Chapter 15 of 54 · 607 words · ~3 min read

X.

Subito che il Conte se ne fu andato, Rina corse, quasi per istinto, a chiudere la porta a chiave; poi si gettò sopra una poltrona, e coi gomiti appoggiati ai ginocchi e la testa chiusa tra le palme, pensò. Pensò subito, s’intende, a Federigo, ai giuramenti di lui, alle sue lettere; le parve di potersi fidare e il fidarsi era in quel momento così dolce per lei! Poi riandò, con quella minuzia di analisi che è tutta propria delle donne, ogni frase pronunziata, ogni atto compiuto in quella sera da suo marito; e, bisogna pur dirlo, conchiuse che ella aveva fatto quanto le ordinavano l’affetto e la dignità. Perchè Rina pensava con la propria testa e sebbene non le prendesse mai, e molto meno in quella congiuntura, la voglia di filosofare, pure le vagava per la testa indistinto il problema, che ha incuriosito e tormentato le donne di tutte le generazioni.

“Perchè una legge darà me, donna inerme, debole, bisognosa di assistenza e di affetto a un uomo che non mi ama e che non amo neppur io? Perchè mi toglierà all’uomo di cui sono il desiderio solo e la sola speranza? E chi mi fa colpevole, colui che adoro o colui che mi disprezza?„

Si alzò come per divagarsi e passeggiò per la stanza. Adocchiò per caso un ritratto di sua madre che stava appeso alla parete, vi si fermò lungamente davanti cogli occhi inumiditi. — Povera mamma! — pensò, — mi sorride! Chi sa se quel sorriso è un artifizio del pittore? Sarà stata felice lei?.... Avevo due anni solamente quando morì e dicono che facesse un gran piangere per lasciare me tanto piccina.

E si rivide bambina, ricca di vestiti e di trastulli, povera di baci.

— Se avessi un bambino io! Dio, come gli vorrei bene!

Oh! se le donne sapessero che negli amori colpevoli stanno chiusi insieme il peccato e la penitenza! Se sapessero che la vera gioia della loro vita è un bambino concepito senza paure, carezzato senza rimorsi; memoria e speranza ad un tempo, raggio che illumina equamente le floride rive della giovinezza e i freddi orizzonti della vecchiaia! E l’hanno detto, ma invano: il vero tipo della donna contenta è Maria che allatta Gesù.

— Come gli vorrei bene! — ripetè; ma le tornarono alla mente, come uno scherno crudele, le ultime parole del marito; si sentì mancare la forza, si buttò sul letto e pianse.

Quando si riscosse sonavano le cinque; due ore era stata senz’accorgersene in quel torpore cocente.

Allora ritornò col pensiero più tranquillo ai casi di quella sera, al — _domani_ — di suo marito e ci vide chiara, aperta una minaccia di mandarla via.

Dove sarebbe andata? Che avrebbe fatto?

I chiacchiericci, le mormorazioni del mondo non le davano pensiero; e poi, in quel momento, se anche avesse sentito il rossore della vergogna salirle alle gote non avrebbe saputo far altro che nascondere il viso sul petto di Federigo.

Si vestì alla meglio; ma cercando nell’armadio questa cosa e quell’altra, le venne tra mani un libro di preghiere colle iniziali del suo nome da ragazza. Era un premio che le avevano dato in convento; e ripensò alla vita di allora, alle sue compagne; ne compianse alcune, quelle principalmente che le erano parse fredde, egoiste; quando si fu sul punto dell’invidiare — un difetto col quale le più fra le donne nascono e di cui guariscono di rado — passò in rassegna le più ricche, le più contente delle sue giovani amiche; le vide liete nella famiglia, circondate di rispetto e di cure, ma non ne invidiò nessuna; nessuna era, come lei, amata da Federigo.