Chapter 74 of 84 · 783 words · ~4 min read

Libro di

Novelle, et di bel Parlar Gentile; where it is Nov. lxxxii. This is much more like Chaucer's story, and is occasionally quoted in the Notes as the 'Italian text.' Dr. Furnivall's analysis of the story is as follows:--

'A hermit lying down in a cave, sees there much gold. At once he runs away, and meets three robbers. They see no one chasing the hermit, and ask him what he is running away from. "Death, which is chasing me." "Where is he? shew him us." "Come with me, and I will." The hermit takes them to the cave, and shews them Death--the gold. They laugh at him, and make great joy, and say, "The hermit is a fool." Then the three robbers consult as to what they shall do. The second proposes that one shall go to the town, buy bread and wine and all things needful; but the crafty Devil puts into the heart of the robber who goes to the town, that he shall feed himself, poison his mates, and then have all the treasure, and be the richest man in that country. Meantime, the other robbers plot to murder their mate as soon as he comes back with the bread and wine, and then share the treasure. Their mate returns from the city, and they murder him at once. Then they eat the food he has brought, and both fall dead. Thus doth our Lord God requite traitors. The robbers found death. The wise man fled, and left the gold free.'

As the original is not long, I here reprint it, for the reader's convenience:--

'Qui conta d'uno Romito che andando per un luogo foresto trouo molto grande Tesoro.

'Andando vn giorno vn Romito per vn luogo foresto: si trouò vna grandissima grotta, laquale era molo celata, et ritirandosi verso là per riposarsi, pero che era assai affaticato; come e' giunse alla grotta si la vide in certo luogo molto tralucere, impercio che vi hauea molto oro: e si tosto come il conobbe, incontanente si partio, et comincio a correre per lo deserto, quanto e' ne potea andare. Correndo cosi questo Romito s'intoppo in tre grandi scherani, liquali stauano in quella foresta per rubare chi unque vi passaua. Ne gia mai si erano accorti, che questo oro vi fosse. Hor vedendo costoro, che nascosti si stauano, fuggir cosi questo huomo, non hauendo persona dietro che 'l cacciasse, alquanto hebbero temenza, ma pur se li pararono dinanzi per sapere perche fuggíua, che di cio molto sí marauígliauano. Ed elli rispose et disse: "Fratelli miei, io fuggo la morte, che mi vien dietro cacciando mi." Que' non vedendo ne huomo, ne bestia, che il cacciasse, dissero: "Mostraci chi ti caccia: et menaci cola one ella è." Allhora il Romito disse loro, "venite meco, et mostrerollaui," pregandoli tutta via che non andassero ad essa, impercio che elli per se la fuggia. Ed eglino volendola trouare, per vedere come fosse fatta, nol domandouano di altro. Il Romito vedendo che non potea piu, et hauendo paura di loro, gli condusse alla grotta, onde egli s'era partito, e disse loro, "Qui è la morte, che mi cacciaua," et mostra loro l'oro che u' era, ed eglino il conobbero incontanente, et molto si cominciarano a rallegrare, et a fare insieme grande sollazzo. Allhora accommiatarono questo buono huomo; et egli sen'ando per i fatti suoi: et quelli cominciarono a dire tra loro, come elli era semplice persona. Rimasero questi scherani tutti e tre insieme, a guardare questo hauere, e incominciarono a ragionare quello che voleano fare. L'uno rispuose et disse: "A me pare, da che Dio ci ha dato cosi alta ventura, che noi non ci partiamo di qui, insino a tanto che noi non ne portiamo tutto questo hauere." Et l'altro disse: "non facciamo cosi; l' vno di noi ne tolga alquanto, et vada alla cittade et vendalo, et rechi del pane et del vino, et di quello che ci bisogna, e di cio s'ingegni il meglio che puote: faccia egli, pur com' elli ci fornisca." A questo s'accordarono tutti e tre insieme. Il Demonio ch'è ingegnoso, e reo d'ordinare di fare quanto male e puote, mise in cuori a costui che andaua alla citta per lo fornimento, "da ch'io sarò nella cittade" (dicea fra se medesimo) "io voglio mangiare et bere quanto mi bisogna, et poi fornirmi di certe cose delle quali io ho mestiere hora al presente: et poi auuelenero quello che io porto a miei compagni: si che, da ch elli saranno morti amendue, si saro io poi Signore di tutto quello hauere, et secondo che mi pare egli è tanto, che io saio poi il piu ricco huomo di tutto questo paese da