Chapter 7 of 7 · 8808 words · ~44 min read

parte di

sua madre, se pure si potrà salvare quel poco.

STENSG. Ah, ora capisco il consiglio di Fieldbo! Che ottimo amico!

LUND. Che cosa v’ha detto il dottor Fieldbo?...

STENSG. È troppo leale e prudente per dir cosa alcuna; ma lo comprendo ugualmente; e comprendo anche voi, signor Lundestad.

LUND. Ma.... e prima non mi capivate?

STENSG. Non interamente.... Dimenticavo la favola dei topi che fuggono dalla casa incendiata....

LUND. Vi prego di credere che non è veramente il caso, però.... Che cos’avete? siete diventato pallido! Vi ho dato forse qualche notizia cattiva?

STENSG. Che notizia?

LUND. Oh, sì, sì: ora capisco. Povero signor Stensgard! Ma eppure sentite: se l’amate davvero quella fanciulla, che cosa v’importa se essa sia ricca o povera?

STENSG. Che cosa me ne importa?...

LUND. La ricchezza non è necessaria alla felicità domestica.

STENSG. Naturalmente.

LUND. Voi siete giovane, avete del coraggio e della buona volontà. Col lavoro, riuscirete a farvi una bella posizione. Ma non scoraggiatevi ora. So anch’io che cos’è l’amore, perchè ho letto molto su quest’argomento, quand’ero giovane.... Le gioie domestiche.... una moglie fedele. Amico mio, pensateci ora, per non aver rimpianti poi.

STENSG. Ma allora, la vostra rinuncia?

LUND. Non potrei disgraziatamente mantenerla. Credete che io possa esigere un simile sacrificio dal vostro cuore?

STENSG. Oh, lo farò questo sacrificio. Vedrete che ne avrò la forza. Una città intera aspetta l’opera mia, e mi chiama a sè. Come potrei ritirarmi? Io vedo aprirsi dinanzi a me un nuovo orizzonte. Io rinuncio alla felicità del mio cuore, ne faccio un sacrificio alla felicità e al benessere di questo paese. Io dirò al mio popolo: Eccomi a te! son cosa tua.

LUND. (_lo guarda con muta ammirazione e gli stringe la mano_). In verità, voi siete un grand’uomo, signor Stensgard! (_Egli esce. Stensgard cammina su e giù, agitatissimo. Un momento dopo arriva Bastiano_).

SCENA VII.

=Stensgard, Bastiano=, poi =Fieldbo=.

BAST. Eccomi.

STENSG. Da dove vieni?

BAST. Dalla nazione.

STENSG. Dalla nazione? Che cosa vuoi dire?

BAST. Sì, la nazione: vale a dire il popolo, il basso popolo, quello che non sa niente, non possiede niente, non capisce niente: quello che si lascia guidare come una mandra.

STENSG. Corpo di Bacco, che cosa significa questa caricatura?

BAST. Questa caricatura?

STENSG. Da qualche tempo mi sono accorto che tu mi fai la scimmia in tutto e per tutto: nel mio modo di vestire e di parlare. Ciò è seccantissimo per me.

BAST. Ma, scusa: non siamo noi del medesimo partito?

STENSG. Sì, ma questo non c’entra per niente: tu diventi ridicolo.

BAST. Ridicolo, quando t’imito?

STENSG. Quando mi fai la scimmia.... va. Smetti questo modo di fare, da bravo, Monsen! Senti un po’: quando ritorna tuo padre?

BAST. Non saprei: credo che sia partito per Cristiania, e che starà in viaggio una settimana.

STENSG. Tanto tempo? Me ne dispiacerebbe. Ha qualche grossa speculazione in vista?

BAST. Non so, davvero. Per il momento son io che ne avrei una in vista. Ma bisognerebbe che tu m’aiutassi.

STENSG. Volontieri, e in che modo?

BAST. Oh adesso mi sento anch’io buono a qualche cosa.... tutto merito tuo, del resto, sei tu che m’hai svegliato. Infine voglio far qualche cosa anch’io.... Voglio prender moglie.

STENSG. Prender moglie tu? e chi vuoi sposare?

BAST. St! indovina: non è lontana di qui.

STENSG. La signora Rundholmen?

BAST. Sì, è lei. Di’ una buona parola in mio favore. Capisci che per me sarebbe un partito convenientissimo: s’intende di affari, è ricca, in buoni rapporti colla famiglia del ciambellano, dopo che sua sorella è stata governante in casa Bratsberg. Se riesco a sposarla potrò avere i lavori del Comune. E poi, amico mio.... io l’amo!

STENSG. Amare, amare! Lascia in pace questa vecchia canzone, quest’ipocrisia!

BAST. Ipocrisia?

STENSG. Sì. Non capisci che tu menti a te stesso? Tu parli d’amore e di lavori del Comune, tutto insieme. Chiama invece le cose col loro nome. No, no, non ci vedo chiaro in questa faccenda: io non voglio entrarci.

BAST. Ma senti dunque....

STENSG. No, no, ti prego. (_A Fieldbo che entra_) Ebbene, come vanno le elezioni?

FIELDBO. A gonfie vele! Lundestad dice che tu hai quasi tutti i voti!

STENSG. Davvero?

FIELDBO. Ma a che ti servirà ciò, poichè non possiedi dei fondi?

STENSG. (_fra sè_). Maledizione!

FIELDBO. Eh, caro mio, non si può aver tutto a questo mondo! Si guadagna da una parte e si perde dall’altra. Addio. (_Esce_).

BAST. Che cosa vuol dire col suo guadagnare e perdere?

STENSG. Ti spiegherò più tardi. Ma ascolta, Monsen, per tornare al nostro discorso, io t’ho promesso di dire una buona parola per te....

BAST. M’hai promesso? Ma tutt’altro, caro mio....

STENSG. Ma lasciami parlare, una volta. Io ho disapprovato che tu mettessi assieme l’amore e i lavori del Comune: in verità, è un po’ troppo! trascinare in quella prosa.... comunale il sentimento più nobile che Dio ha posto nel cuore dell’uomo! Ma infine, se tu ami davvero quella ragazza....

BAST. Quella vedova.

STENSG. Sì vedova o ragazza, è lo stesso; voglio dire che quando si ama realmente una donna, tutto il resto non conta per niente.

BAST. Allora tu parlerai per me?

STENSG. Col massimo piacere; ma a condizione che tu pure farai qualche cosa per me.

BAST. Io, e presso di chi?

STENSG. Come, non ti sei mai accorto di nulla? Essa ti riguarda così da vicino!

BAST. Sarebbe forse?...

STENSG. Sì, Anna, tua sorella. Oh tu non sai come io sia stato subito colpito dalla sua grazia e dalla sua bontà, dalle sue virtù silenziose, dalla sua dolcezza!...

BAST. Davvero? È possibile?

STENSG. E come? Tu, che sei tanto perspicace non te n’eri mai accorto?

BAST. Ma.... ecco: da principio m’era parso: ma adesso, corrono tante voci! Dicono che tu vai in casa del ciambellano.

STENSG. Ebbene, sì; se debbo parlarti francamente, ebbi un momento d’incertezza; grazie a Dio, è passato. Ora vedo chiaramente innanzi a me; vedo la linea che debbo seguire, e non devierò da quella.

BAST. Qua la mano: parlerò per te. E sta pur sicuro: Anna farà quanto suo padre le dirà.

STENSG. È appunto, riguardo a tuo padre, che volevo....

BAST. St! Ecco la signora Rundholmen. Mi metto nelle tue mani. Al resto ci penso io.

(_Esce nell’istesso momento in cui entra la signora Rundholmen_).

SCENA VIII.

=Stensgard=, la signora =Rundholmen=.

Sig.ª RUNDHOL. Ebbene, tutto va a meraviglia, signor avvocato. Tutti votano per voi.

STENSG. È molto lusinghiero.

Sig.ª RUNDHOL. Sicuro: chi sa che cosa ne dirà Monsen!

STENSG. Signora Rundholmen, vi prego, una parola.

Sig.ª RUNDHOL. Che cosa c’è? Che cosa c’è?

STENSG. Volete ascoltarmi?

Sig.ª RUNDHOL. Ma vi pare? Altro che! Volentieri.

STENSG. Voi avete parlato poco fa dell’isolamento in cui vi trovate.

Sig.ª RUNDHOL. Sì.... era quel terribile Hejre....

STENSG. E voi dicevate che per una vedova è assai difficile....

Sig.ª RUNDHOL. Certo, signor Stensgard, si capisce facilmente!

STENSG. Sentite un po’: e se un bel giovinotto venisse....

Sig.ª RUNDHOL. Un bel giovinotto?

STENSG. Che da molto tempo vi ama in segreto....

Sig.ª RUNDHOL. No, no, non posso ascoltarvi di più....

STENSG. (_continuando_). E al quale la solitudine pesa, come a voi.

Sig.ª RUNDHOL. Come? Non vi capisco affatto.

STENSG. Nelle vostre mani voi tenete due destini: il vostro e quello....

Sig.ª RUNDHOL. E quello del bel giovinotto, non è vero?

STENSG. Sì: rispondetemi.

Sig.ª RUNDHOL. Oh, signor Stensgard, voi volete burlarvi di me?

STENSG. Ma vi pare? Neppur per sogno. Ditemi dunque, non sareste disposto....

Sig.ª RUNDHOL. Ah Dio mio! Ma certo, certo. Mio caro, mio amatissimo!...

STENSG. (_dando un passo indietro_). Eh?!...

Sig.ª RUNDHOL. Zitto, per carità! Vien qualcuno.

SCENA IX.

=Detti= e =Anna=.

ANNA. Domando scusa.... Mio padre non è qui?

Sig.ª RUNDHOL. Vostro padre? Sì.... no.... credo. Egli è passato di qui stamani.

ANNA. Di qui?

STENSG. È partito per Cristiania.

Sig.ª RUNDHOL. Sì, ma, signorina.... voi non sapete quanto io sono felice! Aspettate un minuto. Bisogna proprio che vada a prendere una bottiglia del più vecchio!... (_Esce_).

STENSG. Dunque, signorina, voi cercate vostro padre?

ANNA. Sicuro, l’avete udito.

STENSG. Non sapevate che s’era messo in viaggio?

ANNA. E come potevo saperlo? Chi dice mai qualche cosa a me? Eppure mi pare impossibile che sia andato a Cristiania! Buon giorno.

STENSG. (_le impedisce il passaggio_). Anna! ascoltatemi! Perchè siete così fredda con me? Perchè non mi trattate più con quell’espansione dei primi giorni?

ANNA. Lasciatemi!

STENSG. È il cielo che vi ha mandato a me, Anna. Ma lasciate quell’aria corrucciata! Sorridete come facevate altre volte.

ANNA. Grazie a Dio, quel tempo è passato.

STENSG. Ma perchè?

ANNA. Perchè v’ho conosciuto meglio; e per fortuna non ho aspettato troppo a farlo!

STENSG. Oh capisco! Mi avranno calunniato! Chi sa che cosa v’hanno detto sul conto mio? Forse è colpa mia, perchè mi son lasciato circondare da certa gente. Ma adesso è finita. Oh quando vi vedo, tutto sorride intorno a me! Io vi amo, Anna, amo voi e nessun’altra!

ANNA. Lasciatemi! Ho paura di voi!

STENSG. Domani, Anna, potrò vedervi? Mi permetterete di parlarvi, domani?

ANNA. Sì, sì, domani.... ma ora lasciatemi.

STENSG. Oggi no! domani! vittoria! ho vinto! sono felice!

Sig.ª RUNDHOL. (_entra con del vino e dei dolci_). Ebbene noi berremo alla gioia, e alla benedizione del Cielo.

STENSG. Sì, all’amore! alle gioie, alle delizie dell’amore! Un evviva alla giornata di domani! (_Ad Anna. Tutti bevono_).

SCENA X.

=Detti, Helle.=

HELLE (_ad Anna_). L’avete trovato?

ANNA. No, non è qui: andiamo, andiamo!

Sig.ª RUNDHOL. Che cosa vuol dir ciò?

HELLE. Niente. Sono venuti dei forestieri a Storli, e....

Sig.ª RUNDHOL. (_ad Anna_). Oh, voi avete sempre dei forestieri in casa vostra!

ANNA. Sì, sì: scusatemi, bisogna che me ne vada. Buon giorno.

STENSG. (_l’accompagna_). Addio! A domani! (_Anna ed Helle escono_).

SCENA XI.

=Stensgard, Hejre,= signora =Rundholmen=.

HEJRE. Ah, ah! Tutto va a gonfie vele! Stensgard, Stensgard! Siete proprio fortunato! Tutti votano per voi! Votate per lui anche voi, signora Rundholmen!

Sig.ª RUNDHOL. Eccone un’altra delle vostre! Ma davvero, tutti votano per lui?

HEJRE. Tutti. Il signor Stensgard gode la fiducia pubblica. Il vecchio Lundestad ha tutta l’aria d’un cane frustato. Ah che bella cosa tutto questo movimento!

Sig.ª RUNDHOL. E sarete ben fortunati tutti di averlo eletto! Io non posso votare: ma esserne felice, sì! (_Esce_).

HEJRE. Guardate, signor Stensgard, voi mi sembrate adattatissimo per consolare una vedovella! Sapete, dovreste dedicarvi a quella lì: fareste un buon affare, mio caro.

STENSG. Alla signora Rundholmen?

HEJRE. Ma sicuro: ve l’ho già detto: essa sarebbe un’ottima moglie. E del resto, sapete: sarà il miglior partito della città, non appena la rovina del signore di Storli verrà dichiarata.

STENSG. Ma spero bene, che nessuna sventura minaccierà quelli di Storli!

HEJRE. Eh? Ma avete la memoria labile, mio carissimo. Non vi ricordate già più di quanto si diceva prima? Non si parla dappertutto di bancarotta e di rovina, e non sono venuti a cercar Monsen anche qui? Tre forestieri sono arrivati a Storli.

STENSG. Sì, lo so: delle visite.

HEJRE. Oh, delle visite non troppo gradite! Si mormora di polizia, e di creditori furiosi; son già state fatte, se volete saperlo, alcune perizie. A proposito, che cos’era quella carta che vi ha dato Monsen, ieri?

STENSG. Niente, una carta qualunque. Delle perizie, dite voi? Sentite: voi conoscete la firma del ciambellano Bratsberg?

HEJRE. Eh, eh! Credo di sì!...

STENSG. Ebbene, guardate qua.

HEJRE. Questa, caro mio, non è mai stata la sua firma.

STENSG. No? Allora....

HEJRE. Questa cambiale è stata firmata da Monsen?

STENSG. No, da Bratsberg figlio.

HEJRE. Taralalà! Fatemi vedere ancora. (_La guarda_) Sì, sì, potete accendere il sigaro con questa.

STENSG. Ma come? Anche il nome del firmatario!...

HEJRE. È un falso, amico mio, un falso, come è vero ch’io mi chiamo Daniele. Basta guardarlo un momento....

STENSG. Ma par impossibile! Certamente, Monsen non vorrebbe....

HEJRE. Monsen? Egli non capisce niente dei suoi affari; volete che capisca di quelli degli altri? Ma bisogna che tutto ciò finisca una buona volta! Il peggio si è che Monsen trascina nella sua caduta il giovane Bratsberg, e che Bratsberg, il negoziante, vi tira a sua volta Bratsberg, il ciambellano.

STENSG. Sì, è quello che si diceva poc’anzi.

HEJRE. Naturalmente, un fallimento ne porta con sè degli altri, ed ecco come molte persone si trovano spesso rovinate tutte in una volta! Ma tenete bene a mente quanto vi dico, perchè io son profeta: Monsen andrà in galera; il giovane Bratsberg otterrà un accomodamento; e il vecchio Bratsberg sarà messo sotto tutela. Vale a dire, che i suoi creditori gli faranno un vitalizio di qualche migliaio di talleri. Bella fine, bella fine in verità! Del resto, è sempre così!... Sapete, eh, il vecchio proverbio latino? «Fiat justitia pereat mundus» che vuol dire, in buon volgare: «Che strana giustizia c’è in questo mondo corrotto!»

STENSG. (_molto agitato_). Ecco due vie che si chiudono innanzi a me!

HEJRE. Eh?

STENSG. E proprio adesso!

SCENA XII.

=Stensgard, Hejre, Aslaksen.=

ASLAK. Le mie congratulazioni, le mie congratulazioni, signor Stensgard! Voi siete eletto!

STENSG. Eletto?

ASLAK. Con centodiciassette voti! Lundestad ne ha avuti cinquantatrè: gli altri sono andati dispersi.

HEJRE. Ecco fatto il primo passo sulla via della gloria, signor Stensgard!

ASLAK. E questo vi costerà un punch! (_Chiamando_) Signora Rundholmen! l’eletto del popolo ci paga da bere, a tutti!

HEJRE. Ed ecco il primo passo sulla via delle spese!

SCENA XIII.

=Detti= e =Lundestad.=

HEJRE (_a Lundestad_). Ecco dunque il bel compenso che il nostro caro popolo dà a chi ha lavorato e affaticato per lui!

LUND. (_piano a Stensgard_). Ci tenete sempre molto?

STENSG. E a che serve tenerci o no? quando tutto crolla sotto i miei piedi?

LUND. Ma credete proprio che non ci sia più nessuna speranza?

ASLAK. (_in fondo_). La signora Rundholmen paga da bere! Essa dice che è la prima interessata nell’elezione!

STENSG. La prima interessata?

LUND. Perchè?

STENSG. La partita non è perduta, signor Lundestad. (_Si siede e scrive_).

LUND. (_piano_). Ascoltate, Aslaksen. Potreste inserir due righe mie nel vostro giornale, dopo domani?

ASLAK. Certo. Dite, sono molto salate?...

LUND. No, affatto.

ASLAK. Oh, non importerebbe niente! Le inserirei lo stesso.

LUND. È il mio testamento politico. Ve lo manderò domattina. (_Esce_).

SCENA XIV.

=Detti, Bastiano,= una =Cameriera.=

CAMERIERA. Ecco il punch, signora! (_Mette il vassoio sul tavolo_).

ASLAK. Evviva! evviva il nostro deputato! (_Egli versa il punch agli altri e beve egli stesso, più volte, durante la scena_).

BAST. (_arriva da destra; piano_). Non dimenticatevi della lettera.

ASLAK. State tranquillo: (_battendo sulla tasca del suo abito_) essa è qui!

BAST. Profittate della prima occasione, appena potrete.... capite?

ASLAK. Non dubitate, non dubitate! (_Forte_) Andiamo Lisetta, i bicchieri sono pieni!

BAST. State certo che ve ne ricompenserò.

ASLAK. Bene, bene! (_Alla cameriera_) Un limone, Lisetta, presto, presto! (_Bastiano esce_).

STENSG. Sentite, Aslaksen. Domani sera, passerete di qui?

ASLAK. Domani sera? Ma sì.

STENSG. Bene; allora entrerete qui, e darete questa lettera alla signora Rundholmen.

ASLAK. Da parte vostra?

STENSG. Sì: nascondetela in tasca. Così! A domani sera.

ASLAK. Non dubitate. (_La cameriera porta il limone. Stensgard va alla finestra_).

BAST. Ebbene hai parlato alla signora Rundholmen?

STENSG. Sì, ma poche parole.

BAST. E che cosa ha detto?

STENSG. Non posso dirti nulla: è venuta subito gente.

BAST. Allora mi faccio coraggio.... D’altra parte, essa si lagna sempre della sua triste solitudine!... Ah, fra un’ora sarà decisa la mia sorte!

STENSG. Fra un’ora?

SCENA XV.

=Stensgard, Bastiano, Aslaksen, Lundestad,= signora =Rundholmen=.

BAST. (_che vede entrare la signora Rundholmen, piano a Stensgard_). Zitto, che nessuno s’accorga di nulla. (_Passeggia su e giù per la scena_).

STENSG. (_piano ad Aslaksen_). Non aspettate domani sera per la lettera, consegnategliela appena potrete.

ASLAK. Bene, bene, lasciate fare.

Sig.ª RUNDHOL. (_a Bastiano_). Che cosa ne dite di questa elezione?

BAST. Oh, ne sono contentissimo. Stensgard ed io siamo buoni amici. Mi rallegro proprio che gli sia toccato quest’onore.

Sig.ª RUNDHOL. Ma vostro padre ne sarà malcontento?

BAST. Oh, mio padre ha tanta carne al fuoco! E poi se si manda Stensgard al Parlamento, l’onore rimane per così dire in famiglia.

Sig.ª RUNDHOL. In che modo?

BAST. Egli ha intenzione di sposarsi.

Sig.ª RUNDHOL. Dio mio, v’ha raccontato qualche cosa, in proposito?

BAST. Sì; e gli ho promesso anche di perorar la sua causa. Io credo che il matrimonio si farà certo: Anna, a quanto pare, ha anch’essa della simpatia per lui.

Sig.ª RUNDHOL. Anna?

LUND. (_avvicinandosi_). Di che cosa parlate dunque con tanto calore, signora Rundholmen?

Sig.ª RUNDHOL. Ma figuratevi! egli mi racconta che Stensgard vuol prender moglie!

LUND. Che egli voglia è una cosa; ma che il signor ciambellano acconsenta, è un’altra!

BAST. Il ciambellano?

LUND. Eh, sicuro: essa è un partito troppo splendido per un semplice avvocato.

Sig.ª RUNDHOL. Ma chi?

LUND. La figlia, perdio!

Sig.ª RUNDHOL. Ma egli non avrà domandato la mano della signorina Bratsberg?

LUND. Ma sì.

Sig.ª RUNDHOL. Ma è possibile? Ne siete ben sicuro?

BAST. E a me che aveva detto di parlare in suo favore! (_Bastiano e Lundestad si allontanano_).

Sig.ª RUNDHOL. (_a Stensgard_). State attento, Stensgard! Diffidate!

STENSG. Di chi?

Sig.ª RUNDHOL. Dei cattivi. C’è della gente qui che parla male di voi.

STENSG. E che me n’importa? Io non tengo che all’opinione d’una persona sola.... (_Sono interrotti dalla cameriera che viene a parlare alla signora Rundholmen. Stensgard si avvicina ad Aslaksen_). Mi par che sia questo il momento opportuno per darle la lettera!

ASLAK. (_senza farsi scorgere si avvicina alla signora Rundholmen_). M’hanno incaricato di consegnarvi questa lettera.

Sig.ª RUNDHOL. E chi?

ASLAK. St! Leggetela quando sarete sola.

Sig.ª RUNDHOL. Vado subito. (_Esce_).

SCENA XVI.

=Stensgard, Ringdal.=

RINGD. Ebbene, siete dunque uscito vittorioso dalla battaglia elettorale, non è vero?

STENSG. Sicuro, signor amministratore, malgrado il voto del vostro nobile padrone.

RINGD. Egli si è valso, come tutti gli altri, dei suoi diritti di elettore.

STENSG. Fortunatamente per lui, egli avrà ancora ben poche occasioni di valersene.

RINGD. Che cosa volete dire?

STENSG. Voglio dire che si sono fatte certe perizie....

RINGD. Certe perizie? E su che?

STENSG. Non fate lo gnorri. Non lo sapete dunque che c’è un gran temporale in aria? È una bancarotta disastrosa?

RINGD. Ho inteso varie voci in proposito....

STENSG. E il signor Bratsberg e suo figlio non sono forse compromessi in quest’affare?

RINGD. Scusate.... Ma siete matto?

STENSG. Ma allora, non è vero?

RINGD. Per niente affatto. Ma chi vi ha detto questo?

STENSG. Non ve lo posso dire, per ora.

RINGD. Non importa. Colui che ve l’ha detto, aveva certo un secondo fine.

STENSG. Un secondo fine?

RINGD. Sì, pensateci bene. Non conoscete nessuno che abbia interesse ad allontanarvi dal signor ciambellano?

STENSG. Sì, sì, ce ne son parecchi che avrebbero questo desiderio.

RINGD. In fondo, sapete, il signor ciambellano ha molta simpatia per voi.

STENSG. Davvero?

RINGD. Certo. Soltanto per farvi perdere la sua stima, gli raccontano che non v’intendete ancora abbastanza degli affari del paese, che siete un esaltato, un sobillatore, un....

STENSG. Oh, maledetti assassini!... E la signora Rundholmen, che ha la mia lettera!

RINGD. Che lettera?

STENSG. Oh, niente, niente! Forse sono ancora in tempo! Caro signor Ringdal, questa sera vedrete il signor ciambellano?

RINGD. Certamente.

STENSG. Ditegli, vi prego, da parte mia, che non dia troppo peso a ciò che i miei nemici dicono contro di me: che sono tutte sciocohezze. Ditegli che domattina verrò io stesso da lui, per spiegarmi meglio.

_Ringd._ Ah, sì? Venite?

STENSG. Sì, per provargli.... per provargli.... che.... Ecco qua, signor Ringdal, dategli questa da parte mia.

RINGD. La cambiale?

STENSG. Non mi capite? Non importa. Ditegli soltanto da parte mia: «Ecco come si vendica l’uomo che voi volevate perdere.»

RINGD. Eseguirò la vostra commissione. (_Esce_).

STENSG. Sentite un po’ signor Hejre, perchè mi avete raccontato quella storia riguardo al signor Bratsberg e mi avete fatto credere?...

HEJRE. Io vi ho fatto credere?...

STENSG. Era una menzogna!

HEJRE. Davvero, davvero! Ma io ne sono felicissimo! Sapete, signor Lundestad, che quella storia del signor Bratsberg non è vera?

LUND. St! È stato un falso allarme! Pare che il guaio sia più vicino!

STENSG. Come, più vicino?

LUND. Ma.... ho inteso a mezza voce il nome della signora Rundholmen!

STENSG. Eh?!

HEJRE. Non ve l’avevo predetto? Le sue relazioni col gran signore di Storli....

LUND. Egli è partito di casa, stamattina, all’alba.

HEJRE. E i suoi che lo cercano dappertutto!

LUND. E il figlio che ha tanto interesse a maritar la sorella!

STENSG. A maritarla? Essa m’ha detto: «Domani.» E la sua agitazione riguardo a suo padre?...

HEJRE. Eh, eh! Scommetterei che s’è appiccato!

ASLAK. Oh, c’è qualcuno che s’è appiccato?

LUND. No, è Hejre che suppone che Monsen....

SCENA XVII.

=Monsen, Aslaksen, Stensgard, Bastiano, Hejre.=

MONSEN. Dello _champagne_ per tutti!

ASLAK. (_e qualche altro_). Monsen!

MONSEN. Sì, Monsen, precisamente! Monsen, il gran signore di Storli, il re di danari! Del vino dunque, corpo di mille bombe, del vino!

HEJRE. Ma, carissimo....

STENSG. Voi? Ma dove siete stato, che nessuno vi trovava più?

MONSEN. A conchiudere un magnifico affare! Cento mila corone guadagnate! Nè più, nè meno! Tutti sarete invitati! Dello _champagne_, vi dico! Presto! I miei complimenti, signor Stensgard, per la vostra elezione.

STENSG. Sì, ma io voglio prima spiegarvi....

MONSEN. Che! Non me ne importa proprio niente. Del vino, dunque! Ma dove s’è andata a nascondere la signora Rundholmen? (_Va verso la porta di sinistra_).

CAMERIERA (_entrando_). Nessuno può entrare! La signora sta leggendo una lettera.

BAST. Diamine! (_Esce_).

STENSG. Legge una lettera?

CAMERIERA. Sì, e ride e gesticola che pare una matta.

STENSG. A rivederci, signor Monsen. A domani a mezzogiorno, a Storli.

MONSEN. A domani!

STENSG. (_piano ad Hejre_). Signor Hejre, volete farmi un piacere?

HEJRE. Volontieri.

STENSG. Fatemi cadere in disgrazia di madama Rundholmen: ditele male di me; lanciate qualche parola a doppio senso. Voi siete così esperto in queste cose!

HEJRE. Ma, scusate, e perchè?

STENSG. Ho i miei motivi: è uno scherzo.... una scommessa che ho fatto con qualcuno.... contro il quale avete della ruggine!

HEJRE. Ah, ah! capisco, capisco!

STENSG. Tanto meglio; cercate dunque di scemare la buona opinione che ella ha di me.

HEJRE. State tranquillo; sarete servito a dovere.

STENSG. Grazie. Signor Lundestad, io vorrei parlarvi domattina, prima di mezzogiorno, in casa del signor ciambellano.

LUND. Avete qualche speranza?

STENSG. Triplice speranza!

LUND. Triplice? Non vi capisco.

STENSG. Non importa. D’or in avanti, voglio sempre agir di mia testa! (_Esce_).

MONSEN. Ancora un bicchiere, Aslaksen! Ma dov’è Bastiano?

ASLAK. È andato via di premura: e anzi io ho una sua lettera da consegnare.

MONSEN. A chi?

ASLAK. Alla signora Rundholmen.

MONSEN. Ah, così?

ASLAK. Ma egli m’ha detto, non prima di domattina! Nè prima, nè dopo. Alla vostra salute!

HEJRE (_a Lundestad_). Che cosa diavolo c’è fra Stensgard e la signora Rundholmen?

LUND. (_a mezza voce_). Egli ha delle idee sopra di lei.

HEJRE. Non l’avrei creduto. Egli m’ha pregato di denigrarlo agli occhi di lei, di parlar male di lui più che potevo.... Basta!

LUND. E voi avete promesso?

HEJRE. Naturalmente.

LUND. Crederà certo che voi facciate l’opposto di quanto avete promesso.

HEJRE. Eh, eh! L’innocentino! Questa volta s’è proprio sbagliato!

Sig.ª RUNDHOL. (_con una lettera in mano_). Dov’è l’avvocato Stensgard?

HEJRE. Ma, cara signora; l’ho veduto un momento fa, baciare la vostra cameriera, poi è scomparso.

(_Cala la tela_).

ATTO QUINTO.

Salone di ricevimento in casa Bratsberg. Porta d’ingresso in fondo. Porte laterali.

SCENA PRIMA.

=Ringdal, Fieldbo.=

RINGD. Avanti!

FIELDBO. Buongiorno!

RINGD. Buongiorno, signor dottore.

FIELDBO. Come va, dunque?

RINGD. Eh, non c’è male, qui: ma....

FIELDBO. Ma....

RINGD. Non sapete la grande notizia?

FIELDBO. No. Che cosa c’è?

RINGD. Come, non sapete che cos’è successo a Storli?

FIELDBO. No.

RINGD. Monsen è scomparso! Partito!

FIELDBO. Partito? Monsen?

RINGD. Partito!

FIELDBO. Ma, giusto cielo, è possibile?

RINGD. Già da ieri circolavano delle voci misteriose in proposito: ma Monsen è ritornato, sviando così ogni sospetto.

FIELDBO. E il motivo?

RINGD. Delle perdite enormi su carichi di legna. Inoltre due o tre case di Cristiania avrebbero sospesi i pagamenti, e allora....

FIELDBO. E allora è fuggito!

RINGD. Chi sa? Forse sarà andato in Svezia! Intanto, m’han detto, la giustizia ha già messo i suggelli, e si stanno iniziando i processi verbali.

FIELDBO. E la sua povera famiglia?

RINGD. Il figlio non si è mai occupato d’affari, specialmente poi in questi ultimi tempi.

FIELDBO. E la ragazza, poveretta?

RINGD. St! Essa è qui!

FIELDBO. Qui?

RINGD. Il precettore l’ha condotta qui stamattina coi bambini, e la signorina Bratsberg ha offerto loro ospitalità secretamente.

FIELDBO. E come ha preso la cosa?

RINGD. Eh, s’è rassegnata facilmente. Capirete del resto che in famiglia era tanto maltrattata che.... St! Ecco il signor ciambellano.

SCENA II.

=Bratsberg, Fieldbo, Ringdal.=

BRATSB. Ah, siete voi, dottore!

FIELDBO. Sì, sono venuto più presto stamattina, per presentarvi i miei auguri pel vostro anniversario, signor ciambellano.

BRATSB. Ah, sì, che Dio ci accordi dei giorni migliori! Grazie, dottore: so che i vostri auguri sono sinceri.

FIELDBO. Mi permettete, signor ciambellano....

BRATSB. Prego. Lasciate questo titolo in disparte.

FIELDBO. Ma, scusate, perchè?

BRATSB. Io sono padrone di ferriere, nè di più, nè meno.

FIELDBO. Ma.... che cosa significa tutto ciò?

BRATSB. Ho rinunciato ai miei titoli: la lettera di rinuncia sarà spedita oggi stesso.

FIELDBO. Ma datevi almeno il tempo di riflettere....

BRATSB. Quando il mio Re mi chiamò a coprire una delle più alte cariche della sua corte, egli lo fece per la considerazione e la stima di cui la mia famiglia godeva da parecchie generazioni.

FIELDBO. Ebbene?

BRATSB. Adesso la mia famiglia è disonorata con quella del possidente Monsen! Lo sapete, non è vero, che cos’è successo di Monsen!

FIELDBO. Sì, lo so.

BRATSB. (_a Ringdal_). Non si è saputo nessun altro particolare?

RINGD. No; soltanto che la sua rovina porta con sè quella di molti fittajuoli.

BRATSB. E mio figlio?

RINGD. M’ha fatto vedere il suo bilancio. Egli può pagare le sue passività; ma non gli rimane più nulla!

BRATSB. Hum! Fate dunque ricopiare la mia lettera.

RINGD. Ai vostri ordini. (_Esce_).

FIELDBO. Ma avete riflettuto? Non vi pare che le cose si potrebbero accomodare, in segreto?

BRATSB. E se anche fosse così, credete voi che io potrei cancellare dalla mia mente ciò che è stato?

FIELDBO. Ma che cosa è poi stato, in fin dei conti? Egli v’ha scritto, ha riconosciuto i suoi torti, ve n’ha chiesto perdono. Non è la fine del mondo, mi pare!...

BRATSB. Fareste voi, come ha fatto lui?

FIELDBO. Egli non ricomincerà, state pur sicuro.

BRATSB. Che garanzia posso avere io, che non ricominci con qualche altra pazzia?

FIELDBO. Sentite, per lo meno l’incidente provocato da vostra nuora, gli farà mettere giudizio per sempre!

BRATSB. (_attraversando la stanza_). Povera la mia Selma! Povera felicità nostra ormai distrutta!

FIELDBO. Eppure anche la vostra felicità non era che un’illusione o un edificio senza base! Anche voi, non avete sempre giudicate le cose con retto criterio, anche voi siete stato cieco ed orgoglioso, signor ciambellano.

BRATSB. Io?

FIELDBO. Sì, voi. Perdonatemi la mia franchezza. Voi che siete tanto fiero dell’onoratezza della vostra famiglia, ma era stata messa alla prova codesta onoratezza? Lo sapevate se ad una prova essa avrebbe resistito o no?

BRATSB. Vi prego.... non son disposto ad ascoltare i vostri sermoni. Sono abbastanza accuorato per gli avvenimenti di questi ultimi giorni.

FIELDBO. Lo capisco, ma bisogna però farsi una ragione delle cose. Voi condannate vostro figlio: ma che avete fatto per lui? Gli avete fatto molte prediche sul rispetto che doveva avere pel vostro nome, ecc., ecc., ma non lo avete però istruito o diretto in maniera, che trovandosi nell’occasione, egli sapesse condursi degnamente.

BRATSB. Ah, lo credete davvero?

FIELDBO. Non lo credo, lo so. Del resto è il sistema generale, è l’educazione moderna. E se ne vedono i risultati: dei giovani colle migliori doti d’intelligenza e di cuore, finiscono per diventar tutt’altro di quello che promettevano; come Stensgard, per esempio.

BRATSB. Sì, Stensgard. Che ve ne pare di lui?

FIELDBO. È un essere pieno di incongruenze. Io lo conosco fin da bambino. Suo padre era un poco di buono. Aveva un piccolo negozio di pegni, e inoltre, prestava il danaro ad usura: veramente a questo ci pensava la moglie. Una vera strega, quella! Prepotente, villana e ordinaria; bisognava vedere come faceva rigar dritto suo marito! È in quest’ambiente che Stensgard è cresciuto! Ogni tanto compariva a scuola: «Bisogna che studii, ripeteva sua madre, ne faremo un buon contabile.» Malgrado i cattivi esempi che aveva sott’occhio, il ragazzo prometteva bene. Era intelligente, attivo; aveva un’imaginazione fervida, delle grandi aspirazioni verso il bello e l’ideale: era però d’una volubilità sorprendente; ciò che gli piaceva oggi, non gli andava più domani. Ciò non lo poteva condurre, naturalmente, che allo sperpero di tutte le sue qualità!

BRATSB. Si capisce. Ma mi piacerebbe poi anche di sapere dove esiste il bene, secondo voi. Da Stensgard non si poteva aspettarsi nulla, da mio figlio neanche. Ma da voi, naturalmente, da voi....

FIELDBO. Sì, da me, precisamente. Non sorridete. Forse vi sembro presuntuoso.... Io possiedo ciò che dà l’equilibrio, la giusta misura delle cose, ciò che rende sicuri di sè stessi. Io sono cresciuto nell’ambiente sano e tranquillo di una onesta famiglia borghese. Mia madre è una donna nel vero senso della parola. Di noi, nessuno ha mai aspirato ad innalzarsi al di sopra della sua posizione. Nessun rovescio finanziario, nessuna disgrazia hanno mai turbato la quiete della nostra casa. Anche noi sentivamo l’amore del bello, ma esso consisteva nel nostro modo di apprezzare la vita, e non s’arrestava all’esteriorità delle cose. Nè mai abbiamo in alcun modo concesso di traviare nè al sentimento, nè all’intelligenza!

BRATSB. Sicuro, sicuro, è per questo che voi siete così perfetto.

FIELDBO. Oh, sono ben lungi dal credermi tale: vi facevo constatare solo che la vita è stata molto facile per me, e che ciò m’impone dei doveri.

BRATSB. Sia pure. E Stensgard allora che non ha di questi doveri, ha tanto più merito....

FIELDBO. Come?

BRATSB. Non giudicatelo tanto severamente, caro dottore. Guardate questo! Che ne dite?

FIELDBO. La cambiale di vostro figlio?

BRATSB. Sì, me l’ha rimandata.

FIELDBO. Di sua spontanea volontà?

BRATSB. Di sua spontanea volontà; e senza condizione alcuna: questo è bello, è generoso, ed è per ciò che d’or innanzi la mia casa gli sarà sempre aperta.

FIELDBO. Pensateci, nel vostro interesse, e in quello di vostra figlia.

BRATSB. Lasciamo stare. Egli ha molte belle qualità, che voi intanto non avete. Egli è franco, mentre voi fate sempre tutto alla sordina, caro dottore! FIELDBO. Io?

BRATSB. Sì, sì: voi venite sempre in casa mia, io vi domando il vostro parere su tutto; eppure voi.... non so.... avete sempre un’aria misteriosa, un certo fare diplomatico.... che so io, che infine mi urta i nervi.

FIELDBO. Ma potreste benissimo spiegarvi ciò....

BRATSB. Io? No, no, ciò riguarda voi e non me. Del resto lasciamo quest’argomento.

FIELDBO. Signor ciambellano, voi non mi capite. Io non ho nessuna cambiale da rimandarvi, ma faccio forse un sacrificio più doloroso assai.

BRATSB. Voi? in che modo?

FIELDBO. Tacendo.

BRATSB. Tacendo! Volete che vi dica io invece ciò che mi tenterebbe? Io vorrei diventar villano, brutale, entrare nella Lega dei giovani. Voi siete molto intelligente, molto distinto, signor medico delle ferriere; questo non conviene alla nostra libera società. Vedete Stensgard.... egli è tutt’altro! E appunto per questo verrà in casa mia, sicuro.... sicuro.... Ah, avrei proprio volontà di.... Basta, basta. E adesso regolatevi. Quello che si semina si raccoglie.

SCENA III.

=Detti= e =Lundestad=.

LUND. Mille auguri, signor ciambellano, vi desidero onori e prosperità e tutti i beni possibili.

BRATSB. Andate al diavolo!... auff!... Tutto crolla a questo mondo, caro Lundestad, non c’è niente di solido.

LUND. Già.... È quello che dicono i creditori di Monsen.

BRATSB. Questa faccenda di Monsen non vi ha fatto l’effetto di un fulmine a ciel sereno?

LUND. E glielo avevate predetto da tanto tempo, voi!

BRATSB. Hum, hum!... Anche l’altro ieri, quando è venuto qui per trascinarmi nei suoi imbrogli....

FIELDBO. Chi sa che non lo aveste salvato invece!

LUND. Impossibile. Era già andato a fondo! E può ancora ringraziare Dio che le cose siano andate così!

BRATSB. E voi ringraziate anche Dio per la vostra sconfitta elettorale?

LUND. Non è stata una sconfitta. Io sapevo già che sarebbe successo così. Non si può misurarsi con Stensgard. Egli ha un certo non so che.... che manca a noi, insomma.

BRATSB. Non vi capisco.

LUND. Egli ha la grand’arte di trascinare le masse; d’altra parte egli non ha nessun legame nè di carattere, nè di convinzioni, nè di posizione sociale: gli è facile in tal modo di fare il liberale.

BRATSB. Ma anche noi siamo liberali, mi pare!

LUND. Certamente che siamo liberali, per Dio! ma liberali alla nostra maniera; mentre invece Stensgard lo è alla maniera degli altri! Ed ecco precisamente ciò che cambia la situazione.

BRATSB. E voi approvate quest’opera di rivoluzione?

LUND. Ho letto in vecchi libri di storia, che vissero anticamente degli uomini i quali avevano il potere di evocare gli spettri, ma non potevano poi scacciarli.

BRATSB. Come!... voi mio caro Lundestad, voi uomo colto e intelligente.... voi credete....

LUND. Lo so bene che è superstizione, ma avviene per le nuove idee come per gli spettri evocati, non si possono più discacciare! Perciò è pur necessario accordarsi con essi il meno peggio che si può!

BRATSB. Sì; ma adesso che Monsen è caduto, e con lui la sua influenza perturbatrice....

LUND. Se Monsen fosse caduto due o tre giorni prima, quante cose sarebbero andate diversamente!

BRATSB. Peggio per voi, che avete avuto troppa fretta.

LUND. Mi sono fatto dei riguardi per la vostra situazione, signor ciambellano.

BRATSB. Per la mia situazione?

LUND. Il nostro partito deve conservare il suo prestigio agli occhi del popolo; noi rappresentiamo l’antica onestà norvegese. Se io avessi combattuto Stensgard, voi sapete.... egli ha quella famosa cambiale in mano....

BRATSB. Non l’ha più.

LUND. In che modo?

BRATSB. Eccola.

LUND. Ve l’ha rimandata?

BRATSB. Sì, è un uomo d’onore: non posso a meno d’affermarlo.

LUND. (_pensoso_). Quello Stensgard!... non manca di abilità.

SCENA IV.

=Detti= e =Stensgard.=

STENSG. (_sulla porta_). Posso entrare?

BRATSB. (_andandogli incontro_). Certamente.

STENSG. E mi permettete di presentarvi i miei auguri?

BRATSB. Volontieri.

STENSG. E allora accettateli: partono da un cuore ardente e sincero! Ma tirate un velo, vi prego, su tutte le sciocchezze che ho scritte.

BRATSB. Io bado ai fatti, signor Stensgard. E d’or innanzi, se vi farà piacere, consideratevi qui come in casa vostra.

STENSG. Posso?...

(_Bussano_).

BRATSB. Avanti!

SCENA V.

=Detti, Dora=, degli invitati, alcuni cittadini, e una rappresentanza delle ferriere.

(_Bratsberg riceve i loro auguri e parla con loro_).

DORA. Signor Stensgard, anch’io voglio ringraziarvi.

STENSG. Voi, signorina!

DORA. Papà m’ha raccontato il vostro nobile modo d’agire.

STENSG. Ma....

DORA. Come siamo stati ingiusti verso di voi, e come vorrei riparare i nostri torti!

STENSG. Voi vorreste?... Voi, davvero?

DORA. Se sapessi in che maniera....

BRATSB. Dei rinfreschi per questa gente, Dora.

DORA. Subito. (_A Stensgard_) Mi permettete?...

STENSG. Prego, prego, signorina. (_Dora esce; un momento dopo arriva una cameriera coi rinfreschi_). Caro signor Lundestad, oggi sono felice come il dio della Vittoria!

LUND. E ieri non eravate contento?

STENSG. Oh! è tutt’altra cosa, oggi! Questo è davvero il più bel giorno della mia vita! La gloria e la felicità!

LUND. Eccovi coi vostri sogni!

STENSG. Ma niente affatto sogni! è la felicità, la felicità d’amore!

LUND. Ah! allora il cognato Bastiano v’ha dato la risposta!

STENSG. Bastiano?

LUND. Ma sicuro! m’ha detto ieri che l’avevate creato vostro patrocinatore presso una certa signorina....

STENSG. Che pazzia!

LUND. Non abbiate timore di me. Se voi non siete ancora sicuro, ve lo dirò io, voi siete vittorioso, signor Stensgard! Me l’ha detto Ringdal.

STENSG. Che cosa v’ha detto Ringdal?

LUND. Che la signorina Monsen aveva acconsentito!

STENSG. Acconsentito! acconsentito! E suo padre è assente!

LUND. Ma essa è qui.

STENSG. Ha dato il suo consenso! Proprio mentre un simile scandalo colpiva la sua famigliai Ma questo è troppo! contrasta con ogni sentimento di delicatezza femminile. E qualunque uomo di cuore non potrà a meno di disapprovarla! Del resto c’è un equivoco. Io non ho chiesto nulla a Bastiano Monsen: la responsabilità è tutta sua.

SCENA VI.

=Detti, Hejre,= più tardi =Anna= e =Helle=.

HEJRE. Eh, eh, quanta bella gente! Tutti vestiti della festa!... fanno i loro discorsetti complimentosi, eh, eh! Allora, anch’io....

BRATSB. Grazie, grazie, mio vecchio amico!

HEJRE. Sì, sì, vecchio amico! Hum! (_Arrivano dei nuovi invitati_) Oh, ecco qua gli agenti della giustizia, il consiglio esecutivo. (_A Stensgard_) Oh caro e fortunatissimo giovanotto, qua la mano! I miei sinceri rallegramenti!

STENSG. A proposito di che?

HEJRE. Voi m’avete incaricato ieri di lanciare qualche parola a doppio senso sul vostro conto.

STENSG. Sì, ebbene?

HEJRE. Io vi ho servito, secondo i vostri desideri.

STENSG. E come l’ha presa? Dite.

HEJRE. Come una donna innamorata, caro mio; s’è messa a piangere, è scappata in camera sua, e felicissima notte! non ha voluto sentirne di più!

STENSG. Dio sia lodato!

HEJRE. Ma siete crudele, sapete: torturare così il cuore d’una povera vedova! Ma l’amore, sapete, ne fa proprio di graziose!... Oggi sono ritornato da lei e l’ho trovata di buonissimo umore, fresca, sorridente, che pettinava i suoi splendidi capelli d’oro davanti alla finestra aperta! Sembrava una sirena.... col vostro permesso! Una splendida donna....

STENSG. Bene: e poi?

HEJRE. E poi rideva, e la gioia brillava nei suoi occhi. M’ha mostrato una lettera, e m’ha gridato: «È una domanda di matrimonio, signor Hejre, mi sono fidanzata ieri!»

STENSG. Fidanzata?

HEJRE. Sicuro. I miei complimenti, e i miei auguri di felicità, giovanotto; mi rallegro d’essere io il primo a darvi la buona novella.

STENSG. Ma no: non erano che dei progetti, infondati!

HEJRE. Come?

STENSG. Voi avrete capito male, o sarà lei che non avrà capito niente del tutto. Fidanzata? Ma che! Adesso poi che Monsen è rovinato, anch’essa facilmente....

HEJRE. Ma no, mio carissimo, la signora Rundholmen è molto solida!

STENSG. Non importa: io ho tutt’altro in testa. Quella lettera non era che un semplice scherzo, caro signor Hejre, e vi prego, non raccontate a nessuno questa stupida storiella.

HEJRE. Va bene, va bene: staremo zitti! Ecco un bel romanzetto! Questa benedetta gioventù, ha la fantasia così poetica! Ma sapremo tacere, certo, certo!

BRATSB. (_che da un momento parlava con Lundestad_). No, Lundestad, non posso crederlo: è impossibile.

LUND. Vi assicuro: me l’ha detto Hejre.

HEJRE. Che cosa v’ho detto io?

BRATSB. Dimmi un po’: è vero che il signor Stensgard t’ha fatto veder la cambiale ieri?

HEJRE. Sicuro che è vero. Ma che cosa c’entra questo con....?

BRATSB. Te lo dirò dopo. E tu gli hai detto che era falsa?

HEJRE. Sì, fu uno scherzo innocente, per calmare la sua ebbrezza di gioia, che gli aveva montato la testa.

LUND. Ma gli avete detto che le due firme erano false?

HEJRE. Eh già! perchè una e non tutt’e due!

BRATSB. E così....

LUND. (_a Bratsberg_). E quando ha saputo questo....

BRATSB. Ha dato la cambiale a Ringdal.

LUND. Perchè non gli poteva più servire per intimorirvi.

BRATSB. Ed ha voluto fare il generoso! E ancora m’ha costretto a ringraziarlo, ad essere gentile con lui, ad aprirgli la mia casa! Ah quel.... quell’uomo!

HEJRE. Ma che cosa vuol dire tutto ciò?

BRATSB. Ti racconterò dopo, mio caro. (_A Lundestad_) E voi proteggete ed appoggiate un uomo simile!

LUND. Ma voi stesso?...

BRATSB. Oh, io ho una voglia di....

LUND. (_accennando Stensgard che parla con Dora_). Guardate! che cosa deve pensare la gente?

BRATSB. Lo vedranno ciò che debbono pensare!

LUND. Troppo tardi, signor ciambellano; egli sa troppo insinuarsi, con ogni mezzo....

BRATSB. Ma ho la mia tattica anch’io, signor Lundestad.

LUND. Che volete fare?

BRATSB. Lo vedrete subito. (_S’avvicina a Fieldbo_) Signor dottore, volete farmi un piacere?

FIELDBO. Ai vostri ordini....

BRATSB. Ebbene, mettete quell’uomo alla porta!

FIELDBO. Stensgard?

BRATSB. Sì, quel cavaliere d’industria.... non voglio neanche pronunciare il suo nome! Cacciatelo di qui! Vi do carta bianca!

FIELDBO. Carta bianca.... sotto ogni rapporto?

BRATSB. Ma sì, perdio!

FIELDBO. La vostra mano, signor ciambellano.

BRATSB. Eccola.

FIELDBO (_tra sè_). Animo! o adesso o mai più! (_Forte_) Questi egregi signori possono ascoltarmi un istante?

BRATSB. Il dottor Fieldbo ha la parola.

FIELDBO. Ho l’onore di partecipare a tutti, dietro consenso di Sua Eccellenza il ciambellano Bratsberg, il mio fidanzamento colla signorina Dora, sua figlia.

(_Grande sorpresa. Dora getta un leggero grido. Bratsberg vorrebbe dir qualche cosa, poi tace_).

STENSG. Il suo fidanzamento! (a Fieldbo). Il tuo....

HEJRE. Colla figlia del ciambellano? (_Rivolto a Bratsberg_) Con tua.... con.... con....

LUND. Ma il dottore è impazzito!

STENSG. Ma, signor ciambellano....

BRATSB. Eh, che volete farci? Io sono un libero pensatore, e mi unisco alla Lega dei giovani!

FIELDBO. Grazie, grazie e.... perdonate!

BRATSB. Noi siamo nel secolo delle Associazioni, signor avvocato. Evviva la libera concorrenza!

DORA. Oh mio caro padre!

LUND. E giacchè siamo sull’argomento matrimonio, vi annuncierò anoh’io un altro fidanzamento tra....

STENSG. Che! non è vero!

LUND. Verissimo! Il fidanzamento della signorina Monsen con....

STENSG. È falso, vi dico che è falso!

DORA. Sì, papà, è verissimo: sono qui tutti e due.

BRATSB. Ma chi dunque?

DORA. Anna e lo studente Helle: là. (_Indica la porta a destra_).

LUND. Sicuro; lo studente Helle: è proprio lui!

BRATSB. È qui? In casa mia? (_Va verso la porta_) Venite, venite pure, cari ragazzi!

ANNA (_timidamente_). Oh, no, no: c’è troppa gente!

BRATSB. Su, coraggio; tenete la fronte alta, voi non avete colpa di ciò che è accaduto.

HELLE. Essa non ha più casa, signor ciambellano.

ANNA. Ah, se voi non ci aiutate!

BRATSB. Calcolate su di me. Intanto io vi ringrazio d’aver cercato un asilo in casa mia.

HEJRE. Ma che bella cosa eh, eh! Un fidanzamento dietro l’altro!... Allora io posso completare la lista.

BRATSB. Come? Tu? Alla tua età! Ma sei matto?

HEJRE. Ma non si tratta di me!... oh! oh!

LUND. La partita è perduta, signor Stensgard.

STENSG. Credete? (_Ad alta voce_). Tocca a me signor Hejre, di completar la lista. Signore, signori: anch’io ho una partecipazione da darvi.

BRATSB. Come?

STENSG. Si può condurre un doppio gioco, si possono dissimulare le proprie idee, quando ciò sia necessario all’interesse pubblico. La mia missione è già tracciata e la pongo al di sopra di tutto. La mia attività è consacrata a questo distretto, bisogna illuminare le menti della popolazione. Non è questa un’opera da cavaliere d’industria. Gli abitanti della regione devono serrarsi attorno ad uno dei loro. E perciò ho voluto legarmi ad essi con nodi indissolubili, con quelli del cuore. Se ho provocato della diffidenza mi si perdoni.... Anch’io, signori, sono fidanzato!

BRATSB. Voi?

FIELDBO. Fidanzato?

HEJRE. Io posso affermarlo.

BRATSB. Come?

FIELDBO. Con chi?

LUND. Non sarebbe per caso....

STENSG. È un matrimonio d’amore e vantaggioso nello stesso tempo: la mia fidanzata è la signora Rundholmen.

BRATSB. La vedova dell’albergatore?

LUND. Oh, allora!...

BRATSB. Ma io non capisco.... come.... in quelle condizioni?...

STENSG. È questione di strategia, signor padrone delle ferriere!

LUND. È proprio inespugnabile!

SCENA VII.

=Detti, Aslaksen=, una =Cameriera=.

ASLAK. (_sulla porta_). Domando mille scuse, ma....

BRATSB. Avanti, Aslaksen; venite anche voi a farmi i vostri augurii?

ASLAK. Dio me ne guardi! Non sono così maligno io! Sono qui, perohè ho assolutamente bisogno di parlare al signor Stensgard.

STENSG. Più tardi aspettami fuori.

ASLAK. Ma niente affatto! Io debbo e voglio parlarvi subito.

STENSG. Silenzio! Non siate così importuno! Oh, signori miei, i decreti del destino sono strani. Il paese ed io volevano unirci in modo saldo e duraturo; ed io ho trovato una donna di cuore, che mi renderà lieta la vita. Ho gettata la maschera di.... cavalier d’industria, ed eccomi qui, onesto uomo del popolo, in mezzo a voi, pronto a dedicarvi tutta l’opera mia.

BRATSB. (_alla cameriera che è entrata_). Ebbene, ebbene, che cosa c’è?

CAMERIERA. La signora Rundholmen....

GLI INVITATI. La signora Rundholmen?

CAMERIERA. La signora Rundholmen è qui col suo innamorato.

GLI INVITATI. Col suo innamorato? Ma come! La signora Rundholmen?

STENSG. Che pazzia!

ASLAK. Niente affatto! È appunto quello che volevo dirvi! (_A Stensgard_).

BRATSB. (_va verso la porta_). Avanti, avanti!

SCENA VIII.

=Detti=, la signora =Rundholmen, Bastiano=.

Sig.ª RUNDHOL. Signor ciambellano, vi prego, non abbiatevene a male....

BRATSB. Perchè? Tutt’altro!

Sig.ª RUNDHOL. Ho proprio voluto presentarvi io stessa il mio fidanzato, e anche alla signorina....

BRATSB. Bene, bene: dunque voi siete fidanzata? Ma....

DORA. Noi non sapevamo nulla.

STENSG. (_ad Aslaksen_). Ma, in nome di Dio, come va questa faccenda?

ASLAK. Io avevo tante cose per la testa ieri!

STENSG. Ma la mia lettera l’avrete consegnata, spero!

ASLAK. Quella di Bastiano, sì; ma la vostra no, eccola!

STENSG. (_prende la lettera, la stropiccia e la mette in tasca_). Quella di Bastiano! Ah maledetto corvo di malaugurio!

Sig.ª RUNDHOL. Sì, io ho capito subito. Bisogna diffidare degli uomini.... quando si hanno delle intenzioni oneste.... Ah siete qui, signor avvocato? Non vi congratulate con me dunque?

HEJRE (_a Lundestad_). Che occhiate terribili gli lancia!

BRATSB. Ma certo che si congratula con voi, signora Rundholmen! E voi stessa non porgete le vostre felicitazioni alla vostra futura cognatina?

Sig.ª RUNDHOL. Chi dunque?

DORA. Anna. Anch’essa è fidanzata.

BAST. Tu, Anna?

Sig.ª RUNDHOL. Ma sì, il mio fidanzato m’aveva detto che un certo signore aveva domandato la sua mano; è vero!.... Tanti augurii a tutti e due! Siate il benvenuto in famiglia, signor Stensgard!

FIELDBO. Ma non è lui!

BRATSB. È lo studente Helle il fidanzato di Anna. È un ottimo giovane. Ma voi dovete anche congratularvi con mia figlia....

Sig.ª RUNDHOL. Oh, cara signorina! Il signor Lundestad aveva ragione. Le mie felicitazioni, signorina, e anche a voi, signor avvocato!

FIELDBO. Signor dottore, bisogna dire, perchè sono il felice fidanzato, signora Rundholmen.

Sig.ª RUNDHOL. Allora io non capisco più niente.

BRATSB. Ed io invece comincio a capire!

STENSG. Vogliate scusarmi: ma un affare di premura....

HEJRE. Ci private così presto della vostra amabile compagnia? Oh!

BRATSB. (_piano a Lundestad_). Lundestad, come l’avevate chiamato l’altro giorno? cavalier d’industria e.... l’altra parola?

LUND. Avventuriero!

STENSG. A rivederci.

BRATSB. Ancora una parola: una parola che da molto tempo ho sulle labbra.

STENSG. (_andando verso la porta_). Scusate, scusate, ho premura!

BRATSB. (_seguendolo_). Avventuriero!

STENSG. A rivederci, a rivederci! (_Esce_).

BRATSB. Oh! s’è purificata l’aria, amici miei!

BAST. E con me, signor ciambellano, non l’avete per quello che è accaduto da noi?

BRATSB. Eh, ognuno pensa ai casi suoi, caro mio!

SCENA ULTIMA.

=Detti, Selma, Erik= poi =Ringdal.=

(_Durante la scena precedente Selma è stata sulla porta di destra_).

SELMA. Padre mio, sei soddisfatto adesso? Gli permetti di venire?

BRATSB. Selma! Tu m’implori per lui! tu, che l’altro giorno....

SELMA. L’altro giorno è ormai lontano.... Tutto è rimediato. Ho capito adesso che egli non è semplicemente una macchina calcolatrice, ma che sa anche fare delle pazzie!

BRATSB. E te ne rallegri?

SELMA. Sì, che possa farne è un conto, ma che noi gliele lasciamo fare, è un altro!

BRATSB. Che venga. (_Selma esce_).

RINGD. (_arriva dalla prima porta a destra_). Ecco la vostra lettera di rinuncia.

BRATSB. Grazie, laceratela.

RINGD. Lacerarla?

BRATSB. Sì, Ringdal, non è redatta nella forma voluta. Oltre a ciò....

ERIK. (_arrivando con Selma dalla destra_). Padre mio, è vero che mi perdoni?

BRATSB. (_dandogli la cambiale_). Non voglio essere più inflessibile del destino!

ERIK. Papà, da oggi stesso rinuncio a quel commercio, al quale tu ti opponevi tanto.

BRATSB. No, ragazzo: non torniamo indietro. Tu non devi lasciar la tua carriera, ma io, io stesso mi associerò a te. (_Ad alta voce_) Sapete la novità, signori? Divento socio di mio figlio!

GLI INVITATI. Ma come? voi, voi.... signor ciambellano?...

HEJRE. Tu, mio carissimo?

BRATSB. Sì, è un commercio onesto ed utile, almeno può diventarlo. Non ho più ragione di astenermene.

LUND. Signor ciambellano, se voi prendete parte alla vita attiva del paese, sarebbe ridicolo e vergognoso che un vecchio lavoratore come me, non facesse il suo dovere!

ERIK. Voi, davvero?

LUND. Sì, sì: dopo le delusioni amorose toccate oggi al povero Stensgard, non vorrei certo forzarlo ad occuparsi degli affari pubblici. Poveretto, avrà ben altro in mente! Bisogna prima che si rimetta dalla batosta sofferta; gli faremo cambiar aria, lo manderemo in viaggio. Intanto, miei cari concittadini, se voi avete bisogno di me, eccomi qua!

MOLTI INVITATI (_stringendogli la mano_). Grazie, Lundestad! Voi siete sempre il nostro vecchio Lundestad! Voi non vi smentite mai!

BRATSB. Oh benissimo! Tutto è successo per il meglio, e tutto finalmente si accomoda bene. Ma chi è, in conclusione, la causa di tutto ciò?

FIELDBO. Ecco Aslaksen, che ne ha la sua buona parte!

ASLAK. (_spaventato_). Io, signor dottore? Ma se io sono innocente come l’acqua fresca!

FIELDBO. Ma la lettera che....

ASLAK. Non è colpa mia, ma dell’elezione, di Bastiano Monsen, del destino, del caso, della signora Rundholmen, e del suo punch: non c’era abbastanza limone dentro! Ed eccomi ancora sulla breccia colla stampa!

BRATSB. (_avvicinandosi_). Come? che cosa dite?

ASLAK. La stampa, signor ciambellano.

BRATSB. La stampa? Ma non v’ho sempre detto io che al giorno d’oggi la starhpa è una potenza straordinaria?

ASLAK. Oh, non mi pare, signor ciambellano!...

BRATSB. Bene, bene: fino ad ora non ho mai letto il vostro giornale; ma in avvenire lo leggerò. Me ne volete dare dieci copie?

ASLAK. Venti, se volete, signor ciambellano!

BRATSB. Ebbene, mandatemene venti. E se il denaro vi mancherà, venite a trovarmi: ma vi avviso fin d’ora, non scriverò mai una riga.

RINGD. Signor ciambellano, è vero ciò che mi dicono? Vostra figlia è fidanzata?

BRATSB. Sì, che ve ne pare?

RINGD. Io ne sono felicissimo. Ma da quando?...

FIELDBO (_rapidamente_). Ne parleremo più tardi!

BRATSB. Dal 17 maggio, ultimo scorso!

FIELDBO. Come?

BRATSB. Il giorno stesso che la signorina Anna....

DORA. Come, papà, tu sapevi?...

BRATSB. Sì, mia cara, io l’ho sempre saputo.

FIELDBO. Oh, signor ciambellano!

DORA. Ma chi ha?...

BRATSB. Un’altra volta, mie belle ragazze, parlerete più a bassa voce, quando io faccio la mia siesta sotto la tenda.

DORA. Oh, Dio, dunque eri là?...

FIELDBO. Ora capisco il vostro modo d’agire.

BRATSB. Sì, ma come avete potuto tacere?

FIELDBO. E a che scopo avrei parlato prima del tempo?

BRATSB. Avete ragione: era destino che le cose finissero così.

DORA (_piano a Fieldbo_). Oh lo vedo che sai tacere! Di tutta questa storia di Stensgard, perchè non m’hai mai raccontato nulla?

FIELDBO. Quando lo sparviero gira intorno alla colomba, si sta in guardia, senza spaventarla! (Sono interrotti dalla signora Randholmen).

HEJRE (_a Bratsberg_). Senti; scusa sai, ma bisognerebbe che noi rimandassimo il nostro processo ad epoca indeterminata....

BRATSB. Ti pare? per me son dispostissimo.

HEJRE. Ho accettato il posto di redattore al giornale di Aslaksen.

BRATSb. Bravo, benissimo.

HEJRE. E capirai tu stesso che le numerose occupazioni....

BRATSB. Figurati, caro amico, io posso aspettare fin che vuoi.

Sig.ª RUNDHOL. (_a Dora_). Oh sì, ho pianto troppo per quell’infame, e non lo meritava davvero! Adesso ringrazio Dio d’avermi dato Bastiano, che è così buono e bravo! Quell’altro invece.... falso come Giuda, e inoltre pieno di vizii; fuma come un turco, ghiottone, come pochi ne ho veduti.... Infine è stata una fortuna per me d’essermene liberata.

CAMERIERA. Il signor ciambellano è servito.

BRATSB. Io vi ringrazio tutti nuovamente, signori. Signor possidente Lundestad, voi restate con noi, e anche voi, signor tipografo Aslaksen!

RINGD. Non mancheranno certo gli argomenti per i brindisi!

HEJRE. No, certamente. E sarà anche permesso a un vecchio come me di fare un brindisi agli assenti.

LUND. Gli assenti possono ritornare, signor Hejre.

HEJRE. Alludete all’avvocato?

LUND. Sì, e credete a me, signori: fra dieci o quindici anni, Stensgard sarà deputato o ministro, o meglio tutti e due assieme.

FIELDBO. Fra dieci o quindici anni? Ma allora non potrà più essere alla testa della Lega dei giovani!

HEJRE. E perchè no?

FIELDBO. Perchè anche lui.... sarà d’un’età un po’ equivoca.

HEJRE. Allora si metterà alla testa d’una Lega di gente equivoca: è questa la vostra idea, Lundestad? Del resto siete anche voi del parere di Napoleone, che diceva: «La gente equivoca è quella che dà i più grandi uomini politici.» Eh, eh!

FIELDBO. Ma la nostra unione non morrà, e sarà sempre la Lega dei giovani. Quando Stensgard, fra il plauso della folla, fu portato in trionfo, nel giorno fortunoso di libertà, egli proclamò che la Lega dei giovani contraeva un’alleanza colla Provvidenza. E credo che il nostro ottimo Pastore, qui presente, approverà questo patto.

BRATSB. Lo credo io pure, miei cari amici. Poichè, davvero noi abbiamo errato, come smarriti nel buio, ma buoni angeli vegliavano su di noi.

LUND. Sì, grazie a Dio, li abbiamo avuti, anzi in mezzo a noi, gli angeli tutelari.

ASLAK. E tutto per le nostre condizioni locali, signor Lundestad.

FINE.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.