Chapter 47 of 54 · 752 words · ~4 min read

XVII.

Quando Alberto entrò nel palco Villareale, Claudio Piccardi dichiarava al solito una delle sue tante teorie. Faceva la storia del ballo discorrendo della Cerrito, dell’Essler che gli erano note soltanto per i discorsi de’ più vecchi di lui; dipingeva la danza delle Almèe come se avesse visto l’Egitto, quella degli Assiaoua quasi fosse stato ad Algeri.

— A sentirti, — esclamò Alfredo Ferreri quando Claudio ebbe finito, — e’ parrebbe che tu fossi un Vestris o un Saint-Léon; e dire che, nonostante tutta la tua erudizione, balli tanto male!

— Difatti non mi occupo che della teoria; in pratica detesto il ballo e più anche le ballerine.

— Non ne dica male via, Piccardi — soggiunse la Marchesa, la quale aveva una gran smania di dir qualcosa per togliersi allo sguardo fisso, penetrante di Alberto, che s’era seduto di rimpetto a lei. — Povere donne! che brutto mestiere il loro! Che si fa celia? Tutte le sere il solito sorrisetto, le solite moine anche quando non ne hanno voglia. Deve essere una vita d’inferno!

— E poi quella benedetta nomèa, — aggiunse il Ferreri. — Perchè insomma una ballerina potrebbe essere una santa, per il mondo è sempre una ballerina.

— Una delle solite ingiustizie — mormorò Alberto.

— Sarà un’ingiustizia — replicò il Piccardi — felicissimo di poter far mostra un’altra volta della sua facile erudizione. Fatto sta che in Francia, fino al 1681, le dame di corte salivano sulla scena e ballavano, perchè era proibito alle donne di prender parte ai balli ne’ teatri pubblici; da quando furono inventate le ballerine, le signore non vollero ballare più neanche sul teatro di Corte.

— Bravo — riprese Alberto — per spiegare una ingiustizia tu mi citi un’ipocrisia — Vorrei un po’ che tu mi dicessi perchè una ballerina che si mostra a duemila persone dal palco scenico debba essere più svergognata di una duchessa che si mostra a tre o quattro uomini successivamente nello stesso giorno nella camera propria fra i ritratti degli antenati e magari nell’archivio di famiglia. Qualche volta le ballerine salgono e le duchesse scendono.

— Lasciamo andare, — interruppe il Piccardi desideroso di troncare quel discorso che gli pareva Alberto spingesse innanzi un po’ troppo. — Lasciamo andare; ti dimostrerò più tardi che c’è una bella differenza.

Ma l’altro insistè:

— Sì, differenza di amanti giovani o vecchi, ricchi o poveri, biondi... o bruni; poi signore e ballerine valgono tutte lo stesso.

La ostinazione d’Alberto, il discorso suo parvero insensati a tutti tranne a Clara che dalle allusioni e dai doppi sensi intese il movente di quel contegno. Non si sgomentò; e fredda, altera, fissando gli occhi, quasi minacciosi, in quelli del Valmarana.

— La prego di credere, — disse, — che vi sono delle eccezioni.

— Alle signore non si contradice, — replicò secco Alberto.

La Marchesa lo squadrò e tacque; parve lo volesse fulminare col disprezzo. Guglielmo intanto s’era alzato dal suo cantuccio ed era venuto sul davanti del palco.

Succedè una pausa breve che parve lunghissima, perchè tutti cercavano un argomento per ripigliare la conversazione.

Alla fine il Piccardi:

— Mi pare che quest’anno il corpo di ballo non si distingua per la venustà delle forme.

— C’è la Molucchi che è una bella ragazza, — disse il Ferreri.

— Qual’è? — domandò Guglielmo.

— Quella bionda nel secondo grappo.... Aspetta.... Ecco... guarda la seconda a sinistra.

— Eh! sì, è molto bellina.

— Un mostro! — esclamò Alberto.

E Guglielmo:

— Valmarana, tu sei di cattivo umore da un pezzo in qua e stasera anche più del solito: quando si hanno i nervi non si va per il mondo a seccare la gente coi paradossi e con lo spirito di contradizione.

— C’è della gente che non tollera i paradossi,-rispose Alberto — ce n’è di quella che non tollera le lezioni.

E, salutata a mala pena la Marchesa, uscì.

Sul tardi, all’uscire dal teatro, la gente parlava di un alterco nato fra il Valmarana e il Villareale, di una sfida corsa e di una ballerina che era la cagione di sì brutta contesa.

Inutile dire che in tutti que’ discorsi non c’era l’ombra della verità; ma quella sera tutto le mamme fecero presso a poco alle figliole questo discorso:

— Figliole mie, pensateci bene prima di pigliare marito. Lo vedete! non basta esser buone, pazienti, virtuose come la povera Clara: quando ci s’imbatte in uno di questi uominacci perfidi come il Marchese, che ci pospongono alle ballerine, non si hanno altro che dispiaceri.