CAPITOLO XIII.
APPALTI.
Non v’è economista che non gridi la croce contro gli appalti. Tutto il lucro che rimane all’imprenditore è a danno dello stato e dei sudditi. Poi le angherie dei privati contro il pubblico, alienano gli animi dal cuor del sovrano. Sono infiniti i mali insomma che da questo falso sistema provengono. Io piglierò ad esempio l’amministrazione de’ tabacchi. Un recente signore ne è l’appaltatore. Arricchitosi non si sa come, esercitando i suoi una servilissima arte, poi divenuto ricco banchiere e duca, dando ad usura ai papi il suo oro mal’acquistato, facendo mostra di generosità co’ primi piaggiatori di Roma, prodigando a tempo utile qualche elemosina al popolazzo, allogando di tempo in tempo lucrose opere ad artisti, profondendo danaro scaltramente in società brillantissime, oscurando il lustro dei veri principi romani, arrivò costui a padroneggiare lo stato e rendersi devoti i capi di tutti i dicasteri, ad estorquere concessioni e privilegi dalla corte, e farla, in fine, con pochi altri vili satelliti, da vero tiranno, e soperchiatore in tutti i dominii della santa sede.
I di lui agenti hanno demoralizzato tutti i buoni e schietti abitanti che sono lungo il lido del mare dal Tronto a Comacchio e sull’altro del Mediterraneo. Ha istituito una polizia composta di sgherri armati, i quali abusano della protezione che loro accorda il governo. Ha posto la diffidenza nelle famiglie, il sospetto fra gli amici e parenti, ha favoreggiato lo spionaggio, ha comprato i tradimenti, ha tradito la buona fede dei sudditi, ha tolto all’amore del governo mille cuori devotissimi. Ha corrotto magistrati, ha sedotto soldati, ha sacrificato molti individui, ha immiserite comode famiglie, ha deteriorato il commercio di mare, l’industria pubblica e privata.
Che più? Ha turbato colle sue perquisizioni la sacra pace dei religiosi, delle vergini di Gesù Cristo, le ceneri de’ defunti.
Dio mantenga il di lui tremendo giudizio sopra di costui, e non gli accordi mai quella prole che agogna!!
Gli appaltatori degli altri rami sono anch’essi più o meno dannosi allo stato, sia dal lato economico, sia dal lato morale. Ma la perversità è massima nell’amministrazione de’ tabacchi, ed è argomento di gravissimi scandali, da che l’imbecillità di un papa egoista ne die’ la privativa all’appaltatore presente.
Io ho sentito parlare di progetti su questo argomento che mi sembrano molto utili allo stato. Ignoro se siano facilmente eseguibili, ma se il governo ne farà argomento di disquisizione con persone atte a dar consigli, mi par probabile di poterli effettuare.
Intendo parlare della libertà di commercio sui tabacchi e sui sali.
Poniamo che il governo abbia un milione netto di rendita sui sali e tabacchi. Istituisca una tassa provinciale proporzionata, che renda allo stato quello che introita coll’appalto, ed i sudditi saranno ben contenti di fare un pagamento di poco rilievo a rate, e scegliere e comprare dai più esatti industriosi sia il sale, sia il tabacco, che sarà sempre abbondante nello stato, ed a prezzo tenuissimo. Se si ha a dir la verità, i tabacchi dello stato pontificio sono per avventura migliori di tutti quelli degli stati italiani. Ma i prezzi loro enormissimi, ed i tabacchi che costerebbero lieve somma, sono di pessima qualità, insopportabili, da non poterne far uso.
Quando la fabbricazione de’ tabacchi era libera, v’era fra i commercianti una gara utilissima, venivano occupati sperimentati artisti nazionali, e in questo maleaugurato bisogno del popolo si provvedeva con soddisfazione dell’odorato, e con moderatissimo incomodo delle borse. Lo stesso dicasi del sale. Ogni industriante aveva un interesse a fabbricarne dell’ottimo, e non si vide altro che in quell’epoca portata a perfezione l’operazione di questo genere necessario, o introdotto nello stato il miglior sale che trovasi in natura in altri luoghi più fortunati.
Non vi fu caso mai che alle popolazioni mancasse un genere o l’altro. Ma a garantire i consumatori da un’evenienza appena possibile mille modi avrebbe il governo, tra’ quali l’istituzione a proprie spese di spacci normali in ogni comunità.
Io mi sono diffuso a parlare a lungo di questo appalto, poichè è quello che è più degli altri tirannicamente amministrato, e mal si sopporta dai popoli che alle oppressioni del governo si aggiunga quella d’un esoso privato, che con sue ladronerie si compera ormai i dominii della santa sede.
L’altro dazio gravosissimo al popoli è quello del macinato. Io stimo che il governo potrebbe, con proprio vantaggio e più tranquillità dei sudditi, adottare un progetto simile al precedente, e toglier via dalle provincie tanta ribaldaglia di appaltatori, che fanno malcontente le popolazioni a danno sempre della sicurezza del pontificato.
Le forniture sono un _fac simile_ degli appalti. Colla differenza che la trufferia dei fornitori si fa più direttamente a danno dell’erario, e ne risentono alcune classi di persone che hanno diritto ad esigere più riguardi e più compassione dal governo. Tali sono le truppe, malmenate tanto dai fornitori generali di Roma, ed i poveri carcerati, specialmente delle provincie, dove il trattamento ed il vestiario viene subappaltato due o tre volte; tanto che l’ultimo fornitore rade fino alla pelle lo sciagurato prigioniero, per far anch’esso un lucroso guadagno. Io non so se fosse possibile al governo di amministrar queste cose a proprio conto: è però vero che un tale ramo esige una prontissima riforma, che migliori la condizione di queste classi, e specialmente dell’ultima, la quale ha diritto ad ogni nostro riguardo ed alle nostre premure.
Ma qualcuno potrebbe opporre che coll’abolizione di certi appalti un numero grandissimo d’impiegati rimarrebbe sprovvisto improvvisamente senza aver altre risorse. Per ciò che riguarda gl’impiegati camerali essi hanno diritto ad essere mantenuti in soldo e si porranno in riposo, o si faranno occupare in altri impieghi. Quanto agl’incaricati dell’attuale appaltatore de’ tabacchi essi siano congedati con qualche gratificazione, e tornino alle loro antiche professioni, o si procurino qualche occupazione, e facciano insomma quello che prima dell’appalto ducale facevano. La carriera stessa militare può servire a moltissimi di onesta professione ed onorata.
Tutte le altre privative e privilegi ed esenzioni sono, più o meno, un abuso del governo per procacciare un piccolo lucro a sè stesso, e che arricchiscono qualche privato con danno di tutti gli altri sudditi.
Merita però anche questa parte una seria disquisizione le di cui risultanze tendano a far vantaggio ai più, allo stato medesimo, che suona lo stesso. Nè s’intenda con ciò che le invenzioni o i perfezionamenti nei rami industriali non debbano premiarsi ed incoraggirsi co’ dovuti onori e privilegi. Quando il vero merito o una scoperta utile alla nazione implora dal Governo protezione e soccorso, si deve essere generosi nel concedere, perchè la ricompensa alle cose utili è stimolo a sempre progressivi miglioramenti.