Chapter 18 of 22 · 5187 words · ~26 min read

XVIII.

Il mar Caspio. — Sua salsedine. — Carattere lacustre della sua fauna. — Antico suo perimetro. — Una communicazione diretta fra il mar Caspio ed il mar Nero non ha mai esistito. — La guerra agli istmi. — Provedimenti del governo russo.

Noi avevamo dunque raggiunto il Caspio, questo mare anomalo: mare per l’estensione e la natura delle aque, lago per l’isolamento, e sovra tutto per la fauna. Per quanto potesse sembrare temeraria pretesa lo spigolare in un campo ove già aveano mietuto uomini come Güldenstaedt, Pallas, Eichwald e Baer, stava fra i più vagheggiati progetti del nostro viaggio quello di passare qualche tempo sulle rive di questo mare, e visitare alcuno dei suoi grandi stabilimenti di pesca. La fauna ittiologica del Caspio ha ancora bisogno di qualche ritocco, ed i naturalisti possono sperare ancora di trovarvi qualche angolo inesplorato nel mondo secreto degli animali inferiori. Ma le febri che mi perseguitavano, e quelle che sulla sponda stessa di questo mare colsero il mio inseparabile compagno Lessona, ci consigliarono ad affrettar il viaggio verso la nostra patria. Tuttavia i giorni passati alle stazioni di Enzeli, di Baku e di Astrakan non andarono affatto perduti, ed il poco che ho potuto vedere mi ha posto in grado di meglio apprezzare gli importanti lavori degli academici di Pietroburgo, pe’ quali venne aggiunto il suggello della scienza alla ragione della forza, che fa del Caspio un lago russo.

La superficie libera di questo mare è all’incirca il triplo di quella dell’Adriatico[50]; ed è noto da gran tempo che il suo livello medio è inferiore a quello del vicino mar Nero, di 81,4 piedi, ossia metri 26,40. Per la massima parte del suo perimetro è limitato il Caspio da aride steppe e pianure sabbiose: soltanto al sud ed al sud-ovest la spiaggia sale per scaglioni alle grandi catene del Mazanderan, del Ghilan, e del paese del Talysch. Sono, al paragone, affatto insignificanti i rilievi della sponda orientale, come la piccola catena che attraversa la penisola del Magynschlak, il promontorio Tük-karagan, e più al sud, presso il Kara-bogas, i monti Tschagadan e Balchan.

Nessuna isola sorge in mezzo a questo mare. Un numero immenso di isolette di sabbia sono allineate presso la sponda al nord, ed altre presso la costa orientale, tra le quali le due maggiori Tschelekän e Ogurtschinsk, importanti per la caccia delle foche, e la prima ancora più per l’altro cospicuo produtto della nafta.

L’Atrek e l’Embla, con altri minori fiumi intermedi provenienti dalle steppe turaniche, quindi procedendo l’Ural, il Volga, il Kuma, il Terek, il Kur congiunto coll’Arasse, e da ultimo il Sefidrud, portano il tributo di una immensa massa di aque, a quanto pare non peranco sufficiente a compensare l’evaporazione dall’ampio specchio di questo gran mare chiuso, il quale, per conseguenza, va lentamente ma di continuo, diminuendo di estensione.

Si deve aggiungere che stando ad alcuni fatti il mar Caspio andrebbe soggetto ad una periodica vicenda del suo livello, intorno alla quale però si ha difetto di precise osservazioni. Questa vicenda, attribuita da alcuni a periodiche oscillazioni di inalzamento e di abbassamento del fondo del mare, e delle circostanti sponde, sarebbe piuttosto dipendente da una causa meteorica[51].

La salsedine del Caspio ha una origine evidente. La quantità di sali che molti e grossi fiumi versano continuamente in questo ampio bacino chiuso, e che per evaporazione vi si concentrano, risulterebbe immensa anche solo prendendo quest’aqua affluente nella composizione dell’ordinaria aqua dolce. Aggiungasi ora che l’aqua di alcuni tra questi fiumi contiene sali in proporzione assai maggiore. L’Arasse, per esempio, sbocca nel Kur e quindi nel Caspio, dopo aver lavato il terreno salifero dell’Armenia; un piccolo fiume, l’Atrek, sboccante presso Asterabad, mena aqua salmastra, ed io ho trovata l’aqua del Kyzil-uzun, ramo principale del Sefidrud, al ponte del pastore presso Mianeh, così sensibilmente salata da non essere potabile.

A questa crescente salsedine del Caspio si è attribuita la estinzione (in parte almeno contradetta) di alcune specie di molluschi delle quali non si trovano che i vuoti nicchi. Tutta la creazione organica di questo mare è minacciata di estinzione in un avvenire più o meno remoto; e ben fondati sono i timori che agitano il governo russo per la sorte delle grandi pescaje caspiche rappresentanti, fra gli annui profitti demaniali del vasto impero moscovita, la grossa cifra di circa cinquanta millioni di franchi. Non è infatti da dubitarsi menomamente che per l’accumularsi incessante dei sali l’aqua di questo mare, separata dalla grande circolazione oceanica, non finisca per divenire impropria al mantenimento della vita. Non si può a questo proposito fare altra quistione che del tempo. Per buona sorte questa è stata sciolta dall’illustre Baer in modo da dissipare i timori della presente umana generazione: la soluzione pratica della questione ha mitigato il rigore della sentenza teorica.

Il dotto academico di Pietroburgo ha dimostrato che, entro un certo limite di tempo, la media generale della salsedine del Caspio non cresce sensibilmente, perchè l’eccesso de’ sali invece di rimaner uniformemente distribuito in quella immensa massa di aqua, è portato dalle correnti verso la sponda orientale, ne’ seni e ne’ golfi, ove i continui venti ed il calore ardente di estati senza pioggie promovono una rapida evaporazione. Il golfo scitico, il Karabogas, questo immenso estuario quasi circolare che s’interna nelle steppe, e communica col mare per un piccolo stretto, agisce come un ampio bacino di concentrazione, a tal punto che il sale vi si deposita continuamente sul fondo. La stessa concentrazione, meno rapida però, ha luogo in altri seni verso il nord, come nel Karasu, e nel Mertewyi Kultuk. Hanno così origine degli stagni saturati che la continua formazione dei cordoni litorali tende a separare a poco a poco dal resto del mare. Con tutta probabilità questa è l’origine da attribuirsi a’ laghi salati chiusi nella pianura nella provincia di Astrakan alla sinistra del Volga; ed in tal modo l’affluenza incessante de’ sali nel mar Caspio è controbilanciata in gran parte da una continua perdita.

Al dire di Plinio e di Plutarco l’aqua del mar Caspio era dolce e potabile quando per di là passarono Alessandro e Pompeo: che tale sia stata quell’aqua in origine è opinione sostenuta anche fra i moderni, da Buffon e da Goebel. Hommaire de Hell invece le attribuisce un grado di salsedine superiore a quella stessa dell’Oceano. Tutti potrebbero aver ragione ancora oggi, secondo il luogo ove si prenda l’aqua per l’assaggio. La distribuzione dei sali per la vasta estensione di questo mare va soggetta a grandi mutazioni, secondo i luoghi, e secondo la direzione e la forza dei venti. Ho accennato ora alla concentrazione dell’aqua del Caspio in alcuni seni della sua sponda orientale. Le correnti dei fiumi si spandono invece assai lungi in pieno mare. Noi abbiamo trovata, per esempio, l’aqua perfettamente dolce e potabile a 60 miglia di distanza dalle bocche del Volga, quando la terra non era per anco in vista. L’aqua lungo la spiaggia ad Enzeli, presso lo sbocco del Murdab, era appena salmastra, ed entro il Murdab stesso, per poco si deviasse dal canale che dà in mare, perdeva ogni sapore salino. Questo ordine cambia intieramente colla direzione dei venti; così, per esempio, un forte vento del sud spinge l’aqua salsa fin presso Astrakan.

Tolto il Karabogas, il mar Caspio si divide in due bacini: quello settentrionale non ha più di 19 metri di profondità[52], e l’aqua vi è quasi dolce per gli sbocchi del Terek, del Volga, dell’Ural e dell’Embla: nell’altro al sud la profondità cresce rapidamente, e nel suo mezzo gli scandagli non arrivano a toccare il fondo. Questo secondo bacino è diviso ancora in due parti da una linea congiungente la punta di Apscheron ed il capo Krasnodowsk.

Il signor de Baer volendo far rinovare l’analisi dell’aqua di questo mare dovette inanzi tutto vincere la difficoltà della conveniente scelta del luogo, ove la composizione di quest’aqua potesse rappresentare la media generale; e questo luogo fu determinato presso il promontorio Tük Karagan, ove è più costante la miscela dell’aqua del bacino settentrionale con quella del bacino meridionale. Il campione d’assaggio fu preso alla superficie, mancando il signor de Baer di un apparato per attinger aqua nel profondo. Ecco il risultato dell’analisi instituita dal signor Mehner[53].

Cloruro di sodio 8,9504 » di potassio 0,6510 Solfato di magnesia 3,2610 » di calce 0,5592 Bicarbonato di magnesia 0,2034 » » di calce 0,3730 Aqua e perdita 986,0000 ——————————— 1000,0000

Questo risultato è molto importante. La forte proporzione di solfato di magnesia è un carattere affatto proprio e caratteristico dell’aqua del Caspio, e contribuisce per sua parte a mostrare sempre più come questo mare non possa essere tenuto in conto di uno smembramento dell’Oceano.

Il nodo di tutte le questioni che si agitano intorno al Caspio sta nella sua fauna. Il prospetto seguente è fondato sulla pregevole monografia del signor Eichwald, alla quale ben poco hanno aggiunto le ricerche posteriori. Una rivista generale, una nuova critica delle specie, e sovratutto de’ Salmonidi e de’ Ciprinidi, è lavoro da raccomandarsi caldamente ai naturalisti russi, ma qualunque abbia esserne il frutto nell’interesse della zoologia pura, il risultato generale che già si ottiene coi materiali attuali non potrà essere mutato. Ecco adunque l’elenco degli animali del Caspio.

_Phoca caspica_ Nils. Molto abondante specialmente lungo la spiaggia e sugli isolotti della costa orientale.

_Accipenser huso._ L. (Bieluga).

_Acc. Güldenstaedti._ Brandt (Ossetr).

_Acc. stellatus._ Pall. (Sevriuga).

_Acc. pygmæus._ Pall. (Sterlet)[54].

_Silurus glanis._ Lin.

_Cobitis_ (_Acanthopsis_) _tænia._ Lin.

_Cob. caspia_ Eichw. (Specie incerta)

_Esox lucius._ Lin.

_Trutta Sieb_..... Nell’inestricabile confusione e forse miscela reale delle specie del genere _Salmo_ ristretto da Cuvier, è impossibile determinare, senza apposito studio e confronto d’un gran numero di esemplari, se nel Caspio se ne trovino una o più specie, e cosa sia veramente il grosso salmone di questo mare. Pallas registra come specie del mare stesso e de’ suoi fiumi le seguenti: _Salmo nobilis_, _S. spurius_, _S. hucho_, _S. fario_, tutte da rivedersi e da confrontarsi colle specie dell’Europa centrale. Io dirò soltanto che tutti gli esemplari da me esaminati, alcuni anche grossissimi, aveano due ordini molto bene distinti di denti vomerini. Eichwald conferma la frequenza nel Volga e nell’Ural, proveniente dal mare, della specie anomala, _coregonoide_, descritta da Pallas col nome di _Salmo leucichthys_, che si trova anche nell’Obi e nel Lena, ove rimonta dall’Oceano artico. Questa specie è da assoggettarsi a nuovo esame.

_Clupea pontica._ Eichw. Beschenka de’ Russi. Con questa specie è ormai riconosciuta identica la _Cl. caspia_ del medesimo autore.

_Atherina caspia._ Eichw.

_Ath. pontica._ Eichw. O queste due specie sono da riunirsi in una sola, oppure la seconda trovasi anche nel Caspio, avendola io rinvenuta communissima a Baku. Gli esemplari che si conservano ora nel museo di Torino mancano della fossetta anale caratteristica della prima specie, ed in tutto si conformano alla descrizione data da Eichwald della _Ath. pontica_.

_Perca fluviatilis._ Lin.

_Lucioperca sandra._ (L.)

_L. volgensis._ (Pall.)

_L. marina._ Cuv. (_Pesca labrax._ Pall.)

_Gobius batrachocephalus._ Pall.

_G. sulcatus._ Eichw.

_G. affinis._ Eichw.

_G. caspius._ Eichw.

_G. nasalis._ De Fil. (Archivio di zoologia ecc., Modena, 1863)[55].

_Benthophilus macrocephalus._ (Pall).

_Cyprinus carpio._ L.

_Tinca vulgaris._ Cuv.

_Capæta Sevangi._ De Fil.[56].

_C. Güldenstaedti_. De Fil. (_Scaphiodon capœta_. Heck).

_C. nigra_. (_Scaph. niger_. Heck).

_Chondrostoma regium_. (Chondrochylus. Heck.[57] _Cypr. nasus_ iuxta Pallas?)

_Barbus mustaceus_. (Pall.)

_Leuciscus rutilus_. L.

_Abramis brama_. (L.)

_A. vimba_. (L.)

_A. ballerus_. (L.)

_A. sapa_. (Pall.)

_A.? persa_. (Pall.)

_A. (Blicca) laskyr_. (Güld.)

_Pelecus cultratus_. (L.)

_Aspius rapax_. Ag.

Sarebbero da aggiungersi qui altre specie non sufficientemente definite da Eichwald, co’ nomi usitatissimi ma di così incerto significato, di _Cypr. idus, C. erythrophtalmos, C. orfus, C. cephalus, C. gristagine, C. leuciscus_, ecc.

_Syngnatus caspius_. Eichw.

_S. nigrolineatus_. Eichw.

_Petromyzon fluviatilis_. L.

_Astacus leptodactylus_. Esch.

_Gammarus_.... Tre distinte specie, non ancora sufficientemente studiate, abbiamo raccolto di questo genere, ad Enzeli ed a Baku, a due delle quali potrebbe convenire la frase troppo succinta colla quale Eichwald contrasegna il _Gam. caspius_ di Pallas, differenti però tra loro notevolmente pei caratteri delle antenne.

_Idotea acuminata_. Eichw. Del mar nero. La sua presenza nel Caspio è soltanto dallo stesso Eichwald supposta[58].

Pe’ molluschi ommetto le specie fossili, e mi attengo al catalogo di Eichwald.

_Paludina vivipara_, (delle bocche del Volga).

_P. variabilis_. Eichw.

_P. (Bithynia?) pusilla_. Eichw.

_Rissoa (Bithynia?) caspia_. Eichw.

_Neritina liturata_. Eichw. (_N. danubialis_. Ziegl.)

_Dreissena polymorpha_. V. Ben.

_Mytilus edulis_. L. Accennato vagamente da Eichwald come trovantesi nei Volga: probabilmente confuso con qualche varietà della specie precedente.

_Cardium Eichwaldii_ Reeve (_C. edule_. Eichw. non Lin).

_C. rusticum_. L.

_Didacna trigonoidea_. (Pall.)

_D. crassa_. Eichw.

_Monodaena caspia_. Eichw.

_Adacna edentula_. (Pall.)

_A. plicata_. Eichw.

_A. laeviuscula_. Eichw.

_A. vitrea_. Eichw.

_A. colorata_. Eichw. Delle foci del Don, ed anche probabilmente, secondo Eichwald, di quelle del Volga.

_Nereis noctiluca_. Pall. Eichwald stesso non è sicuro della presenza di questo anellide nel Caspio. Lo scintillare fosforico di questo mare nelle notti estive è attribuito, anche secondo il nominato Eichwald, ai piccoli gammari. Aggiungerò a tale proposito che per quanto io facessi attenta osservazione nelle notti passate su questo mare, dall’undici al venticinque di settembre, non mi venne fatto di scorgere alcuna traccia di fosforescenza.

_Alcyonella?_... Attorno ai rami semifracidi del fondo del Murdab rinvenni colonie di briozoi, aventi il carattere delle Alcionelle nel modo di aggregazione degli individui. Le circostanze non me ne permisero un accurato studio. Fra queste colonie si costruisce il nido un piccolo ragno che del pari non potei convenientemente esaminare, sebbene con ogni probabilità debba considerarsi come affatto nuovo, e molto interessante pe’ suoi costumi.

_Tubularia (?) caspia_. (Pall.); specie troppo imperfettamente conosciuta, sebbene, al dir di Eichwald, non rara.

Direi che è impossibile il non essere subito e vivamente colpiti dal carattere affatto lacustre di questa fauna, se il fatto non avesse dimostrato che qualche volta anche l’evidenza non si vede; se la pluralità degli autori, tenendo conto soltanto di pochi titoli molto dubiosi non avessero saltato di piè pari la discussione degli altri assai più validi per numero e per autenticità, che spogliano il Caspio del diritto legitimo ad ogni parentela coll’oceano. La sorpresa cresce quando si vede uno dei giudici più autorevoli, il signor Ehrenberg, ancora affatto recentemente, prendere la difesa di quella usurpata dignità, e sostenere che il Caspio conserva ora, come ha avuto fino dall’origine, il più deciso carattere di mare. Non soltanto vi manca assolutamente ogni rappresentante di grandi tipi pelagici, come di plagiostomi, di cefalopodi, di echinodermi, di polipi veri, ma perfino non vi è penetrata alcuna specie, anche fuorviata, di pesci marini viaggiatori, come sono gli scomberoidi così abondanti nel vicino mar Nero. Pel contrario nessuna delle specie che abbiamo registrate può ritenersi come esclusivamente marina; e quelle stesse che sono state dagli autori citate come tali, non fanno punto eccezione. Così le foche si trovano anche nel lago Baikal, la cui aqua è affatto dolce. Un molto bello e grosso individuo di _Lucioperca marina_ cadde nelle nostre reti in un canale del Murdab, ove l’aqua era del pari sensibilmente dolce. Si citano i Latterini (_Atherina_) e gli Aghi (_Syngnathus_); ma i primi sono così poco esclusivamente marini, che noi ne abbiamo nelle aque dolci d’Italia, e dei secondi io ho trovato una specie nel lago Paleaston presso Poti. Il _Gobius batrachocephalus_ che trovasi pure nel mar Nero, fu da me pescato anche in un ruscello presso Batum; il _Benthophilus marocephalus_, pure commune al mar Nero, si trova anche nel Murdab, in siti ove l’aqua può dirsi dolce. La _Clupea pontica_ risale il Volga in banchi enormi. Il _Cardium edule_ del Caspio è differente dal vero _C. edule_ degli autori, il quale d’altronde entra nel Tamigi fino all’altezza di Gravesend: specie del genere _Adacna_ si trovano anche negli sbocchi del Volga, del Don, del Dnieper e del Dniester. La presenza nel Caspio di una _Idotea_ e di una _Nereis_ è talmente dubiosa, che non se ne può fare conto veruno. Quanto alla _Tubularia (?) caspia_, essa è in primo luogo troppo imperfettamente conosciuta, ed in secondo luogo non potrà mai figurare come un tipo esclusivamente marino, dopo la scoperta di una Tubularia (_Cordylophora_) d’aqua dolce.

L’esame microscopico del fango preso collo scandaglio in varj punti dal fondo del Caspio, ha rivelato al sig. Weisse ed al signor Ehrenberg una moltitudine di forme nuove, e date come veramente marine, di politalamj, di poligastrici, di diatomee. Il fatto è certamente molto interessante; ma la diffusibilità di questi organismi microscopici può essere altrimenti spiegata che per mezzo della continuità dell’ambiente ordinario della loro vita. Non sarà certamente il celebre autore della monografia sulla polvere alisea (Passatstaube) che vorrà contrastare la possibilità della diffusione di questi minutissimi corpuscoli pel gran veicolo dell’atmosfera.

Vengono ora le alghe. Il signor Eichwald ne cita tre specie marine nello stretto senso della parola: cioè _Ulva intestinalis_, L. _Chondria obtusa_, Agd. _Polysiphonia fruticulosa_ Grew, le quali sono veramente frequentissime nel Caspio. Anzi con ogni probabilità non saranno queste le sole specie di alghe marine di quelle aque: ma noi conosciamo, per un numero esorbitante di esempj, con quanta varietà di mezzi avvenga la diffusione delle piante anche per grandi distanze, in siti affatto isolati.

La fauna del Caspio adunque è senza contrasto una fauna di carattere lacustre: ma possiamo far di più. Paragonandola con altra più anticamente conosciuta, possiamo asseverare che è una fauna danubiana, con aggiunta di poche specie proprie destituite di uno stampo locale deciso; specie sedentarie, per le quali si può ammettere la possibile circoscrizione ad un lato soltanto di un gran bacino. Altre poche specie aggiunte hanno invece uno stampo asiatico, come sono quelle del genere _Capoeta_, com’è pure il _Barbus mystaceus_ così ben caratterizzato dallo straordinario sviluppo del terzo raggio osseo della pinna dorsale. Se facciamo attenzione ai soli pesci, possiamo stabilire approssimativamente le seguenti proporzioni: su circa 45 specie, di tipo essenzialmente marino nessuna; communi al Danubio 28; proprie del Caspio 7; communi al mar Nero 5, tutte trovantisi anche in aque dolci; di origine asiatica e trovantisi anche nei fiumi della Persia 5. L’_Astacus leptodactylus_, la _Neritina liturata_ (da non distinguersi dalla _danubialis_), ed anche la _Dreissena polymorpha_, concorrono a dar alla fauna del Caspio il carattere danubiano, o meglio ancora inversamente alla fauna del Danubio il carattere caspico.

Adunque coloro che intendono tracciare la storia fisica della grande regione nella quale questo mare è incluso, devono più che il Ponto Eusino aver di mira il Danubio. Da Pallas in poi si ripete ad ogni occasione che il mar Caspio ed il mar Nero sono stati un tempo congiunti. Questa espressione è per lo meno inesatta. Una communicazione diretta fra i due mari parmi si possa ricisamente negare: un’antica communicazione fluviale molto indiretta è forse ammissibile, ma non è di questa che s’intende parlare, che altrimenti l’espressione non avrebbe portata alcuna.

Il perimetro del mar Caspio è molto diminuito da quanto era anticamente; ed una gran parte del suo primitivo fondo trovasi ora all’asciutto. Su questo riguardo le antiche osservazioni di Pallas hanno ricevuto piena conferma dai lavori più recenti di Murchison e di Baer. Sull’epoca nella quale le aque del Caspio rientrarono nel bacino attuale, le opinioni sono diverse. Pallas, fondandosi su molto oscuri ed incerti documenti istorici, sostenne che le aque del Caspio bagnassero ancora, nel IV e V secolo, un gran tratto di quella che ora è pianura asciutta all’occidente; ma d’altra parte chiari e positivi dati che si trovano in Erodoto escludono ogni dubio che fin dai tempi di questo scrittore il Caspio fosse ridotto già all’estensione attuale. Baer con nuovi argomenti, tra’ quali è importante quello del tempo immensamente lungo che il Volga ha dovuto impiegare a scavarsi l’attuale suo letto, concorre a dimostrare che il ritiramento del Caspio si è effettuato in tempi anteriori ad ogni testimonianza umana; in epoca da chiamarsi storicamente antica, sebbene geologicamente moderna.

Depositi per lo più incoerenti, con strati di conchiglie di specie identiche a quelle che vivono tutt’ora nel Caspio, occupano una grande estensione di terreno nella Russia meridionale e nelle confinanti regioni dell’Asia. Essi prolungansi molto avanti nel nord, fin oltre Saratow, per tutta la pianura solcata dalle aque del placido e quasi dormiente Volga. Ad oriente, girando attorno l’alto piano dell’Ust Urt, si estendono, senza limiti ben definiti, per il vasto deserto de’ Kirgisi e de’ Turcomanni; ad occidente occupano le steppe de’ Calmucchi, ed oltrepassando l’istmo si fanno vedere ancora lungo le sponde del mar di Azow. Questi depositi costituiscono quella che i signori de Verneuil e Murchison hanno chiamata formazione caspica superiore, perfettamente sincrona col pleistocene dell’Europa occidentale.

Al di sotto di essi occupano un’assai maggior estensione altri sedimenti, che sono marne di varie qualità, e pietre calcaree in strati regolari, orizontali, o poco dislocati, ricchissimi di conchiglie d’aqua dolce o salmastra, di specie poco numerose, ma in numero veramente strabocchevole di individui. Domina fra queste roccie una calcarea, non d’altro costituita che da frammenti di conchiglie o nicchj intieri cementati: è la roccia chiamata calcarea delle steppe, o calcarea Aralo caspica. Le conchiglie univalve (paludine, rissoe, limnee, neritine) sono sproporzionatamente scarse al confronto delle bivalvi, cardiacee e mitilacee. Le specie tutte affatto differenti da quella che abitano ora il mar Nero, sono invece grandemente analoghe a quelle che ora vivono nel mar Caspio ed allo sbocco de’ maggiori fiumi della Russia meridionale: tanto analoghe che per un buon numero di esse la differenza specifica è ridotta a pochissimo od a nulla. È questa la formazione caspica inferiore, equivalente al pliocene del bacino del Mediterraneo. Dalle falde dell’Hindu-kho e de’ monti della Tartaria, per tutta l’immensa pianura aralo-caspica, questa formazione si prolunga verso occidente dalle steppe del Don fin nella Bessarabia. Sono troppo note le belle ricerche di Dubois de Montperreux, di de Verneuil, di Murchison sull’estensione e la giacitura di questa formazione, perchè sia d’uopo riepilogarle qui nei loro particolari. Mi basterà soltanto aggiungere che, al disotto della calcarea delle steppe, si distendono in Crimea altri strati fossiliferi, ricchi di specie marine affatto differenti da quelle dell’attuale mar Nero, e che ben a ragione i geologi, di commune consenso, riferiscono al periodo miocenico.

La così detta calcarea delle steppe segna il limite occidentale-meridionale, il solo positivamente determinato, di un immenso mare interno che all’epoca pliocenica occupava una gran parte dell’Europa orientale e dell’Asia. Dalla natura degli esseri organici, dalla grande estensione della superficie evaporante, e da quanto si rileva dei bacini residui, si può dedurre che l’aqua di questo mare fosse appena salmastra. Il ponto Eusino, il Caspio, il mar d’Aral, il lago Balkasch ed una moltitudine di altri piccoli laghi disposti a rosario come per raggiungere a nord-est il mar glaciale, sono considerati da Humboldt come membra staccate di questo sterminato mar interno, che estendevasi fino a communicare direttamente coll’Oceano artico. Già qualche cosa di ciò aveva balenato alla mente perspicacissima di Pallas, quando, al proposito dell’estensione geografica dell’Accipenser huso, lasciava scritto: _dicuntur etiam (cum reliquis accipenserum speciebus) pullulare in vastis lacubus magnae Tatariae deserti: Aral, Balkasch, Alak-Tughul, quos olim cum mari caspio per plana communicasse verosimile est._ Tutte le osservazioni posteriori sono venute in appoggio di questo pensiero di Pallas, amplificato da Humboldt: ma non abbiamo un solo veramente valido argomento che accenni ad una communicazione diretta di questo gran mare interno col mare generale: le specie veramente pelagiche ne sono affatto escluse. Come già ho fatto osservare, nessuna specie genuinamente mediterranea si trova ora nel mar Caspio, o negli altri grandi laghi salati del medesimo originario sistema: e dall’altra parte non vi si riscontra alcuna forma marina boreale, e per esempio, alcuno de’ tanti copiosi gadoidi dell’oceano Artico[59]. A questi caratteri negativi della fauna si aggiungano i positivi delle particolari specie di storioni, di ciprinidi (_Abramis, Petecus_), di cardiacei e di mitilacei (_Dreissena_); ed emergerà sempre meglio l’indipendenza, l’isolamento di questo gran mare interno europeo-asiatico.

Passiamo ora al mar Nero. Noi non ci preoccuperemo di un’epoca remota nella quale il bacino pontico abbia potuto far parte del gran mare salmastro interno: noi dobbiamo prender il mar Nero al momento in cui ha avuto un’esistenza distinta ed una fauna marina. Sotto questo punto di vista il mar Nero è una dipendenza del Mediterraneo, ed appena si distingue dalla madre patria per un minor grado di salsedine, e per una molto minore varietà di specie: due caratteri in stretta relazione fra di loro. Se cerchiamo la ragione di queste differenze, ci troviamo in faccia ad una fondamentale quistione. Quando il bacino pontico è diventato un golfo del Mediterraneo, e ne ha presa la fauna? È nota l’opinione che riferisce l’apertura del bosforo tracico, e la consecutiva invasione del Mediterraneo nell’attuale mar Nero, ad un’epoca molto recente, se non storica nello stretto senso della parola. Aristotele, Strabone, Diodoro Siculo, fanno coincidere questo avvenimento col diluvio di Deucalione. Dubois de Montperreux lo riferisce alla fine dell’epoca quaternaria, ed ha consenziente la massima parte de’ geologi. Malgrado una così rispettabile autorità è impossibile non vedere nelle traccie della primitiva fauna marina pontica documenti di una più antica esistenza del mar Nero attuale. Sono preziose a questo proposito le recentissime osservazioni del signor Abich[60], il quale ha descritto, lungo le due penisole di Kertsch e di Taman, un deposito litorale (già vagamente indicato dal signor di Verneuil), che si inalza dai 12 ai 16 piedi sul livello attuale del mare, caratterizzato da un gran numero di conchiglie mediterranee differenti in gran parte da quelle che vivono oggi nelle corrispondenti regioni del mar Nero stesso, e indicanti, pel numero delle specie, una fauna molto più ricca dell’attuale di questo mare. Con ogni probabilità si devono considerare come depositi dell’istessa natura e della medesima epoca quelli oscuramente accennati da Hommaire de Hell nella Romelia e nell’Anatolia, ad un’altezza ancora maggiore sul livello del mare. Questi dati che fanno credere all’esistenza del mar Nero con una più ricca e più decisa fauna mediterranea fin dal principio dell’epoca quaternaria o pleistocenea, sono di un gran peso nella quistione, poichè è forza ammettere la coesistenza, nella stessa epoca, del mar salmastro interno nel secondo suo periodo, in quello cioè che ha dato luogo al deposito della formazione caspica superiore. Il limite fra i due mari doveva esser quello medesimo segnato tutt’ora dalle frastagliate scogliere (_falaises_) di calcare delle steppe, che dalla Bessarabia, congiungendosi ai colli litorali della Crimea, si continuano, colla sola interruzione del bosforo cimmerio, fino allo sperone occidentale del Caucaso. Due argomenti depongono per la perfetta separazione de’ due mari: cioè quello già trattato più sopra della separazione delle due faune, e l’altro, che ora si presenta, della maggior ricchezza e del più deciso carattere marino della fauna pontica pleistocenica in confronto dell’attuale, onde è pure da inferirsi un grado di salsedine delle aque superiore al presente.

Il mar Nero trovasi ora in processo continuo di diluzione o di _dissalamento_. Una corrente d’escita pel canale del Bosforo scarica nel Mediterraneo aqua salsa in quantità corrispondenti all’eccesso del tributo de’ fiumi sull’evaporazione; e questo spiega la povertà attuale e crescente della fauna marina pontica. Il mar d’Azow che riceve direttamente gli sbocchi del Don e del Kuban, non ha ora che aqua salmastra, e va trasmutando rapidamente la sua fauna marina in una d’aqua dolce. Questa nuova fase del ponto Eusino ebbe principio dall’epoca moderna, quando per un abbassamento del terreno di una gran parte della Russia meridionale, il Dniester, il Dnieper, il Don ed il Kuban versarono direttamente nel mar Nero l’aqua che prima tributavano al gran mar interno.

A questo periodo corrisponde pure l’abbassamento del fondo del mar Caspio, le cui espanse aque si raccolsero così nell’attuale più ristretto perimetro. Per questo movimento del terreno tutto il gran mar interno andò smembrato nei mari chiusi e grandi laghi dell’Asia centrale, e la sua fauna si è ripartita non solo in questi bacini, ma anche nei fiumi dall’Embla al Danubio. Ove questi fiumi ristagnano in larghi seni, ivi si è mantenuto nella primitiva purezza il carattere della fauna ora divenuta caspica, come si vede, per esempio, nel piccolo lago di Ackermann formato dal Dniester. Ristretto una volta il Caspio ne’ suoi limiti attuali, bastò l’umile rilievo dell’istmo caucasico, misurato anche soltanto al punto di separazione delle aque del Manytsch, per dividerlo dal mar Nero.

Pietro il Grande avea già concepito il disegno di metter in communicazione il mar Nero col mar Caspio per mezzo de’ fiumi, congiungendo con canali artificiali sia il Don al Volga, sia il Kur al Rioni; e questo disegno del grande autocrata avea perfin ricevuto un principio di esecuzione, riescito a vuoto per le vicende politiche e per la velata ma pertinace opposizione delle autorità locali. Più recentemente fu ripreso il progetto con un altro piano, studiando la possibilità di una communicazione diretta fra il Caspio ed il mar d’Azow per la depressione del Manytsch e del Kuma, ed incominciando dal vero principio, cioè da una esplorazione di quella contrada che, per un complesso di circostanze locali, era fino a questi ultimi anni rimasta una _terra incognita_ nello stretto senso della frase. Il signor de Baer mise in evidenza tutta la difficoltà di costruzione di un canale diretto tendente a far confondere le aque de’ due mari, e conchiuse consigliando l’abbandono del progetto. Il sig. Bersträsser fondato su posteriori livellazioni de’ signori Ivanow e Nasaroff, trova pel contrario possibile questa communicazione per mezzo di un canale alimentato dalle aque convenientemente dirette del Kala-us e del Kuma, e da grandi serbatoj accumulanti le aque di cui tanto abonda in primavera la valle del Manytsch.

L’uomo, questo vivente irrequieto, pare si diletti delle più colossali contradizioni, e vorrebbe a suo talento accommodare la faccia del globo, congiungere quello che la natura ha separato, separare quello che la natura ha congiunto. L’ardito esempio del signor di Lesseps ha suscitata una guerra generale agli istmi, e le millanterie tecniche hanno rotto ogni freno. Mentre non si ha il coraggio di fare un taglio fra le due Americhe, la Spagna ha potuto un momento pensare sul serio a diventare un isola, aprendo un passaggio alle navi dal golfo di Biscaglia alla baja di Alfaques in Catalogna. Il governo russo ha fatto bensì studiare diligentemente da’ suoi geometri l’istmo caucasico, ma non si lascerà indurre così presto a dar mano al piccone. Ed affinchè i grandi progetti abbiano tempo a maturare, e si possa frattanto chiarire se il commercio dell’Europa coll’Asia centrale sia veramente chiamato a riprendere la via del Caspio, v’era una nuova porticina da aprire e fu aperta. Le pelli e le sete di Bokara, le sete ed i cotoni del Mazanderan salgono o possono salire il Volga fino a Tzaritzin, d’onde, per mezzo d’un piccolo tronco di ferrovia, passano nel Don, e scendono il fiume fino a Taganrog, ove approdano i bastimenti d’Europa. Le mercanzie europee sono a Taganrog riprese, e col mezzo di un particolare sistema di rimorchiatori, fatte riascendere il Don sino alla stazione della ferrovia.

Questi trovati dell’attuale civiltà non bastano a far deviare il commercio della Persia dall’antica direzione, a sostenere la concorrenza col primitivo patriarcale sistema delle carovane, e le sete stesse dagli emporj di Rescht sono ancora spedite direttamente a Trebisonda, malgrado la via lunghissima di terra, lo scabroso passo di Massula, i pericoli delle rapine de’ Curdi, e le esazioni delle dogane turche.