Chapter 7 of 7 · 2849 words · ~14 min read

Part 7

ELINA. Guai a me... che dite?

JNGER. Non perderti d’animo. Ascoltami! Io so la parola, che ti deve sostenere. Sappi dunque... (ascolta). Adesso combattono dinanzi la porta. Su, su! Ecco giunto il momento... (rivolgendosi di nuovo ad Elina) Sappi dunque che Nils Lykke è stato quello che ha condotto alla tomba tua sorella.

ELINA. (con un grido) Lucia!

JNGER. Fu lui, per come è vero che vi è un Dio vendicatore sopra di noi!

ELINA. Allora che il cielo mi sia clemente!

JNGER. (atterrita) Elina...!?

ELINA. Io son sua davanti a Dio.

JNGER. Disgraziata fanciulla... che hai tu fatto?

ELINA. (con voce soffocata) Ho perduto la pace del mio cuore. Buona notte, madre mia! (via dalla sinistra).

SCENA V.

LA SIGNORA JNGER _sola_.

JNGER. Ah, ah, ah! La va male con la famiglia di Jnger Gyldenlöve! Essa era l’ultima mia figlia. Perchè non potevo tacere? Se non l’avessi informata, forse sarebbe stata fortunata a suo modo. Doveva esser così. Lassù negli astri sta scritto perpetuamente, che io debba staccare l’un dopo l’altro i verdi rami finchè il ceppo rimanga sfogliato. Sarà per questo, sarà per questo! Adesso riavrò mio figlio. Agli altri, a mia figlia non voglio pensare più... Render conto? Ah questo succederà nel gran giorno del giudizio. Ci vorrà tempo finchè giunga.

SCENA VI.

LA SIGNORA JNGER _e_ NILS STENSSON.

STENSSON. (chiamando fuori a destra) Ehi! chiudete la porta!

JNGER. La voce del conte Sture...!

STENSSON. (senz’armi e con gli abiti lacerati si precipita dentro, chiamando con disperato riso) Dio sia lodato, Jnger Gyldenlöve!

JNGER. Ebbene, avete perduto?

STENSSON. Sì, tutto, il mio regno e la mia vita!

JNGER. Ed i contadini? I miei servi... dove li avete lasciati?

STENSSON. I cadaveri li troverete lungo la via maestra. Chi li ha presi del resto, io non so dirvelo.

OLAF. (da dentro a destra) Conte Sture dove siete?

STENSSON. Qui, qui!

OLAF. (entra dalla destra colla mano diritta bendata).

SCENA VII.

_Detti e_ OLAF SKAKTAVL.

JNGER. Ah, Olaf Skaktavl, anche voi...!

OLAF. Era impossibile, farsi largo in mezzo alle schiere.

JNGER. Vedo, siete ferito?

OLAF. Ho un dito di meno e nient’altro.

STENSSON. Dove sono gli Svedesi?

OLAF. Ci sono alle calcagna. Essi danno l’assalto al portone.

STENSSON. O Dio! Ma no, no! Io non posso... io non voglio morire!

OLAF. Un nascondiglio, signora Jnger! Non vi è un buco, dove possiamo nasconderlo?

JNGER. E se essi visitano il castello...?

STENSSON. Sì, sì, mi troveranno! E mi condurranno in prigione od al patibolo...! O no, Jnger Gyldenlöve, io so certamente, che voi non lo permetterete.

OLAF. (ascoltando) Adesso rompono la serratura.

JNGER. (alla finestra a destra) Molti uomini danno l’assalto alla corte.

STENSSON. E dover morire adesso! Adesso, quando stavo per incominciare a vivere. Adesso quando ho appena saputo, ch’io ho uno scopo alla vita? No, no, no! Non crediate ch’io sia un poltrone, Jnger Gyldenlöve! Se mi fossero soltanto accordati ancora pochi giorni di vita, così che io....

JNGER. Io li sento già sotto nelle stanze dei servi, (decisa ad Olaf) Egli dev’essere salvato... qualunque cosa questo ci possa costare.

STENSSON. (prendendole la mano) Oh, lo sapevo bene... voi siete nobile e buona!

OLAF. Ma come? Se non lo potessimo nascondere...

STENSSON. Ah, ecco, ecco! Il segreto...!

JNGER. Il segreto?

STENSSON. Sicuramente; vostro e mio.

JNGER. Pel Dio del cielo... voi lo conoscete?

STENSSON. Dal principio alla fine. Ed adesso, che la vita è in giuoco.... Dov’è il signor Nils Lykke?

JNGER. È fuggito.

STENSSON. Fuggito? Allora, che Iddio mi assista, poichè soltanto il cavaliere mi poteva sciogliere dal giuramento... Tuttavia la vita è più preziosa d’un giuramento. Quando il condottiero svedese verrà...

JNGER. Ebbene? Che vorreste fare allora?

STENSSON. Riscatterò la mia vita e la libertà... palesandogli tutto.

JNGER. No, no, siate pietoso.

STENSSON. Non vi è altro scampo. Quando gli avrò raccontato, quel che so adesso...

JNGER. (guardandolo con repressa emozione) Credete che sareste salvo?

STENSSON. Sì, sì, Nils Lykke dirigerà il mio affare. Vedete, è l’unico mezzo di salvezza.

JNGER. (contenendosi, con energia) L’unico mezzo? Avete ragione... nei casi disperati si deve azzardare i mezzi estremi. (additando a sinistra) Vedete, potete intanto nascondervi là dentro.

STENSSON. (intenerendosi) Non avrete mai, credetemelo, a pentirvi della vostra buona azione.

JNGER. (per metà fra sè) Dio voglia, che diciate la verità!

STENSSON. (via presto dalla prima porta a sinistra).

OLAF. (vuol seguirlo).

JNGER. (lo trattiene).

SCENA VIII.

LA SIGNORA JNGER _e_ OLAF SKAKTAVL.

JNGER. Avete voi capito il suo pensiero?

OLAF. Il miserabile! Egli tradirà il vostro segreto. Egli vuole sacrificare vostro figlio per salvare sè stesso.

JNGER. Quando è in giuoco la vita, egli disse, dev’esser tentato il mezzo estremo. Ebbene! Olaf Skaktavl... succeda, com’egli ha detto!

OLAF. Che pensate voi?

JNGER. Vita per vita! Uno di loro deve perire.

OLAF. Ah... voi volete...?

JNGER. Se egli non sarà reso muto là dentro, prima che possa parlare al capo degli Svedesi, mio figlio è perduto per me. Se egli al contrario sarà messo da parte, col tempo pretenderò a tutti i diritti pel bene e la tranquillità dell’unico figlio mio. Allora vedrete che vi è pure un termine per Jnger Ottisdatter. Abbiate fiducia, non dovrete più aspettare lungamente la vendetta, alla quale agognate già da 20 anni..... Udite? Adesso salgono le scale. Olaf Skaktavl, dipende da voi, se domani sarò io priva del figlio, ovvero...

OLAF. Avvenga che può! Mi rimane ancora un pugno mutilato. (porgendole la mano). Jnger Gyldenlöve, per causa mia il vostro nome non si estinguerà. (via nella camera da Stensson).

SCENA IX.

LA SIGNORA JNGER _sola_.

JNGER. (pallida e tremante) Potevo io esitare...? (si sente rumore nella stanza; affrettandosi con un grido verso la porta) No, no, non può essere! (si ode un tonfo sordo di dentro; si tura gli orecchi con le mani e si scosta in fretta dalla porta e con lo sguardo turbato va su e giù per la sala; dopo breve pausa si leva le mani dalle orecchie, torna ad ascoltare e dice) Ora è finito. Là dentro è ritornato tutto in silenzio... Tu hai visto o mio Dio... io ho esitato! Ma Olaf Skaktavl ha fatto troppo presto.

OLAF. (torna silenzioso nella sala).

SCENA X.

LA SIGNORA JNGER _ed_ OLAF SKAKTAVL.

JNGER. (dopo breve pausa, senza guardarlo) È fatto?

OLAF. Da parte sua potete essere tranquilla... egli non tradirà più alcuno.

JNGER. È dunque morto?

OLAF. Con sei dita di lama nel petto. L’ho trafitto colla mano sinistra.

JNGER. Sì, sì... La mano destra sarebbe stata per lui troppo onore.

OLAF. Questo è affar vostro; il pensiero era vostro. Ed ora agli Svedesi! La pace sia con voi intanto! Quando ci vedremo in Östrot la prossima volta, non sarò più solo. (via dalla prima porta a destra).

SCENA XI.

LA SIGNORA JNGER, _quindi_ BJÖRN _con alcuni_ SOLDATI _svedesi dalla prima porta a destra_.

JNGER. Nelle mie mani c’è sangue. A questo si doveva dunque venire! Mi costa assai caro!

BJÖRN. (con alcuni soldati svedesi dalla destra).

UN SOLDATO. Perdonate, se siete la signora del castello...

JNGER. Cercate il conte Sture?

SOLDATO. Appunto.

JNGER. Allora siete sulla buona strada. Il conte ha cercato asilo presso di me.

SOLDATO. Asilo? Perdonate, nobilissima donna, non avevate facoltà d’accordarglielo, poichè...

JNGER. Ciò che voi dite, l’ha ben riconosciuto lo stesso conte prima di voi, e perciò... perciò si è ucciso.

SOLDATO. Ucciso?

JNGER. Assicuratevene voi stesso. Là dentro troverete il cadavere. E poichè egli adesso è di già dinanzi ad un altro giudice, io prego che sia trasportato con tutti gli onori, che son dovuti alla sua nobile nascita, al suo grado. Björn, tu sai, nella mia camera vi è la mia propria bara, già da molti anni preparata. (al soldato) In essa trasporterete in Svezia il corpo del conte Sture.

SOLDATO. Sarà fatto come desiderate. (ad uno degli altri compagni) Presto, va a dare questa nuova al signor Jens Bielke. Egli aspetta con gli altri cavalieri sulla strada maestra. Frattanto noi entreremo là e...

_Uno dei_ SOLDATI. (va dalla destra).

_I rimanenti con_ BJÖRN. (entrano nella stanza a sinistra).

SCENA XII.

LA SIGNORA JNGER _sola_.

JNGER. (va su e giù un pezzo silenziosa e turbata) Se il conte Sture non avesse detto addio al mondo in sì gran fretta, lo si sarebbe nel corso del mese mandato al patibolo, o pel tempo della sua vita gettato in prigione. Sarebbe stato questo uno scioglimento migliore? Ovvero egli si sarebbe liberato, consegnando mio figlio in potere de’ miei nemici. Son’io dunque, che l’ho ucciso? La lupa stessa non difende i suoi piccini? Chi mi potrà condannare, se io ho lacerato colle mie unghie quella stessa carne, che mi voleva rubare la mia propria carne ed il mio sangue? Doveva esser così. Ogni madre avrebbe fatto come me. Adesso però non vi è tempo da perdere in oziosi pensieri. Bisogna agire. (siede nella sedia a sinistra) Voglio scrivere a tutti gli amici dell’intera Norvegia. Ecco il momento d’insorgere tutti e appoggiare il grande affare. Un nuovo re... da principio vicario dell’Impero e quindi re! (incomincia a scrivere, s’arresta riflessiva e dice sottovoce) Chi eleggeranno al posto del morto?... Madre di re...? Questa è una parola orgogliosa. Vi è soltanto un _ma_... l’odiosa vicinanza con un’altra parola. Madre di re, e... regicida. Regicida, così si chiama chi toglie la vita ad un re. Madre di re... è chi dà la vita ad un re... (si alza) Ebbene, io voglio offrire il compenso per quello ch’io ho preso. Mio figlio dev’esser re! (si mette di nuovo al lavoro, posa tuttavia di nuovo la penna e s’appoggia alla sedia) Si ha sempre paura quando vi è un cadavere in casa. È anche per questo. (gira la testa da un lato, come se parlasse a qualcuno) No? Da dove dovrebbe venire? (sottilizzando) Vi è poi una sì grande differenza tra l’uccidere il proprio nemico o l’assassinarlo? Knut Alfson aveva spaccato più di una fronte colla sua spada e tuttavia la sua era pura come quella d’un bambino. Perchè allora vedo io sempre questo... (fa un movimento come se colpisse col coltello) questo colpo nel cuore... e poi la rossa fiumana di sangue? (suona e prosegue a parlare, nel mentre cerca in mezzo alle carte) Da ora in avanti non voglio più saperne di sì brutte visioni. Voglio occuparmi giorno e notte e dopo la fine del mese... dopo la fine del mese mio figlio sarà qui con me...

BJÖRN. (entra dalla sinistra).

SCENA XIII.

_Detta e_ BJÖRN.

BJÖRN. Avete suonato, nobile donna?

JNGER. (scrivendo) Porta dei lumi. D’ora in avanti voglio avere molta luce.

BJÖRN. (via di nuovo dalla sinistra).

JNGER. (dopo una pausa si alza con veemenza) No, no, no, questa notte non posso tenere la penna! La mia testa brucia e lavora... (ascolta spaventata) Che è questo? Ah, là dentro inchiodano il coperchio sulla bara... Quand’io ero ancora fanciulla, mi raccontavano le favole del cavaliere Age, che andava colla bara sulle spalle. Se quegli di là dentro avesse il capriccio una notte, con la bara sulle spalle, di venirmi a ringraziare per quello che gli ho fatto! (ride sottovoce) Hem! Alla nostra età non abbiamo nulla da fare colle credenze dei bambini. (impetuosa) Ma tali favole non ostante non servono a nulla! Esse fan fare sogni irrequieti. Quando mio figlio sarà re, debbono essere proibite. (va un paio di volte su e giù, quindi apre la finestra) Che tempo ci vorrà ordinariamente, perchè incominci la putrefazione? Si deve dar aria a tutte le camere! Altrimenti non è sano il vivere qui.

BJÖRN. (entra dalla sinistra con due candelabri, che posa sulla tavola).

SCENA XIV.

LA SIGNORA JNGER _e_ BJÖRN.

JNGER. (che ha ripreso le carte in mano) Così va bene. Non dimenticare ciò che io t’ho detto. Molte candele sulla tavola. Che fanno adesso di là?

BJÖRN. Inchiodano ancora più saldamente il coperchio della cassa.

JNGER. (scrivendo) Lo inchiodano però ben forte?

BJÖRN. Quanto basta.

JNGER. Sì, sì... tu non sai, quanto sia questo necessario. Guarda che la bara sia chiusa diligentemente. (va da lui con le mani piene di fogli e gli dice con grande mistero) Björn, tu sei un vecchio, ma io ti do il primo posto nel mio cuore. Sii sempre vigile davanti a tutti... davanti a quelli che son morti ed agli altri che devono morire. Ora va dentro... va dentro e cura che inchiodino il coperchio della bara ben saldamente.

BJÖRN. (sottovoce, scuotendo la testa) Che ha essa mai, mio Dio! (via dalla sinistra).

SCENA XV.

LA SIGNORA JNGER _sola_.

JNGER. (comincia a suggellare una lettera, la getta via mezza finita, va un po’ su e giù, quindi con violenza) Se io fossi stata paurosa, non avrei fatto questo. Mai e poi mai! S’io fossi stata paurosa, mi avrei gridato: Cessa; mentre rimane ancora alla tua anima una speranza di felicità! (il suo sguardo cade sul ritratto di Steno Sture, lo storna e dice sottovoce) Quale sogghigno mi fa! Ah, via (volta contro la parete il ritratto senza guardarlo) Perchè hai sogghignato? Forse perchè ho agito male con tuo figlio? Ma l’altro... non è anche tuo figlio? Ed è mio nello stesso tempo; poni bene mente a questo! (guarda sott’occhio verso la rimanente fila di quadri) Così feroci come questa notte, non mi era capitato ancora di vederli. Mi seguono con lo sguardo, là dove io vada e stia. (pesta i piedi) Non ne voglio saper nulla! Io voglio aver pace in casa mia. (incomincia a voltare contro la parete tutti i ritratti) E se fosse anche la Santa Vergine stessa... Pensi tu, che sia ora tempo...? Perchè non hai esaudita mai la mia preghiera, quand’io ti pregavo sinceramente, di farmi restituire il mio bambino? Perchè? Perchè il monaco di Vittenberg ha ragione: Nessun vi è tra Iddio e gli uomini! (respira penosamente, proseguendo sempre con crescente ferocia) Ed è bene ch’io sia pratica di queste cose. Nessuno ha visto, ciò che è successo là dentro, nessuno può testimoniare contro di me. (d’un tratto apre le braccia sussurrando) Figlio mio, mio amato bambino! Vieni da me. Io son qua! Ascolta! Ti voglio dire qualcosa. Io sono odiata lassù... di là degli astri... perchè ti ho partorito! Ero predestinata per ristabilire nel Regno la fede di Dio Signore. Ma io ho seguito il mio proprio cammino. Per questo ho sofferto molto e lungamente.

BJÖRN. (viene dalla stanza a sinistra).

SCENA XVI.

LA SIGNORA JNGER _e_ BJÖRN.

BJÖRN. Nobile signora, devo avvertirvi... ma Dio mio Redentore! Che vedo mai?

JNGER. (che siede sull’alta sedia, che sta a destra al muro) Silenzio, silenzio! Io sono la madre del re. Hanno eletto re mio figlio. La lotta è stata difficile, ma abbiamo vinto... non ostante io abbia dovuto combattere con Dio!

LYKKE. (anelante dalla destra).

SCENA XVII.

_Detti_, NILS LYKKE _e_ SOLDATI.

LYKKE. Egli è salvo. Io ho l’assentimento di Jens Bielke! Signora Jnger, sappiate...

JNGER. Silenzio, dico. Udite il tumulto? (dalla camera a sinistra s’intona un salmo dei morti) Adesso s’avanza il corteggio dell’incoronamento. Quanta gente! Tutti s’inchinano davanti alla madre del re. Sì, sì, essa ha pur lottato pel suo figliuolo, così a lungo, che le sue mani son diventate rosse di sangue. Dove sono le mie figlie? Non le vedo.

LYKKE. In nome di Dio, che cosa è qui accaduto?

JNGER. Mie figlie, mie adorate figlie! Io non le ho più, me ne era rimasta una e l’ho perduta, quando volle andare al talamo. Il cadavere di Lucia riposa colà. Non v’era posto per due.

LYKKE. Ah! siamo dunque a questo punto! La vendetta del signore mi ha colpito!

JNGER. Lo vedete? Vedete, vedete! Ecco il re. Esso è il figlio di Jnger Gyldenlöve! Lo riconosco alla corona, all’anello di Steno Sture ch’egli porta al collo. Ei s’avvicina. Presto lo stringeranno le mie braccia. Ah, ah!... Chi trionfa Dio ovvero io?

I SOLDATI. (s’avanzano colla bara).

SCENA XVIII.

_Detti_, SOLDATI, JENS BIELKE.

JNGER. (si tocca la testa e grida) Il cadavere! (mormorando) Oibò! Questo è un brutto sogno. (si lascia cadere all’indietro sulla sedia alta).

BIELKE. (entra dalla destra, si ferma e sorpreso grida) Morto dunque!...

UN SOLDATO. Si è ucciso.

BIELKE. (con uno sguardo su Lykke) Egli stesso?

LYKKE. Silenzio!

JNGER. (languidamente, ricordandosi) Sì, certo, adesso mi ricordo di tutto.

BIELKE. (ai soldati) Mettete giù il cadavere. Questi non è il conte Sture.

UN SOLDATO. Perdonate signor cavaliere... tuttavia questo anello, che egli traeva al dito...

LYKKE. (gli stringe il braccio) Taci, taci!

JNGER. (va in su) L’anello? L’anello! (s’affretta là e lo tira a sè) L’anello di Steno Sture! (con un grido) O Gesù Cristo! Mio figlio! (si getta sulla bara).

I SOLDATI. Suo figlio?

BIELKE. (contemporaneamente) Il figlio di Jnger Gyldenlöve?

LYKKE. Appunto.

BIELKE. Ma perchè non me lo avete detto?...

BJÖRN. (cercando di alzarla) Aiuto aiuto! Padrona che avete?

JNGER. (con voce spenta, alzandosi a metà) Che ho? Muoio. Ancora un’altra bara! Una fossa accanto al mio bambino! (cade di nuovo senza forze sulla bara).

LYKKE. (via dalla destra in fretta) (generale commozione nei restanti).

FINE DEL QUINTO ED ULTIMO ATTO.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.