parte di
quelle rupi; i montanari avevano recisa una foresta prediletta di pini dove veniva a riposarsi nei giorni canicolari dell’agosto, poche pietre rimanevano della sua capanna ove le lucertole verdi guizzavano ai raggi del sole, — e come venne alla tomba del suo amico, trovò che il terreno smosso e inumidito dalle acque, era tutto fiorito di quei ciclamini vermigli che crescono sulle montagne, e ne raccolse alcuni che portò seco per tutta la vita, come l’unica reliquia sopravvissuta al naufragio della sua felicità e della sua giovinezza.
Fu su quella tomba che egli compose le più belle melodie che mai il genio della musica avesse saputo inspirare, come un tributo alla santa memoria dovuta di quell’uomo che gli aveva appresi i primi erudimenti dell’arte, svelati i misteri più sublimi dell’armonia.
Ma come nessun uomo è capace di rimanere lungamente infelice, Bouvard pensò che il soggiorno d’una grande città lo avrebbe distolto dalle sue meditazioni sconfortanti, e quasi stordito e calmato nel suo dolore. La fama della Nuova Eloisa, — il più bel