Chapter 14 of 17 · 253 words · ~1 min read

parte il

concetto che la gran moltitudine dei lavoratori poveri non possa innalzarsi mai, quasi per legge di natura e per una specie d’inferiorità congenita, a dignità di vita intellettuale e a gentilezza di sensi e di modi, pare alla più parte che il voler l’eguaglianza non possa significar altro che voler rendere tutti ignoranti e rozzi a un modo. Oltre di ciò, nelle condizioni attuali della società, noi della classe borghese (diciamo «noi» soltanto per esprimerci più chiaramente per il fatto d’appartenere a una classe che ha in mano la somma delle forze sociali e trae dalla comunanza degli interessi uno spirito di solidarietà suo esclusivo) godiamo di mille soddisfazioni morali e protezioni e favori, che temiamo, confondendosi le classi, di perdere. La prima protezione, innegabile ed evidentissima, è quella della giustizia, esercitata da cittadini della classe nostra, compresi dei nostri sentimenti; dei nostri interessi e delle nostre idee. La prima soddisfazione è quella di sentirci, anche se mediocri d’intelligenza e scarsi di cultura, infinitamente superiori ai nove decimi della popolazione, mantenuti necessariamente in uno stato di ignoranza quasi barbarica: facile superiorità, che, coll’assurgere della moltitudine a un più alto grado d’educazione intellettuale, ci sarebbe tolta o scemata. Di più, noi abbiamo assegnato, per interesse di classe, ad ogni anche facilissimo ed umile lavoro intellettuale un grado di nobiltà, così ingiustamente superiore a quello d’ogni lavoro meccanico anche più utile e difficile e pericoloso, che un mutamento dello spirito pubblico, il quale innalzasse l’opera manuale all’estimazione che le è dovuta, ridurrebbe l’opera della maggior