Chapter 1 of 15 · 1363 words · ~7 min read

I.

Due cose avevano contribuito a separare completamente Ruffo da Nelson, e specialmente Nelson da Ruffo.

Nelson voleva prendere castel S. Elmo colla forza, e nel caso che lo attaccasse poteva contare sulla sua cooperazione.

Ma il cardinale gli aveva risposto:

— Dopo ciò che è accaduto non darò nè un uomo, nè un fucile.

Inoltre Nelson aveva mandato al cardinale Ruffo un avviso da far stampare. Ruffo gli rinviò l’avviso, dicendo che aveva una stamperia di cui si serviva come vicario generale; ma che non conoscendo ancora il titolo col quale esso agiva, non poteva mettere quella stamperia a sua disposizione.

Nelson era dunque stato obbligato a procurarsi un’altra stamperia.

Il giorno 30, Napoli, svegliandosi, potè leggere la seguente:

NOTIFICAZIONE

«_A bordo il_ Fulminante, 29 _giugno_ 1799

«Orazio lord Nelson, ammiraglio della flotta britannica nella rada di Napoli, dà notizia a tutti coloro che hanno servito da ufficiali nel militare e nelle cariche civili l’infame sedicente Repubblica Napoletana, che se si trovano nel circuito della città di Napoli, debbano in termine di 24 ore presentarsi ai comandanti del castello Nuovo e del castel dell’Uovo, fidandosi alla clemenza di S. M. Siciliana, e se si trovano nelle vicinanze di detta città fino alla distanza di cinque miglia, debbano egualmente presentarsi ai detti comandanti, ma in termine di 48 ore; altrimenti saranno considerati dal suddetto ammiraglio lord Nelson come ribelli e nemici della prefata M. S. Siciliana.»

Non potrei render conto dell’effetto che produssero in città gli atti di lord Nelson, perchè noi dimorammo nella rada, e nessuno di noi mise piede a terra dal 24 giugno, in cui arrivammo sino all’8 di agosto in cui partimmo.

Il re aveva ricevuto al 2 di luglio a Palermo le lettere di Nelson e Hamilton, scritte al 29 giugno, dopo l’esecuzione di Caracciolo; si rammenterà il lettore che, nella sua lettera, sir William supplicava il re di venire al più presto; egli si decise di venire a Napoli o piuttosto nella baia di Napoli, e partì il 9 di luglio non già sul _Seahorse_ che gli aveva mandato Nelson, ma sulla fregata napolitana la _Sirena_: senza dubbio egli temeva di alienarsi completamente la marina, già oltraggiata per la preferenza che egli aveva dato a Nelson sopra Caracciolo, e attristata dal processo e dalla morte dell’ammiraglio.

Quanto fu cattiva la prima traversata fu altrettanto eccellente la seconda.

Un bastimento leggiero spedito da Nelson era ritornato al 6, e gli aveva annunziato che il re era in cammino e arriverebbe probabilmente al 7 od all’8.

Nelson risolse di affrettare l’assedio di castel S. Elmo, perchè il re Ferdinando vedesse la sua bandiera su tutti i forti.

Il castel S. Elmo non era difficile a prendersi, colle disposizioni che avea il suo comandante.

Al 3 luglio, vedendo incominciare contro di lui le disposizioni d’attacco, e credendo che il cardinale fosse sempre l’alleato degl’Inglesi, o piuttosto il generale che dirigeva l’operazione, gli aveva mandato un messaggiero per dirgli che la guarnigione francese era disposta a capitolare, prima che il castello fosse battuto in breccia, colla condizione che gli desse un milione, e accompagnava questa proposta colla minaccia di bombardare Napoli, se il milione non fosse pagato entro quarantott’ore.

Il cardinale fece rispondere al colonnello Mejean che la guerra si faceva col ferro e non coll’oro, che in tutti i paesi civilizzati le leggi di guerra vietano di tirare sulle case poste in luoghi, da cui non venivano nè gli attacchi nè le offese, e che le batterie che si dirigerebbero contro di lui verrebbero probabilmente dalla parte opposta della città; e che per conseguenza doveva dirigere anch’egli il suo fuoco non già verso la città, ma verso la parte opposta; e aggiungeva che se una sola bomba fosse tirata dal castello su di un punto dal quale non fosse insultato, il colonnello Mejean risponderebbe del male che farebbe colla sua testa, e con quella dei Francesi, che erano sotto i suoi ordini.

Troubridge, molto speditivo in materia di guerra, aveva proposto di minare il castello, di trasportarvi un centinaio di barili di polvere, e di far saltare i Francesi e gli ostaggi che erano con essi.

Il cardinale, quantunque ritirato dalla coalizione, avendo avuto cognizione del progetto proposto da Troubridge, protestò come di cosa contraria alle leggi di guerra, e fu abbandonato.

Al primo di luglio Troubridge sbarcò con mille e cinquecento Inglesi, vi unì cinquecento Russi e cominciò immediatamente i lavori di assedio, assecondato dal capitano Ball; ma al quarto giorno Ball fu mandato a Malta a sostituire il capitano Hallowell.

Nella notte dall’8 al 9, il re arrivò a Procida, e aveva con sè il generale Acton ed il principe di Castelcicala.

Rimase tutta la giornata del 9 a Procida, per assicurarsi senza dubbio che il giudice Speciale vi facesse bene il suo dovere; in fine al 10 arrivò a bordo del _Fulminante_, ove la sua presenza fu salutata da 21 colpi di cannone.

Si era già sparsa per Napoli la notizia che il re era a Procida; le salve tirate dal _Fulminante_, e la bandiera reale issata all’albero maestro annunziarono la sua presenza a bordo del vascello ammiraglio.

La popolazione accorse subito a S. Lucia, al Molo, alla Marinella, ed una quantità immensa di barche adorne di bandiere, al suono di strumenti musicali, uscì dal porto e si diresse verso la squadra inglese per felicitare il re del suo ritorno.

Appena il re fu a bordo del _Fulminante_, chiese un cannocchiale, salì sul cassero e si mise a guardare verso S. Elmo; nello stesso momento volle il caso che una palla russa spezzasse l’asta della bandiera francese e la gettasse a terra; il re superstiziosissimo, esclamò: «Buon presagio, caro Nelson! buon presagio!» Difatti, come se il colonnello Mejeau si fosse inteso con Troubridge per fare una sorpresa al re, la bandiera che succedette alla bandiera tricolore fu la bandiera bianca, detta altrimenti parlamentare.

Questa bandiera, che sembrava di avere aspettato l’arrivo del re per ispiegarsi, produsse un grande effetto; la folla diede in applausi, e al cannone del _Fulminante_ risposero i cannoni di tutta la flotta.

Il cardinale aveva del resto ricevuto il giorno antecedente, cioè al 9, un viglietto del re in data di Procida e concepito in questi termini:

«Procida, 9 luglio 1799.»

«Eminentissimo mio. Vi mando molti esemplari di una lettera che ho fatta per i miei popoli; fatela immediatamente nota a’ medesimi, e riscontratemi dell’esecuzione. Dal Simonetti col quale lungamente ho parlato questa mattina, avrete inteso le mie determinazioni relativamente agli impiegati del Foro.

«Il Signore vi conservi, come ve lo desidera il vostro affezionatissimo

«FERDINANDO B.»

Quando il cardinale conobbe dalle salve del bastimento che il re era a bordo del _Fulminante_, s’imbarcò e venne a bordo del bastimento di Nelson, ove non era più ritornato dal giorno della rottura del trattato; i prigionieri delle feluche, vedendolo passare, compresero di avere in lui un difensore, e ripresero qualche speranza, perchè sapevano ch’egli veniva a piatire la loro causa.

Difatti, appena il cardinale incontrò il re, cominciò la questione dei trattati e disse altamente al re, che quella rottura sarebbe uno scandalo pubblico, che risuonerebbe in tutte le corti d’Europa. Il re rispose che prima di decidersi voleva sentire Nelson e sir William.

Li fece chiamare, e allora si rinnovò la prima discussione. Sir William sosteneva la teoria diplomatica che il sovrano non deve transigere con sudditi ribelli, dichiarando che, essendo tali, il trattato doveva essere annullato; Nelson manifestò un odio implacabile contro i rivoluzionarii francesi; diceva che bisognava sbarbicare le radici del male, per impedire nuove e inattese sventure, che i repubblicani ostinati ed incapaci di pentimento commetterebbero nell’avvenire eccessi ancor più terribili, e che intanto l’esempio della loro impunità servirebbe d’incoraggiamento a tutti gli altri malintenzionati. Il cardinale era stato fermo sul principio che, fatta una capitolazione, doveva essere osservata, ma le sue istanze non prevalsero contro gli argomenti di Nelson e di sir William, che si accordavano coi segreti sentimenti del re.

Furono trattenuti i prigionieri, i quali, vedendo il cardinale che partiva colla testa bassa e colla fronte corrugata, compresero che tutto era finito per essi.

Ritornando al suo quartier generale, il cardinale inviò una seconda volta la sua dimissione.