Chapter 17 of 18 · 279 words · ~1 min read

CAPITOLO XVII.

STAMPA.

La libertà della stampa, quando essa abbia un limite e si opponga alla pubblicazione di cose irreligiose e disoneste, è affare utilissimo e necessarissimo ad ogni governo ben regolato.

Quando a ciascuno fosse fatto lecito di censurare la condotta degl’impiegati, quando si potesse dire liberamente a carico dei signori ministri, quando si potesse levar la voce contro gli errori che commette il Governo, quando fosse tollerato parlare della cattiva amministrazione pubblica, quando fosse permesso pronunciare il proprio sentimento su certi metodi di studio; io vi so ben dire che i signori impiegati opererebbero con miglior giustizia, il Governo rifletterebbe di più sulle determinazioni che prendesse, l’erario non sarebbe l’ufficio legale di latrocinii, gl’instruttori adotterebbero i metodi riconosciuti migliori, e così ogni cosa prenderebbe il suo posto conveniente, ed i popoli avrebbero meno ragione di lamentarsi, ed il regno de’ preti diverrebbe a tutti accetto e gradito.

E chi scrive sia responsabile di quello che asserisce, quando le cose stampate offendono direttamente le persone ed abbiano apparenza di calunnia.

Così la censura sacra, la censura politica non si opporranno più al progresso delle scienze, perchè quelle menti torbide d’inquisitori, commissari, trovano da evitar sempre qualunque libro scientifico, e gli scrittori, o indispettiti od iscoraggiati, dimettono il santo pensiero di scriver per la bassa ed alta istruzione, ed al popolo non si distribuisce il pane dello sapienza, si eterna la di lui ignoranza e rozzezza. Il santo Padre nuovo non tema, no, di accordare la libertà della stampa; egli deve valutare i vantaggi ch’essa arreca, e deve considerare ch’è mezzo atto a favorire il contento dei popoli, ch’è quanto dire che assicura le saldissime ed eterne basi al trono pontificale.