Chapter 28 of 54 · 328 words · ~2 min read

XXIII.

Pochi mesi fa, scrissi a Paolo che era a Milano, perchè mi desse notizie del Conte, di Carolina e di Federigo. Trascrivo qui un passo della lettera che mi rispose.

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“Ho parlato con gli amici di Federigo; sanno poco di lui, perchè vive solo sul Lago Maggiore, separato, sebbene non legalmente, da sua moglie. Fa frequenti gite a Firenze delle quali non dice il motivo, nè dà conto ad alcuno. Sono andato l’altra sera in casa Crolli e ho discorso un momento con Carolina. Se tu la vedessi, non la riconosceresti più. Il vecchio ingegnere mi ha descritto lo stato miserevole della sua figliola. Questo povero vecchio teme, e i medici con lui, che le dia balta il cervello. Povera donna! Alla sua sventura aggiunge la sventura più grave di ignorarne la causa. Col suo istinto di donna ha indovinato che il marito è innamorato di un’altra. Di chi? Qui sta il mistero. Federigo vive solo; nelle cassette della sua scrivania, frugate con diligenza irrequieta, durante l’assenza di lui, non s’è trovato neanche una lettera che fosse prova di questo amore. Povera donna! ella cerca tra la gente felice la sua rivale! Chi le dirà che bisogna andarla a cercare tra i cadaveri del camposanto?

“Il Conte Emilio è a Bruxelles e compie con amore che non potrebbe ridirsi i suoi doveri di padre adottivo.

“L’ultima volta che lo vidi, parlandomi dei casi passati, mi disse:

“— Sono stato crudelmente ferito; non avrei però la coscienza delle mie piaghe se non fosse il balsamo fresco che le ricopre; il bisogno di signoreggiare il dolore mi ha rivelato il segreto della virilità.

“Ma pur troppo dei personaggi di questa storia, quanti peccarono, soffrirono tutti la penitenza. Anche il Conte ha la sua che sarà tanto lunga quanto è crudele. Sandrino di San Vittore, che compie tra poco due anni, somiglia tale quale Federigo Ripàri.„

_Vercelli, 1870._

GITE AUTUNNALI.

_A Giulio Piccini (Jarro)._