Chapter 4 of 18 · 230 words · ~1 min read

CAPITOLO IV.

BOLLO E REGISTRO.

La primaria istituzione del bollo e registro ebbe per iscopo la sicurezza e la data certa de’ contratti. Ma il governo pontificio ne ha fatto un ramo disonestissimo di finanza. Non vi è regola certa e norma alcuna sulle imposizioni delle tasse, e dipende dal capriccio e dalla ignoranza dei popoli il tassare un atto più o meno, secondo che è a grado loro, talmente che si vede talora in un officio tassar dieci per una registrazione, mentre per l’atto medesimo vi domandano venti in un altro luogo.

Le tasse sono sempre enormissime e sproporzionate, talchè è un lamento universale de’ popoli contro questo balzello del registro, il quale porta per necessaria conseguenza che i contratti sieno pochi, o mal fatti, e nascostamente fatti a danno della buona fede e della morale pubblica. Vi è obbligo a registrare certi atti che non abbisognerebbero di tale formalità, ed il governo fa una speculazione sui giuochi pubblici, sulle morti, sugli spettacoli, e poco manca che non faccia registrare e bollare l’atto di nascita di ogni individuo, la pompa solenne del santo battesimo. Conchiudo che la gravezza di queste tasse è un latrocinio, la pretensione del governo far bollare e registrare certi atti è una ingiustizia. Ond’è che su questo ramo ci vuole una radicale riforma, diretta a mantenere lo scopo vero di questa istituzione, senza soverchio peso del popolo.