Chapter 6 of 6 · 3143 words · ~16 min read

Part 6

GREG. Anche quel povero vecchio dovette rinunciare ai suoi ideali giovanili.

RELLING. Ma, la prego, non ripeta questa parola: ideale, già è sinonimo di menzogna.

GREG. E lei crede che si equivalgano?

RELLING. Sì, come il tifo e la febbre perniciosa.

GREG. Dottor Relling, io non mi chiamerò contento che quando avrò sottratto Erminio alla sua influenza.

RELLING. Guai all’uomo che può mostrarsi a sè stesso nel suo vero aspetto. (_a Edvige che entra_).

SCENA IV.

EDVIGE _e_ DETTI.

RELLING. Alza il visino, piccola madre dell’anitra selvatica, ora vado a vedere se tuo padre riflette ancora sulla sua invenzione. (_saluta sorridendo Gregorio e parte_)

GREG. (_avvicinandosi a Edvige_) Lei non ha ancora fatto quello che aveva promesso?

EDVIGE. Lei intende parlare dell’anitra?... Cosa vuole, me ne manca il coraggio. Ieri sera ero disposta a fare sì grande sacrificio, stamane.... non lo posso stamane. Eppoi mi pare strano.

GREG. Anche lei dunque è cresciuta in troppo ristretto ambiente?

EDVIGE. (_un poco seccata_) Questo non c’entra ora.... Mi dica piuttosto, tornerà, tornerà lui?

GREG. Lo desidera, e non ha il coraggio di richiamarlo con una prova d’amore.... (_avvicinandosi_) Edvige, io la conosco, so che lei è nobile.... spero che il coraggio verrà.... anzi ne sono certo, quasi certissimo. (_parte_).

(_Edvige resta pensierosa, poi come volendo cacciare un brutto pensiero, si dirige verso la cucina, ma sentendo battere al solaio, va ad aprire un battente, il vecchio Ekdal entra ed Edvige richiude_).

SCENA V.

EDVIGE _e_ VECCHIO EKDAL _poi_ GINA.

EKDAL. Mi annoia questo dovermene star solo stamane. (_va vicino alla stufa a riscaldarsi_).

EDVIGE. E oggi non hai cacciato?

EKDAL. Il tempo non è adatto, è troppo scuro e non ci si vede.... eh? Una volta cacciavo anche di notte. Mah!... (_brontola tra sè parole incomprensibili_).

EDVIGE. Dimmi la verità, nonno, ti sei stancato di prendere di mira i conigli?

EKDAL. No, no.... sono brave bestie.... e non è facile prenderle.

EDVIGE. (_a bassa voce_) E.... e l’anitra selvatica?

EKDAL. Povera piccina, temi forse che abbia a tirare sull’anitra? No, no, sta tranquilla.... ho ancora l’occhio giusto e il polso sicuro.

EDVIGE. (_non guardando il vecchio Ekdal_) Capisco e poi, forse, ti sarà troppo difficile.... il colpirla.

EKDAL. (_sorpreso_) Difficile?... Difficile a me?... Ma Edvige!....

EDVIGE. Dimmi, dunque, come faresti, se mai.... parlo così per curiosità.

EKDAL. Cercherei di colpirla al petto, è il colpo più sicuro, ma bisogna però tirare contro le penne, non nel verso delle piume....

EDVIGE. (_stentata_) E.... muore presto?

EKDAL. La morte è istantanea se il colpo è giusto. Ma lascia che vada a vestirmi. (_si avvicina sorridente a Edvige carezzandole il volto_) Oggi è la festa della mia nipotina e il nonno si veste in gran gala.... ma che nonno? oggi io per te ridivento il luogotenente EKDAL. (_fa altre carezze ad Edvige e ritorna nella sua stanza borbottando: «Il luogotenente.... il luogotenente....»_)

EDVIGE. (_guarda il vecchio Ekdal, che s’allontana, poi sta pensierosa, si passa una mano sulla fronte mostrando di prendere una grave risoluzione, quindi in punta di piedi va alla scansia in fondo, ne apre un cassetto e prende la pistola, ma vedendo Gina che viene dalla porta di sinistra lesta la ripone_).

GINA. Non mettere a soqquadro le carte di Erminio.

EDVIGE. (_avanzando_) Volevo solamente ordinarle un poco.

SCENA VI.

GINA — ERMINIO _e_ EDVIGE.

GINA. Edvige va in cucina e bada al caffè, voglio scendere a portargliene una tazza, voglio parlargli.

(_Edvige eseguisce, Gina prende una scopa che avrà lasciato nell’altra stanza e scopa il laboratorio, dopo breve pausa apre adagio adagio la porta di entrata ed entra Erminio. Ha il paletot ed è senza cappello, scarmigliato, ha l’aspetto di uomo stanco, accasciato_).

GINA. (_vedendolo resta un poco attonita, poi butta la scopa in un angolo e fa due o tre passi verso lui_) Ah! sei tu Erminio, sei arrivato finalmente.

ERM. (_con voce franca_) Venni, ma per ripartirmene subito.

GINA. Sei padrone di fare quello che vuoi.... ma come ti sei conciato!!... (_Erminio sorride tristamente_) Ed è l’abito nuovo che hai ridotto così?

EDVIGE. (_viene dalla cucina_) Mamma, se vuoi andare.... (_vede Erminio, dà in un grido di gioia e corre a lui_) Ah! Papà, papà.

ERM. (_respingendola_) No... stammi lontana, stammi lontana.... (_non volendo Edvige andarsene si rivolge a Gina_) Dille dunque che se ne vada.

GINA. (_commossa_) Edvige, va di là.... vuol parlare con me, si vede.... va di là Edvige.

(_Edvige soffoca i singhiozzi, fissando Erminio, obbedisce ed entra a sinistra_).

ERM. (_commosso va alla scansia e ne apre un cassetto_) Voglio prendere con me i miei libri.... (_cercando_) Ma dove sono?

GINA. Quali libri vuoi?

ERM. Le mie opere di scienza, i miei disegni.... la mia invenzione insomma.

GINA. (_cercando anch’essa_) Sono quei quaderni con copertina gialla?

ERM. (_senza guardarla_) Appunto.

GINA. (_va alla tavola_) Eccoli, sono questi? (_Erminio se li prende e li esamina_) Dunque ci abbandoni?

ERM. (_sempre scartabellando i libri_) Avresti già dovuto comprenderlo: (_con forza_) come posso io restare in questa casa.... ora che so tutto, che so chi sei.

GINA. Dio possa perdonarti il male che le tue parole mi fanno.

ERM. Provami che non sei quale si crede.

GINA. Sei tu che devi provarmi.

ERM. No.... dopo un passato come il tuo.

GINA. (_con passione_) Ma a tuo padre non pensi? Che ne sarà di lui?

ERM. So quale è il mio dovere. Me lo porto via con me; bisogna anzi che trovi due stanze in città.... (_fa per partire_) Non sai se qualcuno ha trovato il mio cappello sulle scale?

GINA. Perdesti il cappello?

ERM. Non lo so, ieri l’avevo e stamane.... non ho più la testa.... non ho più la testa!

GINA. Erminio, dove sei stato questa notte con quegli scioperati?

ERM. E che so io, mi condussero per le birrerie e per le bettole, dove si era assordati dalle grida, soffocati dal fumo, ma io era come un automa, non mi ricordo più di nulla.

GINA. Erminio, tu sei malato.

(_Erminio non le risponde, volge le spalle nel deporre i libri sul tavolo, scorge la donazione di Werle che nell’atto precedente egli ha stracciato, la mette da parte vedendo Gina che sarà andata in cucina e torna con un vassoio sul quale vi è una tazza di caffè con un piatto di sandwich_).

GINA. (_posando il vassoio sul tavolo_) Prendi una tazza di caffè, ne hai bisogno; tu sei digiuno, manda giù un sandwich.

ERM. Non ne voglio. (_prende i libri va verso la porta di sinistra dove è entrata Edvige ed apre l’uscio, ma ritraendosi_) Ancora lei....

GINA. Povera fanciulla non accasciarti.

(_Edvige, tornando spaurita non osando guardare Erminio, entra in scena. Erminio è sulla soglia dell’uscio_).

ERM. Ricordati Gina che per questi ultimi giorni che ho da restare in questa casa non voglio essere molestato da persone che non mi riguardano. (_fa per entrare_).

EDVIGE. (_avvicinandosi a Gina con voce rotta dal pianto dice piano_) Mamma, allude forse a me?..

GINA. Sai, è di cattivo umore.... ma passerà, aspettami di là (_accenna alla cucina_) non piangere mio angelo. (_a Erminio_) Non andare di là, se hai bisogno di qualcosa dillo a me. (_a Edvige_) Va va pure.

EDVIGE. (_piangente s’avvia verso la cucina, ma poi è colpita da un’idea, e a voce rauca_) L’anitra, il sacrificio! (_vedendo che Gina ed Erminio non si accorgono della sua presenza, striscia piano piano fino alla scansia, ne prende la pistola e senza far rumore apre un battente del solaio, entra e richiude, non ermeticamente però_).

ERM. (_che non si è accorto di nulla mentre ha luogo l’azione di Edvige dice a Gina_) Spicciati, dunque, e dammi solo la borsa nera.

GINA. (_entra e ritorna subito con una borsa_) Ma questa non ti può bastare?

ERM. (_non risponde, rimette i suoi libri e altri oggetti che prende dalla scrivania. Poi si leva il pastrano e lo butta sopra una sedia_).

GINA. Bada il caffè ti si raffredda.

ERM. Sì, ne ho bisogno. (_beve il caffè_)

GINA. E come farai a trovare un solaio atto a contenere i conigli?

Ehm. Non intendo già trascinarmeli dietro...

GINA. Ma il vecchio ora senza i suoi conigli non può vivere.

ERM. Ci si avvezzerà, anche io dovrò rinunciare a tutto.

Gina (_che si è avvicinata alla scansia_) Vuoi anche il flauto?

ERM. No, è una distrazione inutile, dammi la pistola invece.

GINA. (_spaventata_) E per che farne?

ERM. Sta tranquilla non intendo uccidermi, la mia pistola e fa adagio che è carica.

GINA. (_cercando_) Ma non l’avrà portata in solaio il nonno?

ERM. (_con un sospiro_) Povero vecchio. (_mangia un sandwich e finisce dì bere la tazza di caffè_)

GINA. Se la stanza non fosse stata affittata....

ERM. (_pronto_) Restare presso di te?... Mai.

GINA. (_con voce supplichevole_) Erminio, per qualche giorno ancora!

ERM. No.

GINA. Se non vuoi restare in casa abita da Relling o da Molvik purchè si possa sapere che sei vicino a noi.

ERM. (_prendendo un altro sandwich_) No... sono troppo viziosi... (_cerca sul vassoio_)

GINA. Cosa cerchi?

ERM. Nulla, del burro.

GINA. (_corre in cucina_) Vado a prenderlo.

ERM. (_gli grida_) È inutile, è inutile, (_tra sè_) D’ora innanzi spesso avrò da mangiare pane asciutto.

GINA. (_rientra portando un pezzo di burro, gli versa un’altra tazza di caffè, Erminio si siede sul divano e mangia in silenzio_)

ERM. (_guardandosi attorno_) Quanto starei ancora volontieri in questa stanza.

GINA. (_ansiosa_) E non sei padrone Erminio? Edvige e io non ci muoveremo mai di camera nostra se tu lo comandi.

ERM. È impossibile... Eppoi in un giorno non posso portare via tutto.

GINA. Con questa neve che cade, poi. — E come farai a dire al nonno che voi ci lasciate?

ERM. (_pensieroso_) Mah... Povero vecchio, povero vecchio. (_vede la donazione_) Sempre questa carta sotto gli occhi.

GINA. Io non l’ho toccata, io non voglio trarne profitto.

ERM. Rispondi, rispondi, perchè non abbiate un giorno a dire che io vi ho rovinate.

GINA. (_prendendo la carta_) Come vuoi... Ma per me se la vuoi stracciare...

ERM. (_come parlando tra sè_) E poi non è cosa mia... è di mio padre... Se vorrà fruirne...

GINA. (_sorpresa_) Povero vecchio, quanto ha da soffrire!...

ERM. Metti via quella carta, metti via quella carta. (_Gina mette in tasca la donazione_)

SCENA VII.

DETTI _e_ GREGORIO.

GREG. (_entra e rimane meravigliato di vedere Erminio_) Tu sei seduto qui? E hai anche fatto colazione?

ERM. (_alzandosi in fretta_) Che vuoi, la stanchezza mi ha vinto.

GREG. Che decisione hai preso dunque?

ERM. Un uomo come me non può seguire che una strada... Fuggo da questa casa. Vi tornerò per prendere i miei libri!...

GINA. (_non guardando Gregorio_) Allora farò la tua valigia.

ERM. Sì....

(_Gina prende la borsa nera ed entra nella stanza a sinistra, breve pausa, Erminio cammina per la stanza, Gregorio lo segue cogli occhi_).

GREG. Non avrei mai creduto che avesse a finire così! Dunque tu vai via di casa?

ERM. (_sempre camminando_) Sì, che vuoi? Io non sono un’anima grande che comprenda la nobiltà del perdono, io non posso vivere con... con persone che ad ogni ora, ad ogni minuto mi ricordano il mio disonore.

GREG. Erminio, prova, almeno il perdono, tu l’hai detto nobilita, e tu che ora sai tutto, devi perdonare e vivere, vivere per la tua invenzione.

ERM. Non mi parlare di invenzioni, cosa vuoi che inventi? Quello che ieri mi pareva facile ora lo trovo impossibile... La mia opera però è distrutta. Cosa vuoi che inventi?...

GREG. Distruggi dunque il lavoro continuo di tanti anni?

ERM. Sì, tutto, tutto... Relling mi aveva illuso ma ora mi sono destato.

GREG. Relling?

ERM. Sì, egli mi parlava sempre del mio talento, mi incitava a lavorare, e io studiavo, studiavo... Ah! Come ero felice, come ero felice allora!

GREG. (_turbato_) Eri felice?...

ERM. Sì... Molto, e sapevo che la mia Edvige alla mia invenzione ci credeva, sapevo che lei mi riguardava come un genio... Era dunque tutta una finzione?

GREG. Puoi solo supporre che Edvige abbia finto con te?

ERM. Oramai credo a tutto... (_prendendolo per un braccio_) Non sapevi che Edvige, la mia Edvige d’ieri, oggi è d’imbarazzo, essa sarà sempre il punto nero della mia vita?

GREG. Edvige? Tu parli così di Edvige?

ERM. E l’ho amata tanto quella fanciulla! Era la mia adorazione, vivevo per lei. Le sue carezze mi empivano di gioia, mi facevano bella questa modestissima dimora; ero beato quando lei mi fissava con i suoi occhioni. Pazzo, pazzo, mi immaginavo che ella avesse per me dell’adorazione, sì dell’adorazione.

GREG. Tu lo immaginavi?... Così dici?...

ERM. Posso forse esserne sicuro?... Chi me lo può provare?... A chi debbo rivolgermi, a Gina forse?... Gregorio, tu devi sapere tutto ciò, dubito che Gina non mi abbia mai amato.

GREG. Non lo supporre nemmeno.... (_viene interrotto da un rumore che s’ode sul solaio_) Che c’è? È l’anitra selvatica?...

ERM. Mio padre deve essere sul solaio.

GREG. (_contento_) Erminio, tu vuoi una prova dell’amore di Edvige?

ERM. Che prova vuoi darmi? Che prova che possa farmi sicuro?... (_svolta a destra_)

GREG. Edvige non finse mai con te.

ERM. È ciò che voglio veramente sapere. Ella crebbe tra Gina e la Sorbi, chissà con quali idee l’educarono.... Eppoi la lettera di donazione non può essere capitata così improvvisa.... Non è naturale.

GREG. Tu vuoi trovare il pelo nell’uovo.

ERM. Dacchè mi è caduta la benda dagli occhi, io vedo tutto, osservo tutto; ora capisco perchè la Sorbi si mostrò sempre tanto premurosa per Edvige.... Chissà, forse aveva già combinato, col vecchio di prendersela.

GREG. Vuoi che Edvige ti abbandoni?

ERM. Caro mio, la ricchezza è una calamita potente.... E io che l’ho amata tanto.... Nessun padre fu più amoroso di me, eppure fui tradito, vigliaccamente tradito, forse ella finse, non ebbe mai affezione per me, aspettava il giorno per lasciarmi.

GREG. Erminio, tu parli da insensato.

ERM. Provami il contrario, caro Gregorio, tu sei un visionario, neanche per un pugno d’oro mi dimenticherò, non dubitare, mi dimenticherò...

GREG. (_interrompendolo_) Ne sei certo?

ERM. Sì, certo, certo (_ridendo sardonicamente_) Come sono certo che se le domandassi il sacrificio della sua vita lei mi.... (_un colpo di pistola rimbomba sul solaio_).

GREG. (_con gioia_) Erminio, eccoti la prova....

ERM. (_spaventato_) Mio padre uccise dunque?

GINA. (_entrando spaventata_) Che è successo?

ERM. (_avvicinandosi verso il solaio_) Lasciami andare a vedere....

GREG. (_commosso_) Erminio ora sarai contento, questa era la prova.

ERM. Di che?

GREG. Il sacrificio di una fanciulla; ti sacrificò ciò che più aveva di caro, fece uccidere l’anitra.

GINA. La uccise? (_Erminio resta stupito_).

GREG. Lo fece per riacquistarti, non poteva vivere senza te.

ERM. (_commosso_) Povero angelo mio....

GINA. (_piangendo_) Erminio, Erminio, ti commovi ora?....

ERM. Dov’è, dov’è.... Edvige, Edvige!

GINA. Sarà in cucina, la vado a chiamare.

ERM. No, tocca a me. (_entra in cucina e ne esce subito_) Non c’è.... (_Gina cerca inutilmente nelle altre stanze_).

GINA. Non può essere uscita.

ERM. Ora sono guarito, ma cercatela, ma cercatela....

(_Il vecchio Ekdal esce dalla sua camera in grande uniforme di luogotenente di fanteria, con sciabola al fianco_).

ERM. (_spaventato_) Tu qui, papà, tu qui?...

EKDAL. (_arrabbiato_) Bravo, tu vai da solo, eh, a cacciare?...

ERM. (_con ansia_) Non eri tu che hai tirato?

EKDAL. Io?... Sei pazzo.

GREG. (_a Erminio_) Fu lei stessa... Il sacrificio è completo.

ERM. (_c. s._) Che vuol dir ciò? (_corre al solaio, ne apre i battenti ed entra_) Edvige, mia Edvige!

GINA. (_correndo anch’essa al solaio_) Mio dio! Mio dio! Non risponde....

GREG. (_spaventato_) In terra? (_corre al solaio_).

ERM. (_in preda a grande spavento_) È stesa in terra.

GINA. (_respinge tutti ed entra nel solaio_) Edvige. (_con un urlo_) Ah! (_Erminio la segue_).

EKDAL. E che? Anche lei si mette a cacciare? (_si dirige verso il solaio: Erminio, Gina e Gregorio trasportano Edvige che ha una mano penzoloni con una pistola in pugno, con un urlo_) Edvige, Edvige!...

ERM. (_fuori di sè_) È morta, è morta!... Aiuto! Aiuto!

GINA. (_correndo sull’uscio di entrata_) Relling! Relling!... (_Erminio e Gregorio distendono Edvige sul divano, Gina si inginocchia davanti a lei_)

EKDAL. (_in preda a grande turbamento, con voce rauca_) È la foresta.... La foresta che si è vendicata. (_va al divano e si inginocchia_)

SCENA VIII.

RELLING, MOLVIK _e_ DETTI.

RELLING. (_viene da casa seguito da Molvik_) Che c’è, che è successo?...

GINA. La mia Edvige.... è morta.... Crediamo (_con urlo_) Una disgrazia.... È morta.

ERM. (_prendendo Relling per un braccio_) Vieni, salvala, salvala, se lo puoi.

RELLING. (_mette da una parte il tavolo ed esamina il corpo di Edvige, breve pausa, tutti piangono, il vecchio Ekdal fissa terribilmente Relling_) Coraggio, la vostra Edvige non è più..

ERM. (_inginocchiandosi_) Ed è per me, ed è per me. (_singhiozza_).

RELLING. Ma come avvenne ciò?

ERM. Voleva uccidere l’anitra selvatica....

GINA. E... il colpo forse ferì lei....

RELLING. (_pensieroso guardando Gregorio_) L’anitra selvatica?

EKDAL. (_si alza e va nel fondo della scena, dominando tutti con il suo sguardo_) È la foresta, è la foresta che si è vendicata.

ERM. Dunque è morta?

RELLING. La palla le è penetrata nel cuore, ora è nel buio eterno.

GREG. (_piano a Relling_) No, nella beatitudine eterna.

RELLING. (_alza le spalle senza rispondergli_).

ERM. Se tu puoi renderle la vita, per un momento solo, per dirle che l’amo.... No, no... (_stringendo i pugni_) Ma se è vero che una potenza vi è lassù, come può permettere ciò?

GINA. Erminio, ella era un angelo, noi non eravamo degni di averla.

(_Molvik è presso al divano e prega_).

RELLING. (_tenta levargli la pistola_) Non si può.... La porterà nella tomba. Ora piuttosto portatela nel suo letto.

GINA. Tocca a noi Erminio, non ad altri.

(_Erminio e Gina prendono Edvige e la portano nella stanza di Erminio_).

MOLVIK. (_benedicendo il cadavere_) Polvere eri, e polvere ritornasti. (_incrocia le mani sul petto e segue il cadavere_).

(_Gregorio si avvicina a Relling, durante il loro colloquio il vecchio Ekdal li fissa agitato, commosso — il dialogo tra Relling e Gregorio deve essere detto in brevissimo tempo_).

RELLING. (_a Gregorio_) Quello non fu un colpo accidentale....

GREG. (_commosso_) Sarebbe a dire?

RELLING. Ha puntato la pistola al petto.... È un suicidio non una disgrazia.

GREG. (_commosso_) Osservò la nobiltà di cuore di Erminio?

RELLING. Davanti alla morte tutti diventano tali.... In poco tempo non si ricorderà più di lei.

GREG. E che, Erminio?...

RELLING. Non parliamone ora.

GREG. (_colpito da un’idea_) Relling.... Temo d’avere questo torto.... La vita non vale nulla.

RELLING. Varrebbe ancora qualche cosa se voi vi rinunciaste e ci lasciaste in pace. — Ma andiamo da loro. (_via_)

EKDAL. (_va dalla parte ove uscirono Relling e Gregorio, è commosso e pallido_) Edvige, Edvige.... (_con voce terribile_) È la foresta, è la foresta che si è vendicata, (_va vacillando verso il solaio_).

FINE

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.