Chapter 10 of 30 · 1274 words · ~6 min read

CAPITOLO X.

L’attentato.

Il terzo giorno di Natale — il 27 dicembre 1850 — mi alzai prima dell’alba. Avevo poco dormito e molto pensato. Ero d’umor nero, poichè avevo fantasticato sulla serie delle peripezie, che da un anno mi tenevano in angoscia. Tuttavia debbo dichiarare, che nessun pensiero sinistro aveva attraversato la mia mente durante quella notte insonne.

Dopo aver passeggiato da un capo all’altro della stanza terrena, tolsi la spranga alla porta e mi feci sulla soglia per esplorare il cielo.

L’alba spuntava. Era una giornata fosca, molto fredda. Il vento impetuoso soffiava da tramontana, e urlava fra i comignoli, facendo volare qualche tegola dai tetti.

Indossai il mio lungo cappottone di orbace, e tornai sull’uscio a respirare a pieni polmoni quell’aria frizzante, che pareva spegnesse la mia febbre. Sentivo lo stormire delle foglie degli alberi vicini, agitate dal vento.

Guardando distratto la campagna, verso Codrongianus, i miei occhi si fissarono sul tratto di strada che mi stava di fronte, la quale conduceva all’Oratorio di Santa Croce. Ricordai allora, ch’era la festa di San Giovanni evangelista, e che all’alba di ogni giorno festivo il prete Pittui soleva recarsi a dir messa in quella chiesetta fuori mano.

Per di là, dunque, sarebbe fra non molto passato quel prete: il prepotente, il fattucchiere, il nemico della mia pace.

Non so dire i pensieri che in quell’ora passarono a tumulto nella mia mente. So che rientrai nella mia stanza per spiccare dal capezzale del letto (dove per solito lo tenevo) il mio vecchio pistolone ad una canna. Nascosi l’arma sotto al cappotto, e tornai ad appoggiarmi allo stipite della porta, tenendo l’occhio sempre fisso sulla strada dell’Oratorio.

Il vento soffiava con più violenza, e i rami degli alberi si piegavano verso terra, quasi minacciando di spezzarsi.

Il temporale pareva imminente. Avevo preso un’istantanea risoluzione, e dovevo ad ogni costo compierla.

— Ma, chi lo sa? — pensai — forse il prete Pittui non uscirà di casa con questo tempaccio; la messa la dirà più tardi.

Non so dire se in quel momento io desiderassi, o temessi un contrattempo. Ero fuori di me.

Certo è però, che quell’uomo doveva essere in cammino, poichè sentivo due acute punture ai ginocchi. Avevo bisogno di romperle, da una buona volta, quelle _legature_ insopportabili!

Finalmente, verso le sei, vidi il prete che scantonava.

[Illustrazione: Attentato contro il prete Pittui]

Il cielo si faceva sempre più fosco, e il sole non era ancora levato.

Per le vie non si vedeva anima viva. Le porte delle case erano tutte chiuse, poichè il freddo tratteneva in casa più dell’usato gli abitanti, i quali non avevano l’obbligo di lavorare in quel giorno festivo.

Avvolto nel suo lungo pastrano dalle ampie saccoccie, col bavaro alzato, il prete attraversò il breve tratto di strada, curvo, col capo chino contro al vento furioso, che gli soffiava di fronte. Passò come una visione, e scomparve.

Allora io mi mossi ed affrettai il passo per tenergli dietro.

Scantonata la via, studiai di camminare rasente le case per raggiungerlo inosservato. Il vento che ci soffiava di fronte gli impediva di avvertire il rumore delle mie pedate.

Gli tenni dietro per una cinquantina di passi, e lo raggiunsi all’imbocco del largo detto _Funtana manna_, in cui a destra la strada fa scarpa in campagna aperta, fronteggiando il villaggio di Codrongianus[15].

Il sito era opportuno, perchè spazioso e poco frequentato.

Giunto a tre passi da lui, tolsi la pistola di sotto al cappottone, glie la puntai quasi a bruciapelo alla nuca, e premetti il grilletto.

L’arma non prese fuoco, perchè il cane non aveva schiacciato il fulminante.

Continuai a camminare insieme a lui, sempre alla stessa distanza; e per altre tre volte ritentai il tiro. Il colpo non partì mai, e il vento contrario impedì che lo scatto del grilletto giungesse all’orecchio del prete.

Io era atterrito. Mi venne allora in mente che quell’uomo usava della sua malìa, e che la mia pistola era fatturata. Pensai di ricorrere al coltello, ma non l’avevo meco.

Il prete, sempre collo stesso passo, ignorando ch’era pedinato, camminava verso l’Oratorio.

Si era giunti insieme al centro di _Funtana manna_; e, non volendo lasciarmi sfuggire l’occasione che l’inferno mi offriva, decisi di farla finita in qualunque modo. Feci ancora altri due passi avanti, levai in alto il braccio, e, con tutta la mia forzar lo lasciai ricadere con un manrovescio sulla guancia sinistra del prete, che stramazzò supino.

Gli fui sopra come un tigre, gli posi un ginocchio sul petto, lo afferrai colla sinistra alla gola, e puntandogli la pistola nell’occhio, feci scattare tre o quattro volte il grilletto, sempre invano.

Il prete si dimenava in tutti i sensi e mandava sordi rantoli, che si confondevano col gemito del vento. Aveva la lingua tutta fuori, gli occhi spalancati. Le sue unghie penetravano nelle mie carni, ma le mie braccia erano di acciaio.

Riuscì finalmente ad afferrarmi per il ventre; fui pronto a tirarmi indietro; ma, rallentando la mano con cui gli stringevo la gola, egli potè emettere due acutissimi gridi.

Furono i soli. Volendo sbrigarmi per non venir sorpreso, gli strinsi con più forza la gola, e colla canna del mio pistolone, a mo’ di pugnale, lo percossi a più riprese sul viso, strappandogli dalle guancie brandelli di carne.

Ero cieco, feroce. Gli premevo i ginocchi sulle costole, gli davo calci, pugni da per tutto; ma egli, colla faccia insanguinata, continuava a fissarmi cogli occhi sbarrati, quasi volendomi far subire il fascino della sua malìa. L’anima di quel mostro non voleva uscir fuori dal corpo!

Nel frattempo, dietro di me, diverse porte si spalancarono con fracasso. I gridi del prete avevano dato l’allarme. Una dozzina d’uomini robusti, da diverse parti, si slanciarono verso di noi, non sapendo ancora che cosa fosse avvenuto. Senza voltarmi, continuai a percuotere il prete con più forza; egli era livido, grondante sangue dalle narici e dalla fronte, ma non c’era verso che volesse morire!

Quando gli accorsi ravvisarono me e il prete Pittui, si fermarono un istante, come inorriditi dinanzi a tanta audacia e a tanto sacrilegio. Finalmente mi furono tutti addosso per strapparmi la vittima, che io cercava invano di strozzare. Sentendomi afferrato da tutte le parti, divenni idrofobo. Abbandonai il prete, mi levai in piedi, e mi slanciai come belva contro i miei assalitori. Con morsi, pugni e calci ne mandai parecchi a ruzzolare sul terreno; un altro ne allontanai con un colpo di pistolone sotto all’occhio, in modo che ne portò la cicatrice finchè visse. Giunsi infine a svincolarmi da tutti, e mi diedi a correre verso casa.

— Fermatelo! fermatelo! — gridava il prete con sordo rantolo, senza potersi alzare.

Parecchi giovinastri m’inseguirono; ed uno, più ardito, mi tenne dietro prendendomi a sassate.

Giunto a pochi passi da casa, mi volsi indietro; e rivolto a quel giovane gridai:

— Fermati lì, un momento, chè voglio insegnarti come si lanciano i sassi!

E siccome ero entrato in casa per prendere il fucile, quel giovane se la diede a gambe, e andò a raggiungere i compagni, occupati a sollevare il prete malconcio, per portarlo sopra una sedia alla propria abitazione.

Molte porte nel frattempo si erano spalancate, e la gente accorreva da ogni parte per dirigersi a _Funtana manna_.

Io corsi ad armarmi di fucile; slegai il mio cavallo, lo portai sulla strada, e vi montai a dorso nudo.

Nel saltare per inforcarlo, mi cadde il berretto, che lasciai sulla strada.

Cacciai in testa il cappuccio, diedi una strappata alle redini, e, senza dar soddisfazione a’ miei (che ignoravano ancora l’accaduto) spinsi il cavallo al trotto per prendere la campagna.

PARTE SECONDA

IL BANDITO DI FLORINAS

[Illustrazione: Testata allegorica sui personaggi della storia]