IV.
Nelson aveva completamente perduto la traccia di Buonaparte e dei trecento cinquanta legni che lo seguivano: trattenuto dallo scirocco per alcuni giorni nello stretto di Messina, approfittò di un colpo di vento per superare Reggio, e spingersi in alto mare.
Convinto che Buonaparte moveva verso l’Egitto, volse direttamente il suo cammino ad Alessandria; ma vi arrivò prima della flotta francese; l’ammiraglio Brueys aveva appoggiato verso l’isola di Candia per ingannare senza dubbio quelli che lo inseguivano.
Mal ricevuto dal governo d’Alessandria che minacciava di far fuoco su di lui se tentasse di forzare il passo, e non sapendo la via percorsa dalla flotta francese, suppose, dacchè non si trovava ad Alessandria, che avesse fatto vela per Costantinopoli. Nelson costeggiò all’avventura la Caramanis e la Morea, andando in cerca di notizie, e dopo aver percorso invano l’Arcipelago, difettando di acqua e di viveri, fu obbligato di ritornare in Sicilia.
Più di una volta mi disse, che dal 20 giugno, epoca in cui uscì dallo stretto di Messina, fino al 21 luglio, in cui entrò nel porto di Siracusa, egli credeva di diventar pazzo.
La situazione era grave, ed una tempesta si addensava contro di lui in Inghilterra. Quando si seppe che aveva lasciato uscire da Tolone, e che per un mese intiero aveva cercato nel Mediterraneo, vale a dire, in un gran lago, una flotta di circa quattro cento vele, si chiedeva da ogni parte, se egli non fosse un traditore, che si doveva sottoporre ad un consiglio; e l’ammiraglio S. Vincent, uomo leggero era incorso nel biasimo dell’ammiragliato per avergli proposto come contrammiraglio un uffiziale indegno di quel grado.
La sua unica speranza era riposta in noi, o piuttosto in me.
Io doveva ottenere dalla regina, che, malgrado il trattato colla Francia, egli potesse ricevere dai comandanti dei porti siciliani tutti i soccorsi di cui aveva bisogno; perchè, se la corte di Sicilia si mantenesse nei limiti del suo trattato colla Francia, Nelson sarebbe obbligato di andare a rifornirsi di viveri a Gibilterra, ed allora era perduto.
Soltanto una splendida vittoria poteva salvarlo.
Questa lettera che egli scriveva al 22 luglio a lord S. Vincent, darà un’idea della situazione del suo animo.
«Siracusa 22 luglio 1798
«Mio caro Lord
«Ho una quantità di lettere e di carte da mandarvi, ma non ho disponibile una fregata per portarvele, e non posso in questo momento separarmi dall’Orion: giudicate del mio imbarazzo, — io ignoro completamente il luogo dove possa essere la flotta francese, come in quel giorno che ho superato il Capo Passaro. Ciò che so di certo, si è che al 18 giugno la flotta cominciava ad uscire dal porto di Malta; nella notte del martedì tutte le navi erano fuori, ed al mercoledì mattina fu veduta che continuava il suo cammino a piene vele sotto un gran vento di ovest nord ovest. Ciò mi è stato assicurato da quattordici persone, il resto non è che congettura; se la flotta è diretta verso l’occidente, sono sicuro che tutti i porti, ed anche tutti i punti della Sicilia, ove sarebbe stata veduta, si sarebbero affrettati di avvisarmene. Non ardisco dirvi di più, ma sono persuaso che noi siamo traditi, ed è più che probabile che questa lettera che sono obbligato di mandare a Napoli non giungerà nemmeno colà, od almeno sono sicuro che il ministro francese ne avrà una copia, se non la copia egli stesso. In quanto a me vi dico, che se non vi ha difficoltà intorno ad un punto od un altro, raggiungerò la flotta francese. La nostra non ha un solo uomo ammalato. Vi ho dato tutti quei particolari che ho potuto, e vi ho detto fino il mio più intimo pensiero, — Dio vi benedica.
«Per sempre il vostro fedeliss.
«ORAZIO NELSON.»
«PS. Il modo con cui siamo accolti in Sicilia è vergognoso; il comandante ci dichiara che se avesse avuto i mezzi, sarebbe stato obbligato, giusto gli ordini ricevuti, d’impedire la nostra entrata. Acton aveva promesso di dare degli ordini, _ma non ne è stato mandato alcuno_; che ne pensate voi?»
Nello stesso giorno Nelson, disperato e quasi furioso, scriveva a sir William Hamilton:
«A bordo del _Vanguard_
«Siracusa, 22 luglio 1798.
«Mio caro signore,
«Sono oltre modo maravigliato che il re di Napoli abbia dato l’ordine di non lasciar entrare nei suoi porti che tre o quattro bastimenti inglesi. Io però sapeva che si erano date delle istruzioni segrete per la nostra libera ammissione; se si continua dunque a rifiutarmi ancora tutti gli oggetti di cui ho bisogno, fatemelo sapere al più presto possibile, col primo bastimento, onde possa aver il tempo di rifornirmi di viveri a Gibilterra. Il modo con cui siamo trattati è scandaloso per una grande nazione; la bandiera di Sua Maestà Britannica è stata in realtà insultata in tutti i porti amici.
«Sono col maggior rispetto ecc.
«ORAZIO NELSON.»
Ma, grazie a me, queste istruzioni segrete erano state date; solamente arrivavano un poco tardi. Nello stesso giorno, in cui Nelson scrisse quella lettera, il comandante del porto di Siracusa, e quelli degli altri porti avevano ricevuto l’avviso di dargli viveri, acqua, legna, tutto ciò che gli occorreva, e specialmente di non contar più il numero dei vascelli che entravano nel porto. Cosicchè Nelson fece ammenda onorevole nello stesso giorno con questa lettera.
«Siracusa, 22 luglio 1798.
«Miei buoni amici,
«Grazie di tutte le vostre premure. Abbiamo viveri ed acqua; l’attingere l’acqua dalla fontana Aretusa è certamente un presagio di vittoria. Metteremo vela alla prima brezza, e siate certi che ritornerò coronato d’alloro o coperto di cipresso.
«O. N.»
Il giorno dopo, Nelson scrisse di nuovo a sir William:
«Siracusa, 23 luglio 1798.
«Mio caro signore,
«La flotta è pronta, ed appena spirerà il vento di terra uscirò da questa deliziosa rada, ove fummo copiosamente soddisfatti di quanto abbisognavamo, e dove ci furono prodigate tante cure. Ma sono stato assai in pena finchè non fu data alcuna istruzione secreta al comandante per la nostra ammissione. Ho la sola speranza d’incontrare la flotta francese, e di metterci sopra la mano. L’evento sarò allora nelle mani della provvidenza, nella cui bontà io non dubito punto.
«I miei omaggi a lady Hamilton, e credetemi sempre il vostro fedelissimo.
«O. NELSON.»
Il vento che Nelson aspettava venne nella notte dal 23 al 24 di luglio, e la flotta, essendo già pronta a far vela, si diede l’ordine di salpare.
Nelson si diresse verso la Grecia.
Al 28 luglio il _Culloden_, che passava innanzi alla Morea, entrò nel golfo di Coron, interrogò il governo Turco, e seppe che i Francesi erano ad Alessandria. Il Culloden raggiunse subito l’ammiraglio, e si diede l’ordine, mediante i segnali, di dirigersi difilato ad Alessandria.
Si giunse innanzi a questo porto il primo agosto verso mezzogiorno, ma i Francesi l’avevano già lasciato, e si erano diretti verso oriente; si continuò ad inseguirli, ed alle due e tre quarti, lo _Zélé_ che stava alla testa fece il segnale di vedere sedici vascelli di linea all’áncora.
A tre ore Nelson diede il segnale di prepararsi al combattimento.
Non spetta a noi di raccontare questa terribile battaglia del Nilo che durò due giorni. Mai vittoria fu più completa di questa, nè simile disastro non spaventò il mare. Un vascello francese l’_Orient_ scoppiò, un altro vascello ed una fregata andarono a picco, e nove bastimenti furono presi; ma tre di questi ultimi erano talmente mutilati che il vincitore fu costretto ad incendiarli; il giorno seguente e l’altro ancora fu obbligato a bruciarne altri due.
Ma Nelson aveva ricevuto una grave ferita; un pennone spezzato da una palla francese gli cadde sulla fronte nel momento che alzava la testa al rumore che la palla faceva nel romperlo. Quel frammento di pennone gli aveva tagliata e rovesciata la pelle della fronte fino sulla bocca. Nelson si credette ferito mortalmente, tanta era la violenza del colpo. Fece subito chiamare il cappellano per confidargli la sua ultima volontà; ma col cappellano venne anche il chirurgo, il quale esaminò il cranio, e non scorgendovi nessuna frattura, ciò che era facile a vedersi, perchè l’osso era scoperto, rialzò la pelle della fronte, la rimise al suo posto e ve la fissò con una benda. Nelson rivedendo la luce alla quale credeva di aver dato un eterno addio, riprese con uno sforzo sovrumano il comando del Vanguard, e ritrovando tutta la sua forza e la sua presenza di spirito, tutto il suo sangue freddo, restò sul suo banco di quarto, e continuò a comandare il fuoco fino all’intiera distruzione della flotta francese.
Poi tutto ferito e quasi cieco prese la penna e scrisse a sir William ed a me:
«2 agosto di sera.
«Miei buoni amici,
«Vittoria completa, la flotta francese è distrutta. Il capitano Capel che parte colla Mutine, vi porterà questa lettera, e vi darà tutti i particolari che non posso darvi io stesso.
«Sono stato leggermente ferito; ma non datevi pena per ciò.
«Sempre vostro fedele
«ORAZIO NELSON.»
«Trasmettete, ve ne prego, coi miei rispettosi omaggi, queste notizie alla nostra amabile regina.»
Il capitano Capel partì difatti colla _Mutine_, e giunse il 4 settembre a Napoli, annunziandoci a voce che Nelson arriverebbe qualche giorno dopo di lui, ed aveva indicato il porto di Napoli come punto di riunione di tutta la flotta, le cui navi più o meno mutilate non potevano camminare che colle forze che lor rimanevano.
Dopo aver terminato la sua commissione, il capitano Capel scriveva a Nelson:
«Signor ammiraglio.
«È impossibile che vi esprima la gioia che brillava su tutti i volti, il fragore degli applausi e delle acclamazioni che ci accolsero al nostro arrivo. La regina e Lady Hamilton svennero tutt’e due per la consolazione; insomma, signore, tutti vi acclamano il liberatore d’Europa. Un corriere partirà domani mattina per Vienna: io l’accompagnerò per non perdere un solo istante; ho avuto tutte le istruzioni ed i suggerimenti possibili da sir William Hamilton e dagli altri ministri stranieri, che si sono tutti affrettati di mandare alle loro corti la gloriosa notizia.
«Ho l’onore di essere con rispetto
«CAPEL.»
In quanto a me nel primo momento scrissi una lettera a Nelson, una lettera piena di espansione che non potrei citare qui, non avendone tenuta la copia, ma che Nelson riprodusse in parte nella lettera seguente che scriveva a sua moglie.
«In mare il 16 settembre 1798.
«Il regno delle Due Sicilie è pazzo per la gioia. — Dal trono ai contadini tutti sono così; da quanto mi dice Lady Hamilton con la sua lettera, la situazione della regina faceva veramente pietà. — Spero solamente, di non esser più mai testimonio della rinnovazione d’una simile cosa. Vi ripeto le parole di Lady Hamilton:
«Come posso trascrivervi i trasporti della regina? Ciò mi è impossibile: essa pianse, abbracciò suo marito, i suoi figli, corse come una forsennata per la camera, sempre piangendo, dando baci alle persone ch’eranle intorno e stringendole nelle sue braccia, esclamando: Oh! bravo Nelson, Dio possa benedire e proteggere il nostro bravo liberatore, oh! Nelson, Nelson quanto vi devo! oh! conquistatore, salvatore dell’Italia, perchè il mio cuore commosso non può dirvi da vicino quanto io vi devo?
«Voi potete, cara Fanny, giudicare del resto, ma la mia testa non vuol permettermi di dirvene la metà. Tutte le mie fatiche andavano quasi frustrate, ma Dio mi ha protetto.
«Vostro, — ORAZIO NELSON.»
La lettera seguente, che la regina scriveva al suo ambasciatore a Londra, il marchese di Circello, darà un’idea della sua soddisfazione.
Sua Maestà mi ha fatto l’onore di darmene una copia scritta di suo pugno:
«Vi scrivo nella gioia. Il bravo e coraggioso ammiraglio Nelson ha riportato una vittoria completa sulla flotta francese. Vorrei dare delle ali al messaggiero che vi porterà questa grande notizia, e nello stesso tempo l’espressione della nostra sincera gratitudine all’eroe del Nilo. L’Italia è salva dalla parte di mare, e ciò è dovuto ai valorosi Inglesi. Questo fatto che può intitolarsi a buon dritto la totale disfatta della flotta regicida, è dovuto al genio ed al valore di questo bravo ammiraglio, secondato da una marina che è il terrore dei suoi nemici: la vittoria è così completa, che appena posso prestarvi fede, e se non fosse che la nazione inglese è abituata a fare prodigi sul mare, io non saprei persuadermene. Questa notizia ha prodotto un entusiasmo generale, e voi sareste commosso nel vedere i miei figli a me dintorno che mi abbracciavano e piangevano di gioia a queste consolanti notizie doppiamente consolanti pel momento critico in cui sono giunte. — La paura, l’avarizia, gl’intrighi dei repubblicani hanno fatto sparire tutto il denaro, e non vi è nessuno che abbia il coraggio di proporre un piano che l’obblighi a rientrare in circolazione; questo bisogno di denaro ci ha messi in condizioni spiacevoli, oppressi dai repubblicani che sono la causa di tutti i mali che opprimono questo bel paese. Molti che hanno creduto che il momento fosse venuto, hanno levato la maschera; ma queste buone notizie, ma la perdita della flotta di Bonaparte che perirà, lo spero, con tutto il suo esercito in Egitto, li rendono più timidi, e ci fa il maggior bene. Se l’imperatore mette un poco di attività nei suoi movimenti, l’Italia può essere salva. Noi, da parte nostra, siamo pronti ed impazienti di renderci degni di essere gli amici e gli alleati dei bravi difensori del mare. Presentate i miei rispetti al re ed alla regina d’Inghilterra, fate i miei complimenti a Lord Greenville, a Pitt, e a Lord Spencer, il quale ha l’onore d’esser il capo di tutta questa eroica marina; offrite i miei ringraziamenti a tutti questi signori, per aver inviato la flotta, e dite loro quanto io sia festosa per l’avvenimento, tanto per nostro vantaggio, che è grande, quanto pel loro onore e per la loro gloria; assicurateli della mia gratitudine eterna. Spero che dagli ordini che avete ricevuto coll’ultimo corriere la nostra tranquillità sarà assicurata; e che con un buon accordo arriveremo a salvare l’Italia, ed a dare al nostri difensori dei vantaggi che ci collegheranno per sempre.
Il coraggioso Nelson è ferito, ed è così modesto che parla appena della sua ferita, e raccomanda gli eroi al suo signore e re. E gli Italiani tutti entusiasti della nazione inglese; grandi speranze sono fondate sulla sua bravura, ma nessuno poteva gloriarsi di una simile distruzione.
«Noi siamo tutti pazzi di gioia.
«CAROLINA.»
Tutte le lettere che cito sono forse conosciute in Inghilterra, ma, ne son certa, sono completamente ignote in Francia e per conseguenza devono avere un interesse di curiosità pel lettore francese.