CAPITOLO IX.
Il bandito Derudas.
Ho già parlato dei due banditi Antonio Maria Derudas e Giovanni Maria Puzzone, di Cargeghe, datisi alla campagna dopo aver ucciso il capitano dei barracelli, che li disturbava nelle loro imprese rapaci. Questi giovani vagabondi erano ladruncoli, che prendevano diletto a uccider buoi e cavalli, a danno del barracellato.
Poco dopo l’uccisione del capitano, un altro giovine di Cargeghe — Angelo Masala — uccise certo Manconi suo compaesano, e sfuggì alla giustizia dandosi alla macchia. Si ebbero così, in breve tempo, tre banditi di Cargeghe.
Il fratello dell’ucciso — Giovanni Manconi — volendo vendicarsi dell’assassino, chiese l’aiuto dei due banditi Derudas e Puzzone; e tutti e tre riuscirono a freddare con una fucilata Angelo Masala, che sotterrarono in campagna, senza che alcuno li vedesse.
Il prete Luigi Tolu di Cargeghe, mio cugino, un giorno si rivolse a me, pregandomi di proteggere il bandito Derudas, che voleva liberare ad ogni costo, ritenendolo un disgraziato, più che un cattivo soggetto. E fu dietro alle sue insistenti raccomandazioni, che mi decisi ad unirmi col Derudas e col Puzzone, coi quali rimasi per circa un anno, sebbene non di continuo.
Un giorno, insieme al Derudas, attraversavo il sito detto _Sa funtana de sa piarosa_, di fronte alla cantoniera di Campomela, nel tenimento di Don Battista Solinas di Cargeghe. A un certo punto il mio compagno si fermò, e, indicandomi una zolla, mi disse sorridendo:
— Vedi? Io, Puzzone e Manconi abbiamo qui seppellito il cadavere di Angelo Masala!
Trascorsi quattro o cinque mesi, il Puzzone fu arrestato; ed io continuai a tener compagnia al Derudas, separandomene però di tanto in tanto, poichè diffidavo di lui.
Due volte, in quel tempo, mi riuscì di sfuggire ad un agguato di carabinieri.
La prima volta fu nel _salto_ di Banari. Mi ero cacciato in una grotta della _Scala di Antonio Faedda_ (territorio di Florinas) dove passai una notte ed un intiero giorno. Recatomi in seguito nell’ovile _Panzano_ (a Giunchi) i nostri cani abbaiarono fermi — indizio che vedevano gente ferma. In quei dintorni, infatti, erano appiattati una ventina di carabinieri. Pensai di attraversare il campo deludendo la loro vigilanza. Mi cacciai il cappuccio sugli occhi, chiesi a un pastore le pecore, e mi diedi a guidarle, passando arditamente in mezzo a’ miei nemici, che continuavano a tener d’occhio l’ovile. Fui salvo.
La seconda volta mi trovavo nello stesso ovile, dove avevo passato la notte insieme a Derudas. Verso l’alba diedi ordine ad un mandriano d’esplorare i dintorni, raccomandandogli, che, nel caso avesse visto carabinieri, si fosse affacciato alla roccia de _sas coas de medallu_, gridando: — I buoi non ci sono! — Quel semplicione, invece, gridò forte al suo padrone:
— Zio Antonio Luigi, ci sono i carabinieri!
Ne avevo veduto sei a cavallo nella pianura; gli altri erano appostati nel bosco, credendo che per di là noi si scappasse. Svegliai il Derudas che dormiva; girammo la collina, salimmo la montagna, e di là scorgemmo i carabinieri, che ci aspettavano al varco. Anche questa volta, con un po’ di astuzia, ero riuscito a sfuggire a un agguato, preparato con molta sagacia militare.
Lascio i carabinieri per narrare i miei casi col Derudas.
Nel territorio di Banari era il molino di proprietà della contessa Musso. Il mugnaio, che lo aveva in affitto, viveva in continui litigi colla propria moglie, poichè costei teneva seco una bambina illegittima, che turbava la pace domestica.
Tanto io, quanto il mio compagno Derudas, capitavamo con frequenza nel molino, e la moglie del mugnaio si sfogava con noi, mettendoci a parte dei disaccordi coniugali.
Un giorno che mi trovai solo con essa, la moglie inasprita mi raccomandò caldamente di liberarla dal peso del marito, uccidendolo.
Feci di tutto per smuoverla dal suo proposito: — Metti giudizio, e sta savia! — le dicevo — Non dar retta ai tristi consigli della tua coscienza. Fa la pace con tuo marito, e vivete tranquilli!
Il mugnaio era un buon uomo; ci dava ospitalità con piacere, e di tanto in tanto mi regalava qualche scudo. M’irritavano, dunque, gli eccitamenti di quella femmina, che ad ogni costo voleva diventar vedova.
Ma la donna è tenace ne’ suoi proponimenti di vendetta; e la moglie del mugnaio, vedendo la mia ripugnanza a compiacerla, mi lasciò in pace. Ella si rivolse segretamente al mio compagno, a cui offrì sessanta scudi per eseguire il colpo.
Il bandito Derudas si lasciò, convincere dal danaro e dalle tenerezze della bella mugnaia; e un bel giorno, con una buona fucilata, le tolse dal fianco l’importuno marito.
Quando appresi il fatto, rimproverai acerbamente il mio compagno:
— Che cosa hai fatto? Perchè uccidere l’uomo che ci dava a mangiare e ci offriva asilo nei giorni del pericolo? Sei un tristo e un miserabile!
Il Derudas si strinse nelle spalle e mi disse:
— Oh, sta a vedere che un bandito dovrà lasciarsi vincere da uno scrupolo!
Avvenne intanto, che il mio compagno erasi pazzamente innamorato di Maria Grazia, la bellissima vedovella di un altro mugnaio, il quale conduceva il molino di _San Lorenzo_, nei dintorni di Florinas, da me pure frequentato. Antonio Maria Derudas fece di tutto per celarmi la sua fiamma; ma non tardai ad accorgermi che sospettava di una segreta relazione fra me e la vedova.
Io rideva delle sue smanie gelose, poichè sapevo che la vedovella, una bellissima donna, era realmente innamorata di un terzo: di un giovane, col quale erano passati accordi di matrimonio.
Il giovane innamorato erasi con me aperto, svelandomi che le relazioni colla vedova erano di natura molto intima. Egli chiedeva un mio consiglio.
Io, che sapevo scaltra la vedova, poichè nelle assenze del giovane cercava di tirare a sè anche il Derudas, gli dissi:
— Apri gli occhi, fratello! Tu devi fidare nella mia sola amicizia. Quando ti avviserò di non andare più da lei, ubbidiscimi!
E il giovane, infatti, aveva cominciato a rendere più rare le visite al molino, dopochè si era accorto che la vedovella aveva un cuore sì largo, da poter dare ricovero a due.... ed anche a tre!
Nondimeno la scaltra mugnaia, accompagnata dal suo giovane amante, un bel giorno fece una gita a Sassari, insieme ad altro mugnaio colla rispettiva moglie. Le due coppie presero alloggio in un’osteria, ordinando una camera separata, per ciascuna. Questo fatto fece mormorare i maligni, e specialmente i coniugi mugnai, ch’erano stati testimoni della scandalosa intimità dei due compagni di viaggio. Tornata la vedovella al molino, non tardò a notare la freddezza del giovane e la corte più assidua che le andava facendo Derudas, ignaro del fatto dell’osteria. Temendo che il mugnaio e sua moglie, colle chiacchiere, riuscissero a far aprir gli occhi a Derudas sull’episodio di Sassari, la vedovella si strinse vieppiù a quest’ultimo, esortandolo ad uccidere i due testimoni pericolosi, non so per quali torti, che diceva aver ricevuto.
Il Derudas un bel giorno venne a confidami le apprensioni della vedova, la quale gli consigliava ad uccidere il mugnaio e la moglie, perchè ci facevano la spia.
Io, che tutto sapevo dal giovane amante, gli risposi infastidito:
— Ma non ti accorgi dunque, che sei menato per il naso? Da qualche tempo a questa parte mi vai contando frottole, che mi rivelano la tua poca lealtà. Fammi toccare con mano che i coniugi mugnai ci fanno la spia, e mi prenderò io l’incarico di spararli, poichè nel tiro sono di te più esperto. Cessa, però dallo spacciarmi tante fandonie. Apri gli occhi da una buona volta, ed ascoltami! Il giorno che tu torcerai un capello a quel buon uomo, od a sua moglie, avrai da farla con me! I capricci e gli amori ti costeranno ben cari!
Il Derudas si offese, e mi tenne il broncio; ed io mi accorsi che cercava vendicarsi. Legato alla vedova da relazione amorosa, si erano entrambi proposti di farmi arrestare, colla speranza di conseguire la loro felicità. La causa del Derudas era meno grave della mia, ed egli sperava di ottenere dal Governo l’impunità, a prezzo della mia cattura o della mia morte, ottenute col mezzodì una delazione o di un tradimento.
Era questo il sogno di Maria Grazia, che voleva disfarsi di me, per unirsi in matrimonio con un bandito graziato. Il giovane si era stancato di lei, ed ella non voleva perdere il secondo partito.
Ricordando le mie minaccie, e temendo il mio furore, il Derudas tornò a parlarmi della convenienza di uccidere i due mugnai, che ci facevano la spia. La vedovella pareva preoccupata di quel certo caso dell’osteria di Sassari, che poteva mandare a monte il suo matrimonio.
Ero sul punto di tutto svelare al mio compagno, ma mi contenni. Mi limitai a rispondergli con malagrazia:
— Di nuovo colle supposte spie? Decisamente le donne t’empiono la testa di vento. Te l’ho pur detto di non più parlarmene!
E così dicendo mi alzai con stizza, come per uscire dalla capanna, in cui entrambi si era.
— Dove vai? — mi chiese Derudas con tono risentito.
Mi voltai, squadrandolo con disprezzo:
— Vado dove mi pare e piace! D’ora innanzi, se ti è cara la mia compagnia, dovrai venirmi dietro come un cane. Io non ti comunicherò più le mie intenzioni!
— Allora sarà meglio che ciascuno faccia la sua strada! — mi disse con aria brusca.
— È precisamente quello che desidero! — risposi secco. — Ti predico, però, che dentro l’anno cadrai nelle mani della giustizia..... e ti arresteranno addormentato. Io conosco quanto vali!
Così dicendo piantai il mio compagno; e da quel giorno ci guardammo in cagnesco. Io voleva solamente accertarmi del suo proposito di farmi la spia, di concerto colla scaltra vedovella. Una volta avute in mani le prove della loro perfidia, avrei io pensato al modo di fargli pagar caro il tradimento.