Chapter 1 of 14 · 1801 words · ~9 min read

I.

Conoscete la risposta che fece Desdemona a questa dimanda del Senato di Venezia:

— Come mai voi, giovane, bella e nobile, avete amato quest’uomo che non è nè nobile, nè giovane, nè bello?

E Desdemona risponde:

— Egli mi raccontava i suoi viaggi, i suoi pericoli, i suoi combattimenti, ed io me ne stava per ore intiere come estatica vicino a lui.

Così fu presso a poco, non dirò del primo sentimento d’amore, ma nel primo sentimento di simpatia che m’ispirò Nelson.

Era un marinaio dalla parola dura, una specie di John Bull, tipo simbolico del popolo inglese, che aveva immensi desiderj di ambizione, e che, nato lungi dal trono, fu abbagliato dai raggi che emanavano da esso mano mano che vi si avvicinava.

Ecco la sua storia, tale quale la raccontò una sera a me ed alla regina.

Era nato il 29 settembre 1758 in un piccolo villaggio della contea di Norfolk, e avea trentacinque anni all’epoca che lo conobbi.

Non aveva ancora fatto l’assedio di Teneriffa e la campagna di Corsica, di modo che non aveva ancora perduto nè il braccio destro, nè l’occhio sinistro.

Era figlio di un semplice pastore. Il villaggio in cui nacque si chiamava Barnham Thospes.

Sua madre morì ancor giovane, lasciando undici figli a carico del povero ministro del villaggio.

Il padre li allevò con economia e con quella dolce affezione che lega fra loro i membri di una famiglia numerosa e povera; egli fece l’educazione tanto dei maschi che delle fanciulle, vi perdette la salute, e fu obbligato per ristabilirsi di recarsi alle acque di Bath.

Il primogenito della famiglia, Guglielmo Nelson, in assenza del padre prese la direzione della piccola Colonia.

La povera famiglia aveva un parente, un fratello della madre che si trovava a Walpole, parentela un po’ lontana ma riconosciuta; questo zio era capitano di vascello e si chiamava Maurizio Suckling.

Un giorno, volle il caso, — a che si collegano mai gli avvenimenti degli uomini ed anche dei regni? — volle il caso che, durante le feste di Pasqua, il giovane Orazio Nelson leggesse in un giornale che il suo zio aveva ottenuto il comando del _Reasonable_ vascello di 64 cannoni.

— Fratello, gridò egli in atto di stupore a Guglielmo, scrivete, vi prego, senza perdere un momento, a nostro padre, e pregatelo di dimandare a mio zio Maurizio di lasciarmi imbarcare con lui.

Il giorno stesso partì la lettera.

Ed il padre, leggendola, esclamò:

— Bisogna che questa sia la sua vocazione; davvero sarei sorpreso, s’egli non s’arrampicasse _sull’albero più alto._

Effettivamente Nelson toccò la cima.

La proposizione fu accettata da Maurizio Suckling, ed il piccolo Orazio Nelson, debole come un ramo di salice, fu imbarcato sul _Reasonable_.

Orazio Nelson fece due campagne su questo bastimento ed una terza sul _Triumph_, e questo legno essendo disarmato, s’imbarcò su di un bastimento mercantile.

Al suo ritorno trovò suo zio sul Tamigi direttore di una scuola pratica di aspiranti, fondata sullo stesso Triumph sul quale aveva navigato. Si fece ricevere a questa scuola, ma questa specie di noviziato d’acqua dolce riuscendogli insopportabile, si arruolò volontariamente per far parte di una spedizione alle scoperte del polo nord.

Allora salì a bordo del _Race Horse_[1]. Arrivato all’estremo limite dell’Oceano, il bastimento rimase in mezzo ai ghiacci, in una delle sue spedizioni sul mare divenuto completamente solido. Egli incontrò un orso e l’attaccò pel primo, benchè non fosse armato che di un solo coltello. Preso fra le zampe del suo terribile avversario, era quasi per soffocare quando uno de’ suoi compagni scaricò a bruciapelo il suo fucile nell’orecchio dell’orso e l’uccise.

Aveva sedici anni, ed era ancora così debole che appena ne mostrava dodici.

— Come mai voi che non siete tanto robusto come credete, chiesegli il capitano, avete attaccato un tale avversario?

— Voleva riportarne la pelle a mio padre ed alle mie sorelle, rispose il giovinetto.

Le dure prove alle quali il mare sottopone i suoi amatori svilupparono più tardi le forze, e ristabilirono la salute di Nelson.

Liberata dai ghiacci la spedizione si trovò in mare aperto, Nelson passò allora sul _Sea Horse_[2] bastimento leggiero di venti cannoni e navigò pel mare dell’India: dopo due anni di stazione sulle coste, la cui atmosfera è avvelenata, il giovane marinaio ritornò in Inghilterra in uno stato di deperimento che si era detto mortale.

Bastarono sei mesi per ritornarlo in salute. Approfittò di questa convalescenza per mettersi in istato di dare gli esami, dai quali sortì cogli onori del trionfo e col grado di sottotenente di marina. Fece allora le guerra contro l’indipendenza d’America, difese la Giamaica contro l’ammiraglio D’Estang, passò nell’America del Sud, e vi rinnovò le gesta dei suoi fratelli della costa, la di cui storia è arrivata sino a noi con tutto il prestigio d’un romanzo.

Un giorno, durante le sue spedizioni nelle foreste del Perù, si addormentò a piedi di un albero, ravvolto nel suo mantello.

Un serpente vi s’introdusse.

Un movimento che fece dormendo disturbò il rettile che lo morse; era un serpente nero della specie più pericolosa; il contraveleno applicato a tempo internamente ed esternamente dagli indigeni lo salvò. Ma per la seconda volta ritornò morente in Inghilterra.

Pure guarì; ma non completamente, e per tutta la vita si risentì di questo avvelenamento. Tre mesi dopo il suo ritorno, per raccomandazione di Lord Cornwallis, ottenne il comando di un brick di ventisei cannoni, col quale fece una crociera nel mare del Nord, e studiò le coste della Danimarca.

Nella primavera Nelson fu inviato nell’America del Nord. Inseguito e circondato da quattro fregate francesi, scampò spingendo il suo brick in un passo fin allora creduto impraticabile.

Arrivò al Canadà.

Fu là che Nelson doveva amare per la prima volta, e la violenza di questa prima passione potè dare la misura dell’influenza che l’amore avrebbe sulla sua vita. Per non separarsi da quella che amava, Nelson voleva dare la sua dimissione, rinunziare al suo impiego, e rinviare il suo bastimento in Inghilterra. I suoi uffiziali che l’adoravano, lo credettero pazzo, e risolsero di guarirlo dalla sua pazzia. Finsero di obbedire ai suoi ordini, e si allontanarono, e ritornando alla notte, penetrarono nella sua camera. Lo legarono, e impossessatisi di lui, lo portarono a bordo, levarono l’ancora, e non gli resero la libertà se non quando fu in alto mare.

Questa passione non si estinse che per far luogo ad un’altra: al suo ritorno in Inghilterra s’innamorò di Mistress Nisbett giovane vedova di diciannove anni, e la sposò.

Si prese la sua giovane donna ed un grazioso fanciullino, per nome Josuach, che aveva avuto dal suo primo matrimonio nella casa di suo padre morente, ed una seconda volta lo si credette perduto per la marina.

Difatti ci volle niente meno che la dichiarazione di guerra della Francia con l’Inghilterra, per toglierlo da quella dolce e tenera oscurità nella quale si era rifugiato. L’ammiragliato andò a cercarlo sotto il tetto coniugale e gli diede il comando dell’Agamennone, sul quale raggiunse l’ammiraglio Hood nel mediterraneo. Arrivò a tempo per prender parte alla presa di Tolone, dopo la quale, come si vedrà, fu inviato a Napoli per cercare rinforzi.

Io dissi come era stato ricevuto dal re e dalla regina.

Una volta deciso alla guerra, il re non poteva desiderare una notizia migliore che quella recata da Nelson.

Colla querela del cittadino Mackau si erano completamente ed apertamente inimicati colla Francia. Il ladro era stato arrestato, sottoposto a giudizio, ed assolto benchè le prove della sua colpabilità fossero patenti. L’ambasciatore, come la regina aveva potuto assicurarsene colla lettura delle sue carte, aveva riconosciuto tutta la mala fede della Corte di Napoli. Egli aveva potuto vedere la flotta a partire, aveva potuto vedere ad arrivare Nelson; l’eco dei complimenti che gli erano stati fatti dal re e dalla regina aveva risuonato sino all’ambasciata francese; finalmente l’ambasciatore aveva ricevuto l’ordine dal suo governo di lasciar Napoli, egli era partito indignato contro il governo napolitano ed il governo pontificio, conducendo seco la figlia e la vedova di Basseville assassinato a Roma, l’una che piangeva un padre e l’altra un marito.

Dal terrazzo del palazzo lo vedemmo imbarcarsi su di una nave; ed anch’egli alla sua volta, scorgendo un gruppo di donne negli appartamenti reali, suppose che vi si trovasse la regina fra di esse, e stese il braccio verso di noi in segno di minaccia.

Io non vidi che una sola cosa nel gruppo che accompagnava l’ambasciatore. Erano quelle due donne vestite di nero, il cui lutto gridava vendetta più altamente che il gesto di minaccia dell’ambasciatore.

Nelson era inebbriato dell’accoglimento che gli era stato fatto dal re, dalla regina e da sir William. Figlio del popolo, nato lungi dalla Corte, sentiva, come me, più profondamente delle persone nate in una condizione superiore, il fascino che trae seco un sorriso reale. Ecco la lettera che scriveva a sua moglie Il 14 Settembre 1793:

«A Mistress Nelson.

«Le notizie che ho portato sono state accolte con una grandissima soddisfazione. Dopo essere venuto a farmi visita pel primo a bordo dell’_Agamennone_, il re ha mandato due volte a prendere notizie della mia salute. Egli chiama gl’Inglesi i salvatori d’Italia e particolarmente i salvatori del suo reame; del resto ho lavorato per lord Hood con uno zelo che nessuno ha spinto più oltre, ed io gli porto la lettera più splendida che mai sia stata scritta dalle mani di un Re.

«L’ho ottenuta grazie a sir William Hamilton ed al primo ministro che è inglese. Lady Hamilton è stata adorabilmente amabile per Josnah.

«In quanto a lei è una giovane signora di modi eccellenti, e che fa onore al rango al quale è stata elevata. Condurrò di qua 6000 uomini di rinforzo per lord Hood. Ricordatemi alla memoria del mio caro padre, a quella di lord e di Lady Walpole, e credetemi il vostro affezionatissimo.

ORAZIO NELSON.»

Durante il tempo che Nelson fu a Napoli, dimorò all’ambasciata. Dissi già la specie di impressione che egli fece su di me: più tardi mi confessò più volte che dal momento in cui mi aveva veduto egli mi aveva amato, ma durante questo primo viaggio, se la cosa è vera, i suoi sguardi soltanto parlavano per lui, ed ancora con sì poca risoluzione, che partì lasciandomi in dubbio se aveva per me dell’amore, oppure semplicemente una profonda affezione fraterna.

Da parte mia il sentimento che provai, se talvolta usciva dal limiti dell’amicizia, si concentrava interamente sul suo bel giovinetto figlio di Mistress Nisbett che portava a tredici o quattordici anni l’uniforme del primo grado della marina. E quando ascoltava, seduta sul divano, col braccio intorno al collo di Josuach, il racconto dei pericoli e dei combattimenti del suo patrigno, sir William Hamilton, sempre immerso nella antichità, si divertiva di paragonarmi alla regina di Cartagine che accarezzava Ascanio, ascoltando i racconti di Enea.