V.
Bisogna vedere gli onori che furono resi a Nelson, e le ricompense, sotto le quali egli fu letteralmente schiacciato, conferitegli da tutti i sovrani d’Europa, per farsi un’idea del grado di terrore che la Francia ispirava in quell’epoca all’Europa intera.
Ne abbiamo fatto una volta la lista con Nelson, e questa lista eccola; essa comincia dall’ottobre 1798 e va sino all’ottobre 1799.
Prima di tutto dal re e dalla regina d’Inghilterra.
La dignità di Pari della Gran Brettagna, ed una medaglia d’oro.
Della Camera dei Comuni, dietro un messaggio del re del 22 novembre 1798 per lui e pe’ suoi due più prossimi eredi, il titolo di barone del Nilo, e di Bernham Thorpes, con una rendita di 2,000 lire sterline, cominciando a decorrere dal 1 agosto 1798, giorno della battaglia del Nilo.
Dal Parlamento inglese per lui ed i suoi due più prossimi eredi una rendita di 2,000 lire sterline.
Dal Parlamento d’Irlanda una pensione di 1,000 lire sterline.
Dalla Compagnia delle Indie Orientali 10,000 lire sterline per una volta.
Dalla compagnia turca un servizio di vassellame liscio.
Dalla città di Londra una spada coll’impugnatura ornata di diamanti.
Dal Gran Signore una fibbia di diamanti col celmyk, ossia una penna di trionfo valutata 2,000 lire sterline, ed una ricca pelliccia valutata 1,000 lire sterline. Dalla madre del Sultano, la Sultana Validè, una scatola ornata di diamanti valutata 1,000 lire sterline.
Dall’Imperatore di Russia una scatola ornata di diamanti del valore di 2,000 lire sterline e la seguente lettera di felicitazione.
«Signor vice-ammiraglio Nelson.
«Considerando la causa dei miei alleati come la mia propria, non posso esprimervi il piacere che mi hanno fatto i vostri successi; la vittoria completa che avete riportato sul nemico comune, la distruzione della flotta francese sono sicuramente titoli troppo possenti, per non assicurarvi i suffragi della parte sana di Europa. Per darvi un attestato palese della giustizia ch’io rendo a’ vostri talenti militari, unisco alla presente una scatola col mio ritratto ornata di diamanti, e desidero che vi sia garante della mia grande benevolenza. Con che prego Dio, signor vice-ammiraglio Nelson, che vi abbia nella sua santa e degna custodia.
«Pietroburgo, 8 ottobre 1798.
«PAOLO.»
Dal re delle Due Sicilie una spada riccamente ornata di diamanti del valore di 5,000 lire sterline.
Dal re di Sardegna una scatola in diamanti valutata 1,100 lire sterline e la seguente lettera di felicitazione.
«Mio caro ammiraglio,
«Voi non sapreste credere, mio caro ammiraglio, con quale soddisfazione ho io letto la vostra lettera del 4 corrente, che ho ricevuto ieri alle cinque ore dopo mezzodì, e che resi immediatamente ostensiva a tutta la famiglia reale ed ai miei primi ufficiali, i quali ne sono stati compiaciutissimi. Senza entrare in particolari, io profitto dell’occasione che il cavalier Balli, mio primo scudiere, si propone di fare un giro in Germania ed in Russia per incaricarlo di passar da Palermo ed istruirvi delle mie intenzioni e delle mie viste nelle circostanze attuali, le quali mi lasciano sperare, che il buon Dio vuol finalmente che il brigantaggio finisca e che la buona causa trionfi. Ecco i voti che noi facciamo incessantemente pel bene dell’umanità e pel sostegno della religione. Voi potreste dunque credere a quanto il cavalier Balli vi dirà da parte mia. Egli è un gentiluomo che coi suoi talenti ed i suoi servigi, sia nell’armata sia nella corte, ha acquistato dritto alla mia confidenza, onde io mi auguro che voi vorrete accordargli la vostra. Io l’ho incaricato di assicurar quanto vi sia riconoscente della vostra attenzione e quanto conti sopra una persona tanto degna e tanto virtuosa quanto voi siete, mio caro ammiraglio. Vi ringrazio delle lettere della corte di Napoli che mi avete dirette, e vi prego di farle giungere le risposte qui unite. Intanto prego Dio di avervi nella sua degna e santa guardia.
«Cagliari, 8 maggio 1799
«Vostro amico
«CARLO EMMANUELE».
L’isola di Zante gli diede una spada con l’elsa d’oro, ed un bastone col pomo d’oro, con una dichiarazione che senza la battaglia del Nilo, quell’isola non sarebbe stata mai liberata dalla crudeltà dei Francesi.
La città di Palermo gli regalò una scatola ed una catena d’oro presentata sopra un piatto d’argento.
Ma il dono più originale, e se mi è permesso di dire, il più inglese, e che fece tanto piacere a Nelson fu quello che gli fece il suo amico, il capitano Beniamino Hallowell, comandante dello _Sweffsure_.
Il vascello francese l’_Orient_ scoppiò, come già disse, e le sue spoglie cadendo in frantumi coprirono il mare: fra questi frantumi, il capitano Hallowell scorse che l’albero maestro era rimasto intatto. Fece mettere tutte le scialuppe in mare, e poco curandosi dei nuotatori che si agitavano in mezzo a quelle ruine, ordinò di salvare soltanto l’albero maestro dell’_Orient_: tutte le scialuppe dello _Sweffsure_ si misero all’opera e lo trassero a bordo; subito dopo Ben Hallowell fece chiamare un fabbro ed un falegname, e nella parte più grossa dell’albero fece scolpir fuori un feretro, incastonato colle barre di ferro a saldato coi chiodi tolti dallo stesso albero. Terminato il sarcofago vi pose questo certificato d’origine:
«Certifico qui che questo feretro è intieramente costruito col legno e col ferro del vascello l’Orient, di cui il vascello di S. M. sotto i miei ordini salvò gran parte nella baia di Aboukir.
«Il 23 maggio 1799.
«BEN HALLOWELL.»
Poscia inviò il sarcofago a Nelson colla lettera seguente:
«_Al leale ed onorevole lord Nelson Cavaliere Baronetto._
«Mio signore,
«Vi mando insieme a questa una bara costruita col legno dell’albero maestro del vascello l’_Orient_, affinchè quando lascerete questa vita, possiate ancora riposare nei vostri propri trofei. La speranza che questo giorno è ancor lontano è il desiderio sincero del vostro obbediente ed affezionatissimo servo.
«Sweffsure, 23 Maggio 1799.
«BEN HALLOWELL.»
Nelson, come dissi, accolse il dono con una soddisfazione visibile, e lo conservò per qualche tempo appoggiato, col suo coperchio, precisamente dietro la sedia dove si sedeva per pranzare; un vecchio domestico, rattristato da questo mobile postumo, ottenne da Nelson di trasportarlo sul falso ponte.
Quando Nelson lasciò il _Vanguard_ orribilmente mutilato, il feretro passò con lui a bordo del _Fulminante_, ove rimase per molto tempo sul cassero del bastimento.
Un giorno alcuni giovani ufficiali del _Fulminante_, ammiravano il dono del capitano Ben Hallowell; Nelson gridò loro dalla sua camera:
— Ammiratelo finchè volete, signori, ma nessuno di voi l’avrà.
Ahimè è inutile il dire che il povero Nelson riposa nel feretro che Ben Hallowell gli aveva preparato.
Confesso che mi trema la mano, e che mi sono venute le lagrime agli occhi ricordando questi funebri particolari.
Ma essi fanno parte della gloria e della grandezza del mio eroe; e non mi sono creduta in dovere di tacerli.
Oltre al titolo di lord, di barone del Nilo, e di Burnham-Thorpes, oltre alla medaglia navale che Nelson ricevette come tutti i capitani comandanti un vascello di linea alla battaglia del Nilo, Nelson ricevette una _honourable augmentation_ al suo stemma: al dire di sir William, grande interprete di geroglifici araldici, questa _honourable augmentation_ non era il dono più prezioso che Nelson ricevette. La semplicità è il pregio principale del Blasone, ma qui la quantità delle imprese, di cui era sovraccaricata quella di Nelson, lo rendevano quasi ridicolo, e sarebbe stato ancora accresciuto se si avesse dato ascolto all’ammiraglio Goodal che voleva dare al suo stemma due coccodrilli per sostegno.
Ecco il decreto del re intorno a questo stemma.
«Avendo Sua Maestà il re la graziosa intenzione di dare all’onorevole Orazio barone Nelson del Nilo e di Burnham-Thorpes, nella contea di Norfolk, contr’ammiraglio della squadra azzurra della flotta di S. M., cavaliere e baronetto, una ricompensa pei suoi servigi, pel grande coraggio e perseveranza da lui manifestata in molte occasioni, e particolarmente per l’abile e valorosa condotta da esso spiegata nel glorioso combattimento e decisiva vittoria da esso ottenuta sulla flotta francese alle bocche del Nilo, il giorno primo del mese di Agosto prossimo passato gli conferisce, per esso e i suoi discendenti, mediante questo reale decreto, l’autorizzazione di aggiungere quest’onorevole aumento di imprese al suo stemma.
Un capo — ondulato d’argento, che sostiene le onde del mare, con una palma che sorge fra un vascello disalberato ed una batteria smontata, il vascello a destra e la batteria a sinistra — il tutto di color naturale — inoltre sul cimiero dell’elmo una corona navale da cui esce il Cermyk o piuma di trionfo conferitagli dal Sultano, col motto — _Palmam quam meruit ferat_, — e per sostegno un marinaio a destra ed un leone a sinistra, coi seguenti aumenti onorevoli: il marinaio porterà nella sua mano, e il leone fra le sue zampe una palma, coll’aggiunto di una bandiera tricolore nella bocca del leone».
Fu Sua Maestà che si diede egli stesso la pena di comporre questo stemma così complicato. Lady Nelson che comprendeva nulla di quel brevetto, chiese che volesse significare; ma le venne poi data una spiegazione, coll’aggiunta del Blasone interpretata dall’araldo d’Inghilterra sir Isac Heard.
Il 19 ricevemmo l’avviso che Nelson era al 16 all’altezza di Stromboli: si stimò che non poteva tardare ad arrivare a Napoli, ed a rischio di ciò che avrebbe potuto pensare, dire o fare l’ambasciatore della Repubblica francese Garat, si prepararono a Nelson splendide feste; — tre giorni prima erano arrivati l’_Alessandro_ ed il _Culloden_ che erano meno maltrattati del _Vanguard_, lo avevano preceduto da cinque giorni.
Si misero delle sentinelle al Capo della Campanella e sui punti più elevati dello scoglio di Capri; queste sentinelle dovevano annunziare col mezzo di segnali la flotta di Nelson, e far giungere immediatamente a Napoli la notizia del suo arrivo.
Poi si ornò con magnificenza una gran barca, con una tenda di porpora portante gli stemmi d’Inghilterra e delle Due Sicilie, e coperta da trofei colle bandiere delle due nazioni riunite; si prepararono dodici o quindici barche per far corteggio alla barca capitana, e si aspettava in seguito ad un ordine dato a tutta la corte che ognuno si tenesse pronto per andare incontro a Nelson al primo segnale.
Durante questo tempo la regina aveva raddoppiato di tenerezza per me e mi aveva confidato fino i suoi pensieri più segreti.
La regina non si dissimulava che le feste che preparava pel vincitore del Nilo erano la guerra colla Francia, e quantunque indebolito per la perdita di Bonaparte e di trenta mila uomini chiusi con lui in Egitto, la Francia non era però meno un nemico da temersi quanto da accarezzare.
Essa dunque avea d’uopo a qualunque prezzo di Nelson e dietro di Nelson, dell’Inghilterra; e perciò essa contava su di me per avere Nelson.
La fiera Maria Carolina pregava l’ambasciatrice d’Inghilterra, come la povera Amy Strug aveva pregato l’umile Emma, e non farei io meno per una regina, di quanto ho fatto per una semplice contadina.
La mia vita aveva incominciato colla seduzione dell’ammiraglio John Payne; e doveva terminare colla seduzione dell’ammiraglio Orazio Nelson.
Io ammirava Nelson, ma non l’amava ancora; il mio amore per lui mi è venuto pel suo grande amore per me. I sentimenti portati all’estremo hanno anch’essi il loro contagio.
Promisi alla regina di fare quanto avrei potuto, ma le obiettava sir William.
La regina si mise a ridere.
— Bene, disse, sir William è troppo buon inglese per non dare anch’egli la sua ricompensa al vincitore del Nilo; inoltre non ha bisogno di essere consultato. Se foss’io che amassi Nelson, non mi darei certamente la pena di consultare il re intorno a ciò che mi piacerebbe di fare.
— Maestà, le risposi, il re Ferdinando era principe reale e voi arciduchessa d’Austria; voi gli avete portato tanto quanto, e forse di più di quanto egli vi ha portato.
Ma non è così fra sir William Hamilton e me; che era io quando mi ha sposato? l’amante di suo nipote; e che era io prima di essere l’amante di suo nipote?.... egli l’ha dimenticato, signora. Temo di fargli ricordare....
La regina mi mise la mano sulla bocca.
— Aggiusteremo noi tutte queste cose, e per bene, quegli che vorrà altra cosa, all’infuori della tua felicità, sarà il mio più grande nemico; — pensa adunque se vorrei renderti infelice.
Restai pensosa, perchè sentiva che si avvicinava uno di quei momenti che prendono un’influenza su tutta la vita.