majure marmorea in integra qui dicitur Antonio sculpita ut videtur esse per omnia cum eccl. s. Andree ad pedes et terra in circuitu tuo siculi undique a publice vie circumdata esse videatur infra hanc Civitatem Rom. constructa_ (n. 29). Nel n. 28 vi si aggiunge menzione della cella della colonna, _cum cella sub se_, e questa forse serviva da canova ai frati. Nel medio evo si appellava da Antonino la colonna, come lo fa di già l’ANONIMO DI EINSIEDELN.
[684] FEA, _Sulle rov._, p. 350. Nella prima, sulla fine: _Adrasto Procuratori Columnae Divi Marci ut ad voluptatem suam Hospitium sibi extruat. Quod ut habeat sui juris et ad heredes transmittat. Litterae Datae VIII Idus Aug. Romae Falcone et Claro Cos._
[685] Fu scoperta negli escavi del 1704. Pio VI la fece segare e adoperare in uso della biblioteca Vaticana. Il suo basamento esiste ancora nei giardini del Vaticano. VIGNOLI, _de columna Imp. Antonini Pii_, Roma 1705.
[686] _Montem in integro qui apellatur Augusto cum eccl. s. Angeli in cacumine ipsius montis_: Dipl. dell’a. 955 e dell’a. 962. Il NIBBY (_Roma del 1838_) non ne ha conoscenza, e perciò reputa erroneamente, che del mausoleo di Augusto non si faccia più cenno prima del secolo duodecimo. In PIER DAMIANI (_Vita S. Romualdi_, c. 25), il concetto di _Mons_, in significato di sepolcro, vien riferito anche alla tomba di Adriano. La _Graphia_ lo chiama ancora con nome di _Templum_; sa dire delle camere mortuarie interne e delle loro inscrizioni, e narra la leggenda della terra ammucchiatavi.
[687] _Posterula antiqua, que olim cognominabatur S. Agathe, e Posterula a Pigna_: nel Diploma suddetto, n. 29, p. 45, a. 962. Una terza _Posterula de episcopo_ presso il Tevere rinvengo io nel GALLETTI, _Del prim._, n. 29 (A. 1012, _Reg. Farf._ 697): ivi, in vicinanza, ma di là dal ponte del Tevere, era posto il luogo (oscuro enigma) detto _Captum Seccuta_ o _Cantusecutu_. Se _S. Agatha de Posterula_ sia santa Maria dell’Orso non so dire: questa chiesa era pure chiamata in Posterula. Vedi il BERNARDINI, _Descriz. di un nuovo ripartimento dei Rioni di Roma_, 1744. Il nome Pigna (Pinea, pino) imposto oggidì al Rione IX, era attribuito, di già nel secolo decimo ad un luogo ivi situato (a).
(a) Nota modificata dall’Autore. (N. del T.)
[688] _Posita Rome regione nona, ubi dicitur Agones. Reg. Farf._ n. 690, GALLETTI, _Del prim._, n. 27, a. 1011. _Terra et campus Agonis cum casis, hortis, et cryptis: Chron. Farf._, p. 421. Il BECKER, _Man._, I, 671, avrebbe potuto convincersi da questi documenti, che Navona derivò veramente da _Agon_. Ancora nel secolo decimoquinto gli Archeologi romani trasponevano erroneamente il _Circus Flaminius_ nella Navona.
[689] Prima menzione di questa chiesa è fatta nel _Lib. Pontif., Vita Hadriani I_, n. 332.
[690] _S. Maria juxta Thermas Alexandrinas_: GALLETTI, _Gabio_, n. 17, dal _Reg. Farf._ 461, a. 998. GALLETTI, _Del prim._, n. 26, 27, 28.
[691] In BENEDETTO DI SORATTE, c. 33, trovo: _infra civis Roma non longe ab aecclesia s. Apolenaris a templum Alexandrini_. L’ANONIMO DI EINSIEDELN distingue: a sinistra _Sci Apollinaris_, a destra _Thermae Alexandrini et sci Eustachii_.
[692] Così SIMONE METAFRASTE, nel SURIUS, VI, _ad 1 Nov._ p. 25 (dove è chiamato _Placidas_), e in ANAST. KIRCHER, _Historia Eustachio-Mariana_, Roma 1665. Costantino e Silvestro, seguendo la leggenda, edificarono sul monte Guadagnolo in una bella postura la chiesa, oggidì visitata da gran numero di pellegrini, di santo Eustachio e di Maria. — Trajano compare ancora una volta nelle leggende del medio evo, in questo luogo presso al Panteon. I _Mirabilia_ parlano dell’_Arcus Pietatis_ nelle vicinanze di santa Maria Rotonda, ed ivi collocano la nota leggenda della vedova chiedente ascolto. Il _Chron. Farf._ dice: _S. Eustachius in Platana_, ed il MARTINELLI erra scrivendo _in Platea_.
[693] Vedansi questi sollazzevoli alberi geneologici nello ZAZZERA e nel KIRCHER: e quei giocatoli passarono nella storia.
[694] GALLETTI, _Del prim._, p. 259 (Dipl. a. 1026), e a p. 354, dove ei ricerca il luogo _ad duos amantes_ (come è già appellato nella _Vita S. Sylvestri_), presso al Collegio Romano. La _Graphia: in Camiliano, ubi nunc est s. Cyriacus fuit templum Veste_. San Ciriaco è l’odierna santa Maria _in Via Lata_. L’arco di Camillo s’ergeva in vicinanza di santa Marta. Clemente VIII concesse al cardinale Salviati di farlo in pezzi per ritrarne la calce occorrente alla costruzione del suo palazzo. MARTINELLI, _Primo Trofeo_, p. 122 e GALLETTI, _Del prim._, p. 374.
[695] La tradizione è registrata nella _Graphia_. Nel PLATNER, _Descriz. della Città_, III, 3, p. 89, ne è data spiegazione indubbiamente esatta. Nell’ANON. MAGLIAB., la _manus carnea_ è già storpiata in _carilli: et vulgariter manum carne; i. e. carrili, non habet epitaphium_.
[696] _Ad Concam Parrionis fuit templum Gnei Pompeji mire magnitudinis et pulchritudinis: Graphia._ Il BERNARDINI spiega il nome con gran ricercatezza da _Apparitores_; io lo spiego da _Parioni_, derivati da _Parietes_, grandi muraglioni ruinati, come _Arcioni_ derivano da _Arcus_, grandi archi crollati: e lo faccio senza alcuna peritanza sulla scorta di un Diploma dell’850 (_Reg. Subl._ p. 69, nel GALLETTI, _Del prim._, p. 187): _terra sementaricia — in quo sunt parietina destructa que vocatur Parrioni_: precisamente presso al san Sebastiano. Perciò la Regione Parione deve il suo nome alle ruine, vuoi del teatro di Pompeo, vuoi di un qualche grande monumento; infatti, che un vero monumento per tutto il medio evo si chiamasse così rilevasi anche dalla descrizione in versi della coronazione di Bonifacio VIII (nel CANCELLIERI, _De possessu_, p. 25), dov’è detto:
_Turri relicta_ _De Campo, Judaea canens, quae caecula corde est,_ _Occurrit vesana Duci, Parione sub ipso_
Il _Campus_ è Campo di Fiore.
[697] Diploma di Ottone III per san Bonifacio: NERINI, p. 374, e MARINI, n. 42 e 49.
[698] Vedi i detti Diplomi nel MARINI. Al n. 49 è data la confermazione di Leone IX del 1049, e più chiaramente che non lo sia al n. 42. La _Graphia_ nota: 1) il ponte Sisto con nome _Antonini in arenula_ (l’ANON. MAGLIAB.: _alius ruptus tremulus_, corrotto di in _arenula; canicularius_, corrotto di _janiculensis et aurelius_). 2) _Pons Theodosii in Riparmea pons Valentiniani_, che io reputo essere identico dell’altro. 3) _Pons Senatorum S. Marie_ (meglio l’ANON. MAGLIAB.: _Senatorum et S. Mariae_). 4) _Fabricii in ponte Judaeorum_ (meglio l’ANON. MAGLIAB.: _P. Fabricius et Judeorum_).
[699] PANCIROLI, p. 628, MARTINELLI, p. 180: il _Martirol. Roman._ ai 2 di Aprile. Del tempio di Vesta dapprima se ne fece uno di Ercole Vittorioso; adesso gli Archeologi lo hanno dedicato a Cibele; però questa Dea dovrà senza dubbio sloggiarne per dar luogo a qualche altra divinità, finchè anche questa ne sarà discacciata da una nuova rivoluzione archeologica.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da una barra. Le correzioni indicate a pag. 689 sono state riportate nel testo.