parte di
avversari nostri, specialmente di personaggi in vista, fini d’ingegno ed elastici di coscienza, i quali combattono il socialismo; ma spiando l’orizzonte e fiutando il vento. Sono professionisti, scienziati, scrittori, uomini politici, persuasi, in fondo, della inevitabilità di un grande mutamento di cose; ma persuasi a un tempo che, per ora, è loro più utile combatterlo che secondarlo. Lo combattono però con gli opportuni riguardi per non precludersi la via al gran passaggio che si propongon di fare al momento propizio. Accarezzano con una mano il proletariato, ma lisciando con l’altra la borghesia! Parlano dell’affratellamento delle classi, ma senza dire qual sia la prima che deve tender le braccia; inneggiano all’avvenire migliore, ma senza determinare in che cosa esso debba diversificar dal passato; approvano le leggi eccezionali, ma a condizione che siano «applicate» con delicatezza. Così potranno dire un giorno d’esser fautori antichi delle nuove idee e d’aver cooperato al loro trionfo. V’è nella pelle di ciascuno di questi borghesi un socialista rimpiattato, pronto a saltar fuori; il quale, quando vanno in piazza, fa capolino, e quando entrano in un salotto si aggomitola. Ma salterà tutto fuori fra non lungo tempo, non dubitare, e senza aspettare scioccamente l’ultima ora. Chi sa quanti di costoro volgono già in mente degli eloquenti opuscoli di propaganda diretti a convincere o a vituperare gli ultimi renitenti ostinati! E sarà un bello spettacolo in quel tempo una furia di conversazioni inaspettate, una baldoria di coscienze rifatte, un carnevale di trasvestimenti e di trasformazioni e di giravolte da superare in grandiosità e in lepidezza quanto si è veduto al mondo finora.
*
Così è. I nemici del socialismo, gli ostacoli che gli attraversano il cammino, giudicati dai più così formidabili, son tali in apparenza più che in realtà. È un sistema di vecchie fortezze disposto in maniera che, caduta l’una, le altre non reggono; un esercito scrivente e parlante, composto in gran