Chapter 2 of 7 · 2026 words · ~10 min read

parte di

quel signore, sapete!

HEJRE. Andiamo, andiamo, non riscaldatevi tanto. Avrà parlato senza dubbio in.... senso figurato! Del resto domani potrete chiedergli una spiegazione, poichè siete stato invitato al banchetto.

STENSG. Io non sono invitato a nessun banchetto!

HEJRE. Come? due visite, e neppure un invito, oh, oh!...

STENSG. Avventuriero e cavalier d’industria! Che intendeva egli dire....?

MONSEN. Guardate! Basta parlar del diavolo perchè se ne vedano le corna! Andiamo, Bastiano. (_Si allontana con Bastiano_).

STENSG. Dunque che cosa intendeva dire il conte, signor Hejre?

HEJRE. Non saprei che rispondervi in proposito, caro avvocato. Ne avete dispiacere?... qua la vostra mano, giovanotto, scusate se sono stato troppo franco! Vedrete, quanta dolorosa esperienza dovrete fare nella vita! Voi siete giovane, ardente, pieno di fiducia.... ciò è nobile, commovente.... ma credete a me: «La fiducia è d’argento, l’esperienza è d’oro.» È un proverbio di mia invenzione. A rivederci. (_Esce_).

SCENA IV.

=Lundestad, Stensgard, Ringdal, Bratsberg, Dora, Fieldbo, Rundholmen, Aslaksen,= Folla.

LUND. (_è sul palco e agita il campanello_). La parola è al signor Ringdal, amministratore delle ferriere.

STENSG. Signor Lundestad, io domando la parola.

LUND. Più tardi.

STENSG. No, subito, immediatamente.

LUND. Non posso: è il signor Ringdal che ha la parola.

RINGD. (_sul palco_). Signori, noi abbiamo l’onore di salutare qui, in mezzo a noi, un uomo dal cuore generoso, dalla mano benefica, che da molto tempo noi consideriamo come padre, che mai non ci ha rifiutato nè i suoi consigli, nè il suo appoggio, che alla gente onorata ha sempre aperto la sua casa, un uomo che.... che.... infine, poichè il nostro ospite ama i lunghi discorsi.... evviva il ciambellano Bratsberg e la sua famiglia. Evviva!

LA FOLLA. Evviva, evviva! (_Gran movimento, Bratsberg stringe la mano delle persone che ha vicino_).

STENSG. (_a parte_). Posso aver la parola, adesso?

LUND. Prego.... il palco è a vostra disposizione.

STENSG. (_salendo sulla tavola_). Ma io improvviso un palco da me!

DEI GIOVANETTI. Bravo! Evviva!

BRATSB. (_a Fieldbo_). Ma chi è dunque quell’uomo dai modi così strani?

FIELDBO. È l’avvocato Stensgard?

BRATSB. Ah, è lui?

STENSG. Ascoltatemi, amici, in questo giorno di festa; ascoltate, voi che col cuore esuberante di gioia, celebrate l’anniversario della vostra libertà. Io sono uno straniero in mezzo a voi....

ASLAK. No....

STENSG. Grazie della gentile parola: ma ancora io mi sento straniero tra voi; eppure che importa? Il mio cuore batte all’unisono col vostro; divide le vostre gioie e i vostri dolori, le vostre lotte e i vostri trionfi.... Ed ora, se mi permettete....

ASLAK. Sì, sì, vi è permesso, signor avvocato.

LUND. Non interrompete; la parola non spetta a voi.

STENSG. Ed a voi meno ancora! Io dichiaro sciolto il Comitato della festa. Libertà! almeno un giorno di libertà!

GIOVANOTTI. Viva la libertà!

STENSG. Ah, si vorrebbe reprimere la libertà di parola, si vorrebbe chiudervi la bocca! Ribellatevi a simile tirannia; io pel primo non vorrei parlare ad una folla servile. La libertà di parola innanzi tutto! dite altrettanto anche voi.

LA FOLLA. Evviva, evviva!

STENSG. Signori, simili feste infruttuose e vane devono finire: bisogna che per l’avvenire la vostra festa di maggio produca dei frutti dorati. Questa è la stagione di seminarli, la stagione dove il dolce succo inonda e benefica la terra. Ai primi di giugno saranno appunto due mesi che abito tra voi, e quante cose grandi e meschine, belle e brutte non ho io già vedute!

BRATSB. Dottore, di che parla costui?

FIELDBO. Il tipografo Aslaksen crede che alluda ai nostri affari locali.

STENSG. Ho certamente constatato delle grandi qualità in questo popolo, ma ho constatato anche come la corruzione pesi sovr’esso e lo avvilisca e lo schiacci: sì, ho veduti degli uomini ardenti e generosi; ma ne vidi anche di quelli che chiusero la loro porta....

DORA. Oh, Dio mio!

BRATSB. Ma che cosa vuol dire?

STENSG. Fratelli, una larva dell’antica schiavitù s’aggira ancora intorno a voi, e getta un’ombra sinistra, là dove la luce e la libertà dovrebbero sole regnare. Via questo fantasma!

LA FOLLA. Evviva, evviva il 17 maggio!

DORA. Padre mio, andiamocene.

BRATSB. Ma dove vuol andar a finire col suo fantasma? di che parla, dottore?

FIELDBO (_rapidamente_). Oh certamente dei.... (_Gli mormora qualche parola_).

BRATSB. Ah, ah! no.... ma davvero?

DORA (_piano a Fieldbo_). Grazie.

STENSG. Se nessun altro avrà il coraggio di troncare gli artigli al drago, ebbene l’avrò io! Ma noi dobbiamo marciare insieme e rimanere strettamente uniti.

MOLTE VOCI. Sì, sì!

STENSG. Noi siamo i giovani: il tempo ci appartiene, come noi apparteniamo al tempo. Il nostro diritto è il nostro dovere: largo a tutti gli spiriti che sentono il loro potere! Se voi lo volete, noi concluderemo un’alleanza. Il regno del sacco di scudi è terminato!

BRATSB. Bravo! (_Al dottore_) Il sacco di scudi, ha detto, non è vero?

STENSG. Mi è arrivato da quella parte un bravo ironico....

BRATSB. No....

STENSG. E che m’importa? Nè la lode nè il biasimo toccano l’uomo che ha la coscienza di ciò che vuole. Ora noi entreremo tutti sotto la tenda, per concludervi subito la nostra alleanza.

LA FOLLA. Evviva, evviva! Portatelo in trionfo! evviva! (_Lo prendono fra le braccia_).

ALCUNE VOCI. Parlate ancora, ancora!

STENSG. Restiamo saldamente uniti. La Provvidenza protegge la Lega dei giovani. Le sorti di questo paese, se noi lo vogliamo, stanno nelle nostre mani. (_Lo portano sotto la tenda con grande entusiasmo_).

RUNDHOL. (_asciugandosi un po’ gli occhi_). Come parla bene! Non è vero che verrebbe la tentazione di abbracciarlo!

HEJRE. Oh, no poi! io non lo abbraccerei certo!

RUNDHOL. Oh, voi! ma lo credo bene!

HEJRE. Voi vorreste forse abbracciarlo, signora Rundholmen?

RUNDHOL. Ma siete proprio un uomo terribile, signor Hejre! (_Entra sotto la tenda con Hejre_).

SCENA V.

=Bratsberg, Dora, Lundestad, Fieldbo, Hejre.=

BRATSB. Fantasma! drago! sacco di scudi! era alquanto sconveniente! ma assai piccante!...

LUND. Me ne è dispiaciuto davvero, Eccellenza.

BRATSB. Vedete un po’ a che vi ha servito la vostra famosa conoscenza degli uomini! È vero che tutti possono ingannarsi. Buona notte, signor Lundestad, e grazie di questa serata. (_Rivolgendosi a Dora e a Fieldbo_) Ma, diavolo, come va che io ho potuto essere scortese verso quel giovanotto?

FIELDBO. Hum!

DORA. Vuoi parlare della sua visita?

BRATSB. Delle sue due visite! Tutta colpa di Lundestad che me lo aveva dipinto come un cavalier d’industria e non ricordo più che cosa d’altro! Meno male che tutto si può ancor rimediare!

DORA. E in che modo?

BRATSB. Vieni, Dora: questa sera subito....

FIELDBO. E vi pare, signore, che ciò ne valga veramente la pena?

DORA (_piano_). Zitto!

BRATSB. Quando si è commesso un fallo, bisogna ben rimediarvi!... Ho passato un’ora piacevolissima.... che voi non m’avevate preparata.

FIELDBO. Io?

BRATSB. Sì, sì, voi e gli altri.

FIELDBO. Ma scusate, che cosa....

BRATSB. Prego.... non insistete. Buona notte, dottore. (_Bratsberg e Dora si allontanano da sinistra. Fieldbo li guarda con aria pensierosa_).

SCENA VI.

=Lundestad, Fieldbo, Aslaksen, Hejre.=

ASLAK. (_fuori della tenda_). Cameriere! Una penna, un calamaio, della carta. Tutto va a gonfie vele, signor dottore! La lega è fondata!

LUND. (_si è avvicinato pianamente_). Siete in molti a firmare?

ASLAK. Quasi trentasette, senza contare le donne. Cameriere! presto una penna, dell’inchiostro, della carta.... Ah, sì! il cameriere, vattelapesca dov’è! Sempre colpa della nostra amministrazione locale! (_Entra sotto la tenda_).

LUND. Auf! che giornata calda!

FIELDBO. Temo che domani farà più caldo ancora.

LUND. Che ne dite, dottore? Credete che Sua Eccellenza si sia arrabbiato molto?

FIELDBO. Ma niente affatto; lo avete veduto. E che ve ne pare di questa nuova società? Ecco nuove lotte di partito che si preparano in paese.

LUND. Una vera lotta, avete ragione. Ha dell’ingegno quell’avvocato?

FIELDBO. E molta volontà di emergere!

LUND. Ah questa è la smania di tutti i giovani! Anch’io ho fatto altrettanto, ai tempi della mia gioventù! Entriamo anche noi, volete?

HEJRE (_esce dalla tenda_). Oh ecco Lundestad! Venite forse a far dell’opposizione? quand’è così, affrettatevi, signor mio!

LUND. Oh sono sempre in tempo!

HEJRE. No, no, è troppo tardi. Vorreste per caso essere padrino? (_«Urrà» sotto la tenda_) Sentite i chierici che cantano l’_amen_. Il battesimo è terminato. Ed un’altra colonna si è spezzata! e ne cadranno ancora! Sarà come la foresta dopo l’uragano! Bellissima prospettiva!

FIELDBO. Ciò vi sta a cuore, mi sembra, signor Hejre?

HEJRE. Mi sta a cuore? Ma a me particolarmente niente del tutto. Io mi rallegro solo del bene dei miei concittadini, e sarò lieto assai di vedere finalmente nel nostro paese un po’ di vita, un po’ d’animazione. Ma quanto a me personalmente.... figuratevi.... Sarebbe il caso di ripetervi ciò che diceva sempre mio nonno buonanima: che il sole splenda di notte, e la luna di giorno, per me fa lo stesso! (_Esce da destra_).

LA FOLLA. Viva l’avvocato Stensgard! Evviva, evviva la Lega dei giovani! Del vino, della birra, del _punch!_ Evviva, evviva!

BAST. (_sulla porta della tenda_). Dio vi benedica, e tutta l’umanità con lui! (_Con voce interrotta e commossa_) Oh dottore, mi sento così ringagliardito questa sera, che bisogna bene che faccia qualche cosa!

FIELDBO. Oh, oh! e che vorreste fare?

BAST. Credo che finirò per andare al club a bastonare di santa ragione due o tre fra i miei amici! (_Esce_).

SCENA VII.

=Stensgard= e =Fieldbo=.

STENSG. Sei tu caro Fieldbo?

FIELDBO. Ai vostri ordini, novello signore del popolo! Dunque, sei stato eletto presidente ad unanimità?

STENSG. Naturalmente, ma....

FIELDBO. Vedremo ora che cosa ti renderà tale onorificenza: qualche magnifico posto certamente! Amministratore della cassa di Risparmio, o forse....

STENSG. Oh, non dir cose che tu non puoi pensare: perchè vuoi far credere d’aver un cuore arido e vuoto, quando non è così!

FIELDBO. Ebbene, allora niente più malignità: ti ascolto.

STENSG. Oh caro Fieldbo! Ritorna, te ne prego, ad essermi sinceramente amico, come una volta: perchè da qualche tempo in qua hai assunto quell’aria scrutatrice ed ironica, che mi ha allontanato da te? Ma ho avuto torto.... (_Lo abbraccia_) Dio mio, quanto sono felice!

FIELDBO. Sei felice? Ebbene, anch’io lo sono!

STENSG. Non sarei il più miserabile degli uomini se questa gioia non mi rendesse buono e giusto? Che ho fatto io per meritare tanta felicità?

FIELDBO. Eccoti la mia mano. Questa sera sento di volerti bene!

STENSG. Dimmi la verità, amico: non ti sembra forse una felicità suprema quella di camminare innanzi, seguito dalla folla plaudente? Non ti sembra che questo trionfo, commovendo l’animo nostro, lo renda più buono, più dolce, più affettuoso verso il prossimo? Oh, questa brava gente! io vorrei abbracciarla tutta, per farmi perdonare, in certo qual modo, la preferenza che Dio ha mostrato verso di me.

FIELDBO (_a mezza voce_). E dire che un sol uomo può tanto! Questa sera non saprei uccidere una mosca, nè recidere un fiore dallo stelo!

STENSG. Tu?

FIELDBO. Lascia star questo: io volevo dirti solamente che ti comprendo.

STENSG. Che notte deliziosa! Qui tutto è calma, è silenzio: intorno a noi risuonano ancora le grida giubilanti della folla, le ultime note della musica.... Oh chi non si sente migliore in questi momenti, non merita neanche di vivere!

FIELDBO. Sì, ma dimmi, che cosa farete domani, che cosa farete nei giorni seguenti, che cosa volete fabbricare?

STENSG. Fabbricare? Ma prima bisogna demolire, caro mio! Fieldbo, ho sognato una volta che il giorno del giudizio universale era venuto; io guardavo attraverso le nuvole: il sole era scomparso, solo i lampi mandavano sinistri bagliori. Poi la tempesta; essa travolse ogni cosa.... le foglie degli alberi e gli uomini. Questi venivano trascinati violentemente e sembravano tanti borghesi che corressero in traccia dei loro cappelli, portati via dal vento! Cosicchè quando si avvicinarono a me fui assai sorpreso di vedere che erano tutti imperatori e re, che invano correvano dietro furiosamente alle loro corone, ai loro scettri. Così ne passarono centinaia e centinaia senza sapere il perchè di tal corsa sfrenata. Alouni gridavano: «Ma donde viene questa orribile tempesta?» E si udiva rispondere fra il muggito del tuono e il sibilo del vento: «Una voce potente si è fatta sentire, e dall’eco che ha risvegliata si è scatenata la bufera.»

FIELDBO. E quando hai sognato questo?

STENSG. Oh, molti anni fa!

FIELDBO. Forse in quel momento c’era la rivoluzione in qualche