Chapter 12 of 23 · 504 words · ~3 min read

parte di

ponente, bagnata dal Cefisso, la porta del _Pireo_, unita dal _lungo muro boreale_ al porto di quel nome, al quale conduceva per la strada di Teseo; indi la porta _Sacra_, che conduceva ad Eleusi e la porta _Itonia_, e infine da capo la _Dipila_.

[223] Proverbio greco popolare, giunto fino a noi. Un parassita lo cita nel _Medico_ di Aristofane: τοὺς καλοὺς πειρᾷν κακνὸς (Aten., _Deipnos._, VI, 238 c.). — _Opinantur mulierculae pulcherrimum quemquam fumum persequi_ (Victorius, cap. 21, _Variarum_).

[224] Rinomatissime e ricercate alle mense erano le anguille del lago Copais, in Beozia. Così pure le _raje_ (βάτις, Arist., _Vesp._, 510; Aten., III, 104) tenute fra i pesci più delicati; e gli _uccelli del Fasi_, o _fasiani_ (fagiani — φασιανος ὄρνις — Aten., XIV, 654; Alcifr., III, 7). Dalle rive del Fasi, fiume della Colchide ove trovavansi in gran copia, gli Argonauti furono i primi a portarli in Grecia, di dove vennero trasportati in Italia, serbando l’antico nome.

_Argiva primum sum transportata carina;_ _Ante mihi notum nil, nisi Phasis, erat._ (Marziale, XIII, ep. 72)

[225] _Ceramico_ o _palazzo delle tegole_, era un quartiere famoso della città, che traeva il nome, secondo Pausania (_Attic._, 3), dall’eroe Ceramo, figlio di Bacco e di Arianna; ma molto più verisimilmente dai lavori in terra cotta (κέραμος, _tegola_) che vi si facevano. Estendevasi parte fuori e parte dentro della città. Nel Ceramico esterno, che si stendeva dalla porta Dipila sino all’Accademia, erano le tombe degli eroi, caduti in guerra per la patria. «_Ceramicus locus Athenis ubi bello peremptos sepeliebant, et funebres orationes habebant: statuis passim erectis, quae, quo quique loco occubuissent, indicarent_» (Suida). Nel Ceramico interno che dalla porta metteva alla piazza maggiore (_Agorà_), radunavansi il bel mondo e le meretrici (V. Suida; Meursius alla voce _Ceramicos_; Paus., _Att._, 3, 29).

Avendo l’autore supposto la casa di Alcibiade (quadro I, not. 1) a ponente d’Atene, fuor delle porte, presso la via del Pireo, Cimoto uscendo dalla porta Dipila, a nord-ovest, per venire a trovar Alcibiade, doveva appunto attraversare il Ceramico esterno.

[226] Anacreonte, _ode_ 41.

[227] Eraclito, filosofo di Efeso, era così chiamato per la oscurità del suo stile e della sua dottrina: della quale Socrate, richiesto un giorno del suo parere da Euripide, ebbe a dire: «quel poco che riesco a capirne è buono; e voglio credere che sarà buono anche quello che non capisco: ma per penetrar quell’abisso ci bisognerebbe un palombaro di Delo» (Diog. Laerz. in _Socr._ e in _Eracl._).

[228] Il giuramento o l’attestazione per _Venere! per la regina Venere!_ δέσποινα Ἀφροδίτη — era de’ più usitati fra le etére (Cfr. Alcifr., _Lett._, I, 32, 36, 39 e altrove; Aristen., _Lett._, I, 23).

[229] Aristen., _Lett._, I, 15; Luciano, _Imagini_; Omero, _Iliade_; e la poetessa Saffo: «_La persuasione è figlia di Venere_.»

[230] Plutarco in _Alcib._, chiama Timandra la compagna fedele dell’eroe ateniese che lo assistette al momento della sua morte. Collo stesso nome la chiama Ateneo, XII, 535 c., il quale la fa anche madre della famosa Laide di Corinto: più innanzi, al