Chapter 7 of 8 · 1217 words · ~6 min read

IV.

— Non mi resta che soppiantarlo, al ritorno — sospira Orlando.

Ma, al ritorno, non gli resta che pulirsi la bocca. Silvia è una virtù di macigno.

È diventata una donna seria, sdegna quasi ridere e, quando c’è Diodato, sdegna anche parlare.

Orlando, che non sa se capisca troppo.... oppure niente affatto, dice a Silvia:

— Diodato L’ha forse offesa qualche volta.... per caso?

— No, perchè?

— Ma, non gli parla mai....

— Le dirò...., alle volte ha uno spirito che per gli orecchi di una signora non è il più gradito.

— Vedo — fa Orlando tutt’altro che persuaso.

Un altro giorno, tenta far parlare Diodato con delle mezze allusioni maliziose.

— Spiegati meglio — dice quello — perchè, davvero, io non capisco dove vuoi andare a finire.

— Volevo farti capire che so una cosa, che con tutta la nostra amicizia, tu non mi dici.... Tu sei l’amante della signora Silvia.

— Io? — fa Diodato cadendo dalle nuvole.

— Almeno tutti lo credono.

— Sono il suo amante quanto.... te.... Ma dico.... se tu mi tasti, così, per sapere se io posso essere tuo rivale.... non darti alcun pensiero di me.... Avanti, avanti pure. Libero è il campo.... almeno io lo credo. —

Una sera, Augusto dice ad Orlando:

— Vuoi venire ad accompagnarmi domani qui fuori qualche miglio? Vado a vedere un villino che m’hanno proposto. Doveva venire anche Silvia, ma si sente poco bene e non vorrei che.... —

Orlando guarda Silvia, e gli pare che stia meglio di lui, che sta benissimo.

— Viene forse anche Diodato? — domanda.

— Gliel’ho detto, ma non può.

— Mi rincresce che vai solo.... perchè, neppur io posso muovermi.

— Ho capito! —

Orlando, si dice che stavolta ha scoperto decisamente il mistero.... e l’indifferenza di Silvia e di Diodato gli pare ancor più studiata del solito.

L’indomani mattina, Orlando va a casa di Diodato, il quale non mostra alcun piacere per tale visita.

— Vieni con me a far una bella passeggiata?

— No, grazie, ho un impegno.

— Vedo.... allora andrò solo.

— Buon divertimento.

— Altrettanto. —

Orlando va a casa di Silvia. È mezzogiorno.

Silvia sta per uscire, e mal dissimula la noja che prova nel vedere quel signore.

— Scusi — comincia Orlando, giojoso in cuore perchè certissimo d’essere giunto in tempo per impedire un abboccamento — scusi, non avrebbero trovato per caso il mio portafogli?

— No....

— Oh! diavolo.... credevo proprio d’averlo smarrito qui jeri sera.

— Mi rincresce.

— Anche a me.... non tanto pel denaro, sa bene.... quanto perchè è un regalo. — Esce?

— Sì....

— E dove va di bello, se è lecito?

— Vado da.... mia madre.

— Oh! bene.... se mi permette, La accompagnerò.... è appunto qualche tempo che non ho il piacere di vederla. —

Se Orlando sapesse cosa vuol dire l’occhiata che gli dà Silvia!

— Mi rincresce — risponde la signora — che Ella si incomodi, tanto più che io farò un giro lungo.... Devo prendere dei guanti.... e qualche cos’altro.

— Niente di meglio.... Io sono appunto disoccupato.... farò il giro anch’io e compereremo insieme....

— Oh! Dio.... che....

— Vuol dire che nojoso?...

— No.... volevo dire che dolore a questa gamba.... l’aveva anche jeri, ma credeva se ne fosse andato.... Era proprio destino che oggi non dovessi uscire....

— Allora — continua spietatamente Orlando — rimarrò a tenerle compagnia. —

Silvia gli lancia un’altra occhiata velenosa, dicendo, non senza un lieve tremito:

— Le sono molto obbligata.... ma La prevengo che si annojerà assai con me, perchè oggi è una cattiva giornata.

— Povera donna....

— Permette che legga?

— Ma s’imagini.... Anzi.... leggerò anch’io.

— Quest’uomo vuol farmi morire! — pensa Silvia, la quale si mette a leggere e non dice più una parola.

Egli fa altrettanto. Ha deciso di non muoversi, finchè non venga qualche visita, a cui dirà in faccia a Silvia che la signora per quel giorno non può uscire.

Passa circa un’ora.

Scampanellata.

Silvia trasalisce suo malgrado. Orlando fiuta.

Compare la cameriera, che dice con sorriso misterioso:

— C’è qui quella signora....!

— Quale?.... Ah! vedo.... pregala di accomodarsi nel mio gabinetto.... Tu va pure in chiesa, se vuoi.... Signor Orlando, permette che mi trattenga un momento con quella signora?....

— Anzi.... io La aspetterò.

— Grazie — e Silvia esce esasperata, invocando un fulmine sull’indiscreto.

Orlando, rimasto solo, non credendo niente affatto che sia venuta una signora, vuol sapere chi è. — Ce ne fosse un altro? — pensa. Apre pian piano l’uscio che mette in anticamera e tende l’orecchio.

Non s’ingannava, si ode un dialogo bissessuale concitato dal gabinetto, ma non si può capire. Allora, in punta di piedi, va presso quell’uscio e origlia.

Felice Orlando! finalmente viene a sapere chi sia Orlando.

La voce di SILVIA (_fremente_) — È un’ora che è qui quell’imbecille! Se tu sapessi quel che ho fatto per levarmelo da’ piedi.... ma non c’è stato verso. Pare inchiodato. Si direbbe quasi ch’egli sappia qualche cosa.

La voce di DIODATO, la quale solletica gradevolmente il nostro Orlando. — Impossibile.

SILV. Mi rincresce per te...., povero angelo!

DIOD. Una giornata così propizia.... e perderla!

SILV. Cosa vuoi farci.... abbi pazienza.... ci vedremo domani alle tre.

DIOD. Bene.... ricordati di prendere una carrozza.... L’altro giorno, sei stata troppo imprudente.

SILV. È vero.... non lo farò più.

DIOD. Addio.... cara.

SILV. Ad.... dio.... no, no.... va.... domani.

DIOD. Dove mi spingi?

SILV. Ti faccio scendere per la scaletta. Non si sa mai.... —

. . . . . . .

Quando Silvia rientra nella sala, trova Orlando che sonnecchia.

— Buona notte.... — gli grida tutta gaja.

— Oh! scusi!.... Che ora è?

— Per bacco.... è tardi.... devo per forza levarle il disturbo....

— Cosa dice mai....

— Al piacere di rivederla.

— Aggiunga: Presto....

. . . . . . .

— Troppo compita! —

. . . . . . .

Tornando a casa, Augusto trova dal portinajo questo biglietto.

«Caro amico,

«Stasera alle dieci, ti aspetto al solito caffè, devo chiederti un gran favore.

«Tuo affezionatissimo «ORLANDO.»

La sera alle dieci.

Augusto, entrando nel caffè. — Non potevi venire a casa mia a chiedermi il gran favore?

ORL. Gli è perchè, invece di chiederlo.... devo.... Un momento...., prima è necessario che tu stesso mi consigli cosa devo fare.... perchè io non voglio rimorsi.

AUG. (_ridendo_) Rimorsi?

ORL. Senti.... dimmi un po’.... Se tu avessi un carissimo amico innamorato alla follìa di una donna e degno di essere da lei riamato, e venissi a scoprire che mentre ella finge di amar lui, ne ama un altro.... tu che cosa faresti, quando tu fossi il solo a possedere tale secreto?....

AUG. (_pensoso ma senza sospetto_) Scusa.... si tratta di qualche nostro amico?

ORL. Supponi....

AUG. Non ti domando nemmeno chi è.... perchè sono cose delicate.... Dimmi piuttosto: quella donna è sua moglie?....

ORL. Ma.... questo non importa, quando si ama, o moglie o no....

AUG. (_serio_) È vero. Ebbene, in tal caso.... io, da vero amico, direi a quel marito.... guarda che tua moglie t’inganna.... ma gliene darei, in pari tempo, la prova. Altrimenti sarebbe inutile e sciocco il parlare.

ORL. Ti ringrazio del consiglio e lo seguirò. Era il favore che m’occorreva. —