Chapter 9 of 17 · 464 words · ~2 min read

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loro. Non son ciechi, non timidi; vedono e capiscono quanto noi; con noi sono la loro coscienza e il loro cuore; ma il pane loro e della loro famiglia è nelle mani altrui; se entrano nel socialismo, lo perdono; sono vigilati e minacciati; non hanno libertà nè sicurezza. Ma non dubitare: i nostri giornali e i nostri libri li leggono di nascosto, in seno alla propria famiglia esprimono le nostre idee e le nostre speranze, sulla scheda elettorale scrivono i nomi che noi scriviamo, e dell’incremento maraviglioso del moto socialista che seguono con tutta l’anima, gioiscono e insuperbiscono in segreto. Attendi che il partito diventi così alto e vasto da poterli proteggere, e ve li vedrai accorrere a migliaia, alla luce del sole, e riconoscerai che, in ispirito, v’appartengono per sempre.

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Tu consideri ancora come nemica quella gran moltitudine di gente di tutte le classi che al nome del socialismo scrolla le spalle e risponde che non vuol nemmeno udirne discorrere e volta la schiena ai propagandisti. Ma t’inganni. Tutti costoro ripugnano dal socialismo, non perchè è quello che è ma per l’unica ragione che è una idea nuova, e ripugnano egualmente da tutte le altre idee consimili per quella inerzia dell’intelligenza e dell’animo chiamata ora misoneismo, per cui l’accettazione d’ogni idea è una fatica, anzi un vero dolore, che offende e sconcerta l’organismo come una violenza fatta alla sua natura. Essi non hanno nè convinzioni nè passioni: stanno dalla parte dove si può stare senza muoversi e senza pensare. Sono monarchici sotto la monarchia, repubblicani con la repubblica, clericali dove il clericalismo predomina, democratici dove impera la democrazia. La loro divisa è: — Non vogliamo esser seccati. Non si curano di sapere se i socialisti abbiano torto o ragione, se possano condurre la società al meglio o al peggio: per loro sono dei disturbatori: e per questo solo li hanno a noia e chiudon le orecchie alla loro voce. Non li udrai mai neppure esprimere un giudizio sulla dottrina socialista; o se lo esprimono sarà un giudizio d’altri, ripetuto macchinalmente, che non ha alcuna radice nell’animo loro in cui nessuna idea può mettere radice. La moltitudine è numerosa, certamente; ma non è forza ostile e temibile. Non c’è bisogno di conquistarla, poichè su di essa non le idee, ma i fatti soltanto hanno potere. Essa cederà ai fatti. Essa non sostiene alcuna forma politica o sociale se non fino al momento in cui è più comodo sostenerla che lasciarla cascare. Essa non ha altra forza che quella del suo peso, e appena sentirà inclinato il terreno verso il socialismo, scivolerà in questo tutt’a un tratto e tutta insieme come una massa di neve giù per la china a un leggero soffio di vento.

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V’è poi nelle classi colte una categoria a