Chapter 4 of 7 · 201 words · ~1 min read

parte di

colpa; perchè m’ha dato tanto talento? Pensare che avrei potuto divenire un bravo operaio.... nossignore, mi capita tra i piedi quel vecchio buffone.

FIELDBO. Fate male a parlar così. Daniele Hejre ha agito verso di voi colle migliori intenzioni.

ASLAK. Sì, e a che cosa m’hanno servito le sue buone intenzioni? Là, in quella sala, dove essi mangiano e bevono, ho avuto anch’io il mio posto, come essi ben vestito ed elegante! E quella vita mi piaceva, sapete; conveniva, a me che ho letto tanto, e che ho sempre aspirato a tutto ciò che di bello e di gaio c’è nella vita. Ma da quel paradiso ho dovuto partirmene subito! È venuta la rovina, del grandioso edificio dorato non sono rimasti che i ruderi!

FIELDBO. Sì, ma la vostra situazione non era delle peggiori: avevate sempre il vostro mestiere per vivere.

ASLAK. Raccontatemene un’altra! Dopo essere stato ciò che ero, bella posizione quella del tipografo! M’han dato lo sgambetto mentr’ero sul ghiaccio, ed ora m’insultano perchè son caduto....

FIELDBO. Oh, io non vi giudico tanto severamente!

ASLAK. E fate bene. Che arruffìo di cose! Daniele Hejre, la Provvidenza.... il ciambellano.... io stesso, il destino, le circostanze.... Con questi elementi che bel