CAPITOLO IV.
Ritorno dalla festa.
Arrivati al villaggio di Mara si fece sosta, e si pranzò in casa Peralta. Al pomeriggio si giunse a Padria, dove passammo la notte. All’alba del giorno seguente ci recammo a Tiesi, per accompagnarvi i desini, che ci furono compagni alla festa. Ivi passammo il resto della giornata e la notte, sempre in baldoria.
In quest’ultimo paese Pietro Paolo fece un carico d’uova, ed affidò la figliuola allo zio Gavino, che se la prese in groppa.
Di là si andò tutti a Banari per accompagnarvi la comitiva dei banaresi, e vi si passò allegramente la giornata. Verso sera ci movemmo dal paese per far ritorno a Florinas.
Prima di allontanarmi dalla chiesetta di _N. S. di Bonuighinu_, ebbi cura di far la provvista di confetti e torroni per portarli alla mia famiglia ed a quella di Gavino Pintus. Non si deve far ritorno da una festa senza pensare a quei di casa.
Pietro Paolo Pintus, fin dal mattino, si era messo in viaggio per Florinas col carico delle uova, avvertendoci che alla sera ci sarebbe venuto incontro per riprendere la figliuola. Giunto a Florinas (come seppi più tardi) si era presentato a mia madre, chiedendole se avesse un sellone da donna per adagiarvi la sua Maddalena.
La mia vecchia, già inasprita per la diceria messa in giro sul mio conto, gli rispose bruscamente:
— Invece di sella, perchè non vai alla ricerca di due fascine, per collocarvi la tua figliuola?!
Pietro Paolo si allontanò, fingendo prendere l’insulto come uno scherzo innocente. Ognuno sa che sulle fascine si trasportano i feriti od i morti per malefizio.
Eravamo a metà strada da Banari a Florinas, quando Pietro Paolo venne a incontrarci. Egli si affrettò a dirmi:
— Pare che la tua mamma sia in collera!
— Se mia madre è in collera — risposi asciutto — avrà le sue buone ragioni. Ella non si adira mai, senza un motivo.
La ragazza ch’io aveva in groppa, impressionata dalle parole dello zio, voleva ad ogni costo smontare da cavallo.
— Tua madre l’ha con me — diceva impaurita — ed io non voglio essere da lei sgridata!
— Sta tranquilla! — le risposi — con te la mamma non può aver rancori.
E siccome la ragazza persisteva a non voler più stare con me, il padre le gridò con voce autorevole:
— Rimani dove sei! Nessuno oserà farti rimprovero. Ci sono io, qui!
Mi rivolsi allora a Maddalena, e soggiunsi risoluto:
— Se tu smonterai da cavallo, vi pianterò qui tutti, e rientrerò solo in paese!
Lo zio e la cugina di Maddalena Bua non fiatarono.
L’incidente non ebbe altro seguito. Facemmo insieme la strada, e si parlò d’altro.
Intanto a Florinas era pervenuta la notizia delle mie avventure a _Nostra Signora de Bonuighinu_. Alcuni festaiuoli florinesi, arrivati il giorno precedente, avevano parlato della mia gita alla fontana, a braccetto di Maddalena Marongiu. Si diceva di amori, di accordi presi, di nozze conchiuse.
La stessa madre della ragazza si era lasciata sfuggire qualche frase allusiva; la quale era stata colta a volo e commentata in tutti i modi. Più tardi quella furba, abboccatasi colla signora Vittoria Oppia (comare di battesimo del prete Pittui) le spiatellò addirittura, che il marito e la figliuola, lo zio e la nipote, si erano tutti recati a _N. S. di Bonuighinu_ per combinare il matrimonio fra Giovanni Tolu e Maddalena Pintus Marongiu.
La signora Oppia si affrettò a riferire il fatto al compare prete, il quale montò su tutte le furie.
— Come?! si osano fare simili pazzie, dopo le trattative in corso per una ragazza che è in casa mia? Vedremo come l’andrà a finire!
Mia madre, al cui orecchio erano pervenute le chiacchiere del paese, era molto dispiaciuta; e stava appunto adoperandosi a persuadere le comari del vicinato, quando udì lo scalpitare dei cavalli che annunziava il nostro ritorno dalla festa.
Siccome avevo Maddalena in groppa, era mio dovere smontare dinanzi alla casa di Gavino Pintus, posta al di là della nostra. Passando dinanzi a mia madre ed alle mie sorelle, ch’erano sulla porta, dissi loro scherzando:
— Stava qui Giovanni Tolu, quando era vivo?
Mia madre non sorrise, ma mi disse con tono d’ironia:
— Festa lunga, eh?
— Lunga e bella! — risposi, e spinsi oltre il cavallo.
I miei parenti si avvicinarono alla casa di Pintus, col quale erano in buoni rapporti. Feci là distribuzione dei confetti e dei dolci alle due famiglie, e Gavino volle che quella sera si cenasse insieme.
Rientrati in casa nostra, la mamma mi disse con tono grave:
— Dio non voglia, o Giovanni, che questa festa ti costi cara, e che qualche giorno non abbia a pentirtene!
— Quando si ha la coscienza di non aver recato danno ad alcuno, non si devono temere tardi pentimenti!
Allora la mamma e le sorelle mi posero a parte delle dicerie che correvano in paese, e delle scene avvenute fra la madre di Maddalena Pintus, la signora Oppia ed il prete Pittui.
— Tutte falsità e calunnie! — gridai stringendomi nelle spalle — Io non ho avuto mai intenzione di far l’amore con alcuna donna, nè ho incoraggiato ragazze a nutrire sciocche speranze.
Trascorsi alcuni giorni, volendo mettere le cose a posto, pregai la mamma di recarsi un’altra volta dal prete Pittui per smentire le dicerie, e per rinnovare la domanda di matrimonio.
Mia madre rientrò in casa dopo un’ora.
— Eccoti bell’e maritato! — mi disse con amarezza — Maria Francesca non ti vuol più perchè ti sei legato ad altra donna!
— Che ti disse il prete?
— Lo trovai sulle furie. Egli non pronunciò che queste parole: «— Dirai al tuo figliuolo, che si mariti con chi gli pare e piace, ma che stia lontano dalla mia casa.» — Sei contento, adesso?
— Via, non t’inquietare. Dissiperò io l’equivoco. Mi presenterò dal prete, e saprò convincerlo.
Due giorni dopo mi feci annunziare al prete Pittui. Mi ricevette nello studio, ma di mala grazia.
— Che vuoi tu qui?
— Ve lo ha già detto mia madre: — voglio in moglie Maria Francesca, la vostra servetta.
— Maritati con chi ti piace, ma non in casa mia. Maria Francesca non sa filare, non sa fare il pane, non sa far niente!
— E che importa ciò? — risposi piccato — Io so filare, so fare il pane, so far tutto. Col mio lavoro e colla mia attività saprò provvedere a quanto abbisogna in una casa.
— Maritati con chi ti piace, ma non in casa mia!
— Ed è appunto in casa vostra che voglio maritarmi, perchè vi si trova colei che mi piace.
Il prete Pittui si mostrò meco inflessibile. Non volle darmi alcuna soddisfazione, nè volle ascoltare alcuna discolpa. Riflettei che non era il caso d’insistere, e me ne andai, col proposito di scegliere un momento più propizio per far valere le mie ragioni.
Ritornato da lui una seconda volta, lo trovai anche più duro. Mi parlò di mala grazia, e mi fece intendere, che non mi avrebbe mai dato il consenso di sposare la sua servetta.
Il suo contegno insolente e le sue parole tronche mi fecero perdere la pazienza.
— In fin dei conti — risposi — Maria Francesca non è vostra figlia; e se tale pur fosse, mi basterebbe il consenso di lei. Ottenendolo, io resterei con mia moglie, e voi senza figlia!
— Ed io non le darò nulla! — esclamò vivamente il prete, piantandomi addosso due occhi da spiritato.
— Se voi non le darete nulla, tanto meglio per me. Vivrò più tranquillo; poichè coi vostri doni non potrei sfuggire alla critica del paese... Voi m’intendete!
Queste mie parole ferirono a sangue il prete. Egli non volle più ascoltarmi, e mi licenziò bruscamente.