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CAPITOLO XI.

ISTRUZIONE.

Se Leone XII non avesse fatto altro nel suo regno che la bolla _Quod divina sapientia_, esso meriterebbe per questo solo di essere appellato papa di santa memoria.

Infatti prima che da lui si promulgasse il regolamento sugli studi, la istruzione era sotto un’epoca di mortificante deterioramento, irregolare il corso delle scuole, massimi gli abusi, infiniti i privilegi a certi comuni, a certi luoghi, ed anche ad alcuni privati, di conferir lauree in ogni ramo di scienza. Egli soppresse codesti inutili diritti, ristabilì alcune antiche università, richiamò gli antichi licei, istituì accademie, ordinò norme e leggi anche sulle scuole private.

Ma ogni radicale riforma è difficile che sul momento riesca perfetta, ond’è che egli lasciò ai vescovi la presidenza in tutto il ramo dell’istruzione, e qui il buon pontefice errò, fors’anche per colpa de’ tempi.

La piccola istruzione fu anche troppo negligentata, ed i metodi proposti non sono dell’attualità.

Il nuovo papa vedrà di per sè quanto sia assurdo far immischiare i vescovi nella pubblica istruzione. La loro missione dev’essere tutta religiosa, e l’educazione scientifica de’ giovani ha bisogno di tutt’altri direttori che non sono i vescovi.

E così dicasi de’ metodi ne’ primi studi.

Quando le cose vecchie non son buone in confronto delle nuove, queste debbono preferirsi. Le scuole di mutuo insegnamento sono da preferirsi pe’ giovanetti, ed i sistemi frateschi sono da abolire nelle scuole di filosofia. Non c’illudiamo. L’influenza del buono sarà sempre preponderante, ed i falsi metodi se non si aboliscono, vanno a cader da loro; colla differenza che se i giovani studieranno su buoni e retti principii, saranno dotti e savi cittadini, se saranno istruiti falsamente, la tendenza del secolo gli farà correggere da loro stessi, ma di non tutte le massime erronee si spoglieranno, nè saranno i migliori cittadini e i più buoni cattolici.

Le università abbisognano di cattedre di che mancano; tali sono una scuola di letteratura, di economia pubblica, di diritto delle genti, di diritto naturale, ecc.

Si vuol più cautela nell’accordar permissioni per istruire la gioventù. Quanto è lodevole l’insegnamento dei padri Barnabiti e Scolopi, altrettanto sono nocivi i principii di alcune scuole pubbliche e private, sieno del sesso maschile o femminile, e troppo si è larghi da per tutto nel concedere autorizzazione a questo fine. Un’apposita congregazione provinciale deve sorvegliare il ramo dell’istruzione, ed ogni paese deve avere sue deputazioni che dipendano da quella. — La congregazion degli studi in Roma sia anch’essa composta di dotti ed onesti secolari, ed abbia il supremo potere su tutte le scuole dello stato. Con questo mezzo si perfezionerà il sublime progetto del buon Leone XII, ed il nuovo papa si avrà il merito di esser nomato il riformatore degli studi. Mi riman solo una cosa da avvertire su questo argomento, e poi do termine.

In tutte le università si adopera un’indulgenza troppo nociva nell’accordar le lauree. Moltissimi dottori sono ignoranti. Per porre una remora all’abuso de’ collegi esaminatori, gli esami sien pubblici, e le dissertazioni per lauree sieno scritte su tema dato improvvisamente, e corra l’obbligo all’università di pubblicarle in istampa a proprie spese.

Questo è l’unico modo per evitare che i professori e gli esaminatori abusino, ed è cagione ancora che i giovani studino con profitto per ben proprio e per utilità della patria.