CAPITOLO XVI.
IMPIEGATI.
Il conferimento degl’impieghi è di quasi esclusiva attribuzione della segreteria di stato. La nomina è sempre tutta a nome del sovrano, ma poche volte ei se ne briga davvero, tranne il caso in cui voglia provedere qualche suo ben affetto, o raccomandato da persona autorevole. Nei primi anni del pontificato di Gregorio il di lui aiutante di camera vendeva a prezzi fissi i posti e le cariche anche più onorevoli e sublimi. Talchè si videro fra i giudici, governatori, cancellieri, proposti, e via discorrendo, persone che occupavano posti vilissimi, o avevano servito nelle truppe, o erano cherici, o non avevano fatto alcuno studio, o erano istruiti in rami diversi affatto da quelli dell’impiego che andavano ad esercitare. Lo stesso sistema è adottato dalla segreteria di stato, eccetto rarissime cose. L’impegno di cardinali, di nobili romani, de’ ministri, degli stessi servitori di qualche personaggio, basta ad ottenere un biglietto di nomina. Talora
«Spiccano ciò che voglion da palazzo »Chi porta bella moglie e bel ragazzo,»
perchè i segretari di stato, i sostituti, i primari impiegati sono anch’essi composti di polpa ed ossa come tutti gli uomini, e si danno buon tempo, ed amano le loro lasciviole, e si piegano volentieri alle lacrime di qualche bella signora o di qualche scaltra zombracca. Questo sistema fa che gli onesti impiegati, i quali abborrono ogni sorta d’intrigo, rimangono molti anni ne’ loro posti senza ottenere avanzamenti, ed i faccendieri, che possono spendere od estorquere una commendatizia, o procurarsi una protezione, hanno avanzamenti lucrosi ed onorevoli senza merito, senza giustizia, senza onestà. Ed ecco perchè nei tribunali, ne’ dicasteri, in tutti gli uffici si trovano sempre impiegati facili ad esser sedotti, incapaci a rettamente eseguire le loro attribuzioni, mancanti di pratica, di teoria, e quindi attivissimi a male amministrare la giustizia, a commettere errori dannosi per le cose del pubblico e per gli affari de’ privati, ora per ignoranza, ora per cattiveria.
Gl’impieghi si conferiscono a preferenza ai Romani, o almeno in molto più favorevole proporzione per essi, poichè fra di loro tutti sono figli o nipoti di preti, di prelati, o addetti alle case de’ cardinali, o stretti in amicizia co’ ministri stranieri e con i loro domestici. Costoro, quando vengono a coprire le cariche in provincia, sono orgogliosi, insolenti, maneschi, ingiusti, tanto che sono odiati da tutti, e cagionano male umore contro il Governo. Quanto è necessaria un’attiva e radicale riforma su questo delicatissimo ramo! Abbia pure lo stato ottime leggi, savissimi ordinamenti, istituzioni onorevoli; se gl’impiegati non sono probi ed intelligenti, il malcontento durerà sempre, si darà ognora luogo all’arbitrio, e i sudditi lamenteranno, non avranno amore e rispetto al sovrano, desidereranno cambiamenti politici, e faranno congiure e tenteranno ribellioni. Un miglioramento in ciò debbe esser prontissimo e radicalissimo. Senza di esso ogni altra buona ordinanza sarà inutile, poichè sono i cattivi esecutori delle cose quelli che rendono vani i buoni ed utili miglioramenti.
Perchè gl’impieghi non si dovrebbero conferire dietro rigorosissimo esame relativo?
Perchè non esigere dai richiedenti la prova certa di una immaculata condotta?
Perchè a circostanze pari l’anzianità non viene calcolata?
Perchè gli assegni non si proporzionano, e non si aumentano certe vilissime paghe d’impieghi delicati, e non si toglie così un argomento potente alla prevaricazione?
Perchè non si danno compensi alle fatiche straordinarie, alle operazioni utili dello stato?
Perchè non si esige dai capi d’ufficio un’attiva sorveglianza e mensuali ingenui rapporti?
Perchè non si stabiliscono da per tutto ispettori provinciali probissimi, ch’esaminino con pieno rigore la condotta degl’impiegati, e perchè non sono gl’ispettori stessi sottoposti a rigoroso rendimento di conto delle loro operazioni?
I sorvegliatori attuali sono tutti pressochè uguali a quell’uditor santissimo che presentemente va facendo un viaggio di piacere per lo stato col titolo di visitatore. Ha dato una occhiata a certi locali, a certi uffici, ed ha trovato, il buon uomo, che tutto andava in piena regola e perfettamente, anche dove le cose andavano in malissima regola e in pieno disordine. Io non so a che scopo avvisasse il viaggio di costui. Certo è ch’egli non fece nulla, e si è procacciata l’indignazione de’ popoli e la derisione degl’impiegati.
Concludiamo. I preti stiano nel santuario. Non s’impaccino negl’impieghi dello stato, perchè è giusto che i primi posti ch’essi occupano si cedano ai laici. E più presto il papa giunge a ciò, e più sicuro sarà in trono, e contenti saranno i suoi sudditi. Questo è osso un po’ duro da rodere per loro. Ma è di giustizia un cotal cambiamento. È nel desiderio dei più, e basti.