Chapter 11 of 12 · 1809 words · ~9 min read

XI.

Siccome lord Nelson aveva ricevuto, circa all’ammiraglio Caracciolo, degli ordini positivi dal re e dalla regina, e si era impegnato di prenderlo morto o vivo, aveva fatto cercare delle informazioni in città, ove già si rispose, che nella notte del 23 al 24, Caracciolo era fuggito, e che a quell’ora doveva già aver passato la frontiera.

Questa notizia mise Nelson fuori di sè.

Colle sue idee di disciplina, un ammiraglio che tirava il cannone contro la bandiera del sovrano portata da un bastimento che era il suo, meritava non già una, ma dieci volte la morte.

Lord Nelson, più tranquillo, riguardo agli altri ribelli, e coll’inganno che avea messo in atto, e che gli aveva suggerito, — debbo fare questa occasione — sir William Hamilton, non potevano sfuggirgli. Lord Nelson cercava ogni mezzo per procurarsi delle notizie di Caracciolo, quando, verso le undici ore e mezzo della sera, intese il grido che fa la sentinella quando vede, dopo la ritirata, avvicinarsi una barca al bastimento su cui veglia.

Nelson, come se avesse indovinato l’importanza della notizia che questa barca gli recava, pose sulla tavola la tazza di thè che portava alle labbra, e si mosse verso la porta della cabina.

V’incontrò l’uffiziale di quarto.

— Un contadino chiede di parlare particolarmente con lord Nelson.

— Un contadino che vuole?

Credetti di comprendere nel suo dialetto, milord, che si tratta di Caracciolo.

— Di Caracciolo, diavolo! vediamo cos’è; fate venire il vostro contadino, signore.

Difatti questo contadino non era altro che un colono di Francesco Caracciolo, presso il quale si era rifugiato l’infelice ammiraglio.

Egli veniva a vendere il suo padrone; ma voleva esser pagato bene.

Gli misero quattromila ducati e gliene diedero mille in conto.

Volle che si mantenesse il più gran segreto e specialmente verso il cardinale, che pretendeva di aver aiutato la fuga di Caracciolo.

Fu convenuto che il cardinale ignorerebbe completamente ciò che sarebbe accaduto.

Il contadino chiese quattro uomini per aiutarlo nella sua spedizione.

Qui cominciava il difficile.

Nelson gli avrebbe ben dato quattro marinai inglesi, ma per quanto fossero travestiti, avrebbero ispirato dei sospetti, non parlando che la loro lingua.

Nelson gli chiese se non avesse egli invece quattro uomini fidati; rispose di sì, e che con denaro avrebbe tutto ciò che vorrebbe, ma che al momento bisognava dare cinquanta ducati per uomo.

Erano duecento ducati di più che si arrischiavano. Nelson glieli diede.

In cambio il traditore diede il suo nome ed il suo indirizzo; egli chiamavasi Luigi Martino, e dimorava nel villaggio di Calvizzano.

Fu convenuto, che a dimani sera una barca inglese aspetterebbe al Granatello, e che l’ammiraglio, una volta preso, sarebbe imbarcato al Granatello, e condotto direttamente a bordo del _Fulminante_.

Era una grande notizia, e non bisognava lusingarsi troppo che fosse vera; di ciò sir William non ne fece poi che un paragrafo accessorio della lettera che scrisse al mattino del 27 al generale Acton.

Eccola, e vi darà un’idea più esatta di ciò che potrei dire sullo stato in cui era Napoli.

«Mio caro Signore,

«Vostra Eccellenza avrà veduto dall’ultima mia lettera che le opinioni tra il cardinale e lord Nelson non vanno mica d’accordo. Però dopo buone riflessioni, lord Nelson mi autorizzò a scrivere a Sua Eminenza, ieri mattina, per accertargli che non farebbe nulla per rompere l’armistizio che Sua Eminenza avea creduto conveniente conchiudere coi ribelli racchiusi ne’ castelli Nuovo e dell’Uovo, — e che la Signoria Sua era pronta a dargli ogni assistenza, di cui la flotta posta sotto il suo comando fosse capace, e che Sua Eminenza credesse necessaria per il buon servizio di Sua Maestà Siciliana. Ciò produsse il migliore effetto possibile. Napoli era stata sottosopra nel timore che lord Nelson rompesse l’armistizio; ora tutto è calmo. Il cardinale ha concertato coi capitani Troubridge e Ball che i ribelli de’ castelli Nuovo e dell’Uovo vengano imbarcati questa sera, mentre 500 marinai saranno fatti scendere a terra per andare ad occupare i due castelli, sopra i quali, la Dio mercè, sventola ora la bandiera di S. M. Siciliana, mentre le bandiere della repubblica, _corta vissuta_, stanno nello stanzino del _Fulminante_, dove, lo spero, la bandiera francese che sventola ancora sopra Sant’Elmo andrà a raggiungerle. Eravamo nella lancia di lord Nelson allorchè i marinai sono sbarcati all’uffizio della _Sanità_. La gioia del popolo era eccessiva. I colori napoletani ed inglesi erano inalberati alle finestre, ed allorchè prendemmo possesso de’ castelli, fu in tutto Napoli un immenso _fuoco di allegrezza_, e quando sopravvenne la notte, un’immensa illuminazione, come la prima notte. Finalmente, ho grande speranza che la venuta qui di lord Nelson tornerà di molto utile alle LL. MM. Siciliane. È stato necessario che io m’interponessi tra il cardinale e lord Nelson, altrimenti tutto sarebbe andato perduto sin dal primo giorno; ed il cardinale mi scrisse per ringraziarmi unitamente a lord Nelson. L’albero dell’abominio, di rimpetto il palazzo reale, è stato gettato a terra, ed il berretto rosso strappato dalla testa del gigante. Il capitano Troubridge è andato a terminar questa faccenda, ed i ribelli che sono a bordo delle polacche non possono muoversi senza un passaporto di lord Nelson. Caracciolo e dodici altri di quegl’infami ribelli saranno fra breve dati in mano a lord Nelson. Se non m’inganno, saranno spediti cautamente in Procida onde essere colà giudicati, ed a misura che saranno condannati, essi ritorneranno qui, per l’esecuzione della loro sentenza. Caracciolo sarà probabilmente impiccato all’albero di trinchetto della _Minerva_, dove rimarrà esposto dall’alba fino al tramontar del sole, dappoichè un tale esempio è necessario per il servizio futuro della marina di Sua Maestà Siciliana, in seno alla quale il giacobinismo ha già fatto sì grandi progressi.

«W. HAMILTON.»

Si vede il consiglio dato da sir William a lord Nelson, e attribuisco a questo consiglio, che fu tanto facile di presentare come un tradimento, la perdita del posto di sir William ed il suo richiamo a Londra.

Al 27 di sera tutti i ribelli, credendo che imbarcandosi nelle feluche fossero imbarcati per Tolone, vi presero posto con tutta la confidenza; ma non appena vi erano entrati, le feluche furono portate sotto il fuoco dei vascelli inglesi che in pochi secondi potevano calarle a fondo.

Nella sera del 28, giusta quanto dicemmo della parte che il cardinale aveva preso per la fuga di Caracciolo, si tenne consiglio a bordo del _Fulminante_ per decidere, se sotto un pretesto qualunque non si dovesse attirare il cardinale a bordo ed arrestarlo. Nella stessa sera suo fratello Francesco Ruffo ispettore della guerra, era venuto a bordo del _Fulminante_. Sir William col pretesto di fargli onore lo mandò a Palermo latore di un dispaccio, mettendo a quest’oggetto a sua disposizione un bastimento della flotta, esponendo alla regina le querele ed i sospetti che aveva concepito contro il cardinale dicendole nello stesso tempo nella lettera:

«Invio a V. M. un messaggiere ed anche un ostaggio.»

Al 29 fui risvegliata all’alba da un grande rumore che si faceva sul bastimento; misi una veste da camera e salii sul ponte.

Tutti gli occhi erano fissi su di una barca ancor lontana un miglio, nella quale si poteva riconoscere vicino ad un uomo ammanettato il contadino che era venuto a trovarci due sere prima e che offerse di vendere Caracciolo.

Non vi era dubbio, aveva mantenuto la sua promessa; egli conduceva il suo padrone e veniva a prendere il suo danaro.

Nelson e sir William sembravano al colmo della gioia, ed io non vedeva che cogli occhi della mia amica e del mio amante. Confesso che considerava l’ammiraglio, dopo tutto quello che aveva udito di lui, come un traditore, un colpevole, e mi consolai con essi della sua cattura.

Però il mio cuore si strinse alla vista di quell’uomo, che, ogni volta che l’aveva udito parlare alla regina, aveva sempre tenuto il linguaggio d’un bravo marinaio e d’un uomo d’onore: lasciai Nelson e sir William gioire del loro trionfo, e non credendo conveniente ad una donna il dividerlo, discesi nel mio appartamento di cui chiusi la porta. Conosceva le disposizioni di Nelson riguardo al suo collega; aveva letto la lettera che mio marito aveva scritto al generale Acton; non dubitava più della sorte serbata al prigioniero.

Una lettera dl sir William al generale Acton dice in quale stato fosse Caracciolo quando fu trasportato dalla barca sul _Fulminante_. Darò l’estratto di questa lettera che si rapporta all’ammiraglio napoletano.

«A bordo del _Foudroyant_, 29 giugno 1799.

«..... Abbiamo testè avuto lo spettacolo di Caracciolo, pallido, con una lunga barba, mezzo morto e con gli occhi bassi, condotto ammanettato a bordo di questo vascello, ove si trova in questo momento insieme col figlio di Cassano D. Giulio, il prete Pacifico ed altri traditori infami. Io suppongo che si farà subito giustizia de’ più colpevoli. In verità è una cosa da fare orrore; ma io, che conosco la loro ingratitudine ed i loro delitti, ne ho risentito minor pena delle altre numerose persone che hanno assistito a questo spettacolo. Io credo che sia una cosa buona che noi abbiamo a bordo de’ nostri legni i principali colpevoli, nel momento in cui si va ad attaccare S. Elmo, poichè potremo così tagliare una testa per ogni palla di cannone che i Francesi tireranno sulla città di Napoli.

«W. HAMILTON.»

Per due ragioni metto questo frammento sotto gli occhi del lettore; la prima pei particolari del tradimento dell’infelice ammiraglio a bordo del bastimento inglese, la seconda per dimostrare a qual grado d’inasprimento erano portati gli animi i più dolci e più benevolenti, infiammati dall’acre fuoco della guerra civile. Certamente sir William, uomo di gabinetto, di mente colta, benevolente, dotto, dedito al culto dell’antichità, amante del bello come uno scultore greco, doveva essere sotto il peso di una perturbazione strana d’idee per scrivere una simile lettera; la sventura di quelli che rappresentano una parte su quelle calde giornate di rivoluzione, sotto gli ardenti soffii dello spirito di partito, è che sono giudicati da uomini che vivono in tempi ordinarii; in epoche temperate questa fatale giornata del 29 giugno 1799 ha lasciato una macchia di sangue su tre nomi.

Una proscritta era aggiunta alla lettera di sir William e la completava. Posta questa proscritta sotto gli occhi del lettore, chieggo il permesso di riposarmi un istante; per continuare ho bisogno di attinger forza al riposo e alla preghiera.

«P. S. Venite se è possibile, per raccomodare ogni cosa, ed io spero che aggiusteremo prima del loro arrivo parecchi affari che potrebbero cagionar della pena alle Loro Maestà. Il processo di Caracciolo è continuato dagli uffiziali di S. M. Siciliana, e, se è condannato, come credo, sarà subito eseguita la sentenza. Egli sembra già mezzo morto per la stanchezza. Desiderava esser giudicato da uffiziali inglesi. Il bastimento parte per Palermo. Non vi dico nulla di più per ora.»

Se sono tanto colpevole quanto lo dice il mondo, oh! mio Dio! Dio di misericordia! perdonatemi.