Chapter 11 of 24 · 2819 words · ~14 min read

XI.

— Non vedi, carina, — la signora Elena l’aveva spuntata e mi dava del _tu_ — non vedi com’è malinconico stassera il Visconte? Io non so davvero se sia conveniente ch’io continui a venir da te nelle ore in cui posso incontrarlo. È chiaro, e la stessa sua riluttanza a rivolgermi la parola, lo prova, ch’egli vorrebbe farmi la corte. Ma io di questi spasimanti non ne vado in cerca, perchè non si riesce che a compromettersi. Gran brutto destino di noi altre povere donne! Se non si sta bene in guardia, una volta o l’altra ci colgono di sorpresa e allora _patatrac_.

Indi si fece fresco col fazzoletto per temperare i calori che le salivano alla testa...

Questo comico discorso, fattomi una sera dalla signora Elena, non ebbe altro effetto che di richiamar la mia attenzione sul capitano, il quale, malgrado i suoi sforzi per parer disinvolto, era realmente assai conturbato. Colsi un momento propizio per farmiglisi presso e per chiedergli: — Dunque, capitano, quali novelle?

— Eh! cara Maddalena, si parla più che mai della guerra.

— Son ciarle solite. Ci si è tanto abituati che non si sa divezzarsene — rispos’io. — Del resto, non sarebbe certo quest’idea che vi terrebbe soprappensiero.

— Una volta, no, adesso è altra cosa.

— Sentite, capitano — diss’io a voce bassa e commossa — io sono forse la più discreta, sono certo la meno compromettente delle vostre amiche. Se in nome di questa mia qualità, io vi pregassi di dirmi se posso far qualche cosa per voi, ve ne avreste a male?

— Buona Maddalena — egli rispose stringendomi la mano — nessuna è degna quanto voi delle mie confidenze.... E vi giuro che se dovrò dire ad anima viva quello che mi sta sul cuore, lo dirò a voi.... Ma oggi no.... sarebbe inutile.... sono tuttora perplesso.... domani forse.... oh non sapete quanto bene mi abbiano fatto la vostre parole!

Lo fisai in volto. Una lagrima colava su quelle gote abbronzite, una commozione dolce e profonda era dipinta su quella faccia virile. Veder piangere un essere debole affligge, ma lo spettacolo del dolore là ove tutto spira forza ed energia conturba molto di più. Se chi è avvezzo a sorridere in mezzo al pericolo, a durar con fronte serena le privazioni ed i patimenti, si accascia sfiduciato, dev’esser ben grande la cura che lo rode e travaglia! Oh poter conoscere questo mistero, poter esser consolatrice di questo affanno, ecco qual era in quel momento il fine supremo dei miei desiderii. È l’ambizione delle brutte codesta!.... Oh se la si potesse sapere, se la si volesse scrivere la storia di tante donne brutte! Si vedrebbe quante piaghe esse abbiano risanato che le loro felici rivali hanno aperto!

Speravo di veder Gastone l’indomani, ma egli non venne nè quel dì, nè il dì appresso. Solo nel mattino del terzo giorno mi capitò un suo biglietto: — Cara _Madamigella_ — egli mi scriveva — ho ricevuto l’ordine di andare al Lido con la mia compagnia. Staremo quindi alcune settimane, un paio di mesi forse senza vederci. Intanto addio, e grazie delle offerte del vostro cuor generoso.

La lettera mi parve molto arida, molto breve; certo non era quella ch’io m’attendevo. Temetti che anche l’annunzio del suo trasloco al Lido fosse un pretesto per sottrarsi a confidenze che gli pesavano, e mi sorse nell’animo il dubbio di essere stata indiscreta. Però non tardai ad aver da mia madre la conferma della partenza del capitano. — Il prossimo carnevale — ella mi disse; eravamo allora nel dicembre 1811 — il Visconte de Serges lo passerà tra l’insalata delle nostre isole. Bel divertimento! Ti confesso però ch’egli era divenuto così ottuso da non render punto gradevole la sua compagnia. Pare impossibile come si sia cambiato da un punto all’altro quell’uomo! Già io l’ho sempre detto che i Francesi son matti.... A proposito. E questa guerra c’è o non c’è? Mio marito, che, come sai, bazzica coi grandi, dice sempre che si vedranno cose non più vedute, e che non si può presagire fin dove porteremo le nostre aquile. Vale a dire fin dove le porteranno, chè certo nè lui, nè io vi ci immischieremo. Venanzio, poi, gli è un coniglio.... Ah! ora mi rammento. Voleva dirti un’altra cosa. Sai di quelle nostre magnifiche biblioteche intagliate dal Brostolon. Le son sempre vuote. Mi è venuta l’idea, bada, è venuta a me e non ad altri, che ti potessero convenire. Tu leggi tanto, hai tanti libri! Noi invece.... lo sai, la non fu mai la nostra passione.... Cosicchè, prima di discorrere con alcuno, ne faccio la proposta a te. Sarebbe facilissimo intendersi....

Queste parole significavano per me l’avverarsi del presagio dello zio Baldassare. — Avete adunque imbarazzi finanziari, mamma? — interruppi.

Ella si meravigliò, e mi rispose: — Che grilli ti passano pel capo? Imbarazzati noi? Con Venanzio, che è un amministratore di quella specie, un amministratore che prima di sposarmi aveva messo in sesto due o tre patrimonii rovinati.

— Badate, mamma, che si dice tutto all’opposto.

— Ah! sicuro, ognuno ha i suoi nemici, e Venanzio ne ha più degli altri. Ma le cose sono quali le dico io, non quali le si dipingono dai chiacchieroni della bottega di caffè. Del resto, quanto a noi, grazie al cielo, si nuota nell’abbondanza. E se non vuoi saperne dell’affare che ti ho proposto, non parliamone più....

Povera mamma! Sempre così spensierata.

Invero c’era più da compiangerla che da rimproverarla. Misurai con l’occhio l’altezza delle mie stanze. Le biblioteche ci sarebbero state forse, ma a gran fatica. Nondimeno accolsi la massima dell’acquisto, deliberata d’informarmi intanto dal mio notajo se vi fossero guai serii nelle faccende di mia madre. Io già presentivo che la catastrofe non doveva essere troppo lontana. Se non vi fosse stato che il signor Venanzio di mezzo, avrei assistito con voluttà fredda e crudele alla sua caduta; ma c’era anche colei che, quali fossero i suoi torti, mi aveva data la vita. Potevo essere indifferente al suo destino?

Il giorno medesimo in cui mi si era fitta nel cuore questa nuova spina, la mia cameriera mi comparve dinanzi con due _buccole_ d’oro ch’io non le avevo mai visto prima.

— Il tuo sposo è diventato prodigo? io le dissi.

— Il mio sposo! Mi canzona? È un regalo; indovini di chi?

— Come vuoi ch’io m’immagini?

— Di sua mamma, sua eccellenza la signora Lucietta.

Beata imprevidenza! Forse alla vigilia d’un disastro, mia madre profondeva i suoi doni come ne’ tempi della sua maggiore ricchezza.

Circa alla guerra, nulla di nuovo. Per lunghe settimane fu una continua alternativa di sì e di no. Paolo non era stato ancora chiamato sotto le armi, ma diceva che quell’incertezza era peggiore di tutto, e per confortarsi si ubbriacava ogni sera a spese della sua fidanzata. Quand’era brillo, diventava estremamente bellicoso e proclamava in tuono solenne ch’era assai meglio andare in battaglia che a nozze. — Spendo pur bene i miei denari — rifletteva Giannina, con quel suo fare burlesco, sotto cui era celato un tesoro d’affetto e di sacrifizio. — Quand’è _sincero_ è stolido, quando è ubbriaco è villano.

Intanto Gastone non si faceva vivo. Non un’ambasciata, non una riga. Forse egli sarebbe partito da un’ora all’altra senza dirmi una parola, senza mandarmi un saluto, forse non lo avrei più visto. Non so esprimere il male che mi faceva questo pensiero. La mortificazione, il dispetto di vedermi trascurata erano un nonnulla al confronto del dolore di non vederlo più. Io non ero niente per lui, ma, era ormai inutile che lo dissimulassi, egli era molto per me. Oh! quanto io ero infelice. Giannina se ne accorgeva, e cercava consolarmi con certi argomenti tutti suoi. Ella mi diceva, tra l’altre cose, che gli uomini non capitano pei versi a noi donne che quando hanno bisogno di noi, e che se il capitano, come aveva lasciato trapelare da’ suoi discorsi, contava sul mio ajuto per qualche cosa, stessi pur sicura ch’egli sarebbe venuto a galla.

Così passò buona parte del carnovale 1812, e si può immaginarsi che carnovale fosse per me. Aliena sempre dai teatri, dai ridotti, dai balli, quell’anno condussi una vita claustrale. Non una volta alla _Fenice_, non una sera in piazza San Marco. Mi giungeva appena l’eco dell’allegria popolare, clamorosa in quell’anno forse più del consueto, udivo nella notte il canto di qualche maschera avvinazzata o il sibilo dei fischietti, delizia dei monelli veneziani. Mia madre, per iscarico di coscienza, mi aveva invitata a non so quante feste, e aveva fatto le solite meraviglie ch’io, ricca com’ero, giovane e _nobile_ per parte di lei, mi ostinassi a vivere come una cittadina qualunque, e per peggio lasciassi sfuggirmi tutte le occasioni di cospicui matrimonii. — Sei sempre stata un cervellino — ella concludeva — ma adesso ci dev’essere qualcosa sotto, e scommetto che quel famoso capitano ti ha stregata.

Una mattina del febbraio Giannina comparve nella mia camera per tempissimo. Ella era pallida e con la faccia sconvolta.

— Paolo parte stassera — ella esclamò coprendosi il volto con le mani, e, pronunziate appena queste parole, ruppe in un pianto dirotto.

Si dice che i mali previsti riescono meno penosi. È una verità che patisce di molte eccezioni. L’anima nostra è fatta in guisa che ai timori alterna sempre le speranze. Così non accade quasi mai che si tema per lungo tempo una sventura senza sperar ch’ella non accada, e in questa vicenda di pessimismo e d’ottimismo si forma l’equilibrio a cui l’anima si avvezza. Ma quando la sventura succede, l’equilibrio si sfascia, non si ricordano più i timori, si ricordano le speranze sì a lungo nudrite....

E la povera Giannina ne faceva duro esperimento. Ella aveva scherzato le mille volte, la pazzerella, sulla partenza del suo fidanzato, aveva mostrato non solo di rassegnarvisi, ma di esserne lieta come di cosa che la liberava da una seccatura. In tal guisa ella aveva esaurito tutta la sua forza di resistenza, e ora, sotto il colpo, stava accasciata senza dir parola.

A me pure l’annunzio di Giannina aveva fatto gelare il sangue. Se Paolo partiva, voleva dire che stava per avverarsi ciò che già si era predetto; tutta la guarnigione di Venezia (meno uno o due battaglioni di deposito) era chiamata a Verona per mover di là verso incognita meta. Non bastava la guerra, ormai cronica, di Spagna. Ce n’era in serbo un’altra più grossa. Il capitano Gastone era sicuramente sul punto di lasciar Venezia. O forse l’aveva lasciata! Senza venire da me! Senza rivelarmi il segreto di cui dovevo esser la confidente! Senza immaginar forse ch’io l’amavo, oh sì l’amavo, è vano dissimularlo, e l’amavo più di tutte le altre che gli avevano sussurrato all’orecchio dolci parole, perchè io non pretendevo ricambio all’amor mio, perchè ero rassegnata a chiuder in me stessa i miei spasimi, le mie gelosie, pur di avere un posto ne’ suoi pensieri.

— Meglio esser come te, Giannina — io dicevo, rotto ormai ogni ritegno. — L’uomo che ami parte, ma sei tu che gli dai l’ultimo addio, sei tu che gli fai le ultime raccomandazioni, egli parte riamandoti, ma l’uomo pel quale sento che darei la vita, nemmeno si ricorda ch’io esista, e forse adesso si ride di questa povera donna così ingenua da riscaldarsi il sangue da sola.

Tutto ponderato però, nemmeno la sorte di Giannina era invidiabile.

Paolo, che aveva vestito la divisa militare, venne più tardi ad accomiatarsi da me, e in verità egli non mi pareva tal cavaliere da fare insuperbire la sua dama. Era sempre stata una strana cosa che Giannina se ne fosse innamorata, e lo spettacolo ch’egli dava di sè in quel momento era assai poco decoroso. Quello zotico scimunito, in occasione della partenza, aveva alzato il gomito più del consueto, e non si reggeva in piedi che mutando posizione ad ogni istante per ristabilir l’equilibrio. Ma come gli accadeva sempre quand’aveva bevuto, era arditissimo, e annunciava alla sua bella prodezze memorabili da disgradarne quelle di Rodomonte e d’Orlando.

— Dicono che ci sia la guerra col Russo — egli borbottava: — Oh l’avranno da far con me. L’autocrata delle Russie io gli tiro il collo come se fosse un pollastro. Oh la dev’essere bella! E se vi sarà la guerra con la Russia, non avremo con noi la Turchia?.... Voglio andare a Costantinopoli. Viva il Gran Turco! Viva le donne turche!.... Scusa Giannina, non è per farti torto, ma le donne del serraglio voglio vederle.... Però sempre col dovuto rispetto.... Il buon guerriero non manca di fede alla sua donna. E tu sei quella.... E dopo la guerra si faranno le nozze, con l’intervento della signora Maddalena, che anche lei si sarà sposata in quel tempo.... Viva gli sposi!

Mentre egli farneticava così, la buona Giannina aveva nascosto la faccia nelle palme, e voltatasi verso la parete e a quella appoggiata la fronte, piangeva a calde lagrime. Allorchè egli si mosse, ella lo seguì col capo chino, ponendogli la mano sulla spalla, mentr’egli diceva: — Donne, sempre donne! Timide come conigli e lagrimose come vitelli! Forza, perdio, e specchiatevi nel mio esempio!

Mi accorsi ch’ella non aveva più all’orecchio le belle _buccole_, dono di mia madre, e, come seppi dipoi, ella aveva impegnato oltre a queste anche quelle che io le avea regalate, e dato fondo a buona parte delle sue economie affine di raggranellare un piccolo peculio pel suo Paolo. Poveretta!

Erano le tre, ed io stavo sola nel mio salottino con un libro aperto dinanzi a me, del quale non mi riusciva di leggere una parola, giacchè ad ogni tratto gli occhi mi si offuscavano e io dovevo far forza a me stessa per non iscoppiare in un pianto dirotto. Pensavo al sogno che m’era balenato un istante alla fantasia e che si dileguava così. Pensavo alla mia giovinezza omai volgente al tramonto senza una lieta memoria, senza una dolce speranza, e mi dolevo meco medesima che poichè Dio non m’aveva concesso nè la grazia, nè la bellezza ch’egli profonde a tante donne, egli mi avesse dato un cuore capace d’affetto, un’anima assetata di gentili emozioni. Che mi giova esser ricca, io dicevo fra me, che mi giova vivere ormai se nulla mi lega alla terra? Chi ha bisogno di me? Mia madre corre alla sua rovina, ma sul fatale sentiero ella trova la gioia e la pace dello spirito; a pormi sul suo cammino non riuscirei ad arrestare i suoi passi, ma soltanto ad affrettarle l’ora terribile del disinganno. Le mie picciole amiche del vicinato, le mie alunne si sarebbero data pace fra poco; d’altronde, non avevo io modo, se fossi morta, di lasciar loro l’agiatezza? Anche Giannina, la buona Giannina, che pur mi avrebbe pianto di lagrime sì calde e sincere, non potevo io farla ricca, non potevo mutare i suoi destini piuttosto lasciandola erede di parte delle mie sostanze che vivendo daccanto a lei?

Un colpo bussato al portone mi tolse a queste lugubri fantasie di suicida. Balzai in piedi, tesi l’orecchio, mi rasciugai le lagrime, mi ravviai i capelli sul fronte, diedi un’occhiata allo specchio, tutto nel volger di pochi secondi. Era desso, era il suo passo, la sua voce.

Prima che Giannina o altri fra i domestici lo annunziasse, egli aveva spalancato l’uscio ed era dinanzi a me.

— Maddalena! — egli esclamò.

Io dovevo tenermi alla spalliera della seggiola per non cadere. Egli accorse, e mi sostenne.

— Che avete, Maddalena? — egli disse parendo sorpreso della mia commozione.

Non ebbi che la forza di chiedere: — Partite?

— Questa notte — egli rispose. — Oggi soltanto potei ottenere licenza per qualche ora.... Ma, per carità, Maddalena, che avete? Siete così turbata ch’io non mi sento nemmeno il coraggio di parlarvi d’un affare mio, d’un affare che mi sta tanto a cuore!

Queste parole produssero in me una vera trasformazione. Era dunque giunto il momento in cui sarei stata messa a parte dei suoi pensieri, in cui avrei potuto provargli quanto più fida amica gli fossi delle beltà lusinghiere ch’egli incontrava nelle sale patrizie. Ricomposi il volto alla calma, mi sforzai di sorridere, e ripresi il mio posto invitandolo a sedere.

— Oh se sapeste, Maddalena — egli ripigliò a dire — volevo scrivervi, ma fino a ieri non seppi risolvermi ad alcun partito. Mi ascolterete voi con animo benevolo? Mi perdonerete se, pochi mesi addietro, a voi estraneo del tutto, oso chiedervi oggi ciò che si chiederebbe appena ad una sorella?

— Parlate, Gastone: — io sclamai — parlate per amor del cielo. Tutto quello che può fare una donna — fui sul punto di dire _una sorella_, ma non so perchè la parola non volle uscirmi dal labbro — tutto quello che può fare una donna che vi è sinceramente affezionata, ve lo giuro, io farò.

— Egli mi prese vivamente la mano, e la portò alla bocca coprendola di baci.

— Grazie, Maddalena, grazie.