CAPITOLO III.
L’ordine delle materie mi condurrebbe adesso a dover dire qualche cosa sul codice civile dei sudditi pontificii. Ma per grazia della santa Sede apostolica noi manchiamo di un codice parziale. Il lettore non mi faccia il broncio, perchè la bisogna va proprio così, ed io non ispaccio menzogne. Per noi sta ancora il vecchio corpo delle leggi giustinianee, vestito qualche volta alla bergamasca con bolle e costituzioni apostoliche, talchè è un ridere proprio da matti vedere il digesto sì fattamente imbavagliato. V’è però un regolamento di procedura, dove hanno cacciato qualche cosa di positivo sui testamenti, un saggio brevissimo, dirò così, di legislazione. Le incoerenze che sono dentro questo regolamento, le formalità inutili, le lungaggini dannose, le oscurità di certe disposizioni, le massime erronee, le esorbitanti tasse e governative e curialesche, formano un tutto così variato che miglior musaico credo non sia mai stato lavorato dai nostri buoni antichi. Da tutto ciò emerge che i giudizii sono eterni, mille possono essere gli appelli secondo la maggiore o minor scaltrezza dei curiali, le spese infinite, e quando la causa è terminata il vincitore non ha guadagnato niente, il perdente rimane senza nulla, ed il patrimonio combattuto parte se lo piglia il Governo, parte i causidici. Perciò si dà luogo a contratti nascosti, fittizii, immorali, cagione essi stessi di nuove liti e di miserie.
Io questa volta non mi rivolgerò agli scienziati italiani, perchè propongano essi un codice al governo pontificio. Sentii sempre lodare da tutti il corpo di leggi fatto riunire da Napoleone sotto il suo assoluto impero. Tranne alcune cose, che forse non converrebbe accettare al governo nostro, io stimo che quel codice sia utilissimo e adattato per noi. Il nuovo papa potrebbe ingiungere ad alcuni dotti di esaminarlo, ed apporvi quelle poche riforme che sono necessarie, e quindi adottarlo. Il bene, da qualunque parte ne venga, non iscapita mai della sua natura. E poi quel codice non è già opera di Napoleone. I primi dotti d’Europa ne furono i compilatori: egli non ebbe altro merito che di saperli cercare e scegliere.